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Papa Leone XIV ai Movimenti popolari: lottate per le cose nuove
“Cari fratelli e sorelle, è la prima volta che ho la gioia di incontrarvi, proseguendo nel cammino iniziato da papa Francesco che, in questi anni, ha dialogato spesso con la vostra realtà, mettendone in luce l’importanza profetica nel contesto di un mondo segnato da problematiche di vario genere”: nel tardo pomeriggio papa Leone XIV ha ricevuto i Movimenti popolari, arrivati a Roma per il V Incontro internazionale e il pellegrinaggio giubilare, ribadendo che ‘terra, casa e lavoro’ sono ‘diritti sacri’.
Inoltre ha sottolineato la scelta del suo nome papale: “Uno dei motivi per cui ho scelto il nome ‘Leone XIV’ è l’enciclica ‘Rerum novarum’, scritta da Leone XIII durante la rivoluzione industriale. Il titolo Rerum novarum significa ‘cose nuove’. Ci sono certamente ‘cose nuove’ nel mondo, ma quando diciamo questo, in genere adottiamo uno ‘sguardo dal centro’ e ci riferiamo a cose come l’intelligenza artificiale o la robotica. Tuttavia, oggi vorrei guardare alle ‘cose nuove’ con voi, partendo dalla periferia”.
Nel dialogo con i protagonisti il papa ha ripreso alcune loro espressioni: “Più di dieci anni fa, qui in Vaticano, papa Francesco vi ha detto che eravate venuti per piantare una bandiera. Cosa c’era scritto? ‘Terra, casa e lavoro’. ‘Tierra, techo, trabajo’, come ci ha detto Guadalupe poco fa. Era una ‘cosa nuova’ per la Chiesa, ed era una cosa buona! Facendo eco alle richieste di Francesco, oggi dico: la terra, la casa e il lavoro sono diritti sacri, vale la pena lottare per essi, e voglio che mi sentiate dire : Ci sto!, sono con voi!”
Per questo il papa ha sottolineato cosa siano le ‘cose nuove’: “Chiedere terra, casa e lavoro per gli esclusi è una ‘cosa nuova’? Visto dai centri del potere mondiale, certamente no; chi ha sicurezza finanziaria e una casa confortevole può considerare queste richieste in qualche modo superate. Le cose veramente ‘nuove’ sembrano essere i veicoli autonomi, oggetti o vestiti all’ultima moda, i telefoni cellulari di fascia alta, le criptovalute ed altre cose di questo genere”.
Il discorso del papa è un invito a guardare la realtà da una prospettiva diversa: “Dalle periferie, però, le cose appaiono diverse; lo striscione che sventolate è così attuale che merita un intero capitolo nel pensiero sociale cristiano sugli esclusi nel mondo di oggi”.
Questa prospettiva è la periferia: “Questa è la prospettiva che desidero trasmettere: le cose nuove viste dalla periferia e il vostro impegno che non si limita alla protesta, ma cerca soluzioni. Le periferie spesso invocano giustizia e voi gridate non ‘per disperazione’, ma ‘per desiderio’: il vostro è un grido per cercare soluzioni in una società dominata da sistemi ingiusti. E non lo fate con microprocessori o biotecnologie, ma dal livello più elementare, con la bellezza dell’artigianato”.
Per questo c’è bisogno di ‘poesia sociale’: “E questa è poesia: voi siete ‘poeti sociali’. Oggi portate di nuovo lo stendardo della terra, della casa e del lavoro, camminando insieme da un centro sociale, Spin Time, al Vaticano. Questo camminare insieme testimonia la vitalità dei movimenti popolari come costruttori di solidarietà nella diversità. La Chiesa deve essere con voi: una Chiesa povera per i poveri, una Chiesa che si protende, una Chiesa che corre dei rischi, una Chiesa coraggiosa, profetica e gioiosa!”
Però tutto ciò deve essere animato dall’amore: “Conosco realtà ed esperienze simili presenti in altri Paesi, veri e propri spazi comunitari pieni di fede, speranza e soprattutto di amore, che rimane la virtù più grande di tutte. Infatti quando si formano cooperative e gruppi di lavoro per sfamare gli affamati, dare riparo ai senzatetto, soccorrere i naufraghi, prendersi cura dei bambini, creare posti di lavoro, accedere alla terra e costruire case, dobbiamo ricordarci che non si sta facendo ideologia, ma stiamo davvero vivendo il Vangelo”.
Per questo ha ricordato la sua missione in Perù: “Come vescovo in Perù, sono felice di aver sperimentato una Chiesa che accompagna le persone nei loro dolori, nelle loro gioie, nelle loro lotte e nelle loro speranze. Questo è un antidoto contro un’indifferenza strutturale che si va diffondendo e che non prende sul serio il dramma di popoli spogliati, derubati, saccheggiati e costretti alla povertà. Spesso ci sentiamo impotenti dinanzi a tutto questo, eppure, a questa che ho definito ‘globalizzazione dell’impotenza’, dobbiamo iniziare ad opporre una ‘cultura della riconciliazione e dell’impegno’. I movimenti popolari colmano questo vuoto generato dalla mancanza di amore con il grande miracolo della solidarietà, fondata sulla cura del prossimo e sulla riconciliazione”.
E’ stato un invito a guardare dalla periferia e non dal centro: “Come dicevo, il normale discorso sulle ‘cose nuove’ (con le loro potenzialità e i loro pericoli) omette ciò che accade alla periferia… Al contrario, i poveri sono al centro del Vangelo. Perciò, le comunità emarginate dovrebbero essere coinvolte in un impegno collettivo e solidale volto a invertire la tendenza disumanizzante delle ingiustizie sociali ed a promuovere uno sviluppo umano integrale”.
E’ stato un invito a garantire le ‘novità’ per tutti: “Poiché condividiamo tutti la stessa umanità, dobbiamo assicurarci che le ‘novità’ siano gestite in modo adeguato. La questione non dovrebbe rimanere nelle mani delle élite politiche, scientifiche o accademiche, ma dovrebbe invece riguardare tutti noi. La creatività di cui Dio ha dotato gli esseri umani e che ha generato grandi progressi in molti ambiti, non è riuscita ancora ad affrontare al meglio le sfide della povertà e, perciò, non è riuscita a invertire la rotta sulla drammatica esclusione di milioni di persone che rimangono ai margini”.
Questo ha fatto papa Leone XIII: “Quando il mio predecessore Leone XIII scrisse la ‘Rerum novarum’ alla fine del XIX secolo, non si concentrò sulla tecnologia industriale o sulle nuove fonti di energia, ma piuttosto sulla situazione dei lavoratori. E’ qui che risiede la forza evangelica del suo messaggio: l’attenzione principale era rivolta alla situazione dei poveri e degli oppressi di quel tempo. E, per la prima volta e con assoluta chiarezza, un papa disse che le lotte quotidiane per la sopravvivenza e per la giustizia sociale erano di fondamentale importanza per la Chiesa”.
Ed ha evidenziato le novità di quell’enciclica: “Nell’Enciclica di Leone XIII non troviamo le parole ‘disoccupazione’ od ‘esclusione’, perché all’epoca i problemi riguardavano piuttosto il miglioramento delle condizioni dei lavoratori, lo sfruttamento, l’urgenza di una nuova armonia sociale e di un nuovo equilibrio politico, obiettivi che gradualmente sono stati raggiunti grazie a tante leggi sul lavoro e alle istituzioni di sicurezza sociale. Oggi, invece, l’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale. Il divario tra una ‘piccola minoranza’ (l’1% della popolazione) e la stragrande maggioranza si è ampliato in modo drammatico”.
Quindi ha elencato alcune crisi, prima di tutto quella climatica: “La crisi climatica è forse l’esempio più evidente. Lo vediamo in ogni evento meteorologico estremo, che si tratti di inondazioni, siccità, tsunami, terremoti: chi ne soffre di più? Sono sempre i più poveri. Perdono quel poco che hanno quando l’acqua spazza via le loro case e spesso sono costretti ad abbandonarle senza avere un’alternativa adeguata per riprendere la loro vita. La stessa cosa accade quando, ad esempio, contadini, agricoltori e popolazioni indigene perdono le loro terre, la loro identità culturale e la produzione locale sostenibile a causa della desertificazione del loro territorio”.
Altre ‘novità’ riguardano la povertà ed il gioco d’azzardo: “Un altro aspetto delle “novità” che colpisce in modo particolare gli emarginati ha a che fare con le angosce e le speranze dei più poveri in riferimento ai modelli di vita che oggi vengono costantemente promossi. Per esempio: come può un giovane povero vivere con speranza e senza ansia quando i social media esaltano costantemente un consumo sfrenato e un successo economico totalmente irraggiungibile?
Ed, ancora, un altro problema di non poco conto è rappresentato dalla diffusione della dipendenza dal gioco d’azzardo digitale. Le piattaforme sono progettate per creare dipendenza compulsiva e generare abitudini che creano assuefazione”.
Anche la tecnologia è una novità, che sfrutta i poveri: “Vorrei anche sottolineare che lo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni dipende dai minerali che spesso si trovano nel sottosuolo dei Paesi poveri. Senza il coltan della Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, molti dei dispositivi tecnologici che utilizziamo oggi non esisterebbero. Tuttavia, la sua estrazione dipende dalla violenza paramilitare, dal lavoro minorile e dallo sfollamento delle popolazioni. Il litio è un altro esempio: la competizione tra le grandi potenze e le grandi aziende per la sua estrazione rappresenta una grave minaccia alla sovranità e alla stabilità degli Stati poveri, al punto che alcuni imprenditori e politici si vantano di promuovere colpi di Stato e altre forme di destabilizzazione politica, proprio per mettere le mani sull’ ‘oro bianco’ del litio”.
Infatti ci sono molto analogie con il tempo di papa Leone XIII: “Oggi sta accadendo qualcosa di simile, perché i sindacati tipici del XX secolo rappresentano ormai una percentuale sempre più esigua dei lavoratori e i sistemi di sicurezza sociale sono in crisi in molti Paesi; perciò, né i sindacati né le associazioni dei datori di lavoro, né gli Stati né le organizzazioni internazionali sembrano in grado di affrontare questi problemi. Ma ‘uno Stato senza giustizia non è uno Stato’, ci ricorda sant’Agostino. La giustizia esige che le istituzioni di ogni Stato siano al servizio di ogni classe sociale e di tutti i residenti, armonizzando le diverse esigenze e gli interessi”.
Per questo la Chiesa sostiene la ‘giusta’ lotta: “La Chiesa sostiene le vostre giuste lotte per la terra, la casa e il lavoro. Come il mio predecessore Francesco, credo che le vie giuste partano dal basso e dalla periferia verso il centro. Le vostre numerose e creative iniziative possono trasformarsi in nuove politiche pubbliche e diritti sociali. La vostra è una ricerca legittima e necessaria. Chissà se i semi dell’amore, che voi seminate, piccoli come semi di senape potranno crescere in un mondo più umano per tutti e aiutare a gestire meglio le cose nuove”.
(Foto: Santa Sede)
Natale di speranza: il coraggio silenzioso delle madri dimenticate
In attesa del Natale, il mio cuore è rivolto a tutte le mamme che, in questo periodo, mi hanno cercato, contattato e incontrato. Sono donne che portano con sé un dolore profondo, nei cui volti si leggono i segni di una sofferenza che, a volte, sembra non avere fine. Si trovano ad affrontare momenti di grande difficoltà, segnati dalla solitudine e dalla disperazione. Sono mamme che spesso portano sulle spalle il peso insostenibile del senso di colpa, donne che si sentono inadeguate e che convivono con il cuore ferito per un figlio smarrito, inghiottito dal buio di un bosco diabolico che sembra non avere vie d’uscita.
Ho incontrato madri che vivono questo dolore in completa solitudine, lontane dalle attenzioni istituzionali, abbandonate dalle parole di conforto e, a volte, ferite ulteriormente da sguardi giudicanti. Ho sofferto con loro. Ho condiviso l’angoscia di quei lunghi momenti di attesa, aspettando un messaggio, una telefonata. Ho visto la loro disperazione mentre cercavano un figlio tra le sterpaglie di quel bosco maledetto, un luogo che sembra non conoscere speranza.
Sono state mamme che hanno provato in tutti i modi a portare i loro figli lungo un percorso di recupero, a dar loro una possibilità di salvezza, ma …. Mamme che hanno lottato, che hanno cercato aiuto, che hanno insistito per dare ai loro figli una chance di rialzarsi, senza mai arrendersi. Eppure, nonostante ogni tentativo, ogni sacrificio, si sono trovate a dover affrontare la realtà di un cammino difficile, che sembrava non portare a nulla.
Madri che hanno visto i loro ragazzi spegnersi sotto il peso della droga, della disperazione, e a quelle che non ricevono notizie dei propri figli da mesi, forse da anni. Madri che appendono volantini con le foto dei loro figli scomparsi, madri che attraversano il freddo e l’oscurità dei boschi come quello di Rogoredo, sfidando la paura e i venditori di morte, pur di intravedere ancora, anche solo per un istante, lo sguardo di un figlio amato.
Queste sono storie troppo spesso dimenticate, vite spezzate troppo presto. Eppure, quei figli restano impressi per sempre nel cuore di chi li ha amati, perché l’amore di una madre non si arrende mai. Eppure, anche in questo buio che sembra senza fine, credo ancora nella speranza. Credo che, persino nei luoghi più oscuri, possa accendersi una piccola luce, una luce capace di ricordarci che non tutto è perduto. Anche nel dolore più profondo è possibile trovare la forza di rialzarsi, di ricominciare, di sperare ancora.
A queste mamme coraggiose e sofferenti va il mio pensiero più sincero. Che possano trovare, dentro di loro, la forza di continuare a camminare, anche sotto il peso della loro croce. Che la luce di questo Natale, con il suo messaggio di rinascita, entri nei loro cuori, illumini le notti più buie e porti conforto e speranza.
A quelle madri che lottano senza tregua, che non dormono più, che si sentono sfinite e senza più forze, voglio dire con tutto il cuore: non arrendetevi mai, sono con voi! Anche quando il cuore si spezza, anche quando tutto sembra perduto, c’è sempre una ragione per sperare. Perché l’amore di una madre può vincere il buio e diventare quella luce che guida, passo dopo passo, un figlio smarrito verso casa.
Auguro a queste donne e ai loro figli, ovunque si trovino, che questo Natale porti con sé un soffio di speranza, un sorriso inatteso e una nuova forza per credere in un domani migliore. Perché, anche nei momenti più difficili, la vita non smette mai di sorprenderci con la sua capacità di rinascere.
Papa Francesco incontra donne uscite da contesti mafiosi
L’originalità di vivere
‘Per me la sua lezione è l’importanza sorprendente della vita, di esistere, tout court. Nonostante tutte le difficoltà cui si va incontro…’: commenta il card. Cristobal Lopez Romero, di ritorno dal rito funebre di Philippe, a Marrakech. Si parla della sua lezione di vita. Visto che la sua è stata, in realtà, un’esistenza singolare e significativa.
8 Marzo: si alza un grido di donna
“Nella Giornata Internazionale della donna, penso a tutte le donne: le ringrazio per l’impegno a costruire una società più umana, mediante la loro capacità di cogliere la realtà con sguardo creativo e cuore tenero. Questo è un privilegio solo delle donne! Una benedizione particolare per tutte le donne presenti in piazza. E un applauso alle donne! Se lo meritano!”:al termine dell’udienza generale odierna papa Francesco ha ricordato la capacità della donna nello stare dentro la realtà.
Papa Francesco ricorda l’attentato a san Giovanni Paolo II
“Domani ricorre la memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Fatima e anche il 40°anniversario dell’attentato a San Giovanni Paolo II, qui in Piazza. Egli stesso sottolineava con forza che doveva la vita alla Signora di Fatima. Questo evento ci rende consapevoli che la nostra vita e la storia del mondo sono nelle mani di Dio. Al Cuore Immacolato di Maria affidiamo la Chiesa, noi stessi e tutto il mondo. Chiediamo nella preghiera la pace, la fine della pandemia, lo spirito di penitenza e la nostra conversione”.
40 anni fa Solidarnosc
“Mi congratulo per il vostro servizio a favore del bene comune e per i diversi gruppi professionali in Polonia; e voglio ricordare che la sincera ricerca che persone e gruppi compiono per trovare il bene, la verità e la giustizia è sempre accompagnata dalla presenza di Dio. Quarant’anni or sono, san Giovanni Paolo II invocava per i suoi connazionali proprio questa presenza di Dio e il soffio dello Spirito Santo, esclamando:
Papa Francesco: la preghiera ci cambia
Al termine dell’udienza generale dal palazzo apostolico papa Francesco ha ricordato la solennità del Corpus Domini, invitando i fedeli alla ‘vita eucaristica’: “Domani è la Solennità del Corpus Domini, Corpo e Sangue di Cristo. Quest’anno non è possibile celebrare l’Eucaristia con manifestazione pubbliche, tuttavia possiamo realizzare una ‘vita eucaristica’. L’ostia consacrata racchiude la persona del Cristo: siamo chiamati a cercarla davanti al tabernacolo in chiesa, ma anche in quel tabernacolo che sono gli ultimi, i sofferenti, le persone sole e povere. Gesù stesso lo ha detto”.
Nella Terra dei fuochi si muore per inquinamento
Nell’omelia della celebrazione eucaristica di domenica scorsa il vescovo della diocesi di Acerra, al centro della Terra dei fuochi, mons. Antonio Di Donna, ha rivolto un duro monito per non dimenticare l’emergenza sanitaria, chiedendo alle autorità di fare presto, affinché questa pandemia non faccia ulteriori vittime:
Il papa invita a non ‘silenziare’ la Resurrezione
Anche oggi papa Francesco ha presieduto la messa a Casa Santa Marta e nell’introduzione ha ricordato la memoria di santa Luisa de Marillac, pregando per le suore vincenziane che lo aiutano ed a quanti vivono a Casa Santa Marta e gestiscono il dispensario pediatrico che è in Vaticano. La memoria di Santa Luisa de Marillac normalmente si celebra il 15 marzo, ma cadendo quel giorno nel tempo di Quaresima è stata spostata a oggi.




























