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Porziuncola, cuore della sinodalità: l’incontro del Papa con i Vescovi italiani
Sarà la Porziuncola ad accogliere il Santo Padre Leone XIV per l’incontro conclusivo con i Vescovi italiani al termine della 81ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, in programma ad Assisi. L’appuntamento è fissato per giovedì 20 novembre, alle ore 9.30, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, il luogo più caro a san Francesco. Con Leone XIV la Porziuncola torna a essere crocevia di Chiesa, luogo di comunione tra il Papa e i suoi fratelli nell’episcopato.
Alla vigilia di questo importante momento abbiamo incontrato p. Fabio Nardelli (docente di Ecclesiologia alla Pontificia Università Lateranense, alla Pontificia Università Antonianum e all’Istituto Teologico di Assisi) che ci ha aiutato a capire il valore sinodale e missionario dell’incontro tra papa Leone XIV ed i vescovi.
Padre Fabio, l’Assemblea generale della CEI si chiude proprio ad Assisi, con l’incontro del Papa alla Porziuncola: che significato assume questo momento per la Chiesa italiana? Possiamo dire che segna un nuovo punto di ripartenza dopo il lungo cammino sinodale?
“E’ certamente un momento di rilancio. L’81ª Assemblea generale della CEI, che si conclude alla Porziuncola, ha il compito di tradurre in orientamenti pastorali il documento finale dell’assemblea sinodale, votato lo scorso 25 ottobre. Non si tratta di un punto di arrivo, ma di una nuova tappa del cammino. I vescovi italiani si ritrovano in ascolto di quel testo per declinarlo in obiettivi concreti e continuare a camminare insieme nelle diverse Chiese del Paese.
Il lavoro non è teorico, ma pratico: si tratta di capire come essere Chiesa sinodale e missionaria. E’ un interrogativo caro sia a papa Francesco che a papa Leone XIV, che sin dall’inizio del suo ministero ha insistito su questo “come” ecclesiale. E che tutto ciò avvenga proprio alla Porziuncola, luogo dove Francesco d’Assisi radunava i suoi frati per discernere insieme come vivere la Regola, è molto significativo: anche oggi la Chiesa si riunisce per cercare vie concrete di fedeltà al Vangelo”.
In questa Assemblea generale i vescovi sono chiamati a confrontarsi sulle priorità pastorali dopo il Cammino sinodale. Quali orientamenti nuovi potranno nascere per la vita della Chiesa italiana nei prossimi anni?
“Il documento finale individua tre grandi direzioni di lavoro. La prima è la conversione della mentalità: non conformarsi alla mentalità del mondo, come ricorda san Paolo (Rm 12,2), ma lasciarsi trasformare dallo Spirito. Questo è il primo passo di ogni rinnovamento ecclesiale.
La seconda direzione è quella di una formazione sinodale e missionaria per tutti i battezzati. Papa Leone XIV ha molto a cuore la formazione intesa come cammino di maturazione spirituale e comunitaria, accessibile a ogni cristiano. Credo che sia un punto cruciale per l’Assemblea: chiedersi come poter tradurre questo cammino di formazione per tutti i discepoli missionari.
La terza direzione è la corresponsabilità nella missione e nella guida delle comunità. Si tratta di comprendere come pastori e laici possano camminare insieme nell’evangelizzazione e nella vita della Chiesa. EE’ importante a questo riguardo sottolineare come la sinodalità non annulli la dimensione dell’autorità, ma la trasfiguri: pastori e popolo, uniti nello Spirito, condividono la responsabilità del Vangelo.
Ed, inoltre, c’è un altro tassello importante: l’attenzione della Chiesa al tema delle relazioni, al tessere relazioni autentiche e mature, anche nell’ottica di un rinnovamento pastorale del percorso di iniziazione cristiana. Sono questi i temi sui quali i Vescovi dovranno interrogarsi in questi giorni: soprattutto, domandandosi il ‘come’ attuarli”.
Alla vigilia dell’anno centenario del Transito di san Francesco, quali prospettive si aprono per la Chiesa italiana e universale nel coniugare la sinodalità con lo spirito di fraternità e di umiltà che scaturisce proprio dalla Porziuncola?
“Ho provato a confrontare il testo dell’omelia di papa Leone, in occasione dell’inizio del Ministero petrino il 18 maggio 2025, ed il messaggio essenziale della Porziuncola. Papa Leone XIV propone l’immagine di una Chiesa quale ‘segno di unità’ con alcune caratteristiche puntuali: che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola e che si lascia inquietare dalla storia.
Questa visione si sposa perfettamente con il messaggio della Porziuncola: questa piccola porzione di terra è inserita all’interno della basilica che accoglie tutto il mondo, rimandando proprio alla dimensione dell’universalità della Chiesa. In secondo luogo, una Chiesa che annuncia la parola, e sappiamo bene come Francesco riceva la parola alla Porziuncola, e dalla Porziuncola mandi i suoi frati ad annunciarla.
Eppoi una Chiesa che si lascia inquietare dalla storia. Su questo verbo mi soffermerei in particolare, perché è un’espressione particolarmente cara al Papa. ‘Inquietare’ nel senso propositivo e bello del termine: potremmo dire lasciarsi inquietare di fronte ai segni dei tempi che ci interrogano, ci provocano e ci mettono in discussione: come, ad esempio, l’ascolto dei poveri, l’ascolto delle diversità, l’ascolto dell’interculturalità. E’ un’inquietudine buona, evangelica, che ci spinge a camminare”.
La Chiesa è chiamata, perciò, a essere lievito di unità e di concordia: piccola come il lievito del Vangelo, ma capace di far fermentare tutta la pasta. Si può vedere in questo incontro tra papa Leone XIV e i vescovi alla Porziuncola un parallelismo spirituale con Francesco che raduna i suoi frati nello stesso luogo?
“La somiglianza è suggestiva, pur con le dovute differenze. Francesco convocava i suoi frati per vivere la comunione nell’unità e nella diversità, per discernere insieme come portare il Vangelo nel mondo. Così anche il Papa, come Vescovo di Roma e primate d’Italia, incontrerà i vescovi per condividere un’esperienza di comunione e missione. Un incontro che è segno concreto della comunione nella Chiesa, orientata alla missione, all’evangelizzazione. E’ questo, in fondo, il cuore della Porziuncola: un luogo dove la fraternità diventa missione”.
Di recente uscita è la pubblicazione di Padre Fabio Nardelli: ‘Riforma nella Chiesa. Un percorso storico-teologico’ con prefazione del card. Marcello Semeraro, in cui si considera la tematica della ‘riforma’ nella Chiesa usando il metodo storico-teologico, in quanto gli eventi esaminati riguardano la stessa Chiesa che, per sua natura, è una realtà teologica inserita nella storia umana. In occasione del Centenario francescano (1226-2026), il testo vuole essere un invito alla riflessione anche riferendosi alla figura di Francesco di Assisi quale riformatore della Chiesa nella Chiesa.
(Tratto dal sito assisiofm.it)
Card. Zuppi: la Chiesa invita a costruire il bene comune
Nella conferenza conclusiva della 79^ assemblea generale della CEI l’arcivescovo di Bologna, card. Matteo Zuppi, rispondendo alle domande, ha sottolineato che nelle riforme costituzionali occorre prudenza nel rispetto della Carta Costituzionale: “Gli equilibri istituzionali vanno toccati sempre con molta attenzione. Qualche vescovo si è soffermato su questo, esprimendo preoccupazione A titolo personale posso dire che è necessario tenere presente lo spirito della Costituzione, scritta da forze politiche non omogenee che però avevano di mira il bene comune”.
Risposta che ha ripreso il Documento conclusivo sul bene comune: “Alcuni progetti legislativi rischiano di accrescere il gap tra territori oltre che contraddire i principi costituzionali. E’ in gioco il bene comune che può e deve essere promosso sostenendo la partecipazione e la democrazia, valori al centro della 50^ Settimana Sociale dei Cattolici, in programma a Trieste dal 3 al 7 luglio”.
E, citando la lettera scritta congiuntamente dalla Cei e dalla Comece, ha espresso preoccupazione per la situazione in Europa: “Siamo preoccupati, perché l’Europa rischia di dimenticare l’eredità straordinaria di chi ha combattuto per la libertà dal nazifascismo. L’auspicio è che la scelta sia per un futuro maggiore, e non minore, dell’Europa. L’augurio è che l’Europa si ricordi delle sue radici: perché non ci sia più guerra. Non una tregua, ma la pace, la capacità di risolvere i conflitti non con le armi… I conflitti finiscono quando impariamo a stare insieme”.
Pace, come è espresso nel documento finale, è una preoccupazione con l’invito a lavorare per costruire la pace, “senza reticenze e con passi concreti quali, ad esempio, la scelta di non investire su realtà che finanziano la produzione e il commercio di armi, come peraltro suggerito e indicato nel documento ‘La Chiesa cattolica e la gestione delle risorse finanziarie con criteri etici di responsabilità sociale, ambientale e di governance’ elaborato nel 2020 dalle Commissioni Episcopali per il servizio della carità e la salute e per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace”.
Quindi un ruolo importante è rivestito dalla cultura, che è uno spazio “in cui far dialogare in modo critico e costruttivo la rivelazione cristiana con le domande e le acquisizioni di oggi in una dinamica di mutuo apprendimento. In questo ambito si sente come cruciale una attenzione ai linguaggi, non per un semplice lavoro di adattamento e condiscendenza, ma per assumere il vissuto umano come luogo teologico”.
Perciò occorre una nuova visione formativa: “Sulla questione formativa, è stato evidenziato che, a partire dall’iniziazione cristiana, essa non può più limitarsi ai bambini e ai ragazzi, ma è chiamata a diventare un processo continuo di crescita nella vita cristiana di tutti i battezzati, soprattutto dei ministri ordinati, con un focus particolare sulla formazione liturgica. Infine, la corresponsabilità: coinvolge la riflessione, ad esempio, sugli organismi di partecipazione, sui ministeri, sul ruolo delle donne nella Chiesa, sulla gestione delle strutture, sulla trasparenza e le sue forme concrete di attuazione”.
Per questa realizzazione occorre la profezia: “In un tempo di forti contrapposizioni e di depotenziamento della verità, occorre avere il coraggio della profezia, non per imporre un punto di vista, ma per dare un contributo culturale di speranza”. I vescovi hanno rinnovato l’appello del presidente della Cei ad ‘aiutare la discussione critica delle ideologie, dei miti, degli stili di vita, dell’etica e dell’estetica dominanti’, in quanto fede e cultura sono due dimensioni che necessitano l’una dell’altra.
Inoltre i vescovi hanno rinnovato “l’impegno a compiere ogni passo perché la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili porti alla promozione di ambienti sicuri. In questa prospettiva, i Vescovi, sensibili e vicini al dolore delle vittime di ogni forma d’abuso, hanno ribadito la loro disponibilità all’ascolto, al dialogo e alla ricerca della verità e della giustizia” con la nomina di Chiara Griffini presidente del Servizio Nazionale per la tutela dei minori.
Concetti enucleati nell’omelia della celebrazione eucaristica: “Il nostro mondo è così deformato dall’onnipotenza dell’io, dal perseguire stoltamente i propri affari, attività che enfatizza e deprime, senza cercare la risposta alla vera domanda di chi sarà quello che accumuliamo. Questi poi facilmente provocano e animano le discussioni infinite su chi è il più grande, spingono ad affermare e verificare (a volte ossessivamente) la propria considerazione, ad occupare i primi posti nelle sinagoghe o moltiplicare i saluti nelle piazze, antesignani dei digitali link.
Le passioni dell’io senza l’amore per Dio e per il prossimo finiscono per farci dimenticare il nostro limite e rendono sconsiderati perché siamo sempre vapore che appare per un istante e poi scompare, come tante esaltazioni che lasciano l’amaro del fallimento, della disillusione”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco riforma le leggi economiche del Vaticano
“I limiti e le modalità (finis et modus) dell’ordinaria amministrazione rappresentano un criterio oggettivo di applicazione del principio di sussidiarietà nella gestione dei beni temporali della Sede Apostolica. Tale principio, da una parte, garantisce una sana autonomia degli Enti da Essa vigilati, che devono agire con la ‘diligenza di un buon padre di famiglia’ (can. 1284 §1 C.I.C.) e, dall’altra, consente alle Autorità preposte al controllo e alla vigilanza di adempiere le proprie funzioni istituzionali”: così inizia il motu proprio con cui papa Francesco modifica la a legge sugli appalti vaticana, dando maggiore autonomia agli enti e liberando dalle strette delle approvazioni e contro approvazioni burocratiche che rendevano difficile anche l’ordinaria amministrazione.
Leone XII a 200 anni dalla elezione ci sono ancora da studiare le sue riforme
Annibale della Genga nacque a Genga, nel distretto e diocesi di Fabriano, il 2 agosto 1760; sesto di dieci figli, la stessa nascita e una tradizione familiare di presenza nel clero predisponevano Annibale alla carriera ecclesiastica; educato nel collegio ‘Campana’ di Osimo e passato nel collegio ‘Piceno’ di Roma, dopo aver conseguito tra il 1782 e il 1783 il suddiaconato e il diaconato, il 14 giugno 1783 fu ordinato sacerdote.
Francesco: 10 anni posson bastare?
Papa Francesco riforma la Chiesa di Roma
Papa Francesco: la liturgia è un organismo vivente
Praedicate evangelium: vera o falsa riforma?
Il 19 marzo è stata pubblicata la Costituzione apostolica Praedicate evangelium che entrerà in vigore il 5 giugno prossimo. Ci si può chiedere già fin da ora: è una vera o è una falsa riforma? Anche perché per venire alla luce ci sono voluti ben nove anni e, quindi, la gestazione è stata davvero lunga e molto probabilmente il processo redazionale ha subito in questo periodo battute d’arresto. Tuttavia alcune novità ci sono come da più parti è stato notato.
































