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Papa Leone XIV invita alla rivoluzione dell’amore
“Il Vangelo di oggi inizia con una bellissima domanda posta a Gesù: ‘Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?’ Queste parole esprimono un desiderio costante nella nostra vita: il desiderio di salvezza, cioè di un’esistenza libera dal fallimento, dal male e dalla morte. Ciò che il cuore dell’uomo spera viene descritto come un bene da ‘ereditare’: non si tratta di conquistarlo con la forza, né di implorarlo come servi, né di ottenerlo per contratto. La vita eterna, che Dio solo può dare, viene trasmessa in eredità all’uomo come dal padre al figlio”: prima della recita dell’Angelus papa Leone XIV ha ricordato l’importanza della vita eterna.
Però per avere la vita eterna occorre guardare a Gesù: “Fratelli e sorelle, guardiamo a Lui! Gesù è la rivelazione del vero amore verso Dio e verso l’uomo: amore che si dona e non possiede, amore che perdona e non pretende, amore che soccorre e non abbandona mai. In Cristo, Dio si è fatto prossimo di ogni uomo e di ogni donna: perciò ciascuno di noi può e deve diventare prossimo di chi incontra lungo il cammino.
Sull’esempio di Gesù, Salvatore del mondo, anche noi siamo chiamati a portare consolazione e speranza, specialmente a chi è scoraggiato e deluso. Per vivere in eterno, dunque, non occorre ingannare la morte, ma servire la vita, cioè prendersi cura dell’esistenza degli altri nel tempo che condividiamo. Questa è la legge suprema, che viene prima di ogni regola sociale e le dà senso”.
Mentre nella parrocchia di San Tommaso da Villanova papa Leone XIV ha riflettuto sulla parabola del buon Samaritano: “Questo racconto continua a sfidarci anche oggi, interpella la nostra vita, scuote la tranquillità delle nostre coscienze addormentate o distratte, e ci provoca contro il rischio di una fede accomodante, sistemata nell’osservanza esteriore della legge ma incapace di sentire e di agire con le stesse viscere compassionevoli di Dio. La compassione, infatti, è al centro della parabola. E se è vero che nel racconto evangelico essa viene descritta dalle azioni del samaritano, la prima cosa che il brano sottolinea è lo sguardo”.
Poi il papa ha invitato a porre attenzione sullo sguardo dei protagonisti: “Cari fratelli e sorelle, lo sguardo fa la differenza, perché esprime ciò che abbiamo nel cuore: si può vedere e passare oltre oppure vedere e sentire compassione. C’è un vedere esteriore, distratto e frettoloso, un guardare facendo finta di non vedere, cioè senza lasciarci toccare e senza farci interpellare dalla situazione; e c’è un vedere, invece, con gli occhi del cuore, con uno sguardo più profondo, con un’empatia che ci fa entrare nella situazione dell’altro, ci fa partecipare interiormente, ci tocca, ci scuote, interroga la nostra vita e la nostra responsabilità”.
E’ stato un invito a guardare con gli occhi della misericordia: “Il primo sguardo di cui la parabola vuole parlarci è quello che Dio ha avuto verso di noi, perché anche noi impariamo ad avere i suoi stessi occhi, colmi di amore e compassione, gli uni verso gli altri. Il buon samaritano, infatti, è anzitutto immagine di Gesù, il Figlio eterno che il Padre ha inviato nella storia proprio perché ha guardato all’umanità senza passare oltre, con occhi, con cuore, con viscere di commozione e compassione.
Come il tale del Vangelo che scendeva da Gerusalemme a Gerico, l’umanità discendeva negli abissi della morte e, ancora oggi, spesso deve fare i conti con l’oscurità del male, con la sofferenza, con la povertà, con l’assurdità della morte; Dio, però, ci ha guardati con compassione, ha voluto fare Lui stesso la nostra strada, è disceso in mezzo a noi e, in Gesù, buon samaritano, è venuto a guarire le nostre ferite, versando su di noi l’olio del suo amore e della sua misericordia”.
E sono ritornate le parole di papa Francesco: “Comprendiamo, allora, perché la parabola sfida anche ciascuno di noi: poiché Cristo è manifestazione di un Dio compassionevole, credere in Lui e seguirlo come suoi discepoli significa lasciarsi trasformare perché anche noi possiamo avere i suoi stessi sentimenti: un cuore che si commuove, uno sguardo che vede e non passa oltre, due mani che soccorrono e leniscono ferite, le spalle forti che si prendono il carico di chi è nel bisogno”.
Questa è la ‘rivoluzione dell’amore’ che Gesù chiede: “Fratelli e sorelle, oggi c’è bisogno di questa rivoluzione dell’amore. Oggi, quella strada che da Gerusalemme discende verso Gerico, una città che si trova sotto il livello del mare, è la strada percorsa da tutti coloro che sprofondano nel male, nella sofferenza e nella povertà; è la strada di tante persone appesantite dalle difficoltà o ferite dalle circostanze della vita; è la strada di tutti coloro che ‘scendono in basso’ fino a perdersi e toccare il fondo; ed è la strada di tanti popoli spogliati, derubati e saccheggiati, vittime di sistemi politici oppressivi, di un’economia che li costringe alla povertà, della guerra che uccide i loro sogni e le loro vite”.
L’esempio del buon samaritano è una parabola anche per noi: “Vediamo e passiamo oltre, oppure ci lasciamo trafiggere il cuore come il samaritano? A volte ci accontentiamo soltanto di fare il nostro dovere o consideriamo nostro prossimo solo chi è della nostra cerchia, chi la pensa come noi, chi ha la stessa nazionalità o religione; ma Gesù capovolge la prospettiva presentandoci un samaritano, uno straniero ed eretico che si fa prossimo di quell’uomo ferito. E ci chiede di fare lo stesso”.
Infine con una citazione di papa Benedetto XVI, papa Leone XIV ha invitato ad imitare il buon Samaritano: “Vedere senza passare oltre, fermare le nostre corse indaffarate, lasciare che la vita dell’altro, chiunque egli sia, con i suoi bisogni e le sofferenze, mi spezzino il cuore. Questo ci rende prossimi gli uni degli altri, genera una vera fraternità, fa cadere muri e steccati. E finalmente l’amore si fa spazio, diventando più forte del male e della morte”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco invita a prendere il ‘largo’
Ancora una catechesi in udienza generale non in presenza, ma solo con la diffusione del testo di papa Francesco con una meditazione che riprende il tema giubilare della speranza, ‘Gesù Cristo nostra speranza’, concentrandosi sull’episodio evangelico del giovane ricco: “Questa volta però la persona incontrata non ha nome. L’evangelista Marco la presenta semplicemente come ‘un tale’. Si tratta di un uomo che fin da giovane ha osservato i comandamenti, ma che, malgrado questo, non ha ancora trovato il senso della sua vita. Lo sta cercando. Forse è uno che non si è deciso fino in fondo, nonostante l’apparenza di persona impegnata”.
Il papa si è soffermato sul ‘cuore’ del giovane, che non è capace di abbandonare le certezze: “Al di là, infatti, delle cose che facciamo, dei sacrifici o dei successi, ciò che veramente conta per essere felici è quello che portiamo nel cuore. Se una nave deve salpare e lasciare il porto per navigare in mare aperto, può anche essere una nave meravigliosa, con un equipaggio d’eccezione, ma se non tira su le zavorre e le ancore che la tengono ferma, non riuscirà mai a partire. Quest’uomo si è costruito una nave di lusso, ma è rimasto nel porto!”
E la ‘certezza’ che il giovane chiede è la vita eterna: “Mentre Gesù va per la strada, questo tale gli corre incontro, si inginocchia davanti a Lui e gli chiede: ‘Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?’. Notiamo i verbi: ‘Che cosa devo fare per avere la vita eterna’. Poiché l’osservanza della Legge non gli ha dato la felicità e la sicurezza di essere salvato, si rivolge al maestro Gesù. Quello che colpisce è che quest’uomo non conosce il vocabolario della gratuità! Tutto sembra dovuto. Tutto è un dovere. La vita eterna è per lui un’eredità, qualcosa che si ottiene per diritto, attraverso una meticolosa osservanza degli impegni. Ma in una vita vissuta così, anche certamente a fin di bene, quale spazio può avere l’amore?”
E’ questo l’essenziale: “Come sempre, Gesù va al di là dell’apparenza. Se da un lato quest’uomo mette davanti a Gesù il suo bel curriculum, Gesù va oltre e guarda dentro. Il verbo che usa Marco è molto significativo: ‘guardandolo dentro’. Proprio perché Gesù guarda dentro ognuno di noi, ci ama come siamo veramente… Vede la nostra fragilità, ma anche il nostro desiderio di essere amati così come siamo”.
Lo sguardo di Gesù è l’amore: “Gesù ama quest’uomo prima ancora di avergli rivolto l’invito a seguirlo. Lo ama così com’è. L’amore di Gesù è gratuito: esattamente il contrario della logica del merito che assillava questa persona. Siamo veramente felici quando ci rendiamo conto di essere amati così, gratuitamente, per grazia. E questo vale anche nelle relazioni tra noi: fin quando cerchiamo di comprare l’amore o di elemosinare l’affetto, quelle relazioni non ci faranno mai sentire felici”.
Tale amore di Gesù cambia la vita: “La proposta che Gesù fa a quest’uomo è di cambiare il suo modo di vivere e di relazionarsi con Dio. Gesù infatti riconosce che dentro di lui, come in tutti noi, c’è una mancanza. È il desiderio che portiamo nel cuore di essere voluti bene. C’è una ferita che ci appartiene come esseri umani, la ferita attraverso cui può passare l’amore”.
Questo amore proposto da Gesù chiede la libertà dal superfluo: “Per colmare questa mancanza non bisogna ‘comprare’ riconoscimenti, affetto, considerazione; occorre invece ‘vendere’ tutto quello che ci appesantisce, per rendere più libero il nostro cuore. Non serve continuare a prendere per noi stessi, ma piuttosto dare ai poveri, mettere a disposizione, condividere”.
E’ la proposta della sequela ed ad instaurare una relazione: “Infine Gesù invita quest’uomo a non rimanere da solo. Lo invita a seguirlo, a stare dentro un legame, a vivere una relazione. Solo così, infatti, sarà possibile uscire dall’anonimato. Possiamo ascoltare il nostro nome solo all’interno di una relazione, nella quale qualcuno ci chiama…
Forse oggi, proprio perché viviamo in una cultura dell’autosufficienza e dell’individualismo, ci scopriamo più infelici, perché non sentiamo più pronunciare il nostro nome da qualcuno che ci vuole bene gratuitamente”.
E’ l’invito a prendere il ‘largo’: “Quest’uomo non accoglie l’invito di Gesù e rimane da solo, perché le zavorre della sua vita lo trattengono nel porto. La tristezza è il segno che non è riuscito a partire. A volte pensiamo che siano ricchezze e invece sono solo pesi che ci stanno bloccando. La speranza è che questa persona, come ognuno di noi, prima o poi possa cambiare e decidere di prendere il largo”. Inoltre, salutando i pellegrini delle diocesi di Grosseto e Pitigliano-Sovana-Orbetello, nel messaggio ha chiesto perseverazione nella preghiera: “… viviamo questo tempo di prova contemplando il Signore Gesù sulla croce, fonte di consolazione e di salvezza. Davanti alle difficoltà che vediamo nel mondo e che sentiamo nel cuore, vi raccomando di perseverare nella preghiera, testimoniando ogni giorno quella speranza che ci fa sale della terra”.
Dibattito sui presunti fenomeni ‘soprannaturali’ e di plagio: giurisprudenza e magistero della Chiesa cattolica
Quanto finora enunciato è confermato anche dal menzionato Vescovo monsignor Riboldi in ordine all’esistenza del demonio, nell’omelia da Lui proclamata, annunciata pubblicamente: Lc 4,1-13 e Mt 4,1-11
“Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo”:
“ La terza tentazione è davvero incredibile al solo sentirla, se non la si vedesse attuata in tanti, che pensano che da lì venga il successo. “Se sei davvero Figlio di Dio, adorami e sarà tuo tutto il mondo!”. Ma di quale mondo parlava Satana? Quando tutto, ma proprio tutto, appartiene a Dio, il solo Creatore che ha creato anche satana e i suoi angeli ribelli? Voleva dare a Dio ciò che era di Dio! In cambio chiedeva un atto di sottomissione che spetta solo a Dio. Era satana che, se fosse stato sincero, avrebbe dovuto prostrarsi e adorare il Figlio dell’uomo. Quante volte si sente affermare: “Darei la mia anima al demonio per avere…”, senza pensare che satana può dare solo la farina del suo sacco, ossia il male, magari con l’aspetto di bene, di finta felicità nel piacere, di soddisfazione nel potere, di ingordigia nella ricchezza. E tutti sappiamo che questi cosiddetti “beni”, che il demonio ci dà se ci vendiamo a lui, sono l’inferno del male, che non solo si crea nell’anima, ma nel mondo…con tanti nomi che grondano sangue e lacrime. Che triste anche solo il pensiero di “vendersi a satana”!
Eppure, esistono qui riti satanici!! Ed esiste chi è posseduto dal diavolo ( tale omelia non è stata mai qualificata un “procurato allarme” avendo dimostrato la sussistenza dei casi di possessione )!! I cosiddetti indemoniati, che sono davvero uno spettacolo orribile. E tutti sappiamo che l’indemoniato è uno che satana sceglie e non sappiamo perché, prendendo dimora nell’uomo, privandolo della sua identità e dandogli quelle manifestazioni che davvero sono l’immagine di satana “ ( cfr. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=http://www.parrocchiasanvitale.it/index.php%3Foption%3Dcom_content%26view%3Darticle%26id%3D329:gesu-nel-deserto-tentato-dal-diavolo%26catid%3D42%26Itemid%3D218&ved=2ahUKEwixx5rG1ZGFAxV6YPEDHV7_D144FBAWegQIEBAB&usg=AOvVaw3cBKsNfx-oBcTUg0uSpu6_ ).
Aggiungo che il 16 gennaio 2023 fu anche presentata una biografia del Vescovo monsignor Riboldi (Venne ordinato sacerdote il 29 giugno 1951. Inviato nel 1958 in una parrocchia di Santa Ninfa, nella Valle del Belice e Diocesi di Mazara del Vallo, Collaborò con il generale Alberto Dalla Chiesa e con l’allora presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella. Il 25 gennaio 1978 papa Paolo VI lo nominò vescovo di Acerra. Ricevette l’ordinazione episcopale l’11 marzo 1978 dall’arcivescovo di Palermo cardinale Salvatore Pappalardo…) scritta da Padre Silvano Bracci ed intitolata “Una strada nel deserto”.
In merito è illuminante anche la proclamazione del celeberrimo Teologo S. Em.za Cardinale G. Ravasi il quale in questo commento, pubblicizzato anche su internet, della pericope evangelica ( Marco 5,1-20 “. Un uomo dalla forza sovrumana urla e si percuote con pietre. Improvvisamente, visto Gesù da lontano corre verso di Lui. Immaginate lo spavento dei presenti. Qualcuno scappa, altri incitano a scappare. Gesù invece rimane fermo. Da subito non vede in questo energumeno una minaccia per la sua vita, anzi legge la fragilità di un uomo solo e solitario vittima di un abbandono della comunità e in preda ad una rabbia disperata che scaglia contro se stesso condannandosi all’autodistruzione. Così la corsa si arresta ai piedi del maestro. Gesù non perde la serenità e lo minaccia: esci da quell’uomo! Arriva così il secondo atto: la liberazione dal demonio! Vi è un messaggio, in questo vangelo, che è incentrato sull’azione risanatrice e liberatrice di Gesù a favore dell’uomo, contro la potenza del diavolo. Marco visualizza la potenza dello spirito del male. Uno spirito del male che spinge l’uomo a vivere in terra di morte, nei sepolcri. Un male che è irrefrenabile, sfugge al controllo dell’individuo, la comunità umana non riesce a controllarlo neppure con le sue forze e le sue catene: lui le strappa. Si evidenzia come la persona sia travolta dal male. Gesù si avvicina a quest’uomo che non ha nome, cerca di sapere il nome del demone che lo possiede. Vuole liberare l’uomo dalla schiavitù che lo porta a vivere lontano dalla sua famiglia e dalla comunità umana: “Esci spirito immondo da quest’uomo”. Spirito immondo è il male, è tutto ciò che non è vita e offendendo la vita ci spinge a vivere nei sepolcri.
È interessante cogliere come il demone definisca Gesù Figlio dell’altissimo e lo prega di non tormentarlo. Gesù instaura un dialogo con il male, cerca di conoscerlo, cerca di carpire il suo nome per avere potere su di lui. Nel momento in cui il male viene riconosciuto come tale, Gesù scaccia lontano questo male, lo tratta da male non da bene. cfr. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://scuolaapostolica.com/parola-del-giorno/marco-5-1-20/&ved=2ahUKEwjp8M_Am9iFAxWUxgIHHW0vBwwQFnoECBUQAQ&usg=AOvVaw0CcfyLCARyimO2rAIuAtzz -Commenti di don Franco Mastrolonardo e del Teologo presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia Prof. Giovanni Nicoli | 30 Gennaio 2023 ).
Spiegano, pertanto, quando si è in presenza di un indemoniato ( indotto anche a commettere delitti) o di un folle ( se veramente tale, non imputabile). ”Sembra, quindi, di essere in presenza di una sorta di compendio del male del mondo, del demoniaco che avvelena la storia ma anche dell’idolatria, perché Isaia descrive così gli idolatri: «Abitano nei sepolcri, passano la notte in nascondigli, mangiano carne suina e cibi impuri… bruciano incenso sui morti e sui colli insultano il Signore (65,4.7). Qual è, allora, il significato da assegnare a questa narrazione, sia nella sua realtà storica sia nel suo valore esemplare? Innanzitutto il ritratto, offerto dall’evangelista, lo delinea come un pazzo furioso: non si può legarlo perché reagisce brutalmente, è autolesionista perché si percuote con pietre, urla in modo sconclusionato giorno e notte. Una volta sanato da Gesù è, invece, tratteggiato come «seduto, vestito e sano di mente» ( cfr. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.famigliacristiana.it/blogpost/indemoniato-o-folle.aspx&ved=2ahUKEwiHxa_xzpGFAxWqBNsEHfRMCmM4ChAWegQIEBAB&usg=AOvVaw02jb0h-LQgx6jc5Ga8f9lT ).
Pertanto, dobbiamo chiederci conseguentemente se tutti i cattolici conoscono quali tipi di rapporti legano le norme giuridiche ( che sanciscono i vari reati comuni e canonici) alla Teologia (le specifiche materie che trattano dei vari peccati), la differenza fra il bene ed il male, dobbiamo inoltre riconoscere la provenienza (da Dio onnipotente ed onnisciente o dal diavolo) della nostra “voce interiore” (su cui ho elaborato una pubblicazione, molto formativa anche sul piano trinitario, cristologico, dogmatico, antropologico, escatologico, ecc., nonchè, sul peccato contro lo Spirito Santo, opposto allo spirito del male che porta alla perdizione eterna, cfr. https://gloria.tv/post/x29DBQkVEucp2HQfiHkc9omvQ ).
Le esposte riflessioni mi inducono razionalmente ad enunciare ulteriori insegnamenti ( specialmente per coloro che si dichiarano atei, ma spesso, i loro comportamenti sono esemplari sul piano morale e giuridico, migliori di tanti sedicenti cristiani) di carattere giuridico/escatologico (Confessione/Riconciliazione, comunione con Dio, Paradiso, Inferno, Purgatorio, ecc.) che nei Vangeli Sinottici (in precedenza ho spiegato in un articolo qui pubblicato come si sono formati, transitando dalla “Didachè” cioè il primigenio Catechismo recepito dal “logos”) Gesù tratta con riferimento alla situazione futura, che investe anche i non credenti, utilizzando le espressioni “Regno, Regno di Dio, Regno dei cieli, gloria, cielo, visione di Dio, ecc..
Nelle parabole emergono infatti dei simboli come “banchetto messianico-convito nuziale- città celeste-nuova Gerusalemme” (Mt 22,1-10; Lc 12,35-38; Ap 21,9ss.). In Mt 5,8 si legge: ”Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”, quale beatitudine che riprende il tema presente in alcuni Salmi della ricerca di Dio e del suo volto (1C13,12; Gv 3,2). Il verbo “vedere” per il semita significa “partecipare della vita della persona vista, vivere in sua presenza”, per Paolo (1Cor 13,12) all’attuale conoscenza imperfetta, nella fase escatologica si sostituirà una conoscenza perfetta, determinando una dinamica di somiglianza e d’immedesimazione e ideale di Dio (Gv 3,2), in riferimento al tema della “divinizzazione” sulla linea della “figliolanza”, come sempre più perfetta immedesimazione al figlio di Dio che si compirà nella fase escatologica, che sarà essenzialmente “cristocentrica”.
Per quando riguarda la “vita eterna” nella narrazione del giudizio finale (Mt 25,31ss.) corrisponde al “Regno preparato fin dalla fondazione del mondo, tema approfondito da Giovanni (3,36, 5,24; 1 Gv 3,14) il quale afferma che essa è l’unica verità già “posseduta” attualmente da chi vive nella fede e che la sua fonte è Cristo da sempre essendo il Verbo che si è fatto carne, venuto nel mondo per dare la vita, consistente nel conoscere il vero Dio e colui che è stato mandato in intima comunione e non manca il senso della presenza attuale della vita ad opera dello Spirito Santo (Rm 8,2; Gal 5,25).
La perfetta beatitudine corrisponde quindi alla comunione soltanto con Cristo come nelle parabole delle nozze (Mt 22,1-14), delle vergini (Mt 25,1-13), dei talenti (Mt 25,21) del buon ladrone (Lc 23,42ss.), nel martirio di Stefano (At 7,54-60). Tale cristocentrismo lo si trova ampliamente nelle “Lettere di Paolo” nella formula “essere con-in Cristo” (Ts 4,17, 2Cor 5,8, Fil 1,23), in Giovanni (Gv 17,24; Ap 3,20): là dove è Cristo, là è il Regno di Dio.
Il Magistero della Chiesa cattolica inoltre nel testo della Costituzione apostolica “Benedictus Deus” fa riferimento alla “visione di Dio quale costitutivo della vita eterna”, cioè i beati vedono l’essenza di Dio, faccia a faccia, senza alcuna mediazione, tuttavia l’elemento cristologico appare secondario, non appare la realtà comunionale della vita eterna ed il rapporto specifico con le Tre Persone divine ( cfr. Costituzione apostolica del 1336 “Benedictus Deus “ di Papa Benedetto XII in cui si afferma, fra l’altro, che le anime dei beati dopo la purificazione del purgatorio secondo il loro caso godranno della visione dell’essenza divina a partire dalla loro morte, come anche che i condannati vanno subito all’inferno, cfr. whttps://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.pul.it/cattedra/upload_files/14562/Dispense%2520Antropologia%2520Teologica.doc&ved=2ahUKEwiIse6Bq4qFAxUXBNsEHSxIBdg4ChAWegQIBxAB&usg=AOvVaw0Q1_–QPO7JKe9eSNach4e ).
Pertanto, pur non negando la validità di tale documento oggi si cerca di recuperare gli aspetti in esso assenti, infatti nel citato documento magisteriale “Lumen Gentium” (n. 48,49,51) si sottolinea la visione di Dio,, l’essere con Cristo, regnare con Cristo glorioso, l’indole sociale della vita eterna: la relazione immediata col Figlio di Dio è relazione con il Padre e con lo Spirito Santo.
Com’è noto ai teologi ed ai canonisti essa è una delle 4 Costituzioni del Concilio Ecum. Vatic. Secondo del 1965, tuttora vigente “Indossiamo l’armatura di Dio per potere star saldi contro gli agguati del diavolo” (https://www.google.com/search?client=firefox-b-d&sca_esv=39bd196d7b057ff4&q=Lumen+Gentium+testo&sa=X&ved=2ahUKEwjAzaae64eFAxWMgf0HHXR-C5cQ1QJ6BAhDEAE ).
Inoltre i documenti magisteriali del Concilio Fiorentino del 1439 affermano “i beati vedono Dio uno e trino”, l’amore è espressione massima dell’essere personale ed è ciò che avviene nella vita trinitaria ed è ciò che accade nel rapporto escatologico tra Dio e l’uomo, questo rapporto è contemporaneamente integrato dalla densità vitale che viene accresciuta nella linea della crescita del processo di divinizzazione e dell’intensità dell’amore; l’indole sociale emerge anche dalla considerazione che la persona è inserita anche nella fase escatologica, nella Chiesa, il popolo glorioso di Dio. cioè il soggetto primo della beatitudine eterna.
Esaminando la “morte eterna” si evidenzia che Gesù non è venuto per condannare, ma per salvare il mondo (Gv 12,47; 3,17), infatti nel Vangelo non si afferma una dottrina della “morte eterna”, ma non è assente la citazione di un fallimento assoluto dell’uomo, così destinato ad una situazione escatologica di rovina se non entra dalla porta di Cristo (cfr. il video da me pubblicato “Disamina di un sacerdote sulle tipologie di morti “ https://gloria.tv/share/Vaot8JjRantp62NnuSiFACo66 “).
Infatti nell’A.T. in Is 66,24 si prefigura la “geenna” , in Dn 12,2 si parla di “obbrobrio” , in Sap. 5,14-23 di “orrore eterno”; il N.T. conosce le espressioni “perdere la vita in Mc 8,35; “ perdere anima e corpo nella geenna in Mt 10,28; non essere conosciuto in Mt 7,23; essere cacciato o rimanere fuori in Lc 13,23; non ereditare il Regno in 1Cor 6,9 e in Gal 5,21; non vedere la vita in Gv 3,36” .
A tal proposito, con uno sguardo all’epoca attuale riporto un link sconvolgente che in buona sostanza conferma i vari gradi di rigetto dell’essere umano divenuto figlio di Dio onnipotente con il Battesimo (equiparato all’ accettazione progressiva del plagio del diavolo? Cfr. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://it.quora.com/Come-sbattezzarsi-avendo-anche-la-comunione&ved=2ahUKEwjH2bSJsN-FAxUURuUKHc43CNw4FBAWegQIGBAB&usg=AOvVaw3-mQKUm3ZMwKYbc8yE_DgL costituente peccato contro lo Spirito Santo, in eterno imperdonabile “L’APOSTASIA-lo sbattezzo, visto dalla parte della Chiesa, si chiama apostasìa). Se da un punto di vista dottrinale è un peccato mortale, per il diritto penale della Chiesa ( comparazione effettuata dal Presidente emerito della Cassazione dello Stato Città del Vaticano, citata nel prossimo paragrafo, applicabile a tutti i battezzati, rappresenta invece un «delitto» previsto dal Codice di diritto canonico, can. 1041, cfr. https://www.difesapopolo.it/Media/OpenMagazine/Il-giornale-della-settimana/ARTICOLI-IN-ARRIVO/Quel-rifiuto-ostinato.-Cos-e-il-peccato-contro-lo-Spirito-Santo-e-in-che-senso-non-puo-essere-perdonato ).
Ne consegue che, per la Chiesa cattolica, chi si proclama ateo/eretico e/o si fa ispirare da Satana, anche se non si sbattezza, è da considerarsi un apostata (https://www.amicidomenicani.it/cosa-intende-gesu-per-peccato-contro-lo-spirito-santo/#:~:text=Secondo%20la%20classificazione%20catechistica%20i,peccato%20e%20l%27impenitenza%20finale ) , pertanto soggetto alla scomunica latae sententiae (can. CIC 1364), un tipo di provvedimento canonico automatico…. ( cfr.https://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/ ).
L’inferno allora consiste nell’esclusione dall’accesso immediato a Dio ed a Cristo, nella impossibilità della salvezza, ormai eternamente perduta, cioè situazione escatologica di totale allontanamento da Cristo; la morte è il contrario della vita eterna (Lc 13,3; Gv 5,24; 1Gv 3,14); questi due stati si presentano definitivi ed irrevocabili, cioè eterni (fornace ardente, fuoco inestinguibile, pianto e stridore di denti, stagno di fuoco e zolfo, verme che non muore).
Secondo queste immagini alla perdita eterna di Dio consegue una situazione di estrema sofferenza, ma queste immagini dei Sinottici ( com’è noto i 3 Vangeli, quello di Giovanni è prettamente teologico, Lui ha conosciuto bene Gesù storico ed il Cristo, l’unto da Dio Padre) e dell’Apocalisse scompaiono nel resto del Nuovo testamento in cui si evidenzia in modo più sobrio che nell’Antico Testamento (insussistente teoria punitiva che ho già spiegato) i reprobi sono condannati perché si sono posti in una situazione di condanna (operano nel male, ispirati dal diavolo). Invito gli studiosi credenti ed atei ad approfondire questo testo su Cristo, da me pubblicato nel sito cattolico on line https://gloria.tv/post/kRsx7Yncdakv3f8GRhL8Hw21w .
La dottrina dell’inferno è presente negli antichi documenti magisteriali dell’epoca patristica, ma Origene mette in dubbio il carattere eterno della dannazione con l’idea della “apocatastasi” ( concetto respinto dall’attuale Magistero), al quale risponde il sinodo Endemusa ( anno 543) confermando la durata eterna dell’inferno.
Tuttavia a questo autore si deve l’inizio del superamento di una concezione materiale del fuoco dell’inferno in quanto per lui è il simbolo del tormento interiore che prova il dannato a seguito del suo totale disordine interiore, conseguente alla perdita di Dio; la sua esistenza viene riaffermata anche dalla citata costituzione “Benedictus Deus” del 1336 e dalla menzionata Costituzione Lumen Gentium al n. 48”.
Sul piano teologico, quindi, la morte eterna non è frutto della volontà di Dio, è invece la conseguenza della colpa del rifiuto di Dio (la volontaria accettazione del male proveniente da satana), la conseguenza irreversibile di una situazione di peccato, la causa è l’uomo con la sua irreversibile decisione contro Dio, il giudizio di condanna è la conseguenza di un auto giudizio, di chi liberamente e volutamente ha rovinato la sua vita, decidendo di vivere per sempre lontano da Dio, nel male, compiacendo il demonio che inganna l’essere umano, nel delitto per sistema di vita diciamo noi giuristi, identificato con il peccato mortale, come ho già spiegato in un articolo qui pubblicato ( sul femminicidio). Situazione di totale irrelazionalità, non di comunione e di solidarietà tra i beati come in Paradiso.
Proprio perché Dio rispetta la volontà dell’individuo ( libero arbitrio), così, non si può accettare la teoria della “apocatastasi” (arbitraria unificazione di tutti in una salvezza universale ad opera di Dio al di là della volontà dell’uomo) e nemmeno la teoria dell’annichilimento del peccatore; l’empio esperimenterà il mondo come una realtà nemica, inospitale, la materia lo schiavizzerà
(termine usato dalla sentenza costituzionale e dalle norme del C.P. già citate).
Tuttavia Mt 19,28 parla di una “restaurazione di tutte le cose”, Paolo presenta Cristo come mediatore della salvezza e della creazione, che riconcilia e ricapitola (Ef 1,10; Col 1,20), per cui la cosmologia, la filosofia, la scienza, la psicologia, la sociologia, l’antropologia e perfino la giurisprudenza si ritrovano unificate nella Cristologia e la Costituzione apostolica “ LG 48 “ parla della perfetta instaurazione in Cristo dell’universo mondo per la solidarietà escatologica uomo-cosmo ( in tale prospettiva uniamoci in preghiera per i 2 bambini morti, soggiogati approfittando della loro età innocente, in balia di fenomeni a loro ignoti).
XI Domenica: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date!
Gesù, che ha assunto la natura umana pur essendo Dio, si è incarnato, ha voluto diventare anche uomo per costituire il Regno di Dio tra gli uomini; un Regno eterno ed universale dove non c’è discriminazione tra ebreo e pagano, schiavo e uomo libero, ignorante o dotto, ma c’è l’uomo creato a sua immagine e somiglianza, c’è l’uomo creato per la vita eterna.
Alle Figlie di Santa Macrina il card. Sandri chiede di pregare per l’unità della Chiesa
Sono state fondate 100 anni fa e sono presenti in Sicilia, Albania, Kosovo e India, con il compito di educare e professano il rito bizantino: le Figlie di Santa Macrina festeggiano il Giubileo, aperto da una messa del card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, che nell’omelia ha ricordato che ‘Gesù è stata una presenza viva e reale nel cuore e nell’esistenza della Venerabile Macrina’, battezzata nell’abbazia di Grottaferrata, sotto la direzione spirituale di p. Nilo Borgia, che la invitò anche ad aspettare per la fondazione della congregazione:
XXI domenica: “Signore, tu hai parole di vita eterna”!
Il brano del Vangelo odierno conclude il discorso di Gesù a Cafarnao. La folla dei discepoli, che aveva ascoltato le parole di Gesù “Io sono il pane vivo disceso dal cielo! Chi mangia di questo pane avrà la vita eterna”, era rimasta sorpresa; si aspettava un Messia diverso e il linguaggio di Gesù appare loro molto duro. Molti della folla preferirono andare via dicendo: “questa parola è dura! Chi può ascoltarla?”.
Pasqua ortodossa senza fedeli ma la vita è più forte della morte
A una settimana dalla celebrazione della Pasqua cattolica anche i fedeli ortodossi di tutto il mondo (dalla Russia alla Grecia, dalla Serbia alla Turchia) sono stati costretti, domenica scorsa, a causa del propagarsi del Covid-19, a stare in casa a seguire dalla tv o attraverso Internet le celebrazioni dedicate alla Passione, morte e Risurrezione di Gesù. Domenica scorsa infatti, secondo il calendario giuliano, si è celebrata la Pasqua per gli ortodossi di tutto il mondo e per i cattolici di rito orientale.
Crederà alla risurrezione solo chi crede fortemente nell’amore
Fare esperienza di risurrezione a noi è concesso unicamente in questa vita, come avvenne a coloro che sperimentarono di essere riportati in vita – alla vita vera – incontrando l’uomo Gesù di Nazareth. Si tratta di coloro che furono invitati da Gesù a rialzare la testa, ad ascoltare la voce profonda del proprio cuore, a credere fermamente che il proprio desiderio di vita e di felicità era infinitamente più grande di ogni ‘tu devi’.





























