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Papa Leone XIV ai sacerdoti romani: ravvivare la Parola di Dio nella comunione
“E dico, se è vero che siamo all’inizio di questo cammino quaresimale, questo non è un atto di penitenza: è, almeno per me, una grande gioia! E lo dico sinceramente! All’inizio dell’anno pastorale ci siamo lasciati ispirare da ciò che Gesù dice alla donna samaritana presso il pozzo di Giacobbe: Se tu conoscessi il dono di Dio”: con questa citazione tratta dal vangelo di san Giovanni papa Leone XIV ha incontrato i sacerdoti romani.
Guardare ai segni dei tempi, intercettando i cambiamenti, per rilanciare l’annuncio del Vangelo al di là della stanchezza della vita sacerdotale è stata la sfida del papa: “Il dono, come sappiamo, è anche un invito a vivere una responsabilità creativa. Non siamo soltanto inseriti dentro il fiume della tradizione come esecutori passivi di una pastorale già definita ma, al contrario, con la nostra creatività e i nostri carismi, siamo chiamati a collaborare con l’opera di Dio.
A questo proposito, sono illuminanti le parole che l’apostolo Paolo rivolge a Timoteo: ‘Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te’. Queste parole sono rivolte, oltre che al singolo, anche alla comunità, e oggi possiamo sentirle rivolte a noi: Chiesa di Roma, ricordati di ravvivare il dono di Dio”.
Perciò il papa ha spiegato cosa significa ravvivare, utilizzando un’immagine di papa Francesco: “Paolo rivolge questa esortazione a una comunità che in qualche modo ha perso la freschezza delle origini e lo slancio pastorale; con il contesto che cambia e il tempo che passa, si ravvisa una certa stanchezza, qualche delusione o frustrazione, un certo decadimento spirituale e morale.
Ed allora l’Apostolo dice a Timoteo e a quella comunità: ricordati di ravvivare il dono che hai ricevuto. Questo verbo usato da Paolo (ravvivare) evoca l’immagine della brace sotto la cenere e, come disse papa Francesco, ‘suggerisce l’immagine di chi soffia sul fuoco per ravvivarne la fiamma’. Anche per il cammino pastorale della nostra diocesi possiamo dire: il fuoco è acceso, ma sempre di nuovo bisogna ravvivarlo”.
Quindi anche questo fuoco ‘acceso’ si trasforma in dono: “Il fuoco acceso è il dono irrevocabile che il Signore ci ha fatto, è lo Spirito che ha tracciato il cammino della nostra Chiesa, la storia e la tradizione che abbiamo ricevuto e quanto, in modo ordinario, portiamo avanti nelle nostre comunità. Allo stesso tempo, dobbiamo ammettere con umiltà che la fiamma di questo fuoco non conserva sempre la stessa vitalità e ha bisogno di essere riattizzata.
Incalzati dai repentini cambiamenti culturali e dagli scenari in cui si svolge la nostra missione, talvolta assaliti dalla stanchezza e dal peso della routine, oppure scoraggiati per la crescente disaffezione nei confronti della fede e della pratica religiosa, avvertiamo il bisogno che questo fuoco sia alimentato e ravvivato”.
Ciò vale per la vita pastorale: “Le fatiche e le incomprensioni, però, possono anche essere occasione di riflessione sulle sfide pastorali da affrontare. In particolare, circa la relazione tra iniziazione cristiana ed evangelizzazione, abbiamo bisogno di una chiara inversione di marcia; infatti, la pastorale ordinaria è strutturata secondo un modello classico che si preoccupa anzitutto di garantire l’amministrazione dei Sacramenti, ma un tale modello presuppone che la fede venga in qualche modo trasmessa anche dall’ambiente circostante, dalla società come dall’ambiente familiare. In realtà, i cambiamenti culturali e antropologici che sono avvenuti negli ultimi decenni ci dicono che non è più così, anzi, assistiamo a una crescente erosione della pratica religiosa”.
Da qui l’invito ad annunciare il Vangelo: “Come tutti i grandi agglomerati urbani, la città di Roma è segnata dalla permanente mobilità, da un nuovo modo di abitare il territorio e di vivere il tempo, da tessuti relazionali e familiari sempre più plurali e talvolta sfilacciati. Perciò, è necessario che la pastorale parrocchiale rimetta al centro l’annuncio, per cercare vie e modi che aiutino le persone a entrare nuovamente in contatto con la promessa di Gesù. In questo contesto, l’iniziazione cristiana, spesso modulata su ritmi scolastici, ha bisogno di essere rivista: occorre sperimentare altre modalità di trasmissione della fede anche al di fuori dei cammini classici, per cercare di coinvolgere in modo nuovo i ragazzi, i giovani e le famiglie”.
Però l’annuncio deve essere fatto nella comunione: “Per dare il primato all’evangelizzazione in tutte le sue molteplici forme non possiamo pensare e agire in modo solitario. In passato, la parrocchia era legata più stabilmente al territorio e ad essa appartenevano tutti coloro che vi abitavano; oggi, però, i modelli e gli stili di vita sono passati dalla stabilità alla mobilità e tante persone, oltre che per motivi lavorativi, si muovono per esperienze di vario genere, vivendo anche le relazioni al di là dei confini territoriali e culturali di appartenenza”.
Una comunione capace di superare l’autoreferenzialità: “La sola parrocchia non è sufficiente per avviare qualche percorso di evangelizzazione capace di intercettare chi non può vivere un’adeguata partecipazione. In un territorio di grande dimensioni come quello romano, occorre vincere la tentazione dell’autoreferenzialità, che genera sovraffaticamento e dispersione, per lavorare sempre più insieme, specialmente tra parrocchie limitrofe, mettendo in comune i carismi e le potenzialità, programmando insieme ed evitando di sovrapporre le iniziative. Serve un coordinamento maggiore che, lungi dall’essere un espediente pastorale, intende esprimere la nostra comunione presbiterale”.
Da qui la richiesta di essere ‘vicino’ ai giovani: “Si tratta perciò di cogliere e leggere il profondo disagio esistenziale che li abita, il loro smarrimento, le loro molteplici difficoltà, come pure i fenomeni che li coinvolgono nel mondo virtuale e i sintomi di una preoccupante aggressività, che sfocia a volte nella violenza. So che conoscete questa realtà e vi impegnate per affrontarla. Non abbiamo soluzioni facili che ci assicurino risultati immediati ma, per quanto possibile, possiamo restare in ascolto dei giovani, renderci presenti, accoglierli, condividere un po’ della loro vita”.
Anche qui in sinergia con le Istituzioni: “Allo stesso tempo, poiché le problematiche interessano varie dimensioni della vita, cerchiamo anche, come parrocchie, di dialogare e interagire con le istituzioni presenti sul territorio, con la scuola, con gli specialisti nel campo educativo e delle scienze umane e con quanti hanno a cuore il destino e il futuro dei nostri ragazzi”.
Ha concluso l’incontro con un incoraggiamento: “Vi esorto alla fedeltà quotidiana nella relazione col Signore e a lavorare con entusiasmo anche se ora non vedete i frutti dell’apostolato. Soprattutto vi invito a non chiudervi mai in voi stessi: non abbiate paura di confrontarvi, anche sulle vostre stanchezze e sulle vostre crisi, specialmente con i confratelli che ritenete possano aiutarvi. A tutti noi, ovviamente, è richiesto un atteggiamento di ascolto e di attenzione, attraverso cui vivere concretamente la fraternità presbiterale. Accompagniamoci e sosteniamoci a vicenda”.
In precedenza aveva accolto i partecipanti al Capitolo generale dei Legionari di Cristo: “Il carisma è un dono dello Spirito Santo. Ogni istituto e ciascuno dei suoi membri sono chiamati a incarnarlo personalmente e comunitariamente, in un continuo processo di approfondimento della propria identità, che li colloca e li definisce nella Chiesa e nella società. Questo cammino, a sua volta, costituisce un prezioso contributo alla Chiesa nel suo insieme e, in particolare, alla famiglia spirituale del Regnum Christi”.
Un invito alla custodia del carisma: “Come accennato, il carisma è un dono dello Spirito Santo; è Lui che distribuisce i suoi doni, e lo fa per il rinnovamento e l’edificazione della Chiesa. Come dice san Paolo, ‘a ciascuno viene manifestato per l’utilità comune’. Pertanto, il carisma va accolto con gratitudine e consolazione. Ricordatevi, dunque, che non siete i proprietari del carisma, ma i suoi custodi e servitori. Siete chiamati a dare la vita affinché questo dono continui a portare frutto nella Chiesa e nel mondo.. Questo Capitolo vi invita a continuare a interrogarvi su come vivere oggi, con fedeltà creativa, l’intuizione carismatica che ha dato origine alla vostra famiglia religiosa”.
Ed ecco la missione: “La vostra missione è quella di offrire questa testimonianza visibile di ascolto reciproco e di ricerca congiunta della volontà di Dio, sia per le vostre comunità sia per coloro che incontrate lungo il cammino mentre compite la vostra missione… Non si tratta di eliminare le differenze, ma di avere la capacità di armonizzare le diversità a beneficio di tutti, accogliendo le divergenze come una ricchezza e discernendo insieme i cammini che il Signore ci propone”.
Quindi è un processo sinodale: “Questo processo richiede umiltà nell’ascolto, libertà interiore per esprimersi con sincerità e apertura ad accogliere il discernimento collettivo. È un requisito intrinseco di ogni vocazione vissuta in comunità. La Chiesa oggi vive una profonda chiamata alla sinodalità, cioè a camminare, ascoltare e discernere insieme. Il Capitolo Generale è, per sua stessa natura, un esercizio sinodale in cui tutti sono chiamati a contribuire con la propria esperienza e sensibilità per costruire insieme il futuro dell’istituto”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV invita i sacerdoti ad essere santi
“Sono lieto di rivolgermi a voi con questa lettera in occasione della vostra Assemblea Presbiterale, e lo faccio con un sincero desiderio di fraternità e unità. Ringrazio il vostro Arcivescovo e, dal profondo del cuore, ciascuno di voi per la disponibilità a incontrarvi come presbiterio, non solo per discutere di questioni comuni, ma anche per sostenerci a vicenda nella missione che condividete”: con una lunga e dettagliata lettera papa Leone XIV si è rivolto ai circa 1500 preti partecipanti all’assemblea presbiterale in corso fino a domani a Madrid con una riflessione sul ruolo del sacerdote in un’epoca in cui la fede è ‘strumentalizzata e banalizzata’.
Nella lettera il papa ha ‘apprezzato’ il loro impegno sacerdotale: “Apprezzo l’impegno con cui vivete ed esercitate il vostro sacerdozio nelle parrocchie, nei ministeri e nelle diverse realtà. So che questo ministero si svolge spesso tra stanchezza, situazioni complesse e una dedizione silenziosa testimoniata solo da Dio. Proprio per questo, spero che queste parole vi giungano come un gesto di vicinanza e di incoraggiamento, e che questo incontro favorisca un clima di ascolto sincero, di vera comunione e di fiduciosa apertura all’azione dello Spirito Santo, che non cessa di operare nella vostra vita e nella vostra missione”.
Per questo il papa ha invitato i sacerdoti al discernimento per comprendere meglio il ‘disegno di Dio’: “I tempi che la Chiesa sta vivendo ci invitano a fermarci insieme per una riflessione serena e onesta. Non tanto per soffermarci su diagnosi immediate o misure di emergenza, ma per imparare a comprendere in profondità il momento che stiamo vivendo, riconoscendo, alla luce della fede, sia le sfide che le possibilità che il Signore apre davanti a noi. In questo cammino, diventa sempre più necessario coltivare il nostro sguardo e praticare il discernimento, così da poter percepire più chiaramente ciò che Dio sta già operando, spesso silenziosamente e discretamente, in mezzo a noi e nelle nostre comunità”.
Tale lettura deve essere inserita in un contesto culturale e sociale: “Questa lettura del presente non può prescindere dal quadro culturale e sociale in cui la fede oggi si vive ed esprime. In molti ambiti osserviamo processi avanzati di secolarizzazione, una crescente polarizzazione del discorso pubblico e una tendenza a ridurre la complessità della persona umana, interpretandola attraverso ideologie o categorie parziali e insufficienti. In questo quadro, la fede rischia di essere strumentalizzata, banalizzata o relegata nell’ambito dell’irrilevante, mentre si consolidano forme di convivenza che prescindono da qualsiasi riferimento trascendente”.
Quindi anche il messaggio evangelico risente di tale ‘clima’ culturale: “A questo si aggiunge un profondo cambiamento culturale che non può essere ignorato: la progressiva scomparsa di punti di riferimento condivisi. Per lungo tempo, il seme cristiano ha trovato un terreno largamente fertile, perché il linguaggio morale, i grandi interrogativi sul senso della vita e alcune nozioni fondamentali erano, almeno in parte, condivisi.
Oggi, quel terreno comune si è notevolmente indebolito. Molti dei presupposti concettuali che per secoli hanno facilitato la trasmissione del messaggio cristiano non sono più evidenti e, in molti casi, persino comprensibili. Il Vangelo incontra non solo l’indifferenza, ma anche un diverso paesaggio culturale, in cui le parole non hanno più lo stesso significato e dove l’annuncio iniziale non può più essere dato per scontato”.
Di questa situazione ‘soffrono’ soprattutto i giovani: “Sono convinto (e so che molti di voi lo percepiscono nell’esercizio quotidiano del vostro ministero) che una nuova inquietudine si agita nel cuore di molte persone, soprattutto dei giovani. La ricerca assoluta del benessere non ha portato la felicità attesa; la libertà separata dalla verità non ha generato la realizzazione promessa; e il progresso materiale da solo non è riuscito a soddisfare il desiderio più profondo del cuore umano”.
Proprio davanti a tale situazione il papa ha invitato i sacerdoti ad una maggiore presenza nel territorio: “In effetti, le proposte dominanti, insieme a certe interpretazioni ermeneutiche e filosofiche del destino dell’umanità, lungi dall’offrire una risposta sufficiente, hanno spesso lasciato un senso di maggiore stanchezza e di vuoto. Proprio per questo, osserviamo che molte persone stanno iniziando ad aprirsi a una ricerca più onesta e autentica, una ricerca che, accompagnata da pazienza e rispetto, le riconduce all’incontro con Cristo. Ciò ci ricorda che per il sacerdote questo non è un tempo di ritiro o di rassegnazione, ma di presenza fedele e di generosa disponibilità. Tutto ciò nasce dal riconoscimento che l’iniziativa appartiene sempre al Signore, che è già all’opera e ci precede con la sua grazia”.
Ed ha tratteggiato il ‘tipo’ di sacerdote di cui ha bisogno la Chiesa: “Non certo uomini definiti da una moltitudine di compiti o dalla pressione dei risultati, ma uomini configurati a Cristo, capaci di sostenere il loro ministero attraverso una relazione viva con Lui, alimentata dall’Eucaristia ed espressa in una carità pastorale segnata dal dono sincero di sé”.
Insomma, essere ‘alter Christus’: “Non si tratta di inventare nuovi modelli o di ridefinire l’identità che abbiamo ricevuto, ma di riproporre, con rinnovata intensità, il sacerdozio nel suo nucleo più autentico (essere alter Christus), lasciando che Lui plasmi le nostre vite, unifichi i nostri cuori e dia forma a un ministero vissuto a partire dall’intimità con Dio, dalla dedizione fedele alla Chiesa e dal servizio concreto alle persone che ci sono state affidate”.
Per questo il papa ha rinforzato quest’indicazione con l’immagine della cattedrale dell’Almudena a Madrid, la cui struttura si presta ad un perfetto parallelismo con i punti essenziali del sacerdozio: “Cari figli, permettetemi oggi di parlarvi del sacerdozio usando un’immagine che conoscete bene: la vostra Cattedrale. Non per descrivere un edificio, ma per imparare da esso. Perché le cattedrali (come ogni luogo sacro) esistono, come il sacerdozio, per condurci all’incontro con Dio e alla riconciliazione con i nostri fratelli e sorelle, e i loro elementi racchiudono una lezione per la nostra vita e il nostro ministero”.
E’ stato un tratteggio molto particolareggiato della cattedrale madrilena: “Basta guardare la sua facciata per capire qualcosa di essenziale. E’ la prima cosa che vediamo, eppure non dice tutto: indica, suggerisce, invita. Allo stesso modo, il sacerdote non vive per mettersi in mostra, ma non vive nemmeno per nascondersi. La sua vita è chiamata a essere visibile, coerente e riconoscibile, anche se non sempre viene compresa. La facciata non esiste per sé stessa: conduce verso l’interno. Allo stesso modo, il sacerdote non è mai fine a se stesso. Tutta la sua vita è chiamata a indicare Dio e ad accompagnare il cammino verso il Mistero, senza usurpare il posto di Dio”.
Insomma la cattedrale è un richiamo a vivere la fraternità sacerdotale: “La cattedrale è anche una casa comune, dove tutti hanno un posto. Così è chiamata ad essere la Chiesa, soprattutto verso i suoi sacerdoti: una casa che accoglie, protegge e non abbandona mai. Ed è così che deve essere vissuta la fraternità sacerdotale: come esperienza concreta di sapersi a casa, responsabili gli uni degli altri, attenti alla vita dei fratelli e pronti a sostenersi a vicenda. Figli miei, nessuno si senta esposto o solo nell’esercizio del ministero: resistiamo insieme all’individualismo che impoverisce il cuore e indebolisce la missione!”
Continuando nella descrizione della cattedrale il papa ha evidenziato anche il valore dei sacramenti battesimale e confessionale: “Prima di giungere al santuario, la cattedrale ci svela luoghi discreti ma fondamentali: al fonte battesimale nasce il Popolo di Dio; nel confessionale, si rinnova continuamente. Nei sacramenti, la grazia si rivela come la forza più reale ed efficace del ministero sacerdotale.
Perciò, cari figli, celebrate i sacramenti con dignità e fede, consapevoli che ciò che in essi si produce è la vera forza che edifica la Chiesa e che essi sono il fine ultimo a cui è ordinato tutto il nostro ministero. Ma non dimenticate che non siete la sorgente, ma il canale, e che anche voi avete bisogno di bere a quell’acqua. Perciò, non trascurate la confessione, ritornando sempre alla misericordia che annunciate”.
Concludendo la lettera il papa ha citato san Giovanni d’Avila con l’invito ad essere ‘suoi’, cioè santi: “Guardiamo al cuore di tutto questo, figli miei: qui si rivela ciò che dà senso a ciò che fate ogni giorno e da dove scaturisce il vostro ministero. Sull’’altare, attraverso le vostre mani, il sacrificio di Cristo si rende presente nell’azione più alta affidata alle mani dell’uomo; nel tabernacolo, Colui che avete offerto rimane, affidato nuovamente alle vostre cure.
Siate adoratori, persone di profonda preghiera, e insegnate al vostro popolo a fare lo stesso. Al termine di questo cammino, per essere i sacerdoti di cui la Chiesa ha bisogno oggi, vi lascio con lo stesso consiglio del vostro santo compatriota, san Giovanni d’Avila: ‘Siate tutti suoi’. Siate santi!”
Papa Leone XIV ai sacerdoti: siate costruttori di unità e pace
“Oggi, Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, Giornata per la santificazione sacerdotale, celebriamo con gioia questa Eucaristia nel Giubileo dei Sacerdoti. Mi rivolgo, perciò, prima di tutto a voi, cari fratelli presbiteri, venuti presso la tomba dell’apostolo Pietro a varcare la Porta santa, per tornare ad immergere nel Cuore del Salvatore le vostre vesti battesimali e sacerdotali. Per alcuni dei presenti, poi, tale gesto è compiuto in un giorno unico della loro vita: quello dell’Ordinazione”: nella solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, papa Leone XIV ha presieduto nella basilica di san Pietro la celebrazione eucaristica con 32 ordinazioni che conclude il Giubileo dedicato ai presbiteri.
Ai sacerdoti ha rivolto l’invito a mettere al centro l’Eucaristia ed a esercitare la carità, prendendosi cura del popolo di Dio: “Parlare del Cuore di Cristo in questa cornice è parlare dell’intero mistero dell’incarnazione, morte e risurrezione del Signore, affidato in modo particolare a noi affinché lo rendiamo presente nel mondo. Per questo, alla luce delle Letture che abbiamo ascoltato, riflettiamo insieme su come possiamo contribuire a quest’opera di salvezza”.
Quindi ha ripreso alcune riflessioni delle letture odierne: “Nella prima, il profeta Ezechiele ci parla di Dio come di un pastore che passa in rassegna il suo gregge, contando le sue pecore una per una: va in cerca di quelle perdute, cura quelle ferite, sostiene quelle deboli e malate. Ci ricorda, così, in un tempo di grandi e terribili conflitti, che l’amore del Signore, da cui siamo chiamati a lasciarci abbracciare e plasmare, è universale, e che ai suoi occhi (e di conseguenza anche ai nostri) non c’è posto per divisioni e odi di alcun tipo.
Nella seconda Lettura poi, san Paolo, ricordandoci che Dio ci ha riconciliati ‘quando eravamo ancora deboli’ e ‘peccatori’, ci invita ad abbandonarci all’azione trasformante del suo Spirito che abita in noi, in un quotidiano cammino di conversione. La nostra speranza si fonda sulla consapevolezza che il Signore non ci abbandona: ci accompagna sempre.
Noi però siamo chiamati a cooperare con Lui, prima di tutto mettendo al centro della nostra esistenza l’Eucaristia, ‘fonte e apice di tutta la vita cristiana’; poi ‘attraverso la fruttuosa recezione dei sacramenti, soprattutto con la confessione sacramentale frequente’; e infine con la preghiera, la meditazione della Parola e l’esercizio della carità, conformando sempre più il nostro cuore a quello del Padre delle misericordie”, come afferma il Decreto ‘Presbyterorum ordinis’.
Tali letture introducono alla gioia di Dio, narrata nel Vangelo: “E questo ci porta al Vangelo che abbiamo ascoltato, in cui si parla della gioia di Dio (e di ogni pastore che ami secondo il suo Cuore) per il ritorno all’ovile di una sola delle sue pecore. E’ un invito a vivere la carità pastorale con lo stesso animo grande del Padre, coltivando in noi il suo desiderio: che nessuno vada perduto, ma che tutti, anche attraverso di noi, conoscano Cristo e abbiano in Lui la vita eterna.
E’ un invito a farci intimamente uniti a Gesù, seme di concordia in mezzo ai fratelli, caricandoci sulle spalle chi si è perduto, donando il perdono a chi ha sbagliato, andando a cercare chi si è allontanato o è rimasto escluso, curando chi soffre nel corpo e nello spirito, in un grande scambio d’amore che, nascendo dal fianco trafitto del Crocifisso, avvolge tutti gli uomini e riempie il mondo”.
Ecco il motivo del richiamo all’enciclica ‘Dilexit Nos’ di papa Francesco: “Il ministero sacerdotale è un ministero di santificazione e di riconciliazione per l’unità del Corpo di Cristo. Per questo il Concilio Vaticano II chiede ai presbiteri di fare ogni sforzo per ‘condurre tutti all’unità nella carità’, armonizzando le differenze perché ‘nessuno… possa sentirsi estraneo’. E raccomanda loro di essere uniti al vescovo e nel presbiterio. Quanto più infatti ci sarà unità tra di noi, tanto più sapremo condurre anche gli altri all’ovile del Buon Pastore, per vivere come fratelli nell’unica casa del Padre”.
Infine ha rivolto alcune ‘raccomandazioni’ ai nuovi sacerdoti: “Amate Dio e i fratelli, siate generosi, ferventi nella celebrazione dei Sacramenti, nella preghiera, specialmente nell’Adorazione, e nel ministero; siate vicini al vostro gregge, donate il vostro tempo e le vostre energie per tutti, senza risparmiarvi, senza fare differenze, come ci insegnano il fianco squarciato del Crocifisso e l’esempio dei santi”.
A proposito di santità il papa li ha invitati ad imitare i sacerdoti santi: “E a questo proposito, ricordate che la Chiesa, nella sua storia millenaria, ha avuto (ed ha ancora oggi) figure meravigliose di santità sacerdotale: a partire dalle comunità delle origini, essa ha generato e conosciuto, tra i suoi preti, martiri, apostoli infaticabili, missionari e campioni della carità. Fate tesoro di tanta ricchezza: interessatevi alle loro storie, studiate le loro vite e le loro opere, imitate le loro virtù, lasciatevi accendere dal loro zelo, invocate spesso, con insistenza, la loro intercessione!
Il nostro mondo propone troppo spesso modelli di successo e di prestigio discutibili e inconsistenti. Non lasciatevene affascinare! Guardate piuttosto al solido esempio e ai frutti dell’apostolato, molte volte nascosto e umile, di chi nella vita ha servito il Signore e i fratelli con fede e dedizione, e continuatene la memoria con la vostra fedeltà”.
Mentre nel messaggio per questa giornata papa Leone XIV l’importanza dii fare memoria di questa solennità: “Solo facendo memoria viviamo e facciamo rivivere quanto il Signore ci ha consegnato, chiedendo di tramandarlo a nostra volta nel suo nome. La memoria unifica i nostri cuori nel Cuore di Cristo e la nostra vita nella vita di Cristo, sicché diventiamo capaci di portare al popolo santo di Dio la Parola e i Sacramenti della salvezza, per un mondo riconciliato nell’amore. Solo nel cuore di Gesù troviamo la nostra vera umanità di figli di Dio e di fratelli tra noi. Per queste ragioni, vorrei oggi rivolgervi un invito impellente: siate costruttori di unità e di pace!”
Ed essere costruttori di unità e pace significa “essere pastori capaci di discernimento, abili nell’arte di comporre i frammenti di vita che ci vengono affidati, per aiutare le persone a trovare la luce del Vangelo dentro i travagli dell’esistenza; significa essere saggi lettori della realtà, andando oltre le emozioni del momento, le paure e le mode; significa offrire proposte pastorali che generano e rigenerano alla fede costruendo relazioni buone, legami solidali, comunità in cui brilla lo stile della fraternità. Essere costruttori di unità e di pace significa non imporsi, ma servire. In particolare, la fraternità sacerdotale diventa segno credibile della presenza del Risorto tra di noi quando caratterizza il cammino comune dei nostri presbiteri”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco invita i sacerdoti ad essere annunciatori di speranza
“Carissimi Vescovi e sacerdoti, cari fratelli e sorelle! ‘L’Alfa e l’Omega, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente’ è Gesù. Proprio il Gesù che Luca ci descrive nella sinagoga di Nazaret, tra coloro che lo conoscono fin da bambino e ora si stupiscono di Lui. La rivelazione (‘apocalisse’) si offre nei limiti del tempo e dello spazio: ha la carne come cardine che sostiene la speranza. La carne di Gesù e la nostra. L’ultimo libro della Bibbia racconta questa speranza. Lo fa in modo originale, sciogliendo tutte le paure apocalittiche al sole dell’amore crocifisso. In Gesù si apre il libro della storia e lo si può leggere”.
E’ iniziata con queste parole l’omelia scritta da papa Francesco e letta dal card. Domenico Calcagno, presidente emerito dell’APSA, che ha presieduto, nella Basilica Vaticana, la Santa Messa Crismale, a motivo della convalescenza, invitando la leggere la propria vita:
“Anche noi sacerdoti abbiamo una storia: rinnovando il Giovedì Santo le promesse dell’Ordinazione, confessiamo di poterla leggere soltanto in Gesù di Nazaret… Quando lasciamo che sia Lui a istruirci, il nostro diventa un ministero di speranza, perché in ognuna delle nostre storie Dio apre un giubileo, cioè un tempo e un’oasi di grazia. Chiediamoci: sto imparando a leggere la mia vita? Oppure ho paura a farlo?”
Nell’omelia il papa ha sottolineato l’importanza del sacerdozio per i fedeli: “E’ un popolo intero a trovare ristoro, quando il giubileo inizia nella nostra vita: non una volta ogni venticinque anni (speriamo!) ma in quella prossimità quotidiana del prete alla sua gente in cui le profezie di giustizia e di pace si adempiono. ‘Ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre’: ecco il popolo di Dio. Questo regno di sacerdoti non coincide con un clero”.
Il sacerdozio coincide con una nuova visione di popolo: “Il ‘noi’ che Gesù plasma è un popolo di cui non vediamo i confini, in cui cadono i muri e le dogane. Colui che dice: ‘Ecco, io faccio nuove tutte le cose’ ha squarciato il velo del tempio e ha in serbo per l’umanità una città- giardino, la nuova Gerusalemme che ha porte sempre aperte. Così, Gesù legge e ci insegna a leggere il sacerdozio ministeriale come puro servizio al popolo sacerdotale, che abiterà presto una città che non ha bisogno di tempio”.
L’anno giubilare è un nuovo inizio: “L’anno giubilare rappresenta così, per noi sacerdoti, una specifica chiamata a ricominciare nel segno della conversione. Pellegrini di speranza, per uscire dal clericalismo e diventare annunciatori di speranza. Certo, se Alfa e Omega della nostra vita è Gesù, anche noi potremo incontrare il dissenso da Lui sperimentato a Nazaret. Il pastore che ama il suo popolo non vive alla ricerca di consenso e approvazione a ogni costo. Eppure, la fedeltà dell’amore converte, lo riconoscono per primi i poveri, ma lentamente inquieta e attrae anche gli altri”.
E’ un invito a ‘ritornare’ a Nazareth: “Siamo qui radunati, carissimi, a fare nostro e ripetere questo ‘Sì, Amen!’ E’ la confessione di fede del popolo di Dio: ‘Sì, è così, tiene come una roccia!’ Passione, morte e risurrezione di Gesù, che ci apprestiamo a rivivere, sono il terreno che sostiene saldamente la Chiesa e, in essa, il nostro ministero sacerdotale. E che terreno è questo? In che humus noi possiamo non soltanto reggere, ma fiorire? Per comprenderlo bisogna ritornare a Nazaret, come intuì tanto acutamente San Charles de Foucauld”.
Ma occorre essere ‘innamorati’ della Parola di Dio: “Abbiamo qui evocate almeno due abitudini: quella a frequentare la sinagoga e quella a leggere. La nostra vita è sostenuta da buone abitudini. Esse possono inaridirsi, ma rivelano dov’è il nostro cuore. Quello di Gesù è un cuore innamorato della Parola di Dio: a dodici anni lo si capiva già e ora, divenuto adulto, le Scritture sono casa sua. Ecco il terreno, l’humus vitale che troviamo diventando suoi discepoli”.
La Sacra Scrittura offre ad ognuno una Parola da portare a termine: “Cari sacerdoti, ognuno di noi ha una Parola da adempiere. Ognuno di noi ha un rapporto con la Parola di Dio che viene da lontano. Lo mettiamo a servizio di tutti solo quando la Bibbia rimane la nostra prima casa. Al suo interno, ciascuno di noi ha delle pagine più care. Questo è bello e importante!
Aiutiamo anche altri a trovare le pagine della loro vita: forse gli sposi, quando scelgono le Letture del loro matrimonio; o chi è nel lutto e cerca dei brani per affidare alla misericordia di Dio e alla preghiera della comunità la persona defunta. C’è una pagina della vocazione, in genere, all’inizio del cammino di ciascuno di noi. Per suo tramite, Dio ci chiama ancora, se la custodiamo, perché non si intiepidisca l’amore”.
E’ un invito ad invocare lo Spirito Santo: “E’ questo lo Spirito che invochiamo sul nostro sacerdozio: ne siamo stati investiti e proprio lo Spirito di Gesù rimane silenzioso protagonista del nostro servizio. Il popolo ne avverte il soffio quando in noi le parole diventano realtà. I poveri, prima degli altri, e i bambini, gli adolescenti, le donne e anche coloro che nel rapporto con la Chiesa sono stati feriti, hanno il ‘fiuto’ dello Spirito Santo: lo distinguono da altri spiriti mondani, lo riconoscono nella coincidenza in noi tra l’annuncio e la vita.
Noi possiamo diventare una profezia adempiuta, e questo è bello! Il sacro Crisma, che oggi consacriamo, sigilla questo mistero trasformativo nelle diverse tappe della vita cristiana. E attenzione: mai scoraggiarsi, perché è un’opera di Dio. Credere, sì! Credere che Dio non fallisce con me! Dio non fallisce mai. Ricordiamo quella parola nell’Ordinazione: «Dio porti a compimento l’opera che in te ha iniziato». E lo fa”.
E’ un invito a compiere l’opera di Dio: “E’ l’opera di Dio, non la nostra: portare ai poveri un lieto messaggio, ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista, la libertà agli oppressi. Se Gesù nel rotolo ha trovato questo passo, oggi lo continua a leggere nella biografia di ognuno di noi. Primariamente perché, fino all’ultimo giorno, è sempre Lui a evangelizzarci, a liberarci dalle prigioni, ad aprirci gli occhi, a sollevare i pesi caricati sulle nostre spalle.
E poi perché, chiamandoci alla sua missione e inserendoci sacramentalmente nella sua vita, Egli libera anche altri attraverso di noi. In genere, senza che ce ne accorgiamo. Il nostro sacerdozio diventa un ministero giubilare, come il suo, senza suonare il corno né la tromba: in una dedizione non gridata, ma radicale e gratuita”.
Al contempo ha invitato ad essere ‘operai’ di Dio: “Dio solo sa quanto la messe sia abbondante. Noi operai viviamo la fatica e la gioia della mietitura. Viviamo dopo Cristo, nel tempo messianico. Bando alla disperazione! Restituzione, invece, e remissione dei debiti; ridistribuzione di responsabilità e di risorse: il popolo di Dio si attende questo. Vuole partecipare e, in forza del Battesimo, è un grande popolo sacerdotale. Gli oli che in questa solenne celebrazione consacriamo sono per la sua consolazione e la gioia messianica”.
Ma per essere ‘operai’ è necessario assaporare la ‘gioia’ di Dio: “Il campo è il mondo. La nostra casa comune, tanto ferita, e la fraternità umana, così negata, ma incancellabile, ci chiamano a scelte di campo. Il raccolto di Dio è per tutti: un campo vivo, in cui cresce cento volte più di quello che si è seminato. Ci animi, nella missione, la gioia del Regno, che ripaga ogni fatica. Ogni contadino, infatti, conosce stagioni in cui non si vede nascere nulla. Non ne mancano anche nella nostra vita. È Dio che fa crescere e che unge i suoi servi con olio di letizia”.
Ed infine ha chiesto ai fedeli la preghiera: “Cari fedeli, popolo della speranza, pregate oggi per la gioia dei sacerdoti. Venga a voi la liberazione promessa dalle Scritture e alimentata dai Sacramenti. Molte paure ci abitano e tremende ingiustizie ci circondano, ma un mondo nuovo è già sorto. Dio ha tanto amato il mondo da dare a noi il suo Figlio, Gesù. Egli unge le nostre ferite e asciuga le nostre lacrime”.
(Foto: Santa Sede)
I cattolici aumentano solo in Africa
Nelle scorse settimane sono stati presentati l’Annuario Pontificio 2025 e l’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2023,in cui è stato evidenziato l’aumento dei cattolici battezzati nel mondo, che è cresciuto, tra il 2022 e il 2023, dell’1,15%: la popolazione cattolica africana è aumentata del 3,31%, seguita dall’America (0,9%), dall’Asia (0,6%) e dall’Europa (0,2%).
Secondo l’Annuario Pontificio 2025 la popolazione cattolica mondiale è aumentata dell’1,15% tra il 2022 e il 2023, passando da circa 1.039.000.000 ad 1.406.000.000; però tali cifre includono anche i cattolici che sono stati battezzati ma che in seguito hanno abbandonato la fede e la Chiesa.
L’Africa rappresenta il 20% dei cattolici nel mondo ed è caratterizzata da una diffusione molto dinamica della Chiesa cattolica: il numero dei cattolici è aumentato da 272.000.000 nel 2022 a 281.000.000 nel 2023, con un incremento relativo del +3,31%. Tra i Paesi del continente africano, in particolare, la Repubblica Democratica del Congo resta al primo posto per numero di battezzati cattolici con quasi 55.000.000, seguita dalla Nigeria con 35.000.000 milioni, nonostante le persecuzioni.
Intanto con una crescita dello 0,9% nel biennio, anche l’America consolida la sua posizione di continente in cui vive il 47,8% dei cattolici del mondo. Di questi, il 27,4% vive in America del Sud (dove il Brasile, con 182.000.000, rappresenta il 13% del totale mondiale e resta il paese con il maggior numero di cattolici), il 6,6% in America del Nord e il restante 13,8% in America Centrale. Se si rapporta il numero dei cattolici alla dimensione della popolazione, spiccano Argentina, Colombia e Paraguay, con oltre il 90% della popolazione.
Nel continente asiatico si è registrata una crescita dei cattolici dello 0,6% nel biennio e si prevede che la loro quota nel mondo cattolico nel 2023 sarà pari a circa l’11%. Nel 2023, il 76,7% dei cattolici del Sud-Est asiatico era concentrato nelle Filippine, con 93.000.000, e in India, con 23.000.000. Mentre l’Europa, pur ospitando il 20,4% della comunità cattolica mondiale, resta la regione meno dinamica, con una crescita del numero dei cattolici nel biennio pari solo allo 0,2%. Infine nel 2023 i cattolici in Oceania supereranno di poco gli 11.000.000, con un aumento dell’1,9% rispetto al 2022.
Inoltre il numero dei vescovi nel mondo cattolico è aumentato negli ultimi due anni, con un incremento complessivo dell’1,4%, passando da 5.353 nel 2022 a 5.430 nel 2023. La variazione relativa è leggermente più pronunciata per Africa e Asia e inferiore alla media mondiale per Europa e America. Ed alla fine del 2023, nelle 3.041 circoscrizioni ecclesiastiche del mondo cattolico, i sacerdoti erano 406.996, con un decremento di 734 unità rispetto al 2022, pari allo 0,2% con un aumento in Africa (+2,7%) e Asia (+1,6%) e una diminuzione in Europa (-1,6%), Oceania (-1,0%) e America (-0,7%).
La distribuzione per area geografica del 2023 mostra che, a fronte del 38,1% del totale dei sacerdoti in Europa, il 29,1% proviene dal continente americano, mentre le altre aree continentali continuano con il 18,2% dall’Asia, il 13,5% dall’Africa e l’1,1% dall’Oceania. Inoltre nel 2023 ci sono differenze significative. In particolare, le percentuali di sacerdoti superano quelle dei cattolici in Nord America (10,3% di sacerdoti contro il 6,6% dei cattolici), Europa (38,1% di sacerdoti contro il 20,4% dei cattolici) e Oceania (1,1% di sacerdoti contro lo 0,8% dei cattolici). La carenza di sacerdoti più evidente si riscontra in Sud America (12,4% di sacerdoti e 27,4% di cattolici), Africa (13,5% di sacerdoti e 20,0% di cattolici) e America Centrale continentale (5,4% di sacerdoti e 11,6% di cattolici).
Anche i diaconi permanenti sono il gruppo del clero in più rapida crescita. Nel 2023 il loro numero raggiungerà quota 51.433, rispetto ai 50.150 del 2022, con un incremento del 2,6%. I divari territoriali restano marcati: tassi di crescita significativi si osservano in Oceania (+10,8%) e nelle Americhe (+3,8%), mentre tassi di variazione in leggero calo si osservano in Africa e in Europa.
Nel 2023 è proseguito il calo registrato nel tempo sia nel numero dei religiosi professi non sacerdoti sia nel numero delle religiose professe, sebbene a un ritmo più lento; complessivamente, sono passate da 599.228 nel 2022 a 589.423 nel 2023, con una variazione relativa del -1,6%. In termini di distribuzione geografica, nel 2023, quasi il 32% risiede in Europa, seguita dall’Asia con il 30%, dall’America con il 23% (equamente distribuito tra entrambi gli emisferi), dall’Africa con il 14% e dall’Oceania con l’1%.
Il calo del numero di donne religiose professe in tutto il mondo è in gran parte attribuito a un aumento significativo dei decessi, dovuto all’elevato numero di donne religiose anziane, mentre il numero di coloro che abbandonano la vita religiosa è diminuito significativamente nel biennio. L’Africa, nel biennio 2022-2023, ha registrato un incremento significativo del 2,2%, seguita dal Sud-Est asiatico con un +0,1%. Il Nord America, da parte sua, registra una contrazione del -3,6%. Segue da vicino il Sud America con un calo del -3%, mentre il calo nell’America Centrale continentale e nelle Antille Centrali è più moderato. L’Europa detiene il record di crescita negativa, con una variazione del -3,8%.
Inoltre l’andamento globale del numero di seminaristi maggiori mostra un calo ininterrotto dal 2012: il numero di candidati al sacerdozio è sceso da 108.481 nel 2022 a 106.495 nel 2023, con una variazione del -1,8%. Il calo, osservato a livello mondiale, riguarda tutti i continenti, tranne l’Africa, dove il numero dei seminaristi è aumentato dell’1,1% (da 34.541 a 34.924). In Europa, Asia e America, ma soprattutto nel primo continente, i cali sono significativi (-4,9% in Europa, -4,2% in Asia e -1,3% in America). In Oceania la tendenza è negativa e lieve.
La distribuzione percentuale dei seminaristi maggiori per continente mostra modeste variazioni nel biennio. Africa e Asia rappresentavano il 61,0% del totale mondiale nel 2022, percentuale salita al 61,4% nel 2023. A parte il leggero aggiustamento negativo in Oceania, le Americhe e l’Europa nel suo complesso hanno visto diminuire la loro incidenza: nel 2022, i 41.199 seminaristi americani ed europei rappresentavano quasi il 38% del totale mondiale, mentre un anno dopo erano scesi al 37,7%.
Cei: la missione è centrale per la formazione dei sacerdoti
“All’origine della formazione presbiterale sta la Parola di Dio che raggiunge il chiamato domandando di essere da lui accolta. Quando ciò avviene, la Parola comincia ad agire efficacemente in tutta la persona (‘vi farò diventare’), rimanendo il fondamentale principio formativo verso una particolare configurazione a Cristo Signore, in unione d’amore, con la mediazione della Chiesa che riconosce, custodisce, accompagna l’opera di Dio”: nei giorni scorsi è entrato in vigore, ad experimentum per tre anni, il documento ‘La formazione dei presbiteri nelle Chiese in Italia. Orientamenti e norme per i seminari’, approvato dalla 78^ Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, svoltasi ad Assisi a novembre di due anni fa.
Il testo, che ha ottenuto la conferma della Santa Sede con decreto del Dicastero per il Clero, presenta un iter formativo al presbiterato articolato in due tempi: una prima fase di carattere iniziatico, dedicata alla costruzione della consistenza interiore, in un rapporto educativo forte con i formatori, attraverso lo sviluppo di una solida vita spirituale, l’applicazione seria allo studio e alla preghiera, una vita comunitaria intensa, la conoscenza di sé. La seconda fase è dedicata alla scoperta del Popolo di Dio e al maggiore coinvolgimento della comunità cristiana nella formazione dei candidati al presbiterato.
Nel primo capitolo si risponde alla domanda su quale prete si debba formare e per quale Chiesa. Per questo, da una parte, si assume la formazione permanente in alcuni suoi elementi, ritenuti necessari al presbitero italiano odierno, come paradigma della formazione in Seminario; dall’altra, si accentuano decisamente le due dimensioni della missione e della comunione come orizzonte fondamentale di tale formazione:
“La liturgia ben vissuta è lo spazio quotidiano in cui, sia il seminarista che il presbitero, insieme con le loro comunità, possono cogliere gli appelli alla conversione permanente e attingere alla grazia che consente la prosecuzione del processo di configurazione a Cristo Servo, Pastore e Sposo. La liturgia, infatti, è paradigma della vita cristiana e, per essere vissuta in modo efficace e fruttuoso, deve inserirsi in un contesto comunitario aperto all’ascolto profondo del Vangelo e dei fratelli e delle sorelle. Lì nasce e si sviluppa una comunità che dall’ascolto del Signore diviene disponibile alla comunione fraterna, pronta al servizio dei poveri, alla missione verso coloro che non conoscono il Signore e al dialogo con chiunque il Signore ponga sulla nostra strada”.
Nel secondo capitolo la pastorale vocazionale è presentata come impegno di tutta la comunità ecclesiale, passando poi a specificare le modalità di accompagnamento vocazionale dei ragazzi e dei giovani, basato su una seria formazione spirituale: “La proposta educativa, strutturata nelle quattro dimensioni (umana, spirituale, intellettuale e pastorale) si declina nel vissuto ordinario, fatto di proposte di gioco, laboratori, percorsi formativi, incontri con testimoni, esperienze di carità, colloqui con i formatori, studio, momenti di ritiro, tempi di rielaborazione del vissuto, permette a chi vi aderisce di integrare gradualmente fede e vita e di interrogare il proprio vissuto e la propria storia con autenticità e alla luce del Vangelo”.
Perciò sono delineate alcune ‘caratteristiche’: “Alcuni tratti genuini che testimoniano il cammino di crescita sono: la capacità di intessere relazioni con tutti, l’amore per la verità, lo spirito di iniziativa, l’assunzione responsabile dei propri impegni, la rielaborazione delle esperienze vissute, il superamento delle ansie da prestazione e degli atteggiamenti compiacenti, la consegna di sé nella trasparenza e l’orientamento ad una scelta di vita. L’esito di tale percorso può essere la decisione di iniziare il cammino nell’anno propedeutico oppure di continuare un discernimento vocazionale”.
Il terzo capitolo presenta le quattro tappe dell’itinerario formativo proposto dalla Ratio fundamentalis: propedeutica (un anno), discepolare (due anni), configuratrice (quattro anni) e di sintesi vocazionale (un anno), ponendo attenzione anche alla dimensione ‘affettivo-sessuale’ del candidato: “La dimensione affettivo-sessuale è un’area di primaria importanza per l’efficacia del ministero presbiterale vissuto in una prospettiva di amore-carità, dono di sé; nella libertà intima e relazionale che nel celibato (secondo la tradizione latina) trova un contesto di particolare fecondità e apertura nelle relazioni con persone, donne e uomini, giovani e anziani, laici, famiglie e consacrate/i, che animano le nostre comunità. L’attuale contesto socio-culturale, insieme a contraddizioni e ambiguità, offre particolari opportunità di crescita più autentica in questo ambito. La libertà con cui si affrontano oggi questi temi è buona premessa perché anche nel contesto della formazione dei candidati al presbiterato ci possano essere frutti di sempre maggiore maturità umana, affettiva, psichica e spirituale”.
In questo discernimento è importante la relazione: “Durante il discernimento e il percorso formativo, i formatori devono favorire nei candidati uno stile relazionale aperto alla discussione e fondato sulla sincerità. Occorre infatti stimolare il candidato ad una profonda autovalutazione attraverso il confronto con l’altro in un percorso di maturazione finalizzato al raggiungimento di un equilibrio generale che permetta al candidato di prendere sempre più consapevolezza e coscienza di sé, della propria personalità e di tutte le parti che contribuiscono a definirla, compresa quella sessuale e il proprio orientamento, in modo da integrarle e gestirle con sufficiente libertà e serenità, coerentemente con la natura e gli obiettivi propri della vocazione presbiterale. E’ essa a ispirare vita e stile relazionale del sacerdote celibe e casto”.
In tale capitolo un paragrafo è ‘dedicato’ alla formazione della personalità del candidato, ovvero sulla castità: “Nel processo formativo, quando si fa riferimento a tendenze omosessuali, è anche opportuno non ridurre il discernimento solo a tale aspetto, ma, così come per ogni candidato, coglierne il significato nel quadro globale della personalità del giovane, affinché, conoscendosi e integrando gli obiettivi propri della vocazione umana e presbiterale, giunga a un’armonia generale… La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore”.
E’ un superamento per migliorare la propria consapevolezza: “Questo non significa solo controllare i propri impulsi sessuali, ma crescere in una qualità di relazioni evangeliche che superi le forme della possessività, che non si lasci sequestrare dalla competizione e dal confronto con gli altri e sappia custodire con rispetto i confini dell’intimità propria e altrui. Essere consapevole di ciò è fondamentale e indispensabile per realizzare l’impegno o la vocazione presbiterale, ma chi vive la passione per il Regno nel celibato dovrebbe diventare anche capace di motivare, nella rinuncia per esso, le frustrazioni, compresa la mancata gratificazione affettiva e sessuale”.
Per questo i vescovi chiedono più attenzione verso chi chiede di essere ammesso in seminario: “Massima attenzione dovrà essere prestata al tema della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, vigilando con cura che coloro che chiedono l’ammissione al Seminario maggiore non siano incorsi in alcun modo in delitti o situazioni problematiche in questo ambito.”
Nel quarto capitolo si parla della formazione nel Seminario Maggiore che viene presentata come unica, integrale, comunitaria e missionaria: non si esaurisce nell’apprendimento di nuovi contenuti, né si limita ai comportamenti morali o disciplinari, ma deve riguardare il campo delle motivazioni e delle convinzioni personali, è formazione della coscienza: “I candidati al presbiterato siano perciò provocati ad avere cuore e mentalità missionari, ad allargare gli orizzonti del loro impegno apostolico e a essere disponibili alla missione.
C’è una missionarietà del cuore che si manifesta nella piena disponibilità a ‘faticare’ per il Vangelo ed a privilegiare l’incontro con chi non crede o non pratica; c’è una missionarietà all’interno della Diocesi e delle parrocchie, che richiede disponibilità all’itineranza e alla mobilità interparrocchiale; c’è una missionarietà ad gentes, che si esprime nel servizio come preti fidei donum e nella cooperazione fra le Chiese”.
Nel quinto capitolo è recepita la richiesta emersa nel Cammino sinodale di allargare la condivisione dell’opera formativa dei seminaristi: “Coloro che entrano in seminario sono chiamati innanzitutto a confrontarsi per avere conferma che il Signore li chiami a vivere la grazia battesimale nella forma specifica del ministero presbiterale. Per verificare la chiamata del Signore bisogna che essi si mettano ai piedi del Maestro, per essere con lui, frequentarlo, conoscerlo e diventare continuamente discepoli missionari nella vita con gli altri, mettendo alla prova sé stessi. , coinvolgendo la comunità ecclesiale e invitando a pensare creativamente le forme di collaborazione possibili con particolare riguardo alla figura femminile”.
La figura del sacerdote nel terzo millennio: evoluzione formativa
Sono 350 i presbiteri concelebranti, tra cui 7 Vescovi con il Vicario generale, monsignor Franco Agnesi (che proprio l’8 giugno di 50 anni fa veniva a sua volta ordinato prete), gli ausiliari di Milano, i membri del Consiglio episcopale milanese, i Canonici della Cattedrale, i Superiori del Seminario, i sacerdoti che hanno accompagnato la vita dei candidati (https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/preti-novelli-un-frutto-che-rimane-e-si-moltiplica-2807462.html ). Inoltre Il 9 Giugno una trentina di residenze maschili e femminili si resero disponibili domenica ad accogliere visitatori, interessati e curiosi per l’undicesima edizione della Giornata dei monasteri aperti, nei Paesi Bassi, dal titolo Qual è la tua storia? «Con questa iniziativa i religiosi e le religiose vogliono dimostrare che l’esperienza monastica è una scelta di vita contemporanea», evidenzia la Conferenza degli ordini religiosi nei Paesi Bassi.
«Durante la Giornata dei monasteri aperti, i padri, i frati e le suore racconteranno le loro storie: chi sono, cosa fanno e perché scelgono una vita al servizio di Dio e delle persone. E farà loro piacere ascoltare le storie dei visitatori» (https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2024-06/paesi-bassi-giornata-monasteri-aperti-religiosi-religiose.html ). Aggiungo che la data prescelta per “santificare” chi ha messo Dio al primo posto nella sua vita è il 1° luglio, come apprendiamo dal Calendario dei prossimi eventi e celebrazioni del Pontefice previsti nei prossimi mesi. Alle 9 nella Sala del Concistoro si terrà il concistoro ordinario pubblico per il voto su alcune cause di canonizzazione. La convocazione del Sacro Collegio «riguarderà anche la canonizzazione dei Beati Giuseppe Allamano, Marie-Léonie Paradis, Elena Guerra e Carlo Acutis» (https://lanuovabq.it/it/nuovi-santi-concistoro-ordinario-il-10-luglio ).
Pertanto, confermo che teologicamente e giuridicamente si può recepire una ricostruzione dogmatica sull’evoluzione formativa, attraverso l’approfondimento di tali testi, collegati ai documenti magisteriali elaborati anche durante il Concilio Ec. Vat. II del 1965 ( “I. Regolamento di formazione sacerdotale da farsi in ogni nazione: Art. 1- In tanta diversità di popoli e di regioni non è possibile sancire leggi se non di carattere generale. Si elabori perciò in ogni nazione e in ogni rito un particolare « Regolamento di formazione sacerdotale » che dovrà essere compilato dalle conferenze episcopali (2) riveduto periodicamente ed approvato dalla Sede apostolica.
Con tale regolamento le leggi generali vengano adattate alle particolari circostanze di tempo e di luogo, in modo che la formazione sacerdotale risulti sempre conforme alle necessità pastorali delle regioni in cui dovrà svolgersi il ministero. Art. 22- Essendo necessario proseguire e perfezionare la formazione sacerdotale, a motivo soprattutto delle circostanze della società moderna, anche dopo che è terminato il corso degli studi nei seminari (48) sarà cura delle conferenze episcopali nelle singole nazioni studiare i mezzi più adatti – quali potrebbero essere istituti pastorali in collaborazione con parrocchie opportunamente scelte, convegni periodici, appropriate esercitazioni -, in modo che il giovane clero venga introdotto gradualmente nella vita sacerdotale e nell’attività apostolica sotto l’aspetto spirituale, intellettuale e pastorale e sia in grado di rinnovare e perfezionare sempre più l’una e l’altra ( https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651028_optatam-totius_it.html&ved=2ahUKEwjgoOX73cuGAxVFhv0HHXwlA40QFnoECBAQAQ&usg=AOvVaw36_-EwBOrxPbHyuuiKT67g -28 ottobre 1965).
Conseguentemente il 25 marzo 1992, solennità dell’Annunciazione del Signore, il Santo Papa Giovanni Paolo II elaborò questo importante documento magisteriale (“Il contenuto essenziale della formazione spirituale in un preciso itinerario verso il sacerdozio è bene espresso dal decreto conciliare « Optatam Totius »: « La formazione spirituale sia impartita in modo tale che gli alunni imparino a vivere in intima comunione e familiarità col Padre per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo nello Spirito Santo. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://vocazioni.chiesacattolica.it/esortazione-apostolica-pastores-dabo-vobis-1992/&ved=2ahUKEwiGz7iS2suGAxUIS_EDHX5jAmMQFnoECBoQAQ&usg=AOvVaw1ZlEni6rsyiJpcVgXUygST “):Assemblea Cei: comunicato finale, approvata la “Ratio” per i seminari
16 Novembre 2023 (SIR) : Ad Assisi I vescovi hanno approvato il documento che coniuga l’adeguamento alla “Ratio Fundamentalis sacerdotalis” per i Seminari in Italia con i contributi dei Presuli e dei formatori, offrendo orientamenti comuni e indicazioni condivise perché ogni singola Conferenza Episcopale Regionale possa costruire il progetto formativo dei propri Seminari. È quanto si legge nel comunicato finale della 78ª Assemblea generale straordinaria dei vescovi italiani, che si conclude oggi ad Assisi. Il testo, emendato secondo le indicazioni dell’Assemblea, sarà ora sottoposto alla conferma da parte del Dicastero per il Clero.
I presuli – si legge nel comunicato – hanno rimarcato l’importanza della formazione permanente per rispondere alle sfide della società attuale e per venire incontro alle mutate condizioni della vita e del ministero dei presbiteri. Riprendendo le parole del cardinale Zuppi, l’Assemblea ha sottolineato che la figura del prete “è decisiva in una Chiesa di popolo, che sia vicina alla gente e che sia fermento nella storia del Paese”. Non a caso, la discussione nei gruppi di studio ha fatto emergere la riflessione sulla distribuzione del clero sul territorio e la necessità di una pastorale declinata in una chiave realmente sinodale. I lavori sono stati occasione per ribadire la gratitudine della Conferenza episcopale italiana ai sacerdoti per il loro ministero in un contesto in continuo mutamento e, al tempo stesso, per la loro dedizione a creare spazi ecclesiali di ascolto cordiale e di serio accompagnamento vocazionale.
Tuttavia dobbiamo comprendere preliminarmente il significato autentico di “vocazione” ( Nuova ratio fondamentalis institutionis sacerdotalis “Papa Francesco ha firmato il documento il 13 Ottobre 2016 e la Congregazione per il Clero lo ha reso pubblico l’8 dicembre 2016. Così la nuova Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis sostituisce le precedenti “ratio” del 1970 e del 1985 e diventa ufficialmente l’itinerario che tutti i candidati al sacerdozio, anche quelli degli Istituti (la natura giuridica della “Missione Speranza e Carità di Palermo, cfr. Francesco Trombetta https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.korazym.org%2F85887%2Fin-memoria-di-biagio-conte-il-mio-primo-incontro-con-un-personaggio-che-mi-evocava-san-francesco%2F%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTAAAR1oWY1sh_PDMKpeKFij5XIfcH-WhmWS_3S7SCx-KOdK0CKRMKKdm_g7FDg_aem_-JVbQ71aJ76VtAejxAEGdw&h=AT2i5YI4IRkY73XLAAbVwJ_UmL_dJugfZsRbzfn5SKFGiglzau3qDyWWpUzGH_2GOGYg9WnLg30d7Wjo5mjPRXFqiXnCeToguWlmYB4mRWZSjTfx8VoU2hqHAAwWq4qpwgFX) di Vita Consacrata e Società di vita apostolica (n.d.r. e di tutti gli enti ecclesiastici del mondo, i cui aspetti giuridici devono costituire una materia di insegnamento cfr. Francesco Trombetta- https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.korazym.org%2F87781%2Fquesito-giuridico-civilistico-amministrativo-tributario-canonico-sulla-compatibilita-del-motu-proprio-2023-il-diritto-nativoil-patrimonio-della-sede-apostolica-con%2F%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTAAAR3Xzs_nHzLbliIGKd022_eXVARkMKNG7kHmtwtacm5OyvM_sFrsJbXGFoc_aem_OegWfk2snM-OWCChcSiLVw&h=AT37p2V1oL_u0f2b6egPzmUddVwgvrMuhWqquzvEYQDq5NZsv6e_-pqZeUcwoRVNPqgPZxXSgHi2p7GU8q6RfIBcYBc0ZvVs3mNWYjBn2go1hzkES5yokuGfV4ROS-4Z96rF ) dovranno seguire, per la formazione sacerdotale servono quindi: umanità, spiritualità, discernimento ( n.d.r. “e cognizioni basilari di Diritto canonico, per evitare responsabilità giuridiche”).
Il prefetto della Congregazione per il Clero indica dunque tre “parole chiave” per cogliere la visione di fondo del documento. Innanzitutto “umanità”: abbiamo bisogno di sacerdoti “dal tratto amabile, autentici, leali, interiormente liberi, affettivamente stabili, capaci di intessere relazioni interpersonali pacificate e di vivere i consigli evangelici senza rigidità, né ipocrisie o scappatoie”. La seconda parola è “spiritualità”: il prete, ammonisce il cardinale Stella, non è un “organizzatore religioso o un funzionario del sacro, ma è un discepolo innamorato del Signore, la cui vita e il cui ministero sono fondati nell’intima relazione con Dio”. Infine, la terza parola: “discernimento”. Il porporato ricorda che, parlando all’ultima assemblea della Compagnia di Gesù, il Papa aveva manifestato la preoccupazione che nei seminari “è tornata a instaurarsi una rigidità che non è vicina a un discernimento delle situazioni”.
La “sfida principale”, ribadisce dunque il cardinale Stella, che la Ratio intende raccogliere “ci viene ancora da Papa Francesco: formare preti lungimiranti nel discernimento”(https://vocazioni.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/10/2017/02/Il-Dono-della-vocazione-presbiterale.pdf). Infine ritengo necessario riportare (pubblicazione del 12 giugno 2024 di Nico Dal Molin) il recentissimo pensiero del Pontefice in merito (2/5/2024), utile per tutti i Seminaristi, i Sacerdoti ed i Vescovi (“Papa Francesco, nella recente lettera ai parroci scrive: «Vorrei raccomandarvi di porre alla base di tutto la condivisione e la fraternità fra voi e con i vostri Vescovi, cfr. https://www.settimananews.it/chiesa/fraternita-presbiterali-lavori-in-corso/“).
Papa Francesco ringrazia i sacerdoti romani per il loro ministero
Da Lisbona, nel giorno della Dedicazione della basilica Lateranense, papa Francesco ha scritto una lettera ai sacerdoti romani, con un pensiero di ringraziamento, facendo proprio l’invito di Gesù ai discepoli a ‘riposarsi’: “Abbiamo bisogno di scambiarci sguardi pieni di cura e compassione, imparando da Gesù che così guardava gli apostoli, senza esigere da loro una tabella di marcia dettata dal criterio dell’efficienza, ma offrendo attenzioni e ristoro…
La Chiesa alle prese con la diminuzione dei sacerdoti
La ‘Festa dei Fiori’ per celebrare nella Chiesa di Milano la festa del Seminario; infatti i ‘fiori’ sono i seminaristi, cioè i 15 diaconi che il 10 giugno saranno ordinati sacerdoti nel Duomo; ieri al seminario di Venegono si sono trovati per tale festa e la messa dell’arcivescovo, mons. Mario Delpini, ma anche per la presentazione di un dossier sulla situazione della diocesi, preparato dalla rivista ‘La Scuola Cattolica’ dal titolo ‘Un popolo e i suoi presbiteri. La Chiesa di Milano di fronte alla diminuzione dei suoi preti’, come ha spiegato don Paolo Brambilla, docente di Teologia dogmatica in Seminario e curatore del dossier con don Martino Mortola, professore di Dogmatica:
Papa Francesco esorta a non abbassare la ‘guardia’ contro gli abusi sessuali
Oggi papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, affermando che gli abusi sui minori sono un crimine grave per la Chiesa, esortando a perseguire una ‘spiritualità di riparazione’ con i sopravvissuti agli abusi ed a costruire una cultura di salvaguardia per impedire ai sacerdoti di stuprare e molestare i bambini:




























