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Giubileo dei Giovani: una testimonianza dal Myanmar

In seguito al devastante terremoto che ha colpito il Myanmar il 28 marzo scorso, la situazione nel Paese si presenta drammatica. In questo contesto fragile, la Società di San Vincenzo De Paoli è impegnata con azioni concrete di sostegno, ricostruzione e accompagnamento delle comunità più colpite. In occasione del Giubileo dei Giovani Vincenziani, Veronica Ei Mon Myint Maung, coordinatrice dei giovani della Società di San Vincenzo De Paoli in Myanmar, è a Roma per partecipare agli eventi giubilari.

La sua presenza testimonia la forza del legame tra le realtà vincenziane di tutto il mondo e offre un messaggio di fraternità e speranza che unisce i giovani nel servizio ai più poveri: “Il terremoto del 28 marzo ha colpito in modo devastante le regioni di Mandalay e Sagaing. Oltre 3.500 persone hanno perso la vita, migliaia sono ferite o disperse. “I giovani, in particolare, si trovano ad affrontare traumi profondi, lutti, la perdita della casa e l’interruzione della scuola. Il caldo estremo, le scosse di assestamento e le restrizioni militari agli aiuti umanitari complicano ulteriormente la situazione”.

Grazie a una donazione iniziale di € 20.000 da parte della Società di San Vincenzo De Paoli sono stati acquistati materiali da costruzione (cemento, mattoni, calce, lamiere zincate) e sono stati coperti i costi della manodopera, spesso inaccessibili per molte famiglie: “L’assistenza in denaro diretto è il mezzo più efficace e dignitoso per aiutare le famiglie ad acquistare ciò di cui hanno davvero bisogno”.

Il supporto è erogato sulla base di valutazioni accurate dei bisogni familiari e il suo impatto è monitorato costantemente attraverso visite sul campo e il coinvolgimento attivo delle Conferenze locali: “I giovani non sono solo destinatari degli aiuti, ma protagonisti attivi. I membri più giovani dell’Associazione in Myanmar si dedicano a visite domiciliari, assistenza a malati, anziani e sfollati, distribuzione di cibo e materiali essenziali. Con l’avvio della ricostruzione il loro coinvolgimento sarà ancora più centrale, soprattutto per chi possiede competenze tecniche. Inoltre, sono stati attivati gruppi di supporto tra pari per condividere l’elaborazione dei traumi”.

Paola Da Ros, Presidente della Federazione Nazionale Italiana della Società San Vincenzo De Paoli ODV, ha dichiarato: “Il coraggio dei giovani vincenziani del Myanmar è un esempio concreto di solidarietà attiva. Come Federazione Italiana, ci impegniamo a rafforzare il legame con le realtà più fragili, perché crediamo in una rete mondiale capace di sostenere e ispirare. Il Giubileo dei Giovani ci ricorda che la speranza si costruisce insieme e che ogni giovane è chiamato a essere luce in un mondo che sembra diventare sempre più buio”.

Veronica infine ha espresso l’interesse a costruire ponti solidali con la Federazione italiana: “Sarebbe un’occasione straordinaria per condividere esperienze, rafforzare la formazione dei giovani volontari e testimoniare la solidarietà vincenziana globale”.

In tale contesto Monica Galdo, referente per la formazione nella giunta della Federazione Nazionale Italiana, ha dichiarato: “Partecipare all’apertura del Giubileo dei Giovani Vincenziani è stata un’esperienza che mi ha riempito il cuore di gioia e di speranza. Nei volti dei giovani vincenziani, giunti da ogni parte del mondo, ho visto la freschezza della fede e la forza della carità che trasforma la realtà. Ho riconosciuto il sogno di Federico Ozanam: una carità viva, capace di percorrere le strade, incontrare i poveri, combattere le ingiustizie e costruire comunità.

I nostri giovani ci ricordano che la carità non è soltanto un gesto occasionale, ma una scelta di vita, capace di rinnovare profondamente la società. Dopo questo incontro, la mia speranza per un futuro migliore ha preso il volto luminoso di questi ragazzi e ragazze, pronti a cambiare il mondo”.

Infine Veronica ha lanciato un importante messaggio ai giovani che partecipano al Giubileo: “Vi invio un messaggio di profonda fraternità e speranza dal Myanmar. Siamo parte di una grande famiglia vincenziana, unita dalla fede e dalla volontà di servire i più poveri. La vostra solidarietà ci ricorda che non siamo soli. Abbracciamo insieme lo spirito della fraternità, impariamo gli uni dagli altri e portate avanti la fiaccola della speranza. Che San Vincenzo De Paoli vi ispiri a essere strumenti dell’amore e della misericordia di Dio in un mondo che ne ha bisogno”.

E per questo giubileo dei giovani sono ritornati dopo 25 anni i Papaboys, fondati nel 2000 da Daniele Venturi: “Da un Giubileo all’altro. Era l’agosto del 2000 quando ci siamo ritrovati a Tor Vergata, rispondendo all’invito di san Giovanni Paolo II. Venticinque anni dopo, nello stesso luogo, i Papaboys si preparano a stringersi attorno a papa Leone XIV per vivere il Giubileo dei Giovani, dal 29 luglio al 3 agosto 2025.

Ma questo non sarà soltanto un anniversario. Sarà un abbraccio, una chiamata, un ritorno. Nel venticinquesimo anno dalla nascita dell’associazione nazionale  Papaboys e nell’anno in cui ci ha lasciati il suo Presidente e fondatore, Daniele Venturi, nasce un appello forte e chiaro: è tempo di ricompattarci, di riaccendere quella scintilla. E proprio in queste ore, l’associazione si sta ricostituendo”.

Infatti nel ricordo del fondatore è stata lanciata l’adesione a Papaboys 5.0: “Daniele Venturi ha dedicato oltre vent’anni della sua vita a trasmettere ai giovani il battito del cuore della Chiesa. Lo ha fatto attraverso il sito www.papaboys.org, raccontando il magistero e gli eventi dei pontefici, da Giovanni Paolo II fino a Francesco. Con la musica, con la scrittura, con la passione.

Ha creato premi dedicati al mondo della musica cristiana, ha raccontato la GMG di Rio 2013 in un e-book, ha fondato il PENSIERO settimanale, un periodico diffuso su WhatsApp, con contenuti freschi e interessanti, un’autentica finestra aperta sul mondo dei giovani. Oggi, quella sua eredità non può restare un ricordo. Siamo chiamati a portarla avanti. Se vuoi sapere come aderire alla nuova Associazione Nazionale Papaboys 5.0, se vuoi essere parte di questa rinascita, scrivi a: riapriamopapaboys@gmail.com. Il viaggio continua. Insieme”.

(Foto: Società San Vincenzo De’ Paoli)

Papa Leone XIV invita i giovani ad essere speranza nel mondo

“E oggi le vostre voci, il vostro entusiasmo, le vostre grida (che sono tutte per Gesù Cristo) saranno ascoltate fino ai confini del mondo. Oggi state iniziando alcuni giorni, un cammino, il Giubileo della Speranza, e il mondo ha bisogno di messaggi di speranza; voi siete questo messaggio, e dovete continuare a dare speranza a tutti”: al termine della celebrazione eucaristica di apertura del giubileo dei giovani presieduta da mons. Rino Fischella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, papa Leone XIV a sorpresa ha rivolto alcune parole di benvenuto.

E’ un invito ad essere ‘semi’ di speranza: “Speriamo che tutti voi siate sempre segni di speranza nel mondo! Oggi stiamo cominciando. Nei prossimi giorni avrete l’opportunità di essere una forza che può portare la grazia di Dio, un messaggio di speranza, una luce alla città di Roma, all’Italia e a tutto il mondo. Camminiamo insieme con la nostra fede in Gesù Cristo.

Ed il nostro grido deve essere anche per la pace nel mondo. Diciamo tutti: ‘Vogliamo la pace nel mondo!’ Preghiamo per la pace. Preghiamo per la pace e siamo testimoni della pace di Gesù Cristo, di riconciliazione, di questa luce del mondo che tutti stiamo cercando”.

A dare il benvenuto ai 120.000 giovani in piazza san Pietro è stato mons. Rino Fisichella, che nell’omelia ha ringraziato soprattutto i giovani provenienti dalle zone in guerra: “Dall’Ucraina dalla Palestina giunga a tutti l’abbraccio di fraternità che ci rendi uniti e un corpo solo… Il Signore non vi deluderà. Vi viene incontro”.

Questa è stata una esortazione: “Siate vigili per cogliere la sua presenza. Vivete questi giorni con gioia e spiritualità, scoprendo nuove amicizie, ma soprattutto contemplate Roma e le tante opere d’arte espressione della fede che ha generato tanta bellezza”.

Nell’omelia mons. Fisichella ha preso spunto dal racconto evangelico della risurrezione di Lazzaro, che narra anche del dialogo con le sorelle Marta e Maria: “La fede è un incontro, ma il primo che ci viene incontro è Gesù, quando vuole, come vuole, nel tempo stabilito da Lui, non da noi. Noi siamo chiamati solo a rispondere quando ci viene incontro… Marta è il segno della nostra fede, segno che quando il Signore vuole incontrarci, deve trovare in noi delle persone vigilanti, pronte, pronte a correre verso di Lui senza esitare”.

Mentre in mattinata il papa aveva incontrato i Neofiti e Catecumeni francesi: “Che gioia vedere dei giovani che s’impegnano nella fede e vogliono dare un senso alla loro vita, lasciandosi guidare da Cristo e dal suo Vangelo! Il battesimo fa di noi membri a pieno titolo della grande famiglia di Dio. L’iniziativa viene sempre da Lui e noi rispondiamo facendo l’esperienza del suo amore che ci salva. Nel vostro percorso come catecumeni e nuovi battezzati, ognuno di voi fa un incontro personale con il Signore nella comunità che l’accoglie”.

Il battesimo rende testimoni di Gesù: “Nel rito del battesimo, c’è un segno molto forte, molto forte, è quando riceviamo la candela accesa al cero pasquale. E’ la luce di Cristo morto e risorto che noi ci impegniamo a mantenere accesa alimentandola con l’ascolto della Parola di Dio e la comunione assidua con Gesù Eucaristia… Per vivere felici e in pace, siamo chiamati a riporre la nostra speranza in Gesù Cristo”.

E’ un invito a condividere l’esperienza di fede, come è raccontato dal profeta Isaia: “Siete chiamati a condividere la vostra esperienza di fede con gli altri, testimoniando l’amore di Cristo e divenendo discepoli missionari. Non limitatevi alla sola conoscenza teorica, ma vivete la vostra fede in modo concreto, sperimentando l’amore di Dio nella vostra vita quotidiana.

Il cammino di fede può essere lungo e a volte difficile, ma non scoraggiatevi, perché Dio è sempre presente per sostenervi. .. E’ fondamentale fare l’esperienza di Dio nella preghiera, nella pratica dei sacramenti, in particolare nella riscoperta del sacramento della Riconciliazione, e nella vita comunitaria, al fine di crescere nella fede e nell’amore”.

Infine papa Leone XIV invita ad essere cristiani ‘autentici’: “Non nasciamo cristiani, lo diveniamo quando siamo toccati dalla grazia di Dio. Tuttavia questo ‘tocco’ si esprime attraverso la nostra scelta attentamente ponderata e il nostro cammino personale. Senza questi veri requisiti, indosseremo l’etichetta di cristiani, ma di cristiani di convenienza, di abitudine o di comodo. 

Diveniamo cristiani autentici quando ci lasciamo toccare personalmente nella nostra vita di ogni giorno dalla parola e dalla testimonianza di Gesù. In mezzo alle vostre tribolazioni, ai momenti di solitudine e di aridità, alle incomprensioni, alle vostre fatiche, possano i vostri cuori radicarsi in lui che è ‘la via, la verità e la vita’, la fonte di ogni pace, gioia e amore”.

(Foto: Santa Sede)

Ragazzi con disabilità: Juppiter, la carovana europea ‘Back Home’

Ad inizio giugno ha preso il via da Roma con destinazione Londra, ‘Back Home’, la carovana europea promossa da Juppiter, fondata da Salvatore Regoli, in occasione del Giubileo della speranza. Dopo l’esperienza di ‘Destinazione Capo Nord’, quindi da Londra il gruppo torna in cammino, attraversando l’Europa fino a Roma lungo l’antico tracciato della via Francigena. Un percorso simbolico di oltre 3.000 chilometri che parla di pace, bellezza, fraternità, libertà e uguaglianza.

Scortati da una Lamborghini Urus della Polizia di Stato, con a bordo un medico specializzato e due agenti della Stradale, stanno attraversando il cuore dell’Europa da nord a sud, toccando Inghilterra, Francia, Svizzera e Italia, con soste significative in 18 città e 3 capitali europee, come ha sottolineato il presidente dell’associazione, Salvatori Regoli: “Abbiamo sempre pensato che fossero i più forti ad aiutare i più fragili. In questo viaggio è vero il contrario: sono proprio le fragilità a diventare la guida per tutti. Il rovesciamento di prospettiva è il cuore di Back Home: non siamo noi a portare loro, ma loro a portare noi. E’ un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, dove la diversità non è qualcosa da colmare, ma un dono da accogliere”, ha concluso Salvatore Regoli, presidente dell’Associazione Juppiter.

Due gli ambasciatori italiani che i ragazzi hanno incontrato: a Londra ed a Parigi, grazie alla collaborazione del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale ed al ministro Antonio Tajani, che ha ospitato alla Farnesina la presentazione della carovana. Cinque ragazzi con diverse abilità saranno il cuore pulsante di questo viaggio: in un sorprendente rovesciamento di prospettiva, saranno infatti loro a prendersi cura di quattro adolescenti tra i 12 e i 18 anni.

Un cammino in cui la fragilità non è un limite, ma una risorsa educativa, una chiave per la scoperta e la crescita reciproca. ‘Back Home’ è un pellegrinaggio che vuole parlare ai giovani e alle comunità ed ogni tappa è occasione di incontro, dialogo e riflessione, come ha ricordato don Antonio Mazzi, il fondatore di Exodus, dalla quale l’associazione trae ispirazione: “I giovani hanno bisogno di vivere avventure positive: un cammino che trasforma la fragilità in risorsa e l’esperienza in crescita”. L’iniziativa si svolge sotto l’alto patrocinio del Parlamento europeo e coinvolge numerose istituzioni pubbliche e private. Un viaggio che è molto più di un attraversamento geografico: è un ritorno alle radici, un invito a riscoprire l’Europa della solidarietà e della speranza.

Mentre nelle settimane precedenti era stato presentato il docufilm ‘Nella Tana del Sole – La Carovana di Destinazione Capo Nord’, che ha raccontato un viaggio straordinario: una carovana di 39 persone composta da adolescenti, ragazzi diversamente abili, educatori e comunicatori, autieri ed una equipe medica della polizia di stato ha attraversato l’Europa da Civita di Bagnoregio fino a Capo Nord. Un percorso di 5000 km in auto 100 km a piedi e 190 miglia nautiche, partito da Civita di Bagnoregio.

Al presidente dell’associazione ‘Juppiter’, Salvatore Regoli, abbiamo chiesto di raccontare l’idea di questo docufilm: “Il docufilm nasce con l’intento di raccontare il lungo viaggio dei ragazzi speciali e degli adolescenti di Juppiter da Civita di Bagnoregio a Capo Nord. Con la voglia di dimostrare che, come abbiamo scritto sui titoli di coda ‘Se puoi sognarlo, puoi farlo’. Durante questa avventura, la carovana ha catturato paesaggi, storie e tradizioni locali attraverso fotografie e riprese video, che sono stati poi utilizzati per realizzare il docufilm, che è stato presentato ufficialmente nelle scorse settimane alla Camera dei Deputati, e poi è stato diffuso nelle scuole del Lazio e di alcune città italiane, perché questo messaggio di speranza potesse arrivare ad un alto numero di giovani”.

Per quale motivo si intitola ‘Nella tana del sole’?

“Il titolo richiama il fatto che, in Scandinavia, durante l’estate il sole non tramonta mai, creando

un’atmosfera di luce perenne, strana e suggestiva. Il fatto di essere arrivati lì, nella tana del sole, dove non ci sono distinzioni di età, sesso, nazionalità, estrazione sociale, talenti o disabilità. Per il sole siamo tutti uguali e per noi il sole è uno. L’idea di essere ‘nella tana del sole’ ci ha permesso di attraversare non solo i confini fisici di un territorio, ma anche quelli interiori di ognuno di noi”.

Quale è stato il motivo di attraversare l’Europa fino a Capo Nord?

“Destinazione Capo Nord nasce dal sogno di uno dei nostri ragazzi speciali che un giorno, come fanno i bambini, ci ha chiesto ‘mi porti a Capo Nord?’ Dalla follia iniziale il sogno ha preso forma grazie alla collaborazione dell’associazione ‘Sport e Comunità’, all’Associazione Nazionale Autieri d’Italia che ha accompagnato guidando le vetture, alla concessionaria Audi L’Automobile Roma che ha messo a disposizione i mezzi, alla Polizia di Stato che ha scortato tutta la carovana con un equipaggio medico e una Lamborghini Urus ed ai tanti sostenitori istituzionali e privati…

Così Capo Nord è diventato molto più di una semplice destinazione: un simbolo ricco di significato, un viaggio che va oltre l’esplorazione dei luoghi per diventare un racconto di incontri, scoperte interiori e crescita personale. La strada ci ha cambiati, si è aperta nelle storie e nei volti di coloro che l’hanno vissuta, un percorso fatto di bellezza e fragilità. Un gruppo di persone, animato da coraggio e fragilità, si è messo in cammino verso il Nord per esplorare soprattutto le emozioni ed i mondi interiori di ciascuno”.

Per quale motivo questo viaggio si chiama ‘Back Home’?

“Back Home rappresenta il nostro ritorno a casa, ma anche ritorno alla nostra umanità. Dopo aver

raggiunto Capo Nord, torniamo indietro, per tornare in noi. E’ un viaggio di rientro che diventa anche un’occasione di condivisione e di crescita; nell’anno del Giubileo, ripercorriamo la via Francigena da Canterbury (prima tappa Londra) a Roma, per arrivare il 27 giugno al Quirinale, accolti dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il titolo sottolinea quindi il valore del ritorno, non solo fisico ma anche simbolico, a casa, in noi stessi”.

Allora, cosa vuol dire essere ‘pellegrini di speranza’?

“Pellegrini di speranza richiama il titolo del Giubileo e racchiude diversi significati simbolici e spirituali. Per l’associazione ‘Juppiter’ si collega alla speranza nascosta in ogni ragazzo speciale, in ogni adolescente, di essere testimoni ed ambasciatori di una umanità migliore, che si incontra per strada, si abbraccia, si arricchisce dello scambio reciproco”.

Al termine del colloquio il presidente Regoli ci spiega la scelta del nome ‘Juppiter’: “E’ il nome di una famosa sinfonia di Mozart, la numero 41. Una sinfonia è una composizione musicale per orchestra, solitamente di grandi dimensioni, è un insieme di suoni diversi dunque… Così è ‘Juppiter’, un insieme di persone che da 33 anni si sono succedute, sono cambiate, incontrando altre persone e costruendo sogni che sembravano folli. Partendo dalla musica, visto che io sono un musicista e direttore d’orchestra. Oggi Juppiter conta 15 sedi nel Lazio tra centri giovanili, case

famiglia per ragazzi speciali, scuole di musica, progetti con le scuole, con gli adolescenti, progetti culturali e sociali, declinando l’educazione attraverso quattro linguaggi, che sono le quattro ‘ruote’ di don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus e nostro ispiratore: musica, sport, comunicazione e gratuità”.

(Tratto da Aci Stampa)

‘En route con sant’Antonio’ arriva a Lione e si prepara per vivere il Giubileo dei giovani ad Assisi e Roma

L’arrivo a Lione del cammino di «En route con sant’Antonio» segna una svolta nell’estate antoniana 2025 a piedi verso Padova. La terza città di Francia (dopo Marsiglia e Parigi) ha accolto i pellegrini giunti da Brive-la-Gaillarde dopo 489 chilometri di marcia, percorsi in 23 intense giornate di cammino: all’incirca un terzo dell’intero tragitto che porterà ‘En route con sant’Antonio’ ad arrivare alla Basilica del Santo di Padova domenica 21 settembre, avendo percorso con una reliquia del Santo nello zaino un totale di 1.306 chilometri, pari ad oltre 2.000.000 di passi.

Come avvenuto per altri nodi principali (Brive, Limoges, Clermont-Ferrand, Montbrison), i pellegrini francescani sono attesi da alcuni appuntamenti ‘stanziali’, con un evento davvero molto significativo che si tiene alle 21 di stasera, venerdì 25 luglio, nella Cattedrale di Lione. Nella basilica principale del capoluogo francese, l’arcivescovo Olivier de Germay consegnerà il mandato d’invio ai 600 giovani dell’arcidiocesi lionese in partenza per l’imminente Giubileo dei giovani a Roma. Gli organizzatori della Pastorale giovanile di Lione hanno tuttavia previsto una tappa intermedia: proprio Padova e la Basilica del Santo! Avendo poi saputo dell’arrivo nella loro città di ‘En route con sant’Antonio’ esattamente in coincidenza con l’invio, hanno coinvolto nell’occasione i pellegrini antoniani per portare un saluto e una testimonianza.

Del resto, anche ‘En route con sant’Antonio’ è in partenza per Roma, per partecipare al Giubileo dei giovani. Lione infatti fa da cerniera per la ‘parentesi’ italiana del progetto, che è cammino giubilare riconosciuto dal vaticano Dicastero per l’evangelizzazione: alcuni pellegrini vivranno l’evento con papa Leone XIV a Roma dal 31 luglio al 3 agosto, incontrandosi prima con altri 700 giovani coinvolti dalle pastorali giovanili francescane conventuali di tutto il mondo ad Assisi (dal 27 al 30 luglio). La ripartenza a piedi del cammino avverrà quindi nuovamente da Lione lunedì 11 agosto, festività di santa Chiara d’Assisi.

‘Mi fido di noi’: CEI con Caritas sceglie Banca Etica per il microcredito sociale del Giubileo

Ha preso avvio lunedì 30 giugno ‘Mi Fido di Noi’, nuovo strumento di microcredito sociale promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e dalla Caritas Italiana, in collaborazione con la Consulta Nazionale Antiusura e una rete di 68 Diocesi aderenti. In un periodo storico segnato da povertà crescenti e vulnerabilità diffuse, acuite dalla crisi pandemica e dal caro vita, ‘Mi Fido di Noi’ vuole essere un segno concreto del Giubileo, una chiamata alla remissione del debito e alla ricostruzione di legami in una società spesso frammentata.

Il progetto infatti offre una possibilità di ripartenza alle persone che non hanno accesso al credito ordinario, attraverso piccoli prestiti (fino ad € 8.000, a tasso zero) inseriti in un percorso personalizzato e costruito insieme. ‘Mi fido di noi’, il programma di microcredito sociale per l’anno giubilare promosso da CEI con Caritas Italiana e dalla Consulta Nazionale Antiusura ‘Giovanni Paolo II’, ha scelto il Gruppo Banca Etica come partner tecnico finanziario, a sancire un’alleanza valoriale con la finanza etica contro povertà e usura.

Banca Etica mette a disposizione l’expertise e i servizi finanziari, Etica Sgr porta il contributo della finanza a impatto e degli investitori responsabili, Fondazione Finanza Etica accompagna i beneficiari del microcredito attivando percorsi di educazione finanziaria.

Il progetto può contare sulla collaborazione del Gruppo Banca Etica (primo e tuttora unico gruppo bancario in Italia esclusivamente dedito alla finanza etica), che esprime grande soddisfazione per essere stato scelto quale partner tecnico finanziario del programma. Citando don Marco Pagniello (direttore di Caritas Italiana), “Il microcredito sociale rompe l’isolamento di chi non ha accesso ai tradizionali canali finanziari. E’ un gesto di fiducia, un segno che la comunità non lascia soli i più fragili, ma si fa carico delle loro speranze”.

Mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della CEI, ha evidenziato la caratteristica di questo microcredito: “Non si tratta solo di un aiuto economico, ma di un intervento a 360°, che permette di creare intorno alla persona una rete di solidarietà capace di accompagnarla e di colmare quella solitudine dentro cui la povertà economica si dilata. Così chi beneficia del microcredito può scommettere sul futuro, con dignità, dando al proprio domani un orizzonte di speranza.

Questo progetto vuole restituire fiducia a chi è in difficoltà, offrendo un aiuto concreto e coinvolgendo Diocesi e parrocchie in una dimensione comunitaria, che mira a valorizzare la persona, rafforzarne l’autonomia, promuovere la responsabilità collettiva e una nuova cultura del risparmio e della sobrietà, contrastando illusioni dannose come l’indebitamento compulsivo o la pratica dell’azzardo”.

Tre sono infatti i pilastri dell’iniziativa: l’accompagnamento della persona attraverso strumenti educativi e relazionali; l’erogazione di microcrediti a condizioni agevolate; la raccolta fondi e il sostegno comunitario per alimentare il fondo rotativo. In quest’ottica, il microcredito è solo una parte dello strumento: il vero cuore è la relazione. Ogni persona che si rivolge ai punti di contatto viene accolta, ascoltata e orientata. Con il supporto di tutor di comunità, volontari, operatori, fondazioni e servizi territoriali, si costruisce un percorso di fiducia, dove il microcredito diventa leva per affrontare un bisogno concreto, ma anche per recuperare dignità, consapevolezza e autonomia.

Quindi il cuore del progetto ‘Mi fido di noi’ è un fondo che punta a raccogliere € 30.000.000, alimentato da promotori e partner. Diocesi, fondazioni, associazioni, imprese e cittadini possono infatti contribuire al programma, che si configura come una rete di riscatto sociale, proponendo microcredito a tasso zero per prestiti fino ad € 8.000 finalizzati alle spese essenziali. Anche il Gruppo Banca Etica partecipa, mettendo a disposizione una quota del Fondo di Etica Sgr per la microfinanza e il crowdfunding, costituito grazie alle scelte dei sottoscrittori dei fondi d’investimento etici, che decidono di devolvere a questo fondo 1 euro ogni 1.000 investiti:

‘Mi fido di noi’ non si limita a offrire sostegno economico ai soggetti beneficiari, ma prevede la stipula con loro di un patto di corresponsabilità e accompagnamento personalizzato. Il perseguimento di questo patto è coadiuvato dall’impegno formativo e culturale mirato all’educazione finanziaria di Fondazione Finanza Etica, mentre le risorse economiche vengono gestite e distribuite attraverso 5 Fondazioni antiusura attive in Italia (Milano, Roma, Bari, Palermo e Cagliari) nell’erogazione dei prestiti. Banca Etica supporta il progetto offrendo servizi bancari a titolo gratuito e strumenti per la gestione trasparente dei fondi.

Per questo il progetto è un segno di speranza, ha sottolineato il card. Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana: “Questo progetto di microcredito sociale è un segno concreto di prossimità e fiducia verso le persone in difficoltà, in particolare in questo tempo giubilare di Speranza. E’ un invito a riscoprire il valore etico del denaro, che non è fine a sé stesso ma strumento di giustizia, solidarietà e dignità. L’impegno condiviso con Caritas Italiana e con il supporto operativo di realtà attente come Banca Etica ci permette di offrire non solo un aiuto economico, ma anche un segnale di speranza e responsabilità collettiva”.

Anche il direttore generale di Banca Etica, Nazzareno Gabrielli, conferma la ‘sfida’ nel microcredito: “CEI e Caritas Italiana sono in prima linea in Italia per la realizzazione di progetti di inclusione sociale e contrasto alle diseguaglianze, e Banca Etica è orgogliosa di essere stata scelta come partner tecnico finanziario per Mi fido di noi, importante programma di microcredito sociale. Crediamo fermamente nell’efficacia della microfinanza per contrastare le povertà e siamo pronti a collaborare con tutti gli enti religiosi che vogliano scegliere la finanza etica”.

(Foto: Cei)

A Sonnino i festeggiamenti per il venticinquennale di Maria SS. delle Grazie

A Sonnino, paesino in provincia di Latina, l’estate sarà all’insegna della spiritualità e della festa: dal 19 luglio al 15 agosto si celebrerà il venticinquennale di Maria Santissima delle Grazie con un programma ricco di appuntamenti. I festeggiamenti prendono il via sabato 19 luglio, quando don Benedetto Labate, direttore della Provincia italiana dei Missionari del Preziosissimo Sangue, guiderà la prima processione. Seguiranno la Messa in piazza Garibaldi e l’intronizzazione del quadro della Madonna delle Grazie nella chiesa di San Pietro.

Domenica 3 agosto il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita emerito di Genova, presiederà l’Eucaristia e, dopo la lunga tradizionale processione, poserà sul capo dell’icona la corona che rappresenta la devozione e l’amore del popolo sonninese. Giovedì 14 agosto, mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, celebrerà la Messa in piazza Garibaldi e accompagnerà l’icona della Madonna in processione fino alla reposizione nella chiesa di San Michele Arcangelo. Infine, venerdì 15 agosto, sarà don Emanuele Lupi, Moderatore generale dei Missionari del Preziosissimo Sangue, a celebrare nella chiesa di San Michele Arcangelo la Messa di ringraziamento in occasione dei 210 anni dalla fondazione della Congregazione voluta da san Gaspare del Bufalo.

“Quest’anno ritorna in tutto il suo splendore la festa della Madonna delle Grazie – afferma mons. Mariano Crociata in una lettera inviata al popolo sonninese – in corrispondenza con un Giubileo di tutta la Chiesa che ne fa risaltare il significato e l’aspettativa di abbondanti frutti spirituali. Il vostro attaccamento alla madre di Gesù e madre nostra è così grande che ancora oggi la ricorrenza della festa vi vede tutti mobilitati e attivi nel rendere onore a Maria e nel dare alla festa non solo la giusta tonalità gioiosa ma anche la cura dei momenti di celebrazione, di preghiera e di spiritualità, di formazione e di solidarietà.

Vi invito pertanto a fare tesoro delle attività che avete promosso, in modo da crescere nell’amore a Maria Santissima, sempre così generosa nel distribuire le sue grazie a tutti i suoi figli, e crescere anche nella stima e nelle buone relazioni tra di voi, sia nell’ambito della comunità parrocchiale sia in ambito sociale e civile”.

“La radice di tutto non può che essere di fede, – sottolinea il parroco di San Michele Arcangelo, don Alberto Celani, – è una festa mariana, ma l’albero non è fatto solo di radici, ma anche di tronco, rami, foglie e frutti. I frutti sono e devono essere di tutti, quindi a tutti buona festa perché Sonnino ha bisogno di festa e la festa è segno di vita. Senza vita non c’è festa e la festa genera vita: che questo evento straordinario sia un’opportunità di vita per il paese, lo straordinario che serve a far apprezzare l’ordinario che abbiamo tra le mani. Sonnino è prezioso e non deve dimenticarlo!

La festa di Maria SS. delle Grazie ha, come sapete, cadenza settennale e venticinquennale. Siamo nell’anno giubilare e noi, come popolo di Sonnino, vogliamo ringraziare e celebrare la Madre di Dio come regina del nostro popolo, noi che la conosciamo attraverso il volto tenero ma sicuro della nostra amata icona. Inoltre, avremo la gioia di accogliere le reliquie del recente beato don Giovanni Merlini all’inizio della festa, nei giorni 19 e 20 luglio, e quelle di San Giovanni Paolo II nei giorni 9 e 10 agosto”.

Il programma completo con tutti gli appuntamenti: https://www.sonnino.info/servizi/2025/giubileomadonna/giubileomadonna.php

Papa Leone XIV invita gli anziani a testimoniare la speranza

“Il Giubileo che stiamo vivendo ci aiuta a scoprire che la speranza è fonte di gioia sempre, ad ogni età. Quando, poi, essa è temprata dal fuoco di una lunga esistenza, diventa fonte di una beatitudine piena. La Sacra Scrittura presenta diversi casi di uomini e donne già avanti negli anni, che il Signore coinvolge nei suoi disegni di salvezza. Pensiamo ad Abramo e Sara: ormai anziani, restano increduli davanti alla parola di Dio, che promette loro un figlio. L’impossibilità di generare sembrava aver chiuso il loro sguardo di speranza sul futuro”: con queste parole inizia il messaggio di papa Leone XIV per la V Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, intitolato ‘Beato chi non ha perduto la sua speranza’, tratto dal libro del Siracide, in programma domenica 27 luglio, nel quale chiede alle chiese sul territorio ed alle istituzioni ecclesiali di iniziare una ‘rivoluzione della cura’.

Nel messaggio il papa prende a prestito la domanda di Nicodemo: “Vecchiaia, sterilità, declino sembrano spegnere le speranze di vita e di fecondità di tutti questi uomini e donne. E anche la domanda che Nicodemo pone a Gesù, quando il Maestro gli parla di una ‘nuova nascita’, sembra puramente retorica: ‘Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?’ Eppure ogni volta, davanti a una risposta apparentemente scontata, il Signore sorprende i suoi interlocutori con un intervento di salvezza”.

Quindi gli anziani sono ‘segni dei tempi’: “Il fatto che il numero di quelli che sono avanti negli anni sia oggi in aumento diventa allora per noi un segno dei tempi che siamo chiamati a discernere, per leggere bene la storia che viviamo. La vita della Chiesa e del mondo, infatti, si comprende solo nel susseguirsi delle generazioni, e abbracciare un anziano ci aiuta a capire che la storia non si esaurisce nel presente, né si consuma tra incontri veloci e relazioni frammentarie, ma si snoda verso il futuro”.

Inoltre nella Bibbia gli anziani sono anche stimolo per il futuro: “Nel libro della Genesi troviamo il commovente episodio della benedizione data da Giacobbe, ormai vecchio, ai suoi nipoti, i figli di Giuseppe: le sue parole li spronano a guardare con speranza al futuro, come al tempo delle promesse di Dio. Se dunque è vero che la fragilità degli anziani necessita del vigore dei giovani, è altrettanto vero che l’inesperienza dei giovani ha bisogno della testimonianza degli anziani per progettare con saggezza l’avvenire”.

Ed esempi di fede: “Quanto spesso i nostri nonni sono stati per noi esempio di fede e di devozione, di virtù civiche e impegno sociale, di memoria e di perseveranza nelle prove! Questa bella eredità, che ci hanno consegnato con speranza e amore, non sarà mai abbastanza, per noi, motivo di gratitudine e di coerenza”.

E’ un invito a vedere gli anziani in prospettiva giubilare: “Guardando alle persone anziane in questa prospettiva giubilare, anche noi siamo chiamati a vivere con loro una liberazione, soprattutto dalla solitudine e dall’abbandono. Questo anno è il momento propizio per realizzarla: la fedeltà di Dio alle sue promesse ci insegna che c’è una beatitudine nella vecchiaia, una gioia autenticamente evangelica, che ci chiede di abbattere i muri dell’indifferenza, nella quale gli anziani sono spesso rinchiusi. Le nostre società, ad ogni latitudine, si stanno abituando troppo spesso a lasciare che una parte così importante e ricca della loro compagine venga tenuta ai margini e dimenticata”.

Per questo è necessario un cambio di passo: “Davanti a questa situazione, è necessario un cambio di passo, che testimoni un’assunzione di responsabilità da parte di tutta la Chiesa. Ogni parrocchia, ogni associazione, ogni gruppo ecclesiale è chiamato a diventare protagonista della ‘rivoluzione’ della gratitudine e della cura, da realizzare facendo visita frequentemente agli anziani, creando per loro e con loro reti di sostegno e di preghiera, intessendo relazioni che possano donare speranza e dignità a chi si sente dimenticato. La speranza cristiana ci spinge sempre a osare di più, a pensare in grande, a non accontentarci dello status quo. Nella fattispecie, a lavorare per un cambiamento che restituisca agli anziani stima e affetto”.

Infine, rivolgendosi agli anziani, il papa invita a trasmettere la fede: “Soprattutto da anziani, dunque, perseveriamo fiduciosi nel Signore. Lasciamoci rinnovare ogni giorno dall’incontro con Lui, nella preghiera e nella santa Messa. Trasmettiamo con amore la fede che abbiamo vissuto per tanti anni, in famiglia e negli incontri quotidiani: lodiamo sempre Dio per la sua benevolenza, coltiviamo l’unità con i nostri cari, allarghiamo il nostro cuore a chi è più lontano e, in particolare, a chi vive nel bisogno. Saremo segni di speranza, ad ogni età”.

Il Giubileo del Preziosissimo Sangue

Lunedì 30 giugno e martedì 1° luglio si terrà a Roma il Giubileo delle famiglie religiose e dei movimenti laicali del Preziosissimo Sangue. Lunedì 30 giugno, alle ore 18:00, si svolgerà la veglia di preghiera internazionale presso la Basilica di San Giovanni in Laterano. A presiedere sarà il cardinale Baldassare Reina, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma. Martedì 1° luglio, inizio del mese dedicato al Preziosissimo Sangue, i pellegrini giunti da ogni parte del mondo si ritroveranno alle ore 10:00 nella Basilica di San Pietro per la Celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione. Ad animare la Celebrazione saranno il coro e l’orchestra della Diocesi di Roma, diretti da mons. Marco Frisina.

«In occasione del Giubileo dal titolo “Pellegrini di Speranza” – afferma don Emanuele Lupi, Moderatore Generale della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue – il 1° luglio la famiglia del Sangue di Cristo si riunisce a San Pietro, in Vaticano, per attraversare in modo peregrinante la Porta Santa, ma anche per celebrare l’Eucaristia. È un’Eucaristia particolare perché viene celebrata il giorno in cui festeggiamo, come famiglia del Sangue di Cristo, la solennità del Preziosissimo Sangue.

Il “Cristo pellegrino”, l’inviato del Padre, è Colui che viene a portarci la salvezza e in questo Suo pellegrinaggio sulla terra, prima di ascendere per tornare al Padre, passa attraverso l’esperienza della crocifissione e quindi della donazione del sangue. La festa del Preziosissimo Sangue in questo anno giubilare è per noi motivo di particolare solennità, perché il Sangue di Cristo è fonte di speranza e forza nel nostro cammino quotidiano!

Tra l’altro, all’inizio dell’anno giubilare, è stata festeggiata la beatificazione di don Giovanni Merlini, discepolo di san Gaspare del Bufalo, nostro fondatore, definito da San Giovanni XXIII “il più grande Apostolo del Preziosissimo Sangue”.

Ecco che il nostro camminare verso San Giovanni in Laterano e verso San Pietro non vuole essere un camminare tipico dei turisti che guardano solo le opere d’arte, ma vogliamo vivere questo appuntamento come pellegrini che desiderano tornare a casa con una maggiore santità. Speriamo che gli appuntamenti che vivremo possano rafforzarci nella nostra fede e che noi, come famiglia del Sangue di Cristo, possiamo continuare ad essere nel mondo testimoni di questo grande amore che il Signore ci ha donato nell’offerta della Sua vita».

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