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L’eredità di don Andrea Albertin: annunciare Cristo con san Paolo

Di particolare rilievo è la pubblicazione ‘Annunciare e vivere Cristo. Le lettere di san Paolo e le lettere non giovannee’, opera postuma di don Andrea Albertin (1976-2025). Il sacerdote della Diocesi di Padova, scomparso improvvisamente nel luglio scorso mentre il volume era in fase di ultimazione, lascia un manuale che introduce con rigore alla letteratura epistolare del Nuovo Testamento.

Il testo esplora la figura di Paolo di Tarso, il primo a narrare con passione il Cristo Risorto, pur non avendo incontrato personalmente Gesù di Nazaret, e gli effetti travolgenti della fede sulla vita quotidiana, in un intreccio sempre più stretto tra la predicazione missionaria incarnata in uno stile di vita concretamente trasformato dal Vangelo. Attraverso un’approfondita introduzione ad ogni lettera e un’attenta indagine esegetica di molti brani scelti, il volume favorisce un contatto diretto con i testi, introducendo alla letteratura epistolare del Nuovo Testamento.

La seconda novità, dal titolo ‘Vi lascio la pace’, è un percorso di Lectio divina con l’intervento di più autori, curato e introdotto da Daniele La Pera, frate minore conventuale e docente di Teologia Biblica. In un contesto globale segnato sempre più da violenze e tensioni, il libro raccoglie più contributi editoriali per rispondere all’anelito universale di pace.

Partendo dall’analisi delle resistenze e dei pregiudizi che abitano l’animo umano, il volume utilizza la Sacra Scrittura come specchio dell’esperienza umana, tracciando un sentiero che segue le orme del “Principe della pace” in una storia spesso segnata dall’orgoglio e dall’ira, mettendo in evidenza le antitesi di un mondo provato dalla violenza e dalle prevaricazioni, che spingono contro l’altro in forme aggressive, escludenti, impositive.

Oltre a queste ultime due pubblicazioni a tema biblico, sul sito dell’editore è disponibile una vetrina digitale per la Sacra Scrittura, tra cui spiccano le storiche collane sulla Parola di Dio: Impressioni bibliche, Bibbia per te, Sentieri biblici, Dabar – Logos – Parola.

La Chiesa chiede di salvaguardare le aree interne

“Nella difficile fase in cui siamo immersi è indubbio che nel Paese si stia allargando la forbice delle disuguaglianze e dei divari, mentre le differenze non riescono a diventare risorse, tanto da lasciare le società locali (ed in particolare i piccoli centri periferici) alle prese con nuove solitudini e dolorosi abbandoni. Sullo sfondo, assistiamo alla più grave eclissi partecipativa mai vissuta.

S’impone, dunque, una diversa narrazione della realtà, capace nel contempo di manifestare una chiara volontà di collaborazione e di sostegno autentico ed equilibrato, al fine di favorire le resistenze virtuose in atto nelle cosiddette Aree Interne, dove purtroppo anche il senso di comunità è messo a rischio dalle continue emergenze, dalla scarsa consapevolezza e dalla rassegnazione”: al termine del convegno, svoltosi a fine dello scorso mese a Benevento, sulle aree interne, la lettera firmata dai presuli ha invitato governo e Parlamento a non rassegnarsi allo spopolamento dei piccoli centri, ma a valorizzarne le potenzialità con politiche coraggiose e durature, sottolineando anche il ruolo della Chiesa come presidio sociale, con l’auspicio di un dialogo costruttivo per costruire speranza e coesione.

Nella lettera i vescovi hanno analizzato il Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne, sottolineando la drammatica situazione demografica: “Nel testo, vengono a un certo punto indicati alcuni obiettivi che, però, per la stragrande maggioranza delle aree interne, risultano irraggiungibili per mancanza di ‘combinazione tra attrattività verso le nuove generazioni e condizioni favorevoli alle scelte di genitorialità’…

In definitiva, un invito a mettersi al servizio di un ‘suicidio assistito’ di questi territori. Si parla, infatti, di struttura demografica ormai compromessa, ‘con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività. Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé stesse’. In sintesi, il sostegno per una morte felice”.

In questo abbandono delle Aree interne la Chiesa ha sempre ‘difeso’ chi ha deciso di restare, fornendo strumenti di sviluppo: “Come vescovi e pastori di moltissime comunità fragili e abbandonate, quindi, non possiamo e non vogliamo rassegnarci alla prospettiva adombrata dal Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne; risuonano anzi ancor più forti, dentro di noi, le parole del profeta: ‘Figlio dell’uomo, ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele’.

Non possiamo del resto non considerare come, nel corso degli anni, documenti e decreti governativi e regionali siano finiti in un ingorgo di dispositivi legislativi per lo più inapplicati, non di rado utili soltanto a consolidare la distribuzione di finanziamenti secondo logiche politico-elettorali, mettendo spesso le piccole realtà in contrasto tra loro e finendo per considerare come progetti strutturali piccoli interventi stagionali”.

Per questo i vescovi firmatari del documento hanno chiesto che si favoriscano esperienze di rigenerazione di quei luoghi attraverso le tecnologie: “Riteniamo, inoltre, che si debba ribaltare la definizione delle aree interne, passando da un’esclusiva visione quantitativa dello spazio e del tempo (in cui è ancora il concetto di lontananza centro-periferia a creare subalternità) a una narrazione che lasci emergere una visione qualitativa delle storie, della cultura e della vita di certi luoghi:

si favoriscano esperienze di rigenerazione coerenti con le originalità locali e in grado di rilanciare l’identità rispetto alla frammentazione sociale; s’incoraggi il controesodo con incentivi economici e riduzione delle imposte, soluzioni di smart working e co working, innovazione agricola, turismo sostenibile, valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, piani specifici di trasporto, recupero dei borghi abbandonati, co-housing, estensione della banda larga, servizi sanitari di comunità, telemedicina”.

Ciò significa pensare ad una nuova generazione del territorio: “In questi luoghi in cui la vita rischia di finire, essa può invece assumere una qualità superiore: guardarli con lo stesso spirito con cui ci si pone al capezzale di un morente sarebbe (oltre che segno di grave miopia politica) un torto fatto alla Nazione intera, poiché un territorio non presidiato dall’uomo è sottoposto a una pressione maggiore delle forze della natura, con il rischio per nulla ipotetico) di favorire nuovi e sempre più vasti disastri ambientali, senza contare il rischio della perdita di parte di quell’immenso patrimonio artistico-architettonico che fa dell’Italia intera un museo a cielo aperto”.

Ecco quindi il motivo per cui l’arcivescovo di Benevento, mons. Felice Accrocca, ha invitato a non rassegnarsi: “La lettera è un contributo che offriamo al Governo e al Parlamento, perché non possiamo e non dobbiamo rassegnarci a sancire la morte di una parte significativa della Nazione. Ne sortirebbe un danno per tutti. Noi crediamo che, accanto alle criticità, che pure ci sono, le Aree interne possono vantare grosse potenzialità, che devono però essere valorizzate in un progetto organico che richiede tempi anche lunghi. Una sfida che la politica deve saper cogliere se non vuole assistere al proprio fallimento. Noi siamo già presenti sul campo e siamo disponibili a offrire il nostro contributo”.

(Foto: Arcidiocesi di Benevento)

A Torino il ‘Frassati Day’

Sabato 5 giugno alle ore 12, con l’inaugurazione di ‘Verso l’Altro’, uno spazio espositivo permanente allestito nella sacrestia della ex canonica della chiesa torinese di Santa Maria di Piazza (via Santa Maria, 4), si chiude il ‘Frassati Day’: la tre giorni di celebrazioni religiose e iniziative culturali organizzate per ricordare la figura, l’opera e l’impegno umano, sociale, politico e, naturalmente, spirituale del Beato Pier Giorgio Frassati (del quale è prossima la canonizzazione, prevista nella giornata di domenica 7 settembre), nel centenario della sua morte, avvenuta il 4 luglio del 1925.

Realizzata da Mediacor (società di comunicazione che ha già curato diverse installazioni museali per il mondo ecclesiale, come il Polo Culturale ‘Cultures And Mission’ dei Missionari della Consolata a Torino, il percorso ‘Antonius’ dei Frati Minori Conventuali a Padova e il riallestimento del Museo Don Bosco a Chieri) con il sostegno della Fondazione CRT, della Conferenza Episcopale Italiana e dell’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati, l’esposizione propone un percorso emozionale e immersivo, accessibile a tutti, che racconta la vita e l’esperienza spirituale di Pier Giorgio Frassati attraverso l’uso di tecnologie multimediali avanzate, tra cui proiezioni luminose, suoni e audio evocativi con la lettura di lettere di e a Pier Giorgio, pannelli interattivi e applicazioni che guidano i visitatori in un viaggio biografico, esplorando il contesto storico nel quale Frassati ha vissuto, i luoghi significativi della sua vita: Torino, le sue periferie, le città europee da lui visitate, la campagna di Pollone e, in particolare, la montagna, simbolo della sua ricerca ‘verso l’alto’.

“Siamo molto emozionati per l’apertura di questo luogo dedicato a Pier Giorgio Frassati: la sua testimonianza, sottolinea suor Carmela Busìa, coordinatrice Pastorale dei giovani e dei ragazzi,  è davvero preziosa e incoraggiante per i giovani! E’ stato capace di trovare il tempo per ogni cosa: amicizie, studio, preghiera, impegno e divertimento! In ‘Verso l’altro’ i giovani troveranno un compagno di strada, per capire come potersi dedicare agli altri e come vivere intensamente la giovinezza”.

Il progetto architettonico, sviluppato con l’obiettivo di conservare e valorizzare le caratteristiche storiche e artistiche del complesso religioso di via Santa Maria, ha previsto importanti interventi di ristrutturazione e l’adeguamento degli spazi per garantirne piena accessibilità. Il nuovo spazio espositivo, nato con l’obiettivo di  far conoscere a un pubblico sempre più ampio la figura del Beato Pier Giorgio Frassati, è stato, come detto, realizzato con il sostegno della Fondazione CRT.

“Fondazione CRT è lieta di aver contribuito alla realizzazione di questa iniziativa di alto valore culturale e sociale. Pier Giorgio Frassati rappresenta una delle più luminose figure dei Santi Sociali Piemontesi: un esempio di ascolto, inclusione e accoglienza che riteniamo fondamentale trasmettere alle nuove generazioni, dichiara la presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi. La creazione di uno spazio multimediale a lui dedicato rappresenta un importante strumento educativo, capace di veicolare un messaggio dal profondo valore culturale e sociale, e non solo spirituale, attraverso linguaggi e tecnologie vicini ai giovani”.

Anche la Conferenza Episcopale Italiana e l’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati hanno sostenuto il progetto: “La figura di Frassati, sottolinea mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della Cei, affascina e continua a ispirare generazioni di giovani. Questa esposizione aiuta a conoscere e a riscoprire l’attualità del messaggio di un testimone che ha fatto dell’amore al Signore e ai fratelli più deboli e dell’impegno per una società più giusta le cifre caratteristiche della sua vita. Un giovane per i giovani, che ha ancora molto da dire, soprattutto in un tempo di disaffezione politica e di indifferenza”.

“L’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, nata dai giovani di Azione Cattolica il 7 luglio 1925, ha sin dalle origini avuto come scopo rendere attuale e presente tra i ragazzi e i giovani la figura di Frassati, con modalità che ne restituissero il suo profondo spirito di carità e di amore per la vita. Perciò, evidenzia Roberto Falciola, presidente dell’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, ha seguito con grande attenzione l’idea e lo sviluppo dello spazio multimediale permanente in Santa Maria di Piazza, che consentirà di fare conoscere Pier Giorgio a molti pellegrini da tutto il mondo, e ha deciso di partecipare alla sua realizzazione con un contributo economico”.

Nei prossimi mesi, l’antico complesso della Chiesa di Santa Maria di Piazza sarà oggetto di altri lavori di ristrutturazione per la Cappella dei Minusieri, dove è previsto che prenda vita uno spazio narrativo e conoscitivo dedicato a tutti i Santi torinesi. Il progetto ha ricevuto anche piccole donazioni di singoli e di associazioni legate a Pier Giorgio Frassati attraverso il portale For Funding di Banca Intesa (https://www.forfunding.intesasanpaolo.com/DonationPlatform-ISP/nav/progetto/museo-Frassati).

L’esposizione “Verso l’altro” è stata progettata dalla società Mediacor che, in particolare,  ha curato sia la ristrutturazione con il coordinamento dell’architetta Gabriella Loi, sia l’esperienza museale con il coinvolgimento della scrittrice Anna Peiretti, del regista Luca Olivieri e il supporto di Roberto Falciola, vice-postulatore della causa di canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e di Marta Margotti, docente di Storia contemporanea all’Università di Torino.

“Le scelte per ideare e poi realizzare questo spazio espositivo multimediale, spiega Paolo Pellegrini, amministratore delegato di Mediacor, sono partite da alcuni punti fermi: allestire un luogo dove consentire ai torinesi di conoscere questo significativo personaggio del Novecento, poi mettere questo spazio a disposizione anche dei numerosi pellegrini che arrivano da tutto il mondo con sistemi e modalità di racconto efficaci tanto per un pubblico nazionale quanto internazionale e ancora, terzo caposaldo del progetto, allestire uno spazio in cui la narrazione fosse davvero contemporanea e coinvolgente e, infine, prestare massima attenzione all’accessibilità, alla fruibilità per tutti, a livello fisico, sensoriale e cognitivo”.

All’inaugurazione di sabato 5 luglio, alle ore 12, saranno presenti l’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole, il sindaco della Città di Torino, Stefano Lo Russo, la vice presidente della Fondazione CRT, Paola Casagrande, il presidente della Compagnia di San Paolo, Marco Gilli e Roberto Falciola, presidente dell’opera diocesana Pier Giorgio Frassati. Interverranno inoltre Paolo Pellegrini, ad di Mediacor, suor Carmela Busìa, delegata dall’arcivescovo per il Comitato diocesano per il centenario di Pier Giorgio Frassati e don Luca Bertarelli, parroco di Pollone. Dal pomeriggio di sabato 5 luglio le visite sono aperte al pubblico (previa iscrizione sul sito www.versolaltro.it) e nelle settimane successive, scrivendo a prenotazioni@versolaltro.it.

Mentre oggi il programma del ‘Frassati Day’ prevede alle ore 10.00, nella Cattedrale di San Giovanni Battista, un momento di preghiera guidato dal vescovo ausiliare della diocesi torinese, mons. Alessandro Giraudo, e, un’ora dopo, la partenza (proprio dalla Cattedrale) del ‘Frassatour’: un percorso di visita in centro città ai luoghi del Beato Pier Giorgio, un’iniziativa dedicata  ai giovani che partecipano alle attività estive organizzate negli oratori, un modo per presentare Frassati a misura di ragazzo.

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A Torino il ‘Frassati Day’

Sabato 5 giugno alle ore 12, con l’inaugurazione di ‘Verso l’Altro’, uno spazio espositivo permanente allestito nella sacrestia della ex canonica della chiesa torinese di Santa Maria di Piazza (via Santa Maria, 4), si chiude il ‘Frassati Day’: la tre giorni di celebrazioni religiose e iniziative culturali organizzate per ricordare la figura, l’opera e l’impegno umano, sociale, politico e, naturalmente, spirituale del Beato Pier Giorgio Frassati (del quale è prossima la canonizzazione, prevista nella giornata di domenica 7 settembre), nel centenario della sua morte, avvenuta il 4 luglio del 1925.

Realizzata da Mediacor (società di comunicazione che ha già curato diverse installazioni museali per il mondo ecclesiale, come il Polo Culturale ‘Cultures And Mission’ dei Missionari della Consolata a Torino, il percorso ‘Antonius’ dei Frati Minori Conventuali a Padova e il riallestimento del Museo Don Bosco a Chieri) con il sostegno della Fondazione CRT, della Conferenza Episcopale Italiana e dell’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati, l’esposizione propone un percorso emozionale e immersivo, accessibile a tutti, che racconta la vita e l’esperienza spirituale di Pier Giorgio Frassati attraverso l’uso di tecnologie multimediali avanzate, tra cui proiezioni luminose, suoni e audio evocativi con la lettura di lettere di e a Pier Giorgio, pannelli interattivi e applicazioni che guidano i visitatori in un viaggio biografico, esplorando il contesto storico nel quale Frassati ha vissuto, i luoghi significativi della sua vita: Torino, le sue periferie, le città europee da lui visitate, la campagna di Pollone e, in particolare, la montagna, simbolo della sua ricerca ‘verso l’alto’.

“Siamo molto emozionati per l’apertura di questo luogo dedicato a Pier Giorgio Frassati: la sua testimonianza, sottolinea suor Carmela Busìa, coordinatrice Pastorale dei giovani e dei ragazzi,  è davvero preziosa e incoraggiante per i giovani! E’ stato capace di trovare il tempo per ogni cosa: amicizie, studio, preghiera, impegno e divertimento! In ‘Verso l’altro’ i giovani troveranno un compagno di strada, per capire come potersi dedicare agli altri e come vivere intensamente la giovinezza”.

Il progetto architettonico, sviluppato con l’obiettivo di conservare e valorizzare le caratteristiche storiche e artistiche del complesso religioso di via Santa Maria, ha previsto importanti interventi di ristrutturazione e l’adeguamento degli spazi per garantirne piena accessibilità. Il nuovo spazio espositivo, nato con l’obiettivo di  far conoscere a un pubblico sempre più ampio la figura del Beato Pier Giorgio Frassati, è stato, come detto, realizzato con il sostegno della Fondazione CRT.

“Fondazione CRT è lieta di aver contribuito alla realizzazione di questa iniziativa di alto valore culturale e sociale. Pier Giorgio Frassati rappresenta una delle più luminose figure dei Santi Sociali Piemontesi: un esempio di ascolto, inclusione e accoglienza che riteniamo fondamentale trasmettere alle nuove generazioni, dichiara la presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi. La creazione di uno spazio multimediale a lui dedicato rappresenta un importante strumento educativo, capace di veicolare un messaggio dal profondo valore culturale e sociale, e non solo spirituale, attraverso linguaggi e tecnologie vicini ai giovani”.

Anche la Conferenza Episcopale Italiana e l’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati hanno sostenuto il progetto: “La figura di Frassati, sottolinea mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della Cei, affascina e continua a ispirare generazioni di giovani. Questa esposizione aiuta a conoscere e a riscoprire l’attualità del messaggio di un testimone che ha fatto dell’amore al Signore e ai fratelli più deboli e dell’impegno per una società più giusta le cifre caratteristiche della sua vita. Un giovane per i giovani, che ha ancora molto da dire, soprattutto in un tempo di disaffezione politica e di indifferenza”.

“L’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, nata dai giovani di Azione Cattolica il 7 luglio 1925, ha sin dalle origini avuto come scopo rendere attuale e presente tra i ragazzi e i giovani la figura di Frassati, con modalità che ne restituissero il suo profondo spirito di carità e di amore per la vita. Perciò, evidenzia Roberto Falciola, presidente dell’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, ha seguito con grande attenzione l’idea e lo sviluppo dello spazio multimediale permanente in Santa Maria di Piazza, che consentirà di fare conoscere Pier Giorgio a molti pellegrini da tutto il mondo, e ha deciso di partecipare alla sua realizzazione con un contributo economico”.

Nei prossimi mesi, l’antico complesso della Chiesa di Santa Maria di Piazza sarà oggetto di altri lavori di ristrutturazione per la Cappella dei Minusieri, dove è previsto che prenda vita uno spazio narrativo e conoscitivo dedicato a tutti i Santi torinesi. Il progetto ha ricevuto anche piccole donazioni di singoli e di associazioni legate a Pier Giorgio Frassati attraverso il portale For Funding di Banca Intesa (https://www.forfunding.intesasanpaolo.com/DonationPlatform-ISP/nav/progetto/museo-Frassati).

L’esposizione “Verso l’altro” è stata progettata dalla società Mediacor che, in particolare,  ha curato sia la ristrutturazione con il coordinamento dell’architetta Gabriella Loi, sia l’esperienza museale con il coinvolgimento della scrittrice Anna Peiretti, del regista Luca Olivieri e il supporto di Roberto Falciola, vice-postulatore della causa di canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e di Marta Margotti, docente di Storia contemporanea all’Università di Torino.

“Le scelte per ideare e poi realizzare questo spazio espositivo multimediale, spiega Paolo Pellegrini, amministratore delegato di Mediacor, sono partite da alcuni punti fermi: allestire un luogo dove consentire ai torinesi di conoscere questo significativo personaggio del Novecento, poi mettere questo spazio a disposizione anche dei numerosi pellegrini che arrivano da tutto il mondo con sistemi e modalità di racconto efficaci tanto per un pubblico nazionale quanto internazionale e ancora, terzo caposaldo del progetto, allestire uno spazio in cui la narrazione fosse davvero contemporanea e coinvolgente e, infine, prestare massima attenzione all’accessibilità, alla fruibilità per tutti, a livello fisico, sensoriale e cognitivo”.

All’inaugurazione di sabato 5 luglio, alle ore 12, saranno presenti l’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole, il sindaco della Città di Torino, Stefano Lo Russo, la vice presidente della Fondazione CRT, Paola Casagrande, il presidente della Compagnia di San Paolo, Marco Gilli e Roberto Falciola, presidente dell’opera diocesana Pier Giorgio Frassati. Interverranno inoltre Paolo Pellegrini, ad di Mediacor, suor Carmela Busìa, delegata dall’arcivescovo per il Comitato diocesano per il centenario di Pier Giorgio Frassati e don Luca Bertarelli, parroco di Pollone. Dal pomeriggio di sabato 5 luglio le visite sono aperte al pubblico (previa iscrizione sul sito www.versolaltro.it) e nelle settimane successive, scrivendo a prenotazioni@versolaltro.it.

Mentre oggi il programma del ‘Frassati Day’ prevede alle ore 10.00, nella Cattedrale di San Giovanni Battista, un momento di preghiera guidato dal vescovo ausiliare della diocesi torinese, mons. Alessandro Giraudo, e, un’ora dopo, la partenza (proprio dalla Cattedrale) del ‘Frassatour’: un percorso di visita in centro città ai luoghi del Beato Pier Giorgio, un’iniziativa dedicata  ai giovani che partecipano alle attività estive organizzate negli oratori, un modo per presentare Frassati a misura di ragazzo.

In serata la Cattedrale del capoluogo piemontese ospiterà, alle ore 20.00, lo spettacolo per ‘voci e parole su Pier Giorgio Frassati’ ed alle ore 21.00, la Messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole.

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In serata la Cattedrale del capoluogo piemontese ospiterà, alle ore 20.00, lo spettacolo per ‘voci e parole su Pier Giorgio Frassati’ ed alle ore 21.00, la Messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole.

Meeting 2024, la pace anche in Terra Santa passa attraverso la famiglia ed il perdono

All’udienza generale di mercoledì 27 marzo papa Francesco aveva ricordato la storia di Bassam Aramin e Rami Elhanan, uno israeliano ed uno arabo, a cui, anni fa, sono state uccise le figlie di 10 anni (Abir nel 2007) e di 13 anni (Smadar nel 1997); però dopo questa tragedia si sono uniti e portano avanti un percorso di riconciliazione nell’associazione ‘Parents Circle Families Forum’, organizzazione ‘di base’ di famiglie palestinesi e israeliane che hanno perso i propri familiari a causa del conflitto in Terra Santa e che sono animati dal desiderio di una pace duratura. La loro storia è raccontata interamente nel libro pluripremiato dello scrittore irlandese Colum McCann, dal titolo ‘Apeirogon’, che prende il nome da un poligono dal numero infinito di lati.

Nel video proiettato al Meeting dell’Amicizia tra i popoli, in corso a Rimini, papa Francesco aveva esortato i fedeli a riflettere sulla storia di questi due papà e a guardarla come faro in questi tempi feriti della storia, esprimendo al contempo la sua personale gratitudine: “Loro non guardano all’inimicizia della guerra, ma l’amicizia di due uomini che si vogliono bene e che sono passati per la stessa crocifissione”. Terminato il video i protagonisti dell’incontro ‘Una speranza per tutti’ l’applauso delle 10.000 persone è scattato spontaneo per Rami Elhanan, israeliano, padre di Smadar, per Bassam Aramin, palestinese, padre di Abir, e per Colum McCann, autore del romanzo ‘Apeirogon’, che narra la storia dei due padri.

Smadar Elhanan (1983-1997), figlia tredicenne di Rami, fu vittima di un attacco terroristico suicida palestinese in un locale di Ben Jeuda Street, nel centro di Gerusalemme, dove rimasero uccise altre 7 persone e venti rimasero ferite: “Mia figlia era piena di gioia ed energia, nuotava, ballava e suonava il piano e tutti la chiamavano principessa”.

La figlia di Bassam, Abir Aramin (1997-2007), fu colpita alla nuca all’uscita di scuola da un proiettile di gomma, sparato non incidentalmente da una pattuglia di soldati israeliani. Morì il 16 gennaio nello stesso ospedale dove era nata (e dove tredici anni prima era nata Smadar), assistita fino all’ultimo da una equipe di disperati medici. Bassan e la famiglia vivevano ad Anata: una città palestinese nella Cisgiordania sotto l’occupazione israeliana e rinchiuso nella prigione di Hebron per 7 anni. Una volta uscito dalla prigione era stato tra i fondatori del movimento ‘Combattenti per la pace’. Incontrò per la prima volta l’israeliano Rami telefonandogli perché aveva bisogno di unirsi ai genitori di ‘Parents Circle’, di cui Rami faceva parte.

Il ‘Parents Circle-Families Forum’ (PCFF) è un’organizzazione no-profit di famiglie palestinesi e israeliane che hanno perso i propri familiari a causa del conflitto, fondato nel 1995 dall’israeliano Yitzhak Frankenthal, dopo che, nel luglio 1994, suo figlio diciannovenne Arik, mentre era soldato, venne rapito e ammazzato da militanti di Hamas. Il PCFF, con due uffici (uno in Israele e uno a Beit Jala) opera secondo il principio che un processo di riconciliazione è un prerequisito per raggiungere una pace duratura.

Rami Elhanan ha raccontato la sua storia, affermando che era vittima dell’educazione israeliana, ma quando conobbe Aramin si accorse che anche  i palestinesi  erano esseri umani ed è possibile vivere civilmente attraverso il dialogo ed in ogni goccia di sangue versato pulsa il mondo: “Se odi il tuo nemico non fai altro che uccidere te stesso. Quando lo scopri il tuo nemico diventa come te ed è è il primo passo per cercare di capire chi è il tuo nemico e cerchi sempre un modo più efficace per conoscerlo. Quando capisci e credi che alla fine devi sederti e parlare insieme mi sono chiesto il motivo per cui devo aspettare ed ho detto che era ora di sedersi e di parlare adesso insieme prima di continuare ad ucciderci”.

Mentre Bassam Aramin ha sottolineato che non è facile essere palestinese ed ha auspicato la fine dell’occupazione della Cisgiordania: “Non è facile essere palestinese. Non è facile scoprirci e conoscerci. Siamo esseri umani, cioè qualche volta ci si nasconde agli altri, ma conoscendo l’altro si vede qualcosa di molto diverso. Ho conosciuto l’altra parte, quando ho visto un film sull’Olocausto. Ero in prigione e, guardando quel film, volevo divertirmi, perché per me era una sorta di vendetta, perché volevo vedere gli altri torturati od uccisi. Eppoi ho iniziato a piangere, perché erano uccisi milioni di persone innocenti. Per me era una cosa troppo grande, perché non mi aspettavo di vedere queste atrocità. Dopo 25 anni questo film mi ha spinto a conseguire una laurea con il tema sull’Olocausto”.   

Invece l’autore Colum Mc Cann ha sottolineato ch la narrazione di storie salva il mondo, in quanto il cambiamento è possibile solo se ci crede: in questo modo la luce riesce a sconfiggere il buio: “Il tempo passato in Irlanda del Nord, tra Dublino e Derry, dove sono nato e cresciuto, è stato cruciale per me. Il processo di pace irlandese mi ha fornito una comprensione più profonda delle dinamiche in Medio Oriente. Questi incontri hanno il potenziale per riformulare le strategie di pace esistenti e creare opportunità per una risoluzione duratura”.

Al termine dell’incontro è stato ‘tributato’ un lungo applauso alle madri, ricordando il loro dolore nel vedere morire i propri figli, con l’invito ai presenti a non restare in silenzio attraverso un proverbio: “Se si parla si muore; se si rimane in silenzio si muore. Parla e muori”. Proprio per questo la Fondazione del Meeting per l’Amicizia tra i popoli ha deciso, su richiesta del card. Pizzaballa, una parte delle offerte per sostenere l’organizzazione degli eventi riminesi alle necessità della Terra Santa.

Ma c’è un’altra storia raccontata nei giorni precedenti da Mishy Harman, fondatore, direttore e voce di Israel Story, il podcast più famoso d’Israele, e da Federica Sasso, giornalista, operatrice Rossing Center for Education and Dialogue; lui ebreo e lei cattolica; entrambi marito e moglie, che  hanno raccontato la loro vita familiare e lavorativa a Gerusalemme dopo gli eventi del 7 ottobre scorso: “Fondamentale è continuare a parlarsi ed ad ascoltarsi, cercando di sentire la sofferenza dell’altro”.

Però il Meeting dell’Amicizia tra i popoli non ha dimenticato la guerra in Ucraina con un collegamento da Kiev con il Nunzio apostolico a Kiev, mons. Visvaldas Kulbokas, durante l’incontro ‘Se vuoi la pace, prepara la pace’: “Sostenere la società civile in Ucraina, rafforzarla. E poi spiegare cosa è pace. Di fronte alle emergenze le istituzioni hanno capacità limitate, ma le persone sono più in grado di reagire in modo adeguato, rispetto alle istituzioni. Le persone non rimangono intrappolate nelle procedure, nelle regole”, a cui hanno partecipato Oleksandra Matvijcuk, avvocata ucraina e premio Nobel per la Pace 2022, Angelo Moretti, portavoce del Movimento europeo di azione nonviolenta-Mean (nella foto di apertura), Lali Liparteliani ed Anastasia Zolotova, direttrici della Ong ucraina ‘Emmaus’.

Lali Liparteliani ha condiviso la sua esperienza personale di fuga dalla guerra con i suoi figli, descrivendo il dolore e la perdita che accompagnano la condizione di profughi: “L’esperienza di essere profughi è un dolore costante, un allontanamento da tutto ciò che si conosce e si ama”.

(Tratto da Aci Stampa)

Carta di Roma: per i media i migranti sono ombre

“Leggevo il tweet del giornalista Pape Diaw. Diceva che dopo quaranta anni che sei italiano, è deprimente essere chiamati ancora in televisione, ad interpretare una parte, un ruolo, quello dello straniero. Non so bene come ci si senta, per due ragioni: la prima è che io non rientro nella casistica degli ‘stranieri’ e la seconda è che la televisione la frequento per lavoro, sì, ma non per interpretare ruoli…

Papa Francesco invita a conoscere la propria vita

Salutando i gruppi di pellegrini durante l’udienza generale in piazza san Pietro papa Francesco ha rivolto il pensiero alla Nigeria, colpita dalle alluvioni: “Penso alle violente piogge che hanno colpito in questi giorni il loro Paese, provocando inondazioni, causando tanti morti, numerosi dispersi e ingenti danni. Preghiamo per quanti hanno perso la vita e per tutte le persone provate da così devastante calamità. Non manchi a questi nostri fratelli e sorelle la nostra solidarietà e il sostegno della Comunità internazionale”. E non è mancata una preghiera per l’Ucraina: “Torniamo con il pensiero alla martoriata Ucraina e preghiamo per le cose brutte che stanno succedendo: le torture, le morti, le distruzioni”.

Filomeno Lopes racconta l’Africa

Le guerre africane nella contemporaneità, l’epoca della globalizzazione del XXI secolo, sono definite ‘guerre nere’ a causa della loro enigmaticità: conflitti le cui radici sono difficili da capire. In Europa e sui media occidentali in genere sono rappresentate come brutali e selvagge, dal sapore esclusivamente etnico e perciò stesso arcaiche, quasi incomprensibili per chi non è di quelle parti. Si tratta in realtà di conflitti molto più moderni di ciò che si potrebbe pensare, legati alle condizioni socioeconomiche e ambientali delle terre in cui scoppiano, dove si mescolano registri culturali e umani diversi.

Marco Dotti è il nuovo direttore editoriale di EMI

Il nuovo direttore editoriale di EMI, Editrice Missionaria Italiana, sarà Marco Dotti, 49 anni, docente di Professioni dell’Editoria presso l’Università di Pavia è stato per oltre 10i anni ‘firma’ del mensile Vita non profit occupandosi in particolare di cooperazione e cultura. Già socio laico di EMI, entra con la nomina odierna anche nel Consiglio di Amministrazione della Casa Editrice.

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