Tag Archives: Povertà

Un Gesto, una Speranza: la Giornata della Raccolta Alimentare contro la Fame in Italia

Sabato 1° marzo 2025, un semplice gesto di generosità potrà fare la differenza. In un mondo in cui molti lottano contro la povertà e l’emarginazione sociale, la Fondazione Banco delle Opere di Carità invita tutti a partecipare alla ‘Giornata della Raccolta Alimentare contro la Fame in Italia’, un’iniziativa nazionale che da oltre 30 anni si pone come obiettivo quello di combattere la fame e sostenere chi è in difficoltà.

Da un Sacchetto a un Pasto: come funziona?

Ti basta prendere un prodotto extra dal tuo carrello e donarlo. Un piccolo gesto, ma che può arrivare direttamente sulla tavola di chi ne ha più bisogno, trasformando una spesa quotidiana in un aiuto concreto.

L’iniziativa coinvolgerà circa 170 supermercati e negozi alimentari di diverse dimensioni in tutta la provincia di Lecce, e vedrà la partecipazione di circa 100 enti locali che coopero a supporto di quella che può essere definita una vera e propria missione contro la povertà.

Nel 2024, il Banco delle Opere di Carità di Alessano (uno degli enti gestori della Caritas diocesana di Ugento-S. Maria di Leuca) ha supportato 12.813 persone, attraverso gli enti caritativi,  in modo continuativo, offrendo loro un aiuto quotidiano, e 10.001 persone in maniera saltuaria, comprese quelle che hanno usufruito delle mense e dei servizi di unità di strada. Un impegno costante che continua a fare la differenza nella vita di tante famiglie e individui in difficoltà.

Cosa Donare?

Alcuni alimenti fanno davvero la differenza, garantendo un pasto nutriente a chi si trova in difficoltà. Ecco i prodotti più utili da donare: tonno e carne in scatola, legumi e pelati, olio d’oliva, alimenti per l’infanzia. Si precisa che non saranno accettati denaro o prodotti deperibili.

Questa raccolta alimentare non è solo un’iniziativa per sostenere chi è in difficoltà, ma un vero e proprio movimento di speranza. Con una campagna di sensibilizzazione, vogliamo dare voce a chi riceve questi aiuti, raccontando le storie di persone e famiglie il cui futuro può cambiare grazie alla solidarietà di tutti.

Ogni piccolo gesto conta. Partecipa recandoti in uno dei supermercati aderenti, scegli i prodotti da donare e consegnali ai volontari. La tua partecipazione porta conforto, speranza e un sorriso a chi ne ha più bisogno. Per maggiori informazioni visita il sito www.bancodelleoperedicarita.org e unisciti a questa grande catena di solidarietà!

(Foto: Caritas Leuca)

I francescani ricordano Isabella di Francia: sulle orme di san Francesco

“Nel 2025 ricorre l’ottavo centenario della nascita della beata Isabella di Francia. Contemporanea di santa Chiara, fondò a Longchamp un monastero di ‘Sorores Minores’ per cui scrisse una regola. Nei secoli successivi confluirono nell’ ‘Ordo sanctae Clarae’, ossia le clarisse che pertanto ha una poligenesi benché abbiano santa Chiara d’Assisi come eponimo in quanto fondatrice. Per l’occasione il Ministro generale dell’ordine dei Frati Minori ha pubblicato una lettera che illustra anche la forza d’attualità della beata Isabella di Francia”.

Questo è l’inizio della lettera del ministro generale dei frati minori, fra Massimo Fusarelli, in occasione dell’ottocentesimo anniversario di Isabella di Francia, figlia del re Luigi VIII e di santa Bianca di Castiglia, sorella di san Luigi IX, che nel 1521 papa Leone X la dichiarò beata, una delle prime sante clarisse. La Chiesa cattolica l’ha ricordata sabato 22 febbraio come recita il Martirologio Romano:

“A Longchamp nella periferia di Parigi in Francia, beata Isabella, vergine, che, sorella del re san Luigi IX, avendo rinunciato a nozze regali e ai piaceri del mondo, fondò il convento delle Suore Minori, con le quali servì Dio in umiltà e povertà”.

Nella lettera il ministro generale ha sottolineato l’importanza di questa ricorrenza: “L’ottocentesimo anniversario della sua nascita arricchisce le diverse memorie dei centenari francescani che stiamo celebrando perché la riscoperta delle pagine del suo percorso di vita e di fede, poco conosciute fino a pochi decenni fa, colorano di nuove sfumature l’eredità francescana dei primi secoli…

Inserendosi a pieno titolo nei primi passi del francescanesimo femminile, Isabella di Francia porta in luce una visione e una recezione libera, consapevole, dinamica e ragionata del francescanesimo; una volontà di seguire Cristo e di rendersi strumento della sua grazia permanendo ‘con modestia’ nel proprio stato di vita, quello della nobiltà regale, abbracciando i valori di Francesco d’Assisi; una capacità di porsi in dialogo con il mondo dell’Ordine francescano maschile e con la curia papale fino ad ottenere l’approvazione di una nuova Regola che racchiude una comprensione della spiritualità mendicante francescana, diffusasi poi in Europa attraverso i monasteri che l’abbracciarono”.

Fr. Fusarelli ha sottolineato la ‘generatività’ del santo assisiate: “In questi anni, poi, in cui si celebrano vari centenari francescani, la sua figura ci mostra che realmente in san Francesco vediamo avverarsi le parole di Gesù per cui chi segue le sue orme porta frutto e un frutto che rimane: Isabella si pone nella posterità dell’Assisiate, ma nello stesso tempo dà origine a ‘cose nuove’, una comunità di donne e un movimento di persone che si sono espanse anche oltre i confini della Francia.

Nella sterilità che attualmente caratterizza la società e vari Paesi, la sua generatività, fedele e insieme creativa, è d’incentivo per ciascuno di noi a collaborare con lo Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, per comprendere e fare nostra la sua stessa fecondità”.

Dopo aver ripercorso la storia della sua vita nella lettera si evidenzia che essa era ispirata al Vangelo: “Con la liturgia possiamo affermare che la beata Isabella con il suo esempio ci rafforza, con i suoi insegnamenti ci ammaestra e con la sua intercessione ci protegge. A quest’ultima affidiamo tutti noi mentre cerchiamo di cogliere dalla sua vita alcune indicazioni che possano aiutarci nel cammino personale e comunitario. La vita di Isabella è scuola di sequela evangelica dietro i passi del Maestro che invita a imparare da Lui la mitezza e l’umiltà del cuore”.

Questa umiltà è caratteristica fondamentale di questa beata: “La custodia della propria piccolezza, nonostante la condizione e l’ambiente di vita tutt’altro che tale, fu il segreto che rese Isabella aperta alla ricerca di ciò che davvero vale e che forgiò in lei ogni altra virtù. La certezza di non bastare a se stessa non assunse la forma della passività e della debolezza di pensiero, ma si coniugò pienamente in lei con l’apertura alla novità e all’impegno; la dolcezza e la nobiltà di cuore non la resero accomodante o ripiegata sul suo interesse.

Isabella ci ricorda che è possibile vincere la preoccupazione principale che irrigidisce il cuore dell’uomo, quella dell’apparire, del dimostrare, del trattenere, del difendere, e che le eredità che l’umiltà e la mitezza consegnano sono quelle della misericordia, della fraternità e dell’essere portatori non della propria luce, ma della salvezza che viene solo da Dio”.

Fu lei che a Parigi si ‘scagliò’ contro le divisioni interne alla Chiesa: “Nella metà del Duecento i frati Minori, soprattutto a Parigi, erano coinvolti in una crescente conflittualità con il clero secolare e, a volte, con la volontà di presentare il carisma francescano ne assolutizzavano qualche aspetto, in modo particolare la povertà, facendone oggetto d’una apologia che giungeva a sfociare in retorica. Isabella focalizzò, invece, quanto fosse centrale la minorità, tanto da impegnare tutte le sue forze perché la comunità da lei fondata fosse intitolata all’umiltà di Maria e i membri fossero denominate sorelle minori”.

Quindi le divisioni si possono superare con l’umiltà: “Se si vuole non solo che le armi tacciano ma soprattutto che parli la concordia, sono necessarie disposizioni che favoriscano la pace con opere, parole e intenzioni simili a quelle compiute da Isabella di Francia. L’affezione di Isabella fu totalizzante, rivolta non a un’idea, nemmeno di minorità, ma a Colui che per noi si è fatto ultimo e piccolo, il Signore Gesù, e ciò coinvolse, secondo il dettato biblico, mente, cuore e forze; così nel momento in cui stese la Regola consultò vari teologi, tra cui san Bonaventura.

Ciò è una indicazione precisa a superare tante polarizzazioni e unilateralità, che vanno dal razionalismo al primato dell’emotività, e a optare, invece, per una formazione integrale e integrata che coinvolga mente e cuore, fede e ragione, pensiero e vita”.

La lettera si conclude con un’esortazione: “Possa la memoria viva della sua vita di donna, che ha interpretato in modo originale l’intuizione di Francesco e di Chiara d’Assisi, continuare a ispirarci in questo tempo nel quale continua a essere possibile vivere il Vangelo del Signore”.

Papa Francesco: fare la volontà di Dio

“Con queste parole l’autore della Lettera agli Ebrei manifesta la piena adesione di Gesù al progetto del Padre. Oggi le leggiamo nella festa della Presentazione del Signore, Giornata mondiale della Vita Consacrata, durante il Giubileo della speranza, in un contesto liturgico caratterizzato dal simbolo della luce. E tutti voi, sorelle e fratelli che avete scelto la via dei consigli evangelici, vi siete consacrati, come ‘Sposa davanti allo Sposo… avvolta dalla sua luce’; vi siete consacrati a quello stesso disegno luminoso del Padre che risale alle origini del mondo… Riflettiamo allora su come, per mezzo dei voti di povertà, castità e obbedienza, che avete professato, anche voi potete essere portatori di luce per le donne e gli uomini del nostro tempo”.

Prendendo spunto dalla lettera agli Ebrei di san Paolo (‘Ecco io vengo… per fare, o Dio, la tua volontà’) papa Francesco nel pomeriggio ha celebrato la XXIX Giornata Mondiale della Vita Consacrata, che ricorre ogni anno nella festa della Presentazione di Gesù al tempio, in cui ha invitato sui tre voti, di cui il primo è la povertà: “Essa ha le sue radici nella vita stessa di Dio, eterno e totale dono reciproco del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Esercitando così la povertà, la persona consacrata, con un uso libero e generoso di tutte le cose, si fa per esse portatrice di benedizione: manifesta la loro bontà nell’ordine dell’amore, respinge tutto ciò che può offuscarne la bellezza (egoismo, cupidigia, dipendenza, l’uso violento e a scopi di morte) ed abbraccia invece tutto ciò che la può esaltare: sobrietà, la generosità, la condivisione, la solidarietà. E Paolo lo dice: ‘Tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio’. Questo è la povertà”.

La seconda ‘luce’ riguarda la castità, che ha origine anche essa nella Trinità: “La sua professione, nella rinuncia all’amore coniugale e nella via della continenza, ribadisce il primato assoluto, per l’essere umano, dell’amore di Dio, accolto con cuore indiviso e sponsale, e lo indica come fonte e modello di ogni altro amore. Lo sappiamo, noi stiamo vivendo in un mondo spesso segnato da forme distorte di affettività, in cui il principio del ‘ciò che piace a me’ spinge a cercare nell’altro più la soddisfazione dei propri bisogni che la gioia di un incontro fecondo”.

La ‘castità’ consacrata è una ‘medicina’ che libera dal male: “Che medicina per l’anima è incontrare religiose e religiosi capaci di una relazionalità matura e gioiosa di questo tipo! Sono un riflesso dell’amore divino. A tal fine, però, è importante, nelle nostre comunità, prendersi cura della crescita spirituale e affettiva delle persone, già dalla formazione iniziale, anche in quella permanente, perché la castità mostri davvero la bellezza dell’amore che si dona, e non prendano piede fenomeni deleteri come l’inacidimento del cuore o l’ambiguità delle scelte, fonte di tristezza, insoddisfazione e causa, a volte, in soggetti più fragili, dello svilupparsi di vere e proprie ‘doppie vite’. La lotta contro la tentazione della doppia vita è quotidiana”.

Infine il papa ha offerto la ‘luce’ dell’obbedienza: “E’ proprio la luce della Parola che si fa dono e risposta d’amore, segno per la nostra società, in cui si tende a parlare tanto ma ascoltare poco: in famiglia, al lavoro e specialmente sui social, dove ci si possono scambiare fiumi di parole e di immagini senza mai incontrarsi davvero, perché non ci si mette veramente in gioco l’uno per l’altro”.

E’ stato un invito al dialogo: “Tante volte, nel dialogo quotidiano, prima che uno finisca di parlare, già esce la risposta. Non si ascolta. Ascoltarci prima di rispondere. Accogliere la parola dell’altro come un messaggio, come un tesoro, anche come un aiuto per me. L’obbedienza consacrata è un antidoto a tale individualismo solitario, promuovendo in alternativa un modello di relazione improntato all’ascolto fattivo… Solo così la persona può sperimentare fino in fondo la gioia del dono, sconfiggendo la solitudine e scoprendo il senso della propria esistenza nel grande progetto di Dio”.

E’ stato anche un invito a ritornare alle origini, cioè all’adorazione: “Ritorno proprio all’origine della nostra vita. In proposito, la Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci ricorda che il primo e più importante ‘ritorno alle origini’ di ogni consacrazione è, per tutti noi, quello a Cristo ed al suo ‘sì’ al Padre. Ci ricorda che il rinnovamento, prima che con le riunioni e le ‘tavole rotonde’ (si devono fare, sono utili) si fa davanti al Tabernacolo, in adorazione. Sorelle, fratelli, noi abbiamo perso un po’ il senso dell’adorazione. Siamo troppo pratici, vogliamo fare le cose, ma … Adorare. Adorare. La capacità di adorazione nel silenzio”.

Sempre nel pomeriggio il papa ha avuto un incontro online con alcuni giovani ucraini a Kyiv e in altre città dell’Europa e dell’America, secondo un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, in cui il papa ha ricordato la vita di Oleksandr, giovane combattente di cui conserva il libretto del Vangelo e dei Salmi e il rosario ‘come reliquie’ sulla scrivania, ma ha anche domandato loro di avere sogni, esprimendo il suo desiderio di pace per l’Ucraina: ‘la pace si costruisce col dialogo, non stancatevi di dialogare’ ed anche se a volte è difficile, fare sempre lo sforzo di cercare il dialogo.

(Santa Sede)

Oxfam denuncia l’aumento della povertà nel mondo

“Lo scatto sul mondo di oggi restituisce l’immagine di società attraversate da faglie profonde e, con le parole del Presidente Sergio Mattarella, ‘di una realtà piena di contraddizioni che generano smarrimento, sgomento, talvolta senso di impotenza’. Assistiamo, sgomenti, a conflitti cruenti e all’avanzare, sullo scacchiere internazionale, di una pericolosa deriva incardinata sulla pretesa di riconoscimento della dignità solo ai forti.

Una pretesa che si pone in antitesi con il diritto, costruito nei secoli, che tutela i deboli e pone il rispetto alla base della pace. Assistiamo, preoccupati, agli impatti nefasti del cambiamento climatico e agli imperdonabili ritardi della politica sul cammino di una transizione ecologica giusta, capace di ridurre l’impatto dell’attività umana sul pianeta, senza lasciare indietro nessuno”.

Così inizia il nuovo report dell’ong Oxfam sulle diseguaglianze nel mondo, ‘Disuguaglianza: povertà ingiusta e ricchezza immeritata’ in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos ed in concomitanza con l’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, sottolineando che nello scorso anno la ricchezza dei dieci uomini più facoltosi al mondo è cresciuta, in media, di quasi $ 100.000.000 al giorno:

“Nel 2024 la ricchezza dei miliardari è cresciuta, in termini reali, di $ 2.000.000.000.000, pari a circa $ 5.700.000 al giorno, a un ritmo tre volte superiore rispetto all’anno precedente. Entro un decennio si prevede che ci saranno ben cinque trilionari. Il numero di persone che oggi vivono in povertà, con meno di $ 6,85 al giorno, è rimasto pressoché invariato rispetto al 1990 e, alle tendenze attuali, ci vorrebbe più di un secolo per portare l’intera popolazione del pianeta sopra tale soglia”.

Anche in Italia la ricchezza di poche famiglie è cresciuta: “In Italia il 5% più ricco delle famiglie italiane, titolare del 47,7% della ricchezza nazionale, possiede quasi il 20% in più della ricchezza complessivamente detenuta dal 90% più povero. La crescita della disuguaglianza rende l’Italia un Paese dalle fortune invertite con strutture di opportunità fortemente differenziate per i suoi cittadini”.

Da questa fotografia attuale sullo stato delle disuguaglianze nel mondo e in Italia, Oxfam mette in luce come l’estrema concentrazione di ricchezza al vertice non sia solo un male per l’economia ma un male per l’umanità: “Un’accumulazione di ricchezza in gran parte non ascrivibile al merito ma derivante da rendite di posizione (eredità, monopoli, clientelismo), da un sistema economico ‘estrattivo’ o da politiche, come nel caso italiano, che vanno caratterizzandosi più per il riconoscimento e la premialità di contesti ed individui che sono già avvantaggiati, che per una lotta determinata contro meccanismi iniqui ed inefficienti che accentuano le divergenze nelle traiettorie di benessere dei cittadini. Un cambio di rotta è più urgente che mai. Bisogna ricreare le condizioni per società più eque. Il tempo di agire è ora. Per noi e per le generazioni future”.

Dal rapporto è emerso come il sistema economico profondamente iniquo vada caratterizzandosi per forme di moderno colonialismo che condizionano i rapporti economici tra il Nord ed il Sud Globale, con i Paesi ad alto reddito che controllano il 69% della ricchezza globale, nonostante rappresentino appena il 21% della popolazione del pianeta.

Sono molteplici i meccanismi di estrazione di ricchezza dal Sud perpetrati dal Nord, a partire dal predominio delle valute del Nord nel sistema dei pagamenti internazionali e i costi di finanziamento più bassi nei Paesi ricchi che sono alla base di forti squilibri nei flussi di redditi da capitale tra le economie avanzate e il Sud.

Il Sud del mondo contribuisce per il 90% alla forza lavoro globale, ma riceve solo il 21% del reddito da lavoro aggregato. I gap salariali sono marcati: si stima che i salari dei lavoratori del Sud siano inferiori dell’87-95%, a parità di competenze, rispetto a quelli del Nord. Inoltre i Paesi a basso e medio reddito spendono in media quasi la metà del loro bilancio per rimborsare il debito estero contratto spesso con ricchi creditori di New York e Londra. A metà del 2023, il debito globale ha raggiunto il livello record di $ 307.000.000.000.000 e sono 3.300.000.000 le persone che vivono in Paesi che spendono più per ripagare il debito che per istruzione e sanità:

“La crescita delle disuguaglianze è un fenomeno profondamente nocivo per l’economia, comportando perdite non trascurabili di efficienza e produttività. Ma lo è anche per la società nel suo complesso. Le disuguaglianze ostacolano la mobilità intergenerazionale, minano le prospettive di uno sviluppo duraturo e sostenibile, ulteriormente aggravate dall’approssimarsi di un ‘punto di non ritorno climatico’ ed indeboliscono la coesione sociale. Ferendo il diritto all’uguaglianza, le accentuate disparità inficiano la qualità delle nostre democrazie, ponendosi in stridente contrasto con le prescrizioni costituzionali alla rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale, lesivi dei diritti delle persone e della loro piena realizzazione, senza distinzioni”.

Per questo Oxfam ha chiesto di attuare giusti provvedimenti e promuovere iniziative in ambito internazionale che possano ridurre le disuguaglianze a livello globale: “In particolare supportare la creazione di un organismo internazionale indipendente con mandato di vagliare i necessari interventi di riduzione/ristrutturazione e cancellazione del debito dei Paesi a basso e medio reddito;

riportare la cooperazione allo sviluppo al centro della politica estera italiana, definendo un percorso programmato di progressivo aumento dei fondi per la cooperazione per poter raggiungere, entro il 2030, lo storico obiettivo di destinazione dello 0,70% del Reddito Nazionale Lordo all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo e colmare il gap finanziario che ostacola il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) nei Paesi a basso e medio reddito”.

Inoltre ha sottolineato che è necessario “sostenere l’emissione regolare di ‘Diritti Speciali di Prelievo’ (DSP) e favorirne una maggiore allocazione a beneficio dei Paesi del Sud del mondo; supportare, in seno al G20 e nell’ambito del processo negoziale della Convenzione quadro sulla cooperazione fiscale internazionale delle Nazioni Unite, l’istituzione di uno standard globale di tassazione dell’estrema ricchezza.

Uno standard che renda più equo (ed effettivo) il prelievo a carico degli ultra ricchi, contribuisca a garantire sostenibilità delle finanze pubbliche e generi significative risorse da investire in istruzione, salute, protezione sociale, misure di contrasto al cambiamento climatico e una transizione ecologica giusta”.

A Milano un Fondo per la gente

“In questa nostra Milano così attraente e intraprendente è necessario ripetere il grido antico: non ci sono case! Ispirato dalle parole del Beato Cardinal Schuster, in occasione del 50° di Caritas Ambrosiana, voglio rivolgere un appello simile e dare vita a un fondo che si chiamerà Fondo Schuster – Case per la gente”: con queste parole l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha annunciato nel pomeriggio, in Duomo, la costituzione del ‘Fondo Schuster – Case per la gente’, opera-segno promossa dalla Diocesi in occasione del 50° anniversario di costituzione (era il 18 dicembre 1974) di Caritas Ambrosiana.

L’annuncio è stato dato durante l’omelia nella Messa presieduta dall’Arcivescovo, con la partecipazione di oltre mille persone, tra responsabili, operatori, volontari e donatori Caritas, una folta schiera di autorità religiose e civili (incluso il sindaco di Milano, Giuseppe Sala), rappresentanti di realtà imprenditoriali e del terzo settore della città e del territorio diocesano.

Nei mesi scorsi era stato proprio monsignor Delpini, in vista del 50° Caritas, a chiedere di proporre un’opera-segno che coinvolgesse l’intera Diocesi, incentrata su un tema pastorale e sociale di particolare rilevanza. La scelta è caduta su tema dell’abitare, perché il diritto alla casa è principio-base di una buona convivenza civile, ed è fondamento di dignità nei percorsi di sostegno verso l’autonomia che Caritas cerca di costruire con tutti coloro che incontra (famiglie in povertà, minori, senza dimora, anziani, carcerati, stranieri, rom-sinti, ecc).

La Diocesi di Milano ha dunque deliberato di costituire, affidandone la gestione a Caritas, il nuovo ‘Fondo Schuster. Case per la gente’, che avrà una dotazione iniziale di € 1.000.000, derivante da riserve diocesane. In prospettiva, il Fondo Schuster potrà essere alimentato da donazioni monetarie (effettuate da cittadini, imprese, enti privati o pubblici) e dal conferimento di appartamenti (pubblici e privati). Obiettivi e meccanismi di funzionamento del Fondo sono illustrati dal sito internet www.fondoschuster.it.

Il Fondo è stato intitolato al cardinale Ildefonso Schuster, nel 70° anniversario dalla morte (31 agosto 1954), per ricordare una delle attenzioni principali che caratterizzarono il ministero pastorale dell’Arcivescovo del secondo dopoguerra, culminata nel progetto della Domus Ambrosiana. La finalità del nuovo strumento (vedi brochure allegata) saranno tre: effettuare lavori di riqualificazione di immobili, da destinare a famiglie e individui con difficoltà di accesso a soluzioni abitative a prezzo di mercato (a questa finalità saranno destinate il 50% delle risorse del Fondo);

erogare garanzie per i privati che intendono mettere a disposizione i propri appartamenti a prezzi calmierati, perché siano destinati a famiglie o individui con difficoltà di accesso a soluzioni abitative a prezzo di mercato (20% del Fondo); erogare a soggetti in povertà o in difficoltà contributi per le spese legate alla casa, ovvero affitti, bollette, spese condominiali, spese per la riqualificazione energetica (30% del Fondo).

Il Fondo opererà tramite la rete dei Centri di ascolto Caritas (vedi qui il sistema-Caritas), coordinata dal Servizio Siloe, per l’individuazione delle famiglie residenti nel territorio della Diocesi destinatarie degli interventi; la Fondazione San Carlo (promossa da Diocesi e Caritas) si occuperà, insieme ad altri soggetti, di riqualificare e gestire gli appartamenti conferiti al Fondo.

L’intento dell’iniziativa è però anche educativo e culturale. Volontà dell’Arcivescovo è suscitare una riflessione e una mobilitazione sul tema dell’abitare, in un territorio, quello milanese, in cui il diritto alla casa è avversato da sempre più evidenti squilibri e diseguaglianze (leggi qui), registrati anche dai Centri d’ascolto e dai servizi Caritas. Il Fondo è concepito come occasione per mettere a fuoco le cause della povertà abitativa e per favorire scelte di fede e forme di responsabilità istituzionale e giustizia sociale volte a superarle.

“Il Fondo Schuster non vuole essere solo una raccolta di risorse – ha aggiunto l’Arcivescovo nell’omelia –: vuole essere un messaggio, una provocazione, un invito alle istituzioni e a tutti gli enti e le persone sensibili alla sfida. Comune di Milano e Regione Lombardia hanno già garantito di mettere a disposizione appartamenti da riqualificare. Saranno un primo segno di cui i cittadini sono grati. Ma è solo un segno. Invochiamo una politica, una strategia, un’alleanza perché anche nella nostra città e nelle città della nostra diocesi si diffonda una parola di speranza e di incoraggiamento”.

“L’avvio e la gestione del Fondo sono obiettivi di grande attualità e spessore, e rappresentano il modo migliore per celebrare, in maniera non rituale ma generativa di futuro, i 50 anni di azione Caritas a Milano e in diocesi – osserva Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana -.

Accogliamo con entusiasmo la sfida che la Diocesi e l’Arcivescovo ci pongono, che ci esorta a declinare su nuovi fronti, in risposta alle urgenze sociali che maturano nelle nostre città e comunità, la fedeltà alle radici statutarie (‘testimonianza della carità in vista dello sviluppo integrale dell’uomo’, ‘particolare attenzione agli ultimi’, ‘prevalente funzione pedagogica’) che in mezzo secolo ha sempre contraddistinto Caritas Ambrosiana”.

Per le donazioni

Con carta di credito online www.caritasambrosiana.it  In posta: ccp n. 000013576228 intestato a Caritas Ambrosiana Onlus, via San Bernardino 4, 20122 Milano (causale: Fondo Schuster – Case per la gente); con bonifico: c/c presso Banca Intesa intestato a Caritas Ambrosiana Onlus, Iban: IT53M0306909606100000000348 (causale: Fondo Schuster – Case per la gente). Le offerte sono detraibili fiscalmente.

(Foto: Arcidiocesi di Milano)

In Italia meno bambini, ma più poveri

Nello scorso anno l’Italia ha conosciuto un nuovo record negativo per la natalità, con meno di 380.000 nuovi nati, mentre la povertà continua a colpire i minori, i più piccoli in particolare: il 13,4% delle bambine e dei bambini tra 0 e 3 anni è in povertà assoluta, e circa 200.000 bambini di età compresa tra 0 e 5 anni (8,5% del totale) vivono in povertà alimentare, cioè in famiglie che non riescono a garantire almeno un pasto proteico ogni due giorni. Oltre la metà risiede nel Mezzogiorno (Sud e isole), dove la percentuale sale al 12,9%. Quasi un bambino su dieci (9,7%) della stessa fascia d’età ha sperimentato la povertà energetica, cioè ha vissuto in una casa che non era adeguatamente riscaldata in inverno.

Questi dati sono contenuti nella XV edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia, dal titolo ‘Un due tre…stella. I primi anni di vita’, pubblicato dall’ong Save the Children, che delinea la fotografia della prima infanzia nell’Italia fragile, con profonde disuguaglianze sociali e territoriali, in cui i nuovi nati sono sempre meno e le opportunità, fin dai primi mille giorni di vita, non sono uguali per tutti, dalla salute all’ambiente, ai servizi educativi.

In Italia, le famiglie in povertà assoluta in cui sono presenti minori sono quasi 748.000, che negli ultimi anni hanno dovuto fare i conti anche con l’aumento dei prezzi di alcuni beni e servizi essenziali per la prima infanzia: da un’analisi realizzata con il Centro Studi di Confindustria, emerge infatti che dal 2019 al 2023 una spesa indispensabile, come quella per ‘latte e pappe’ è salita del 19,1% (più dell’aumento dell’inflazione pari al 16,2%), il costo per la frequenza degli asili nido è aumentato dell’11,3%, con riferimento in particolare all’offerta privata, mentre per i posti finanziati dai Comuni l’aumento è pari all’1,5%; inoltre i costi pre-nascita come visite mediche, ecografie, abbigliamento premaman, sono cresciuti del 37%,

aumenti significativi per le famiglie anche nelle spese del primo anno di vita, in particolare per le famiglie con i redditi medio bassi: dal 2021 al 2024 le spese per i pannolini, ad esempio, sono cresciute dell’11% per quanto riguarda i costi minimi, ovvero per i pannolini meno cari (€ 552 annui).

La fotografia restituita dall’Atlante dell’Infanzia mostra ancora troppe disuguaglianze sociali e territoriali nei servizi per la prima infanzia: “E’ necessario un cambiamento radicale delle politiche pubbliche e investire sulla prima infanzia, per il presente e per il futuro del nostro Paese.

Come abbiamo evidenziato nel XV Atlante dell’Infanzia rispetto ai servizi educativi le famiglie incontrano molte difficoltà: meno di un bambino su tre dagli 0 ai 2 anni trova posto in un asilo nido, un servizio che si dimostra fondamentale per combattere le disuguaglianze, con forti disparità territoriali”.

Con i progetti PNRR i posti negli asili nido si stima raggiungeranno la media nazionale del 41,3%, avvicinandosi all’obiettivo europeo del 45% per il 2030, ma molti territori dove la povertà educativa è più forte rischiano di restare indietro: Campania e Sicilia attualmente hanno il tasso di copertura più basso in Italia (rispettivamente del 13,2% e del 13,9%), in base alle stime sui progetti in corso, non riuscirebbero a raggiungere neanche il 33%. Eppure, le due regioni rappresentano la seconda e la terza regione, dopo la Provincia Autonoma di Bolzano, per incidenza dei bambini 0-2 sulla popolazione, con alti tassi di povertà minorile e dispersione scolastica.

L’Atlante sottolinea che i minori in povertà assoluta in Italia sono 1.295.000, pari al 13,8% del totale. Sono i bambini e le bambine ad essere i più poveri a confronto con le altre generazioni: 6,2% degli anziani over 65, del 9,4% dei 35-64enni, e dell’11,8% dei 18-34enni. Nel 2023, l’8,5% del totale delle bambine e dei bambini vivevano in povertà alimentare, una percentuale cresciuta rispetto al 7,7% del 2021. Il 9,7% della stessa fascia d’età ha sperimentato la povertà energetica, cioè ha vissuto in una casa che non era adeguatamente riscaldata.

Per questo nello scorso anno l’Italia ha raggiunto un nuovo record di denatalità, con solo 379.890 nuovi nati. Le bambine e i bambini tra 0 e 2 anni rappresentano attualmente appena il 2% della popolazione nazionale, ma la disparità tra generazioni è destinata ad aumentare in futuro: secondo le previsioni ISTAT, infatti, se oggi bambini e giovani fino a 18 anni sono il 15,3% della popolazione, nel 2050 saranno il 13,5%.

Al contrario, la generazione più anziana (over 65) passerà dall’attuale 24% al 34,5% nel 2050. Anche dal punto di vista territoriale, i dati confermano questa tendenza negativa per la natalità: nel 2023 in 340 Comuni italiani, non è nato nessun bambino e in 72 Comuni non ci sono bambini sotto i 3 anni.

La sanità neonatale italiana è un’eccellenza, eppure anche in questo settore emergono gravi disuguaglianze. In Italia i posti letto nelle terapie intensive pediatriche erano solo 273 nel 2023, con una carenza del 44,4% rispetto agli standard europei e una distribuzione non omogenea: si va dai 128 posti letto al Nord, a fronte di un fabbisogno di 222, ai 55 del Sud e isole, dove ne servirebbero 168, ai 90 del Centro, sotto solo di 2 posti letto.

Punto fondamentale è che i pediatri sono troppo pochi. Nonostante rappresentino una figura indispensabile per le famiglie, nel 2022 il carico medio potenziale per pediatra, cioè il numero di bambini e bambine residenti nell’area in cui opera un medico pediatra, è a livello nazionale di 993 bambini.

Ed anche per quanto riguarda la vivibilità nelle città la situazione non è migliore, perché le aree verdi scarseggiano, le temperature aumentano in maniera esponenziale a causa della crisi climatica e gli spazi pubblici disponibili e fruibili, come le biblioteche, sono pochi: a luglio di quest’anno, 349.000 bambini sono stati esposti a temperature al suolo medie pari o superiori ai 40 gradi. Un trend in forte crescita negli ultimi 5 anni, sia per il mese di luglio che di agosto.

Per quanto riguarda il verde negli oltre 100 capoluoghi di provincia, l’estensione delle aree verdi urbane copre appena il 2,9% dei territori comunali. I giardinetti e i piccoli parchi con aree giochi, sono solo una fetta piccolissima di tutto il verde urbano, pari al 10,9% e, anche in questo caso, con evidenti differenze territoriali. Nel 2022, delle 8.131 biblioteche in Italia, 8 su 10 sono di pubblica lettura. Di queste ultime, il 58,8% ha uno spazio dedicato ai bambini da 0 a 6 anni.

Al termine della presentazione Claudio Tesauro, presidente di Save the Children, ha sottolineato la solitudine delle famiglie che fanno nascere i figli: “Abbiamo voluto dedicare questo XV Atlante dell’Infanzia ai bambini più piccoli, nella consapevolezza che i primi mille giorni di vita sono determinanti per la crescita e lo sviluppo di ciascuno.

Troppi genitori oggi in Italia affrontano la nascita di un bambino in solitudine, senza poter contare su adeguate reti di sostegno. Il supporto alla prima infanzia è un obiettivo da mettere al centro di tutte le scelte della politica: nel campo della salute come in quello dei servizi educativi, nel contrasto alla povertà così come nella tutela dell’ambiente”.

In aumento la fame nel mondo

fame in Africa

Una persona su undici nel mondo, una persona su cinque in Africa: è il numero di quanti soffrono di insicurezza alimentare nel mondo, emergenza che eventi climatici estremi e guerre hanno fatto crescere di oltre il 26% in quattro anni. I progressi mondiali nella lotta alla fame stanno rallentando in modo preoccupante, allontanando sempre più l’obiettivo ‘Fame Zero’ entro il 2030, come ricorda l’Indice globale della Fame 2024 (Ghi), tra i principali rapporti internazionali sulla misurazione della fame nel mondo, curato da Cesvi per l’edizione italiana e redatto annualmente da Welthungerhilfe e Concern Wordlwide.

Nel 2023 sono state 733.000.000 persone hanno sofferto la fame; quasi 3.000.000.000 non hanno potuto permettersi una dieta sana a causa dell’aumento dei prezzi alimentari e della crisi del costo della vita. Secondo il GHI (Indice Globale della Fame) di quest’anno la fame risulta ancora allarmante o acuta in 42 Paesi. Quest’anno il punteggio GHI del mondo è di 18.3, ovvero fame a livello moderato. In 6 Paesi (Somalia, Burundi, Ciad, Madagascar, Sud Sudan e Yemen), nonostante i miglioramenti in alcuni di essi, è stato riscontrato un livello di fame ancora allarmante e in ulteriori 36 un livello di fame grave.

Nello scorso anno si sono verificate 399 catastrofi naturali, più di 1 al giorno. Questi eventi hanno provocato 86.473 morti e colpito 93.100.000 persone, causando 202.700.000.000 di perdite economiche. Gli eventi meteorologici estremi, in particolare, nell’ultimo anno hanno peggiorato i livelli di fame in 18 Paesi, facendo precipitare in condizioni di insicurezza alimentare acuta oltre 72 milioni di persone, 15.000.000 in più rispetto al 2022.

A peggiorare la situazione alimentare mondiale anche le guerre e i conflitti armati, come dimostra il caso emblematico della Striscia di Gaza, che in meno di un anno ha visto il 96% della popolazione (2.015.000 persone) precipitare nell’insicurezza alimentare catastrofica o acuta.

Le operazioni militari hanno rapidamente devastato le infrastrutture agricole e di pesca del territorio e inferto un duro colpo anche all’allevamento in Terra Santa, secondo il racconto degli operatori del CESVI: “Quasi il 68% dei terreni agricoli di Gaza è stato danneggiato, riducendo drasticamente la produzione di cibo. Il 52,5% dei pozzi agricoli (1.188) e 44% delle serre sono stati gravemente compromessi, le attività agricole sono quasi totalmente interrotte e molte aree sono contaminate da ordigni inesplosi: si stima che ci potrebbero volerci fino 14 anni per eliminare tutte le minacce esplosive.

Le attività di pesca sono state gravemente compromesse a causa del blocco navale e degli attacchi alle imbarcazioni, riducendo notevolmente la disponibilità di pesce, una risorsa alimentare cruciale per Gaza. Gravissima anche la situazione degli allevamenti con il 95% del bestiame andato perduto. La distruzione di infrastrutture vitali come le riserve idriche e le strutture di trattamento dell’acqua ha ulteriormente aggravato la crisi: l’accesso limitato all’acqua potabile ha aumentato il rischio di malattie legate alla malnutrizione e alle condizioni igieniche carenti.

Inoltre nell’ultimo anno i conflitti armati hanno peggiorato i livelli di fame in ben 20 Paesi, trascinando quasi 135.000.000 persone nell’insicurezza alimentare acuta a causa della combinazione di scontri prolungati, blocchi economici e distruzione di terreni agricoli: “La situazione è poi particolarmente critica in Sudan, Paese che sta affrontando un’emergenza fame di dimensioni mai viste dai tempi della crisi del Darfur dei primi anni 2000: l’escalation del conflitto, la distruzione deliberata del sistema alimentare del Paese, la perturbazione dei meccanismi di adattamento della popolazione e la difficoltà di accesso degli aiuti umanitari hanno portato il Paese sull’orlo della carestia.

Attualmente sono oltre 20.300.000 le persone che affrontano alti livelli di insicurezza alimentare acuta, con un aumento di 8.600.000 in un solo anno. Qui CESVI sta intervenendo con l’obiettivo di fornire assistenza salvavita alle popolazioni vulnerabili colpite dal conflitto attivo garantendo sicurezza alimentare, nutrizione, acqua e servizi igienico-sanitari, oltre a fornire una programmazione integrata multisettoriale a lungo termine”.

Il devastante effetto dei conflitti sulla malnutrizione non risparmia l’Europa: anche l’Ucraina a causa della guerra nell’ultimo anno ha visto peggiorare il proprio punteggio GHI sulla malnutrizione.

Sant’Omobono ai cremonesi: un invito alla preghiera ed alla pace

“Carissimo Papa Francesco, ti scrivo insieme a tutta la Chiesa di Cremona, di cui da più di otto secoli sono il Patrono, ossia un suo figlio che in cielo continua ad amare tanto la sua gente. Mi chiamo Omobono Tucenghi, laico, sposo e padre, sarto e mercante di stoffe, sono vissuto nel XII secolo, e dicono che abbia illuminato questa terra con la mia fede, accesa da una preghiera incessante e testimoniata nella carità verso i poveri, oltre a spendermi per ricostruire la pace tra le fazioni che dividevano e insanguinavano la nostra comunità”.

Recuperando un altro tratto divenuto ormai tradizione per il solenne Pontificale per la festa del Santo patrono, nell’omelia il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, ha proposto ai fedeli una riflessione raccolta nella forma di una lettera scritta in prima persona dal Santo, ringraziando per quanto il suo magistero incontri i tratti della sua vita terrena, della vicenda storica e della spiritualità del patrono di Cremona, modello di una santità ‘in uscita’:

“Preghiera, poveri e pace: queste erano le passioni maturate giorno dopo giorno nel mio umile cuore di uomo concreto della piccola borghesia cremonese. Mi fa impressione che poi, nei secoli, sia cresciuta dietro di me una comunità che ha imparato ad ideare e attuare tante iniziative di solidarietà, forme di prossimità, che ancora oggi colpiscono e impegnano”.

Ed ha apprezzato il papa per l’impegno verso i poveri, meditando i brani biblici: “Tu, papa Francesco, anche se vieni da un altro continente, conosci l’operosa generosità della gente di Lombardia. E mi colpisce che tu oggi chieda a tutti di fare un passo in più, quello di ‘fare nostra la preghiera dei poveri e pregare insieme a loro… che hanno un posto privilegiato nel cuore di Dio’…

Io imparai a vivere proprio così: meditavo la legge del Signore giorno e notte, alzandomi nel cuore della notte per lodarlo, pregavo incessantemente… arrivavo in chiesa molto tempo prima della celebrazione delle Ore, a meno che non fossi trattenuto dall’esigenza di riportare la pace in città o di procurare elemosine per i poveri. E a volte trovavo le porte della chiesa spalancate (anche se nessuno era ancora sceso ad aprirle): quella chiesa dalle porte aperte che anche a te piace tanto!”

Inoltre ha ‘elogiato’ il papa per aver ricordato che la povertà è anche spirituale: “Tu ci ricordi che i poveri non hanno bisogno solo di beni materiali essenziali, ma anche di attenzione spirituale, e aggiungi che “tutto questo richiede un cuore umile, che abbia il coraggio di diventare mendicante, un cuore pronto a riconoscersi povero o bisognoso… perché il vero povero è l’umile, che non ha nulla da vantare e nulla pretende, sa di non poter contare su sé stesso, ma crede fermamente di potersi appellare all’amore misericordioso di Dio… il povero, non avendo nulla a cui appoggiarsi, riceve forza da Dio e in Lui pone tutta la sua fiducia. Infatti, l’umiltà genera la fiducia che Dio non ci abbandonerà mai e non ci lascerà senza risposta”.

Questo è un ritratto di un innamorato di Dio: “Senza saperlo, hai fatto il ritratto di un uomo innamorato di Dio, quale sentivo di essere: digiunavo, confessavo ogni settimana le mie colpe, preso da tanta preghiera in chiesa e fuori di chiesa, camminando, vegliando o dormendo! Durante la Messa mi prostravo a terra davanti alla Croce, e sempre durante l’Eucaristia quel 13 novembre spirai, al canto del Gloria, restando a terra in preghiera, come fossi ancora vivo”.

Una sollecitazione particolare è stata posta sul valore della preghiera: “Sono stato felice di vedere quest’anno, nel mese di ottobre, ogni martedì, tanti credenti della nostra città riuniti qui, in cattedrale, per un itinerario di preghiera ‘alla scuola di Maria’, come tu hai proposto loro in preparazione al prossimo Giubileo. E’ stato bello sentirli uniti, nell’adorazione e nella lode, nell’intercessione e nella supplica, cantando le parole e i sentimenti della fede in Cristo Signore. Ed il mio povero corpo era lì, sotto i loro piedi, nella cripta da dove cerco sempre di chiamarli alla mia stessa passione per la preghiera, per i poveri, per la pace”.

E la preghiera non deve essere disgiunta dalla responsabilità: “Guai a noi illuderci di avere ‘imparato a pregare’ solo in base all’emozione di qualche canto o alla cura delle nostre cerimonie! Ieri donne e uomini come me e tanti altri amici del Signore, e oggi come te papa Francesco, ci sentiamo spinti a uscire, ad andare (pregando incessantemente, nel cuore) incontro agli altri, agli emarginati e agli ultimi, alle tante storie di solitudine che si nascondono nelle case e nelle periferie, al disagio di piccoli e grandi che urla, disturba e invoca vero ascolto e concreti gesti di amore”.

Infine un pensiero per la pace: “Ma non basta chiederlo al cielo, tocca a tutti voi, farlo, subito, ovunque… per invertire la drammatica corsa all’odio, alle armi, alle guerre, che entra come un sottile veleno anche nelle vostre anime, vi fa dire parole come pietre, e compiere solo per paura scelte di cui dovrete amaramente pentirvi.

Tu, papa Francesco, indichi un metodo di vita diverso, costruttivo e rigenerante, semplice e praticabile da tutti: ’non dimentichiamo di custodire i piccoli particolari dell’amore: fermarsi, avvicinarsi, dare un po’ di attenzione, un sorriso, una carezza, una parola di conforto’. I miei figli e fratelli della Chiesa di Cremona ti promettono di provarci ancora, ne sono sicuro. Ed io, che benigno proteggo Cremona da secoli, saprò ancora ispirare cristiani e cittadini così, attenti a rammendare le relazioni, a tessere l’armonia delle diversità, a pregare e lavorare per la giustizia e la pace”.

Giornata Nazionale della Colletta Alimentare: un impegno contro la povertà (anche) dei giovani

In vista di sabato 16 novembre, giorno in cui si svolgerà l’edizione 2024 dell’iniziativa, abbiamo intervistato il presidente del Banco Alimentare Giovanni Bruno per discutere del progetto DisPARI e di come si possono sostenere i giovani in difficoltà alimentare.

La povertà alimentare è un fenomeno complesso che non si limita alla sola carenza di cibo, ma riflette e amplifica profonde disuguaglianze sociali ed economiche, colpendo in particolare i più giovani. È infatti preoccupante notare come anche nelle economie avanzate il numero di persone in difficoltà alimentare continui a crescere, colpendo in particolare i minori che rappresentano uno dei gruppi più vulnerabili.

È in questo contesto che il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Milano e ActionAid Italia, con il sostegno di Fondazione Cariplo (Bando Inequalities Research 2023) e la collaborazione di Percorsi di secondo welfare, hanno avviato DisPARI, un ambizioso progetto di ricerca che intende analizzare i nessi tra povertà alimentare e disuguaglianze concentrandosi su una fascia d’età che finora è stata poco studiata: gli adolescenti.

Dopo il primo incontro del Comitato degli Stakeholder di DisPARI, e in vista della 28ª Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, è stato intervistato Giovanni Bruno, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus e membro del Comitato di DisPARI:

Crediamo infatti che la Colletta Alimentare – che quest’anno si svolgerà in più di 11.600 supermercati in tutta Italia grazie al contributo di oltre 150.000 volontari che raccoglieranno cibo donato da chi va a far la spesa per sostenere i più poveri – rappresenti un’occasione importante per condividere riflessioni su come affrontare questa sfida cruciale.

Presidente Bruno, secondo lei qual è oggi la situazione della povertà alimentare nel nostro Paese? “La povertà alimentare riguarda tante persone in Italia, quasi una persona su dieci, molte delle quali sembrano condurre una vita apparentemente ‘normale’, ma che per la necessità del risparmio iniziano a tagliare proprio l’alimentazione, sacrificando quantità e qualità. I più colpiti sono in particolare i minori, uno su sette sempre secondo l’ISTAT, con conseguenze inevitabili sulla capacità di apprendimento e quindi di riuscita negli studi e, nel medio/lungo periodo, sulla salute nel suo complesso. In questo senso, il bisogno alimentare è il primo fattore di rischio di esclusione sociale. E’ un punto certamente non sufficiente per garantire l’inclusione, ma è certamente necessario partire da qui per realizzare qualsiasi intervento che abbia come scopo un’autentica inclusione”.

Quali sono, a suo avviso, le principali sfide che le organizzazioni devono affrontare per rispondere alle necessità alimentari di chi vive in condizioni di povertà?

“Occorre sempre più saper coniugare la dimensione caritativa e solidale, il desiderio di farsi carico di chi è in difficoltà, primo motore di tante iniziative, la spinta all’azione di tanti volontari, con competenze e professionalità ormai sempre più necessarie. Come ci ha ricordato il Papa durante l’udienza concessa alla Federazione Europea dei Banchi Alimentari già nel 2018 “…Nel mondo complesso di oggi è importante che il bene sia fatto bene: non può essere frutto di pura improvvisazione, necessita di intelligenza, progettualità e continuità. Ha bisogno di una visione d’insieme e di persone che stiano insieme…”.

Ci sono strade particolari per supportare i giovani che si trovano in questa condizione?

“Rispetto ai minori in generale, e agli adolescenti in particolare, è necessario che cresca negli adulti che condividono con loro diversi momenti, in particolare quello delle ore scolastiche, una attenzione e cura della persona che sappia guardare oltre le apparenze immediate così da saper cogliere, quasi sempre tra le tante diverse necessità, anche quella alimentare”.

In questo quadro, quali strategie posso essere più efficaci per intercettare e supportare i giovani a rischio di povertà alimentare?

“Non saprei indicare strategie particolari. Certamente però un insegnante che pensi solo allo svolgimento del programma o al voto, oppure un allenatore di una piccola squadra di calcio preoccupato solo di un risultato sportivo, difficilmente sapranno scorgere segnali di difficoltà nei “propri” ragazzi. E ancor meno, se non sensibilizzato al problema, come si diceva sopra, sarà in grado di cercarne le cause in una insufficiente o comunque cattiva alimentazione. Servirebbe più attenzione, che viene anche da una educazione adeguata per comprendere cosa sia la povertà alimentare e coglierne i segnali”.

Lei è membro dello stakeholder Committee del progetto DisPARI. Quale valore aggiunto vede in questa collaborazione, che punta propria a migliorare la comprensione e la risposta al fenomeno della povertà alimentare tra i giovani?

“Il problema di una corretta informazione e formazione è senz’altro cruciale. Occorre far crescere la consapevolezza del fenomeno a tanti diversi livelli. Una crescente conoscenza è fattore decisivo: cercare di ‘misurare’ non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi le tante facce del fenomeno della povertà alimentare e le tante possibili conseguenze nella vita soprattutto dei minori, diventa elemento imprescindibile per qualsiasi intervento. E questo non solo nelle diverse realtà del Terzo Settore che operano sul territorio, ma anche tra le persone a contatto coi giovani e i decisori politici.

Per questo va sviluppata una visione d’insieme, unitaria e di lungo respiro. Una insufficiente alimentazione, è stato dimostrato, ma poco forse documentato nel nostro Paese, porta, nel medio/lungo periodo, a un complessivo ritardo scolastico, alla conseguente perdita di competitività in tanti settori produttivi, al crescere delle spese sanitarie per le patologie conseguenti; solo per fare alcuni esempi di impatti pesanti e negativi per l’intera società. Conoscere e occuparsi del problema è segno di lungimiranza, non risposta immediata e basta”.

La Giornata Nazionale della Colletta Alimentare del 16 novembre rappresenta un momento significativo per la vostra organizzazione. Quanto è importante questo evento per la sensibilizzazione della comunità e per il sostegno concreto alle persone in difficoltà alimentare?

“La Colletta Alimentare è per noi un momento di grande impegno e valore nell’attività di ogni giorno svolta dal Banco Alimentare che conta 21 Banchi regionali, con cui sono convenzionati oltre 7.600 enti che sostengono e aiutano ormai 1.800.000 persone su tutto il territorio nazionale. Il valore educativo del gesto per noi è fondamentale: sensibilizzare le persone sul fenomeno della povertà alimentare è possibile grazie innanzitutto agli oltre 150.000 volontari che vivono un gesto semplice di condivisione e carità proponendolo, in quasi 12.000 supermercati, ai tantissimi concittadini che quel giorno andranno a fare la spesa.

Stimiamo che complessivamente quest’anno saranno coinvolte circa 5 milioni di persone che durante la Colletta fanno una donazione piccola o grande che sia, che può andare da una scatola di legumi a una spesa completa. Questo sarebbe impossibile senza la capacità dei volontari di ogni estrazione e età, appartenenza, di mettersi insieme collaborando per un giorno a vantaggio di chi è in difficoltà. È un singolo giorno, in cui però si raccolgono circa 7/8mila tonnellate di alimenti che sono fondamentali per la nostra attività, E soprattutto è un segno importante, non solo per il Banco Alimentare e per le organizzazioni che sostiene, ma per la nostra società sempre più divisa e individualista”.

In che modo i giovani possono essere coinvolti attivamente nella Colletta Alimentare?

“Sono tante le iniziative di associazioni, enti, scuole, che propongono questo gesto ai giovani come momento concreto di aiuto agli altri. E abbiamo consapevolezza di quanto questa adesione possa essere importante per la crescita di chi dona tempo, come volontario, o alimenti agli altri. Ma c’è anche un grande lavoro meno noto, prima della Colletta, fatto di incontri di preparazione, che illustrano la situazione attuale della povertà in Italia, l’importanza del lavoro quotidiano del Banco Alimentare teso al recupero delle eccedenze per evitare che diventino spreco, del realizzarsi così di una corretta idea di economia circolare, con effetti benefici importanti anche per l’ambiente grazie al risparmio di CO2 immessa in atmosfera, il recupero indiretto di suolo e acqua, etc. Qui c’è proprio un pezzo di educazione importante fortemente in linea con gli obiettivi di DisPARI, in cui il Banco Alimentare utilizza tutta la sua esperienza per una autentica “educazione civica”.

(Tratto da Banco Alimentare)

151.11.48.50