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La finanza etica in Europa performa meglio di quella tradizionale per qualità del credito e impatto sociale

Nel 2023 le banche etiche hanno gestito € 79.000.000.000 in attivi (nel 2018 era poco più di € 51.000.000.000) mantenendo un rapporto prestiti/attivi del 67,91%, rispetto al 60,9% dei grandi istituti europei e oltre il 70% dei prestiti erogati è stato destinato all’economia sociale. Ecco cosa è emerso dall’ottavo rapporto sulla finanza etica in Europa, ‘Capitale comune’, presentato da Fondazione Finanza Etica, dalla Fundacion Finanzas Eticas e da Federazione Europea delle Banche e Finanziatori Etici e Alternativi (Febea) al Parlamento Europeo.

Le banche etiche mostrano una forte qualità creditizia. Ma non è solo il rapporto prestiti/attivi a performare meglio nelle banche etiche rispetto agli istituti tradizionali: i crediti deteriorati, infatti, si sono attestati all’1,61%, contro l’1,89% delle banche tradizionali; il rendimento degli attivi (ROA) ha raggiunto lo 0,75%, superiore allo 0,64% delle grandi banche.

Numeri, questi, che dimostrano quanto la finanza etica non sia solo socialmente responsabile, ma anche solida dal punto di vista finanziario: nel 2023 le banche etiche europee hanno rafforzato l’economia sociale, hanno mantenuto un’elevata qualità del credito e sostenuto progetti sociali e comunitari dimostrando come la finanza etica possa coniugare stabilità finanziaria e impatto sociale: “L’impatto etico può allinearsi alla sostenibilità economica”, si legge nel rapporto.

Le banche etiche sono finanziatrici chiave dell’economia sociale. Hanno, infatti, destinato oltre il 70% dei loro prestiti a cooperative, mutue, associazioni e fondazioni, contro il 19% delle grandi banche. In alcuni casi, fino al 93% dei prestiti è andato a microimprese spesso escluse dal credito tradizionale. L’economia sociale è sempre più riconosciuta per il suo contributo all’inclusione sociale, all’occupazione e allo sviluppo regionale.

Sostenendo queste organizzazioni, le banche etiche contribuiscono a creare posti di lavoro, promuovere investimenti locali e rafforzare la coesione sociale in Europa. L’economia sociale in Europa comprende 4.300.000 organizzazioni, con un fatturato di € 913.000.000.000 ed 11.500.000 persone lavoratrici, pari al 6,3% della forza lavoro. Queste organizzazioni includono cooperative, mutue, associazioni e fondazioni che adottano modelli di governance democratica e reinvestono i profitti nelle comunità.

Secondo il rapporto, il 70% dei prestiti delle banche etiche ha avuto effetti positivi ambientali o sociali, rispetto al 19% delle grandi banche. Le banche etiche hanno inoltre mostrato maggiore diversità di genere nei ruoli dirigenziali; la percentuale di donne impiegate nelle banche etiche europee è il 56,12% contro il 47,11% dei grandi istituti e applicano criteri più rigorosi rispetto a investimenti in armamenti, combustibili fossili o aziende che violano i diritti umani.

Per questo Peru Sasia, presidente di Febea, la Federazione Europea delle Banche e Finanziarie Etiche e Alternative, ha dichiarato: “I dati di questa ricerca smontano il mito che la finanza etica sia una nicchia. Dimostrano che è possibile e già esiste un modello alternativo di intermediazione, basato su capitale di qualità, credito diretto alle famiglie e alle imprese, e valutazioni sociali e ambientali, che sta funzionando, producendo stabilità finanziaria e benefici concreti per la società.

La ricerca evidenzia che l’attenzione all’economia sociale non è destinata a rimanere un fenomeno temporaneo o occasionale. Sebbene la politica europea abbia recentemente rivolto l’attenzione ad altri fronti (in particolare competitività e Difesa) le ragioni strutturali che rendono l’economia sociale un fattore determinante per qualsiasi strategia di sviluppo dei Paesi europei richiedono attenzione e risorse, come indicato nel Piano d’Azione per l’Economia Sociale della Commissione e nella Raccomandazione del Consiglio europeo”.

Il rapporto propone diverse raccomandazioni per i decisori pubblici: sviluppare strumenti di capitale (equity e quasi-equity) adatti a microimprese e cooperative invece di basarsi esclusivamente sul credito; semplificare e rendere accessibili le garanzie pubbliche; coinvolgere direttamente le organizzazioni dell’economia sociale nella definizione delle politiche finanziarie. Il rapporto avverte anche contro il rischio di etichettare come ‘sostenibili’ settori dannosi come la produzione di armi, sottolineando che pace, coesione sociale e transizione ecologica devono essere al centro delle politiche di finanza sostenibile.

Federica Ielasi, vicepresidente di Banca Etica, ha dichiarato: “Il quadro che emerge è chiaro: la finanza etica è solida, in crescita e produce impatti concreti sull’ambiente, sulla società e sull’occupazione. L’Europa deve ascoltare questo attore se vuole orientare le proprie scelte verso coesione, sostenibilità e pace.

Anche nel contesto della revisione delle politiche di coesione europee (che, non senza discussioni, accompagna il processo di definizione del Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea 2028–2034) la questione delle condizioni per favorire lo sviluppo dell’economia sociale in Europa, anche attraverso la finanza etica, è destinata a occupare una posizione non marginale nell’agenda dei prossimi anni”.

Questa è la conclusione: “L’economia sociale in Europa contribuisce sia alla crescita economica sia al progresso sociale, in termini di minore disoccupazione, riduzione della povertà e, più in generale, miglioramento della qualità della vita, in particolare per i gruppi più vulnerabili. Senza clamore, ha dimostrato di essere un fattore di sviluppo economico, inclusione sociale e resilienza territoriale. Pertanto, anche un approccio alle politiche orientato alla competitività non può ignorare l’importanza fondamentale della coesione sociale e degli attori che lavorano per difenderla e rafforzarla”.

Nuovo studio su Terzo settore ed economia sociale: resiliente ed essenziale per coesione e welfare

E’ stata presentata nei giorni scorsi a Roma la ricerca Finanza Etica ed economia sociale: sfide e prospettive per il Terzo settore, frutto della collaborazione tra Banca Etica e Forum Nazionale del Terzo Settore, con il contributo scientifico di AICCON research center. Lo studio si propone di comprendere le principali sfide economiche affrontate dalle organizzazioni dell’economia sociale in Italia e le criticità che riscontrano nell’accesso al credito e ad altri servizi finanziari e assicurativi. Oggi in Italia l’economia sociale rappresenta quasi il 9% del Pil, con circa 428.000 organizzazioni, 1.900.000 di occupati (Atlante dell’Economia Sociale di Aiccon) e oltre 5.500.000 volontari.

L’indagine si è articolata in una parte qualitativa basata su una survey condotta su un campione di 1.313 Enti del Terzo settore, e una parte quantitativa, che include l’analisi degli andamenti creditizi di un campione privilegiato di oltre 5.000 clienti persone giuridiche di Banca Etica dal lato della raccolta e mille dal lato degli impieghi.

Dall’Osservatorio emerge un quadro in chiaroscuro: da un lato il Terzo settore è caratterizzato da un’elevatissima bancarizzazione (98,1%), con un significativo 22% di enti che risultano multibancarizzati. Dall’altro lato il rapporto con gli istituti di credito restituisce una soddisfazione solo moderata, con appena 2 organizzazioni su 5 (41,2%) che si dichiarano soddisfatte. La soddisfazione è legata soprattutto a fattori relazionali e risulta maggiore dove si rileva la presenza in banca di personale formato e dedicato sul Terzo settore (51,3%), o in caso di strategie e strutture dedicate (48,0%).

L’utilizzo degli strumenti bancari resta basilare, concentrato su depositi e pagamenti. Solo una piccola quota del campione ricorre al credito a breve termine (9,2%) o a medio-lungo termine (6%). L’accesso al credito è reso complesso anche da limiti normativi ed è calato anche nei periodi in cui il taglio dei tassi iniziava a favorire la ripresa dei finanziamenti. Questo si riflette nel dato macroeconomico: i prestiti bancari alle istituzioni senza scopo di lucro in Italia si sono ridotti di € 1.400.000.000 dalla pandemia del 2019 ad oggi. 

L’esposizione al mondo assicurativo è elevata (86,1%) e la soddisfazione è molto più alta (86,6%): il fattore decisivo è la presenza di prodotti specializzati anche se la fruizione dei prodotti assicurativi resta limitata agli obblighi normativi (es. Responsabilità Civile e Infortuni). Gli enti del Terzo settore hanno mostrato resilienza, ma l’aumento dei costi e l’incertezza sul futuro pongono alcune sfide.

Resistenza agli shock: le organizzazioni non-profit hanno risposto agli shock (pandemia, tensioni geopolitiche, inflazione) con resilienza e prudenza. Il settore ha un funding mix equilibrato, con il 68,6% delle entrate da fonti private e il 31,4% da fonti pubbliche, di cui circa un terzo (30,1%) derivante dal mercato.

Aumento dei costi e avanzo di gestione eroso: nell’ultimo biennio, 2 organizzazioni su 3 (66,5%) hanno visto aumentare i costi (materiali ed energia) e oltre la metà ha registrato aumenti del costo del lavoro (57,2%). Il 32% degli ETS si attende che la capacità di produrre avanzo di gestione sarà erosa nel prossimo futuro.

Priorità di investimento: gli investimenti recenti si sono concentrati su immobilizzazioni materiali (39,5%), marketing e comunicazione (36,3%) e formazione del personale (35,9%), restano minoritari gli investimenti in innovazione e sostenibilità.

La sfida più pressante resta la ricerca di nuovi volontari (63,7%) per ODV e APS, seguita dalla difficoltà nel far fronte alla normativa (35,7%) e alla relazione con la PA. Le imprese sociali, invece, temono in primis l’aumento dei costi di produzione e lavoro (48,5%).

In questo scenario, Banca Etica si distingue per il suo focus sul Terzo settore e sull’economia sociale. La quota di finanziamenti erogati alle istituzioni senza scopo di lucro nel suo portafoglio si attesta infatti al 18,1% degli impieghi complessivi a imprese e organizzazioni. Questa quota sale al 44,7% includendo le cooperative sociali.

E raggiunge il 60% se si comprendono tutte le cooperative. Questi numeri rappresentano una netta controtendenza rispetto al panorama bancario nazionale, dove, secondo i dati di Banca d’Italia, le non profit (escludendo le imprese sociali e le cooperative) ricevono solo l’1% dei prestiti totali erogati dal sistema bancario alle imprese (circa € 6.700.000.000 su un totale di € 667.000.000.000). L’analisi sui clienti persone giuridiche di Banca Etica evidenzia inoltre che, nonostante gli shock economici recenti, la qualità del credito nel portafoglio di Banca Etica si mantiene positiva, con bassi tassi di deterioramento, grazie alla diversificazione delle fonti e al forte legame con il territorio che caratterizza gli enti.

Prospettive e raccomandazioni In un contesto segnato dall’incertezza economica e dalle sfide socio-ambientali, gli enti del Terzo settore avranno sempre più esigenza di curare la dimensione finanziaria della propria attività. Questa ricerca conferma il grande valore della diversificazione delle fonti su cui il Terzo settore fa affidamento: autofinanziamenti (tesseramento, prestito sociale); contributi pubblici (bandi, incentivi, 5×1000), donazioni, crowdfunding, sponsorizzazioni. Questo mix è strategico e andrà  sviluppato, ma non potrà che rappresentare una parte di un set più ampio di soluzioni alle quali sarà importante accedere in modo più significativo, a cominciare da quelle di credito ordinario.

Lo studio sottolinea la necessità di far evolvere il rapporto tra Terzo settore e finanza attraverso una maggiore conoscenza reciproca, lo sviluppo di criteri di valutazione ad hoc e l’adozione di misure legislative, come il rafforzamento degli schemi di garanzia (es. Fondo Centrale di Garanzia) per gli enti del Terzo settore non commerciali e il superamento stabile dei tetti al 5×1000.

Fondamentale sarà poi l’adozione anche in Italia del Piano Nazionale dell’Economia Sociale, previsto dalla UE, che dovrà sviluppare e stabilizzare politiche, misure di sostegno finanziario e non solo, dal trattamento fiscale agli aiuti di stato dedicati, al potenziamento degli strumenti finanziari e di garanzia, alle risorse pubbliche ed europee a disposizione, fino all’implementazione di strumenti previsti dal Codice del Terzo settore non ancora operativi, come i Titoli di Solidarietà (art. 77 del dlgs 117 del 2017).

Si tratta di obbligazioni, altri titoli di debito o certificati di deposito che possono essere emessi da istituti di credito con l’obiettivo di raccogliere denaro da impiegare esclusivamente per finanziare le attività istituzionali degli Enti del Terzo settore (ETS), e sono in attesa del nulla osta dell’Unione europea.

“Questa ricerca conferma come la finanza etica sia non solo un partner, ma un vero e proprio motore di sviluppo per l’economia sociale. Oltre 25 anni fa Banca Etica è nata dal Terzo settore per il Terzo settore, e la nostra missione è da sempre quella di sintonizzarci con i bisogni reali di queste organizzazioni. Abbiamo sviluppato competenze specifiche e uniche nel panorama bancario su questi temi, accreditando il nostro modello di business quale riferimento strategico per istituzioni internazionali di primo piano (Banca Europea per gli Investimenti -BEI e Fondo Europeo per gli Investimenti – FEI), come pure in Italia, dove Banca Etica è stata ingaggiata dal Ministero dell’economia e delle finanze nella costruzione dell’Action Plan nazionale”, ha affermato Federica Ielasi, vicepresidente di Banca Etica.

“A fronte di un’importante capacità di produrre ricchezza economica, oltre che sociale, il Terzo settore fatica ad accedere a strumenti finanziari e assicurativi che gli consentirebbero di rafforzare il suo impatto sui territori. Questo studio lo dimostra chiaramente e ci dà un’ulteriore spinta sia a proseguire il lavoro che conduciamo da anni(( attraverso l’iniziativa Cantieri ViceVersa e la formazione dedicata, da un lato, agli ETS anche con il progetto FQTS e, dall’altro, agli operatori della finanza), sia a chiedere alle istituzioni di riconoscere appieno le peculiarità del comparto. Da questo punto di vista, il Piano Nazionale sull’Economia Sociale rappresenta un passo cruciale che, ci auguriamo, segni la rotta”, ha concluso Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore.

Papa Leone XIV in Libano per essere operatori di pace

“E’ una grande gioia incontrarvi e visitare questa terra in cui ‘pace’ è molto più di una parola: qui la pace è un desiderio e una vocazione, è un dono e un cantiere sempre aperto. Voi siete investiti di autorità in questo Paese, ciascuno nei propri ambiti e con ruoli specifici. E’ alla luce di questa autorità che desidero rivolgervi la parola di Gesù, scelta come ispirazione fondamentale di questo mio viaggio: ‘Beati gli operatori di pace!’ Certo, vi sono milioni di Libanesi, qui e nel mondo intero, che servono la pace silenziosamente, giorno dopo giorno”: papa Leone XIV ha salutato le autorità libanesi, riprendendo le parole di papa san Giovanni Paolo II.

Un messaggio chiaro capace di consentire un futuro alla popolazione: “A voi, però, che avete compiti istituzionali importanti all’interno di questo popolo, è destinata una speciale beatitudine se a tutto potrete dire di avere anteposto l’obiettivo della pace. Desidero, in questo nostro incontro, riflettere un po’ con voi su che cosa significhi essere operatori di pace entro circostanze molto complesse, conflittuali e incerte”.

Ed ha ‘esaltato’ la resilienza del popolo libanese: “La vostra resilienza è caratteristica imprescindibile degli autentici operatori di pace: l’opera della pace, infatti, è un continuo ricominciare. L’impegno e l’amore per la pace non conosce paura di fronte alle sconfitte apparenti, non si lascia piegare dalle delusioni, ma sa guardare lontano, accogliendo e abbracciando con speranza tutte le realtà. Ci vuole tenacia per costruire la pace; ci vuole perseveranza per custodire e far crescere la vita”.

E’ stato un invito ad ‘interrogare’ la storia del Paese: “Chiedetevi da dove viene la formidabile energia che non ha mai lasciato il vostro popolo a terra, privo di fiducia nel domani. Siete un Paese variegato, una comunità di comunità, ma unita da una lingua comune. Non mi riferisco soltanto all’arabo levantino che parlate, attraverso il quale il vostro grande passato ha disseminato perle di inestimabile valore, mi riferisco soprattutto alla lingua della speranza, quella che vi ha sempre permesso di ricominciare”.

Però di fronte ad un’economia che ‘uccide’ il papa ha elogiato il Libano per la società civile: “Il Libano può vantare una società civile vivace, ben formata, ricca di giovani capaci di plasmare i sogni e le aspirazioni di un intero Paese. Vi incoraggio pertanto a non separarvi mai dalla vostra gente e a porvi al servizio del vostro popolo (così ricco nella sua varietà) con impegno e dedizione. Possiate tutti far risuonare una sola lingua: la lingua della speranza che fa convergere tutti nel coraggio di ricominciare sempre di nuovo.

Il desiderio di vivere e di crescere insieme, come popolo, faccia di ogni gruppo la voce di una polifonia. Vi aiuti anche il profondo legame di affetto che lega al proprio Paese tanti Libanesi dispersi nel mondo. Essi amano la propria origine, pregano per il popolo di cui si sentono parte e lo sostengono con le molteplici esperienze e competenze che li rendono così apprezzati in ogni luogo”.

La seconda caratteristica degli operatori di pace è quella percorrere ogni via per la riconciliazione: “Vi sono infatti ferite personali e collettive che chiedono lunghi anni, a volte intere generazioni per potersi rimarginare. Se non vengono curate, se non si lavora, ad esempio, a una guarigione della memoria, a un avvicinamento tra chi ha subito torti e ingiustizie, difficilmente si va verso la pace. Si resta fermi, prigionieri ognuno del suo dolore e delle sue ragioni. Tuttavia, verità e riconciliazione crescono sempre insieme: sia in una famiglia, sia tra le diverse comunità e le varie anime di un Paese, sia tra le Nazioni”.

Però la riconciliazione ha bisogno di un’autorità che riconosca il bene comune: “Una cultura della riconciliazione, perciò, non nasce solo dal basso, dalla disponibilità e dal coraggio di alcuni, ma ha bisogno di autorità e istituzioni che riconoscano il bene comune superiore a quello di parte. Il bene comune è più della somma di tanti interessi: avvicina il più possibile gli obiettivi di ciascuno e li muove in una direzione in cui tutti avranno di più che andando avanti da soli. La pace è infatti molto più di un equilibrio, sempre precario, tra chi vive separato sotto lo stesso tetto”.

Quindi la pace ha bisogno di riconciliazione: “La pace è saper abitare insieme, in comunione, da persone riconciliate. Una riconciliazione che oltre a farci convivere, ci insegnerà a lavorare insieme, fianco a fianco per un futuro condiviso. Ed allora, la pace diventa quell’abbondanza che ci sorprende quando il nostro orizzonte si allarga oltre ogni recinto e barriera.

A volte si pensa che, prima di compiere qualsiasi passo, occorra chiarire tutto, risolvere tutto, invece è il confronto reciproco, anche nelle incomprensioni, la strada che porta verso la riconciliazione. La verità più grande di tutte è che ci troviamo insieme inseriti in un disegno che Dio ha predisposto perché tutti possiamo raggiungere una pienezza di vita nella relazione tra di noi e con Lui”.

La terza caratteristica è quella di non fuggire: “Essi osano rimanere, anche quando costa sacrificio. Vengono momenti in cui è più facile fuggire, o, semplicemente, risulta più conveniente andare altrove. Ci vuole davvero coraggio e lungimiranza restare o tornare nel proprio Paese, stimando degne d’amore e di dedizione anche condizioni piuttosto difficili.

Sappiamo che l’incertezza, la violenza, la povertà e molte altre minacce producono qui, come in altri luoghi del mondo, un’emorragia di giovani e di famiglie che cercano futuro altrove, pur con grande dolore nel lasciare la propria patria.

Occorre certamente riconoscere che molto di positivo arriva a tutti voi dai Libanesi sparsi nel mondo. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che restare preso i suoi e collaborare giorno per giorno allo sviluppo della civiltà dell’amore e della pace, rimane qualcosa di molto apprezzabile”.

Ed ha affrontato anche la spinosa questione della mobilità: “La Chiesa, infatti, non è soltanto preoccupata della dignità di coloro che si muovono verso Paesi diversi dal proprio, ma vuole che nessuno sia costretto a partire e che chiunque lo desideri possa in sicurezza ritornare.

La mobilità umana, infatti, rappresenta un’immensa opportunità di incontro e di reciproco arricchimento, ma non cancella lo speciale legame che unisce ciascuno a determinati luoghi, a cui deve la propria identità in modo del tutto peculiare. E la pace cresce sempre in un contesto vitale concreto, fatto di legami geografici, storici e spirituali. Occorre incoraggiare coloro che li favoriscono e se ne nutrono, e non cedono a localismi e nazionalismi”.

In questa complessa situazione è importante anche il ruolo delle donne: “In questo contesto, mi preme sottolineare il ruolo imprescindibile delle donne nel faticoso e paziente impegno per custodire e costruire la pace. Non dimentichiamo che le donne hanno una specifica capacità di operare la pace, perché sanno custodire e sviluppare legami profondi con la vita e con le persone.

La loro partecipazione alla vita sociale e politica, così come a quella delle proprie comunità religiose, similmente all’energia che viene dai giovani, rappresenta in tutto il mondo un fattore di vero rinnovamento. Beate, dunque, le operatrici di pace e beati i giovani che restano o che ritornano, perché il Libano sia ancora una terra piena di vita”.

Ed ha concluso l’intervento con uno spunto musicale: “Questo tratto della vostra cultura ci aiuta a comprendere che la pace non è soltanto il risultato di un impegno umano, per quanto necessario: la pace è un dono che viene da Dio e che, innanzitutto, abita il nostro cuore. E’come un movimento interiore che si riversa verso l’esterno, abilitandoci a lasciarci guidare da una melodia più grande di noi stessi, quella dell’amore divino. Chi danza avanza leggero, senza calpestare la terra, armonizzando i propri passi con quelli degli altri.

Così è la pace: un cammino mosso dallo Spirito, che mette il cuore in ascolto e lo rende più attento e rispettoso verso l’altro. Possa crescere fra voi questo desiderio di pace che nasce da Dio e può trasformare già oggi il modo di guardare gli altri e di abitare insieme questa Terra che Egli ama profondamente e continua a benedire”.

(Foto: Santa Sede)

Il Presidente della Repubblica ha inaugurato YouTopic Fest 2025: Rondine straordinaria palestra di pace

‘In questa cittadella vivete una straordinaria palestra di relazioni’: con queste parole il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, accolto nell’Arena di Janine, spazio dedicato alla Senatrice a vita Liliana Segre, ieri ha aperto ufficialmente YouTopic Fest, l’ottava edizione del festival internazionale sul conflitto promosso da Rondine Cittadella della Pace.

Ad accoglierlo i figli della senatrice a vita Liliana Segre, Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, Alessandro Polcri, presidente della Provincia di Arezzo, Alessandro Ghinelli, sindaco di Arezzo, il prefetto Clemente Di Nuzzo, il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, mons. Andrea Migliavacca; ed anche figure chiave nella storia di Rondine, dal card. Gualtiero Bassetti al segretario generale della CEI, mons. Giuseppe Baturi.

Quindi è stata un’apertura densa di significato con la partecipazione di migliaia di giovani, educatori, istituzioni e cittadini nella storica sede di Rondine, alle porte di Arezzo. Al termine della Marcia della Pace, che ha visto oltre 8.000 persone camminare da Arezzo alla Cittadella, portando con sé il desiderio di una nuova stagione di disarmo e dialogo, il presidente Mattarella ha aggiunto: “La pace è un progetto condiviso tra persone e istituzioni: dopo una guerra sanguinosa la nostra Costituzione è nata sotto l’insegna di una collaborazione internazionale. Un capovolgimento che ha unito il percorso dei Paesi europei.

In apertura della cerimonia il presidente e fondatore di Rondine Franco Vaccari aveva sottolineato il coraggio dei giovani di vivere la pace: “Qui i giovani internazionali di Rondine, provenienti da luoghi di guerra e post-conflitto, vivono il coraggioso programma biennale dello Studentato internazionale – World House, per superare l’inganno del nemico e spezzare la catena dell’odio. A questi giovani, che adesso sono qui sul palco con Lei, in un abbraccio ideale, si uniscono tutti i presenti per dare loro forza! Tutti i presenti hanno unito nella stessa direzione di pace i propri passi concreti, arrivando qui, a dieci chilometri da Arezzo. Hanno congiunto Arezzo con la Cittadella, considerandola come un giardino posto nel cuore non solo della nostra città di Arezzo, ma di ogni città del mondo, specialmente quelle ferite dalla guerra”.

Ed ha ricordato alcuni momenti di questa storia: “Che noi vogliamo la pace quasi non lo diciamo più: sta per sempre nel nostro nome. Qui, da anni, condividiamo le storie di ferite che provengono dai Balcani, dall’Africa, dal Medio Oriente, dalla Russia e dal Caucaso, e dal 23 febbraio 2022 accogliamo anche il dolore dei giovani ucraini. Da tre anni… e non vediamo la fine!

In questo stesso prato, rideva e scherzava, rifletteva con gli amici palestinesi, progettava un Medio Oriente in pace, Shani, una delle giovani israeliane uccise il 7 ottobre, nel Negev. Da allora condividiamo ogni giorno, con i tanti amici israeliani e non solo, il tormento e l’angoscia per gli ostaggi israeliani.

Così come ogni giorno condividiamo il dolore per le orribili e inaccettabili stragi con decine di migliaia di morti, specialmente civili, che avvengono a Gaza, e che si aggiungono ad anni e anni di sofferenze del popolo palestinese. Penso a Loai, il primo studente palestinese arrivato a Rondine più di 20 anni fa, e che da qualche mese ha dovuto lasciare la Cisgiordania con tutta la famiglia per rifarsi un futuro”.

Quindi ha sottolineato il ‘coraggio’ alla pace di questi giovani, che hanno scelto di dedicarsi alla pace: “Ma questo luogo, signor Presidente, è soprattutto testimone del coraggio di giovani che, provenienti da terre lacerate dai conflitti armati, non colpevoli delle guerre, ma eredi dell’evidente fallimento delle leadership dei loro Paesi, non si rassegnano alla logica dell’odio e del nemico, né all’inevitabilità della guerra. Al contrario, si mettono in gioco, vivendo insieme per due anni, giorno dopo giorno, trasformando l’inimicizia ereditata in amicizia praticata. Così diventano liberi e responsabili!”

E’ una storia di pace iniziata 30 anni fa: “Questi giovani aspiranti leader incarnano la visione che annunciammo esattamente trent’anni fa, al Cremlino, nell’ultimo giorno della mediazione di pace che realizzammo, ottenendo la prima tregua di 72 ore nel conflitto armato in Cecenia… Da allora è iniziata una storia di fiducia, che pratichiamo quotidianamente nelle relazioni. Cerchiamo di essere ospitali nei confronti dei giovani che vogliono spezzare la catena dell’odio, coinvolgendoci nei loro dolori e nei loro sogni, facendoli diventare un po’ nostri. Impariamo a stare nei conflitti senza paura e a costruire fiducia, perché la fiducia non si compra nei centri commerciali. E il dolore non evapora, va condiviso: non vogliamo che diventi rabbia, rancore, vendetta. Ma non vogliamo neanche difenderci dal dolore, diventando indifferenti”.

Inoltre il presidente della Repubblica italiana è stato accolto dalle parole di Bernadette Sidibé, proveniente dal Mali, che ha raccontato la guerra: “Quel giorno, la guerra ha bussato alla nostra porta. Da allora, la paura ha sostituito la spensieratezza. I giochi in strada hanno lasciato il posto al silenzio delle case sbarrate. Ho visto famiglie spezzate, volti segnati per sempre. La guerra mi ha rubato l’allegria, l’infanzia, la sicurezza. Ma non ha vinto sulla mia speranza. Oggi sono qui, davanti a voi, per portare la voce della gioventù del mio Paese. Una gioventù coraggiosa, resiliente, che aspira a una pace autentica!”

Concludendo il discorso ha chiesto la pace: “Per tutto questo, a nome dei miei compagni (in particolare russi, ucraini, israeliani e palestinesi) sono qui a chiedere a lei Signor Presidente e a tutta la comunità internazionale di compiere passi concreti verso una pace duratura sia in Ucraina che a Gaza e in tutti gli altri conflitti dimenticati: cessate il fuoco, liberate gli ostaggi e i prigionieri, accesso agli aiuti umanitari, riconoscimento reciproco e dei diritti di tutti i popoli, smettere di investire nelle armi per educare nuovi leader di pace! E’ ora di condannare fermamente i crimini di guerra e ogni forma di odio, promuovendo la convivenza, la riconciliazione e il perdono”.

A conclusione dei saluti è seguito un dialogo in cui due giovani del Quarto Anno Rondine, Lorenzo Rampi e Chiara Cometto, hanno rivolto due domande sul ruolo dell’Europa e sulla partecipazione giovanile nei processi di pace, a cui il presidente Mattarella ha risposto: “Per i padri dell’Europa i confini non erano punti di separazione ma di incontro, sono insensate le guerre tra vicini…

Gli ultimi anni hanno stravolto il continente. Il ruolo dell’Europa è di difendere le regole del diritto internazionale e frenare la volontà di dominio sugli altri popoli, ricostruendo un sistema di rapporti internazionali e facendo dell’Europa il perno del dialogo, un sistema nel quale tutti si riconoscano”.

(Foto: Rondine – Cittadella della Pace)

Finanziato dal GAL ‘Capo di Leuca’ l’ammodernamento della cucina della mensa ‘Città della domenica’ di Ruffano

La Parrocchia “Beata Maria Vergine” di Ruffano comunica che nell’ambito del PSR Puglia 2014/2020 – Misura 19 – Sottomisura 19.2 – Azione 3. Servizi per la popolazione rurale nel Capo di Leuca – Bando Intervento 3.2. “Mense Collettive” – Piano di Azione Locale “il Capo di Leuca e le Serre Salentine”, attuato dal GAL Capo di Leuca, è stato finanziato, con un contributo a fondo perduto, l’ammodernamento della cucina della Mensa sociale “Città della Domenica”, sita a Ruffano presso la seicentesca Masseria Mariglia in Via S. Giovanni Bosco, 10, complesso oratoriale caro al Venerabile Vescovo Don Tonino Bello.

Grazie al Bando pubblicato dal GAL Capo di Leuca sono state acquistati degli elettrodomestici per grandi capienze e tecnologicamente più avanzati, con l’obiettivo di rendere la cucina della mensa ancora più funzionale, installando una nuova cappa a parete con motore incorporato, un lavello, un armadio con 4 ripiani, un tavolo, un’affettatrice, un armadio refrigeratore, un armadio congelatore, un cuoci pasta e una friggitrice a gas.

La Parrocchia “Natività Beata Maria Vergine” di Ruffano, con fondi propri insieme al contributo della Diocesi Ugento – S. Maria di Leuca, ha realizzato un importante e corposo progetto di ristrutturazione dei locali della propria mensa. I componenti delle associazioni parrocchiali volontariamente si attiveranno  per cucinare e servire nella mensa, in quanto storicamente impegnata sul fronte della solidarietà.

Si intende realizzare un ambiente riservato e accogliente, che non sarà solo una mensa nel senso letterale della parola, ma anche il centro di una rete di sostegno e umanizzazione dell’area. I poveri saranno messi al centro, potranno andare con le loro famiglie, contando su una rete di sostegno che mirerà, anzitutto, a ricreare relazioni umane e a ridurre l’isolamento.

Oltre al contributo fondamentale del Banco delle Opere di Carità Puglia nel fornire derrate alimentari, i programmi alimentari della Mensa “Città della Domenica” saranno collegati con i sistemi agricoli locali, in modo tale da sostenere e migliorare l’agricoltura del territorio, aumentandone la resilienza e la sostenibilità. Nella mensa si andrà a utilizzare la produzione agroalimentare, fresca o trasformata, anche rimasta invenduta, in questo modo il cibo eccedente non sarà sprecato e anzi sarà destinato a una finalità sociale, somministrando pietanze con prodotti locali e a costi di produzione contenuti, produzioni locali, prevalentemente “di qualità”, provenienti da coltivazioni biologiche e a km. 0.

Il progetto di ammodernamento della mensa, oltre alla Parrocchia “Natività Beata Maria Vergine” di Ruffano, annovera altri due soggetti partner: l’Associazione di Promozione Sociale – ETS “Made in SOAP” di Ruffano e l’Azienda Agricola “Borrello Claudia” di Salve.

L’APS – ETS “Made in SOAP” di Ruffano costituita il 10 giugno 2014, impegnata nella promozione territoriale, del patrimonio artistico e culturale del Salento, annovera tra le varie attività, l’organizzazione dell’evento denominato “Maru” il Peperoncino in Festa, appuntamento che dal 2014 a Ruffano, in ogni edizione, richiama migliaia di visitatori nei due giorni nel centro storico tra mostre pomologiche e della biodiversità con peperoncini dal mondo, gare di resistenza al piccante, musica, arte ed enogastronomia. 

Con il progetto “Mettiamoci in Agenda”, vincitore del bando Capitale Sociale 3.0 della Regione Puglia, Maru nel 2024 è stato anche “Ecofesta”, strutturata in modo da ridurre l’impronta ecologica della festa, il cui impatto è stato misurato promuovendo delle attività compensative. L’associazione promuoverà l’attività del parroco nella gestione della mensa della Parrocchia “Natività Beata Maria Vergine”, in quanto storicamente impegnata sul fronte della solidarietà.

Dall’Azienda Agricola “Borrello Claudia” di Salve si potranno attingere prodotti agroalimentari, una realtà nata dalla volontà di Claudia Borrello e dall’amore per la campagna, trasmessole dalla sua famiglia. Impegnata nella produzione di prodotti tipici salentini di qualità, l’azienda è incentrata sull’amore per la campagna, la raccolta di frutti antichi, un progetto fondamentale per la qualità della vita stessa, senza mai trascurare i ritmi della natura e operando in piena armonia con essa. questa azienda recupera e valorizza il patrimonio arboricolo del Salento, trasformando frutti locali e antichi in deliziose conserve.

Questi testimoni silenziosi di tempi passati sono al centro di un progetto di “archeologia arborea” che Claudia Borrello ha avviato con passione e determinazione. Nei suoi campi, alberi come fichi, mandorli, albicocchi, peri, susini, cotogni, azzeruoli, corbezzoli e carrubi, spesso dimenticati e abbandonati, ritrovano nuova vita.

Operazione finanziata dal PSR Puglia 2014-2020 – Fondo FEASR – MIS.19 – SOTT. 19.2 – SSL GAL CAPO DI LEUCA – Az.3 – Int. 3.2 CUP J15D23000100009

Frère Matthew: la speranza consente di non scoraggiarsi

Con l’annuncio che nel prossimo fine anno il 48^ incontro dei giovani europei si svolgerà a Parigi, a Tallinn continuano a meditare sulla lettera di frère Matthew, che ha raccontato la sua partecipazione all’incontro europeo di Barcellona nel 1985 con l’invito a prendersi cura, perché è un’esperienza importante : “Quando ho partecipato da giovane all’incontro di Taizé a Barcellona nel 1985, sono stato accolto inizialmente in una grande scuola. Non era quello che mi aspettavo e non è stato facile. Ma poco a poco è diventata un’esperienza importante di vita comunitaria e di condivisione. Prendersi cura gli uni degli altri, essere disposti a servire e abbracciare uno stile di vita semplice hanno plasmato la mia visione per il futuro”.

Così avviene anche oggi: “Durante questo incontro avrete anche l’opportunità di partecipare a una vasta gamma di workshop. Spero che questo vi sostenga nella vostra ricerca e vi permetta di incontrare estoni impegnati le cui testimonianze possono incoraggiarci nel nostro cammino di fede”.

Quindi il passato è necessario per costruire il futuro: “Ieri ho detto che non possiamo dimenticare il passato, ma che possiamo guardarlo per costruire l’oggi e costruire passo dopo passo il nostro futuro. In tanti dei nostri paesi siamo feriti dalla storia e ancora oggi ne portiamo le cicatrici. Altri tra voi, soprattutto quelli in Ucraina, stanno ancora sperimentando gli orrori della guerra”.

Ed ha raccontato la sua visita natalizia in Libano: “Ho trascorso la settimana scorsa in Libano. Con uno dei miei fratelli di quel Paese abbiamo visitato i cristiani in diversi luoghi per festeggiare con loro il Natale. Sapete che il Medio Oriente è attualmente dilaniato dalla guerra. Abbiamo tanti amici lì e la nostra visita è stata un piccolo segno di solidarietà nei loro confronti”.

Quindi ha raccontato l’accoglienza offerta dal Libano: “La generosità dell’accoglienza in un Paese dove c’è stata tanta distruzione mi ha tolto il fiato. In molte parti del Paese gli edifici sono in rovina, ma le persone stanno dimostrando un’incredibile resilienza.

Questa resilienza è un modo per resistere alla violenza che è stata scatenata. C’è tanta incertezza oggi. La guerra potrebbe tornare. Nonostante ciò, le persone che abbiamo incontrato hanno condiviso la gioia del Natale. La loro fede è la luce che splende nelle tenebre”.

Ma nonostante la guerra i giovani libanesi non hanno perso la speranza: “Abbiamo anche incontrato uno sceicco musulmano nel sud del Paese. La sua casa è stata distrutta e alcuni villaggi vicini sono ancora inaccessibili. Le bombe cadevano ancora quando seppellì anche i morti cristiani aspettando che il sacerdote venisse a compiere i riti necessari.

Quando ho parlato con i giovani libanesi durante i recenti bombardamenti, ho potuto percepire la loro speranza per un futuro di pace e giustizia. Il loro coraggio era palpabile, anche se la disperazione non era lontana… Questo è quello che ho sentito molto forte ascoltando questi giovani. Gli incontri della scorsa settimana hanno confermato ciò che avevo sentito in precedenza”.

Però l’invito  del priore di Taizè è quello di non scoraggiarsi: “Gesù stesso è nato nella povertà, in un tempo in cui nulla era chiaro nel paese in cui avrebbe vissuto. Anche noi possiamo trovarci in situazioni in cui non vediamo la strada da seguire. Potremmo sentirci arrabbiati e impotenti riguardo a certe realtà, ma questo può spingerci all’azione?.. I gesti più semplici possono diventare indicatori del nostro desiderio di speranza”.

Ma a quali scelte ognuno è chiamato?: “Quando ho visitato l’Ucraina a maggio, ho incontrato tante persone, giovani e anziani, che donano il loro tempo e le loro forze per aiutare gli altri. Penso a questo giovane che è stato direttore di un orfanotrofio, a questa donna che organizza corsi di formazione in medicina d’urgenza e traumatologica, a questa vedova il cui marito è stato ucciso l’anno scorso e che gestisce un’associazione per bambini con bisogni speciali”.

A tale meditazione è seguita la testimonianza di Marta e Andriana, provenienti da Leopoli: “Sarò sincero, non è sempre facile mantenere la speranza quando vediamo questa ingiustizia che dura da così tanto tempo… Ma ciò che ci aiuta a non perderla è la fede. Crediamo che ciò che non è possibile per gli esseri umani sia possibile per Dio. C’è sempre l’alba dopo una notte buia. Crediamo che Lui sia sempre con chi soffre e che senta anche il nostro dolore. Sappiamo anche che Egli non ci lascia soli in questa difficile situazione”.

Mentre Marta ha chiesto di intensificare la preghiera: “In questi tempi difficili e bui, è molto importante rimanere uniti nella preghiera e restare uniti. Vi chiediamo di pregare con noi per la sovranità dell’Ucraina, per la fine dell’aggressione contro il nostro Paese, per la saggezza dei governi e per la pace futura.

Pregate per tutte le persone che hanno perso la vita a causa di questa guerra crudele e ingiusta, che hanno perso i loro cari e le loro case, per i nostri soldati che ci proteggono ogni giorno a rischio della loro vita. Possa ogni famiglia ritrovarli sani e salvi a casa. Per tutti coloro che sono stati catturati, feriti, dispersi, che provano dolore fisico o mentale, sofferenti e bisognosi. Grazie per le vostre preghiere, le sentiamo tutti!”

Nel messaggio l’arcivescovo di York, Stefano Cottrell, ha invitato i giovani ancora incerti a lasciarsi incontrare da Cristo: “Ma al centro c’è Cristo e il suo invito a venire a Lui per trovare speranza e pace nella nostra vita e nel mondo. Se ti trovi qui incerto su cosa questo significhi per te o sul motivo per cui sei venuto, sappi che sei in buona compagnia. Come Pietro, spesso stiamo davanti a Gesù con un misto di gioia e preoccupazione, ma non c’è posto migliore dove stare, perché è lì che troviamo le parole di vita eterna. Possano guidarti nei giorni a venire. E possa Cristo governare la tua vita”.

Anche la segretaria generale della federazione luterana mondiale, Anna Burgardth, ha sottolineato l’importanza dell’incontro: “E’ tanto importante incontrarsi, ascoltarsi attentamente, dialogare, lasciarsi trasformare dagli incontri. Quando ci riuniamo nel nome di Dio, in definitiva è Dio che ci trasforma attraverso gli incontri. Non possiamo trasformarci. La trasformazione è opera di Dio, dello Spirito Santo, che sempre ci modella, che ci trasforma in persone di pace, persone di speranza e comunità di riconciliazione e giustizia”.

Però questa ‘trasformazione’ richiede perseveranza: “Lo Spirito Santo ci chiama a questa trasformazione permanente delle nostre menti, dei nostri cuori e dei nostri atteggiamenti, che poi ha un impatto sulle comunità a cui apparteniamo, affinché anch’esse diventino comunità di speranza nel nostro mondo.

Una comunità di speranza vede in ogni essere umano un fratello o una sorella. Prende sul serio ciò che la Scrittura insegna sull’incontro con Gesù Cristo in ogni persona bisognosa. Ella si oppone all’ingiustizia, affinché la giustizia scorra liberamente. Sostiene la donazione di tutti i suoi membri, indipendentemente dalla loro etnia o sesso. E prende sul serio il compito di nutrire la creazione di Dio”.

(Foto: Taizè)

Papa Francesco: proteggere le persone e la natura

Oggi papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali, che partecipano all’incontro ‘Dalla crisi climatica alla resilienza climatica’, che alla Casina Pio IV riunisce anche sindaci e governato, ribadendo l’urgenza di azioni concrete per difendere la vita delle persone e la natura:

“I dati sul cambiamento climatico si aggravano di anno in anno, ed è pertanto urgente proteggere le persone e la natura. Mi congratulo con le due Accademie per aver guidato questo impegno e aver prodotto un documento universale di resilienza. Le popolazioni più povere, che hanno ben poco a che fare con le emissioni inquinanti, dovranno ricevere maggior sostegno e protezione. Sono delle vittime”.

Ai partecipanti il papa ha posto una scelta, quella tra la difesa della vita e l’accettazione della morte: “Voi avete risposto che dobbiamo essere attenti al grido della terra, ascoltare la supplica dei poveri, essere sensibili alle speranze dei giovani e ai sogni dei bambini! Che abbiamo la grave responsabilità di garantire che non venga loro negato il futuro. Avete dichiarato di scegliere uno sviluppo umano sostenibile”.

E’ un invito ad affrontare seriamente i problemi, che si presentano oggi nel panorama mondiale: “Ci troviamo di fronte a sfide sistemiche distinte ma interconnesse: il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, il degrado ambientale, le disparità globali, l’insicurezza alimentare e una minaccia alla dignità delle popolazioni coinvolte. A meno che non vengano affrontati collettivamente e con urgenza, questi problemi rappresentano minacce esistenziali per l’umanità, per gli altri esseri viventi e per tutti gli ecosistemi”.

Occorre risolvere questi problemi, perché colpiscono i poveri: “Ma sia chiaro: sono i poveri della terra a soffrire maggiormente, nonostante contribuiscano in misura minore al problema. Le Nazioni più ricche, circa un miliardo di persone, producono oltre la metà degli inquinanti che intrappolano il calore. Al contrario, i tre miliardi di persone più povere contribuiscono per meno del 10%, ma sopportano il 75% delle perdite che ne derivano. I 46 Paesi meno sviluppati, per lo più africani, rappresentano solo l’1% delle emissioni globali di CO2. Al contrario, le nazioni del G20 sono responsabili dell’80% di queste emissioni”.

Comunque è consapevole della difficoltà di tale ‘conversione’: “I dati emersi da questo vertice rivelano che lo spettro del cambiamento climatico incombe su ogni aspetto dell’esistenza, minacciando l’acqua, l’aria, il cibo e i sistemi energetici. Altrettanto allarmanti sono le minacce alla salute pubblica e al benessere. Assistiamo alla dissoluzione delle comunità e allo sfollamento forzato delle famiglie. L’inquinamento atmosferico miete prematuramente milioni di vite ogni anno.

Oltre tre miliardi e mezzo di persone vivono in regioni altamente sensibili alle devastazioni del cambiamento climatico, e questo spinge alla migrazione forzata. Vediamo in questi anni quanti fratelli e sorelle perdono la vita nei viaggi disperati, e le previsioni sono preoccupanti. Difendere la dignità e i diritti dei migranti climatici significa affermare la sacralità di ogni vita umana ed esige di onorare il mandato divino di custodire e proteggere la casa comune”.

Davanti a questa crisi mondiale occorre prendere decisioni rapide: “In primo luogo è necessario adottare un approccio universale e un’azione rapida e risoluta, in grado di produrre cambiamenti e decisioni politiche. In secondo luogo, bisogna invertire la curva del riscaldamento, cercando di dimezzare il tasso di riscaldamento nel breve arco di un quarto di secolo. Allo stesso tempo, occorre puntare a una de-carbonizzazione globale, eliminando la dipendenza dai combustibili fossili.

In terzo luogo, vanno rimosse le grandi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera, mediante una gestione ambientale che abbraccia diverse generazioni. E’ un lavoro lungo, ma è anche lungimirante, e dobbiamo intraprenderlo tutti insieme. E in questo sforzo la natura ci è fedele alleata, mettendoci a disposizione i suoi poteri, i poteri che la natura ha di rigenerare, poteri rigenerativi”.

L’unica soluzione per affrontare tale crisi è la cooperazione: “La crisi climatica richiede una sinfonia di cooperazione e solidarietà globale. Il lavoro dev’essere sinfonico, armonicamente, tutti insieme. Mediante la riduzione delle emissioni, l’educazione degli stili di vita, i finanziamenti innovativi e l’uso di soluzioni collaudate basate sulla natura, rafforziamo quindi la resilienza, in particolare la resilienza alla siccità”.

Ed anche un’altra finanza, in grado di riconoscere il ‘debito ecologico’: “Infine, va sviluppata una nuova architettura finanziaria che risponda alle esigenze del Sud del mondo e degli Stati insulari gravemente colpiti dai disastri climatici. La ristrutturazione e riduzione del debito, insieme allo sviluppo di una nuova Carta finanziaria globale entro il 2025, riconoscendo una sorta di ‘debito ecologico’ (dovete lavorare su questa parola: il debito ecologico), possono essere di valido aiuto alla mitigazione dei cambiamenti climatici”.

In precedenza il papa aveva ricevuto il metropolita Agathanghelos, direttore generale della Apostolikì Diakonia della Chiesa di Grecia e la delegazione del Collegio Teologico di Atene, sottolineando il cammino comunitario compiuto in questi anni, privilegiando la formazione culturale: “In questi vent’anni, superando anche periodi difficili (come per esempio quello della crisi economica che ha colpito la Grecia e quello della pandemia), l’Apostolikì Diakonia e il Comitato Cattolico per la Collaborazione Culturale hanno lavorato insieme per promuovere progetti di comune interesse sul piano culturale ed educativo.

Mi rallegro per la vostra scelta di privilegiare la formazione culturale, teologica ed ecumenica delle nuove generazioni. Infatti, proprio i giovani, sostenuti dalla speranza che si fonda sulla fede, possono spezzare le catene fatte di risentimenti, incomprensioni e pregiudizi, che per secoli hanno tenuto prigionieri cattolici e ortodossi, impedendo loro di riconoscersi fratelli uniti nella diversità, capaci di testimoniare l’amore di Cristo, specialmente in questo mondo così diviso e conflittuale”.

(Foto: Santa Sede)

La Fondazione ‘Patrizio Paoletti’ analizza le emozioni dei giovani

A fine ottobre alla Biblioteca della Camera dei Deputati la Fondazione ‘Patrizio Paoletti’ ha presentato il report ‘Mai più soli. Focus adolescenza: sfide e risorse positive nel post-pandemia’, facente parte del progetto ‘Prefigurare il futuro’, come approccio neuro-psicopedagogico di intervento a favore degli adolescenti nelle scuole italiane, e gli studi di ricerca condotti in collaborazione con l’Università di Padova che fotografano le problematiche che stanno mettendo a rischio il benessere degli adolescenti.

Nador: frontiera della speranza

‘Los niños son la esperanza de este mundo’ (i bambini sono la speranza di questo mondo). Grande, attraente, coloratissimo, questo enorme disegno si spalanca a voi all’entrata della chiesa di Nador. Siamo sulla riva mediterranea del Marocco, nella regione berbera del Rif. Seguono dei nomi: Kadiatou, Sara, Zaineb… tutti subsahariani.

Turchia, tre mesi dopo il terremoto la presenza della Chiesa cattolica

A fine marzo il Dicastero per il Servizio della Carità, su sollecitazione di papa Francesco, ha inviato circa 10.000 medicine, destinate alla popolazione, in collaborazione con l’ambasciata turca presso la Santa Sede. Immediatamente dopo il terremoto, che in Turchia ha provocato quasi 2.000.000 di sfollati, l’Elemosineria Apostolica si era mobilitata inviando soprattutto cibo in scatola, così come pure pannolini e altro materiale per le necessità più impellenti. A Iskenderun sono arrivate circa 10.000  maglie termiche da distribuire tra Turchia e Siria.

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