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Papa Francesco: Gesù Bambino ci dia speranza
Nella benedizione natalizia ‘Urbi et Orbi’ papa Francesco ha rivolto gli auguri affacciandosi alla finestra, dopo due anni in cui l’ha impartita dalla basilica con un invito alla pace con una panoramica della situazione nel mondo, perché la nascita di Gesù dà senso al mondo:
“La Parola di Dio, che ha creato il mondo e dà senso alla storia e al cammino dell’uomo, si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi. E’ apparsa come un sussurro, come il mormorio di una brezza leggera, per colmare di stupore il cuore di ogni uomo e donna che si apre al mistero.
Il Verbo si è fatto carne per dialogare con noi. Dio non vuole fare un monologo, ma un dialogo. Perché Dio stesso, Padre e Figlio e Spirito Santo, è dialogo, eterna e infinita comunione d’amore e di vita. Venendo nel mondo, nella Persona del Verbo incarnato, Dio ci ha mostrato la via dell’incontro e del dialogo. Anzi, Lui stesso ha incarnato in sé stesso questa Via, perché noi possiamo conoscerla e percorrerla con fiducia e speranza”.
Richiamando l’enciclica ‘Fratelli tutti’ il papa ha chiesto la volontà di dialogare: “In questo tempo di pandemia ce ne rendiamo conto ancora di più. La nostra capacità di relazioni sociali è messa a dura prova; si rafforza la tendenza a chiudersi, a fare da sé, a rinunciare ad uscire, a incontrarsi, a fare le cose insieme. E anche a livello internazionale c’è il rischio di non voler dialogare, il rischio che la crisi complessa induca a scegliere scorciatoie piuttosto che le strade più lunghe del dialogo; ma queste sole, in realtà, conducono alla soluzione dei conflitti e a benefici condivisi e duraturi”.
Quindi ha chiesto di non dimenticare i conflitti nel mondo: “In effetti, mentre risuona intorno a noi e nel mondo intero l’annuncio della nascita del Salvatore, sorgente della vera pace, vediamo ancora tanti conflitti, crisi e contraddizioni. Sembrano non finire mai e quasi non ce ne accorgiamo più. Ci siamo abituati a tal punto che immense tragedie passano ormai sotto silenzio; rischiamo di non sentire il grido di dolore e di disperazione di tanti nostri fratelli e sorelle”.
Non ha dimenticato i conflitti nel Medio Oriente: “Pensiamo al popolo siriano, che vive da oltre un decennio una guerra che ha provocato molte vittime e un numero incalcolabile di profughi. Guardiamo all’Iraq, che fatica ancora a rialzarsi dopo un lungo conflitto. Ascoltiamo il grido dei bambini che si leva dallo Yemen, dove un’immane tragedia, dimenticata da tutti, da anni si sta consumando in silenzio, provocando morti ogni giorno.
Ricordiamo le continue tensioni tra israeliani e palestinesi, che si trascinano senza soluzione, con sempre maggiori conseguenze sociali e politiche. Non dimentichiamoci di Betlemme, il luogo in cui Gesù ha visto la luce e che vive tempi difficili anche per le difficoltà economiche dovute alla pandemia, che impedisce ai pellegrini di raggiungere la Terra Santa, con effetti negativi sulla vita della popolazione. Pensiamo al Libano, che soffre una crisi senza precedenti con condizioni economiche e sociali molto preoccupanti”.
A Gesù Bambino, ‘che move il sole e l’altre stelle’, come ‘canta’ Date, papa Francesco ha chiesto pace e dialogo: “E’ venuto in forma umana, ha condiviso i nostri drammi e ha rotto il muro della nostra indifferenza. Nel freddo della notte protende le sue piccole braccia verso di noi: ha bisogno di tutto ma viene a donarci tutto.
A Lui chiediamo la forza di aprirci al dialogo. In questo giorno di festa lo imploriamo di suscitare nei cuori di tutti aneliti di riconciliazione aneliti di fraternità. A Lui rivolgiamo la nostra supplica”.
E papa Francesco non scorda nessuno: “Bambino Gesù, dona pace e concordia al Medio Oriente e al mondo intero. Sostieni quanti sono impegnati a dare assistenza umanitaria alle popolazioni costrette a fuggire dalla loro patria; conforta il popolo afgano, che da oltre quarant’anni è messo a dura prova da conflitti che hanno spinto molti a lasciare il Paese”.
Dopo il Medio Oriente il Myanmar e l’Ucraina: “Re delle genti, aiuta le autorità politiche a pacificare le società sconvolte da tensioni e contrasti. Sostieni il popolo del Myanmar, dove intolleranza e violenza colpiscono non di rado anche la comunità cristiana e i luoghi di culto, e oscurano il volto pacifico della popolazione. Sii luce e sostegno per chi crede e opera, andando anche controcorrente, in favore dell’incontro e del dialogo, e non permettere che dilaghino in Ucraina le metastasi di un conflitto incancrenito”.
E non ha dimenticato l’Africa: “Principe della Pace, assisti l’Etiopia nel ritrovare la via della riconciliazione e della pace attraverso un confronto sincero che metta al primo posto le esigenze della popolazione. Ascolta il grido delle popolazioni della regione del Sahel, che sperimentano la violenza del terrorismo internazionale.
Volgi lo sguardo ai popoli dei Paesi del Nord Africa che sono afflitti dalle divisioni, dalla disoccupazione e dalla disparità economica; e allevia le sofferenze dei tanti fratelli e sorelle che soffrono per i conflitti interni in Sudan e Sud Sudan”.
E l’America: “Fa’ che prevalgano nei cuori dei popoli del continente americano i valori della solidarietà, della riconciliazione e della pacifica convivenza, attraverso il dialogo, il rispetto reciproco e il riconoscimento dei diritti e dei valori culturali di tutti gli esseri umani”.
Un pensiero alle donne che subiscono violenza: “Figlio di Dio, conforta le vittime della violenza nei confronti delle donne che dilaga in questo tempo di pandemia. Offri speranza ai bambini e agli adolescenti fatti oggetto di bullismo e di abusi. Da’ consolazione e affetto agli anziani, soprattutto a quelli più soli. Dona serenità e unità alle famiglie, luogo primario dell’educazione e base del tessuto sociale”.
Ed ai malati: “Dio-con-noi, concedi salute ai malati e ispira tutte le persone di buona volontà a trovare le soluzioni più idonee per superare la crisi sanitaria e le sue conseguenze.
Rendi i cuori generosi, per far giungere le cure necessarie, specialmente i vaccini, alle popolazioni più bisognose. Ricompensa tutti coloro che mostrano attenzione e dedizione nel prendersi cura dei familiari, degli ammalati e dei più deboli”.
Il papa non ha dimenticato i prigionieri: “Bambino di Betlemme, consenti di fare presto ritorno a casa ai tanti prigionieri di guerra, civili e militari, dei recenti conflitti, e a quanti sono incarcerati per ragioni politiche. Non ci lasciare indifferenti di fronte al dramma dei migranti, dei profughi e dei rifugiati. I loro occhi ci chiedono di non girarci dall’altra parte, di non rinnegare l’umanità che ci accomuna, di fare nostre le loro storie e di non dimenticare i loro drammi”.
E la ‘casa comune’: “Verbo eterno che ti sei fatto carne, rendici premurosi verso la nostra casa comune, anch’essa sofferente per l’incuria con cui spesso la trattiamo, e sprona le autorità politiche a trovare accordi efficaci perché le prossime generazioni possano vivere in un ambiente rispettoso della vita”.
L’invito del papa è quello di non perdere la speranza, perché ‘un bambino è nato per noi’: “Lui è la Parola di Dio e si è fatto in-fante, capace solo di vagire e bisognoso di tutto. Ha voluto imparare a parlare, come ogni bambino, perché noi imparassimo ad ascoltare Dio, nostro Padre, ad ascoltarci tra noi e a dialogare come fratelli e sorelle. O Cristo, nato per noi, insegnaci a camminare con Te sui sentieri della pace”.
(Foto: Santa Sede)
#LanterneVerdi riaccendano l’accoglienza
Con un video della ‘Piccola fiammiferaia’ Save the Children, organizzazione che da più di 100 anni è impegnata a garantire i diritti ai bambini, rilancia la drammatica situazione dei minori profughi in Europa, appoggiando l’iniziativa #LanterneVerdi per chiedere agli Stati di dare protezione e rifugio ai migranti al freddo che chiedono aiuto all’Europa. Per rilanciare questo appello, Save the Children ha rieditato la fiaba de ‘La piccola fiammiferaia’, un racconto familiare dal finale amaro già scritto, trasformandolo in un appello urgente a tutti per cambiarne insieme l’epilogo:
Rapporto Italiani nel mondo: il Covid non ferma la fuga dall’Italia
“La Comunità di italo-discendenti nel mondo viene stimata in circa 80.000.000 di persone, cui si aggiungono gli oltre 6.000.000 di cittadini italiani residenti all’estero. La portata umana, culturale e professionale di questa presenza è di valore inestimabile nell’ambito di quel soft-power che consente di collocare il nostro Paese tra quelli il cui modello di vita gode di maggior attrazione e considerazione”.
Il papa incontrerà il Patriarca Kirill
Durante il viaggio di ritorno da Atene a Roma il papa ha risposto alle domande dei giornalisti, ringraziandoli per i servizi proposti in questi giorni e rispondendo alle domande ha tracciato una panoramica sul dialogo con gli ortodossi un prossimo incontro con il Patriarca di Mosca, Kirill, e sul valore delle ‘scuse’:
Da Lesbo papa Francesco esorta all’ospitalità
A distanza di cinque anni papa Francesco è ritornato sull’isola di Lesbo per incontrare nuovamente i rifugiati di Mytilene, dove vivono ancora 2200 persone, di cui il 72% proviene dall’Afghanistan ed un terzo sono minori, come ha sottolineato mons. Joseph Printezis, vescovo di Naxos-Tinos, accogliendolo:
Il papa ai migranti ha raccontato la speranza di san Paolo
La visita apostolica a Cipro di papa Francesco si è conclusa con l’incontro con i migranti nella chiesa cattolica di Santa Croce, a est della Porta di Paphos, all’interno delle antiche mura di Nicosia, con la parete posteriore che confina con la zona cuscinetto dell’Onu, con un ringraziamento ai patriarchi Patriarchi Pizzaballa e Béchara Raï ed alla Caritas, ma soprattutto ai migranti:
A Cipro il papa consegna le Beatitudini alle autorità civili
Papa Francesco ha concluso la prima giornata a Cipro, presentando le beatitudini, vera costituzione del cristianesimo, alle autorità e alla società civile, dopo aver omaggiato la statua dell’arcivescovo Makarios, che fu presidente della nazione, considerato padre dell’indipendenza cipriota, incontrando il presidente della Repubblica, Nicos Anastasiades, che lo ha definito ‘papa dei poveri’:
Papa Francesco a Cipro per abbattere un muro?
“Quanti hanno perso la vita in mare! Oggi il ‘mare nostro’, il Mediterraneo, è un grande cimitero. Pellegrino alle sorgenti dell’umanità, mi recherò ancora a Lesvos, nella convinzione che le fonti del vivere comune torneranno a essere floride soltanto nella fraternità e nell’integrazione: insieme. Non c’è un’altra strada, e con questo desiderio vengo da voi”.
Il patriarca Pizzaballa: Cipro pronta ad accogliere il papa
Nel pomeriggio di ieri papa Francesco si è recato alla basilica di Santa Maria Maggiore per pregare davanti all’icona della Vergine Salus Populi Romani e affidarle il prossimo suo viaggio in Cipro e Grecia. Al termine ha fatto rientro in Vaticano: lo ha reso noto la Sala stampa della Santa Sede.
Per l’occasione il patriarca di Gerusalemme dei Latini, mons. Pierbattista Pizzaballa, ha invitato i fedeli a pregare per la visita del papa nell’isola del patrono san Barnaba: “Questa visita ha come motto di accompagnamento: ‘Esortandoci a vicenda nella fede’.
Il motto si richiama al nome dell’apostolo Barnaba, ‘figlio dell’esortazione’, e suggerisce l’importanza del conforto e dell’incoraggiamento reciproco, dimensioni essenziali per il dialogo, l’incontro e l’accoglienza, che sono i caratteri salienti della vita e della storia dell’isola, nonché dell’attuale cammino sinodale”.
Il patriarca ha richiamato il significato di questo pellegrinaggio: “Pellegrinaggio sulle orme dell’apostolo Barnaba, apostolo delle genti insieme a Paolo, padre della Chiesa di Cipro. Incontro con la realtà del Medio Oriente che fa confluire nel Mediterraneo e anche a Cipro il dramma di famiglie in fuga da guerre, povertà, lotte di potere e settarismi religiosi.
Cipro, nel suo piccolo, da un lato contiene in sé la ricchezza, lo splendore ma anche le contraddizioni e i drammi dell’intero Medio Oriente. Dall’altro lato è una finestra verso il mondo occidentale, con il quale ha sempre mantenuto relazioni vive”.
Cipro è un ponte: “E’ un ponte nel quale confluiscono e si mischiano le culture orientali e occidentali, e che porta in sé la bellezza e le ferite che la storia ci ha consegnato. Una storia che, dal tempo degli apostoli fino ad oggi, ha donato alla Chiesa testimonianze di fedeltà al Vangelo nonostante le avversità. Già all’inizio della predicazione apostolica, ad esempio, c’erano cittadini ciprioti nel piccolo gruppo che ebbe il coraggio di predicare Gesù Cristo nella vasta metropoli di Antiochia”.
Ha richiamato l’origine della fede nell’isola: “La tradizione cipriota vuole che il più antico monastero dell’isola sia lo Stavrovouni, fondato da Sant’Elena con la donazione di una reliquia del lignum Crucis. Ancora oggi troviamo la Croce nella piccola isola di Cipro così come, in maniera forse più intensa e dolorosa, la troviamo nel resto del Medio Oriente: la divisione politica e territoriale, che diventa anche divisione religiosa; il dramma di migrazioni dolorose; la crisi economica e sociale.
La terra di Cipro porta l’impronta della Croce, ma soprattutto le orme luminose della risurrezione di un amico di Gesù, Lazzaro, che la tradizione ricorda come primo vescovo dell’isola. Anche oggi troviamo partecipazione e decisione, fede intensa e appassionata, desiderio di incontro e rifiuto alla rassegnazione”.
Ed infine ha parlato delle relazioni ecumeniche: “Le relazioni ecumeniche con la Chiesa Ortodossa di Cipro sono eccellenti, con collaborazioni in diversi ambiti, incluso l’uso di chiese ortodosse per il culto cattolico, difficilmente riscontrabili altrove.
Le nostre piccole chiese, inoltre, non riescono a contenere la partecipazione dei tanti migranti e lavoratori stranieri che arricchiscono la comunità cattolica locale e rendono vivace e appassionata la vita ecclesiale, in tutte le parti dell’isola.
Vita ecclesiale che non si limita alla celebrazione dei Sacramenti, ma che si impegna anche nella carità, nell’accoglienza dei profughi (la cui presenza è proporzionalmente superiore a qualsiasi altro Paese europeo) e che opera in molte altre attività di sostegno e accoglienza e, con le sue scuole, è attiva nell’educazione di molti giovani del Paese. N
ella mia recente visita pastorale ho avuto l’occasione di incontrare e sperimentare ancora una volta l’impegno serio e costante nelle diverse realtà parrocchiali ed ecclesiali”.
Ha concluso la lettera con una preghiera a san Barnaba: “O santo Apostolo Barnaba, lodiamo Dio e Lo ringraziamo per averci dato te come Patrono e Protettore dell’isola di Cipro. Chiedi per noi a Dio che tutti, in quest’isola, dimorino sempre nella prosperità e nella concordia fraterna e che il messaggio del Vangelo, che tu hai predicato qui, porti frutti di armonia e di pacifica convivenza.
Mentre aspettiamo con gioia e gratitudine la visita di Papa Francesco a Cipro, benediciamo Dio per averci chiamato ad essere cristiani, discepoli di Gesù Cristo. Glorioso San Barnaba, sei stato un fulgido esempio di incoraggiamento, zelo ed entusiasmo nella prima comunità cristiana.
Possa la visita di Papa Francesco darci la forza di andare avanti con gioia ad amare e servire il Signore e a proclamare il nome di Cristo a tutti coloro che incontriamo, ‘consolandoci a vicenda nella fede’.
O santo Apostolo Barnaba, unisciti a noi nel lodare Dio nostro Padre, per mezzo di Gesù Cristo, morto e risorto per darci nuova vita nello Spirito Santo. Prega con noi affinché Dio protegga le nostre parrocchie, rafforzi e benedica le nostre famiglie e ci difenda da tutte le avversità. San Barnaba, prega per noi!”
La Chiesa cammina nella strada del Concilio Vaticano II
Ieri a Roma si è conclusa la 75^ assemblea dei vescovi, aperta da un incontro con papa Francesco sulla necessità del sinodo come cammino unitario, su cui è stato incentrato il discorso di apertura del presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, che ha trovato conferma negli approfondimenti con cui i vescovi hanno rimarcato la preoccupazione per una situazione sociale e ambientale che rischia di penalizzare soprattutto i giovani e i più deboli, oltre che l’invito a fare del cammino sinodale un’occasione di incontro e di ascolto di tutti, in particolare di quanti vivono con difficoltà l’appartenenza ecclesiale o sono disillusi.




























