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A Latina grande partecipazione al Concerto di Natale dell’associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’
Si è tenuto, sabato scorso, nella splendida cornice della Chiesa Santa Domitilla, a Latina, il tradizionale Concerto di Natale, organizzato dall’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, il cui Presidente è Monsignor Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario di Sua Santità Papa Francesco, che ha condiviso con tutta la comunità di Latina tale evento pastorale ed artistico, caratterizzato dall’esecuzione di prestigiosi brani musicali, accompagnati da immagini altamente significative. Il Concerto è stato eseguito dalla Banda Musicale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, diretta dal Maestro Donato Di Martile ed ha visto la partecipazione del Soprano Minji Kang e del tenore Francesco Grollo, quale ospite d’onore.
Diversi gli ospiti e diverse le Autorità presenti, tra cui Vittoria Ciaramella, Prefetto di Latina, il Senatore Riccardo Pedrizzi, le Forze di Polizia, il Comandante dei Vigili del Fuoco, il Sindaco di Latina, Matilde Celentano, impossibilitata a partecipare, ha fatto pervenire parole di condivisione, attraverso il Consigliere Simona Mulé. Tale iniziativa si inserisce nell’attività di Fundraising dell’Associazione, il cui obiettivo è di aiutare i bambini poveri ed ammalati.
Grande rilievo rivestono i progetti dell’Associazione ed, in particolare, l’Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’, già realizzato, che accoglierà 300 bambini e garantirà loro l’assistenza familiare nonché una casa dove trovare cure e protezione, accompagnandoli fino alla crescita per un adeguato sviluppo educativo, l’Ospedale ‘Bambino Gesù del Cairo’, primo ‘Ospedale del Papa’ fuori dall’Italia, in fase di realizzazione che garantirà le cure medico-sanitarie adeguate e specialistiche sia ai bambini dell’orfanotrofio, sia agli altri bambini, nonché l’accompagnamento delle donne durante tutto il periodo della gravidanza e post parto, la Catena dei Ristoranti della Fraternità Umana, denominata ‘Fratello’, che offre pasti, ogni giorno, a 5000 famiglie egiziane e il progetto denominato ‘Salus’, che consiste nell’attuazione di cliniche mobili finalizzate a visitare e a curare i bambini poveri in quelle zone dell’Egitto in cui mancano le strutture sanitarie.
Papa Francesco guarda con fiducia ai progetti suindicati, sorretti dalla pedagogia dell’amore e della pace ed, ancor più, in quanto finalizzati all’educazione ed alla cura dei bambini, nonché al rispetto della loro sacralità: “Saluto tutti i presenti, le Autorità Civili, militari e religiose, gli amici e i soci. Ritrovo, tra voi, molte persone con le quali ho avuto modo di condividere momenti di grande cordialità, stima e rispetto nel periodo del mio servizio a Latina.
E’ stato, quindi, per me un vero piacere poter accogliere la proposta di Monsignor Gaid di organizzare a Latina il tradizionale Concerto di Solidarietà” con queste parole il Prefetto Pierluigi Faloni, Consigliere per i Rapporti Istituzionali e le Relazioni Esterne dell ‘Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ ha voluto formulare un messaggio di condivisione e di gioia ai presenti, sottolineando altresì:
“E’ un evento che ci consente di stare insieme per augurarci buon Natale, che, nel contempo, consolida il rapporto che la nostra Associazione ha instaurato con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, con il quale condivide principi, valori e unità d’intenti nel portare aiuto ed essere vicina a chi soffre e ha bisogno. Con i Vigili del Fuoco desideriamo essere una squadra, unita e compatta, per il raggiungimento del medesimo scopo, che è la tutela della vita. Sebbene in un contesto di festa, oggi torniamo a riflettere insieme su temi rilevanti, che consentono ad una comunità di sentirsi fattiva, pronta a disegnare un futuro migliore, con una progettualità di ampio respiro, come Latina si accinge a fare nel percorso che la porterà a festeggiare i 100 anni dalla sua Fondazione.
La musica ed il canto che hanno risuonato in questa Città e in questa splendida Chiesa fanno da cornice al messaggio che la nostra Associazione vuole rivolgere a questa collettività. Partecipare, condividere, decidere, fare, per ridare nuova linfa a chi ha perso la speranza e poter riscoprire la gioia di vivere. Sento, tuttavia, il dovere di ricordare che, nonostante le note problematiche del momento storico che stiamo vivendo, la nostra missione non si è mai fermata, sicché il nostro cantiere ha continuato a crescere.
All’inizio della nostra avventura i nostri progetti si configuravano come sogni da realizzare e speranze in cui credere, dopo quattro anni, sono diventati realtà, che, giorno dopo giorno, si realizzano grazie anche alla perseveranza e alla forza di un gruppo di persone determinate a raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati ed accomunate dall’intento di ‘fare’, ma soprattutto dall’intento di ‘fare bene’. Pertanto, la Vostra numerosa presenza, oggi, in questo luogo, non può che assumere una grande importanza e un grande significato ed essere per me e per tutta l’Associazione motivo di profondo orgoglio. Tutto questo ci dà forza e ci sprona a fare meglio e di più”.
(Foto: Associazione Bambin Gesù del Cairo)
Papa Francesco: la cura illumina il futuro
Questa mattina, nella festa di san Giovanni della Croce, papa Francesco ha ricevuto in Aula Paolo VI l’Associazione Italiana contro le Leucemie Linfomi e Mieloma, in occasione per il suo 55^ compleanno, ricordando loro di non dimenticare la solidarietà e la prossimità per superare l’individualismo e ringraziandoli per l’attività di volontariato:
“Grazie per la vostra visita e soprattutto grazie per quello che fate. Oltre a finanziare la ricerca per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma, e lo sviluppo di centri specializzati sul territorio, offrite accoglienza a pazienti e familiari, cure a domicilio e prossimità a tante persone con migliaia di volontari. Prossimità, è una delle qualità di Dio: prossimo, compassionevole e tenero. E voi fate lo stesso: essere prossimi con tanta compassione e tanta tenerezza. Prossimità, non dimenticatevi questo. La vostra è una testimonianza di solidarietà e di vicinanza, ancora più importante in un mondo segnato dall’individualismo”.
Ed ha ‘consegnato’ loro tre parole, di cui la prima è ‘illuminare’, tema al centro del loro incontro, ‘Insieme illuminiamo il futuro: “Infatti la malattia spesso fa precipitare la persona e la sua famiglia nel buio del dolore e dell’angoscia, generando solitudine e chiusura. A livello sociale, è spesso percepita come una sconfitta, qualcosa da nascondere, eliminare: si scartano i malati in nome dell’efficienza e della forza, si emargina la sofferenza perché fa paura e ostacola i progetti”.
E’ stato un invito a mettere al ‘centro’ la persona: “In altre culture addirittura si eliminano i malati, si eliminano, e questo è brutto! Invece, è urgente rimettere al centro la persona malata, con la sua storia, le relazioni familiari, quelle amicali, quelle terapeutiche per trovare senso al dolore e dare risposta ai tanti ‘perché’. Anche quando tutto sembra perduto, è possibile sperare. Ma ci vuole qualcuno che porti un po’ di luce, una fiamma di speranza, con l’amicizia, la vicinanza e l’ascolto”.
Però per mettere al ‘centro’ la persona è necessario il dono: “La seconda parola è dono. Queste persone che portano un po’ di luce sono i “donatori”. La logica del dono è il principale antidoto alla cultura dello scarto. Ogni volta che si dona, la cultura dello scarto viene indebolita, anzi, annullata; e il consumismo, che apparentemente vorrebbe impossessarsi anche delle nostre vite, viene sconfitto da questa logica virtuosa”.
Da qui l’invito a ‘guardare’ la tenerezza di Dio incarnato in Gesù: “Il primo a donarsi è Dio stesso, nel suo amore creatore; è Gesù, nella sua Incarnazione. Tra pochi giorni sarà Natale: guardiamo a quel Bimbo donato al mondo perché tutti possiamo essere salvati. Traiamo forza dalla sua fragilità, conforto dal suo pianto, coraggio dalla sua tenerezza. Ecco di nuovo la parola tenerezza: non dimenticatela!”
Ed infine la piazza per essere accanto alle persone: “La terza parola è piazza. La vostra Associazione è presente nelle piazze, con un’opera di diffusione capillare. E’ l’impegno di non restare chiusi nel proprio orticello a coltivare solo i propri interessi, ma di animare il territorio, di essere segno tangibile, presenza visibile, mai invadente. Nella piazza si manifesta la volontà di stare con la gente, di condividere il dolore, di essere buoni samaritani. Questo è un dono che fate a tutta la società. Siete visibili ma non per voi stessi, per le persone che ne hanno bisogno”.
Ciò permette anche di sostenere la ricerca scientifica: “E così contribuite a sostenere la ricerca scientifica, ad aumentare la conoscenza che fa parte della migliore tradizione sanitaria italiana, e ad assicurare l’attenzione alle persone che hanno bisogno di sentirsi accompagnate nella terapia. Siete un tassello della costruzione di due speranze: speranza della cura, sempre, e speranza della terapia, nelle modalità più aggiornate”.
Inoltre ha incontrato musicisti e cantanti che nel pomeriggio si esibiscono sul palco dell’Auditorium della Conciliazione, il papa ha sottolineato l’importanza di questo concerto di Natale: “Il Natale ci ricorda che la speranza è prima di tutto dono di Dio, e che come tale ‘si fonda sulla fede ed è nutrita dalla carità’. Ha bisogno perciò, da una parte, di affondare le sue radici nel terreno fertile della comunione con il Signore e, dall’altra, di crescere e fiorire in scelte concrete d’amore, così da colmare di senso il presente aprendo nuovi orizzonti per il domani”.
(Foto: Vatican News)
‘1914: Qualcosa di nuovo sul fronte occidentale’ ad Arezzo
Fino al 22 dicembre, presso i locali adiacenti alla chiesa dei Santi Michele e Adriano, in Piazza San Michele 11 ad Arezzo, è ospitata la mostra ‘1914: Qualcosa di nuovo sul fronte occidentale’. L’esposizione, curata da Antonio Besana, è stata realizzata per il Meeting di Rimini ed è promossa in città dal Centro Culturale di Arezzo. Racconta, attraverso documenti, immagini e testimonianze, l’episodio straordinario della Tregua di Natale del 1914, uno dei momenti più toccanti della Prima Guerra Mondiale.
L’inaugurazione è prevista sabato 14 dicembre alle 11 presso i locali della chiesa di San Michele, alla presenza di mons. Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, del sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli e del dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale Lorenzo Pierazzi.
La mostra è stata inserita tra gli eventi di Arezzo Città del Natale ed è già stata prenotata da oltre 35 classi scolastiche, grazie alla collaborazione dell’Ufficio scolastico provinciale di Arezzo. Sarà arricchita dall’esposizione di cimeli originali della Prima Guerra Mondiale, messi a disposizione dall’associazione Save the Memory.
La mostra vuole essere un’occasione per riflettere partendo dal Natale sul valore universale della pace, unendo giovani e adulti in un percorso di riscoperta di storie di fraternità, anche nelle situazioni più difficili della storia umana.
L’esposizione sarà preceduta oggi alle ore 17.30, da un incontro di presentazione intitolato ‘1914: Quando i nemici diventano amici’. L’evento si terrà nella chiesa di San Michele e vedrà la partecipazione di Antonio Besana, curatore della mostra, esperto di storia militare e giornalista pubblicista; Giampaolo Silvestri, Segretario Generale di AVSI, una fondazione internazionale che realizza progetti di sviluppo e aiuto umanitario in oltre 40 paesi; moderatrice Grazia Sestini, insegnante.
La mostra ripercorre gli eventi del Natale 1914, sul fronte occidentale nei pressi di Ypres (Belgio), durante una notte apparentemente come tutte le altre, accade l’impensabile. Nonostante il logoramento di una guerra di posizione ormai in corso da cinque mesi, i soldati, ispirati dalle melodie natalizie, decidono di interrompere i combattimenti. Una tregua spontanea si instaura: soldati di fronti opposti escono dalle trincee, si incontrano nella ‘terra di nessuno’, si scambiano auguri e doni, e celebrano insieme una funzione funebre per onorare i caduti.
Questo momento unico, in cui per una notte la guerra fu sospesa dalla pace, non si è mai più ripetuto nella storia. In occasione del 110° anniversario di questa storica Tregua di Natale, la mostra propone un viaggio tra testimonianze dei protagonisti e documentazioni fotografiche, frutto di un’attenta ricerca sui luoghi dell’evento.
Attraverso pannelli ricchi di immagini e testi, la mostra illustra non solo i dettagli di quella notte straordinaria, ma anche il contesto storico e umano che lo rese possibile: il contesto della Prima Guerra Mondiale: un conflitto devastante che coinvolse milioni di soldati, cambiando per sempre il volto dell’Europa. La tregua e i suoi protagonisti: i soldati accumunati dalla stessa tragica esperienza di guerra, spesso costretti a combattere contro uomini che non consideravano veri nemici, trovarono nell’umanità condivisa la forza per fermarsi.
Le testimonianze: lettere e racconti dei protagonisti che mostrano come, anche nel buio della guerra, ci sia spazio per la luce della pace, partendo da un punto che li univa: il Natale: “Penso di aver assistito ad uno dei più straordinari spettacoli che chiunque abbia mai potuto vedere. Verso le 10 di stamattina stavo sbirciando sul parapetto quando ho visto un tedesco agitare le braccia e due di loro sono usciti dalle loro trincee e sono venuti verso i nostri. Stavamo per sparargli quando abbiamo visto che non avevano i fucili quindi uno dei nostri uomini è uscito per incontrarli e in circa due minuti il terreno tra le due linee di trincee era brulicante di uomini e ufficiali di entrambi i lati, che si stringevano le mani e si auguravano un felice Natale”, scrisse Alfred Dougan Chater, tenente inglese, in una lettera alla famiglia.
- Date: 14-22 dicembre
- Luogo: Locali adiacenti la chiesa di San Michele, Piazza San Michele 11, Arezzo
- Orari di apertura:
- Sabato 14 e domenica 15: 11:00-19:00
- Da lunedì 16 a venerdì 20: 9:00-13:00 e 16:00-19:00
- Sabato 21: 9:00-19:00
- Domenica 22: 11:00-19:00
- Ingresso libero
Vi invitiamo a visitare la mostra per riscoprire il valore della pace e dell’incontro, proprio nel periodo dell’Avvento. Per prenotazioni gruppi: prenotazione.mostra1914@gmail.com.
(Foto: Diocesi Arezzo-Cortona-SanSepolcro)
Concerto di Natale dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ a favore dei bambini poveri ed ammalati
L’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, il cui presidente è mons. Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario di Sua Santità Papa Francesco, ha organizzato, in occasione delle festività natalizie, il tradizionale Concerto di Natale, la cui finalità è quella di condividere con tutta la comunità di Latina un evento pastorale ed artistico, caratterizzato dall’esecuzione di prestigiosi brani musicali, accompagnati da immagini altamente significative.
Il Concerto si terrà sabato 14 dicembre, alle ore 19.00, nella Chiesa Santa Domitilla, a Latina, in Viale Giorgio de Chirico, 8, e sarà eseguito dalla Banda Musicale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, diretta dal Maestro Donato Di Martile, con la partecipazione del Soprano Minji Kang.
Ospite d’onore sarà il Tenore Francesco Grollo. Tale iniziativa si inserisce nell’attività di Fundraising dell’Associazione, il cui obiettivo è di aiutare i bambini poveri ed ammalati.
Grande rilievo rivestono i progetti dell’Associazione ed in particolare l’ Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’ e l’Ospedale ‘Bambino Gesù del Cairo’ di cui il primo già realizzato ed il secondo in fase di realizzazione. L’Orfanotrofio ‘Oasi della pietà’ accoglierà 300 bambini e garantirà loro l’assistenza familiare nonché una casa dove trovare cure e protezione, accompagnandoli fino alla crescita per un adeguato sviluppo educativo.
Il suddetto progetto caritativo si prefigge la finalità di garantire una vita dignitosa ai bambini disagiati, di sviluppare le loro capacità fisiche, psicologiche, linguistiche e sociali ed anche di offrire le cure necessarie e la formazione adeguata, con l’intento di versare sulle loro ferite l’olio della carità. Non vi é dubbio che, in tal modo, essi diventeranno buoni samaritani nei confronti di chiunque versi in situazioni simili.
L’obiettivo concreto dell’ ‘Oasi della Pietà’ è, dunque, quello di contribuire a migliorare la vita dei bambini orfani e offrire loro una reale opportunità di crescita, di formazione, di sviluppo umano, spirituale, sociale, educativo e professionale. Inoltre, l’Ospedale ‘Bambino Gesù del Cairo’, il primo ‘Ospedale del Papa’ fuori dall’Italia, garantirà le cure medico-sanitarie adeguate e specialistiche sia ai bambini dell’orfanotrofio, sia agli altri bambini, nonché l’accompagnamento delle donne durante tutto il periodo della gravidanza e post parto. Contribuirà, altresì, a garantire una parte del sostegno finanziario necessario per il mantenimento dell’Orfanotrofio.
Occorre evidenziare che il futuro Ospedale è supportato dall’Ospedale Pediatrico ‘Bambino Gesù di Roma’ (OPBG), noto a livello internazionale per le eccellenze in campo pediatrico, che fornirà forme si collaborazione ed assistenza. I due progetti scaturiscono dalla convinzione che nessuna mamma deve trovarsi sola, soprattutto nel periodo della gravidanza, e sono sorretti dall’assoluta consapevolezza che ogni bambina e bambino ha il sacro diritto di avere una famiglia, una casa e una reale opportunità di inserimento nella vita sociale ed umana.
Viene, mediante i due progetti, assicurato ai bambini il diritto di avere la possibilità di ricevere cure quando essi si ammalano, di ricevere educazione, formazione e, soprattutto, affetto e attenzione e il diritto inviolabile di sentirsi amati e difesi.
I progetti suddetti sono i frutti derivanti dalla sottoscrizione del Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’ da parte di Sua Santità Papa Francesco e da parte del Grande Imam di Al- Azhar Ahmad Al- Tayyeb, nella città di Abu Dhabi, il 4 febbraio 2019. Il Presidente dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, mons. Yoannis Lahzi Gaid, desidera ringraziare le Istituzioni, le Autorità, i Soci e tutte le persone che hanno contribuito a realizzare le opere di cui sopra. Papa Francesco guarda con fiducia ai progetti suindicati, sorretti dalla pedagogia dell’amore e della pace ed, ancor più, in quanto finalizzati all’educazione ed alla cura dei bambini, nonché al rispetto della loro sacralità.
Per informazioni relativamente al Concerto: https://bambinogesu- eg.com/confirm- attendance.php
Tende di Natale di AVSI: educazione è speranza di sviluppo
“Educazione è speranza: il titolo scelto per la Campagna ‘Tende di Natale’ di quest’anno è teso tra due poli: educazione, che per AVSI è la condizione necessaria per lo sviluppo giusto, sostenibile e duraturo, e speranza, cioè ciò che ci tiene in piedi e ci permette di vivere in pienezza in ogni circostanza, anche nelle più drammatiche. Lavorando in Paesi feriti da conflitti e crisi che tendono a cronicizzarsi, crediamo che lo sviluppo non sia qualcosa che si possa imporre dall’esterno, né che sia riducibile all’offerta di assistenza, che può precipitare poi in forme di assistenzialismo.
Lo sviluppo chiede un lavoro comune, è un percorso lungo che si può intraprendere solo insieme e inizia là dove si apre la possibilità di un’educazione vera. Dove, all’interno di una relazione personale, la persona è accompagnata a scoprire la propria dignità irriducibile e il bene che è l’altro. Lo sviluppo per AVSI è possibile solo grazie a un’educazione così intesa che è capace di mettere in moto la persona, anche la più vulnerabile”.
Prendiamo spnnto dall’articolo di ‘Buone Notizie’ dell’ong AVSI per presentare la campagna ‘Tende di Natale’, intitolata ‘Educazione è speranza’, con la responsabile dell’ufficio stampa dell’ong, Anna Zamboni: perchè ‘educazione è speranza’?
“Per AVSI, l’educazione è la condizione necessaria per raggiungere uno sviluppo giusto, sostenibile e duraturo, in cui la persona venga accompagnata a scoprire il proprio valore. Un’educazione, quindi, per tutti e tutte, che permetta di mettere in moto ogni individuo, anche il più vulnerabile.
Da questo tipo di educazione, ne consegue la speranza, ovvero ciò che permette alle persone di restare in piedi e vivere in pienezza in ogni circostanza, anche nelle più drammatiche”.
Come sostenere la speranza di uno sviluppo?
“Lavorando in Paesi segnati da conflitti e crisi che tendono a cronicizzarsi, crediamo che lo sviluppo non sia qualcosa che possa essere imposto dall’esterno, né che possa ridursi alla semplice offerta di assistenza, che rischia di sfociare in forme di assistenzialismo. Al contrario, lo sviluppo per AVSI è possibile solo grazie a un’educazione inclusiva così intesa, capace di fornire ad ogni persona, indipendentemente dall’età o dal paese di provenienza, gli strumenti per cambiare la propria vita e immaginare un futuro migliore”.
Quest’anno quali progetti sostengono le ‘Tende di Natale’?
“La Campagna Tende si articola, come ormai da decenni, in una serie di eventi e incontri nelle scuole, nelle aziende, nelle università e nei luoghi di aggregazione. Iniziative che invitano tutti a donare per sostenere i nostri progetti, ma anche a coinvolgersi in prima persona nell’organizzazione di eventi di sensibilizzazione su alcune tematiche legate ai Paesi in cui operiamo.
La Campagna Tende 2024-25 ci invita a sostenere progetti che alimentano concretamente, giorno dopo giorno, la speranza. In Uganda, a sostegno del Meeting Point International e delle Scuole Luigi Giussani, luoghi di educazione continua per centinaia di bambini e ragazzi. In Ecuador, dove la ‘Fundación Sembrar’ sostiene i rifugiati venezuelani, offrendo loro accoglienza, integrazione e formazione.
In Camerun, presso il ‘Centro Edimar’, che si prende cura dei giovani più in difficoltà, accompagnandoli a ritrovare il loro posto nella comunità. In Italia, dove l’associazione ‘Emmaus’ accoglie chi fugge dalla guerra, offrendo conforto e opportunità di crescita. In Palestina, per rafforzare i programmi educativi del Patriarcato di Gerusalemme. Ed infine, in Libano, precipitato ancora una volta in una crisi profonda, e dove il ‘Centro Fada2i’ promuove attività educative nel Sud, permettendo di sperare ancora che l’attuale emergenza possa lasciare un giorno spazio a pace e ricostruzione. Link alla campagna: https://shorturl.at/2K0PB oppure con bonifico bancario intestato a Fondazione AVSI presso Unicredit SPA IBAN: IT 22 T 02008 01603 000102945081 BIC (Swift code): UNCRITMM; anche con conto corrente postale n. 000000522474 intestato a Fondazione AVSI Onlus Ong”.
In quale modo ‘lo sguardo’ può diventare accoglienza?
“Lo sguardo può diventare accoglienza nel momento in cui si presta attenzione a certe tematiche e si sceglie di guardare alla differenza non con diffidenza, ma con apertura, ponendo attenzione a tematiche e persone troppo spesso dimenticate”.
In quale modo AVSI sostiene la popolazione in Libano?
“AVSI è presente in Libano dal 1996 e, nonostante le difficoltà affrontate, non se n’è mai andata. Attualmente, 60 membri del nostro staff si trovano nel Paese. Con l’escalation del conflitto, la situazione umanitaria è catastrofica: oltre 1.200.000 persone sono sfollate e vivono nelle scuole adibite a rifugio o per strada. Da settembre 2024, AVSI ha assistito oltre 16.000 persone distribuendo beni di prima necessità, come acqua, cibo, materassi, coperte, kit igienico-sanitari, e realizzando attività psicosociale. I bisogni, però, sono continui e c’è ancora tanto lavoro da fare. Ogni donazione ricevuta è un aiuto concreto”.
(Tratto da Aci Stampa)
Meeting di Rimini: la mostra ‘Tregua di Natale’ è un appello alla ricerca dell’essenziale
“I conflitti e le guerre che seminano violenza e morte ci pongono in modo inequivocabile di fronte a domande che la cultura contemporanea tende a rimuovere, le domande sul nostro destino e sul senso del dolore… Cos’è essenziale per essere umani, per rimanere umani, per diventare sempre più umani di fronte alle atrocità che si presentano sulla scena globale, di fonte alle sfide del cambiamento climatico, di fronte agli sviluppi tecnologici nella scienza, nella medicina, nella vita quotidiana, di fronte ad un mondo sempre più invaso dai dati e dall’informazione e tuttavia sempre meno capace di decifrarli?”
A tale domanda cerca di rispondere la mostra ‘1914: qualcosa di nuovo sul fronte occidentale’, esposta fino al 25 agosto alla fiera di Rimini per la 45^ edizione del Meeting dell’Amicizia fra i Popoli dal titolo ‘Se non siamo alla ricerca dell’essenziale, allora cosa cerchiamo?’: “Nell’inferno della guerra si verificano talvolta fatti che sembrano negarne l’essenza, redimerne la malvagità, quando la mente degli uomini, magari per pochi istanti, si dispone ad ascoltare quello che il cuore suggerisce”.
Dicembre 1914, Ypres (Belgio), fronte occidentale. A cinque mesi dall’inizio della guerra i combattimenti si sono trasformati in una logorante guerra di posizione. Intorno a Ypres si combatte ininterrottamente: “Nella notte di Natale avviene qualcosa di impensabile: una tregua. Non è un accordo tra i comandi, dei due schieramenti: è una tregua spontanea decisa dai soldati. La notte di Natale qualcuno si mette a cantare canti della tradizione natalizia. I soldati scoprono che nelle trincee di fronte, pur con parole diverse, cantano le stesse melodie di casa. Qualcuno propone di smettere di sparare”.
Al curatore, prof. Antonio Besana, docente al ‘Master international marketing management’ dell’Università Cattolica di Milano e collaboratore con il dipartimento di Statistica dell’Università di Padova, chiediamo di spiegarci da dove nasce la mostra ‘1914: qualcosa di nuovo sul fronte occidentale’: “La ‘Tregua di Natale’ è un episodio straordinario della Prima Guerra Mondiale: la notte del 24 dicembre 1914, nelle Fiandre, a sud di Ypres, i soldati nemici che si fronteggiavano nelle opposte trincee decisero che il giorno di Natale non avrebbero sparato.
La mostra nasce a seguito di un viaggio fatto nel 2015, alla ricerca del luogo dove si era verificata la tregua. Il viaggio è stato una sorta di pellegrinaggio storico sui campi di battaglia del fronte occidentale che ha toccato le località dove si sono svolte alcune delle principali battaglie, fino a raggiungere il luogo dove si è verificata la tregua.
E’ stata la scoperta di un metodo di affronto della storia: leggerla nei libri può essere appassionante, ma per comprendere davvero i grandi eventi che l’hanno segnata è necessario viverla nei luoghi dove gli eventi sono accaduti. In questo modo, infatti, pare che l’animo si disponga meglio ad ascoltare il sussurro della vita che lì è transitata. Dal viaggio è nato anche un libro, pubblicato da ARES nel 2020, che ha lo stesso titolo della mostra”.
Quali avvenimenti importanti sono sorti nel 1914?
“Il 1914 è stato il primo anno della Prima Guerra Mondiale, scatenata da una successione di eventi che ha portato alla partecipazione al conflitto di 28 paesi. Si stima che la guerra causò oltre 9.000.000 morti e 21.000.000 feriti tra i combattenti, ai quali si aggiungono 7.000.000 vittime civili, e quasi 50.000.000 decessi dovuti alla successiva epidemia di influenza spagnola”.
In questo primo anno di guerra papa Benedetto XV fece un appello per una ‘tregua’ natalizia: ‘Oh! la cara speranza che avevamo concepito di consolare tante madri e tante spose con la certezza che, nelle poche ore consacrate alla memoria del Divino Natale, non sarebbero i loro cari caduti sotto il piombo nemico: oh! la dolce illusione che ci eravamo fatta di ridare al mondo almeno un assaggio di quella pacifica quiete che ignora ormai da tanti mesi! Purtroppo la nostra cristiana iniziativa non fu coronata di felice successo. Ma non per questo scoraggiati, noi intendiamo di proseguire ogni sforzo per affrettare il termine della incomparabile sciagura, o per alleviarne almeno le tristi conseguenze’. Per quale motivo non fu ascoltato questo appello?
“Papa Benedetto XV la Vigilia di Natale lanciò un appello per la cessazione dei combattimenti, ma esso non raggiunse il cuore degli uomini al fronte e di coloro che ne governavano le sorti. I cappellani militari cattolici (bavaresi, sassoni, francesi), nei loro discorsi sul campo o nelle celebrazioni religiose prima dei combattimenti, non hanno mai citato le parole del papa. Non lo fecero nemmeno i cappellani protestanti dei prussiani. Gli inglesi avevano la Chiesa anglicana, guidata dal re, capo politico e religioso, e non si sentirono neanche messi in discussione, mentre i loro cappellani pregavano per la vittoria del sovrano e della patria contro le forze del Male, che ovviamente si trovavano esclusivamente in campo avverso.
I richiami e le preghiere dei cappellani militari di entrambi gli schieramenti, invece del Dio della pace e della misericordia, citavano spesso il Dio della guerra. Da entrambe le parti si arrivò ad accusare il Papa di essersi schierato con il nemico: il feldmaresciallo tedesco Erich von Ludendorff definì Benedetto XV ‘il Papa dei francesi’, mentre in campo avversario il politico francese Georges Clemenceau non esitò a definire il pontefice come ‘il Papa dei Boches’. La posizione del papa destò sdegno negli ambienti patriottico-militari francesi, che lo accusarono di usare le formule della propaganda socialista”.
La tregua di Natale: perché c’è stato questo desiderio nei soldati?
“Tuttavia, nella notte di Natale del 1914, accadde qualcosa di incredibile: ci fu una tregua. Non la dichiararono gli alti comandi, ma fu decisa sul campo dai soldati che si fronteggiavano nelle opposte trincee. Tutto iniziò con i canti di Natale intonati dai tedeschi. Nelle trincee di fronte i soldati riconobbero le melodie che, con parole diverse, cantavano nelle loro case nella Notte Santa. Qualcuno propose di non sparare, almeno il giorno di Natale. I soldati uscirono delle trincee, si incontrarono, parlarono, fumarono insieme, si scambiarono doni, emozioni e persino indirizzi.
Seppellirono i morti che giacevano nella terra di nessuno e celebrarono insieme una funzione funebre. Decisero che nelle ore successive non si sarebbe più sparato. Nel corso delle guerre raccontate dalla storia ci furono altre tregue, ma si trattava di episodi isolati. Quella della notte di Natale del 1914 fu un evento unico, sia per la modalità con la quale accadde, sia per l’ampiezza del fenomeno, che coinvolse circa 8 chilometri del fronte”.
Dopo 110 anni quale è l’attualità di questo episodio?
“La ‘Tregua di Natale’ resta anche oggi un monito per tutti. Le testimonianze di coloro che sono stati protagonisti della tregua narrano una delle più toccanti storie di Natale, capace di rompere anche i cuori di pietra degli uomini del nostro tempo. Sono fatti straordinari che meritano di essere celebrati per rafforzare la certezza che tutto questo è stato ed è tuttora possibile. Per questo non possono e non devono essere dimenticati. Come ricorda il titolo del Meeting 2024, uomini con concezioni, idee e propositi diversi possono stare insieme se sanno ricercare l’essenziale”.
(Tratto da Aci Stampa)
Giuseppe Cafulli racconta Natale in Terra Santa
Sono trascorsi più di due mesi dal 7 ottobre, giorno che ha segnato l’inizio di questa sanguinosa fase nelle relazioni tra israeliani e palestinesi e mentre sul territorio israeliano continua la pioggia di razzi da Gaza, dal Libano meridionale e dallo Yemen, le vittime tra gli abitanti di Gaza sono oltre 18.000 morti (7 su 10 sono donne e minori), tra i quali anche almeno 90 giornalisti, secondo lo statunitense Comitato per la protezione dei giornalisti. Ed anche i soldati israeliani continuano a morire: i caduti in combattimento dall’inizio dell’invasione della Striscia di Gaza sono 87, mentre 137 ostaggi restano ancora da liberare.
Natale a casa e con pochi regali
Gli italiani hanno speso quasi € 3.000.000.000 per i cibi e le bevande da portare in tavola tra la cena della vigilia e il pranzo di Natale che quasi nove italiani su dieci (88%) hanno deciso di trascorrere a casa propria o con parenti o amici. E’ questo il bilancio stimato dalla Coldiretti per il pasto più importante dell’anno che vede una buona presenza nei ristoranti ed anche negli agriturismi scelti da oltre 300.000 grazie alle crescita delle presenze di italiani e stranieri dei piccoli borghi:
A 60 anni dalla Concilium, la liturgia è ancora il cuore della vita della Chiesa?
“Il sacro Concilium… Ritiene quindi di doversi occupare in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia. La liturgia infatti, mediante la quale, specialmente nel divino sacrificio dell’eucaristia, ‘si attua l’opera della nostra redenzione’, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa… In tal modo la liturgia, mentre ogni giorno edifica quelli che sono nella Chiesa per farne un tempio santo nel Signore, un’abitazione di Dio nello Spirito, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo, nello stesso tempo e in modo mirabile fortifica le loro energie perché possano predicare il Cristo”.





























