Tag Archives: Influencer

Riparare la rete sociale, l’invito del Papa agli influencers cattolici spiegata da loro stessi

“All’inizio di questo mio primo messaggio rivolto a voi, desidero anzitutto dirvi grazie! Grazie per la gioia che avete trasmesso quando siete venuti a Roma per il vostro Giubileo e grazie anche a tutti i giovani che si sono uniti a noi nella preghiera da ogni parte del mondo. E’ stato un evento prezioso per rinnovare l’entusiasmo della fede e condividere la speranza che arde nei nostri cuori!

Perciò facciamo in modo che l’incontro giubilare non rimanga un momento isolato, ma segni, per ognuno di voi, un passo avanti nella vita cristiana e un forte incoraggiamento a perseverare nella testimonianza della fede”: con questo ringraziamento papa Leone XIV inizia il messaggio indirizzato ai giovani in occasione della Giornata Mondiale dei Giovani, che domenica 23 novembre si svolge nelle diocesi, intitolato ‘Anche voi date testimonianza, perché siete con me’, versetto tratto dal Vangelo di san Giovanni.

Partendo dall’incipit del messaggio papale abbiamo chiesto al giovane influencer Michael Mattarucco, missionario digitale, che attraverso i social cerca di creare un ponte tra il mondo e la Chiesa: in quale modo dare testimonianza di Gesù nel mondo giovanile?

“Innanzitutto credo sia fondamentale chiedersi dove sta il mondo giovanile perché senza questa consapevolezza rischiamo di operare dove non c’è nessuno, soprattutto i ragazzi. Poi credo sia importante riuscire ad intercettare il loro linguaggio, ascoltarli, comprendere cosa cercano veramente in profondità e in superficialità e tramite questo ascolto lo Spirito santo suggerisce, nel cuore dei cristiani che si mettono in gioco, delle modalità con cui si può comunicare il vangelo oggi.

Credo sia fondamentale però partire dalla vita, dall’esempio. Questo è il primo canale. Perché un ragazzo si incuriosisce solo se ti vede più felice di lui; allora può prendere in considerazione la strada che tu stai percorrere, se vede che gli è indifferente non si pone neanche la domanda sulla felicità”.

‘Lo sguardo di Gesù, che vuole sempre e solo il nostro bene, ci precede. Non ci vuole come servi, né come ‘attivisti’ di un partito: ci chiama a stare con Lui come amici, perché la nostra vita venga rinnovata’: cosa significa per un giovane stare con Lui?

“Stare con Lui significa stare alla sua presenza, in silenzio… e nella frequentazione dei sacramenti. Ogni volta che andiamo all’incontro con l’Eucarestia ci abbronziamo dell’amore senza misura del Signore Gesù e questo ci plasma e ci cambia oltre ad essere persone più solari e con la pace nel cuore. Prendersi del tempo per stare solo con il Signore e dialogare con Lui nel segreto, con pensieri o verbalmente, fa la differenza a lungo termine”.

In quale modo si può diventare testimoni di Cristo?

“Diventi testimone di Cristo quando hai avuto un incontro personale con Lui, in cui hai acquisito consapevolezza che c’è qualcosa di eterno dentro di te che va al di là del limite materiale. Quando lo Spirito Santo si fa vivo dentro di te e ne hai consapevolezza, la vita cambia e diventi testimone perché non puoi farne a meno; non si riesce a tenere per se ciò che si scopre. Desideri raccontare la gioia di quell’incontro a quante più persone possibili”.

‘Carissimi giovani, davanti alle sofferenze e alle speranze del mondo, fissiamo lo sguardo su Gesù!’: perché fissare lo sguardo su Gesù?

“Fissare lo sguardo su Gesù, perché ti distacca dalle cose del mondo e ti aiuta a desiderare l’infinito, le cose eterne, il Regno di Dio, la santità. I desideri più grandi per la vita di un uomo. Anzi questi desideri aiutano a vivere pienamente la vita qui indipendentemente da ciò che si fa come lavoro/professione”.

Allora, cosa significa essere un influencer cattolico?

“Per me essere influencer cattolico significa creare un ponte tra i giovani che sono nel digitale ed il messaggio del Vangelo di Gesù per incuriosire i ragazzi a riscoprire la bellezza di vivere la vita quotidiana con la fede. Questa curiosità si può creare facendo dei contenuti sui social; e per esperienza posso dire che diversi passi nel mondo della fede e della spiritualità li ho fatti grazie a delle testimonianze ricevute e condivise proprio dai social”.

Come è nata la tua vocazione ‘digitale’?

“La mia vocazione per comunicare la fede sui social è nata nel 2022 quando, dopo un percorso di ricerca di successo, mi sono reso conto che non ero davvero felice. Tramite un momento buio vissuto anche in pandemia, mi sono interrogato sul senso della vita e della ricerca della felicità. Ho iniziato a leggere il Vangelo ed ho scoperto che Gesù mi riempiva il cuore, scoprendo nel presente una gioia mai provata prima. Così ho iniziato a raccontarlo a tutti sui social”.

A fine luglio hai partecipato al Giubileo degli influencer cattolici: cosa è stato?

 “La Chiesa sta facendo passi in avanti. Il Dicastero della comunicazione, anche tramite il Giubileo, vuole fare in modo che anche i missionari digitali possano vivere un’esperienza di Chiesa in un ambiente di testimonianza di fede con autenticità. Sono stato colpito dalle parole di papa Leone XIV, che ci ha chiesto di aiutare a riparare la rete sociale. Ho percepito di essere nella direzione giusta, e mi ha fatto bene anche a livello spirituale, per alimentare il rapporto con Gesù e continuare in questa missione. Ho incontrato il papa e gli ho stretto la mano. Mi sono sentito parte di una grande famiglia che vuole vivere insieme”.

Ad inizio settembre hai partecipato anche alla canonizzazione di Frassati e Acutis: quale significato hanno per la tua vita?

“Sono stati giorni fortissimi. Ho un affetto speciale per Carlo, perché abbraccia appieno l’attività di missionario digitale. E’ stato il primo che ha usato internet e l’informatica per testimoniare fede ed evangelizzare, e ha preparato la strada dove ora camminiamo. Un ragazzo di 15 anni che ha messo a disposizione talento e vita cristiana nella tecnologia appena nata. Di Pier Giorgio mi colpisce l’impegno come laico in politica e verso la carità ai poveri: un grande esempio di azione e di amore per conto di Dio”.

Quale è il loro messaggio per i giovani?

“Il loro messaggio è che la santità non è lontana da noi, ma è un modo di vivere a cui tutti possiamo ambire; l’importante è avere il coraggio di mettersi in gioco nella vita dentro l’amore del Signore e della Chiesa. In più: l’amore di Gesù si incontra quotidianamente soprattutto nelle piccole cose”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Leone XIV chiede agli influencer cattolici di riparare le reti

“E quanto abbiamo bisogno di pace in questo nostro tempo dilaniato dall’inimicizia e dalle guerre. E quanto ci chiama alla testimonianza, oggi, il saluto del Risorto: ‘Pace a voi!ì’. La pace sia con tutti noi. Nei nostri cuori e nel nostro agire. Questa è la missione della Chiesa: annunciare al mondo la pace! La pace che viene dal Signore, che ha vinto la morte, che ci porta il perdono di Dio, che ci dona la vita del Padre, che ci indica la via dell’Amore!”: al termine della celebrazione eucaristica per il giubileo degli Influencer e dei Missionari digitali celebrata dal card. Luis Antonio Tagle, pro-prefetto della sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari del Dicastero per l’evangelizzazione, nella basilica di San Pietro, papa Leone XIV li ha incontrati.

 Questa è la missione affidata a questi nuovi missionari: “E’ la missione che la Chiesa oggi affida anche a voi; che siete qui a Roma per il vostro Giubileo; venuti a rinnovare l’impegno a nutrire di speranza cristiana le reti sociali e gli ambienti digitali. La pace ha bisogno di essere cercata, annunciata, condivisa in ogni luogo; sia nei drammatici luoghi di guerra, sia nei cuori svuotati di chi ha perso il senso dell’esistenza e il gusto dell’interiorità, il gusto della vita spirituale”.

Il compito è quello di portare la buona notizia: “E oggi, forse più che mai, abbiamo bisogno di discepoli missionari che portino nel mondo il dono del Risorto; che diano voce alla speranza che ci dà Gesù Vivo, fino agli estremi confini della terra; che arrivino dovunque ci sia un cuore che aspetta, un cuore che cerca, un cuore che ha bisogno. Sì, fino ai confini della terra, ai confini esistenziali dove non c’è speranza”.

Però tale missione ha insita una seconda sfida: “In questa missione c’è una seconda sfida: negli spazi digitali, cercate sempre la ‘carne sofferente di Cristo’ in ogni fratello e sorella. Oggi ci troviamo in una cultura nuova, profondamente segnata e costruita con e dalla tecnologia. Sta a noi (sta a voi) far sì che questa cultura rimanga umana.

La scienza e la tecnica influenzano il nostro modo di essere e di stare nel mondo, fino a coinvolgere persino la comprensione di noi stessi, il nostro rapporto con gli altri e il nostro rapporto con Dio. Ma niente che viene dall’uomo e dal suo ingegno deve essere piegato sino a mortificare la dignità dell’altro. La nostra, la vostra missione, è nutrire una cultura di umanesimo cristiano, e di farlo insieme. Questa è per tutti noi la bellezza della rete”.

Quindi la sfida è quella di elaborare un pensiero cattolico: “Di fronte ai cambiamenti culturali, nel corso della storia, la Chiesa non è mai rimasta passiva; ha sempre cercato di illuminare ogni tempo con la luce e la speranza di Cristo, di discernere il bene dal male, quanto di buono nasceva da quanto aveva bisogno di essere cambiato, trasformato, purificato.

Oggi, in una cultura dove la dimensione digitale è presente quasi in ogni cosa, in un tempo in cui la nascita dell’intelligenza artificiale segna una nuova geografia nel vissuto delle persone e per l’intera società, questa è la sfida che dobbiamo raccogliere, riflettendo sulla coerenza della nostra testimonianza, sulla capacità di ascoltare e di parlare; di capire e di essere capiti. Abbiamo il dovere di elaborare insieme un pensiero, di elaborare un linguaggio che, nell’essere figli del nostro tempo, diano voce all’Amore”.

Tale pensiero consiste nell’incontro: “Non si tratta semplicemente di generare contenuti, ma di incontrare cuori, di cercare chi soffre e ha bisogno di conoscere il Signore per guarire le proprie ferite, per rialzarsi e trovare un senso, partendo prima di tutto da noi stessi e dalle nostre povertà, lasciando cadere ogni maschera e riconoscendoci per primi bisognosi di Vangelo. E si tratta di farlo insieme”.

Per questo Gesù chiede di ‘riparare le reti’: “Lo chiede anche a noi, anzi ci chiede, oggi, di costruire altre reti: reti di relazioni, reti d’amore, reti di condivisione gratuita, dove l’amicizia sia autentica e profonda. Reti dove si possa ricucire ciò che si è spezzato, dove si possa guarire dalla solitudine, non contando il numero dei follower, ma sperimentando in ogni incontro la grandezza infinita dell’Amore.  Reti che danno spazio all’altro più che a sé stessi, dove nessuna ‘bolla’ possa coprire le voci dei più deboli. Reti che liberano, reti che salvano. Reti che ci fanno riscoprire la bellezza di guardarci negli occhi. Reti di verità. Così, ogni storia di bene condiviso sarà il nodo di un’unica, immensa rete: la rete delle reti, la rete di Dio”.

Da qui nasce la comunione: “Siate allora agenti di comunione, capaci di rompere le logiche della divisione e della polarizzazione; dell’individualismo e dell’egocentrismo. Siate centrati su Cristo, per vincere le logiche del mondo, delle fake news, della frivolezza, con la bellezza e la luce della Verità”.

(Foto: Santa Sede)

Vi racconto come io e Carlo Acutis siamo diventati amici…

Esiste un prima e un dopo, nella mia vita, rispetto a quando il prossimo santo, Carlo Acutis, ha iniziato a farne parte. Ad oggi, maggio 2025, mi guardo indietro e penso alla straordinaria avvenuta che sto vivendo insieme a lui, non per merito, ma per grazia. Per grazia, dico, perché da anni sto girando l’Italia, incontrando centinaia di giovani, presentando i libri che ho scritto su di lui, ma se mi chiedono: ‘Quando hai pensato di scrivere di Carlo?’, la mia risposta è: ‘Mai’.

Tutto è iniziato nel dicembre 2016. Ero appena stata rifiutata da un posto di lavoro, dove, fatto il colloquio, in totale onestà, avevo detto di essere incinta. Questo mi è costata l’esclusione da quella posizione. Non avevano alcuna intenzione di assumere una donna in stato di gravidanza. E, d’altronde, chi lo fa? Le rare volte in cui accade, la notizia finisce addirittura sul giornale. Invece di essere la normalità, è un caso davvero eccezionale.

Succede spesso nel nostro Paese, lo so, ma ricordo che all’inizio rimasi malissimo per quella porta chiusa. Era come se Dio mi tradisse. Io mi ero fidata, mi ero aperta subito alla vita, giovane, appena sposata. Avrei potuto aspettare, fare meglio i miei calcoli. Invece, avevo deciso di fidarmi della Provvidenza. Ed, adesso, quel no, pesava.

Sarei mai riuscita a realizzare il sogno di essere madre e, al tempo stesso, lavorare nell’ambito della comunicazione, della scrittura, del giornalismo, per cui avevo studiato? Quel posto di lavoro sembrava perfetto per me e io lo stavo perdendo… Passai due settimane di desolazione. Ero felicissima di diventare madre, ma, al tempo stesso, mi sentivo demoralizzata. Avevano ragione: se diventi madre giovane, devi fare tante rinunce personali.

In quel momento, però, arrivò la richiesta della Mimep, con cui avevo pubblicato il mio primo romanzo, ma, inizialmente, senza particolare successo. Mi dissero: ‘Ti va di scrivere un romanzo su Carlo Acutis?’ Non vi nascondo che avrei potuto rispondere: ‘Carlo chi?’ Era abbastanza conosciuto, soprattutto al Nord Italia, ma non come adesso e io, sinceramente, lo aveva a malapena sentito nominare. Tuttavia, scrivere era la mia passione e io non avevo nulla da fare. Che avevo da perdere? Decisi di documentarmi.

Carlo diventò molto presto un fratello maggiore nella fede, per me. Scoprii che eravamo quasi coetanei. Io del ‘92, lui del ’91 e aveva così tanto da insegnarmi, con la sua purezza di cuore, con il suo distacco dai beni materiali… con quella fede genuina nell’Eucaristia. Accettai di scrivere su di lui e nacque il primo libro sulla sua figura: ‘Sei nato originale, non vivere da fotocopia’ (2017), ideato e completato nel periodo della gravidanza. Le mie due vocazioni che andavano di pari passo.

Non lo sapevo ancora, ma quella porta chiusa, quel tempo di presunta aridità, mi aveva aperto un portone, stava mettendo le basi per la mia vita futura come scrittrice. Oggi, per Carlo, sto letteralmente girando l’Italia. A volte da sola, a volte con tutta la mia famiglia. Parto dalle Marche, dove vivo, per raggiungere sempre mete nuove: dalla Calabria alla Sicilia, dalla Lombardia all’Emilia Romagna, passando per Roma.

Mi trovo continuamente in giro, a raccontare la sua vita, i suoi gesti, la sua spiritualità, la sua amicizia con Gesù. Vado dove mi chiamano. In famiglia, abbiamo preso una decisione: smettere di prenotare viaggi, perché dove andremo nei prossimi mesi, forse nei prossimi giorni, lo decide lui. La mia vita e quella di Carlo si sono intrecciate in una maniera che, ancora, per me, ha dell’inspiegabile. Oggi posso solo dire che ho lasciato tutto, per seguire Gesù. Ho avuto paura di farlo, ma Gli ho detto: ‘Fai tu’. Ed è proprio vero che Lui ci dà il centuplo, in case, fratelli, sorelle, ‘in bellezza della vita’ a partire da quaggiù. L’ultimo libro che ho scritto sul prossimo santo millennial è questo: Carlo Acutis l’influencer di Dio | Casa Editrice Mimep Docete.

‘Voglio donarmi completamente a te’: un libro per riflettere sulla tua affettività

Qualche tempo fa ho visto un video su Youtube di Alessandra e Francesco, promotori del progetto di evangelizzazione ‘5pani2pesci’. Questi due ‘influencer cristiani’ sostengono che non ci sia nulla di più importante nella vita che guarire la propria affettività. Prima di capire cosa si intende per ‘guarigione affettiva’, occorre spiegare per sommi capi cosa sia l’affettività. Per questi due sposi:

La lettura della parabola del Buon Samaritano di don Dino Pirri, parroco e influencer

Il Vangelo racconta di un dottore della Legge che, per mettere alla prova Gesù, gli chiede come ottenere la vita eterna. Sa di dover amare Dio sopra ogni cosa e il suo prossimo come se stesso, ma si domanda chi sia quel ‘prossimo’. La risposta è conosciuta da tutti: ‘Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto…’.

Aiutiamo i ragazzi a decodificare i messaggi degli influencer

Non so se lo sapevate, ma la musica ha dei poteri magici: trasforma di colpo i peggiori insulti in “sarcasmo mal compreso”. Un cantante, ad esempio, può mettere alla gogna mediatica dei politici che hanno pronunciato frasi omofobe, ma poi cantare lui stesso versi omofobi, contro una persona che si è dichiarata gay o offendere una donna lesbica per la sua incapacità di generare – con parole impronunciabili. Nella vita in un modo, nell’arte in un altro. Si chiama “licenza poetica”, no?

151.11.48.50