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A Barbara Burioli il premio ‘Madre Maria Teresa Fasce’ per l’imprenditoria sostenibile
Il Premio ‘Madre Maria Teresa Fasce’ è stato ideato nel 2023 dalle monache del Monastero Santa Rita da Cascia per promuovere l’idea di imprenditorialità, ispirata al Vangelo ed a un’economia solidale, sull’esempio concreto di Maria Teresa Fasce, storica Badessa del monastero ritiano oggi beata, che nel 1900 ha permesso la diffusione mondiale del culto e dei valori ritiani, cambiando anche il corso della storia di Cascia, grazie al suo essere ‘Imprenditrice di Dio’.
Racchiuso nella festa liturgica della Beata Madre Maria Teresa Fasce, che ricorre il 12 ottobre data della sua beatificazione, il Premio è dedicato alle imprenditrici donne che scelgono di essere protagoniste della rivoluzione solidale dell’economia facendo impresa non solo per il profitto, ma per generare impatto e valore sociale e umano. In società segnate da crisi, conflitti e disuguaglianze, il modello di imprenditoria ispirato al Vangelo che la Fasce insegna è più attuale che mai e richiama all’etica e alla sostenibilità. Lei è stata una vera ‘imprenditrice di Dio’, che nel 1900 ha costruito a Cascia, e da qui diffuso, un’impresa del bene, fondata sulla carità e sui valori cristiani incarnati da Santa Rita.
Attraverso il Premio, le monache desiderano comunicare anche l’importanza in questo tempo sempre più lacerato dalle guerre, di aprire il cuore agli altri in ogni ambito, sociale, economico e politico, mettendo le persone prima di ogni interesse personale e al centro di ogni azione, perché vuol dire promuovere anche la pace: 2023 – Luciana Delle Donne, imprenditrice sociale di Made in Carcere, al servizio delle donne detenute (Lecce): già Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, ha rinunciato a una carriera manageriale di successo, mettendo i suoi talenti al servizio del prossimo in un progetto imprenditoriale sociale, Made in Carcere, che offre una concreta seconda possibilità alle donne detenute, nel segno di un’economia civile rigenerativa. Portando così avanti una scelta illogica per il mondo, ma logica per il Vangelo.
2024 – Paola Veglio, amministratore delegato della Brovind di Cortemilia (Cuneo): Donna, ingegnere e imprenditrice, ha saputo far crescere la sua azienda, che opera nel settore metalmeccanico, mantenendo l’attenzione verso le persone ed ha saputo guardare anche al territorio con progetti ed azioni capaci di migliorare la qualità della vita della comunità.
2025 – Barbara Burioli, fondatrice con il marito Rocco De Lucia della Siropack di Cesenatico (Forlì-Cesena), ha saputo unire innovazione e responsabilità sociale, mettendo sempre la persona al centro. Il suo gesto di solidarietà verso un giovane dipendente malato ha ispirato la Legge n. 106 del 2025, a tutela dei lavoratori oncologici, facendo della sua impresa un modello di etica e umanità.
Il Premio, realizzato da suor Elena Manganelli, artista e monaca agostiniana, è un’opera d’arte unica che rappresenta la concretezza della carità. Fisicamente ha una piramide dalla base esagonale che richiama l’Alveare di Santa Rita, progetto di accoglienza per minori del Monastero ritiano, fondato da Madre Maria Teresa Fasce nel 1938, che oggi continua la sua preziosa opera sociale e umana. La parte superiore è costituita da un fiore i cui petali diventano fiamme e al cui interno è custodito il cuore della Beata. Sulla parte frontale sono visibili delle piccole api che richiamano l’operosità, ma anche le ‘Apette’ dell’Alveare di Santa Rita, così come la stessa Madre Fasce chiamò le prime bambine accolte nella struttura.
Il premio rappresenta tutta la concretezza e la tangibilità della carità, perché la parte inferiore è solida, definita: è la costruzione ‘imprenditoriale’ che nasce dalla carità. E’ quel modello di sviluppo che non si limita a produrre, ma che genera valore e impatto sociale e umano. Il centro, culmine dell’opera, è il cuore infiammato agostiniano, che rappresenta il cuore di Madre Maria Teresa Fasce, custodito all’interno del fiore. Tutta la tensione dell’opera sta lì, nella parte superiore, che unisce evanescenza e forza, dolcezza e determinazione, volontà e Provvidenza.
La cerimonia si terrà sabato 11 ottobre alle ore 16.15 nella Basilica Inferiore di Cascia, nell’ambito delle celebrazioni dedicate alla Beata. Il Premio sarà consegnato dalla Madre Badessa Maria Grazia Cossu, mentre il rettore p. Giustino Casciano offrirà la pergamena commemorativa.
Barbara Burioli rappresenta un esempio di imprenditoria etica e generativa, capace di coniugare la produttività con l’attenzione profonda ai lavoratori e alle loro fragilità. La sua storia si lega a quella di Steven Babbi, giovane dipendente affetto da sarcoma di Ewing. Quando la malattia lo costrinse ad assentarsi per lunghi mesi, Barbara e suo marito decisero di continuare a pagargli lo stipendio di tasca propria, un gesto di solidarietà che ha segnato profondamente la vita dell’azienda e di tutta la comunità. Nel 2017 i coniugi hanno ricevuto l’onorificenza di Cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana ‘per la straordinaria prova di umana generosità e sensibilità a sostegno di un loro dipendente gravemente malato’.
Da quella vicenda è nata la Legge n. 106 del 18 luglio 2025, che tutela i lavoratori affetti da malattie oncologiche, croniche e invalidanti, garantendo la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per cure e controlli, come ha sottolineato Barbara Burioli: “Il bene porta bene e il vero utile per un’impresa non è economico, ma culturale, sociale e umano. Il bene più importante non è l’azienda in sé, ma ciò che grazie all’azienda possiamo restituire agli altri”.
Mentre Madre Badessa Maria Grazia ha evidenziato che un’impresa può diventare un atto di amore: “Barbara Burioli ha saputo trasformare l’impresa in un atto di amore e di servizio verso gli altri. La sua storia con il giovane Steven è segno concreto di quella carità operosa che non si ferma davanti alle regole ma si muove per giustizia e per amore. Dal loro gesto è nata una legge che oggi tutela tanti lavoratori fragili: un frutto di bene che supera i confini dell’azienda e diventa dono per la società intera”.
Infatti in un’Italia che nei primi 8 mesi del 2025 ha contato oltre 600 infortuni mortali sul lavoro, con un aumento preoccupante dei casi in itinere, l’esperienza di Siropack si distingue come un esempio concreto di responsabilità, sicurezza e cura delle persone. Nel 2024 l’azienda ha superato 1.000.000 di ore lavorative senza infortuni, un primato che testimonia l’impegno costante nella prevenzione, nella formazione e nella tutela della salute, introducendo un bonus sicurezza individuale per ogni dipendente, programmi di welfare aziendale, corsi di aggiornamento e persino sedute di fisioterapia in sede: “Non possiamo essere all’avanguardia nella tecnologia e in ritardo nella sicurezza perché se i nostri ragazzi stanno bene, lavorano con più passione e creatività”.
Il Premio Beata Madre Maria Teresa Fascenasce dal desiderio del Monastero Santa Rita da Cascia dipremiare donne che vivono la propria vocazione professionale come missione di bene, in continuità con l’eredità spirituale della beata Madre Maria Teresa Fasce (1881–1947), monaca agostiniana e badessa del monastero, che fu una figura di straordinaria intelligenza e lungimiranza: a lei si devono la costruzione della Basilica di Santa Rita, la creazione dell’Alveare per l’accoglienza delle bambine, la rivista ‘Dalle Api alle Rose’ e la diffusione del culto della ‘Santa degli Impossibili’.
Nel 2012, per rendere più strutturata e sostenibile la loro carità, le monache hanno creato la Fondazione Santa Rita da Cascia ETS, da poco diventata Ente Filantropico, che oggi opera per sostenere i più fragili non solo in Italia ma in tutto il mondo, tra Filippine, Africa, Perù e Libano.
Per maggiori informazioni santaritadacascia.org
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(Foto: Cesenatico Day)
Paola Veglio: un’imprenditoria etica per cambiare il mondo
Ideato dalle monache del Monastero Santa Rita da Cascia per promuovere un’imprenditoria ispirata al Vangelo ed un’economia solidale, il premio ‘Madre Maria Teresa Fasce’, quest’anno, è stato consegnato a Paola Veglio, donna, ingegnere, imprenditrice ed AD di ‘Brovind’, eccellenza del Made in Italy nell’automazione industriale, con questa motivazione: ‘A Paola Veglio, donna, ingegnere e imprenditrice, per aver saputo far crescere la sua azienda mantenendo l’attenzione verso le persone e per aver guardato al territorio con progetti e azioni capaci di migliorare la qualità della vita della comunità’.
Per questo la Madre Priora del monastero santa Rita da Cascia, suor Maria Rosa Bernardinis, ha spiegato il motivo dell’istituzione del premio, dedicata a madre Fasce: “Il premio Madre Fasce è dedicato alle donne che scelgono di essere protagoniste della necessaria rivoluzione solidale dell’economia facendo impresa non solo per il profitto, ma per generare impatto sociale e umano. In società segnate da crisi, conflitti e disuguaglianze, il modello di imprenditoria ispirato al Vangelo che la Fasce ci insegna è più attuale che mai e richiama all’etica e alla sostenibilità.
Lei è stata una vera ‘imprenditrice di Dio’, che nel 1900 ha costruito a Cascia, e da qui diffuso, un’impresa del bene, fondata sulla carità e sui valori cristiani incarnati da Santa Rita. In questo tempo sempre più lacerato dalle guerre, aprire il cuore agli altri in ogni ambito, sociale, economico e politico, mettendo le persone prima di ogni interesse personale e al centro di ogni azione, vuol dire promuovere anche la pace”.
Ricevendo il premio l’imprenditrice Paola Veglio ha espresso la propria gratitudine: “Ricevere un premio è sempre una grande soddisfazione, perché ci si rende conto di aver fatto qualcosa di buono. Ricevere questo premio ha un valore per me enorme, perché, dopo aver letto la sua biografia, ho trovato in Madre Maria Teresa Fasce un mondo magnifico, fatto di testardaggine, dove si va contro tutto e tutti per assecondare il bisogno spasmodico di aiutare il prossimo. In Lei ho avuto la conferma che cerco da una vita. Cambiare il mondo è possibile, se solo lo vogliamo”.
Per quale motivo ricevere il premio Madre Fasce è un onore?
Ricevere un premio è sempre un grande onore, perché significa che qualcuno ha notato il tuo impegno e lo ha apprezzato. Il premio Madre Fasce ha un valore per me immenso. La sua vita, il suo carattere, i suoi insegnamenti sono una fonte di ispirazione enorme. Più leggo della sua vita e più vedo punti d’intersezione con la mia filosofia di vita e di lavoro. Oltre al premio che mi è stato consegnato, ho ricevuto anche un altro bellissimo regalo: conoscere le monache, semplicemente eccezionali e rivoluzionarie nel loro pensiero e modo di fare. Quando le conosci vedi la Luce, ti riempiono l’anima. In un mondo grigio, troppo spesso fatto di persone cattive e invidiose, in cui si guarda solo a sé stessi, quella Luce è davvero un faro nella nebbia, che ti guida e ti rigenera.
‘In società segnate da crisi, guerre e disuguaglianze, il modello di imprenditoria che la Fasce ci insegna e che Paola Veglio incarna è più attuale che mai e richiama all’etica e alla sostenibilità’, aveva sottolineato la priora, suor Bernardinis. E’ possibile fare imprenditoria eticamente?
“Si può fare, è un modo di vedere la vita un po’ diverso da quello che ti impone oggi il mondo dei social e del ‘gregge’. Ho sempre pensato che in azienda, oltre al profitto, occorre creare valore. E, l’unico modo per farlo, è mettere le persone al primo posto e cercare di mettersi a loro disposizione, creando non solo posti di lavoro, ma ambienti in cui possano vivere bene. Sembra banale, ma non lo è affatto. L’azienda deve funzionare e guadagnare, altrimenti tanti discorsi virtuosi muoiono. Ma da lì in poi, sta all’imprenditore fare la differenza, oltrepassare gli stereotipi e donarsi ai propri valori e al prossimo”.
In quale modo è possibile cambiare il mondo?
“Basta volerlo più di ogni altra cosa. La mia vita è stata un percorso in cui tante volte sono andata in crisi perché ‘non potevo salvare tutti’. Ma sono arrivata a capire che, se aiutiamo chi abbiamo a fianco, ascoltandolo e provando a risolvere dei problemi, anziché creandone di nuovi, stiamo nel nostro piccolo salvando il mondo. Iniziamo dal sorridere al prossimo, poi da cosa nasce cosa e ci troveremo a costruire progetti che, a volte, coinvolgono intere comunità. Se solo si imparasse a sorridere, molte guerre, piccole o grandi, sparirebbero. Se anziché voler sopraffare, si iniziasse ad ascoltare, quanti dissidi già faremmo sparire? Un sorriso, un banale sorriso, può già salvare parte del mondo”.
Perché vuole ‘salvare’ i borghi?
“Perché sono preziosi, e lo saranno sempre di più, lontani anni luce dalla frenesia e dal nervosismo delle città. Ci sono paradisi incontaminati, ricchi di storia, di paesaggi da riscoprire e di cui prendersi cura. Se non facciamo qualcosa, i borghi spariranno per lo spopolamento e perderemo tesori inestimabili, in cui i nostri vecchi invece credevano. Noi abbiamo la possibilità di scegliere, e io ho scelto di viverli e rispettarli”.
E’ possibile coniugare il lavoro con la famiglia?
“Se si guarda la mia storia personale, mi viene spontaneo dire di no. Ma bisogna arrivare a non dover più scegliere tra uno o l’altro. Non esistono scelte giuste o sbagliate, sono semplicemente scelte. Dico sempre che ognuno, per giudicare, dovrebbe trovarsi nella stessa situazione, nello stesso momento della vita ed indossare le stesse scarpe. Ma poter scegliere è la più alta forma di libertà e parità. Ognuno dovrebbe poter sceglier nella vita il proprio destino, lontano dai pregiudizi e da quello che vogliono gli altri”.
Chi è per lei Madre Fasce?
“Una donna eccezionale e visionaria. Un’eroina dei nostri tempi, che ha saputo conciliare una vita monastica di clausura ad una serie di progetti importantissimi, che hanno portato il monastero di santa Rita da Cascia a essere il luogo di pellegrinaggio come lo conosciamo oggi. Aveva una visione imprenditoriale incredibile e, con la sua testardaggine e volontà, ha fatto sì che i suoi progetti si realizzassero, illuminati dalla luce della Fede”.
(Tratto da Aci Stampa)
A Paola Veglio il premio ‘Madre Maria Teresa Fasce’
Ideato dalle monache del Monastero Santa Rita da Cascia per promuovere un’imprenditoria ispirata al Vangelo e un’economia solidale, il Premio “Madre Maria Teresa Fasce” è consegnato sabato 12 ottobre alle 17:15 a Cascia, nella Basilica Inferiore del Santuario di Santa Rita. Il riconoscimento, alla seconda edizione, è racchiuso nella festa liturgica della Beata Madre Maria Teresa Fasce, Badessa del monastero agostiniano, che nel 1900 ha permesso la diffusione mondiale del culto e dei valori ritiani, cambiando anche il corso della storia di Cascia.
L’incontro, dialogo tra le monache e la premiata Paola Veglio, condotto dalla giornalista Cristiana Caricato, vaticanista di Tv2000, e la cerimonia di premiazione saranno in diretta streaming sul canale Youtube del Monastero www.youtube.com/user/monasterosantarita
“Il premio Madre Fasce – commenta la Madre Priora del Monastero Santa Rita da Cascia, Suor Maria Rosa Bernardinis – è dedicato alle donne che scelgono di essere protagoniste della necessaria rivoluzione solidale dell’economia facendo impresa non solo per il profitto, ma per generare impatto sociale e umano. In società segnate da crisi, conflitti e disuguaglianze, il modello di imprenditoria ispirato al Vangelo che la Fasce ci insegna è più attuale che mai e richiama all’etica e alla sostenibilità.
Lei è stata una vera ‘imprenditrice di Dio’, che nel 1900 ha costruito a Cascia, e da qui diffuso, un’impresa del bene, fondata sulla carità e sui valori cristiani incarnati da Santa Rita. In questo tempo sempre più lacerato dalle guerre, aprire il cuore agli altri in ogni ambito, sociale, economico e politico, mettendo le persone prima di ogni interesse personale e al centro di ogni azione, vuol dire promuovere anche la pace”.
Il Premio, opera d’arte unica che rappresenta la concretezza della carità, è una piramide dalla base esagonale sovrastata da un fiore i cui petali diventano fiamme e custodiscono il cuore infiammato agostiniano. È realizzato da Suor Elena Manganelli, artista e monaca agostiniana, che sulla parte frontale ha inserito delle piccole api, a richiamare la simbologia ritiana, l’operosità e le Apette dell’Alveare, come la Fasce chiamò nel 1938 le bambine, allora orfane, accolte dalle monache.
A Paola Veglio, donna, ingegnere e imprenditrice, per aver saputo far crescere la sua azienda mantenendo l’attenzione verso le persone e per aver guardato al territorio con progetti e azioni capaci di migliorare la qualità della vita della comunità. Questa la motivazione del 2° Premio “Madre Maria Teresa Fasce”.
“Ricevere un premio – dichiara Paola Veglio – è sempre una grande soddisfazione, perché ci si rende conto di aver fatto qualcosa di buono. Ricevere questo premio ha un valore per me enorme, perché, dopo aver letto la sua biografia, ho trovato in Madre Maria Teresa Fasce un mondo magnifico, fatto di testardaggine, dove si va contro tutto e tutti per assecondare il bisogno spasmodico di aiutare il prossimo. In Lei ho avuto la conferma che cerco da una vita. Cambiare il mondo è possibile, se solo lo vogliamo”.
Tra la Veglio, amministratore delegato della Brovind di Cortemilia (Cuneo) che opera nel settore metalmeccanico, e la Beata Maria Teresa Fasce ci sono molte similitudini. A legarle è quello sguardo diretto oltre i confini del monastero e dell’azienda per una vera rivoluzione orientata all’umanità. Le unisce la determinazione nel portare avanti le scelte, dovendo lottare anche per affermarsi, da donne, in mondi diversi ma dove conquistare il proprio spazio non era e non è scontato.
Contraddistingue entrambe l’umanità, l’attenzione e l’apertura agli altri, nonché la capacità di riconoscere i bisogni del territorio e l’impegno nel dare risposte concrete: la Fasce è stata fautrice dell’attuale Basilica di Santa Rita e dell’Alveare di Cascia che da 86 anni accoglie minori e li accompagna nella crescita, mentre Paola Veglio ha rilanciato l’occupazione locale, ha lavorato sul welfare aziendale attraverso l’asilo, gli assistenti sociali, la mensa, che di sera si trasforma in ritrovo per cittadini e turisti.
Gli eventi legati alla festa liturgica della Fasce, nel 27° anniversario della sua beatificazione, si uniscono a quelli del Premio che porta il suo nome. Si è iniziato dal Solenne Triduo, in programma dal 9 all’11 ottobre in Basilica Inferiore, con la Santa Messa delle ore 18:00 celebrata dal nuovo Priore della comunità agostiniana di Cascia, Padre Juraj Pigula. Ha aperto gli appuntamenti del Premio Fasce, venerdì 11 ottobre alle 11:00 presso la Sala della Pace, l’incontro riservato agli studenti del territorio, condotto da Cristiana Caricato, vaticanista di Tv2000, con Paola Veglio e Suor Giacomina Stuani, economa del monastero e direttrice editoriale della Rivista Dalle Api alle Rose, che la stessa Fasce creò nel 1923.
Infine, sabato 12 ottobre, dalle ore 16:00 in Basilica Inferiore che custodisce il corpo della Beata Fasce, Messa Solenne, presieduta dall’Arcivescovo di Spoleto-Norcia, Monsignor Renato Boccardo. E alle 17:15 incontro e premiazione, sempre con Cristiana Caricato: interverranno insieme alla premiata, Suor Maria Rosa Bernardinis e Suor Giacomina Stuani. La Santa Messa, l’incontro e la premiazione saranno anche in diretta streaming sul canale Youtube del Monastero Santa Rita da Cascia.
Fondazione Moressa: 2.400.000 lavoratori immigrati producono € 154.000.000.000 di PIL (9%)
La popolazione straniera residente in Italia si conferma stabile a quota 5.000.000 ad inizio anno, pari all’8,6% del totale e l’età media degli stranieri è 35,3 anni, contro i 46,9 degli italiani. Gli indicatori demografici spiegano bene la diversa tendenza: tra gli stranieri vi sono 11,0 nati ogni mille abitanti e 2,0 morti; tra gli italiani, 6,3 nati e 13,0 morti per mille abitanti.
Webinar: ‘una nuova crisi economica alle porte? Nessuno resti solo!
La Fondazione ‘Mons. Vito De Grisantis onlus’, comunica che oggi dalle ore 19.00 alle ore 20.00, sulla Fan Page Facebook della Fondazione De Grisantis e in diretta streaming sulla web tv: www.radiodelcapo.it, sarà possibile seguire il webinar dal tema: ‘Una nuova crisi economica alle porte? Nessuno resti solo!’
Aics e Avsi: con il progetto ‘Mustaqbaluna’ 791 palestinesi sono diventati imprenditori
In tre anni 791 persone in Palestina hanno trovato lavoro grazie a un progetto di formazione all’imprenditorialità sostenuto da Aics, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e Avsi. Da persone vulnerabili a imprenditori: è questa la sintesi del progetto triennale (2018-2021) ‘Mustaqbaluna’, nato con l’obiettivo di accrescere le opportunità lavorative delle fasce più deboli della popolazione, tramite iniziative di innovazione sociale e imprenditorialità inclusiva.






























