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L’eredità di don Andrea Albertin: annunciare Cristo con san Paolo
Di particolare rilievo è la pubblicazione ‘Annunciare e vivere Cristo. Le lettere di san Paolo e le lettere non giovannee’, opera postuma di don Andrea Albertin (1976-2025). Il sacerdote della Diocesi di Padova, scomparso improvvisamente nel luglio scorso mentre il volume era in fase di ultimazione, lascia un manuale che introduce con rigore alla letteratura epistolare del Nuovo Testamento.
Il testo esplora la figura di Paolo di Tarso, il primo a narrare con passione il Cristo Risorto, pur non avendo incontrato personalmente Gesù di Nazaret, e gli effetti travolgenti della fede sulla vita quotidiana, in un intreccio sempre più stretto tra la predicazione missionaria incarnata in uno stile di vita concretamente trasformato dal Vangelo. Attraverso un’approfondita introduzione ad ogni lettera e un’attenta indagine esegetica di molti brani scelti, il volume favorisce un contatto diretto con i testi, introducendo alla letteratura epistolare del Nuovo Testamento.
La seconda novità, dal titolo ‘Vi lascio la pace’, è un percorso di Lectio divina con l’intervento di più autori, curato e introdotto da Daniele La Pera, frate minore conventuale e docente di Teologia Biblica. In un contesto globale segnato sempre più da violenze e tensioni, il libro raccoglie più contributi editoriali per rispondere all’anelito universale di pace.
Partendo dall’analisi delle resistenze e dei pregiudizi che abitano l’animo umano, il volume utilizza la Sacra Scrittura come specchio dell’esperienza umana, tracciando un sentiero che segue le orme del “Principe della pace” in una storia spesso segnata dall’orgoglio e dall’ira, mettendo in evidenza le antitesi di un mondo provato dalla violenza e dalle prevaricazioni, che spingono contro l’altro in forme aggressive, escludenti, impositive.
Oltre a queste ultime due pubblicazioni a tema biblico, sul sito dell’editore è disponibile una vetrina digitale per la Sacra Scrittura, tra cui spiccano le storiche collane sulla Parola di Dio: Impressioni bibliche, Bibbia per te, Sentieri biblici, Dabar – Logos – Parola.
La Chiesa chiede di salvaguardare le aree interne
“Nella difficile fase in cui siamo immersi è indubbio che nel Paese si stia allargando la forbice delle disuguaglianze e dei divari, mentre le differenze non riescono a diventare risorse, tanto da lasciare le società locali (ed in particolare i piccoli centri periferici) alle prese con nuove solitudini e dolorosi abbandoni. Sullo sfondo, assistiamo alla più grave eclissi partecipativa mai vissuta.
S’impone, dunque, una diversa narrazione della realtà, capace nel contempo di manifestare una chiara volontà di collaborazione e di sostegno autentico ed equilibrato, al fine di favorire le resistenze virtuose in atto nelle cosiddette Aree Interne, dove purtroppo anche il senso di comunità è messo a rischio dalle continue emergenze, dalla scarsa consapevolezza e dalla rassegnazione”: al termine del convegno, svoltosi a fine dello scorso mese a Benevento, sulle aree interne, la lettera firmata dai presuli ha invitato governo e Parlamento a non rassegnarsi allo spopolamento dei piccoli centri, ma a valorizzarne le potenzialità con politiche coraggiose e durature, sottolineando anche il ruolo della Chiesa come presidio sociale, con l’auspicio di un dialogo costruttivo per costruire speranza e coesione.
Nella lettera i vescovi hanno analizzato il Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne, sottolineando la drammatica situazione demografica: “Nel testo, vengono a un certo punto indicati alcuni obiettivi che, però, per la stragrande maggioranza delle aree interne, risultano irraggiungibili per mancanza di ‘combinazione tra attrattività verso le nuove generazioni e condizioni favorevoli alle scelte di genitorialità’…
In definitiva, un invito a mettersi al servizio di un ‘suicidio assistito’ di questi territori. Si parla, infatti, di struttura demografica ormai compromessa, ‘con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività. Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé stesse’. In sintesi, il sostegno per una morte felice”.
In questo abbandono delle Aree interne la Chiesa ha sempre ‘difeso’ chi ha deciso di restare, fornendo strumenti di sviluppo: “Come vescovi e pastori di moltissime comunità fragili e abbandonate, quindi, non possiamo e non vogliamo rassegnarci alla prospettiva adombrata dal Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne; risuonano anzi ancor più forti, dentro di noi, le parole del profeta: ‘Figlio dell’uomo, ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele’.
Non possiamo del resto non considerare come, nel corso degli anni, documenti e decreti governativi e regionali siano finiti in un ingorgo di dispositivi legislativi per lo più inapplicati, non di rado utili soltanto a consolidare la distribuzione di finanziamenti secondo logiche politico-elettorali, mettendo spesso le piccole realtà in contrasto tra loro e finendo per considerare come progetti strutturali piccoli interventi stagionali”.
Per questo i vescovi firmatari del documento hanno chiesto che si favoriscano esperienze di rigenerazione di quei luoghi attraverso le tecnologie: “Riteniamo, inoltre, che si debba ribaltare la definizione delle aree interne, passando da un’esclusiva visione quantitativa dello spazio e del tempo (in cui è ancora il concetto di lontananza centro-periferia a creare subalternità) a una narrazione che lasci emergere una visione qualitativa delle storie, della cultura e della vita di certi luoghi:
si favoriscano esperienze di rigenerazione coerenti con le originalità locali e in grado di rilanciare l’identità rispetto alla frammentazione sociale; s’incoraggi il controesodo con incentivi economici e riduzione delle imposte, soluzioni di smart working e co working, innovazione agricola, turismo sostenibile, valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, piani specifici di trasporto, recupero dei borghi abbandonati, co-housing, estensione della banda larga, servizi sanitari di comunità, telemedicina”.
Ciò significa pensare ad una nuova generazione del territorio: “In questi luoghi in cui la vita rischia di finire, essa può invece assumere una qualità superiore: guardarli con lo stesso spirito con cui ci si pone al capezzale di un morente sarebbe (oltre che segno di grave miopia politica) un torto fatto alla Nazione intera, poiché un territorio non presidiato dall’uomo è sottoposto a una pressione maggiore delle forze della natura, con il rischio per nulla ipotetico) di favorire nuovi e sempre più vasti disastri ambientali, senza contare il rischio della perdita di parte di quell’immenso patrimonio artistico-architettonico che fa dell’Italia intera un museo a cielo aperto”.
Ecco quindi il motivo per cui l’arcivescovo di Benevento, mons. Felice Accrocca, ha invitato a non rassegnarsi: “La lettera è un contributo che offriamo al Governo e al Parlamento, perché non possiamo e non dobbiamo rassegnarci a sancire la morte di una parte significativa della Nazione. Ne sortirebbe un danno per tutti. Noi crediamo che, accanto alle criticità, che pure ci sono, le Aree interne possono vantare grosse potenzialità, che devono però essere valorizzate in un progetto organico che richiede tempi anche lunghi. Una sfida che la politica deve saper cogliere se non vuole assistere al proprio fallimento. Noi siamo già presenti sul campo e siamo disponibili a offrire il nostro contributo”.
(Foto: Arcidiocesi di Benevento)
A Torino il ‘Frassati Day’
Sabato 5 giugno alle ore 12, con l’inaugurazione di ‘Verso l’Altro’, uno spazio espositivo permanente allestito nella sacrestia della ex canonica della chiesa torinese di Santa Maria di Piazza (via Santa Maria, 4), si chiude il ‘Frassati Day’: la tre giorni di celebrazioni religiose e iniziative culturali organizzate per ricordare la figura, l’opera e l’impegno umano, sociale, politico e, naturalmente, spirituale del Beato Pier Giorgio Frassati (del quale è prossima la canonizzazione, prevista nella giornata di domenica 7 settembre), nel centenario della sua morte, avvenuta il 4 luglio del 1925.
Realizzata da Mediacor (società di comunicazione che ha già curato diverse installazioni museali per il mondo ecclesiale, come il Polo Culturale ‘Cultures And Mission’ dei Missionari della Consolata a Torino, il percorso ‘Antonius’ dei Frati Minori Conventuali a Padova e il riallestimento del Museo Don Bosco a Chieri) con il sostegno della Fondazione CRT, della Conferenza Episcopale Italiana e dell’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati, l’esposizione propone un percorso emozionale e immersivo, accessibile a tutti, che racconta la vita e l’esperienza spirituale di Pier Giorgio Frassati attraverso l’uso di tecnologie multimediali avanzate, tra cui proiezioni luminose, suoni e audio evocativi con la lettura di lettere di e a Pier Giorgio, pannelli interattivi e applicazioni che guidano i visitatori in un viaggio biografico, esplorando il contesto storico nel quale Frassati ha vissuto, i luoghi significativi della sua vita: Torino, le sue periferie, le città europee da lui visitate, la campagna di Pollone e, in particolare, la montagna, simbolo della sua ricerca ‘verso l’alto’.
“Siamo molto emozionati per l’apertura di questo luogo dedicato a Pier Giorgio Frassati: la sua testimonianza, sottolinea suor Carmela Busìa, coordinatrice Pastorale dei giovani e dei ragazzi, è davvero preziosa e incoraggiante per i giovani! E’ stato capace di trovare il tempo per ogni cosa: amicizie, studio, preghiera, impegno e divertimento! In ‘Verso l’altro’ i giovani troveranno un compagno di strada, per capire come potersi dedicare agli altri e come vivere intensamente la giovinezza”.
Il progetto architettonico, sviluppato con l’obiettivo di conservare e valorizzare le caratteristiche storiche e artistiche del complesso religioso di via Santa Maria, ha previsto importanti interventi di ristrutturazione e l’adeguamento degli spazi per garantirne piena accessibilità. Il nuovo spazio espositivo, nato con l’obiettivo di far conoscere a un pubblico sempre più ampio la figura del Beato Pier Giorgio Frassati, è stato, come detto, realizzato con il sostegno della Fondazione CRT.
“Fondazione CRT è lieta di aver contribuito alla realizzazione di questa iniziativa di alto valore culturale e sociale. Pier Giorgio Frassati rappresenta una delle più luminose figure dei Santi Sociali Piemontesi: un esempio di ascolto, inclusione e accoglienza che riteniamo fondamentale trasmettere alle nuove generazioni, dichiara la presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi. La creazione di uno spazio multimediale a lui dedicato rappresenta un importante strumento educativo, capace di veicolare un messaggio dal profondo valore culturale e sociale, e non solo spirituale, attraverso linguaggi e tecnologie vicini ai giovani”.
Anche la Conferenza Episcopale Italiana e l’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati hanno sostenuto il progetto: “La figura di Frassati, sottolinea mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della Cei, affascina e continua a ispirare generazioni di giovani. Questa esposizione aiuta a conoscere e a riscoprire l’attualità del messaggio di un testimone che ha fatto dell’amore al Signore e ai fratelli più deboli e dell’impegno per una società più giusta le cifre caratteristiche della sua vita. Un giovane per i giovani, che ha ancora molto da dire, soprattutto in un tempo di disaffezione politica e di indifferenza”.
“L’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, nata dai giovani di Azione Cattolica il 7 luglio 1925, ha sin dalle origini avuto come scopo rendere attuale e presente tra i ragazzi e i giovani la figura di Frassati, con modalità che ne restituissero il suo profondo spirito di carità e di amore per la vita. Perciò, evidenzia Roberto Falciola, presidente dell’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, ha seguito con grande attenzione l’idea e lo sviluppo dello spazio multimediale permanente in Santa Maria di Piazza, che consentirà di fare conoscere Pier Giorgio a molti pellegrini da tutto il mondo, e ha deciso di partecipare alla sua realizzazione con un contributo economico”.
Nei prossimi mesi, l’antico complesso della Chiesa di Santa Maria di Piazza sarà oggetto di altri lavori di ristrutturazione per la Cappella dei Minusieri, dove è previsto che prenda vita uno spazio narrativo e conoscitivo dedicato a tutti i Santi torinesi. Il progetto ha ricevuto anche piccole donazioni di singoli e di associazioni legate a Pier Giorgio Frassati attraverso il portale For Funding di Banca Intesa (https://www.forfunding.intesasanpaolo.com/DonationPlatform-ISP/nav/progetto/museo-Frassati).
L’esposizione “Verso l’altro” è stata progettata dalla società Mediacor che, in particolare, ha curato sia la ristrutturazione con il coordinamento dell’architetta Gabriella Loi, sia l’esperienza museale con il coinvolgimento della scrittrice Anna Peiretti, del regista Luca Olivieri e il supporto di Roberto Falciola, vice-postulatore della causa di canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e di Marta Margotti, docente di Storia contemporanea all’Università di Torino.
“Le scelte per ideare e poi realizzare questo spazio espositivo multimediale, spiega Paolo Pellegrini, amministratore delegato di Mediacor, sono partite da alcuni punti fermi: allestire un luogo dove consentire ai torinesi di conoscere questo significativo personaggio del Novecento, poi mettere questo spazio a disposizione anche dei numerosi pellegrini che arrivano da tutto il mondo con sistemi e modalità di racconto efficaci tanto per un pubblico nazionale quanto internazionale e ancora, terzo caposaldo del progetto, allestire uno spazio in cui la narrazione fosse davvero contemporanea e coinvolgente e, infine, prestare massima attenzione all’accessibilità, alla fruibilità per tutti, a livello fisico, sensoriale e cognitivo”.
All’inaugurazione di sabato 5 luglio, alle ore 12, saranno presenti l’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole, il sindaco della Città di Torino, Stefano Lo Russo, la vice presidente della Fondazione CRT, Paola Casagrande, il presidente della Compagnia di San Paolo, Marco Gilli e Roberto Falciola, presidente dell’opera diocesana Pier Giorgio Frassati. Interverranno inoltre Paolo Pellegrini, ad di Mediacor, suor Carmela Busìa, delegata dall’arcivescovo per il Comitato diocesano per il centenario di Pier Giorgio Frassati e don Luca Bertarelli, parroco di Pollone. Dal pomeriggio di sabato 5 luglio le visite sono aperte al pubblico (previa iscrizione sul sito www.versolaltro.it) e nelle settimane successive, scrivendo a prenotazioni@versolaltro.it.
Mentre oggi il programma del ‘Frassati Day’ prevede alle ore 10.00, nella Cattedrale di San Giovanni Battista, un momento di preghiera guidato dal vescovo ausiliare della diocesi torinese, mons. Alessandro Giraudo, e, un’ora dopo, la partenza (proprio dalla Cattedrale) del ‘Frassatour’: un percorso di visita in centro città ai luoghi del Beato Pier Giorgio, un’iniziativa dedicata ai giovani che partecipano alle attività estive organizzate negli oratori, un modo per presentare Frassati a misura di ragazzo.
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A Torino il ‘Frassati Day’
Sabato 5 giugno alle ore 12, con l’inaugurazione di ‘Verso l’Altro’, uno spazio espositivo permanente allestito nella sacrestia della ex canonica della chiesa torinese di Santa Maria di Piazza (via Santa Maria, 4), si chiude il ‘Frassati Day’: la tre giorni di celebrazioni religiose e iniziative culturali organizzate per ricordare la figura, l’opera e l’impegno umano, sociale, politico e, naturalmente, spirituale del Beato Pier Giorgio Frassati (del quale è prossima la canonizzazione, prevista nella giornata di domenica 7 settembre), nel centenario della sua morte, avvenuta il 4 luglio del 1925.
Realizzata da Mediacor (società di comunicazione che ha già curato diverse installazioni museali per il mondo ecclesiale, come il Polo Culturale ‘Cultures And Mission’ dei Missionari della Consolata a Torino, il percorso ‘Antonius’ dei Frati Minori Conventuali a Padova e il riallestimento del Museo Don Bosco a Chieri) con il sostegno della Fondazione CRT, della Conferenza Episcopale Italiana e dell’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati, l’esposizione propone un percorso emozionale e immersivo, accessibile a tutti, che racconta la vita e l’esperienza spirituale di Pier Giorgio Frassati attraverso l’uso di tecnologie multimediali avanzate, tra cui proiezioni luminose, suoni e audio evocativi con la lettura di lettere di e a Pier Giorgio, pannelli interattivi e applicazioni che guidano i visitatori in un viaggio biografico, esplorando il contesto storico nel quale Frassati ha vissuto, i luoghi significativi della sua vita: Torino, le sue periferie, le città europee da lui visitate, la campagna di Pollone e, in particolare, la montagna, simbolo della sua ricerca ‘verso l’alto’.
“Siamo molto emozionati per l’apertura di questo luogo dedicato a Pier Giorgio Frassati: la sua testimonianza, sottolinea suor Carmela Busìa, coordinatrice Pastorale dei giovani e dei ragazzi, è davvero preziosa e incoraggiante per i giovani! E’ stato capace di trovare il tempo per ogni cosa: amicizie, studio, preghiera, impegno e divertimento! In ‘Verso l’altro’ i giovani troveranno un compagno di strada, per capire come potersi dedicare agli altri e come vivere intensamente la giovinezza”.
Il progetto architettonico, sviluppato con l’obiettivo di conservare e valorizzare le caratteristiche storiche e artistiche del complesso religioso di via Santa Maria, ha previsto importanti interventi di ristrutturazione e l’adeguamento degli spazi per garantirne piena accessibilità. Il nuovo spazio espositivo, nato con l’obiettivo di far conoscere a un pubblico sempre più ampio la figura del Beato Pier Giorgio Frassati, è stato, come detto, realizzato con il sostegno della Fondazione CRT.
“Fondazione CRT è lieta di aver contribuito alla realizzazione di questa iniziativa di alto valore culturale e sociale. Pier Giorgio Frassati rappresenta una delle più luminose figure dei Santi Sociali Piemontesi: un esempio di ascolto, inclusione e accoglienza che riteniamo fondamentale trasmettere alle nuove generazioni, dichiara la presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi. La creazione di uno spazio multimediale a lui dedicato rappresenta un importante strumento educativo, capace di veicolare un messaggio dal profondo valore culturale e sociale, e non solo spirituale, attraverso linguaggi e tecnologie vicini ai giovani”.
Anche la Conferenza Episcopale Italiana e l’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati hanno sostenuto il progetto: “La figura di Frassati, sottolinea mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della Cei, affascina e continua a ispirare generazioni di giovani. Questa esposizione aiuta a conoscere e a riscoprire l’attualità del messaggio di un testimone che ha fatto dell’amore al Signore e ai fratelli più deboli e dell’impegno per una società più giusta le cifre caratteristiche della sua vita. Un giovane per i giovani, che ha ancora molto da dire, soprattutto in un tempo di disaffezione politica e di indifferenza”.
“L’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, nata dai giovani di Azione Cattolica il 7 luglio 1925, ha sin dalle origini avuto come scopo rendere attuale e presente tra i ragazzi e i giovani la figura di Frassati, con modalità che ne restituissero il suo profondo spirito di carità e di amore per la vita. Perciò, evidenzia Roberto Falciola, presidente dell’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, ha seguito con grande attenzione l’idea e lo sviluppo dello spazio multimediale permanente in Santa Maria di Piazza, che consentirà di fare conoscere Pier Giorgio a molti pellegrini da tutto il mondo, e ha deciso di partecipare alla sua realizzazione con un contributo economico”.
Nei prossimi mesi, l’antico complesso della Chiesa di Santa Maria di Piazza sarà oggetto di altri lavori di ristrutturazione per la Cappella dei Minusieri, dove è previsto che prenda vita uno spazio narrativo e conoscitivo dedicato a tutti i Santi torinesi. Il progetto ha ricevuto anche piccole donazioni di singoli e di associazioni legate a Pier Giorgio Frassati attraverso il portale For Funding di Banca Intesa (https://www.forfunding.intesasanpaolo.com/DonationPlatform-ISP/nav/progetto/museo-Frassati).
L’esposizione “Verso l’altro” è stata progettata dalla società Mediacor che, in particolare, ha curato sia la ristrutturazione con il coordinamento dell’architetta Gabriella Loi, sia l’esperienza museale con il coinvolgimento della scrittrice Anna Peiretti, del regista Luca Olivieri e il supporto di Roberto Falciola, vice-postulatore della causa di canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e di Marta Margotti, docente di Storia contemporanea all’Università di Torino.
“Le scelte per ideare e poi realizzare questo spazio espositivo multimediale, spiega Paolo Pellegrini, amministratore delegato di Mediacor, sono partite da alcuni punti fermi: allestire un luogo dove consentire ai torinesi di conoscere questo significativo personaggio del Novecento, poi mettere questo spazio a disposizione anche dei numerosi pellegrini che arrivano da tutto il mondo con sistemi e modalità di racconto efficaci tanto per un pubblico nazionale quanto internazionale e ancora, terzo caposaldo del progetto, allestire uno spazio in cui la narrazione fosse davvero contemporanea e coinvolgente e, infine, prestare massima attenzione all’accessibilità, alla fruibilità per tutti, a livello fisico, sensoriale e cognitivo”.
All’inaugurazione di sabato 5 luglio, alle ore 12, saranno presenti l’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole, il sindaco della Città di Torino, Stefano Lo Russo, la vice presidente della Fondazione CRT, Paola Casagrande, il presidente della Compagnia di San Paolo, Marco Gilli e Roberto Falciola, presidente dell’opera diocesana Pier Giorgio Frassati. Interverranno inoltre Paolo Pellegrini, ad di Mediacor, suor Carmela Busìa, delegata dall’arcivescovo per il Comitato diocesano per il centenario di Pier Giorgio Frassati e don Luca Bertarelli, parroco di Pollone. Dal pomeriggio di sabato 5 luglio le visite sono aperte al pubblico (previa iscrizione sul sito www.versolaltro.it) e nelle settimane successive, scrivendo a prenotazioni@versolaltro.it.
Mentre oggi il programma del ‘Frassati Day’ prevede alle ore 10.00, nella Cattedrale di San Giovanni Battista, un momento di preghiera guidato dal vescovo ausiliare della diocesi torinese, mons. Alessandro Giraudo, e, un’ora dopo, la partenza (proprio dalla Cattedrale) del ‘Frassatour’: un percorso di visita in centro città ai luoghi del Beato Pier Giorgio, un’iniziativa dedicata ai giovani che partecipano alle attività estive organizzate negli oratori, un modo per presentare Frassati a misura di ragazzo.
In serata la Cattedrale del capoluogo piemontese ospiterà, alle ore 20.00, lo spettacolo per ‘voci e parole su Pier Giorgio Frassati’ ed alle ore 21.00, la Messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole.
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In serata la Cattedrale del capoluogo piemontese ospiterà, alle ore 20.00, lo spettacolo per ‘voci e parole su Pier Giorgio Frassati’ ed alle ore 21.00, la Messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole.
Mons. Pompili: imparare l’arte del dialogo
“Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti, ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. Pietro sta descrivendo la personalità di chi ha una responsabilità verso gli altri e declina tre qualità indispensabili”: ha preso sviluppo dalla lettera dell’apostolo Pietro il discorso di mons. Domenico Pompili alla città in occasione della festa del patrono san Zeno, vissuto nel secolo IV, patrono di Verona e della comunità diocesana.
Nella basilica a lui dedicata il vescovo ha evidenziato i rischi da evitare nella comunicazione politica: “La prima è la libertà e non la costrizione; la seconda è il disinteresse e non il perseguimento di propri interessi; la terza è l’esemplarità e non lo strapotere. Tutto questo si riverbera nel modo di comunicare. A tal proposito mi sembra che due siano ai nostri giorni i rischi da evitare nella comunicazione politica.
Il primo è l’ipocrisia di chi nasconde le sue vere intenzioni, esasperando o sottostimando la realtà. Ad esempio, quando si dà una lettura allarmistica dell’immigrazione piuttosto che interpretarla in modo rigoroso. Oppure quando si sottostima il tema della salute o della cultura. L’altro rischio è la polarizzazione del discorso politico che giunge fino al discredito, all’insinuazione, alla calunnia dell’altro”.
Ed ha diviso la comunicazione autentica da quella non autentica in quanto rileva la ‘qualità’ di una comunità civile: “Comunque la si pensi, ciò che è decisivo è comprendere che la comunicazione decide della qualità di una comunità. Una comunicazione autentica genera coesione. Per contro, una comunicazione inautentica produce caos”.
Lo diceva Dietrich Bonoheffer che ‘occorre saggezza nel dire il vero’: “Le ‘narrazioni’, infatti, non si limitano mai a trasmettere informazioni, ma danno sempre forma ad una comunità… si richiede una “etica del discorso” contro le mistificazioni ideologiche e le condizioni sociali oppressive. Una comunicazione etica non finge di essere neutra: dichiara il proprio punto prospettico; custodisce le differenze, senza ipocrisie; sostiene un conflitto giusto, riportandolo al bene della comunità; è fatta di dialogo e l’esito di un dialogo è sempre imprevisto, prevede una corrispondenza soggettiva tra i pensieri, le parole e le emozioni; stimola e accetta la capacità critica; conosce l’importanza del non detto e dell’indicibile”.
Questa è la sfida decisiva: “Portare avanti una comunicazione autentica, nel pubblico come nel privato, è questione decisiva. Oggi una delle sfide più importanti è quella di promuovere una comunicazione capace di farci uscire dalla ‘torre di Babele’ in cui talvolta ci troviamo, dalla confusione di linguaggi senza amore, spesso ideologici o faziosi”.
Infatti comunicare è trasmettere cultura, come ha detto papa Leone XIV: “La comunicazione, infatti, non è solo trasmissione di informazioni, ma è creazione di una cultura, di ambienti umani e digitali che diventino spazi di dialogo e di confronto. Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio; purifichiamola dall’aggressività, come invita a fare papa Leone XIV, che colpisce il mondo per il suo tratto nitido e discreto”.
Quindi è necessaria una comunicazione capace di ascolto: “Non serve una comunicazione fragorosa, muscolare, ma piuttosto una comunicazione capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce. Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra. San Zeno, il cui eloquio, stando ai suoi scritti, è stato chiaro e delicato, aiuti Verona a reimparare l’arte del dialogo con tutti e su tutto”.
Ed il discorso sulla libertà era stato sviluppato, qualche giorno prima alla commemorazione della scuola cattolica di Castelletto a 75 anni dalla fondazione: “Quante volte abbiamo visto studenti paralizzati davanti alla libertà di scelta? Il ‘peso della libertà’ è reale e dobbiamo preparare i nostri ragazzi ad affrontarlo. La dimensione esistenziale dell’essere umano è quella dell’aut-aut: siamo continuamente chiamati a fare scelte, e ogni scelta esclude altre possibilità.
Educare alla libertà significa anche educare a questa responsabilità. In questo, il messaggio evangelico ci offre una prospettiva preziosa: la libertà autentica non è assenza di legami, ma capacità di far fiorire relazioni feconde, in cui ciascuna vita può essere pienamente sé stessa”.
E’ stato un invito agli educatori ad essere accompagnatori: “Il nostro ruolo: accompagnare senza dominare. Natalia Ginzburg ci offre una risposta illuminante sul nostro ruolo di educatori: dobbiamo essere importanti per coloro che ci sono affidati come studenti e studentesse, ‘e tuttavia non troppo importanti’. E’ un equilibrio delicato: essere presenti senza dominare, offrire una guida senza imporre una direzione, testimoniare che il male è attraversabile ma non pretendere imitazione. La libertà dei nostri giovani non è un nostro prodotto, ma un processo che possiamo solo accompagnare e facilitare”.
E li ha paragonati ad essere ‘giardinieri’: “Come educatori, siamo più simili a dei giardinieri che a dei costruttori: possiamo creare le condizioni favorevoli, ma è la pianta stessa che deve crescere secondo la propria natura… Educare alla libertà e alla speranza implica sempre un rischio. E’ più facile trasmettere certezze che insegnare a navigare nell’incertezza. E’ più comodo imporre regole che aiutare a scoprire principi. E’ più rassicurante controllare che lasciar andare”.
In questo consiste l’educazione alla libertà: “Ma se vogliamo davvero essere educatori autentici, dobbiamo avere il coraggio di affrontare questo rischio. I nostri studenti, come le barche, non sono fatti per restare in porto, ma per navigare in mare aperto. La nostra missione come educatori ispirati al Vangelo è testimoniare che un altro mondo è possibile, anche quando tutto sembra spingere alla rassegnazione. Come nella storia di Nicodemo, tutto può sempre accadere, anche quando il buio della notte sembra inghiottire ogni speranza.
Con la nostra passione educativa ispirata al Vangelo come verità liberante, possiamo offrire ai nostri studenti non un porto sicuro, ma la bussola, le stelle e, soprattutto, il coraggio per intraprendere il viaggio della libertà e della speranza. Un viaggio che, come per ogni gabbiano che si rispetti, non può che essere singolare e inconfondibile”.
(Foto: diocesi di Verona)
A Tolentino un convegno su francescani e Marco Polo: appunti di viaggio
“In occasione del convegno di studi sulle figure di fra Tommaso da Tolentino e di padre Matteo Ricci, come pure di Marco Polo nei suoi rapporti con i francescani il Sommo Pontefice è lieto di rivolgere il cordiale saluto, esprimendo apprezzamento per l’iniziativa volta ad approfondire l’opera missionaria e l’attività culturale di così illustri personaggi, amici e benefattori dell’Oriente, Sua Santità auspica che il ricordo di questi protagonisti del loro tempo, attenti ai mutamenti sociali e impegnati nel tessere rapporti tra la civiltà europea e quella asiatica riaffermi l’importanza del dialogo tra popolazioni, tradizioni e religioni diverse nel rispetto reciproco, per costruire ponti fra tutti gli uomini, così che ognuno possa trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma un fratello da accogliere e da abbracciare. Con tali sentimenti il Santo Padre augura ogni buon esito ai lavori congressuali ed invia agli organizzatori, ai relatori ed ai presenti tutti la benedizione apostolica”.
Con questo messaggio augurale del segretario di stato vaticano, card. Pietro Parolin, a nome di papa Francesco, nei giorni 18 e 19 ottobre, in occasione del Centenario per i 700 anni della morte di Marco Polo, con la partecipazione dell’Università ‘Ca’ Foscari’ di Venezia, della Pontificia Università ‘Antonianum’ di Roma, del ‘Kyrgyz-Russian Slavic University’ della Repubblica del Kyrghyzstan e dell’Università di Macerata, del ‘Comitato nazionale per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Marco Polo’, della Provincia Picena ‘San Giacomo della Marca dei Frati Minori’, della Città di Venezia, della Regione Marche, del Comune di Tolentino e della diocesi di Macerata, a Tolentino, nelle Marche si è svolto il convegno di studi internazionali, ‘Appunti di viaggio: Marco Polo ed i Francescani in Oriente’, organizzato dal ‘Comitato per le celebrazioni in memoria del beato Tommaso da Tolentino’ e da ‘BAP – Biblioteca Archivio Pinacoteca’ (Biblioteca storico-francescana e picena ‘S. Giacomo della Marca’), con il sostegno del dal Sermit odv (Servizio missionario Tolentino), che sostiene i missionari in Brasile, in India ed in Burundi, dell’ASSM (Azienda Specializzata Settore Multiservizi) e delle ‘Terme Santa Lucia’ di Tolentino, a cui hanno partecipato i professori Antonio Montefusco, Eugenio Burgio, Raissa de Gruttola, Samuela Simion, Giuseppe Mascherpa, Pier Giorgio Borbone, Maela Carletti, Nadezhda Romanovna Khan, Lorenzo Turchi, Alessio Mecella e Carlo Vurachi.
Al messaggio papale è seguito il video saluto del prefetto apostolico di Ulaanbaatar, in Mongolia, card. Giorgio Marengo, che ha ringraziato gli organizzatori del convegno: “Ho la grazia di trovarmi in queste terre raggiunte in antichità dal grande movimento evangelizzatore degli Ordini mendicanti, soprattutto i francescani. Per me è un onore rappresentare l’ultimo ‘anello’ di una catena di missione, di scambio culturale e di ponte tra culture, che ha visto certamente l’ordine francescano in prima linea,in particolare fra Giovanni di Pian del Carpine, che per noi in Mongolia è una figura molto conosciuta dai nostri fedeli cattolici.
E’ stata provvidenziale la visita del Santo Padre, accogliendo l’invito del presidente: erano trascorsi 777 anni dall’arrivo di fra Giovanni alla corte degli imperatori mongoli; quindi questa storia di contatti con l’Occidente, favorita dai francescani della ‘prima generazione’, ha potuto conoscere un momento di particolare intensità proprio in occasione della visita del Santo Padre. Fra Giovanni del Pian del Carpine e fra Guglielmo di Rubruck hanno contribuito in modo decisivo a far conoscere il mondo il mondo mongolo in Occidente attraverso i loro appunti di viaggio e con la storia vissuta, che hanno potuto testimoniare”.
Ed ha ricordato la presenza della Chiesa oggi in Mongolia, in ricerca delle proprie radici: “La Chiesa è configurata come una prefettura apostolica e conta un esiguo numero di fedeli, tutti locali, che in questi 32 anni, da quando sono state siglate le relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Mongolia, hanno scelto di aderire alla fede cattolica.
Questa piccola comunità è molto interessata a scoprire le proprie radici: il cristianesimo, nella forma nestoriana, era ben conosciuto in questa parte di mondo (i diari di fra Giovanni e di fra Guglielmo lo testimoniano); e ci fu un altro grande francescano, che lasciò un segno della storia della Chiesa in questa parte di mondo: fra Giovanni da Montecorvino, perché fu proprio nella Cina di Kubilai Khan, che il primo vescovo di Pechino prese a cuore la componente mongola dell’Impero, che allora era consistente.
Quindi ricordiamo fra Giovanni da Montecorvino per il suo contributo alla traduzione della Bibbia in lingua mongola. Oggi collaboriamo con la Società biblica mongola, che è un’istituzione evangelica per la traduzione e la diffusione del testo biblico nelle lingue locali. Con la Società biblica mongola stiamo avviando una collaborazione, che ci porterà in pochi anni alla traduzione dei libri deuterocanonici, in modo che potremo avere in breve tempo la pienezza del testo biblico secondo il canone cattolico”.
Il convegno internazionale è stato anticipato, venerdì 18 ottobre, da un incontro con il direttore dell’Agenzia Fides, Gianni Valente, che ha raccontato il Primum Concilium Sinense, svoltosi a Shanghai nel 1924, inframmezzato da brani musicali del tenore fra Alessandro Giacomo Brustenghi, ed i saluti del vescovo della diocesi di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, del custode del Sacro Convento di Assisi, fra Marco Moroni, ed il provinciale dei Frati Minori delle Marche, fra Simone Giampieri.
Iniziando l’incontro il direttore dell’Agenzia Fides ha raccontato la storia del Primum Concilium Sinense: “A Shanghai, il 15 maggio 1924: nella cattedrale di sant’Ignazio di Loyola su mandato del Vescovo di Roma si riuniscono vescovi, vicari generali, religiosi e sacerdoti, nati per lo più in Paesi lontani e arrivati in terra cinese come missionari.
Si riuniscono con il mandato di rilanciare la missione della Chiesa in terra cinese, per favorire e accompagnare il fiorire di una Chiesa autoctona, con Vescovi e sacerdoti cinesi a cui affidare la guida delle comunità locali. Questa è la loro missione. Ma tra i 42 vescovi presenti, che guidano le comunità cattoliche in Cina, nessuno è cinese. Sono francesi, italiani, statunitensi, olandesi e di altre nazioni occidentali”.
Però tra la Cina e la Chiesa, nei secoli, è sempre esistito un ‘filo rosso’: “Mi sembra di poter dire che il filo rosso degli incontri positivi tra Cina e cristianesimo, unisce le esperienze dell’Antica Chiesa d’Oriente, dei viaggiatori francescani e poi dei gesuiti. Quel filo rosso più volte interrotto, si è sempre riannodato. Poteva essersi spezzato per sempre dopo il passaggio del colonialismo. Il cristianesimo poteva essere per sempre bollato in Cina come manifestazione religiosa di civiltà ostili. Invece questo filo rosso intermittente, che coinvolge anche i viaggiatori francescani del Trecento, è tornato a riannodarsi anche grazie al Concilio di Shanghai”.
Nel giorno successivo il convegno storico è stato aperto dal prof. Antonio Montefusco, docente all’Università francese della Lorena, che ha raccontato i viaggi di Guglielmo di Rubruk e di Odorico da Pordenone: “Il libro di Marco Polo possiede una componente che permette di porlo accanto alla fascinosa letteratura di viaggio che era un tratto distintivo dell’impegno di scrittura dei missionari francescani.
Pur dando un impatto potente sulla cartografia e sulle programmazioni geografiche, esso ha tratti comuni con gli scritti dei missionari francescani del sec. XIII, quando l’azione missionaria dei Francescani nello spazio mongolico si è dimostrata molto ampia. Hanno avuto notevole diffusione la Historia Mongalorum, redatta negli anni 1245-47, dall’arcivescovo umbro Giovanni da Pian del Carpine (1182-1252) e l’Itinerarium del francescano fiammingo Guglielmo di Rubruck (1220-93). Vanno menzionati i beati francescani Tommaso da Tolentino (1260-1321) e Odorico da Pordenone (1286-1331), Giovanni da Montecorvino (1247-1328), arcivescovo di Pechino dal 1307 alla morte, avvenuta nel 1328, Giovanni de’ Marignolli (ca. 1290-1359).
Il viaggio di Guglielmo di Rubruck ha inizio nel 1253. Per due anni il frate fiammingo percorre i territori dell’Asia Centrale, attraversa la regione del Volga e raggiunge Qara Qorum, la centrale del potere mongolo del khan Sartaq. Sulla via del ritorno il monaco si ferma in Terrasanta dove, nel 1255, scrive l’Itinerarium: un resoconto ufficiale del viaggio in forma di lettera che possiede indubbie qualità narrative”.
Anche la narrazione di Odorico da Pordenone descrive il viaggio in Oriente con molta dovizia di particolari: “Odorico da Pordenone, al ritorno dal suo viaggio in Oriente, iniziato nel 1318 con la compagnia di fra’ Giacomo d’Irlanda, e completato con la permanenza a Pechino, avvenuta attorno agli anni 1323-26, ebbe modo di dettare a Padova, nel 1330, al confratello Guglielmo da Solagna, la ‘Relatio de mirabilibus orientalium Tatarorum’. Questo racconto, pur restato a lungo in forma manoscritta, fu tradotto in varie lingue vernacolari e divenne una delle più importanti fonti medievali per la conoscenza dell’Estremo Oriente”.
Un punto di vista interessante, emerso nel convegno, riguardante il dialogo interreligioso è stato offerto dalla prof.ssa Nadezhda Romanovna Khan, docente al ‘Kyrgyz-Russian Slavic University’ della Repubblica del Kyrghyzstan, che ha spiegato la sua presenza nel convegno sui francescani in Oriente: “Sono stata invitata come ospite speciale per questo convegno di studi, presentando la mia relazione su un progetto del dialogo interreligioso. In precedenza p. Lorenzo Turchi ed il prof. Piergiorgio Borbone sono stati ospitati dalla mia Università ed ora sono venuta io in questa bel teatro ‘Vaccaj’ per una conferenza. Il Kyrghyzstan è uno Stato dell’Asia centrale, che è stato anche una tappa del viaggio di Marco Polo”.
In quale modo la conoscenza può trasformarsi in un dialogo interculturale?
“Il primo passo di un dialogo è la conoscenza, che si basa sullo studio e sull’educazione. Senza la conoscenza non può esserci alcun dialogo. Io studio il fattore degli estremismi ed è lampante la corrispondenza tra conoscenza e dialogo: senza conoscenza non esiste dialogo”.
Al termine a tutti i relatori è stata donata dal dott. Antonio Mercuri un’incisione raffigurante frate Tommaso da Tolentino, realizzata dall’artista Ferdinando Piras.
(Tratto da Aci Stampa)
Meeting 2024, la pace anche in Terra Santa passa attraverso la famiglia ed il perdono
All’udienza generale di mercoledì 27 marzo papa Francesco aveva ricordato la storia di Bassam Aramin e Rami Elhanan, uno israeliano ed uno arabo, a cui, anni fa, sono state uccise le figlie di 10 anni (Abir nel 2007) e di 13 anni (Smadar nel 1997); però dopo questa tragedia si sono uniti e portano avanti un percorso di riconciliazione nell’associazione ‘Parents Circle Families Forum’, organizzazione ‘di base’ di famiglie palestinesi e israeliane che hanno perso i propri familiari a causa del conflitto in Terra Santa e che sono animati dal desiderio di una pace duratura. La loro storia è raccontata interamente nel libro pluripremiato dello scrittore irlandese Colum McCann, dal titolo ‘Apeirogon’, che prende il nome da un poligono dal numero infinito di lati.
Nel video proiettato al Meeting dell’Amicizia tra i popoli, in corso a Rimini, papa Francesco aveva esortato i fedeli a riflettere sulla storia di questi due papà e a guardarla come faro in questi tempi feriti della storia, esprimendo al contempo la sua personale gratitudine: “Loro non guardano all’inimicizia della guerra, ma l’amicizia di due uomini che si vogliono bene e che sono passati per la stessa crocifissione”. Terminato il video i protagonisti dell’incontro ‘Una speranza per tutti’ l’applauso delle 10.000 persone è scattato spontaneo per Rami Elhanan, israeliano, padre di Smadar, per Bassam Aramin, palestinese, padre di Abir, e per Colum McCann, autore del romanzo ‘Apeirogon’, che narra la storia dei due padri.
Smadar Elhanan (1983-1997), figlia tredicenne di Rami, fu vittima di un attacco terroristico suicida palestinese in un locale di Ben Jeuda Street, nel centro di Gerusalemme, dove rimasero uccise altre 7 persone e venti rimasero ferite: “Mia figlia era piena di gioia ed energia, nuotava, ballava e suonava il piano e tutti la chiamavano principessa”.
La figlia di Bassam, Abir Aramin (1997-2007), fu colpita alla nuca all’uscita di scuola da un proiettile di gomma, sparato non incidentalmente da una pattuglia di soldati israeliani. Morì il 16 gennaio nello stesso ospedale dove era nata (e dove tredici anni prima era nata Smadar), assistita fino all’ultimo da una equipe di disperati medici. Bassan e la famiglia vivevano ad Anata: una città palestinese nella Cisgiordania sotto l’occupazione israeliana e rinchiuso nella prigione di Hebron per 7 anni. Una volta uscito dalla prigione era stato tra i fondatori del movimento ‘Combattenti per la pace’. Incontrò per la prima volta l’israeliano Rami telefonandogli perché aveva bisogno di unirsi ai genitori di ‘Parents Circle’, di cui Rami faceva parte.
Il ‘Parents Circle-Families Forum’ (PCFF) è un’organizzazione no-profit di famiglie palestinesi e israeliane che hanno perso i propri familiari a causa del conflitto, fondato nel 1995 dall’israeliano Yitzhak Frankenthal, dopo che, nel luglio 1994, suo figlio diciannovenne Arik, mentre era soldato, venne rapito e ammazzato da militanti di Hamas. Il PCFF, con due uffici (uno in Israele e uno a Beit Jala) opera secondo il principio che un processo di riconciliazione è un prerequisito per raggiungere una pace duratura.
Rami Elhanan ha raccontato la sua storia, affermando che era vittima dell’educazione israeliana, ma quando conobbe Aramin si accorse che anche i palestinesi erano esseri umani ed è possibile vivere civilmente attraverso il dialogo ed in ogni goccia di sangue versato pulsa il mondo: “Se odi il tuo nemico non fai altro che uccidere te stesso. Quando lo scopri il tuo nemico diventa come te ed è è il primo passo per cercare di capire chi è il tuo nemico e cerchi sempre un modo più efficace per conoscerlo. Quando capisci e credi che alla fine devi sederti e parlare insieme mi sono chiesto il motivo per cui devo aspettare ed ho detto che era ora di sedersi e di parlare adesso insieme prima di continuare ad ucciderci”.
Mentre Bassam Aramin ha sottolineato che non è facile essere palestinese ed ha auspicato la fine dell’occupazione della Cisgiordania: “Non è facile essere palestinese. Non è facile scoprirci e conoscerci. Siamo esseri umani, cioè qualche volta ci si nasconde agli altri, ma conoscendo l’altro si vede qualcosa di molto diverso. Ho conosciuto l’altra parte, quando ho visto un film sull’Olocausto. Ero in prigione e, guardando quel film, volevo divertirmi, perché per me era una sorta di vendetta, perché volevo vedere gli altri torturati od uccisi. Eppoi ho iniziato a piangere, perché erano uccisi milioni di persone innocenti. Per me era una cosa troppo grande, perché non mi aspettavo di vedere queste atrocità. Dopo 25 anni questo film mi ha spinto a conseguire una laurea con il tema sull’Olocausto”.
Invece l’autore Colum Mc Cann ha sottolineato ch la narrazione di storie salva il mondo, in quanto il cambiamento è possibile solo se ci crede: in questo modo la luce riesce a sconfiggere il buio: “Il tempo passato in Irlanda del Nord, tra Dublino e Derry, dove sono nato e cresciuto, è stato cruciale per me. Il processo di pace irlandese mi ha fornito una comprensione più profonda delle dinamiche in Medio Oriente. Questi incontri hanno il potenziale per riformulare le strategie di pace esistenti e creare opportunità per una risoluzione duratura”.
Al termine dell’incontro è stato ‘tributato’ un lungo applauso alle madri, ricordando il loro dolore nel vedere morire i propri figli, con l’invito ai presenti a non restare in silenzio attraverso un proverbio: “Se si parla si muore; se si rimane in silenzio si muore. Parla e muori”. Proprio per questo la Fondazione del Meeting per l’Amicizia tra i popoli ha deciso, su richiesta del card. Pizzaballa, una parte delle offerte per sostenere l’organizzazione degli eventi riminesi alle necessità della Terra Santa.
Ma c’è un’altra storia raccontata nei giorni precedenti da Mishy Harman, fondatore, direttore e voce di Israel Story, il podcast più famoso d’Israele, e da Federica Sasso, giornalista, operatrice Rossing Center for Education and Dialogue; lui ebreo e lei cattolica; entrambi marito e moglie, che hanno raccontato la loro vita familiare e lavorativa a Gerusalemme dopo gli eventi del 7 ottobre scorso: “Fondamentale è continuare a parlarsi ed ad ascoltarsi, cercando di sentire la sofferenza dell’altro”.
Però il Meeting dell’Amicizia tra i popoli non ha dimenticato la guerra in Ucraina con un collegamento da Kiev con il Nunzio apostolico a Kiev, mons. Visvaldas Kulbokas, durante l’incontro ‘Se vuoi la pace, prepara la pace’: “Sostenere la società civile in Ucraina, rafforzarla. E poi spiegare cosa è pace. Di fronte alle emergenze le istituzioni hanno capacità limitate, ma le persone sono più in grado di reagire in modo adeguato, rispetto alle istituzioni. Le persone non rimangono intrappolate nelle procedure, nelle regole”, a cui hanno partecipato Oleksandra Matvijcuk, avvocata ucraina e premio Nobel per la Pace 2022, Angelo Moretti, portavoce del Movimento europeo di azione nonviolenta-Mean (nella foto di apertura), Lali Liparteliani ed Anastasia Zolotova, direttrici della Ong ucraina ‘Emmaus’.
Lali Liparteliani ha condiviso la sua esperienza personale di fuga dalla guerra con i suoi figli, descrivendo il dolore e la perdita che accompagnano la condizione di profughi: “L’esperienza di essere profughi è un dolore costante, un allontanamento da tutto ciò che si conosce e si ama”.
(Tratto da Aci Stampa)
Carta di Roma: per i media i migranti sono ombre
“Leggevo il tweet del giornalista Pape Diaw. Diceva che dopo quaranta anni che sei italiano, è deprimente essere chiamati ancora in televisione, ad interpretare una parte, un ruolo, quello dello straniero. Non so bene come ci si senta, per due ragioni: la prima è che io non rientro nella casistica degli ‘stranieri’ e la seconda è che la televisione la frequento per lavoro, sì, ma non per interpretare ruoli…
Papa Francesco invita a conoscere la propria vita
Salutando i gruppi di pellegrini durante l’udienza generale in piazza san Pietro papa Francesco ha rivolto il pensiero alla Nigeria, colpita dalle alluvioni: “Penso alle violente piogge che hanno colpito in questi giorni il loro Paese, provocando inondazioni, causando tanti morti, numerosi dispersi e ingenti danni. Preghiamo per quanti hanno perso la vita e per tutte le persone provate da così devastante calamità. Non manchi a questi nostri fratelli e sorelle la nostra solidarietà e il sostegno della Comunità internazionale”. E non è mancata una preghiera per l’Ucraina: “Torniamo con il pensiero alla martoriata Ucraina e preghiamo per le cose brutte che stanno succedendo: le torture, le morti, le distruzioni”.
Marco Dotti è il nuovo direttore editoriale di EMI
Il nuovo direttore editoriale di EMI, Editrice Missionaria Italiana, sarà Marco Dotti, 49 anni, docente di Professioni dell’Editoria presso l’Università di Pavia è stato per oltre 10i anni ‘firma’ del mensile Vita non profit occupandosi in particolare di cooperazione e cultura. Già socio laico di EMI, entra con la nomina odierna anche nel Consiglio di Amministrazione della Casa Editrice.





























