Papa Francesco: l’anziano può essere strumento di salvezza

Papa Francesco ha incontrato oggi i partecipanti a conclusione del primo Congresso internazionale di pastorale degli anziani, incentrato sul tema ‘La ricchezza degli anni’, organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita presso il Centro Congressi ‘Augustinianum’ di Roma, a cui hanno partecipato circa 550 esperti ed operatori pastorali provenienti da 60 Paesi.

E’ stata la prima volta che la Santa Sede organizza un evento del genere, nel quale sono state sviluppate, in particolare, tre tematiche: il contrasto della cultura dello scarto, le responsabilità delle famiglie nei confronti degli anziani e la vocazione delle persone della cosiddetta terza età all’interno della Chiesa.

Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, ha sottolineato che si intravede una insospettata intesa tra giovani e anziani, come ha spiegato a Vatican News: “Vedo un’intesa tra giovani e anziani, intanto, nei fenomeni in cui si trovano a manifestare contro qualche cosa che non va bene, come ad esempio le divisioni, l’apartheid tra le classi sociali, tra le razze e tra le religioni.

Questa è una cosa che i giovani rifiutano quasi istintivamente. Gli adulti hanno un po’ paura, però sono trascinati dai giovani in questo senso e scoprono la bellezza di questo superare i confini, le barriere. E questo, in fondo, è anche un segno di giovinezza che, quindi, li fa risentire vivi e attivi nella società”.

Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha evidenziato la necessità degli anziani: ““La società ha bisogno della vecchiaia, se non vuole ridursi solo a essere una realtà economica o a un intreccio di rapporti guidati dalla funzionalità e dall’interesse. Oggi la società fa vivere più a lungo e poi abbandona l’anziano, lo sospinge in quelle istituzioni che lo allontanano dalla famiglia e dall’ambiente in cui è sempre vissuto”.

Nel saluto conclusivo papa Francesco ha specificato che la ‘ricchezza degli anni’ è ricchezza di persone: “E’ il tesoro prezioso che prende forma nel cammino della vita di ogni uomo e donna, qualunque siano le sue origini, la sua provenienza, le sue condizioni economiche o sociali. Poiché la vita è un dono, e quando è lunga è un privilegio, per sé stessi e per gli altri. Sempre, sempre è così”.

Ed ha sottolineato che essa è un tratto distintivo del nostro tempo: “Nel giro di pochi decenni, la piramide demografica – che un tempo poggiava su un gran numero di bambini e giovani e aveva al suo vertice pochi anziani – si è invertita. Se un tempo gli anziani avrebbero potuto popolare un piccolo stato, oggi potrebbero popolare un intero continente.

In tal senso, l’ingente presenza degli anziani costituisce una novità per ogni ambiente sociale e geografico del mondo. Inoltre, alla vecchiaia oggi corrispondono stagioni differenti della vita: per molti è l’età in cui cessa l’impegno produttivo, le forze declinano e compaiono i segni della malattia, del bisogno di aiuto e l’isolamento sociale; ma per tanti è l’inizio di un lungo periodo di benessere psico-fisico e di libertà dagli obblighi lavorativi”.

Nell’incontro con i partecipanti al convegno si è chiesto il significato di questa fase della vita per la pastorale: “Il disorientamento sociale e, per molti versi, l’indifferenza e il rifiuto che le nostre società manifestano nei confronti degli anziani, chiamano non solo la Chiesa, ma tutti, ad una seria riflessione per imparare a cogliere e ad apprezzare il valore della vecchiaia.

Infatti, mentre, da un lato, gli Stati devono affrontare la nuova situazione demografica sul piano economico, dall’altro, la società civile ha bisogno di valori e significati per la terza e la quarta età. E qui soprattutto si pone il contributo della comunità ecclesiale… Dobbiamo mutare le nostre abitudini pastorali per saper rispondere alla presenza di tante persone anziane nelle famiglie e nelle comunità”.

Ha quindi sottolineato la posizione dell’anziano nella Bibbia: “Nella Bibbia la longevità è una benedizione. Essa ci mette a confronto con la nostra fragilità, con la dipendenza reciproca, con i nostri legami familiari e comunitari, e soprattutto con la nostra figliolanza divina. Concedendo la vecchiaia, Dio Padre dona tempo per approfondire la conoscenza di Lui, l’intimità con Lui, per entrare sempre più nel suo cuore e abbandonarsi a Lui…

Il disegno di salvezza di Dio, infatti, si attua anche nella povertà dei corpi deboli, sterili e impotenti. Dal grembo sterile di Sara e dal corpo centenario di Abramo è nato il Popolo eletto. Da Elisabetta e dal vecchio Zaccaria è nato Giovanni il Battista. L’anziano, anche quando è debole, può farsi strumento della storia della salvezza”.

Quindi ha sottolineato che l’anziano, in dialogo con il giovane, è il futuro della Chiesa: “Consapevole di questo ruolo insostituibile delle persone anziane, la Chiesa si fa luogo dove le generazioni sono chiamate a condividere il progetto d’amore di Dio, in un rapporto di reciproco scambio dei doni dello Spirito Santo… Oggi vorrei dirvi che anche gli anziani sono il presente e il domani della Chiesa. Sì, sono anche il futuro di una Chiesa che, insieme ai giovani, profetizza e sogna! Per questo è tanto importante che gli anziani e i giovani parlino fra loro”.

E li ha invitati ad attuare la ‘rivoluzione’ della tenerezza: “La profezia degli anziani si realizza quando la luce del Vangelo entra pienamente nella loro vita; quando, come Simeone ed Anna, prendono tra le braccia Gesù e annunciano la rivoluzione della tenerezza, la Buona Notizia di Colui che è venuto nel mondo a portare la luce del Padre…. La solitudine può essere una malattia, ma con la carità, la vicinanza e il conforto spirituale possiamo guarirla”.

Concludendo ha sottolineato che i ‘nonni’ sono indispensabili nella Chiesa: “Dio ha un popolo numeroso di nonni ovunque nel mondo… Sono loro l’anello indispensabile per educare alla fede i piccoli e i giovani. Dobbiamo abituarci a includerli nei nostri orizzonti pastorali e a considerarli, in maniera non episodica, come una delle componenti vitali delle nostre comunità. Essi non sono solo persone che siamo chiamati ad assistere e proteggere per custodire la loro vita, ma possono essere attori di una pastorale evangelizzatrice, testimoni privilegiati dell’amore fedele di Dio”.

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