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Divagazioni bibliche sotto l’ombrellone: intervista ad Anna Porchetti

«Sposarsi e decidere di unire i propri destini è la sfida più grande e avventurosa che un uomo e una donna possano fare insieme».

Lo ha ricordato e spiegato bene la scrittrice e blogger Anna Porchetti nel suo primo libro Amatevi finché morte non vi separi. Il matrimonio: scelta per uomini coraggiosi e donne veramente libere [Effatà Editrice, Cantalupa -Torino 2022, pp. 144, euro 14], dedicato al rapporto di coppia per sempre e tradotto in spagnolo (per Loyola Press) e in polacco (Edizioni San Paolo).

Ora l’autrice, moglie e madre di tre figlie con tante collaborazioni giornalistiche e radiofoniche e un master in Scienza e fede conseguito all’ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, esce con un nuovo libro, Il cristiano è un lavoro duro ma qualcuno lo deve pur fare. Divagazioni bibliche nel secolo XXI [Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2025, pp. 256, euro 18]. L’abbiamo intervistata mentre ne sta organizzando una presentazione a Roma, della quale vi informeremo tempestivamente sulla nostra testata.

Per tornare un momento al tuo lavoro di debutto, Amatevi finché morte non vi separi, se le statistiche ci dicono che i matrimoni sono sempre più in crisi e aumentano le coppie di fatto, come fai a sostenere che ha ancora senso sposarsi?

Dopo aver pubblicato il libro, sono stata invitata a una serie di corsi per fidanzati. Una delle cose più sorprendenti che ho scoperto è che più della metà delle coppie di questi corsi è costituita da coppie di fatto, conviventi da anni e spesso anche con figli. Sono persone che, in apparenza, hanno già realizzato la loro storia d’amore ma, nella realtà, sentono che manca qualcosa. Il matrimonio sacramentale non è solo una cerimonia più solenne e commovente delle altre, non è solo una tradizione o l’occasione per sfoggiare abiti principeschi ma è il veicolo di una profonda trasformazione.

Con esso i due sposi si appartengono completamente, in modo indissolubile ed eterno. Non si tratta di un incantesimo o di un rito magico, ma della grazia del Sacramento, che Dio ci infonde attraverso lo Spirito Santo. Eternità e indissolubilità sono parole che spaventano solo gli amori piccoli e immaturi. Gli amori grandi sognano di essere davvero indissolubili ed eterni. È per questo che, se ci si ama davvero, prima o poi si comprende che un matrimonio sacramentale non è assolutamente la stessa cosa di una convivenza.

Ed a coloro che sostengono che, comunque, un matrimonio religioso nell’ambito di in una società agnostica e individualista non potrà mai ritornare “di moda” cosa rispondi?

Rispondo che sposarsi non perderà mai di senso e non seguirà mai le mode, perché il Signore ha voluto costruire il matrimonio dotandolo di quello di cui aveva bisogno, ovvero il Sacramento necessario a cementare un amore davvero profondo. Si tratta di un dono immenso e goderne è un privilegio.

Il cristiano è un “lavoro duro”, scrivi, ma che qualcuno deve pur fare. Già, ma come farlo in un Paese nel quale l’appartenenza alla Chiesa è vista come una scelta privatistica che non deve incidere nella società?

Credo che la trappola più insidiosa della modernità stia in questo invito al disimpegno spirituale. La religione viene indicata quasi come fosse un vizio privato, da tenere nascosto, da praticare fra le mura domestiche, nella privacy della propria abitazione. Quasi fosse una droga, una pratica estrema, o un qualcosa a cui non si riesce a rinunciare, ma di cui, sotto sotto, ci si vergogna un po’. E poi, diciamolo, il cristianesimo è davvero una religione controcorrente. Non è una novità, lo diceva già San Paolo, quando scriveva che la croce è scandalo dei giudei e stoltezza dei pagani. Amare il prossimo tuo, dove si è mai sentito? Fare il bene anche di chi ti vuole male, chi altri lo propone? Un cristiano è un personaggio ingombrante e bislacco.

Sì, in effetti, pochi sono disposti a negare che la dimensione spirituale sia parte integrante di ciascuno di noi, della nostra personalità, del nostro modo di intendere la vita…

Vero, e tenere nascosta la nostra fede o vergognarcene sarebbe un modo di nascondere noi stessi, di essere inautentici. Nel mio ultimo libro parlo di Daniele, un personaggio biblico che rappresenta il primo caso documentato di obiezione di coscienza. Lui lavora, si integra in una società aliena e persino ostile all’Ebraismo. Si fa apprezzare ma non nasconde la sua fede, né è disposto a scendere a compromessi col mondo. Nemmeno quando questa fedeltà rischia di costargli cara. Con la cresima diventiamo soldati di Cristo, ma questo non significa prendere in mano armi o nutrire propositi bellicosi, bensì ricordare che la nostra fede prevede anche una chiamata alla militanza, alla lealtà, alla coerenza, alla difesa dell’essenza del nostro credo e alle connesse convinzioni religiose e spirituali.

Con stile ironico ma allo stesso tempo profondo ci riproponi nel tuo ultimo libro gli insegnamenti della Bibbia a partire dal ricchissimo catalogo di storie nelle quali Dio si è messo in dialogo con uomini e donne, nella quotidianità delle loro vite. Leggere quelle storie così lontane culturalmente e nel tempo può davvero ispirarci anche oggi?

Noi moderni nutriamo verso il passato, la Bibbia in particolare, un pregiudizio ingiustificato. Riteniamo di essere assolutamente diversi da ogni precedente generazione e che quello che capita a noi, non si sia mai verificato nella storia dell’umanità. Il fatto è che le storie e i personaggi della Bibbia non sono affatto lontani da noi! Al contrario, sono vicinissimi, perché la natura umana non è mai cambiata. Al massimo sono cambiati gli outfit e le abitudini. Ma gli uomini e le donne sono rimasti tali e quali, con le loro miserie, le loro paure, la difficoltà a fidarsi di Dio.

Anche ai tempi dell’Antico Testamento esistevano uomini con poca autostima, come Gedeone, mogli rompiscatole, come Rachele, gente brontolona e incontentabile, come il popolo dell’Esodo. E che dire di Raab? Una straniera che riesce a realizzare una perfetta e invidiabile integrazione in una cultura diversa dalla sua. E vogliamo parlare della parabola dei talenti, il primo talent show che la storia ricordi? E il vasaio del libro di Geremia non è un produttore di tupperware ante litteram? Rileggere la Bibbia senza preconcetti, ci aiuta a vederne la straordinaria attualità e a riflettere sulla nostra natura.

Puoi sintetizzare per i nostri lettori la storia biblica che hai ironicamente intitolato Eva e il complottismo?

Certamente.Eva non è forse la prima complottista dell’umanità? Lei pensava che Dio volesse negarle il frutto dell’albero al centro dell’Eden, perché aveva qualcosa di losco da nasconderle. Istigata dal serpente, deve aver pensato: “Dio vuole fregarmi! Meno male che io sono una furba, una che si informa, che cerca fonti indipendenti, non allineate con la vulgata mainstream! Invece, io penso con la mia testa, e me ne frego dei divieti!”. Lei è così convinta che ci sia qualcosa sotto, e che Dio la voglia privare di chissà quale privilegio a cui ha diritto, che fa la cosa più sbagliata che potesse fare. Decide di non fidarsi di Dio, che ha a cuore il suo vero bene, e di dar retta al diavolo, che, come suggerisce il suo nome, è maestro nel dividere, nell’allontanare l’uomo (e la donna) da Dio.

In conclusione, come sostieni nel libro, «fare parte della comunità dei cristiani è immensamente vantaggioso, oggi, come nel passato». Puoi darci degli argomenti comunicativamente efficaci per convincere di ciò le tante persone che considerano i cristiani (per dire il meno) dei frustrati se non dei “deprivati”?

Beh, il vantaggio mi sembra piuttosto evidente. Con la fede, non serve costruire imperi sulla terra, c’è un intero Regno dei Cieli, già fatto e finito. Se ti guadagni un posto lì, non dico una nuvola vista mare, ma anche solo uno sgabello, uno scrannetto, uno strapuntino, hai fatto tombola. Hai un posto fisso in un luogo in cui non si litiga nemmeno alle riunioni di condominio. In paradiso, per chi avrà la fortuna di abitarci, si sta benissimo. Il Padrone di casa è un gran Signore, tratta tutti come figli. Non si paga l’affitto, non c’è il rischio di essere sfrattati. E poi, non fa caldo come all’inferno che, per di più, è un posto davvero mal frequentato. Peggio che certi quartieri degradati di Milano, ma non ditelo al sindaco, lui è convinto che il Signore abbia aperto un franchising del suo Regno qui in città…

Papa Francesco ai vescovi statunitensi: lottare per la dignità umana

Papa Francesco

“Vi rivolgo alcune parole in questi momenti delicati che state vivendo come Pastori del Popolo di Dio che cammina negli Stati Uniti d’America”: con questo inizio di lettera papa Francesco ha scritto ai vescovi statunitensi, che si trovano ad affrontare una ‘crisi’ con il programma di ‘deportazione di massa’ di immigrati e rifugiati clandestini, voluto dall’amministrazione del presidente Trump, esortandoli in dieci punti a non cedere a ‘narrazioni’ discriminatorie.

Dopo la presa di posizione dei vescovi statunitensi il papa ha sottolineato che la storia del popolo ebreo è un esempio per la società contemporanea: “Il cammino del popolo d’Israele dalla schiavitù alla libertà, narrato nel libro dell’Esodo, ci invita a guardare alla realtà del nostro tempo, così marcatamente segnata dal fenomeno delle migrazioni, come a un momento decisivo della storia per riaffermare non solo la fede in un Dio sempre vicino, incarnato, migrante e rifugiato, ma anche l’infinita e trascendente dignità di ogni persona umana”.

Quindi ha voluto evidenziare che le sue parole non sono inventate, ma poggiano sulla Sacra Scrittura: “Le parole con cui inizio non sono pronunciate artificialmente. Anche un esame superficiale della Dottrina sociale della Chiesa mostra con grande forza che Gesù Cristo è il vero Emmanuele e che Egli non ha vissuto senza la difficile esperienza di essere espulso dalla propria terra a causa di un rischio imminente per la sua vita, e senza l’esperienza di dover rifugiarsi in una società e in una cultura estranee alla sua. Il Figlio di Dio, facendosi uomo, ha scelto di vivere anche il dramma dell’immigrazione”.

Ed ha ricordato anche le espressioni di papa Pio XII sulla cura dei migranti, che parla della famiglia di Nazareth costretta alla fuga: “Mi piace ricordare, tra le altre, le parole con cui Papa Pio XII iniziò la sua Costituzione apostolica sulla cura dei migranti, considerata la Magna Carta del pensiero della Chiesa sulle migrazioni:

La famiglia di Nazareth in esilio, Gesù, Maria e Giuseppe, emigranti in Egitto e lì profughi per sfuggire all’ira di un re empio, sono il modello, l’esempio e la consolazione degli emigranti e dei pellegrini di ogni età e paese, di tutti i profughi di qualsiasi condizione che, spinti dalla persecuzione o dalla necessità, sono costretti ad abbandonare la loro patria, i loro amati familiari e i loro cari amici per recarsi in terre straniere”.

Queste ‘deportazioni’ ledono la dignità umana, a cui i cristiani devono conformarsi: “Allo stesso modo, Gesù Cristo, amando tutti con un amore universale, ci insegna a riconoscere permanentemente la dignità di ogni essere umano, senza eccezioni. Infatti, quando parliamo di ‘dignità infinita e trascendente’, vogliamo sottolineare che il valore più decisivo che la persona umana possiede supera e sostiene qualsiasi altra considerazione giuridica che possa essere fatta per regolare la vita nella società. Pertanto, tutti i fedeli cristiani e le persone di buona volontà sono chiamati a considerare la legittimità delle norme e delle politiche pubbliche alla luce della dignità della persona e dei suoi diritti fondamentali, e non viceversa”.

Il messaggio è un invito ad esprimere un pensiero critico a seguito di una giusta informazione: “Ho seguito da vicino la grande crisi che si sta verificando negli Stati Uniti a causa dell’avvio di un programma di deportazioni di massa. Una coscienza debitamente formata non può esimersi dal formulare un giudizio critico e dall’esprimere il proprio dissenso nei confronti di qualsiasi provvedimento che identifichi, tacitamente o esplicitamente, la condizione di illegalità di alcuni migranti con la criminalità”.

Però riconosce anche il diritto di uno Stato a proteggere i propri cittadini senza ferire la dignità di una persona: “Allo stesso tempo, deve essere riconosciuto il diritto di una nazione a difendersi e a proteggere le proprie comunità da coloro che hanno commesso crimini violenti o gravi mentre si trovavano nel paese o prima di arrivarci. Detto questo, l’atto di deportare persone che in molti casi hanno abbandonato la propria terra per motivi di estrema povertà, insicurezza, sfruttamento, persecuzione o grave degrado ambientale, ferisce la dignità di molti uomini e donne, di intere famiglie, e li pone in uno stato di particolare vulnerabilità e indifesa”.

La giustizia di uno Stato si fonda su questo principio: “Non si tratta di una questione di poco conto: un autentico Stato di diritto si verifica proprio nel trattamento dignitoso che tutti gli uomini meritano, soprattutto i più poveri ed emarginati. Il vero bene comune si promuove quando la società e il governo, con creatività e rigoroso rispetto dei diritti di tutti (come ho affermato in numerose occasioni) accolgono, proteggono, promuovono e integrano i più fragili, indifesi e vulnerabili.

Ciò non impedisce lo sviluppo di una politica che regoli la migrazione ordinata e legale. Tuttavia, la suddetta ‘maturazione’ non può essere costruita attraverso il privilegio di alcuni e il sacrificio di altri. Ciò che si costruisce sulla base della forza, e non sulla base della verità sulla pari dignità di ogni essere umano, inizia male e finirà male”.

In ciò consiste l’amore cristiano che si differenzia da quello filantropico: “Noi cristiani sappiamo bene che solo affermando l’infinita dignità di tutti può giungere a maturazione la nostra identità come persone e come comunità. L’amore cristiano non è un’espansione concentrica di interessi che si estendono gradualmente ad altre persone e gruppi.

In altre parole: la persona umana non è un semplice individuo, relativamente espansivo, con qualche sentimento filantropico! La persona umana è un soggetto dotato di dignità che, attraverso la relazione costitutiva con tutti, specialmente con i più poveri, può maturare gradualmente la sua identità e vocazione. Il vero ‘ordo amoris’ da promuovere è quello che scopriamo meditando costantemente la parabola del ‘buon samaritano’, cioè meditando sull’amore che costruisce la fraternità”.

Per il papa risulta pericoloso riflettere solo su se stessi, riconoscendo il ‘lavoro’ svolto dalla Conferenza episcopale statunitense: “Preoccuparsi dell’identità personale, comunitaria o nazionale, al di fuori di queste considerazioni, introduce facilmente un criterio ideologico che distorce la vita sociale e impone la volontà del più forte come criterio di verità.

Riconosco i preziosi sforzi di voi, cari vescovi degli Stati Uniti, mentre lavorate a stretto contatto con i migranti e i rifugiati, annunciando Gesù Cristo e promuovendo i diritti umani fondamentali. Dio ricompenserà abbondantemente tutto ciò che fai per proteggere e difendere coloro che sono considerati meno preziosi, meno importanti o meno umani!”

Il messaggio è un’esortazione alla costruzione di ‘ponti’ di fraternità: “Esorto tutti i fedeli della Chiesa cattolica e tutti gli uomini e le donne di buona volontà a non cedere a narrazioni che discriminano e causano inutili sofferenze ai nostri fratelli migranti e rifugiati. Con carità e chiarezza siamo tutti chiamati a vivere in solidarietà e fraternità, a costruire ponti che ci avvicinino sempre di più, a evitare muri di ignominia e a imparare a donare la nostra vita come Gesù Cristo ha offerto la sua, per la salvezza di tutti”.

Ed ha invitato a pregare la Madonna di Guadalupe: “Chiediamo alla Beata Vergine Maria di Guadalupe di proteggere le persone e le famiglie che vivono nella paura o nel dolore a causa della migrazione e/o della deportazione. La ‘Vergine oscura’, che ha saputo riconciliare i popoli quando erano in conflitto, ci conceda di rincontrare tutti come fratelli, nel suo abbraccio, e di fare così un passo avanti nella costruzione di una società più fraterna, inclusiva e rispettosa della dignità di tutti”.

Papa Francesco: l’intelligenza artificiale sia a servizio della pace

“La Sacra Scrittura attesta che Dio ha donato agli uomini il suo Spirito affinché abbiano ‘saggezza, intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro’. L’intelligenza è espressione della dignità donataci dal Creatore, che ci ha fatti a sua immagine e somiglianza e ci ha messo in grado di rispondere al suo amore attraverso la libertà e la conoscenza. La scienza e la tecnologia manifestano in modo particolare tale qualità fondamentalmente relazionale dell’intelligenza umana: sono prodotti straordinari del suo potenziale creativo”.

Il duo ‘Mienmiuaif’ spiegano ‘cose eterne’

I ‘Mienmiuaif’ sono Giuseppe Signorin ed Anita Baldisserotto, marito e moglie che fanno musica, libri, video, contenuti per i social, che hanno scelto questo pseudonimo che echeggia come una parodia ironica la pronuncia sbagliata della traduzione in inglese di ‘Io e mia moglie’ (‘Me and my wife’); ed ultimamente hanno scritto ‘Cose_eterne. Santi, Madonne, youtuber e altre forme di vita’, raccontati con ironia:

Papa Francesco: la Croce è un albero che germoglia

“In questa Santa Settimana della passione di Cristo, commemorando la sua morte ingiusta, ricordo in modo particolare tutte le vittime dei crimini di guerra e, mentre invito a pregare per loro, eleviamo una supplica a Dio affinché i cuori di tutti si convertano. E guardando Maria, la Madonna, davanti alla Croce il mio pensiero va alle mamme: alle mamme dei soldati ucraini e russi che sono caduti nella guerra. Sono mamme di figli morti. Preghiamo per queste mamme”:

A 10 anni dalla morte del card. Carlo Maria Martini

A fine agosto sono trascorsi 10 anni dalla morte del card. Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002 e cardinale (funzione alla quale fu chiamato nel 1983 da Giovanni Paolo II), fine biblista e teologo. Fu stimato pastore fra e dei suoi fedeli al punto che, nel 1983, fu scelto dai militanti ancora liberi di Prima Linea per la consegna delle armi ancora in loro disponibilità (kalashnikov, mitra, pistole, munizioni e bombe per bazooka).

La venerazione a Sant’Antonio da Padova spiegata da un giornalista

L’ottavo centenario dalla predica di Forlì di Antonio è il filo conduttore del Giugno antoniano di quest’anno: dopo le due edizioni in tempo di pandemia (nel 2020 dedicata agli 800 anni dalla vocazione francescana di Antonio, l’anno scorso invece agli 800 anni dall’arrivo in Italia e all’incontro con san Francesco) quest’anno il tema centrale è il momento in cui il giovane Antonio rivela al mondo la sua dote di predicatore.

Dalla Grecia un invito a vivere la Quaresima

“Cammino con il Signore / cammino verso il Signore”: da questo versetto prende spunto la lettera per la Quaresima di p. Emmanuel Nin, esarca apostolico di Atene, che invita a riflettere sulla vita cristiana: “Nelle domeniche del Triodion le pagine del Vangelo sono diventate una grande catechesi che ci dovrebbe portare, o riportare, ad atteggiamenti determinanti della nostra vita cristiana a livello personale ed ecclesiale, e ci dovrebbero confrontare con quello che ci viene elargito da Dio stresso: la misericordia, il perdono”.

4^ Domenica: Dio è sceso in mezzo agli uomini

Il brano del Vangelo si collega a quello della scorsa settimana, quando Gesù nella sinagoga di Nazareth affermò categoricamente: ‘Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato’. Tutti erano meravigliati ed adirati per l’affermazione di Gesù, perché la gente, oltre alle parole, si aspettava  di vedere fatti prodigiosi.

I paradossi del cattolicesimo borghese (7). La grande assente: la Parola di Dio.

Occorre porci con estrema lucidità e realismo un’altra domanda: come si può pretendere che la Parola dica qualcosa al gregge se non ha detto nulla al pastore del gregge? Molto spesso nelle liturgie domenicali, quando arriva il momento dell’omelia, si assiste ad uno sproloquio più o meno lungo dal punto di vista cronologico.

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