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Il rapporto sulle donne del Sinodo
‘Non c’è nulla, nel solo fatto di essere donna, che impedisca di assumere ruoli di guida nella Chiesa’: è uno dei passaggi chiave del Rapporto finale del Gruppo 5, uno dei dieci Gruppi di Studio istituiti da papa Francesco nel 2024 per elaborare pareri e proposte su questioni emerse nel corso del Sinodo sulla Sinodalità. Questo Gruppo era incaricato, sotto il coordinamento dal Dicastero per la Dottrina della Fede, di approfondire ‘questioni teologiche e canonistiche intorno a specifiche forme ministeriali’, tra cui il tema della partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa, ha consegnato il suo report conclusivo alla Segreteria generale del Sinodo.
Questo Gruppo (dopo quello sulla missione digitale e la formazione dei sacerdoti) ha trasmesso il proprio studio, frutto di un articolato percorso di ascolto, analisi, ricerca e dialogo con episcopati e università, secondo volontà di papa Leone XIV, che ha stabilito che, man mano che i vari rapporti verranno consegnati, siano diffusi ‘in spirito di trasparenza’.
Il Rapporto finale del Gruppo 5 è suddiviso in tre parti. La prima parte racconta la storia del Gruppo 5 del Sinodo sulla Sinodalità e illustra i passaggi storici e metodologici della stesura del Rapporto finale. La seconda parte offre una sintesi ragionata dei temi emersi dall’approfondimento sinodale ed è composta da cinque paragrafi: Onorare una promessa, Questioni di fondo (I): natura relazionale dell’essere umano; Questioni di fondo (II): la potestas; Questioni di fondo (III): i ministeri; Punto di fuga: la dimensione carismatica del ruolo delle donne nella Chiesa. La terza parte del Rapporto finale offre numerose appendici di approfondimento delle questioni teologiche, pastorali e canonistiche affrontate nella seconda parte; in esse si includono diverse proposte e informazioni inviate al Gruppo 5.
In questa breve sintesi, appare opportuno ricordare due temi particolarmente svilupparti in questa sezione del Rapporto finale.
Il primo tema riguarda il fatto che la riflessione sulla partecipazione delle donne nella Chiesa non può prescindere dal considerare il maschile e il femminile insieme, come parte di una medesima missione, in un contesto ecclesiologico di comunione. Pertanto, occorre riflettere in particolare circa la riformulazione degli ambiti di competenza del ministero ordinato. Infatti ‘la configurazione del sacerdote con Cristo Capo (vale a dire, come fonte principale della grazia) non implica un’esaltazione che lo collochi in cima a tutto il resto’ (Es. ap. Evangelii gaudium, n. 104).
Piuttosto, “quando si afferma che il sacerdote è segno di ‘Cristo capo’, il significato principale è che Cristo è la fonte della grazia: Egli è il capo della Chiesa ‘perché ha il potere di comunicare la grazia a tutte le membra della Chiesa’. Per questo è bene ricordare, come ribadito da san Giovanni Paolo II, che ‘anche se la Chiesa possiede una struttura ‘gerarchica’, tuttavia tale struttura è totalmente ordinata alla santità delle membra di Cristo’ (Giovanni Paolo II, Lett. ap. Mulieris dignitatem 27). Ciò è di fondamentale importanza per comprendere la natura dell’autorità detenuta dalla gerarchia, in quanto ‘sua chiave e suo fulcro non è il potere inteso come dominio, ma la potestà di amministrare il sacramento dell’Eucaristia; da qui deriva la sua autorità, che è sempre un servizio al popolo’. E’ chiaro che tali affermazioni magisteriali hanno delle conseguenze concrete per la vita ecclesiale. Ridefinire questi ambiti di competenza potrebbe aprire al riconoscimento di nuovi spazi di responsabilità per le donne nella Chiesa. In questo contesto si apre la possibilità di nuovi ministeri, anche per la guida di comunità, per le laiche e i laici, le religiose e i religiosi.
Il secondo tema ha a che fare con la riscoperta della dimensione carismatica del ruolo delle donne nella Chiesa. Infatti, insieme ai ministeri conosciuti ‘si affiancano ministeri non istituiti ritualmente, ma esercitati con stabilità’. Questo fatto era già stato riconosciuto da san Giovanni Paolo II: ‘accanto al ministero ordinato, altri ministeri, istituiti o semplicemente riconosciuti, possono fiorire a vantaggio di tutta la comunità, sostenendola nei suoi molteplici bisogni’ (Lett. ap. Novo Millennio ineunte, n. 46).
Questi servizi non istituiti ritualmente rispondono a un vero bisogno del popolo di Dio e non rappresentano il semplice compimento di un desiderio personale. Sono, in verità, arricchiti da carismi seminati dallo Spirito, che è sempre datore di tutti i doni di cui necessita il bene del corpo ecclesiale. Si deve così pensare che, lì dove c’è un bisogno per l’evangelizzazione, lo Spirito conferisca già a qualcuno un carisma per rispondervi. Restare unicamente nel tracciato della vita ministeriale istituita, in merito alla partecipazione delle donne alla guida della Chiesa, ci racchiude e impoverisce.
Questa strada ministeriale potrebbe coinvolgere solo alcune donne con certe caratteristiche, capacità e stile più legati a una forma di essere e agire. I ministeri sono certamente un grande bene, ma non risolvono la necessità di promuovere la possibile fecondità di tutte le donne per la vita della Chiesa. I carismi hanno una maggiore presenza capillare che permette di arrivare lì dove le solite strutture non hanno la capacità di penetrare. Non sono una realtà soggettiva e marginale, ma un dono oggettivo di fronte a tanti urgenti bisogni della gente ordinariamente non esauditi dalle vie strutturali della Chiesa.
Infine il contributo di papa Leone XIV: “Papa Leone XIV ha dimostrato il suo sostegno al ruolo delle donne nella Chiesa, sia con le parole sia con le azioni. Per esempio, in un’udienza con i rappresentanti degli istituti religiosi femminili, ha elogiato le religiose per la loro disponibilità «nei confronti dei più deboli: bambini, ragazze e ragazzi poveri, orfani, migranti, a cui si sono aggiunti col tempo anziani e malati, oltre a tanti altri ministeri di carità.Il Santo Padre ha aggiunto: Le alterne vicende del vostro passato e la vivacità del presente fanno toccare con mano come la fedeltà alla sapienza antica del Vangelo sia il miglior propellente per chi, spinto dallo Spirito Santo, intraprende nuove vie di donazione, votate all’amore di Dio e del prossimo in ascolto attento dei segni dei tempi”.
Presentato il bilancio di missione dell’arcidiocesi di Milano
E’ stato presentata nei giorni scorsi nella Sala Convegni della Curia arcivescovile la nuova edizione del Bilancio di missione della Diocesi di Milano. La pubblicazione, giunta alla terza edizione, ha lo scopo di rendicontare in modo trasparente le attività svolte, le ricadute in ambito pastorale e sociale e le principali implicazioni economiche delle attività svolte dalla Chiesa ambrosiana, nelle sue varie articolazioni.
Alla presentazione sono intervenuti Antonio Antidormi, economo della Diocesi, mons. Bruno Marinoni, vicario episcopale per gli Affari economici, don Fabio Landi, responsabile del Servizio per la Pastorale scolastica, mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, che ha firmato anche la prefazione al Bilancio.
Dopo una prima edizione in cui l’attenzione era concentrata sulla Curia diocesana e sugli enti più direttamente collegati ad essa e una seconda in cui il perimetro descritto dal documento è stato allargato alle oltre 1.100 parrocchie della Diocesi, nella nuova edizione è stato aggiunto un focus su uno specifico ambito di impegno pastorale della Chiesa ambrosiana, quello delle oltre 200 scuole di infanzia gestite dalle parrocchie.
Secondo mons. Bruno Marinoni, «con questa terza edizione, il Bilancio di missione assume la sua struttura definitiva, con uno sguardo di analisi che parte dalla Curia e dagli enti centrali, si allarga alle parrocchie e poi, di anno in anno, approfondisce un aspetto della missione della nostra Chiesa, quest’anno le scuole d’infanzia parrocchiali. Devo ringraziare in particolare le parrocchie, che mettendo a disposizione il loro rendiconto dicono che c’è una compartecipazione, una comunione di intenti. Un grazie anche alle società di servizi che attraverso il loro lavoro sgravano di alcune incombenze di tipo amministrativo le parrocchie stesse, che così sono più libere di fare il loro servizio più importante, che è quello di annunciare il Vangelo»
«Quello che più mi ha colpito – ha dichiarato mons. Mario Delpini – è stato l’incremento di offerte spicciole da parte della gente, che manifesta un senso di appartenenza, un senso di responsabilità e una fiducia. In questo senso, realizzare un Bilancio come questo convince ancora di più le persone a dire che quello che si raccoglie è usato bene».
«A livello italiano – ha proseguito l’Arcivescovo – sappiamo che c’è una diminuzione delle firme in favore della Chiesa Cattolica per l’8×1000. Il fatto che lo Stato stesso si sia inserito nella serie di possibili destinatari forse spiega questa diminuzione ed è una decisione un po’ singolare, forse anche non del tutto giusta, perché queste risorse dovrebbero essere destinate ad attività diverse da quelle proprie dello Stato. Il fatto però che aumentino le offerte per la propria parrocchia, almeno nella nostra Diocesi, e diminuiscano le firme per 8×1000 forse indica che il coinvolgimento delle persone è più efficace quando uno fa parte di una comunità, ne vede personalmente le necessità, ne vede le opere, anche se ovviamente sappiamo che le stesse risorse dell’8×1000 in gran parte vengono restituite alle Diocesi».
Aumentano leggermente, rispetto all’anno precedente, gli abitanti della Diocesi, che passano da 5.539.708 a 5.566.667, mentre resta invariato il numero delle parrocchie (1.106), il che dice che ogni parrocchia della Diocesi ha in media 5.037 abitanti. I presbiteri diocesani sono 1.597, con una riduzione di 30 unità rispetto all’anno precedente e un invecchiamento complessivo che è in atto da tempo: i sacerdoti tra i 26 e i 35 anni sono 93, quelli con oltre 75 anni sono 482.
Periodo di riferimento dei dati economici presentati è, per quanto riguarda gli uffici e i servizi della Curia arcivescovile, l’anno pastorale 2023-2024, mentre per quanto riguarda gli Enti centrali, le società diocesane di servizi, le parrocchie e le scuole d’infanzia l’anno solare 2023.
Come nelle edizioni precedenti, al fine di descrivere il flusso di risorse economiche impiegate, i bilanci della Curia Arcivescovile, degli Enti centrali e delle società diocesane di servizi sono stati analizzati ed aggregati operando una riclassificazione per destinazione riguardo agli oneri sostenuti per promuovere le tre dimensioni fondamentali della missione della Diocesi: la “cura pastorale” (indirizzo, coordinamento, formazione), la “cura amministrativa” (vigilanza canonica, consulenza amministrativa, servizi), il sostegno di attività e progetti sul territorio (la gestione diretta di opere e l’erogazione di contributi per finalità specifiche, fondi diocesani e 8xmille).
Queste risorse sono state pari, nel periodo esaminato, a 66.532.848 euro, destinate per il 42,7% al sostegno di attività e progetti sul territorio tramite la gestione diretta di opere e l’erogazione di contributi per finalità specifiche, per il 39,9% ad attività di vigilanza canonica, consulenza amministrativa e servizi, e per il 16,9% ad attività di indirizzo pastorale, coordinamento e formazione.
A differenza dei due esercizi precedenti, si rileva un saldo di gestione complessivamente positivo di € 352.960, pari allo 0,53% delle risorse diocesane destinate, accantonato nei fon¬di vincolati e/o nelle riserve di patrimonio. Questo saldo positivo è dovuto ad una mi¬nima crescita delle entrate (+0,4%) in concomitanza ad una lieve diminuzione delle uscite (-3,7%) complessive.
Per quanto riguarda in particolare il sostegno ad attività e progetti sul territorio, si confermano prevalenti gli ambiti di spesa le¬gati alla carità ed assistenza (oltre 16,3 milioni, il 57,5% del totale dei contributi al territorio) e il sostegno delle parroc¬chie (più di 7 milioni); tra le altre finalità supportate vi sono il sostegno alle missioni (2,1 milioni), l’educazione/forma¬zione e cultura (2,1 milioni) e l’assistenza e la formazione del clero (quasi 0,6 milioni).
Va ricordato che le somme destinate dal livello centrale non sono la totalità di quelle messe in campo dalle realtà che agiscono direttamente sul territorio (come per esempio le parrocchie, la Casa della Carità o la Fondazione S. Carlo), ma le integrano; in questo senso rappresentano una sorta di “leva” che permette di moltiplicare le risorse che vengono complessivamente riversate sul territorio a beneficio della collettività.
Analizzando i dati dal punto di vista della prove¬nienza delle risorse, le fonti connesse all’8×1000 (ovvero i fondi complessivamente giunti dalla CEI per Culto e Pastorale, interventi Caritativi e Bandi per finalità specifiche) ammontano a circa 18,7 milioni, pari al 28% del totale delle entrate. Più consistenti – circa 22,4 milioni, il 34% del totale – i contributi di parrocchie, enti e privati, mentre proventi per circa 25,2 milioni arrivano da attività e servizi (38% del totale delle entrate).
Le analisi sui dati delle parrocchie sono il frutto dell’elaborazione di 1.074 rendiconti di gestione per l’anno 2023, ovvero la quasi totalità delle 1.106 parrocchie presenti in Diocesi. I dati rappresentano il flusso di entrate ed uscite della gestione (ordinaria e straordinaria) di attività istituzionali e non istituzionali, ad esclusione di quelle svolte con modalità commerciali che adottano differenti e separati sistemi contabili secondo i termini di legge.
Le entrate complessive sono state pari nel 2023 a 270.277.626 euro (con un incremento del 13% rispetto al 2022), destinate per il 66% (oltre 177 milioni) per attività pastorali ordinarie, ovvero l’ambito tipico della vita delle parrocchie e della loro missione: in particolare l’ambito educativo-formativo e quello celebrativo sacramentale. Il 18% delle risorse è stato destinato a manutenzioni straordinarie e ristrutturazioni, il 5% ad altri oneri straordinari, l’1% a manutenzioni ordinarie su immobili non istituzionali e un’analoga percentuale ad oneri finanziari.
Le risorse provengono in massima parte (67,3%) da offerte e collette per attività pastorali ordinarie: quasi 182 milioni di euro, il che significa che in media ogni abitante della Diocesi offre in un anno 32,7 euro (l’anno scorso la media era di 29 euro).
Anche le uscite delle parrocchie sono aumentate: 245.899.575 euro (+8% rispetto al 2022). Un aumento che è da attribuirsi per 10,9 milioni all’incremento delle spese per le attività tipiche delle parrocchie in tutti gli ambiti della pastorale (segno di un superamento definitivo del periodo pandemico che aveva limitato le stesse); la parte restante è riferibile a maggiori spese straordinarie per oltre 8,3 milioni (di cui 6,6 milioni di maggiori manutenzioni sia ordinarie che straordinarie sugli immobili).
Il saldo tra entrate e uscite delle parrocchie della Diocesi è stato dunque positivo, pari a € 24.378.051: una cifra destinata a dare continuità alla missione pastorale delle parrocchie; questo avanzo rappresenta altresì una disponibilità finanziaria a disposizione per affrontare le future spese straordinarie e, per le parrocchie che presentano posizioni debitorie con il sistema bancario, per onorare i piani di rimborso.
I debiti contratti dalle parrocchie hanno origini e motivazioni diverse: perlopiù si tratta della quota residua di indebitamento resosi necessario, anni prima, per la co-struzione delle chiese o di debiti contratti per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.
A partire dal 2019, anno in cui il debito consolidato delle parrocchie ha toccato la cifra di 55.841.000 euro, è stato avviato dalla Diocesi, in particolare dagli Uffici di Curia competenti, un percorso teso a ottimizzare le fonti di finanziamento e a perseguire il consolidamento delle esposizioni, che si è concretizzato nella maggior parte dei casi in una trasformazione del debito dalla forma dei brevi affidamenti a quella dei mutui programmabili.
Questo processo virtuoso ha generato una sensibile riduzione del debito consolidato delle parrocchie della Diocesi, che dai va¬lori già citati del 2019 è sceso, nel 2024, a 40.721.551 euro, con una riduzione, rispet¬to al picco del 2019 pari al 27% e del 2,3% rispetto all’anno precedente.
Le scuole parrocchiali nella Diocesi di Milano sono prevalentemente scuole d’infanzia e hanno una presenza numericamente importante perché sono 202. Altre circa 400 scuole materne sono gestite da religiosi o da cooperative o fondazioni cattoliche (di cui non di rado il parroco è presidente o parte del CdA). Quindi in Diocesi ci sono oltre 600 scuole d’infanzia cattoliche, precisamente 627, su un totale di 1462 scuole d’infanzia complessive: il che significa che oltre il 40% degli asili sono cattolici o di ispirazione cristiana.
Per quanto riguarda le 202 scuole citate, dall’analisi di un campione di 111 bilanci risulta che 64 scuole sono in utile e 47 in perdita, con un saldo di gestione positivo, pari a circa 923.000 euro.
Papa Leone XIV ai nuovi sacerdoti: Dio è sempre vicino al popolo di Dio
“Oggi è un giorno di grande gioia per la Chiesa e per ognuno di voi, ordinandi presbiteri, insieme a familiari, amici e compagni di cammino negli anni della formazione. Come il Rito dell’Ordinazione evidenzia in più passaggi, è fondamentale il rapporto fra ciò che oggi celebriamo e il popolo di Dio. La profondità, l’ampiezza e persino la durata della gioia divina che ora condividiamo è direttamente proporzionale ai legami che esistono e cresceranno tra voi ordinandi e il popolo da cui provenite, di cui rimanete parte e a cui siete inviati”: questa mattina nella basilica di san Pietro papa Leone XIV ha conferito l’ordinazione presbiterale a 11 diaconi, 7 dei quali provenienti dal Pontificio Seminario Romano Maggiore, e 4 dal Collegio Diocesano Redemptoris Mater.
Nella festa della Visitazione della Beata Vergine Maria il papa ha ribadito il bisogno di consapevolezza di essere ‘popolo di Dio’: “Il Concilio Vaticano II ha reso più viva questa consapevolezza, quasi anticipando un tempo in cui le appartenenze si sarebbero fatte più deboli e il senso di Dio più rarefatto. Voi siete testimonianza del fatto che Dio non si è stancato di radunare i suoi figli, pur diversi, e di costituirli in una dinamica unità”.
Un popolo a cui Dio è sempre ‘vicino’: “Non si tratta di un’azione impetuosa, ma di quella brezza leggera che ridiede speranza al profeta Elia nell’ora dello scoraggiamento. Non è rumorosa la gioia di Dio, ma realmente cambia la storia e ci avvicina gli uni agli altri. Ne è icona il mistero della Visitazione, che la Chiesa contempla nell’ultimo giorno di maggio. Dall’incontro fra la Vergine Maria e la cugina Elisabetta vediamo scaturire il Magnificat, il canto di un popolo visitato dalla grazia”.
Rivolgendosi agli ordinandi il papa ha invitato a non essere autoreferenziali: “Il Vangelo, infatti, è arrivato a noi attraverso legami che il mondo può logorare, ma non distruggere. Cari ordinandi, concepite allora voi stessi al modo di Gesù! Essere di Dio (servi di Dio, popolo di Dio) ci lega alla terra: non a un mondo ideale, ma a quello reale. Come Gesù, sono persone in carne e ossa quelle che il Padre mette sul vostro cammino. A loro consacrate voi stessi, senza separarvene, senza isolarvi, senza fare del dono ricevuto una sorta di privilegio. Papa Francesco ci ha messo tante volte in guardia da questo, perché l’autoreferenzialità spegne il fuoco dello spirito missionario”.
Ed ha ribadito che la Chiesa è per tutti: “La Chiesa è costitutivamente estroversa, come estroverse sono la vita, la passione, la morte e la risurrezione di Gesù. Voi farete vostre le sue parole in ogni Eucaristia: è «per voi e per tutti». Dio nessuno l’ha mai visto. Si è rivolto a noi, è uscito da sé. Il Figlio ne è diventato l’esegesi, il racconto vivo. E ci ha dato il potere di diventare figli di Dio. Non cercate, non cerchiamo altro potere!”
Ecco il significato dell’imposizione delle mani: “Il gesto dell’imposizione delle mani, con cui Gesù accoglieva i bambini e guariva i malati, rinnovi in voi la potenza liberatrice del suo ministero messianico. Negli Atti degli Apostoli quel gesto che tra poco ripeteremo è trasmissione dello Spirito creatore. Così, il Regno di Dio mette ora in comunione le vostre personali libertà, disposte a uscire da sé stesse, innestando le vostre intelligenze e le vostre giovani forze nella missione giubilare che Gesù ha trasmesso alla sua Chiesa”.
Riprendendo le parole delle letture della celebrazione eucaristica il papa ha sottolineato la necessità della trasparenza di vita: “Anche noi Vescovi, cari ordinandi, coinvolgendovi nella missione oggi vi facciamo spazio. E voi fate spazio ai fedeli e ad ogni creatura, cui il Risorto è vicino e in cui ama visitarci e stupirci. Il popolo di Dio è più numeroso di quello che vediamo. Non definiamone i confini…
Teniamo nel cuore e nella mente, ben scolpita, questa espressione! ‘Voi sapete come mi sono comportato’: la trasparenza della vita. Vite conosciute, vite leggibili, vite credibili! Stiamo dentro il popolo di Dio, per potergli stare davanti, con una testimonianza credibile. Insieme, allora, ricostruiremo la credibilità di una Chiesa ferita, inviata a un’umanità ferita, dentro una creazione ferita. Non siamo ancora perfetti, ma è necessario essere credibili”.
L’omelia è conclusa con l’invito ad essere ‘posseduti’ da Gesù: “E’ un possesso che libera e che ci abilita a non possedere nessuno. Liberare, non possedere. Siamo di Dio: non c’è ricchezza più grande da apprezzare e da partecipare. E’ l’unica ricchezza che, condivisa, si moltiplica. La vogliamo insieme portare nel mondo che Dio ha tanto amato da dare il suo unico Figlio.
Così, è piena di senso la vita donata da questi fratelli, che tra poco saranno ordinati presbiteri. Li ringraziamo e ringraziamo Dio che li ha chiamati a servizio di un popolo tutto sacerdotale. Insieme, infatti, noi uniamo cielo e terra. In Maria, Madre della Chiesa, brilla questo comune sacerdozio che innalza gli umili, lega le generazioni, ci fa chiamare beati. Lei, Madonna della Fiducia e Madre della Speranza, interceda per noi”.
Quindi degli undici sacerdoti, in sette si sono formati presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore. Si tratta di Marco Petrolo, destinato alla parrocchia di Santa Maria Causa Nostrae Laetitiae; Enrico Maria Trusiani, che presterà servizio a Santa Maria Consolatrice; Federico Pelosio, che andrà a Santa Teresa di Calcutta; Giuseppe Terranova, destinato alla comunità dei Santi Fabiano e Venanzio; Francesco Melone, destinato a Santa Silvia; Andrea Alessi, che andrà alla Sacra Famiglia del Divino Amore; Hong Hieu Nguyen, impegnato nella parrocchia di Nostra Signora della Visitazione. Hanno invece studiato presso il Seminario Redemptoris Mater: Gabriele Di Menno Di Bucchianico, che andrà alla Gran Madre di Dio; Cody Gerard Merfalen, a San Raimondo Nonnato; Matteo Renzi, a Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca; Simone Troilo, a San Carlo da Sezze.
(Foto: Santa Sede)
Un Decreto per la trasparenza delle offerte nelle messe
“L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia. Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa”: nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ papa Francesco scriveva che la Chiesa è una casa; partendo da questa sollecitazione il Dicastero per il Clero ha emanato un decreto sull’amministrazione dei sacramenti.
Quindi il papa ha firmato tale decreto che a 34 anni dalla disciplina in materia indicata dal ‘Mos iugiter’ sottolinea come si ‘gestiscono’ le offerte per le messe: “Coscienti di questa grazia, i fedeli per mezzo dell’offerta vogliono unirsi più strettamente al Sacrificio Eucaristico aggiungendovi un sacrificio proprio e collaborando alle necessità della Chiesa e, in particolare, contribuendo al mantenimento dei suoi sacri ministri.
In questo modo i fedeli si uniscono più intimamente a Cristo che offre sé stesso e sono, in un certo senso, ancor più profondamente inseriti nella comunione con Lui. Quest’uso non solo è approvato dalla Chiesa, ma da essa è anche promosso”.
Il decreto traccia una linea storica iniziata dalle lettere di san Paolo: “L’apostolo Paolo scrive che quanti servono l’altare hanno anche diritto di vivere dell’altare. Le norme raccolte nei primi secoli informano circa doni offerti volontariamente nella celebrazione dell’Eucaristia. Di essi una parte era destinata ai poveri, una parte alla mensa episcopalis e a coloro ai quali il Vescovo offriva ospitalità, una parte al culto e una parte ai chierici celebranti o assistenti, secondo un criterio di distribuzione prestabilito”.
Tali offerte erano considerate elemosine e non ‘prezzo’: “Quanti facevano offerte erano, in tal modo, coinvolti in maniera speciale nel Sacrificio Eucaristico. I doni offerti durante l’Eucaristia, e successivamente anche al di fuori, erano considerati come una ricompensa a un benefattore, come un dono in occasione del servizio (occasione servitii) compiuto dal sacerdote, come un’elemosina e mai come ‘prezzo di vendita’ per qualcosa di santo; ciò infatti diventerebbe un atto simoniaco”.
Era una consuetudine: “La consuetudine secolare e la disciplina della Chiesa insiste perché a ciascuna singola offerta corrisponda la distinta applicazione, da parte del sacerdote, di una Messa da lui celebrata. La dottrina cattolica, inoltre, manifestata anche dal sensus fidelium, insegna il beneficio spirituale e l’utilità, nell’economia della grazia, per le persone e i fini per i quali il sacerdote applica le Messe che celebra, nonché, in questa stessa prospettiva, il valore dell’applicazione reiterata per le stesse persone o finalità”.
Una consuetudine con regole precise: “Quanto poi all’applicazione in rapporto alla quale è stata ricevuta, nel senso suesposto, un’offerta, è stato più volte espresso il divieto di applicare una sola Messa per più intenzioni, per le quali sono state accettate rispettivamente più offerte. Tale prassi, come anche la mancata applicazione di una Messa in rapporto all’offerta accettata, sono state giudicate contrarie alla giustizia, come viene ripetutamente espresso nei documenti ecclesiastici”.
Il decreto sottolinea soprattutto la differenza tra messa per un’intenzione o semplice ricordo nel corso di una celebrazione della Parola di Dio od in alcuni momenti della celebrazione eucaristica, e anche dalla messa per una intenzione o per una intenzione collettiva.
Comunque i donatori devono essere informati se le messe sono fatte celebrare ‘in missione’ per aiutare una comunità, in quanto le offerte hanno lo scopo di aiutare chi ne ha bisogno. Ma la cosa da evitare soprattutto è il rischio del ‘commercio sacro’ per cui anche per la celebrazione dei Sacramenti non ci devono essere ‘tariffe’ per evitare che ‘i più bisognosi siano privati dell’aiuto dei sacramenti a motivo della povertà’.
Legge sulla vendita delle armi per la guerra: rinviata la discussione parlamentare
Nelle scorse settimane, dopo mesi di silenzio, le Commissioni Esteri e Difesa della Camera hanno ripreso la discussione sul DDL che mira a modificare la legge 185/1990 sull’export di armi italiane. Una proposta che, tra le altre cose, intende cancellare ogni forma di trasparenza sulle banche che finanziano e traggono profitto dall’export di armi.
Questo disegno di legge, di iniziativa governativa, ha già ottenuto l’approvazione del Senato e, se dovesse passare anche alla Camera, rappresenterebbe un clamoroso passo indietro. Un provvedimento in aperta contraddizione con l’impianto normativo che l’Europa sta costruendo da anni per garantire maggiore trasparenza nel settore finanziario. Le banche, attraverso i loro finanziamenti, determinano il tipo di economia e di società in cui viviamo: proprio per questo, il loro operato non può essere sottratto al dovere di trasparenza. Inoltre, questa modifica legislativa appare in netto contrasto con il Trattato ONU del 2013 sul commercio di armi, sottoscritto dall’Italia.
Durante l’iter in Senato, Banca Etica, insieme a una vasta rete di organizzazioni della società civile, ha chiesto più volte al governo di spiegare le ragioni di questa scelta, che si traduce in un’inaccettabile operazione di opacità: “Perché sia chiaro: la legge 185/1990 non vieta l’export di armi italiane, ma impone che queste operazioni non coinvolgano Paesi in conflitto o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e che avvengano nel rispetto della trasparenza. Un principio essenziale, considerando gli enormi impatti umanitari, strategici e geopolitici dell’industria bellica, settore storicamente segnato da corruzione e illegalità diffusa.
La proposta di modifica della Legge 185/90 mette in discussione un importante risultato della società civile italiana: l’obbligo di trasparenza da parte delle banche rispetto al finanziamento alla produzione ed export di armi. Riteniamo grave questo passo indietro, una rinuncia ad un diritto di informazione ottenuto dopo lunghi e importanti confronti e contrattazioni. Chiediamo al Parlamento di aprire un dibattito onesto e aperto. Ricordiamo che il mercato delle armi è uno dei più corrotti al mondo e strumenti di controllo sono necessari per continuare a costruire una finanza che costruisce e sostiene la pace”.
Per questo la presidente di Banca Etica, Anna Fasano, ha affermato che il confronto possa essere approfondito: “E’ fondamentale che il maggior numero di forze politiche si attivi per migliorare questa norma ed evitare di legittimare pratiche opache. Voglio essere chiara: la finanza etica rifiuta ogni finanziamento e investimento nel settore delle armi.
Ma non ci aspettiamo che tutte le banche adottino questa politica, né chiediamo che sia imposta per legge. Quello che chiediamo oggi è semplicemente di non cancellare il principio di trasparenza e il diritto del Parlamento a un’informazione corretta. La legge 185/1990, pur indebolita nel tempo, garantisce ancora questo presidio fondamentale: smantellarlo sarebbe un grave errore”.
La legge 185/90 non è stata infatti in sé una legge ‘pacifista’ con la quale si imponeva tout court la sospensione di ogni produzione e commercio di armi; in essa si riconosce invece la necessità che questo tipo di attività sia soggetta ad una valutazione politica e ad un giudizio di conformità ai valori fondanti della nostra costituzione: non possono essere vendute armi a paesi in guerra o a chi si macchia di violazione dei diritti umani.
Si tratta di indicazioni che in questi anni sono state ripetutamente interpretate in maniera quantomeno elastica… ma in un quadro che permetteva ai decisori politici di assumersi la responsabilità delle proprie scelte di fronte alla pubblica opinione: “Il commercio delle armi non può essere semplicemente lasciato alla convenienza del momento o alla legge della domanda e dell’offerta… richiede invece un alto grado di attenzione. Si tratta di una materia complessa, e proprio per questa complessità è necessario un alto livello di trasparenza e tracciabilità.
Il nostro paese è tra i più importanti produttori di armi del pianeta: un primato di cui non dobbiamo rallegrarci, e che ci provoca forse qualche brivido quando apprendiamo di come questa ‘eccellenza italiana’ non si sviluppi solo per difendere il nostro paese (ammesso che questo sia l’unico sistema, o il più efficace, di farlo!) ma contribuisca invece a conflitti sanguinosi, come negli anni passati quello in Yemen, e oggi quello a Gaza, per limitarsi a soli due esempi”.
Per questo Massimo Pallottino, responsabile dell’Unità Studi e Advocacy della Caritas Italiana ha invitato a sostenere la petizione per non modificare la legge: “L’iter per la modifica della legge 185/90 è ripartito proprio in questi giorni. Ed è necessario moltiplicare gli sforzi per aumentare la consapevolezza di tutti.
E’ possibile firmare la petizione online promossa dalla Rete Pace e Disarmo, dove si trovano tutti i punti di criticità che emergono dall’analisi della proposta di modifica, e anche gli emendamenti che sono stati già proposti per garantire il mantenimento di un livello minimo di coerenza con i principi ispiratori della legge, anche in conformità con impegni internazionali già assunti dal nostro paese; ma che purtroppo sono stati fino ad ora rigettati in blocco.
Riteniamo invece fondamentale che essi vengano presi seriamente in considerazione e discussi, lasciando il tempo di maturare una posizione condivisa in quella che è una materia che tocca i principi più profondi della nostra Costituzione”.
Per ‘stoppare’ tale modifica Acli, Agesci, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Azione Cattolica Italiana, Movimento dei Focolari Italia, Pax Christi Italia hanno lanciato un appello: “Non modificate la legge 185/90 che regola l’export di armi italiane. Modificarla vuol dire affossarla! Signori Deputati, signori Senatori: fermatevi! Vogliamo unire la nostra voce a quella di tante donne e uomini, coordinamenti di molti movimenti e associazioni, come Rete Italiana Pace e Disarmo che ha rilanciato: l’appello Basta favori ai mercanti di armi! Fermiamo lo svuotamento della Legge 185/90”.
Ed hanno chiesto di non modificare la legge: “Il disegno di legge che oggi state discutendo intende: limitare l’applicazione dei divieti sulle esportazioni di armamenti; ridurre al minimo l’informazione al parlamento e alla società civile; e, soprattutto, limitare le informazioni contenute dalla Relazione governativa annuale, cancellando la documentazione riguardo alle operazioni svolte dagli istituti di credito circa l’import e l’export di armi e dei sistemi militari italiani. Tali modifiche svuotano il contenuto della legge 185. Sarebbe una decisione gravissima.
Signori Deputati e Senatori, vi chiediamo, vi supplichiamo, non svuotate la legge 185/90 nel suo profondo significato. Vi chiediamo di ricordare e custodire il lavoro della società civile che ha portato all’approvazione di questa legge che attua i principi costituzionali. Ve lo chiediamo in nome della comune umanità che ripudia la guerra”.
E dopo la pressione dell’associazionismo le Commissioni riunite Esteri e Difesa di Montecitorio hanno chiesto di rinviare fino a marzo la discussione in Aula sul DDL 1730 di iniziativa governativa che vuole modificare la legge 185 del ‘90 sull’export di armi italiane.
Grazie a questa mobilitazione la calendarizzazione in Aula del dibattito sul Disegno di legge che stravolgerebbe la 185/90 è stata rinviata quantomeno a marzo: “L’auspicio delle nostre organizzazioni è che queste settimane in più (preziose per approfondimenti e riflessioni) non configurino solo un rinvio ‘procedurale’ e tecnico ma vengano utilizzate dal Governo e da tutte le forze parlamentari come occasione di confronto nel merito anche delle nostre proposte.
Perché, indipendentemente dalla valutazione che si può avere dell’industria militare, la modifica attualmente corso di approvazione, se confermata, creerebbe buchi normativi e fragilità decisionali davvero rilevanti, anche per quanto riguarda la trasparenza sull’operato delle banche che finanziano produzione ed export di armi: non possiamo permettercelo su un tema così delicato. Per tali motivi rinnoviamo la nostra disponibilità al confronto con tutte le forze politiche, per illustrare le nostre proposte e la nostra posizione”, ha precisato la presidente di Banca Etica, Anna Fasano, con l’invito a continuare ad esercitare pressione.
Presentato il rapporto sugli abusi sui minori: risposta rigorosa a tale piaga
Dopo un lungo lavoro la Commissione per la Tutela dei Minori (organismo istituito dal papa nel 2014 per proporre le iniziative più opportune per prevenire gli abusi nella Chiesa) ha pubblicato il primo Rapporto Annuale su Politiche e Procedure in materia di Tutela, composto da 50 pagine divise in quattro sezioni, con numerosi dati raccolti nei cinque continenti e in diversi istituti e congregazioni religiose, e anche nella stessa Curia romana che è invitata ad una maggiore trasparenza nelle procedure e nei processi. Il documento è stato redatto da un gruppo di lavoro presieduto da Maud de Boer-Buquicchio, membro della Commissione e già relatore speciale delle Nazioni Unite sullo sfruttamento sessuale dei bambini.
Il Report promuove l’impegno della Chiesa a dare una risposta ‘rigorosa’ alla piaga dell’abuso, basata sui diritti umani e incentrata sulle vittime, in linea con le recenti riforme del Libro VI del Codice di Diritto Canonico che stigmatizza il reato di abuso come violazione della dignità della persona. Il testo documenta rischi e progressi negli sforzi della Chiesa per proteggere i bambini. Raccoglie anche risorse e best practices da condividere nella Chiesa universale, ed è strumento per la Commissione per poter riferire su base sistematica risultanze e raccomandazioni da condividere con il Papa, con le vittime, con le Chiese locali e il Popolo di Dio.
Il rapporto dettaglia le situazioni delle Conferenze Episcopali che sono passate dalla Commissione in questi mesi (Messico, Papua Nuova Guinea, Belgio e Camerun), e anzi ricorda il ruolo che le visite ad limina hanno in questo processo, perché la presenza a Roma dei vescovi locali permette alla commissione di essere a conoscenza dalle 15 alle 20 Chiese locali.
Il rapporto mostra anche la differenza delle Chiese locali sulla base della provenienza geografica, perché in alcuni casi il fenomeno dell’abuso è riconosciuto da tempo, in altri casi invece è giunto in superficie solo di recente, e in altre ancora manca ancora una pubblicizzazione dei casi di abuso.
Presentando il report il card. Seán Patrick O’Malley, arcivescovo metropolita di Boston, ha raccontato il cammino percorso dalla Chiesa: “Il primo periodo l’ho vissuto ininterrottamente per quasi 40 anni come vescovo. Grazie alla vicinanza personale con le vittime, le loro famiglie, i loro cari e le loro comunità, ho ascoltato potenti testimonianze del tradimento che si prova quando si subisce un abuso da parte di una persona in cui si è riposta fiducia, e delle implicazioni che tale abuso comporta per tutta la vita.
Sono enormemente grato alle vittime per la loro apertura, che mi ha permesso di viaggiare con loro. Infatti, è solo ascoltandole in prima persona che possiamo conoscere la verità sulla loro dignità umana ripetutamente violata. Le loro storie rivelano un periodo privo di affidabilità, in cui i leader della Chiesa hanno tragicamente deluso coloro che siamo chiamati a pascere. E’ stato un periodo anche privo di professionalità, in cui i leader della Chiesa hanno preso decisioni senza attenersi alle politiche, alle procedure o agli standard di base per la tutela delle vittime. E’ un periodo buio in cui la sfiducia ha ostacolato la capacità della Chiesa di essere testimone di Cristo”.
Eppoi un altro periodo in cui si è iniziato a denunciare: “C’è poi un secondo periodo, che stiamo cominciando a vedere prendere forma in molte parti del mondo, in cui la responsabilità, la cura e la preoccupazione per le vittime cominciano a fare luce sull’oscurità. E’ un periodo in cui esistono solidi sistemi di denuncia che ci permettono di ascoltare e rispondere alle vittime, con un approccio informato sui traumi.
E’ un periodo in cui i protocolli di gestione del rischio e la supervisione informata promuovono ambienti sicuri. E’ un periodo in cui la Chiesa fornisce servizi professionali di accompagnamento delle vittime, come impegno per il viaggio verso la guarigione. E’ un periodo in cui tutti coloro che svolgono un ministero e lavorano nella Chiesa ricevono la formazione e l’addestramento necessari per promuovere una cultura della tutela. E’ un periodo in cui la Chiesa abbraccia pienamente il suo ministero di salvaguardia”.
Questo processo è avvenuto attraverso tre passaggi: “Il primo è la revisione delle politiche e la promozione della voce delle vittime, in cui valutiamo e suggeriamo miglioramenti alle politiche e alle procedure di tutela adottate dalle varie entità della Chiesa presenti in tutto il mondo, in quasi tutti i Paesi. Il secondo è il rafforzamento delle risorse umane formate, attraverso l’iniziativa ‘Memorare’ della Commissione, per promuovere l’effettiva attuazione di queste politiche e procedure.
La terza è la rappresentazione trasparente e misurabile dei nostri sforzi, attraverso il Rapporto annuale, per documentare i progressi, le carenze e le raccomandazioni. Queste tre attività interconnesse sono articolate in modo continuo e questo ciclo iterativo costituisce il modello della Commissione per promuovere il cambiamento”.
Inoltre la prof.ssa Maud de Boer-Buquicchio, membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, ha definito il rapporto onesto ed oggettivo: “Ci rendiamo conto che il Rapporto è lungi dall’essere perfetto, ma ha una metodologia solida che si svilupperà nel tempo, per diventare sempre più completa e robusta.
Naturalmente, questo include innanzitutto l’apprendimento diretto da parte delle vittime e dei sopravvissuti. Negli anni a venire, svilupperemo anche il nostro raggio d’azione per includere in modo più completo i religiosi e i fedeli laici. Infine, sappiamo che, in collaborazione con molti altri, dobbiamo migliorare significativamente la verifica dei nostri dati, attraverso riferimenti incrociati con fonti esterne”.
Inoltre tale Rapporto è uno strumento di ‘Giustizia e Conversione’: “In primo luogo, registra le transizioni critiche che si verificano progressivamente in diverse parti della Chiesa nel mondo. Questa transizione è caratterizzata dallo sviluppo iniziale, dall’attuazione e dall’inculturazione di politiche, linee guida e procedure di tutela. In secondo luogo, attraverso la condivisione di buone pratiche, accompagna la continua conversione pastorale necessaria per consolidare integralmente il nuovo periodo, caratterizzato dall’avanzamento della verità, della giustizia, delle riparazioni e delle riforme istituzionali”.
Inoltre il rapporto sottolinea l’impegno della Chiesa: “Questo Rapporto promuove anche l’impegno della Chiesa a dare una risposta rigorosa alla piaga dell’abuso, basata sui diritti umani e incentrata sulle vittime, in linea con le recenti riforme del Libro VI del Codice di Diritto Canonico che inquadra il reato di abuso come una violazione della dignità della persona umana. Come mi è stato spesso detto, ‘i bambini non sono mini esseri umani con mini diritti umani’. La riforma del Libro VI e questa Relazione annuale contribuiscono a garantire questa verità, che consiste innanzitutto nel rompere il silenzio e nell’incontrare le vittime là dove si trovano”.
Ed infine ha illustrato la copertina del rapporto: “Originario di gran parte del continente africano, l’albero di ‘baobab’ è spesso conosciuto come ‘albero della vita’ ed è un importante simbolo di resilienza e comunità. Crediamo che questo possa servire come segno concreto del nostro sostegno ad ogni vittima, a chi denuncia abusi o qualsiasi altra persona, in un’atmosfera di fiducia e sicurezza. Con il cambiamento di mentalità che accompagna il nostro percorso di Giustizia e Conversione, la Chiesa può offrire l’ambiente protettivo che questo albero simboleggia”.
(Foto: Osservatore Romano)
Dott.ssa Vinai: vicinanza della Chiesa verso chi ha subito l’abuso
Lo scorso giovedì 17 novembre è stato presentato da parte della Cei il primo report sulla rete territoriale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili nelle diocesi italiane, curato dai proff. Barbara Barabaschi e Paolo Rizzi, docenti all’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza, in cui è emerso che “l’età delle presunte vittime segnalate nel biennio 2020-2021 si concentra nella fascia d’età 10-18 anni, in particolare il 37,1% tra coloro che hanno età compresa tra i 15 e i 18 anni e il 31,5% tra chi ha un’età compresa tra i 10 e i 14 anni. In misura decisamente inferiore i casi segnalati relativi a presunte vittime over 18 anni (18,0%) (spesso in questi casi si è
La trasparenza per gli enti di terzo settore nel libro di Luca Gori e Giulio Sensi
La trasparenza è stato un tema centrale nel processo di riforma del terzo settore ed è un orizzonte con cui le 360.000 istituzioni non profit presenti in Italia si misurano giorno per giorno con obblighi e adempimenti, ma anche possibilità di rendicontare le proprie attività per costruire relazioni di collaborazione e fiducia con enti pubblici, aziende, donatori e comunità in cui operano.
Finanze vaticane al vaglio del rapporto AIF
Nell’introduzione del rapporto dell’Autorità di Informazione Finanziaria della Santa Sede il direttore, Giuseppe, Schlitzer, ha scritto: “Nel 2019 l’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) ha intensificato la propria azione in tutti gli ambiti di attività, consolidando le forme di collaborazione con organismi sia dello Stato che di altre giurisdizioni. A livello di sistema, anche grazie al fermo impegno assunto dalle Autorità della Santa Sede e Città Stato del Vaticano nella lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, si sono registrati ulteriori progressi nella direzione di un migliore funzionamento e accreditamento internazionale della giurisdizione”.





























