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YouTopic Fest incontra la fiducia’ di 5.500 persone: a Rondine l’ImmaginAZIONE

Tra dibattiti e workshop tanti i temi trattati nel corso della tre-giorni con al centro il ruolo della fiducia. Dalla Cittadella arriva la proposta di una grande manifestazione di pace per il Medio Oriente dove raccogliere il dolore di tutte le parti in conflitto. Nel corso dei ‘tre giorni disarmanti’ incontri con Alberto Belli Paci, figlio di Liliana Segre, Claudio Bisio, PIF, Pera Toons, Gherardo Colombo, Steve Della Casa, Michele Serra e molti altri. YouTopic Fest torna con la nona edizione dal 6 al 8 giugno 2025.

4.000 partecipanti tra giovani e famiglie alla Marcia per la Pace, 1.500 presenze nel corso di tre giorni, 400 persone partecipanti ai panel, 120 persone ai workshop e 200 bambini e ragazzi presenti alla Cittadella della Pace. Sono solo alcuni numeri dell’ottava edizione di YouTopic, il Festival internazionale sul Conflitto promosso da Rondine, svoltosi nel borgo alle porte di Arezzo da giovedì 30 maggio a sabato 1° giugno riflettendo sul tema ‘Scommettere sulla fiducia, averla, riceverla, perderla, ritrovarla’.

“Siamo molto soddisfatti, non solo i giovani, ma tutte le persone che hanno partecipato, che ci hanno ricoperto di gratitudine e felicità – dice Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine -. Sono stati giorni in cui abbiamo accumulato veramente un patrimonio di fiducia e la fiducia non è una cosa astratta, ma concretissima, che nasce nelle relazioni. Abbiamo approfondito relazioni antiche e sono nate tantissime relazioni nuove, lo dicono anche i numeri del Festival di quest’anno. Siamo molto contenti della presenza dei bambini, come dire, bisogna imparare a litigare bene fin da piccoli, altrimenti da grandi è un guaio”.

Cala il sipario del festival di Rondine ma già si guarda al futuro: “La nona edizione di YouTopic Fest avrà per tema ‘ImmaginAZIONE. Il futuro come incubo o come sogno?’ Ma come si fa a pensare al futuro? Come si fa ad entrare nel futuro? Ci vuole una risorsa umana fondamentale che va educata e potenziata. E va potenziata proprio attraverso i conflitti, non senza i conflitti, altrimenti si spegne. Qual è questa qualità? È l’immaginazione”.

Ed è proprio il tema del sogno e della capacità di immaginare un futuro diverso che anima l’ultimo dibattito di YouTopic Fest: “Il nostro compito è di essere ponte per nuove narrazioni. Penso ad un momento che conti tutte le vittime da entrambi le parti, un monumento del lutto collettivo, che possa portare la costruzione di una memoria positiva e far conoscere le esperienze positive di dialogo. Infine dobbiamo sognare. Immaginare cosa potrebbe essere un Medio Oriente con due Stati amici che collaborano. Senza questo sogno che coltivi la speranza di un futuro diverso palestinesi e israeliani saranno sempre succubi di narrazioni negative”.

Afferma Gabriele Nissim, presidente della Fondazione Gariwo nel panel ‘Ricostruire la fiducia durante la guerra’ che ha affrontato la ripresa del conflitto armato in Medio Oriente che dal 7 ottobre che sta colpendo israeliani e palestinesi. E proprio da Nissim arriva la proposta: “In questa stretta abbiamo scoperto la totale mancanza di un grande movimento pacifista che scendesse in piazza per l’uno e per l’altro. Chiediamo a Rondine di farlo con noi con una grande manifestazione nazionale”.

Nelle orecchie la testimonianza di due padri di famiglia, uno israeliano e uno palestinese, entrambi del Parents Circle, forum delle famiglie: “Ognuna delle famiglie aderenti – ha detto Yuval Rahamim, co-direttore generale – ha perso membri della propria famiglia nel lungo conflitto tra Israele e Palestina, in diverse circostanze militari, civili, proteste, attacchi terroristici. Veniamo dal dolore e dalla tristezza più profondi e crediamo che questo debba essere un motore di pace e non di vendetta, per questo abbiamo deciso di dedicare impegno, risorse e tempo per costruire fiducia e dialogo tra i due popoli. Lavorando insieme su progetti comuni, la fiducia è costruita e mantenuta e i legami diventano sempre più stretti. Nei periodi di guerra, questi legami, questa fiducia sono messi alla prova, ma insistiamo per continuare il lavoro comune, la collaborazione e il dialogo”.

“Siamo più di 800 famiglie israeliane e palestinesi che hanno perso i propri cari – aggiunge Bassam Aramin, membro del Parents Circle – sappiamo di non poter continuare a vivere così, non vogliamo il sacrificio di nostri altri figli da entrambe le parti. Entrambe le parti infatti sono vittime. Per questo combattiamo insieme, israeliani e palestinesi, con modi non violenti per porre fine all’occupazione, così da poter vivere in pace, in sicurezza e stabilità”.

Il racconto di come il dolore non abbia confini, di come la madre di tutti i soldati di una guerra, per dirla con papa Francesco, soffra allo stesso modo. Davanti a lui Anita De Stasio, racconta il mondo di Neve Shalom, l’utopia e insieme la concretezza di come israeliani e palestinesi possano convivere, perfino parlando l’uno la lingua dell’altro.

Ed in chiusura il presidente di Rondine Franco Vaccari risponde alla proposta e rilancia: “Rondine dice sì ad una manifestazione che veda entrambe le parti del conflitto armato chiedere la pace, ma solo se a sceglierlo saranno i nostri giovani. Israeliani e palestinesi, russi e ucraini ma anche i figli di altre guerre dimenticate ma che qui hanno la stessa dignità. Noi siamo tutti i giorni non per il cessate il fuoco ma perché il fuoco neanche si accenda. Ma Rondine non sceglie per i giovani, sceglie con i giovani. Pronti ad andargli dietro con tutta la sua forza”.

Giornata intensa che si è aperta con il Giardino dei Giusti-Artigiani di Pace, inaugurato lo scorso anno in collaborazione con Gariwo la foresta dei Giusti, dove sono stati piantati tre nuovi alberi, uno dei quali dedicato a Otello Lorentini, che con la sua determinazione portò in tribunale i responsabili della strage dell’Heysel (Bruxelles) dove il 29 maggio del 1985, perse il figlio Roberto nel prepartita della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Da allora e fino alla sua scomparsa, avvenuta l’11 maggio del 2014, ha sempre cercato giustizia e mai vendetta: “Per la famiglia Lorentini è motivo di grande orgoglio il fatto che mio nonno Otello sia stato inserito nel Giardino dei Giusti a Rondine.

E’ stato un uomo che ha mostrato grande coraggio e determinazione nel momento in cui ha scelto di fondare l’Associazione tra i familiari delle vittime di l’Heysel dopo la strage nella quale persero la vita 39 persone tra le quali il figlio Roberto. Ha guidato le famiglie delle vittime italiane nel processo che ne è seguito riuscendo a far condannare la Uefa in una sentenza che ha fatto giurisprudenza e che ha portato a migliorare i criteri di sicurezza negli stadi. Otello per anni si è impegnato contro la violenza nello sport cercando di spiegarne i veri valori, a partire dal rispetto e dal fairplay per far sì che la memoria di quella strage fosse un seme e non un feticcio. Ha avuto la capacità di trasformare il dolore per la perdita di un figlio in uno strumento di pace”.

Le rondini partono ma altre sono già in arrivo e anche l’appuntamento alla prossima edizione di YouTopic Fest è fissato: da venerdì 6 a domenica 8 giugno 2025 ancora insieme per coltivare ‘l’ImmaginAZIONE per uscire dall’incubo e costruire insieme un futuro di pace?’. Questo è stato YouTopic Fest 2024. Un festival realizzato con il patrocinio di: Regione Toscana, Consiglio Regionale della Toscana, Provincia di Arezzo, Comune di Arezzo, Comune di Castiglion Fibocchi e Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Unione dei Comuni del Pratomagno.

Con il contributo di Tutela Legale, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Istituto per il Credito Sportivo. Con il sostegno di Estra S.p.A., Chimet, Camera di Commercio Arezzo Siena, BDC School, COINGAS S.p.A. In collaborazione con Festival dei Cammini di Francesco, Sustainability Award, Solea, BARTLEBYFILM, Medusa Film, Fondazione il Cuore si scioglie, Unicoop Firenze, Coldiretti Arezzo, Anna Lindh Foundation, Sugar, Castiglione del Cinema, Fattoria La Vialla, Fondazione Arezzo InTour, D.O.G. Operatori di strada. Con la media partnership di QN-La Nazione, Famiglia Cristiana, Vatican News, Radio Vaticana.

Il Quarto Anno Rondine è sostenuto da Fondazione di Sardegna,  Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo,  Fondazione Deloitte, Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia,  Fondazione Andrea Biondo Istituto di Cultura, Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, Gecofin, Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano, Fondazione ONLUS Niccolò Galli, Banca del Valdarno Credito Cooperativo – “borsa di studio in memoria di Bani Giovanni”, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Mike Bongiorno, Fondazione Vincenzo Casillo, Associazione Patrizia Funes, 2MV.

YouTopic Fest: 4.000 studenti in marcia per la pace a Rondine

Inaugurata l’Arena di Janine, realizzata raccogliendo la testimonianza di Liliana Segre, della sua permanenza ad Auschwitz e il messaggio contro l’indifferenza che ha affidato ai giovani di tutto il mondo. Il figlio Alberto Belli Paci raccoglie il suo “testimone” per portare avanti la sua testimonianza insieme a Rondine. Claudio Bisio, PIF, Michele Serra, Pera Toons, Daniele Mencarelli e Gherardo Colombo alcuni dei protagonisti di questa edizione   

Arezzo, 30 maggio 2024 – La Marcia per la Pace di circa 4.000 giovani ha aperto oggi l’ottava edizione di YouTopic Fest. Il Festival Internazionale sul Conflitto promosso da Rondine Cittadella della Pace, che, giunto alla sua ottava edizione, si svolge nel borgo alle porte di Arezzo fino a sabato 1° giugno riflettendo sul tema “Scommettere sulla fiducia, averla, riceverla, perderla, ritrovarla” (qui il programma: https://youtopicfest.rondine.org/). Liliana Segre, Claudio Bisio e PIF, Michele Serra, Pera Toons, Daniele Mencarelli e Gherardo Colombo sono solo alcuni dei protagonisti che animano questa edizione di YouTopic Fest.

“Inaugurare Youtopic Fest con la marcia della pace da Arezzo a Rondine è stato come immergersi in un bagno di giovani, adulti, istituzioni, professori, presidi, persone di tutti i tipi – dice Franco Vaccari, presidente di Rondine Cittadella della Pace -. Rondine vuole essere la casa di tutti coloro che hanno fatto un passo decisivo verso quella che chiamiamo la cultura della pace. I giovani di Rondine tutti i giorni spengono l’odio e rigenerano amicizie impossibili. Coppie di giovani coraggiosi hanno ricevuto l’abbraccio di queste 4.000 persone e sedendosi sull’Arena di Janine, è come se quel prato all’improvviso avesse messo 4.000 fiori, i giovani che si impegnano come Liliana a non prendere la pistola, a non rilanciare l’odio, ma promuovere ostinatamente dialogo”.

La Marcia, promossa dalla Cittadella della Pace in collaborazione con la Consulta Provinciale degli studenti, l’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana e il Parlamento regionale degli studenti, partita da Arezzo, è giunta al borgo di Rondine (10 km circa) con la partecipazione di studenti da tutta la Toscana, che già da anni partecipano e scelgono di fare concretamente il loro passo possibile verso la pace.

La Marcia per la Pace si è svolta in contemporanea anche a Palermo dove il Liceo Danilo Dolci sta festeggiando il centenario della nascita di Danilo Dolci, il cosiddetto ‘Gandhi d’Italia’, testimone di pace e di speranza. Un ponte virtuale tra i 4.000 giovani toscani e 1.500 ragazzi siciliani che dalla loro scuola hanno camminato insieme fino a una struttura requisita alla mafia, per arrivare alla Croce di don Pino Puglisi, testimoniata dalla presenza sul palco di Rondine della vice preside, Linda Caccamo.  

“Non c’è bisogno di essere eroi, basta ritrovare il coraggio di fare le scelte”: la frase di don Tonino Bello campeggia in cima al serpentone dei marciatori. La Marcia della Pace scatta poco prima delle 10 e colora per centinaia di metri la strada Setteponti. “La politica deve fare la sua parte per aprire sentieri di pace e i sindaci sono le sentinelle più informate del territorio” spiega il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, in marcia con gli altri. Poco distante il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, mons. Andrea Migliavacca, alla marcia si unisce anche l’europarlamentare Renata Polverini: “E’ un momento delicato per il mondo, è doveroso essere presenti a momenti di pace”.

“Firenze ha un legame profondo con Rondine, rafforzato dalla recente manifestazione a Palazzo Vecchio. Rondine un’utopia? Tutte le grandi idee all’inizio lo sono state, allora viva l’utopia”, dice il sindaco di Firenze Dario Nardella. Una volta conclusa la marcia, Gala Ivkovic, responsabile dell’innovazione sociale in Italia per Rondine, rilancia la raccolta fondi per poter aprire l’esperienza della Cittadella ad altri studenti provenienti da paesi in guerra. Alcuni di quegli studenti parlano al termine della marcia, unendosi alle parole di Liliana Segre: “Adesso sono pronta a raccontare alla mia famiglia e ai miei amici l’esperienza di Rondine”.

Alexandra ha 24 anni e arriva dalla Russia. “Rondine ci dà la forza di fare il nostro piccolo passo possibile: esserci l’uno per l’altra”. O per l’altra: come Valeriia che arriva dall’Ucraina. “Sono qui da due anni. Sono stati difficili perché ogni giorno, durante questi anni, persone sono morte in guerra nei nostri paesi e il mondo sembrava impazzire”. La cronaca e la ferita di quegli anni rivive nell’Arena di Janine, appena inaugurata dal presidente di Rondine Franco Vaccari e da Alberto Belli Paci. Tra gli applausi per gli alpini, che hanno messo a disposizione diecimila ore del loro lavoro per quell’area verde che accoglie i marciatori. E sulla quale Liliana Segre si affaccia dalla sua casa di Milano, nel cuore della sua Rondine magica. “Mi sento realizzata dal fatto che lì ci sia l’Arena di Janine”.

Emozionato all’apertura dell’arena di Janine il figlio di Liliana Segre, Alberto Belli Paci: “Rondine è un luogo magico per me, tutto il mondo intorno a noi è diverso da Rondine”. Liliana Segre stavolta non è nella cittadella della pace: ma manda un videomessaggio e apre la sua casa da Milano alle migliaia di giovani accorsi nel borgo a piedi, con la Marcia della Pace. “Soltanto a Rondine poteva esserci un luogo che si chiama Arena di Janine”. Rievoca di nuovo quella ragazza, la sua amica conosciuta ad Auschwitz, mandata alle camere a gas solo perché si era ferita lavorando. Rievoca il suo rimorso. “Non ebbi il coraggio di salutarla, di dirle una parola buona, di dirle ciao”.

Ora accomuna quel saluto ritrovato a quello che riserva ai giovani che la ascoltano con gli occhi incollati al maxi-schermo. Io vi ringrazio, carissimi ragazzi, che avete scelto a Rondine di portare avanti la vostra libertà, non parlando mai né di odio né di indifferenza”. Dall’Arena si alza un applauso, che continua quando il figlio di Liliana, Alberto Belli Paci, prende la parola per raccogliere il testimone della mamma:

“La sfida è trasformare un dolore spaventoso, e chi è figlio della Segre lo ha respirato con il Dna, in energia positiva. E trovo che Rondine sia un laboratorio speciale di dialogo e di confronto continui. A Rondine l’altro non è più un nemico davanti al quale stare in allerta, ma può diventare una persona, un amico, un qualcuno con il quale poter parlare. Rondine trasmette il dialogo, la comunicazione, il disarmarsi”.

L’Arena di Janine è stata resa possibile grazie al sostegno economico di Regione Toscana, Provincia Autonoma di Trento e Trentino Marketing con menzione d’onore ad Andrea Carbonari della forestale trentina e Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. All’arrivo anche il Governatore Eugenio Giani: “E’ un’esperienza unica al mondo, è per questo la Regione ha varato una delibera che la nomina agenzia formativa sull’educazione alla pace’.

“Come sapete – ha detto Giulia Zanotelli, assessore del Trentino all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica e enti locali – a causa della tempesta Vaia, i nostri boschi hanno subito una grande ferita che stiamo cercando di rimarginare grazie a tutto il sistema trentino. Un ringraziamento per questo progetto va anche all’Associazione nazionale alpini, con il coordinamento del Consigliere nazionale Maurizio Pinamonti, che ha deciso di donare oltre 10.000 ore di lavoro volontario, a Carbonari di APROFOD e a tutta la sua struttura per aver seguito ogni dettaglio così come il servizio foreste, a Trentino Marketing per il supporto e a tutti quelli che hanno contribuito alla sua realizzazione con passione. Come saprete, inoltre, alcuni istituti superiori del Trentino hanno aderito al Metodo Rondine nei propri programmi educativi. E’ quindi un onore per la nostra Provincia e per tanti trentini coinvolti aver partecipato a questa iniziativa; un pezzo di cuore del Trentino batte anche da voi”.

Andrea Sassi, della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze: “Siamo molto orgogliosi di aver contribuito a questa inaugurazione, un progetto che esporterà quello che è Rondine nel mondo. L’augurio è quello che progetti simili si possano replicare anche fuori da questi ‘confini’, anche se non ci piace molto come termine e contribuire a migliorare il mondo”.

“Le parole hanno bisogno di luoghi per diventare vere – ha detto mons. Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro – Rondine è un luogo dove queste parole che parlano di pace e libertà le si scrive anche nei cuori, anche in quelli di coloro che oggi provengono da paesi in conflitto, ma quando queste parole scolpiscono il cuore cambia la vita e si diventa costruttori di pace. Questi giovani forse più di altri ci possono aiutare a scrivere queste parole nel cuore di ciascuno di noi”.

L’inaugurazione è stata anche occasione per conferire il titolo di Ambassador a Sebastiano Favero, Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini e tutti gli operai alpini; Maurizio Pinamonti Consigliere nazionale ANA responsabile lavori Rondine; l’imprenditore trentino Mauro Giacca; il Consigliere Dino Leonesi. Il titolo di Ambassador viene conferito ad amici e sostenitori di Rondine che si siano distinti per l’impegno profuso a favore di Rondine a livello sociale o professionale.

Al termine è stata inaugurata  l’opera “L’Albero della Vita” dell’artista Roberta Cipriani.

Questo è YouTopic Fest 2024 che terrà banco a Rondine fino a sabato 1 giugno con un cartellone serrato.

Scopri il programma e iscrivi per partecipare gratuitamente https://youtopicfest.rondine.org/. Il festival è realizzato con il patrocinio di: Regione Toscana, Consiglio Regionale della Toscana, Provincia di Arezzo, Comune di Arezzo, Comune di Castiglion Fibocchi e Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Unione dei Comuni del Pratomagno. Con il contributo di Tutela Legale, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Istituto per il Credito Sportivo. Con il sostegno di Estra S.p.A., Chimet, Camera di Commercio Arezzo Siena, BDC School, COINGAS S.p.A.

In collaborazione con Festival dei Cammini di Francesco, Sustainability Award, Solea, BARTLEBYFILM, Medusa Film, Fondazione il Cuore si scioglie, Unicoop Firenze, Coldiretti Arezzo, Anna Lindh Foundation, Sugar, Castiglione del Cinema, Fattoria La Vialla, Fondazione Arezzo InTour, D.O.G. Operatori di strada. Con la media partnership di QN-La Nazione, Famiglia Cristiana, Vatican News, Radio Vaticana.

Papa Francesco: Cristo vive

Aspettando l’incontro con i bambini nel pomeriggio questa mattina è stata molto intensa per papa Francesco, che ha incontrato i partecipanti al Congresso Internazionale di Pastorale giovanile promosso dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita sul tema: ‘Per una pastorale giovanile sinodale: nuovi stili e strategie di leadership’, che hanno cooperato alla realizzazione della Giornata mondiale della Gioventù a Lisbona, con un pensiero a quella del prossimo anno a Roma:

“Pensando al Giubileo dei Giovani (l’anno prossimo) ed alla GMG di Seoul (fra tre anni), il mio ‘sogno’ è che possano far incontrare Gesù a tanti giovani, anche tra quelli che normalmente non frequentano la Chiesa, portando loro il messaggio della speranza. Penso a quei ragazzi e ragazze che hanno ‘abbassato lo sguardo’, che hanno smarrito l’orizzonte, che hanno messo da parte i sogni grandi e sono rimasti impigliati nella tristezza e nel male di vivere… Gli appuntamenti di Roma e di Seoul sono le occasioni che Dio ci offre per dire a tutti i giovani del mondo che Gesù è speranza per te, è speranza per noi, è speranza per tutti!”

Per questo occorre aiutare i giovani ad alcune certezze: “I giovani, infatti, risentono in modo particolare delle notizie negative che ci assediano, ma queste non devono oscurare la certezza che Cristo risorto è con loro ed è più forte di ogni male. Pensiamo, non dico alle notizie, alle pubblicità delle guerre, pensiamo a questo. I giovani sentono questo.

Sì, Cristo vive! Tutto vive, è in mano sua e Lui solo conosce i destini del mondo e il corso della nostra vita. E’ importante offrire ai giovani occasioni per sperimentare Cristo vivo nella preghiera, nella celebrazione eucaristica e della riconciliazione, negli incontri comunitari, nel servizio ai poveri, nella testimonianza dei santi. I giovani stessi che ne fanno esperienza sono i portatori di questo annuncio-testimonianza”.

Per questo è essenziale il discernimento spirituale: “Il discernimento è un’arte che gli operatori pastorali per primi devono imparare: sacerdoti e religiosi, catechisti, accompagnatori, giovani stessi che seguono altri giovani. E’ un’arte che non si improvvisa, che va approfondita, sperimentata e vissuta. Per un giovane, trovare una persona capace di discernimento è trovare un tesoro…

Una guida che non toglie la libertà ma accompagna. Sul discernimento ho tenuto anche un ciclo di catechesi, potrete andare a cercarle, che spiega come si fa il discernimento. Qui vorrei sottolineare solo tre qualità: è sinodale, è personale, è orientato alla verità. Il discernimento è sinodale, personale e orientato alla verità”.

Insomma è stato un invito ad ascoltare i giovani: “Un ascolto reale, che non rimanga ‘a metà’, o solo ‘di facciata’. I giovani non vanno strumentalizzati per realizzare idee già decise da altri o che non rispondono realmente alle loro esigenze. I giovani vanno responsabilizzati, coinvolti nel dialogo, nella programmazione delle attività, nelle decisioni. Bisogna far sentire loro che sono parte attiva e a pieno titolo della vita della Chiesa; e soprattutto che loro stessi sono i primi annunciatori del Vangelo ai loro coetanei”.

Ugualmente ai direttori delle Pontificie Opere Missionarie ha sottolineato l’esigenza della comunione: “In questa prospettiva, siamo chiamati a vivere la spiritualità della comunione con Dio e con i fratelli. La missione cristiana non è trasmettere qualche verità astratta o qualche convincimento religioso (meno fare proselitismo, meno ancora), ma è anzitutto permettere a coloro che incontriamo di poter fare l’esperienza fondamentale dell’amore di Dio, e potranno trovarlo nella nostra vita e nella vita della Chiesa se ne saremo testimoni luminosi, riflettendo un raggio del mistero trinitario”.

La seconda parola è la creatività, in quanto solo l’amore crea, come disse san Massimiliano Kolbe: “Ed allora, ricordiamoci che la creatività evangelica nasce dall’amore, dall’amore divino, e che ogni attività missionaria è creativa nella misura in cui la carità di Cristo è la sua origine, la sua forma e il suo fine. Così, con fantasia inesauribile, crea modi sempre nuovi di evangelizzare e di servire i fratelli, specialmente i più poveri. Espressione di tale carità sono anche le tradizionali raccolte destinate ai fondi universali di solidarietà per le missioni”.

L’ultima parola è tenacia: “Anche questo tratto possiamo contemplarlo nell’Amore di Dio Trinità che, per realizzare il disegno di salvezza, con fedeltà costante ha inviato i suoi servi nel corso della storia e nella pienezza dei tempi ha donato sé stesso in Gesù… E su questo vorrei soffermarmi per ringraziare Dio per la testimonianza martiriale che hanno dato, in questi giorni passati, un gruppo di cattolici del Congo, del nord Kivu.

tSono stati sgozzati, semplicemente perché erano cristiani e non volevano passare all’islam. Oggi c’è questa grandezza della Chiesa nel martirio. E andiamo un po’ indietro, cinque anni fa, nella spiaggia della Libia, quei copti che sono stati sgozzati e in ginocchio dicevano: ‘Gesù, Gesù, Gesù’. La Chiesa martiriale è la Chiesa della tenacia del Signore che porta avanti”.

Ad inizio giornata il papa aveva ricevuto i partecipanti all’incontro internazionale promosso da ‘Somos Community Care’, in collaborazione con la Pontificia Accademia per la Vita, mettendo al centro della riflessione il medico che si prende cura: “Possiamo accedere a terapie fino a pochi decenni fa inimmaginabili. Ma la medicina, anche quella più tecnologizzata, è sempre prima di tutto un incontro umano, fatto di cura, vicinanza e ascolto e questa è la missione del medico di famiglia.

Quando stiamo male, nel medico cerchiamo, oltre al professionista competente, una presenza amica su cui contare, che ci infonda fiducia nella guarigione e che, anche quando questa non fosse possibile, non ci lasci soli, ma continui a guardarci negli occhi e ad assisterci, fino alla fine”.

(Foto: Santa Sede)

A Tolentino inaugurata una statua alla santa Madre Teresa di Calcutta

Nel dicembre dello scorso anno la Comunità albanese di Tolentino ha festeggiato il 111° anniversario dell’indipendenza dell’Albania alla presenza dell’ambasciatrice della Repubblica del Kosovo, Lendita Haxhitasim, e del sindaco della città, Mauro Sclavi, i quali hanno ‘scoperto’ la statua dedicata a santa Madre Teresa di Calcutta, posizionata nel quartiere di viale Benadduci, benedetta da don Gianni Compagnucci, parroco della concattedrale di san Catervo, che all’inizio della sua vocazione di sacerdote è vissuto per oltre un anno in Albania.

La statua, alta 165 cm, realizzata in bronzo, da un artista kosovaro, è stata donata dalla famiglia di Gzim Gashi per ringraziare la Comunità tolentinate per quanto fatto in favore del popolo albanese. Infatti Gashi, a partire dal 1999, grazie alla collaborazione del Sermit e del comune tolentinate, ha promosso una raccolta sistematica di genere alimentari e di prima necessità che erano donati dai tolentinati e che lui personalmente trasportava ogni mese in Albania, poi distribuiti per aiutare le famiglie in difficoltà. 

Al termine dell’inaugurazione abbiamo chiesto a Gashi Gzim di spiegare il motivo per cui ha donato una statua dedicata a santa Madre Teresa: “Lei è un simbolo del nostro Paese, perché è nata a Skopje ed è di origine albanese. Ha donato tutta se stessa alle persone bisognose di tutto il mondo; ha vissuto in posti, da cui tutti fuggivano; invece lei è stata lì. Sono orgoglioso che è parte della nostra comunità albanese.

La prima cosa a cui ho pensato è stata quella di donare la statua alla città di Tolentino, perché nel 1999 quando il popolo kosovaro è fuggito dall’Albania, perché era un Paese povero e non poteva ospitare le persone evacuate dal Kosovo  per trovare la salvezza, è stato ospitato dalle città italiane. In quel tempo eravamo un unico Paese. Io sono a Tolentino da più di 30 anni e sono stato ben accolto.

Arrivato in città da Bari il presidente del Ser.Mi.T (Servizio Missionario Tolentino) di quel tempo, Sandro Luciani, mi ha accolto ed aiutato a sistemarmi; anche tutti i cittadini ci ha aiutato con cibo e vestiario. Quindi con questa statua voglio ringraziare la città per l’accoglienza. Poi mi hanno aiutato a trovare un lavoro ed una degna sistemazione: la statua è un pensiero per condividere il bene ricevuto”.

Per quale motivo ha regalato alcuni volumi su Madre Teresa al Sermit?

“Don Gjergje, sacerdote nella Pristina, ha seguito molto la storia della santa albanese ed ha scritto molti libri, tra cui ‘La spiritualità di Madre Teresa, in quanto ha trascorsi alcuni anni in missione con lei e voleva essere presente in città all’inaugurazione. Purtroppo non è potuto essere presente, ma mi ha consegnato alcuni libri da regalare al Sermit”.

Cosa è stato per lei il Sermit?

“Per me è stato un punto di riferimento, perché quello che il Sermit ha fatto per me è stato straordinario. I libri sono solo una testimonianza per tutte le persone che svolgono questo servizio di volontariato”.

Per chi voglia sostenere l’opera del SerMiT:

Intesa San Paolo IBAN: IT 94 D 03069 69200 100000 006377;

Poste Italiane: IBAN: IT 66 N 07601 13400 000014 616627.

Papa Francesco: il Concilio cinese nella missione della Chiesa

Papa Francesco oggi ha inviato un videomessaggio ai partecipanti al convegno internazionale ‘100 anni dal Concilium Sinense: tra storia e presente’, organizzato dalla Pontificia Università Urbaniana in collaborazione con l’Agenzia Fides e la Commissione Pastorale per la Cina, sottolineando la ricorrenza occasione ‘preziosa’:

“Sono contento di potermi rivolgere a voi in occasione del convegno dedicato al centenario del Concilium Sinense, il primo e finora unico Concilio della Chiesa cattolica cinese, che si svolse a Shangai tra maggio e giugno 1924, esattamente cento anni fa. Il titolo del vostro convegno è ‘Cento anni dal Concilium Sinense, tra storia e presente’, e certo questa ricorrenza rappresenta per tante ragioni un’occasione preziosa”.

E’ stato un sinodo importante sia per la Chiesa che per la Cina: “Quel Concilio fu davvero un passaggio importante nel percorso della Chiesa cattolica nel grande Paese che è la Cina. A Shanghai, i Padri riuniti nel Concilium Sinense vissero un’esperienza autenticamente sinodale e presero insieme decisioni importanti. Lo Spirito Santo li riunì, fece crescere l’armonia tra loro, li portò lungo strade che molti tra loro non avrebbero immaginato, superando anche le perplessità e le resistenze. Così fa lo Spirito Santo che guida la Chiesa”.

Quel sinodo è stato l’inizio di un cammino della riscoperta del cristianesimo: “Loro erano quasi tutti provenienti da Paesi lontani, e prima del Concilio molti tra loro non erano ancora pronti a prendere in considerazione l’opportunità di affidare la guida delle diocesi a sacerdoti e vescovi nati in Cina.

Poi, riuniti in Concilio, compirono un vero cammino sinodale e firmarono tutti le disposizioni che aprivano nuove strade affinché la Chiesa, anche la Cina cattolica, potesse avere sempre più un volto cinese. Riconobbero che quello era il passo da fare, perché l’annuncio di salvezza di Cristo può raggiungere ogni comunità umana e ogni singola persona solo se parla nella sua lingua materna”.

Ed ha ricordato i ‘contributi’ di p. Matteo Ricci e del card. Costantini: “I Padri del Concilio seguirono le orme di grandi missionari, come padre Matteo Ricci – Lì Mǎdòu; si misero nel solco aperto dall’apostolo Paolo, quando predicava che occorre farsi tutto a tutti pur di annunciare e testimoniare Cristo risorto.

Un contributo importante, nella promozione e nella guida del Concilium Sinense, arrivò dall’Arcivescovo Celso Costantini, il primo Delegato Apostolico in Cina, che per decisione di papa Pio XI fu anche il grande organizzatore e il Presidente del Concilio”.

E soprattutto il card. Costantini contribuì alla comunione tra Cina e Santa Sede: “Costantini applicò alla situazione concreta uno sguardo davvero missionario. E fece tesoro degli insegnamenti della ‘Maximum illud’, la Lettera apostolica sulle missioni pubblicata nel 1919 da papa Benedetto XV.

Seguendo lo slancio profetico di quel documento, Costantini ripeteva semplicemente che la missione della Chiesa era quella di ‘evangelizzare, non colonizzare’. Nel Concilio di Shanghai, anche grazie all’opera di Celso Costantini, la comunione tra la Santa Sede e la Chiesa che è in Cina si manifestò nei suoi frutti fecondi, frutti di bene per tutto il popolo cinese”.

Inoltre per il papa i partecipanti del concilio cinese tracciarono i percorsi per il ‘futuro’: “Il cammino della Chiesa lungo la storia è passato e passa per strade impreviste, anche per tempi di pazienza e di prova. Il Signore, in Cina, ha custodito lungo il cammino la fede del popolo di Dio. E la fede del popolo di Dio è stata la bussola che ha indicato la via in tutto questo tempo, prima e dopo il Concilio di Shanghai, fino a oggi”.

In questo modo si realizza la comunione: “I cattolici cinesi, in comunione con il Vescovo di Roma, camminano nel tempo presente. Nel contesto in cui vivono, testimoniano la propria fede anche con le opere di misericordia e carità, e nella loro testimonianza danno un contributo reale all’armonia della convivenza sociale, alla edificazione della casa comune. Chi segue Gesù ama la pace, e si trova insieme a tutti quelli che operano per la pace, in un tempo in cui vediamo agire forze disumane che sembrano voler accelerare la fine del mondo”.

Al termine il papa ha invitato a pregare la Madonna di Sheshan: “I partecipanti al Concilio di Shanghai guardarono al futuro. E, alcuni giorni dopo la fine del Concilio, si recarono in pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Sheshan, vicino Shanghai…

Proprio in questi giorni, nel mese di maggio, dedicato dal popolo di Dio alla Vergine Maria, tanti nostri fratelli e sorelle cinesi salgono in pellegrinaggio al Santuario di Sheshan, per affidare le loro preghiere e le loro speranze all’intercessione della Madre di Gesù. Fra pochi giorni, il 24 maggio, festa di Maria Aiuto dei cristiani, la Chiesa nel mondo intero pregherà con i fratelli e le sorelle della Chiesa che è in Cina, come era stato chiesto da papa Benedetto XVI nella sua Lettera ai cattolici cinesi”.

Durante il convegno mons. Giuseppe Shen Bin, vescovo di Shanghai, come ha riportato l’Agenzia Fides, ha parlato dello sviluppo della Chiesa in Cina nella linea tracciata dal card. Costantini: “Oggi il popolo cinese sta portando avanti la grande rinascita della nazione cinese in modo globale con una modernizzazione in stile cinese, e la Chiesa cattolica in Cina deve muoversi nella stessa direzione, seguendo un percorso di cinesizzazione che sia in linea con la società e la cultura cinese di oggi…

Papa Francesco ha anche spesso sottolineato che essere un buon cristiano non solo non è incompatibile con l’essere un buon cittadino, ma ne è parte integrante… Spesso diciamo che la fede non ha confini, ma i credenti hanno una propria Patria e una loro cultura che è nata dalla propria Patria”.

Ha concluso l’intervento affermando che la Chiesa cattolica in Cina seguirà l’insegnamento dell’apostolo Paolo con lo spirito di p. Matteo Ricci: “Guardando al futuro, la Chiesa cattolica cinese continuerà a seguire l’insegnamento dell’apostolo Paolo, che disse:

“Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno”, portando avanti il percorso di cinesizzazione della Chiesa iniziato dai missionari come Matteo Ricci per primo, e proseguendo l’orientamento indicato dal Sinodo di Shanghai riguardo alla costruzione della Chiesa indigena. Continueremo a costruire la Chiesa in Cina come Chiesa santa e cattolica, che sia conforme alla volontà di Dio, accetti l’eccellente patrimonio culturale tradizionale cinese e che sia benvoluta nella società cinese di oggi”.

(Foto: Franco Casadidio)

Papa Francesco invita la Chiesa siro-malabrese alla comunione

Questa mattina papa Francesco ha incontrato i fedeli della Chiesa siro-malabarese, giunti a Roma insieme all’arcivescovo maggiore Raphael Tattil, la cui elezione a capo della Chiesa sui iuris e successore del card. Alencherry era arrivata lo scorso gennaio, dopo alcuni anni di divisione interna e l’intervento del papa attraverso un videomessaggio del 7 dicembre 2023, ricordato all’inizio del suo intervento:

“I fedeli della vostra amata Chiesa sono conosciuti, non solo in India ma nel mondo intero, per il vigore della fede e della devozione. La vostra è una fedeltà antica, radicata nella testimonianza, fino al martirio, di San Tommaso, Apostolo dell’India: siete custodi ed eredi della predicazione apostolica. Avete avuto tante sfide nel corso della vostra storia, lunga e travagliata, la quale in passato ha pure visto dei fratelli nella fede commettere contro di voi azioni sciagurate, insensibili alle peculiarità della vostra fiorente Chiesa.

Eppure siete rimasti fedeli al Successore di Pietro. Ed io sono felice oggi di accogliervi e di confermarvi nella gloriosa eredità che avete ricevuto e che portate avanti. Voi siete obbedienti, e dove c’è obbedienza c’è Ecclesia; dove c’è disobbedienza c’è lo scisma. E voi siete obbedienti, questa è una gloria vostra: l’obbedienza. Anche con la sofferenza, ma andare avanti”.

Ha ricordato che quella della Chiesa siro-malabrese è una storia ‘particolare’, perché è patrimonio del ‘Popolo santo di Dio’: “Ne approfitto per ricordare che le tradizioni orientali sono tesori imprescindibili nella Chiesa. Specialmente in un tempo come il nostro, che taglia le radici e misura tutto, purtroppo anche l’atteggiamento religioso, sull’utile e sull’immediato, l’Oriente cristiano permette di attingere a fonti antiche e sempre nuove di spiritualità.

Queste fresche sorgenti apportano vitalità alla Chiesa ed è perciò bello per me, in quanto Vescovo di Roma, incoraggiare voi, fedeli cattolici siro-malabaresi, ovunque vi troviate, a ben coltivare il senso di appartenenza alla vostra Chiesa sui iuris, affinché il suo grande patrimonio liturgico, teologico, spirituale e culturale possa ancor più risplendere”.

E’ un invito a ‘lavorare’ contro le divisioni in un confronto aperto, supportati dalla preghiera: “Beatitudine, lavoriamo con determinazione per custodire la comunione e preghiamo senza stancarci perché i nostri fratelli, tentati dalla mondanità che porta a irrigidirsi e a dividere, possano rendersi conto di essere parte di una famiglia più grande, che vuole loro bene e li aspetta… Ci si confronti e si discuta senza paura, ma soprattutto si preghi, perché, alla luce dello Spirito, che armonizza le diversità e riconduce le tensioni in unità, si risolvano i conflitti”.

Però il confronto deve essere animato dalla comunione: “Con una certezza: che l’orgoglio, le recriminazioni, le invidie non vengono dal Signore e non portano mai alla concordia e alla pace. Mancare di rispetto gravemente al Santissimo Sacramento, Sacramento della carità e dell’unità, discutendo di dettagli celebrativi di quella Eucaristia che è il punto più alto della sua presenza adorata tra noi, è incompatibile con la fede cristiana.

Il criterio guida, quello veramente spirituale, quello che deriva dallo Spirito Santo, è la comunione: significa verificarsi sull’adesione all’unità, sulla custodia fedele e umile, rispettosa e obbediente dei doni ricevuti”.

Inoltre papa Francesco li ha incoraggiati a non scoraggiarsi nella difficoltà: “E vorrei dire a tutti: nei momenti di difficoltà e di crisi non ci si lasci prendere dallo scoraggiamento o da un senso di impotenza di fronte ai problemi. Fratelli e sorelle, non si spenga la speranza, non ci si stanchi di aver pazienza, non ci si chiuda in pregiudizi che portano ad alimentare animosità. Pensiamo ai grandi orizzonti della missione che il Signore ci affida, la missione di essere segno della sua presenza di amore nel mondo, non scandalo per chi non crede!

Pensiamo, nel prendere ogni decisione, ai poveri e ai lontani, alle periferie, a quelle in India e nella diaspora, a quelle esistenziali. Pensiamo a chi soffre e attende segnali di speranza e di consolazione. So che la vita di tanti cristiani in molti luoghi è difficile, ma la differenza cristiana consiste nel rispondere al male col bene, nel lavorare senza stancarsi con tutti i credenti per il bene di tutti gli uomini”.

E’ stato un invito a non distogliere lo sguardo da Cristo, come ha fatto l’apostolo Tommaso: “Insieme guardiamo a Gesù: a Lui crocifisso e risorto, a Lui che ci ama e fa di noi una cosa sola, a Lui che ci vuole riuniti come una sola famiglia attorno a un unico altare. Come l’apostolo Tommaso, guardiamo alle sue piaghe: sono visibili ancora oggi nel corpo di tanti affamati, assetati e scartati, nelle carceri, negli ospedali e lungo le strade; toccando questi fratelli con tenerezza, accogliamo il Dio vivente in mezzo a noi. Come San Tommaso, guardiamo le piaghe di Gesù e vediamo come da quelle ferite, che avevano tramortito i discepoli e potevano gettarli in un irreparabile senso di colpa, il Signore ha fatto scorrere canali di perdono e di misericordia”.

Il papa ha concluso l’incontro con l’invito all’unità all’interno della Chiesa: “E voi, cari fedeli della comunità siro-malabarese di Roma, discendenti dell’apostolo Tommaso nella città di Pietro e Paolo, avete un ruolo speciale: da questa Chiesa, che presiede alla comunione universale della carità, siete chiamati a pregare e a cooperare in modo speciale per l’unità all’interno della vostra Chiesa, non solo nel Kerala ma in tutta l’India e in tutto il mondo. Il Kerala, che è una miniera di vocazioni! Preghiamo perché continui a esserlo”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Francesco alle congregazioni: la diversità è armonia

Stamattina papa Francesco ha incontrato i partecipanti ai capitoli generali dei Figli della Carità ‘Canossiani’ e dei ‘Fratelli di San Gabriele’, ricordando che sono eventi ‘fondamentali’ per ogni congregazione religiosa, perché sono ‘momenti di grazia’, come è espresso nella costituzione pastorale ‘Gaudium et Spes’:

“Soprattutto ad essi è affidata la tutela del patrimonio di intenzioni e di progetti che lo Spirito ha ispirato ai vostri Fondatori, e di tutto il bene che ne è scaturito. Si tratta dunque di momenti di grazia (un Capitolo è un momento di grazia), da vivere prima di tutto nella docilità all’azione dello Spirito Santo, facendo memoria grata del passato, ponendo attenzione al presente (nell’ascolto reciproco e nella lettura dei segni dei tempi) e guardando con cuore aperto e fiducioso al futuro, per una verifica e un rinnovamento personale e comunitario. Passato, presente e futuro entrano in un Capitolo, per ricordare, per valutare e per andare avanti nello sviluppo della Congregazione”.

Ai canossiani ha ricordato lo ‘spirito’ fondante della congregazione, grazie all’intuizione di una donna: “Cari amici Canossiani, è molto bello vedervi qui, uomini impegnati a seguire Cristo più da vicino sulle orme di una donna, Maddalena di Canossa, di cui ricorrono i duecentocinquant’anni dalla nascita. Questa Santa coraggiosa, in un mondo non meno difficile del nostro, si propose di ‘far conoscere e amare Gesù, che non è amato perché non è conosciuto’.

E voi, che volete continuare la sua opera missionaria, avete scelto come tema per i vostri lavori questa frase: “Chi non arde non incendia’. A me dà tristezza quando vedo religiosi che sembrano più vigili del fuoco che uomini e donne con ardore per incendiare”.

E’ un invito alla testimonianza: “E lo fate in una famiglia che, in oltre due secoli di storia, si è arricchita di tanti doni: presente in sette Paesi e composta da membri di dieci diverse nazionalità, sorretta dalla comunione e dalla collaborazione con le sorelle Canossiane e con una realtà laicale sempre più attiva e coinvolta”.

Inoltre ha sottolineato l’importanza dei laici per affrontare le ‘sfide’ nel mondo: “E’ importante questo, avere i laici coinvolti nella spiritualità di un istituto e che collaborano nel suo lavoro apostolico. Certo, si tratta di un’eredità che porta con sé anche delle sfide, ma santa Maddalena vi ha mostrato come si superano le difficoltà: con gli occhi rivolti al Crocifisso e le braccia aperte verso gli ultimi, i piccoli, i poveri e gli ammalati, per curare, educare e servire i fratelli con gioia e semplicità.

Quando il cammino si fa difficile, allora, fate come lei: guardate Gesù Crocifisso e guardate gli occhi e le piaghe dei poveri, e vedrete che lentamente le risposte si faranno strada nei vostri cuori con sempre maggiore chiarezza”.

Mentre alla congregazione dei ‘Fratelli di san Gabriele’ ha ricordato il particolare carisma dato dai fondatori: “Come ci hanno insegnato anche san Luigi Maria Grignion de Montfort e padre Gabriele Deshayes, alla cui opera si deve la fondazione dei Fratelli di San Gabriele, voi pure, cari fratelli, siete impegnati in questi giorni a discernere la volontà di Dio per il vostro cammino, in prossimità di un importante anniversario: trecentocinquant’anni dalla nascita di San Luigi Maria.

La vostra famiglia, nata da un piccolo gruppo di collaboratori laici del grande predicatore, oggi conta più di mille religiosi, impegnati nell’assistenza pastorale, nella promozione umana e sociale e nell’educazione, specialmente in favore dei ciechi e dei sordomuti, in trentaquattro Paesi diversi”.

Ed ha sottolineato il particolare tema del capitolo di questa congregazione sull’ascolto e sull’azione: “Per mantenere viva la vostra presenza, che è una presenza profetica, avete scelto di riflettere sul tema ‘Ascoltare e agire con coraggio’. ‘Coraggio’: quella parresia apostolica, il coraggio che noi leggiamo, per esempio, nel Libro degli Atti degli Apostoli. Quel coraggio. E’ lo Spirito a darci quel coraggio, e noi dobbiamo chiederlo”.

Infine il papa ha sottolineato la ricchezza di consacrati provenienti da molte nazioni: “Anche a voi, poi, la Provvidenza ha donato la ricchezza di una variegata internazionalità: essa farà tanto bene alla vostra crescita e al vostro apostolato, se la saprete vivere accogliendo e condividendo costruttivamente, tra voi e con tutti, le diversità.

Questo è un messaggio importante, specialmente nel nostro mondo, spesso diviso da egoismi e particolarismi: le diversità sono doni da condividere, le diversità sono doni preziosi! Siate profeti di questo, con la vostra vita. E Colui che fa l’armonia fra le diversità è lo Spirito Santo, che è il maestro dell’armonia. L’uniformità in un istituto religioso, in una diocesi, in un gruppo laicale, uccide! La diversità in armonia fa crescere. Non dimenticatevi di questo. Diversità in armonia”.

Sempre in mattinata la Santa Sede ha comunicato il programma ufficiale di quella che il Papa svolgerà a Verona sabato 18 maggio con partenza in elicottero dal Vaticano alle ore 6,30 per atterrare a Verona alle ore 8.00. Il primo impegno mezz’ora dopo nella Basilica di San Zeno il papa incontrerà sacerdoti e consacrati. E di seguito in piazza San Zeno saluterà bambini e giovani veronesi.

Poi all’Arena il papa presiederà l’incontro ‘Arena di Pace – Giustizia e Pace si baceranno’ e risponderà ad alcune domande; alle ore 11,45 presso il Carcere di Montorio papa Francesco rivolgerà un discorso a detenuti, volontari ed agenti penitenziari. La visita sarà conclusa alle ore 15 dalla celebrazione eucaristica allo stadio Bentegodi.

(Foto: Santa Sede)

A Venezia la Biennale d’Arte: Stranieri Ovunque

Fino a domenica 24 novembre, ai Giardini e all’Arsenale di Venezia è ospitata la 60^ Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo ‘Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere’, a cura di Adriano Pedrosa e prodotta dalla Biennale di Venezia. Dal 2021 La Biennale ha avviato un percorso di rivisitazione di tutte le proprie attività secondo principi consolidati e riconosciuti di sostenibilità ambientale. Anche per il 2024 l’obiettivo è quello di ottenere la certificazione della ‘neutralità carbonica’, conseguita nel 2023 per tutte le attività programmate dalla Biennale: la 80^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, i Festival di Teatro, Musica e Danza ed, in particolare, la 18^ Mostra Internazionale di Architettura, che è stata la prima grande Mostra di questa disciplina a sperimentare sul campo un percorso tangibile per il raggiungimento della neutralità carbonica, riflettendo essa stessa sui temi di decolonizzazione e decarbonizzazione.

Il titolo ‘Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere’ è tratto da una serie di lavori realizzati a partire dal 2004 dal collettivo Claire Fontaine, nato a Parigi e con sede a Palermo. Queste opere consistono in sculture al neon di vari colori che riportano in diverse lingue le parole ‘Stranieri Ovunque’. L’espressione è stata a sua volta presa dal nome di un omonimo collettivo torinese che nei primi anni 2000 combatteva contro il razzismo e la xenofobia in Italia, come ha spiegato Adriano Pedrosa:

“L’espressione ‘Stranieri Ovunque’ ha più di un significato. Innanzitutto, vuole intendere che ovunque si vada e ovunque ci si trovi si incontreranno sempre degli stranieri: sono/siamo dappertutto. In secondo luogo, che a prescindere dalla propria ubicazione, nel profondo si è sempre veramente stranieri”.

Il termine italiano ‘straniero’, il portoghese ‘estrangeiro’, il francese ‘étranger’ e lo spagnolo ‘extranjero’ sono tutti collegati sul piano etimologico rispettivamente alle parole ‘strano’, ‘estranho’, ‘étrange’ ed ‘extraño’, ovvero all’estraneo. Viene in mente ‘Das Unheimliche’ di Sigmund Freud, Il perturbante nell’edizione italiana, che in portoghese è stato tradotto con ‘o estranho’, lo strano che, nel profondo, è anche familiare. Secondo l’American Heritage e l’Oxford English Dictionary, il primo significato della parola ‘queer’ è proprio ‘strange’ (‘strano’), pertanto la Mostra si svilupperà e si concentrerà sulla produzione di ulteriori soggetti connessi: l’artista queer, che si muove all’interno di diverse sessualità e generi ed è spesso perseguitato o messo al bando; l’artista outsider, che si trova ai margini del mondo dell’arte, proprio come l’autodidatta o il cosiddetto artista folk o popular; l’artista indigeno, spesso trattato come uno straniero nella propria terra. La produzione di questi quattro soggetti sarà il fulcro di questa edizione e andrà a costituire il Nucleo Contemporaneo”.

Inoltre il direttore ha sottolineato i due elementi fondamentali dell’esposizione: “Nel corso della ricerca sono emersi in modo piuttosto organico due elementi diversi ma correlati che sono stati sviluppati fino a imporsi come leitmotiv di tutta la Mostra. Il primo è il tessile, esplorato da molti artisti coinvolti, a partire da figure chiave nel Nucleo Storico, fino a molti autori presenti nel Nucleo Contemporaneo… Tali opere rivelano un interesse per l’artigianato, la tradizione e il fatto a mano, così come per le tecniche che, nel più ampio campo delle belle arti, sono state a volte considerate altre o straniere, estranee o strane… Un secondo elemento è rappresentato dagli artisti, molti dei quali indigeni, legati da vincoli di sangue… Anche in questo caso la tradizione gioca un ruolo importante: la trasmissione di conoscenze e pratiche da padre o madre a figlio o figlia oppure tra fratelli e parenti”.

La Mostra sarà affiancata da 88 Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono 4 i Paesi presenti per la prima volta alla Biennale Arte: Repubblica del Benin, Etiopia, Repubblica Democratica di Timor Leste e Repubblica Unita della Tanzania. Nicaragua, Repubblica di Panama e Senegal partecipano per la prima volta con un proprio padiglione.

Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, è a cura di Luca Cerizza, con il progetto Due qui / To hear dell’artista Massimo Bartolini, che include contributi appositamente ideati da musiciste/i e da scrittrici/scrittori.

Il Padiglione della Santa Sede, promosso dal Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, Cardinale José Tolentino de Mendonça, avrà luogo nella Casa di reclusione femminile di Venezia alla Giudecca. La mostra ha come titolo ‘Con i miei occhi’ ed è a cura di Chiara Parisi e Bruno Racine, con la collaborazione del Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Il card. José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e Commissario del Padiglione, ha affidato la curatela di ‘Con i miei occhi’ a due dei più importanti curatori del panorama artistico internazionale, Chiara Parisi e Bruno Racine, che hanno chiamato a partecipare otto artisti: Maurizio Cattelan, Bintou Dembélé, Simone Fattal, Claire Fontaine, Sonia Gomes, Corita Kent, Marco Perego & Zoe Saldana, Claire Tabouret.

Il progetto espositivo, con l’allestimento e la produzione affidati allo studio COR arquitectos e Flavia Chiavaroli, si distingue per la convivenza di una comunità artistica che nasce sfidando le convenzioni, un’entità nuova che riflette la diversità e l’unità di vite lontane. Ogni iniziativa, dai workshop alle installazioni, dalla danza al cinema, dalla performance alla pittura, è espressione di questa energia condivisa, in linea con l’urgenza del dialogo poliedrico proposto da papa Francesco.

Le visite al Padiglione, su prenotazione, condotte dalle detenute-conferenziere, sfideranno il desiderio di voyeurismo e di giudizio verso artisti e detenute stesse, erodendo i confini tra osservatore e osservato, giudicante e giudicato, per riflettere anche sulle strutture di potere nell’arte e nelle istituzioni.

Per Chiara Parisi, la forza del progetto risiede nella sua idea di fondo: “In un angolo sorprendente del mondo, artisti e detenute uniscono le forze espressive in un’insolita collaborazione, la realtà penitenziaria e l’illimitata espressione artistica si incontrano e si seducono: questo è il cuore del Padiglione della Santa Sede alla Biennale Arte 2024, un progetto con un’incredibile narrazione visiva.

Con i miei occhi ci invita a esplorare le storie e i desideri di chi vive dentro il carcere attraverso progetti, workshop, opere, poesie, e spazi vitali come palestre e giardini… Il percorso attraverso il Padiglione, senza telefoni e senza documenti, permetterà alle detenute di guidare i visitatori ‘con i loro occhi’, rivelando come bellezza e speranza siano tessute nella vita quotidiana e come la necessità della libertà persista nella complessità e nella criticità della vita”.

Bruno Racine parte da una domanda che cerca risposta: “Come si può interpretare oggi il concetto di ‘padiglione nazionale’ storicamente tramandato? La peculiarità della Santa Sede, uno Stato singolare, privo di una scena artistica nazionale, ci ha spinto a sperimentare una formula nuova. La Casa di reclusione femminile della Giudecca è stata la risposta. La scelta del luogo, dunque, è un manifesto, uno statement. Artisti di varie origini e senza distinzioni di fede si uniscono in questo luogo per testimoniare un messaggio universale di inclusione, collaborando strettamente con le detenute e arricchendo il progetto con il loro lavoro artistico e relazionale.

Il visitatore è invitato a immergersi in questa esperienza poetica intensa, privato dei suoi dispositivi digitali e guidato da detenute formate, affrontando così un viaggio che sfida preconcetti e apre nuove prospettive sull’arte come mezzo di espressione e connessione umana. Anche se è vietato scattare fotografie, confidiamo che questa esperienza possa rimanere nella memoria del visitatore…con i suoi occhi”.

Infine il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria attraverso le parole del Capo Dipartimento Giovanni Russo ha espresso grande felicità per la collaborazione: “L’arte è un mezzo di comunicazione efficace e potente, capace di esplorare il linguaggio delle emozioni in tutte le sue sfumature; un mezzo di comunicazione sociale capace di veicolare una testimonianza della nostra umanità e della nostra diversità. L’innovativa idea della Santa Sede di allestire un Padiglione all’interno della Casa di reclusione femminile di Venezia rende orgogliosa tutta l’Amministrazione Penitenziaria, che si riconosce appieno nei valori espressi dalla Chiesa e nel suo impegno per la salvezza di ogni persona, orientando la sua bussola verso l’indirizzo e la formazione delle coscienze”.

(Foto: Marco Cremascoli)

Papa Francesco: le stimmate di san Francesco siano segno di perdono e di pace

“San Francesco, uomo piagato dall’amore Crocifisso nel corpo e nello spirito, guardiamo a te, decorato delle sacre stimmate, per imparare ad amare il Signore Gesù, i fratelli e le sorelle con il tuo amore, con la tua passione. Con te è più facile contemplare e seguire Cristo povero e Crocifisso. Donaci, Francesco, la freschezza della tua fede, la certezza della tua speranza, la dolcezza della tua carità. Intercedi per noi, perché ci sia dolce portare i pesi della vita e nelle prove possiamo sperimentare la tenerezza del Padre e il balsamo dello Spirito. Le nostre ferite siano sanate dal Cuore di Cristo, per diventare, come te, testimoni della sua misericordia, che continua a guarire e a rinnovare la vita di quanti lo cercano con cuore sincero. O Francesco, reso somigliante al Crocifisso, fa’ che le tue stimmate siano per noi e per il mondo segni splendenti di vita e di risurrezione, che indichino vie nuove di pace e di riconciliazione. Amen”.

Con questa preghiera e con la benedizione con la reliquia di san Francesco papa Francesco ha concluso l’udienza ai i frati minori del santuario di La Verna e della provincia toscana in occasione dell’VIII centenario del dono delle stimmate ricevute dal santo di Assisi nel 1224, con una riflessione sul significato dei segni che ricordano il dolore sofferto da Gesù:

“E proprio di questa conformazione le stimmate sono uno dei segni più eloquenti che il Signore abbia concesso, lungo il corso dei secoli, a fratelli e sorelle nella fede di varia condizione, stato e provenienza. A tutti, nel Popolo santo di Dio, ricordano il dolore sofferto per nostro amore e per la nostra salvezza da Gesù nella sua carne; ma sono anche un segno della vittoria pasquale: è proprio attraverso le piaghe che la misericordia del Crocifisso Risorto, come attraverso dei canali, scorre verso di noi. Fermiamoci a riflettere sul significato delle stimmate, dapprima nella vita del cristiano e poi nella vita del francescano”.

Il papa ha ricordato il valore delle stimmate nella vita di ogni cristiano: “Il discepolo di Gesù trova in san Francesco stimmatizzato uno specchio della sua identità. Il credente, infatti, non appartiene a un gruppo di pensiero o di azione tenuto insieme dalle sole forze umane, ma ad un Corpo vivente, il Corpo di Cristo che è la Chiesa.

E questa appartenenza non è nominale, ma reale: è stata impressa nel cristiano dal Battesimo, che ci ha segnati con la Pasqua del Signore. Così, nella comunione d’amore della Chiesa, ciascuno di noi riscopre chi è: un figlio amato, benedetto, e riconciliato, inviato per testimoniare i prodigi della grazia ed essere artigiano di fraternità”.

Per questo il cristiano è chiamato a fare attenzione a tutti coloro che incontra: “Perciò il cristiano è chiamato a rivolgersi in modo speciale agli ‘stimmatizzati’ che incontra: ai ‘segnati’ dalla vita, che portano le cicatrici di sofferenze e ingiustizie subite o di errori commessi. E in questa missione il Santo della Verna è un compagno di cammino, che sostiene e aiuta a non lasciarsi schiacciare da difficoltà, paure e contraddizioni, proprie e altrui”.

Seguendo le orme di san Francesco il cristiano deve testimoniare la povertà evangelica: “E’ ciò che Francesco ha fatto ogni giorno, dall’incontro con il lebbroso in poi, dimenticando sé stesso nel dono e nel servizio, arrivando perfino, negli ultimi anni, a ‘disappropriarsi’ (questa parola è chiave) in un certo senso di ciò a cui aveva dato inizio, aprendosi con coraggio e umiltà a vie nuove, docile al Signore e ai fratelli. Nella sua povertà di spirito (sottolineiamo questo: Francesco, la povertà di spirito) e nel suo affidamento al Padre ha lasciato a tutti una testimonianza sempre attuale del Vangelo. Se vuoi conoscere bene il Cristo addolorato, cerca un francescano. E voi, pensate se siete testimoni di questo”.

Eppoi anche nella vita di ogni francescano le stimmate sono importanti: “Il vostro Santo fondatore vi offre un potente richiamo a fare unità in voi stessi e nella vostra storia. Infatti, il Crocifisso che gli appare alla Verna, segnando il suo corpo, è lo stesso che gli si era impresso nel cuore all’inizio della sua “conversione” e che gli aveva indicato la missione di ‘riparare la sua casa’. In questo punto del ‘riparare’, vorrei inserire la capacità di perdono. Voi siete bravi confessori: il francescano ha fama di questo. Perdonate tutto, perdonate sempre!”

Le stimmate sono un ammonimento ad un ritorno all’essenzialità del messaggio francescano: “In Francesco, uomo pacificato nel segno della croce, con il quale benediceva i fratelli, le stimmate rappresentano il sigillo dell’essenziale. Ciò richiama anche voi a tornare all’essenziale nei vari aspetti del vostro vissuto: nei percorsi formativi, nelle attività apostoliche e nella presenza in mezzo alla gente; ad essere perdonati portatori di perdono, guariti portatori di guarigione, lieti e semplici nella fraternità; con la forza dell’amore che sgorga dal costato di Cristo e che si alimenta nel vostro personale incontro con Lui, da rinnovare ogni giorno con un serafico ardore che bruci il cuore”.

Il messaggio del papa è un invito ad essere testimoni del Regno di Dio: “Sentitevi chiamati a portare nelle vostre comunità e fraternità, nella Chiesa e nel mondo, un po’ di quell’amore immenso che spinse Gesù a morire in croce per noi. L’intimità con Lui, come avvenne per Francesco, vi renda sempre più umili, più uniti, più gioiosi ed essenziali, amanti della croce e attenti ai poveri, testimoni di pace e profeti di speranza in questo nostro tempo che tanto fatica a riconoscere la presenza del Signore. Possiate essere sempre più segno e testimonianza, con la vostra vita consacrata, del Regno di Dio che vive e cresce in mezzo agli uomini”.

(Foto: Santa Sede)

Testimone di fede: Principessa Mafalda di Savoia

Mafalda Maria Elisabetta Anna Romana di Savoia, principessa d’Assia, secondogenita di re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena del Montenegro, nacque a Roma il 19 novembre 1902. Il nome era stato scelto da Vittorio Emanuele, ricordando Mafalda promessa ad Alfonso II d’Aragona.

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