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Ad Arezzo festeggiata la Madonna del Conforto: è un invito ad elevare una preghiera
“Dopo un cammino sinodale di un anno e mezzo, in vista di un più efficace annuncio del Vangelo e di presenza della Chiesa nel territorio, con il desiderio di promuovere la partecipazione di tutti, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose e laici, alla vita della Chiesa, viene ristrutturata la suddivisione del nostro territorio chiudendo la realtà delle sette zone pastorali che confluiscono in otto vicariati che sostituiscono gli attuali ventuno.
Nei prossimi giorni verranno nominati anche i nuovi vicari foranei. Il cammino di revisione proseguirà ora con una rivisitazione delle unità pastorali. Si avvia anche un cammino di ripensamento della struttura della curia diocesana perché sia sempre più al servizio della diocesi, e possa essere strumento al servizio dell’annuncio del Vangelo, favorendo l’incontro con tutti”.
Così ha comunicato al termine della celebrazione eucaristica, che ha concluso la festa della Madonna del Conforto, il vescovo di Arezzo–Cortona- SanSepolcro, mons. Andrea Migliavacca, che nell’omelia ha immaginato di sentire le voci di supplica di un popolo in esilio: “Immagino la preghiera, l’invocazione, il grido magari del popolo Israele in esilio, rivolto al suo Dio, chiedendo di tornare, di ritrovare la libertà, di avere salva la vita propria e delle proprie famiglie… In fondo è così il Dio che Israele ha imparato a scoprire e di cui fidarsi e così ci ha rivelato il volto di Dio Gesù”.
E così ecco emergere le parole che scaturiscono dallo sguardo alla Madonna del Conforto verso Dio, che ascolta le suppliche di un popolo: “E questa pagina di vangelo ci porta a guardare a Maria, alla Madonna del conforto e scopriamo, anzi lo sappiamo bene, che lei ascolta, che lei ci ha accolti come figli, che lei sta con noi…, come ci dice questo vangelo.
Dio ascolta, Dio accoglie le nostre preghiere, Dio consola e dona speranza…, questo ci raccontano le Scritture questa sera e rinnova, rende vivo per noi questo ascolto e questa accoglienza grazie a Maria, la madre di Gesù, la Madonna del conforto che tutti noi ascolta e accoglie”.
Così ha immaginato, di nascosto, sentire le suppliche alla Madonna del Conforto da parte dei fedeli: “Sento la preghiera di una mamma che alla Madonna chiede di proteggere i propri figli che stanno diventando grandi e le affida le sue preoccupazioni. Ascolto anche la preghiera di un giovane che miracolosamente si è salvato da un incidente e viene qui a ringraziare Maria, da lei si è sentito protetto. Ma quante preghiere! Sono commosso da quella madre che affida alla Madre Maria il figlio prematuramente e dolorosamente scomparso.
Mi colpisce la preghiera di un imprenditore, mi pare di capire che sia del settore orafo, che confida a Maria le sue preoccupazioni per il lavoro che si è fatto più duro ed incerto, con il timore di non farcela a mantenere tutti i dipendenti e quindi la garanzia di sicurezza per le loro famiglie e chiede alla Madonna non un guadagno facile, ma un lavoro giusto per tutti”.
Davanti agli occhi del vescovo anche un bambini ed una coppia di fidanzati: E poi si fa avanti un bambino, simpatico… la sua preghiera è bellissima: Mamma di Gesù ti affido i miei genitori, mamma e babbo; fa che stiano bene, che si vogliano e bene e che abbiano tempo per stare un po’ con me e per giocare insieme.
Mano nella mano ci sono anche due fidanzatini, una coppia… e si vede che si vogliono bene. Passano davanti alla Madonna del conforto in silenzio, ma i loro occhi sono tutti un luccichio di preghiera e di affetto per lei, la Madre e tra di loro. Chissà che sogni portano nel cuore per il loro futuro”
Nel ‘sogno’ compaiono anche alcuni fedeli stranieri che invocano la pace: “Alcuni vengono dall’Ucraina, altri sono di Betlemme, di Hebron, anche da Gaza. Hanno tutti una preghiera comune: la pace. Non si fidano dei grandi della terra, di quelli che vogliono fare i loro sporchi affari sulla loro pelle. Chiedono a Maria, che quella è anche la sua terra, di proteggerli dal male, dalle persone cattive, dalla violenza della guerra, dalle ferite e dalla morte. Pregano per la pace e sembra che vogliano coinvolgere tutti noi, tutti quelli che sono qui dentro a pregare con forza, con loro, per la pace”.
Al termine del sogno mons. Migliavacca ha invitato tutti ad esprimere la propria preghiera: “E poi vorrei raccogliere le preghiere di tutti quelli che sono entrati qui per passare davanti alla Madonna del conforto e consegnargliele io, voglio chiedere a Maria che ascolti davvero tutte le preghiere che le sono state rivolte qui in questi giorni e oggi.
Ma manca ancora una preghiera… la tua. Anche tu che sei qui ora puoi entrare in quella cappella in cui veneriamo l’immagine più bella di Arezzo, Maria. E prega. Porta a lei la tua preghiera, la tua invocazione, il tuo ringraziamento e la tua lode. Ci stai anche tu. E ci ascolti Maria, ascolti noi e il nostro mondo, lei che è la Madonna del Conforto”.
Nella celebrazione eucaristica mattutina mons. Gherardo Gambelli, arcivescovo metropolita di Firenze, ha suggerito tre immagini, di cui la prima è l’abbraccio,come è raccontato dal profeta Isaia: “Nell’ultima parte del libro di Isaia il Signore invita il popolo di Israele a sperare presentandosi come un madre che allatta e accarezza il figlio tenendolo sulle ginocchia…
Leggendo questo testo del profeta alla luce del Nuovo Testamento il verbo ‘consolare’ ci fa pensare all’azione dello Spirito Santo, il Paraclito, il Consolatore che viene in aiuto alla nostra debolezza e che ci aiuta a riconoscere Dio come un padre con cuore di madre”.
Mentre l’ultima parola riguarda l’abbondanza: “Il Signore ama chi dona con gioia, ma potremmo aggiungere anche che Egli dona la gioia a chi ama. C’era una volta un beduino che possedeva 11 cammelli. Aveva tre figli. Alla sua morte i figli aprono il testamento e trovano queste disposizioni: ‘Lascio la metà dei miei cammelli al primo figlio; un quarto al secondo; un sesto al terzo’. Ma 11 non è divisibile per 2, così il primo figlio chiede di avere 6 cammelli. Ovviamente gli altri non sono d’accordo. Ed inizia una lite furibonda. Già stanno per tirare fuori i coltelli.
In quel momento passa di lì un beduino, sente le urla, si ferma, chiede spiegazioni. Sentiti i problemi decide di donare il suo cammello. Così 11+1 fa 12; 12 diviso 2 fa 6; 12 diviso 4 fa 3; 12 diviso 6 fa 2. 6+3+2 fa 11. Tutti sono soddisfatti. Il beduino si riprende il suo cammello e prosegue il viaggio. Il racconto ci insegna due cose: chi dona non ci perde e, soprattutto, ci vuole un dono perché la giustizia avvenga”.
(Foto: Diocesi di Arezzo-Cortona-SanSepolcro)
Papa Francesco: lo Spirito Santo consente la preghiera
“Ho voluto salutare la Virgen de los Desamparados, la Madonna che si prende cura dei poveri, la patrona di Valencia, Valencia che soffre tanto, e anche altre parti della Spagna, ma soprattutto Valencia, che è sotto l’acqua e soffre. Ho voluto che fosse qui, la patrona di Valencia. Questa immagine che gli stessi valenciani mi hanno regalato. Oggi, in modo speciale, preghiamo per Valencia e per altre zone della Spagna che stanno soffrendo per l’acqua”: è stato il pensiero di papa Francesco prima della catechesi per ricordare i morti dei nubifragi in Spagna.
Pensiero ritornato a conclusione dell’udienza generale con l’invito a pregare anche per le popolazioni succubi della guerra: “E preghiamo per la pace. Non dimentichiamo la martoriata Ucraina, che soffre tanto; non dimentichiamo Gaza e Israele. L’altro giorno sono stati mitragliati 153 civili che andavano per la strada. E’ molto triste. Non dimentichiamo il Myanmar. E non dimentichiamo Valencia né la Spagna. Per questo, come ho detto, c’è oggi, presiede, la Virgen de los Desamparados, la Madonna de Desamparados, che è la patrona di Valencia. Vi invito a pregare per Valencia un Ave Maria a Lei. Ave Maria”.
E continuando la catechesi sullo Spirito Santo il papa ha incentrato la riflessione sul rapporto tra Spirito Santo e preghiera: “L’azione santificatrice dello Spirito Santo, oltre che attraverso la Parola di Dio e i Sacramenti, si esplica nella preghiera, ed è a questa che vogliamo dedicare la riflessione di oggi: la preghiera. Lo Spirito Santo è nello stesso tempo soggetto e oggetto della preghiera cristiana. Egli, cioè, è Colui che dona la preghiera ed è Colui che è donato dalla preghiera”.
Quindi tra preghiera e Spirito Santo esiste un rapporto ‘intimo’ e libero: “Noi preghiamo per ricevere lo Spirito Santo e riceviamo lo Spirito Santo per poter pregare veramente, cioè da figli di Dio, non da schiavi. Pensiamo un po’ a questo: pregare da figli di Dio, non da schiavi. Si deve pregare sempre con libertà… La preghiera è libera. Tu preghi quando lo Spirito ti aiuta a pregare.
Tu preghi quando senti nel cuore il bisogno di pregare; e quando non senti nulla, fermati e domandati: perché non sento la voglia di pregare, cosa succede nella mia vita? Sempre, la spontaneità nella preghiera è quello che ci aiuta di più. Questo vuol dire pregare da figli, non da schiavi”.
La preghiera consente la discesa dello Spirito Santo: “C’è, a questo riguardo, una parola ben precisa di Gesù nel Vangelo: ‘Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!’ Ognuno di noi ai piccolini sappiamo dare le cose buone, siano i figli, siano i nipoti o gli amici. I piccolini sempre ricevono da noi cose buone. E come il Padre non darà lo Spirito a noi?
E questo ci dà coraggio e possiamo andare avanti. Nel Nuovo Testamento vediamo lo Spirito Santo discendere sempre durante la preghiera. Scende su Gesù nel battesimo al Giordano, mentre ‘stava in preghiera’ e scende a Pentecoste sui discepoli, mentre ‘erano perseveranti e concordi nella preghiera’”.
La preghiera permette l’azione dello Spirito Santo: “E’ l’unico ‘potere’ che abbiamo sullo Spirito di Dio. Il potere della preghiera: lui non resiste alla preghiera. Preghiamo e viene. Sul Monte Carmelo i falsi profeti di Baal (ricordate quel passo della Bibbia) si agitavano per invocare il fuoco dal cielo sul loro sacrificio, ma non accadde nulla, perché erano idolatri, adoravano un dio che non esiste; Elia si mise in preghiera e il fuoco scese e consumò l’olocausto. La Chiesa segue fedelmente questo esempio… E lo fa soprattutto nella Messa perché discenda come rugiada e santifichi il pane e il vino per il sacrificio eucaristico”.
Purtroppo non sappiamo pregare: “Il motivo di questa debolezza della nostra preghiera veniva espresso in passato in una sola parola, usata in tre modi diversi: come aggettivo, come sostantivo e come avverbio. E’ facile da ricordare, anche per chi non sa di latino, e vale la pena tenerlo a mente, perché da solo contiene un intero trattato. Noi esseri umani, diceva quel detto, ‘mali, mala, male petimus’, che vuol dire: essendo cattivi (mali), chiediamo cose sbagliate (mala) e in modo sbagliato (male)”.
Quindi la preghiera è invocazione allo Spirito Santo: “E’ proprio nella preghiera che lo Spirito Santo si rivela come “Paraclito”, cioè avvocato e difensore. Non ci accusa davanti al Padre, ma ci difende. Sì, ci difende, ci convince del fatto che siamo peccatori, ma lo fa per poterci far gustare la gioia della misericordia del Padre, non per distruggerci con sterili sensi di colpa. Anche quando il nostro cuore ci rimprovera di qualcosa”.
Attraverso la preghiera lo Spirito Santo intercede: “Lo Spirito Santo intercede per noi e ci insegna anche a intercedere, a nostra volta, per i fratelli; ci insegna la preghiera di intercessione: pregare per questa persona, pregare per quel malato, per quello che è in carcere, pregare…; pregare per la suocera pure, e pregare sempre, sempre. Questa preghiera è particolarmente gradita a Dio perché è la più gratuita e disinteressata. Quando ognuno prega per tutti, avviene (lo diceva sant’Ambrogio) che tutti pregano per ognuno; la preghiera si moltiplica. La preghiera è così”.
(Foto: Santa Sede)
Dal Santuario di Pompei una preghiera per la pace
E’ stato mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della CEI, a presiedere nella prima domenica di ottobre, mese dedicato al Rosario, la messa e la recita della supplica sul sagrato del Santuario di Pompei. E mentre, a mezzogiorno, i fedeli elevavano alla Madonna la celebre orazione composta dal beato Bartolo Longo, papa Francesco, nel recitare l’Angelus in piazza san Pietro, esortava a pregare per i partecipanti al Sinodo dei Vescovi, chiedendo anche di pregare per la pace ‘in Ucraina ed in tutte le terre ferite dalla guerra’.
Da Bari la preghiera per la pace nel nome di san Nicola
Una veglia di preghiera per la pace, ‘in un momento di grandi conflittualità’, con il pensiero rivolto ‘all’escalation terribile nel cuore dell’Europa’, è il gesto che la CEI propone domani, mercoledì 21 dicembre, a Bari, sulla tomba di San Nicola, ‘santo venerato sia dai Cattolici sia dagli Ortodossi (e molto a cuore al popolo ucraino e a quello russo)’.
Papa Francesco: la preghiera è domanda insistente
Al termine dell’udienza generale dal Palazzo apostolico, trasmessa in streaming, papa Francesco ha ricordato ai fedeli la sua nuova lettera apostolica: “Ieri è stata pubblicata una Lettera Apostolica dedicata a San Giuseppe che 150 anni fa è stato dichiarato Patrono della Chiesa universale. L’ho intitolata ‘Con cuore di Padre’. Dio gli ha affidato i tesori più preziosi – Gesù e Maria – e lui ha corrisposto pienamente con fede, con coraggio, con tenerezza, ‘con cuore di padre’. Invochiamo la sua protezione sulla Chiesa in questo nostro tempo e impariamo da lui a fare sempre, con umiltà, la volontà di Dio”.
Ascoli Piceno prega sant’Emidio come custode della speranza
Da Camerino l’affidamento dell’Italia a santa Camilla Varano
“Carissimi tutti, un giusto e normale timore invade tutti a motivo dell’infezione virale presente nella nostra terra e in varie nazioni e paesi. Mentre siamo tutti grati per quanto fanno medici, ricercatori e quanti sono predisposti ad affrontare tale emergenza, ci affidiamo alla preghiera, mettendoci in ginocchio per intercedere per il mondo.




























