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Papa Leone XIV: la speranza nasce nel silenzio

“Cari fratelli e sorelle, nel nostro cammino di catechesi su Gesù nostra speranza, oggi contempliamo il mistero del Sabato Santo. Il Figlio di Dio giace nel sepolcro. Ma questa sua ‘assenza’ non è un vuoto: è attesa, pienezza trattenuta, promessa custodita nel buio. E’ il giorno del grande silenzio, in cui il cielo sembra muto e la terra immobile, ma è proprio lì che si compie il mistero più profondo della fede cristiana. E’ un silenzio gravido di senso, come il grembo di una madre che custodisce il figlio non ancora nato, ma già vivo”: oggi nell’udienza generale papa Leone XIV, riprendendo il ciclo di catechesi che si svolge lungo l’intero Anno Giubilare, ‘Gesù Cristo nostra speranza’, ha incentrato la sua meditazione sul tema della morte.

Ha descritto la deposizione del corpo di Cristo come nel giardino dell’Eden: “Il corpo di Gesù, calato dalla croce, viene fasciato con cura, come si fa con ciò che è prezioso. L’evangelista Giovanni ci dice che fu sepolto in un giardino, dentro ‘un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto’. Nulla è lasciato al caso. Quel giardino richiama l’Eden perduto, il luogo in cui Dio e l’uomo erano uniti. E quel sepolcro mai usato parla di qualcosa che deve ancora accadere: è una soglia, non un termine. All’inizio della creazione Dio aveva piantato un giardino, ora anche la nuova creazione prende avvio in un giardino: con una tomba chiusa che, presto, si aprirà”.

Ed è interessante che ciò è avvenuto di sabato: “Il Sabato Santo è anche un giorno di riposo. Secondo la Legge ebraica, nel settimo giorno non si deve lavorare: infatti, dopo sei giorni di creazione, Dio si riposò. Ora anche il Figlio, dopo aver completato la sua opera di salvezza, riposa. Non perché è stanco, ma perché ha terminato il suo lavoro. Non perché si è arreso, ma perché ha amato fino in fondo. Non c’è più nulla da aggiungere. Questo riposo è il sigillo dell’opera compiuta, è la conferma che ciò che doveva essere fatto è stato davvero portato a termine. E’ un riposo pieno della presenza nascosta del Signore”.

E’ un monito a saper dare importanza ai momenti essenziali della vita: “Noi facciamo fatica a fermarci e a riposare. Viviamo come se la vita non fosse mai abbastanza. Corriamo per produrre, per dimostrare, per non perdere terreno. Ma il Vangelo ci insegna che saperci fermare è un gesto di fiducia che dobbiamo imparare a compiere. Il Sabato Santo ci invita a scoprire che la vita non dipende sempre da ciò che facciamo, ma anche da come sappiamo congedarci da quanto abbiamo potuto fare”.

Ed il silenzio è essenziale per la Parola di Dio: “Nel sepolcro, Gesù, la Parola vivente del Padre, tace. Ma è proprio in quel silenzio che la vita nuova inizia a fermentare. Come un seme nella terra, come il buio prima dell’alba. Dio non ha paura del tempo che passa, perché è Signore anche dell’attesa. Così, anche il nostro tempo “inutile”, quello delle pause, dei vuoti, dei momenti sterili, può diventare grembo di risurrezione. Ogni silenzio accolto può essere la premessa di una Parola nuova. Ogni tempo sospeso può diventare tempo di grazia, se lo offriamo a Dio”.

Infatti nel silenzio avviene la resurrezione: “Gesù, sepolto nella terra, è il volto mite di un Dio che non occupa tutto lo spazio. E’ il Dio che lascia fare, che attende, che si ritira per lasciare a noi la libertà. E’ il Dio che si fida, anche quando tutto sembra finito. E noi, in quel sabato sospeso, impariamo che non dobbiamo avere fretta di risorgere: prima occorre restare, accogliere il silenzio, lasciarci abbracciare dal limite”.

Concludendo l’udienza generale il papa ha invitato ad alimentare la speranza nel silenzio: “A volte cerchiamo risposte rapide, soluzioni immediate. Ma Dio lavora nel profondo, nel tempo lento della fiducia. Il sabato della sepoltura diventa così il grembo da cui può sgorgare la forza di una luce invincibile, quella della Pasqua.

Cari amici, la speranza cristiana non nasce nel rumore, ma nel silenzio di un’attesa abitata dall’amore. Non è figlia dell’euforia, ma dell’abbandono fiducioso. Ce lo insegna la Vergine Maria: lei incarna questa attesa, questa fiducia, questa speranza. Quando ci sembra che tutto sia fermo, che la vita sia una strada interrotta, ricordiamoci del Sabato Santo”.

Quindi nel silenzio è possibile accogliere la ‘sorpresa’ di Dio: “Anche nel sepolcro, Dio sta preparando la sorpresa più grande. E se sappiamo accogliere con gratitudine quello che è stato, scopriremo che, proprio nella piccolezza e nel silenzio, Dio ama trasfigurare la realtà, facendo nuove tutte le cose con la fedeltà del suo amore. La vera gioia nasce dall’attesa abitata, dalla fede paziente, dalla speranza che quanto è vissuto nell’amore, certo, risorgerà a vita eterna”.

Ed al termine dell’udienza generale papa Leone XIV ha rivolto un appello affinché cessino le guerre nel mondo e si rispetti la dignità dell’uomo: “Esprimo la mia profonda vicinanza al popolo palestinese a Gaza, che continua a vivere nella paura e a sopravvivere in condizioni inaccettabili, costretto con la forza a spostarsi ancora una volta dalle proprie terre. Davanti al Signore Onnipotente che ha comandato: ‘Non ucciderai’ ed al cospetto dell’intera storia umana, ogni persona ha sempre una dignità inviolabile, da rispettare e da custodire. Rinnovo l’appello al cessate-il-fuoco, al rilascio degli ostaggi, alla soluzione diplomatica negoziata, al rispetto integrale del diritto umanitario internazionale. Invito tutti ad unirsi alla mia accorata preghiera, affinché sorga presto un’alba di pace e di giustizia”.

Mentre nel messaggio ai partecipanti all’VIII Congresso di Astana, in Kazakhstan, dal titolo ‘Dialogo delle Religioni: Sinergia per il Futuro’ che si svolge fino a domani, papa Leone XIV ha ricordato che quando le guide delle diverse fedi ‘si schierano insieme in difesa dei più vulnerabili’, della casa comune e delle dignità delle persone ‘testimoniano la verità che la fede unisce più di quanto divida’:

“In questa prospettiva, operare in armonia non è semplicemente una scelta pragmatica, ma un riflesso dell’ordine più profondo della realtà. E’ in sintonia con il tessuto stesso della nostra esistenza condivisa, come membri dell’unica famiglia umana… Questi impegni di alto livello si riflettono in azioni concrete: quando avvengono disastri naturali, quando i rifugiati sono costretti a fuggire, o quando famiglie soffrono a causa della povertà estrema e della fame, le comunità di fede spesso si uniscono, lavorando fianco a fianco per portare sollievo e speranza a chi è più nel bisogno”.

(Foto: Santa Sede)

XVI Domenica Tempo Ordinario: una pastorale che è servizio all’amore

La liturgia oggi evidenzia due temi: una invettiva contro i pastori infedeli e una relazione nuova, stabile e sistematica tra il pastore e il suo gregge. Il primo tema evidenzia la presenza nel gregge di pastori infedeli che disperdono il gregge: pastore infedele è chi dimentica che comandare, guidare significa “servire”, vivere ed adoperarsi per gli altri. Il Profeta si riferisce oggi a chiunque si presenta come pastore (religioso, politico etc. ) e invece di servire il gregge del Signore pensa solo a sé. Gesù è il primo che si autodefinisce ‘buon pastore’ con i relativi attributi di guida ricolma solo di amore e compassione per il gregge. Egli conosce le sue pecore, le chiama per nome e queste ascoltano la sua voce.

Oggi nella Chiesa: vescovi, presbiteri, autorità religiose o politiche sono veri collaboratori se attuano i comandi del Signore dove  guidare è ‘servire’: ognuno, conforme ai talenti e ai carismi ricevuti dallo Spirito Santo, è chiamato ad  attuare la propria missione  di guida credibile in nome di Cristo e non per tornaconto personale. Nel brano del Vangelo i discepoli di Gesù erano ritornati felici per avere incontrato tanta gente; ora Gesù li invita all’incontro con se stessi: ‘Venite in disparte e riposatevi’.

Gesù li invita in disparte, in un luogo solitario per riposarsi; Egli infatti si preoccupa della loro stanchezza fisica ed interiore; non è solo riposo  fisico ma anche del cuore.  Riposarsi per l’apostolo significa ritemprare lo spirito attingendo alla fonte dell’acqua viva: Cristo, che è Via, Verità e Vita. Come nel Vangelo tante volte Gesù si ritirava in preghiera per ritrovare il Padre e rinnovare le forze fisiche, così l’uomo, l’apostolo solo in Gesù ogni giorno deve trovare  la forza che lo rinnova.

Gli Apostoli infatti non sono collaboratori esterni ma veri amici di Gesù; non sono impiegati o mercenari ma chiamati a dare la vita, se è necessario, per le pecore e per il Regno di Dio. Vi ho dato l’esempio, dice Gesù, e come ho fatto io , fate voi. Gesù crea nei suoi discepoli l’anima del buon pastore. Gli Apostoli si dirigono con la barca in un luogo deserto, la folla se ne  accorge: li videro, li capirono e li precedettero.

L’amore è servizio ma è anche compassione: Gesù vide ed ebbe compassione della folla perché erano come pecore senza pastore e si mise ad insegnare loro molte cose. Da buon pastore  Gesù riserva alla folla il dono migliore: la sua parola che illumina e dà gioia al cuore. La folla infatti non era venuta perché Gesù l’aveva saziata con la moltiplicazione dei pani, ma perché si sentiva amata   e non disprezzata o messa da parte. 

Gesù non fa discorsi politici o di alta economia; il Regno di cui parla è solo il Regno di Dio, regno di giustizia e di pace. La folla cerca Gesù perché ha fame e sete di giustizia e Gesù appresta l’opportuno rimedio: ‘convertitevi’, collaborate per restaurare il regno dell’amore e si avrà la pace vera. La pace si costruisce solo cercando con coraggio di eliminare le disuguaglianze generate da sistemi ingiusti ed attuando quanto necessita per realizzare una esistenza degna dell’uomo e prospera.

Giustizia e pace non sono possibili senza la purificazione del cuore, senza un rinnovamento di pensiero, senza una reale conversione all’amore verso Dio, verso la famiglia, verso tutti. Tale novità deve coinvolgere anche la dimensione politica. ‘Se il Signore è il mio pastore non manco di nulla’. La pace è il frutto della solidarietà globale finalizzata al bene della grande famiglia umana. La Madonna, la madre di Gesù e nostra, ci aiuti a vivere il grande e nobile mistero dell’amore.

Papa Francesco ringrazia i sacerdoti romani per il loro ministero

Da Lisbona, nel giorno della Dedicazione della basilica Lateranense, papa Francesco ha scritto una lettera ai sacerdoti romani, con un pensiero di ringraziamento, facendo proprio l’invito di Gesù ai discepoli a ‘riposarsi’: “Abbiamo bisogno di scambiarci sguardi pieni di cura e compassione, imparando da Gesù che così guardava gli apostoli, senza esigere da loro una tabella di marcia dettata dal criterio dell’efficienza, ma offrendo attenzioni e ristoro…

Greenaccord: verso il Giubileo alla luce dell’enciclica ‘Laudato sì’

Stimolare e approfondire il dibattito su come il Vaticano e la Capitale possono accogliere i pellegrini durante il Giubileo, secondo criteri di sostenibilità ambientale anche negli aspetti meno spirituali quale quello dei rifiuti: questo il significato del convegno ‘Roma verso il Giubileo, alla luce della Laudato sì: economia circolare e rifiuti’, organizzato da Greenaccord onlus nell’Auditorium Pontificio Collegio ‘Maria Mater Ecclesiae’.

“In pace mi corico”. Un invito alla lettura.

Una delle ultime fatiche editoriali del neo-segretario del Dicastero per la cultura e l’educazione, il lodigiano presbitero don Giovanni Cesare Pagazzi, ha un chiaro riferimento biblico e nella fattispecie ad un salmo in cui si parla di sonno. Sembrerebbe strano che la teologia si possa occupare di un fenomeno così “basso”, eppure a ben vedere noi passiamo almeno un terza delle nostre giornate “nelle braccia di Morfeo”, per non parlare dei bambini che, come si dice popolarmente, “mangiano e dormono”.

XVI Domenica: Una pastorale che è servizio a amore

La Liturgia evidenzia due temi: una invettiva contro i pastori infedeli e il passaggio ad una relazione nuova, stabile e sistematica tra Pastore e il suo gregge. Nel primo tema si evidenzia la presenza nel gregge di pastori fedeli e pastori infedeli che disperdono il gregge. Pastore infatti non è solo la guida spirituale ma chiunque guida il popolo; è pastore infedele quando questi dimentica che guidare, comandare significa servire, vivere ed adoperarsi per gli altri.

Papa: il lavoro dignitoso rende l’uomo simile a Dio

Nella festa di San Giuseppe Lavoratore e Giornata dei Lavoratori, papa Francesco ha sottolineato con forza la necessità del lavoro dignitoso per ogni persona: “ogni ingiustizia che si fa su una persona che lavora è calpestare la dignità umana, anche la dignità di chi fa la ingiustizia. Si abbassa il livello, si finisce in quella tensione tra dittatore e schiavo”.

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