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Papa Leone XIV ai governanti: la politica deve tutelare il bene comune

“L’azione politica è stata definita da Pio XI, con ragione, ‘la forma più alta di carità’. E in effetti, se si considera il servizio che svolge a favore della società e del bene comune, essa appare realmente come un’opera di quell’amore cristiano che non è mai una teoria, ma sempre segno e testimonianza concreta dell’agire di Dio in favore dell’uomo”: con un’espressione di papa Pio XI alla Fuci papa Leone XIV ha accolto i parlamentari di 68 Paesi per il Giubileo dei governanti, ricordando il compito di ‘tutelare il bene della comunità’, di promuovere un’effettiva libertà religiosa e di rispondere alla ‘grande sfida dell’intelligenza artificiale’, per progettare ‘stili di vita sani, giusti e sicuri’ soprattutto per i giovani.

Ed ha proposto tre considerazioni, di cui la prima riguarda il bene comune: “La prima riguarda il compito, a voi affidato, di promuovere e tutelare, al di là di qualsiasi interesse particolare, il bene della comunità, il bene comune, specialmente in difesa dei più deboli ed emarginati. Ad esempio, si tratta di adoperarsi affinché sia superata l’inaccettabile sproporzione tra una ricchezza posseduta da pochi e una povertà estesa oltremisura”.

Infatti tutelare il bene comune significa aver cura dei poveri: “Quanti vivono in condizioni estreme gridano per far udire la loro voce e spesso non trovano orecchie disposte ad ascoltarli. Tale squilibrio genera situazioni di permanente ingiustizia, che facilmente sfociano nella violenza e, presto o tardi, nel dramma della guerra. Una buona azione politica, invece, favorendo l’equa distribuzione delle risorse, può offrire un efficace servizio all’armonia e alla pace sia a livello sociale, sia in ambito internazionale”.

Poi la politica deve tutelare la libertà religiosa: “Anche in questo campo, oggi sempre più di attualità, l’azione politica può fare tanto, promuovendo le condizioni affinché vi sia effettiva libertà religiosa e possa svilupparsi un rispettoso e costruttivo incontro tra le diverse comunità religiose. Credere in Dio, con i valori positivi che ne derivano, è nella vita dei singoli e delle comunità una fonte immensa di bene e di verità”.

E sant’Agostino è chiaro nel decifrare la libertà religiosa: “Sant’Agostino, in proposito, parlava di un passaggio dell’uomo dall’amor sui (l’amore egoistico per sé stesso, chiuso e distruttivo) all’amor Dei (l’amore gratuito, che ha la sua radice in Dio e che porta al dono di sé), come elemento fondamentale nella costruzione della civitas Dei, cioè di una società in cui la legge fondamentale è la carità”.

Un altro punto dell libertà religiosa riguarda la ‘legge naturale’ attraverso una citazione ciceroniana: “A tale scopo, un riferimento imprescindibile è quello alla legge naturale, non scritta da mani d’uomo, ma riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo, che trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente… La legge naturale, universalmente valida al di là e al di sopra di altre convinzioni di carattere più opinabile, costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell’agire, in particolare su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell’intimità personale”.

Per questo è stata approvata la Dichiarazione dei Diritti Umani: “La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata e proclamata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948, appartiene ormai al patrimonio culturale dell’umanità. Quel testo, sempre attuale, può contribuire non poco a mettere la persona umana, nella sua inviolabile integralità, a fondamento della ricerca della verità, per restituire dignità a chi non si sente rispettato nel proprio intimo e nelle esigenze della propria coscienza”.

Mentre l’ultima considerazione riguarda le implicazioni nella società dell’Intelligenza Artificiale: “In particolare, non bisogna dimenticare che l’intelligenza artificiale ha la sua funzione nell’essere uno strumento per il bene dell’essere umano, non per sminuirlo né per definirne la sconfitta. Quella che si delinea, dunque, è una sfida notevole, che richiede molta attenzione e uno sguardo lungimirante verso il futuro, per progettare, pur nel contesto di scenari nuovi, stili di vita sani, giusti e sicuri, soprattutto a beneficio delle giovani generazioni”.

 Richiamando un discorso di papa Francesco il papa ha ribadito il ‘valore’ della vita umana: “La vita personale vale molto più di un algoritmo e le relazioni sociali necessitano di spazi umani ben superiori agli schemi limitati che qualsiasi macchina senz’anima possa preconfezionare. Non dimentichiamo che, pur essendo in grado di immagazzinare milioni di dati e di offrire in pochi secondi risposte a tanti quesiti, l’intelligenza artificiale rimane dotata di una ‘memoria’ statica, per nulla paragonabile a quella dell’uomo e della donna, che è invece creativa, dinamica, generativa, capace di unire passato, presente e futuro in una viva e feconda ricerca di senso, con tutte le implicazioni etiche ed esistenziali che ne derivano”.

Infine con una citazione di san Giovanni Paolo II il papa ha avvertito i politici a fornire risposte alle nuove sfide, come fede san Tommaso Moro: “La politica non può ignorare una provocazione di questa portata. Al contrario ne è chiamata in causa, per rispondere a tanti cittadini che giustamente guardano, al tempo stesso, con fiducia e preoccupazione alle sfide di questa nuova cultura digitale.

San Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo del 2000, ha additato ai politici, come testimone a cui guardare e intercessore sotto la cui protezione porre il loro impegno, San Tommaso Moro. In effetti, Sir Thomas More fu uomo fedele alle sue responsabilità civili, perfetto servitore dello Stato proprio in forza della sua fede, che lo portò a interpretare la politica non come professione, ma come missione per la crescita della verità e del bene…

Il coraggio con cui non esitò a sacrificare la sua stessa vita pur di non tradire la verità, lo rende ancora oggi, per noi, un martire della libertà e del primato della coscienza. Possa il suo esempio essere anche per ciascuno di voi fonte di ispirazione e di progettualità”.

(Foto: Santa Sede)

Franco Vaccari: da Rondine – Città della Pace un’iniziativa per ‘immaginare’ la pace

Domenica 8 giugno si è conclusa la 9^ edizione di ‘YouTopic Fest’, il festival internazionale promosso da Rondine Cittadella della Pace: un evento che ha proposto più di 40 appuntamenti e 70 relatori tra panel, workshop, performance artistiche e momenti di dialogo intergenerazionale, riunendo giovani da tutto il mondo insieme a esperti, artisti, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni e cittadini animati da una forte volontà: affrontare il conflitto come opportunità di trasformazione.

E nell’ultima giornata Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine, ha annunciato il tema della prossima edizione, che guiderà il lavoro di un intero anno e sarà il cuore di ‘YouTopic Fest’ in programma dal 5 al 7 giugno del prossimo anno: ‘Inquietudine – Come custodire la scintilla dell’umano?’

Infine, a concludere il Festival è stato il Giubileo delle culture, dei popoli e delle religioni, una celebrazione interreligiosa presieduta dal vescovo di Arezzo, mons. Andrea Migliavacca, insieme a rappresentanti di diverse fedi che si è tenuta nella cappellina di Rondine, riconosciuta come ‘chiesa giubilare’, luogo di preghiera e pellegrinaggio in occasione dell’Anno Santo: “A Gerusalemme ci sono popoli da tutte le parti del mondo che parlano lingue diverse, ma tutte si trovano radunate, capite, accolte dal dono dello Spirito Santo. La celebrazione a cui stiamo partecipando vuole celebrare oggi, nel giorno di Pentecoste, lo Spirito che raduna, che regala la lingua, che ci permette di comunicare, di creare legami tra di noi, lo Spirito che ci dona la pace”.

Dal fondatore Franco Vaccari ci siamo fatti spiegare il significato del festival: “Un evento per raccontare la propria vita in pubblico, accompagnata, valorizzata dall’arte, dalla bellezza, perché i giovani che escono dall’inganno del nemico e si impegnano per la pace sono una bellezza.

Bellezza che ha contato sulla presenza del presidente Mattarella che ha lanciato un fortissimo messaggio per la pace proprio dal luogo dove la pace si fa ogni giorno con la fatica, il dolore ma anche il coraggio dei giovani che sono sempre l’avanguardia: sono il futuro”.

Nello scorso settembre scorso è stata ‘lanciata’ la campagna ‘Fuori dal copione’ delle ‘Sezioni Rondine’ per combattere le disuguaglianze di genere nelle scuole e sui social media: perché quest’iniziativa?

 “Rondine ha lanciato la campagna ‘Fuori dal copione’ per combattere le disuguaglianze di genere nelle scuole e sui social media. L’obiettivo è creare un ambiente inclusivo dove tutti possano esprimere liberamente la propria identità di genere, superando pregiudizi e stereotipi. La campagna coinvolge 21 scuole superiori ed è aperta a tutti gli studenti italiani, promuovendo dialogo e diversità per un futuro più equo. La campagna è finanziata da AICS e promossa da Oxfam Italia Intercultura, Rondine e RE.TE. ong in collaborazione con Reattiva”.

In cosa consiste il protocollo d’intesa con Institute for Humane Education?

“Il protocollo d’intesa con l’Institute for Humane Education (IHE), firmato al YoutopicFest 2024, segna un passo avanti nella nostra missione di educazione alla pace. L’accordo integra i programmi dell’IHE nei percorsi formativi delle scuole superiori partner di Rondine e diffonde il Metodo Rondine per la trasformazione del conflitto nel network internazionale IHE, creando nuove opportunità di crescita e apprendimento per i giovani”.

Ritornando al tema del festival appena concluso: quale ‘ImmaginAzione’ è necessaria per costruire la pace?

“L’immaginazione è il motore del cambiamento: ogni trasformazione inizia da una visione. Per costruire la pace, è necessario sfidare il ‘si è sempre fatto così’ e recuperare la dimensione del gioco, che è essenziale per creare un futuro diverso. Il gioco non è esperienza solo dei bambini ma è una dimensione umana fondamentale che non deve essere persa. Per questo abbiamo scelto l’immaginazione come tema di YouTopic Fest, il festival internazionale di Rondine sul conflitto che si svolge alla Cittadella della Pace di Arezzo. Vogliamo ispirare tutti a sognare insieme, non solo come spettatori, ma come attori di un vero cambiamento, pronti a innescare la possibilità di fare le cose in modo nuovo e diverso nelle proprie comunità”.

Quale approccio ecologico è necessario per una visione positiva del conflitto?

“E’ l’approccio approfondito nella mia ultima pubblicazione ‘Ecologia del conflitto. L’approccio alla relazione secondo il Metodo Rondine’. Un libro che propone una visione positiva del conflitto. Da anni ‘Rondine Cittadella della Pace’ lavora su queste tematiche. Infatti riconoscere la conflittualità ‘della’ relazione non è solo importante, è ecologico, nel senso che richiede un approccio appassionato alle sorti del pianeta come quello ecologico.

Liberato da una diffusa interpretazione ingannevole, che lo vuole sinonimo di guerra, il conflitto emerge in queste pagine nel suo aspetto positivo, carico di energia utile a prendersi cura della relazione intessuta tra le persone. Completano il volume gli interventi di alcuni collaboratori di Rondine, che permettono di conoscere i risultati del Metodo Rondine negli ambiti della leadership e della diplomazia popolare, testimoniando il valore ecologico dell’approccio relazionale al conflitto”.

E per quanto riguarda la situazione in Medio Oriente: con quale attenzione si sta vivendo questo conflitto a Rondine?

“Negli ultimi anni il conflitto in Medio Oriente si è intensificato con una violenza e una durata senza precedenti e ci sta mettendo di fronte a una sfida immensa. ‘Rondine Cittadella della Pace’ lavora da anni in questa regione ma l’inasprimento attuale rende il nostro impegno ancora più arduo. Ogni giorno siamo testimoni di un dolore profondo, di vite spezzate, di famiglie distrutte e la fatica di operare in questo contesto è immensa. Il dialogo e la comprensione sono messi a dura prova ma proprio per questo è fondamentale continuare a costruire spazi di incontro e di pace.

Il nostro è un impegno costante per arginare il dilagare dell’odio e decostruire l’immagine del nemico che, purtroppo, non si limita ai territori di guerra ma si insinua anche nelle società in pace, contaminandole. Ecco perché la presenza di luoghi terzi, come Rondine, è essenziale: istituzioni di pace che creano ponti e spazi di confronto tra i giovani appartenenti a popoli in conflitto, ponendo le basi per la costruzione di una pace duratura”.

(Tratto da Aci Stampa)

OPSA in Prato: fino a lunedì 23 giugno nell’ambito della kermesse del Giugno antoniano

Oggi, alle ore 18.00, evento inaugurale in Sala Studio Teologico al Santo con lo spettacolo Linfa vitale. Fino a lunedì compreso, quattro giorni di festa, tra buon cibo, musica, teatro, incontri e riflessioni sui temi della speranza e dell’inclusione. Apre i battenti domani la seconda edizione di ‘OPSA in Prato’, inserita nel cartellone del Giugno Antoniano 2025 e ispirata quest’anno al Giubileo. Il tema scelto dagli organizzatori – l’Opera della Provvidenza Sant’Antonio di Sarmeola di Rubano (PD), che è anche luogo giubilare diocesano – è ‘Creatori di Speranza’. Da venerdì 20 a lunedì 23 giugno, in vari orari e location, la principale il Lobo di Santa Giustina, si susseguiranno una serie di eventi, che vedrà protagonisti anche alcuni gruppi di ospiti con disabilità fisica, intellettiva o acquisita dei servizi sociosanitari della struttura.

Saranno quattro giorni di festa, tra buon cibo, musica, teatro, incontri e riflessioni sui temi della speranza e dell’inclusione con evento inaugurale oggi alle ore 18.00 in Sala Studio teologico al Santo, lo spettacolo teatrale Linfa vitale con gli ospiti di OPSA che partecipano al percorso di DanceAbility e gli studenti del Liceo Galilei di Caselle di Selvazzano Dentro (PD). Ingresso libero. Alle ore 20.00, taglio del nastro ufficiale in Prato della Valle, con il concerto di Civico 23: cinque papà ‘scappati’ di casa suoneranno cover moderne e brani inediti che parlano delle tappe, piccole e grandi, della loro vita.

Sabato 21 giugno sarà una giornata ricchissima dal punto di vista dell’intrattenimento: la Supersonic Band e le majorettes di Tombelle si esibiranno alle ore 12.00 in uno show coloratissimo; alle 18.00 Lorenzo Pedron, ospite dell’area disabilità, assieme al musicoterapeuta Andrea Pomarolli, presenterà il libro Il juke-box dei miei ricordi, l’esito del percorso individuale di musicoterapia attraverso la tecnica della “biografia musicale terapeutica”. Uno dei must di OPSA in Prato sarà sabato sera la Andamento Lento Band che si esibirà alle 19.00, proponendo i brani dell’ultimo disco Stai in campana.

Domenica alle ore 12.00 si partirà con l’intrattenimento dal vivo a cura dell’Orchestra di Cartone, uno dei gruppi nati dall’attività di musicoterapia dell’OPSA. Lo sport inclusivo sarà il tema di tutta la giornata di domenica, organizzata in collaborazione con l’Assessorato allo Sport del Comune di Padova e con il contributo di molte associazioni che collaborano con OPSA.

La giornata sarà strutturata per approfondire l’attività motoria e sportiva adattata, che comprende la pedalata lenta, la camminata lenta e l’orienteering adattato. In Prato della Valle si potranno inoltre provare biciclette adattate, tandem, handbike e le bocce, imparando così a conoscere l’attività motoria adattata per le fragilità fisiche e cognitive e le relative possibilità di adattamento. La musica proseguirà domenica sera alle ore 21.00 con il Folkstudio, la band che offre un tributo alla musica italiana d’autore degli anni Sessanta.

OPSA in Prato terminerà lunedì 23 giugno con un doppio appuntamento. Alle ore 19.00 ci sarà il concerto di Rosa Emilia Dias e Giulio Gavardi Duo: un’interprete e autrice bahiana e un chitarrista a sette corde ci condurranno nel cuore pulsante del Brasile. Alle ore 21.00 gran finale di OPSA in Prato con una novità: il Coro Corollario, formato da studenti e studentesse dell’Università di Padova, si esibirà in un repertorio che ha come filo conduttore la parola ‘libertà’.

Tutte le sere sarà disponibile una sorta di “pacchetto” arte e cibo: una visita guidata notturna della Basilica di Santa Giustina su iscrizione scegliendo tra quattro turni (ore 18.00, 19.00, 20.00 e 21.00, per iscrizioni info@operadellaprovvidenza.it), alla quale far seguire la cena in Prato della Valle. Il villaggio gastronomico, aperto tutte le sere dalle 18.00 alle 23.00 e sabato e domenica anche a pranzo dalle 11.00 alle 15.00, anche quest’anno vede l’impegno di Mazzucato Group, della Confraternita dei Bigoi al Torcio di Limena e di Birra Antoniana.

Per saperne di più sulle tante attività e sui progetti dell’OPSA, all’interno del villaggio gastronomico, sarà allestito uno spazio informativo per tutta la durata della manifestazione. Nel gazebo saranno disponibili a offerta libera anche i manufatti che gli ospiti realizzano all’interno dei laboratori educativi e domenica 22 giugno le piantine dell’Orto di Riccardo e dei giardini degli ospiti di OPSA. Programma completo e aggiornamenti su www.operadellaprovvidenza.it.

Inoltre sabato 21 giugno alle ore 18.00 sarà sempre il santuario antoniano a ospitare la celebrazione che prende spunto da una forma di devozione popolare particolarmente diffusa in Portogallo, terra natale di sant’Antonio, e nei Paesi dell’America Latina, in cui il Santo è invocato per trovare marito o moglie, ovvero per ‘accasarsi’, da cui l’appellativo di ‘casamenteiro’.

Ideatore di questa originale iniziativa pastorale, era stato otto anni fa l’allora rettore del Santo, padre Oliviero Svanera, oggi guardiano del Convento di San Francesco a Treviso, che continua ad animare con un gruppo di volontari non solo la celebrazione, ma anche un percorso biennale dedicato ai single inaugurato nel 2019, che raggiunse fin dalla prima edizione oltre i 200 iscritti. In sei edizioni dal 2019-2024 hanno partecipato al corso ‘Sant’Antonio casamenteiro al Santo’ in totale 900 persone, provenienti da tutte le regioni d’ Italia.

Tra le motivazioni delle persone che hanno partecipato all’iniziativa c’è il desiderio di dare un maggiore senso alla propria vita da single, la necessità di scrollarsi di dosso il giudizio e le aspettative da parte della società, in particolare di parenti, amici e colleghi, nonché della Chiesa stessa. Per molti è stato un ‘viaggio interiore e comunitario’ che ha dato maggiore consapevolezza e un nuovo sguardo per quanto riguarda il tema delle relazioni e il rapporto con sé, con gli altri e con Dio.

La condivisione delle proprie storie con altri single ‘compagni di viaggio’ ha incoraggiato a superare le zone d’ombra e difficoltà e a recuperare fiducia nelle relazioni. E diversi hanno scoperto che la ‘singletudine’ può essere luogo privilegiato di relazione con Dio e con i fratelli e una chiamata a vivere il proprio presente con libertà e creatività, maturando il desiderio di restituzione agli altri dei beni e dei talenti ricevuti in dono. Da questa esperienza, è nata quest’anno anche una Fraternità francescana di single: un’esperienza di Chiesa, con un frate come referente spirituale. 

Il prossimo percorso biennale di incontro e formazione negli spazi della Basilica del Santo prenderà il via sabato 18 ottobre 2025. Si struttura in un incontro formativo al mese, dalle 20.00 alle 22.00, per un totale di 9 incontri fino a giugno 2026 nel primo anno e altrettanti nel secondo. I destinatari del progetto sono persone single dai 35 ai 55 anni, disposti a una seria proposta formativa. La formazione è guidata da frati e animatori laici. Per partecipare al percorso di incontro e formazione ‘Sant’Antonio casamenteiro al Santo’ è obbligatorio compilare la richiesta di iscrizione on line sul sito www.santantonio.org.

A Lecco il festival della speranza della diocesi ambrosiana

Un pomeriggio e una serata dedicati alla speranza. Sabato 21 giugno a Lecco, dalle ore 17 alle ore 23, si svolgerà il ‘Festival della Speranza’, una rassegna dal titolo ‘Chiamati a guardare in alto’, ricca di iniziative, pensata da e per i giovani ambrosiani.

Momento culminante sarà la consegna del ‘mandato’ ai giovani che si recheranno al Giubileo dei giovani a Roma (28 luglio – 3 agosto) o partiranno per esperienze di volontariato e missione, in Italia e all’estero, promosse da Caritas Ambrosiana, PIME, CSI e altre associazioni. A consegnare il mandato sarà l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, accompagnato da alcuni vicari episcopali della Diocesi.

Testimonianze, momenti di preghiera, animazioni musicali, workshop, mostre e street sport animeranno il centro della città e il suo lungolago, come due anni fa quando nella ‘città dei Promessi Sposi’ si erano radunati i giovani che da lì a qualche settimana avrebbero partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona.

Sul palco di piazza Garibaldi, a portare la loro testimonianza saranno, alle ore 18.00, don Claudio Burgio e i ragazzi di Kayros, l’associazione che accoglie adolescenti e giovani in difficoltà, verso le 19 don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans, ONG che si occupa del salvataggio dei migranti in mare, e i giovani delle ACLI, di Sant’Egidio e di Libera.

Per tutta la durata del Festival, organizzato da due uffici diocesani (Servizio per i Giovani e l’Università e Pastorale Missionaria), dalla Caritas Ambrosiana, dal PIME, dal CSI di Milano con la collaborazione del Comune di Lecco, la piazza si trasformerà in un “quartiere di speranza”, animato dagli stand: spazi di incontro con le storie di chi opera ogni giorno per rendere il mondo più giusto e accogliente. Sarà anche suonato il ‘Violoncello del mare’ costruito dalle persone detenute nel carcere di Opera con il legno delle barche dei migranti nell’ambito del progetto ‘Metamorfosi’.

Il programma prevede poi diverse iniziative diffuse in altri luoghi della città. In piazza Cermenati, il CSI curerà uno spazio dedicato allo sport, con stand e attività di street sport; alla Casa della Carità (via San Nicolò) sarà possibile incontrare realtà caritative e ascoltare alcune testimonianze. Al Palazzo delle Paure (piazza XX Settembre), invece, saranno proposti workshop e due mostre a tema missionario: una per ricordare la figura di suor Luisa dell’Orto, suora missionaria uccisa nel 2022 nella capitale di Haiti, e una dal titolo “Oltre i muri” per aiutare a riflettere sui muri materiali e relazionali nel mondo.

Per chi desidera vivere un momento di raccoglimento e di preghiera, il Santuario della Vittoria – Chiesa giubilare della Diocesi – ospiterà l’adorazione eucaristica e offrirà la possibilità di confessarsi. Sarà inoltre possibile salire sul campanile di San Nicolò, uno dei simboli della città.

Alle ore 21.00 da una ‘lucia’, la tipica imbarcazione lecchese il cui nome evoca il celebre romanzo manzoniano, l’Arcivescovo presiederà di fronte al lungolago di Lecco (zona Monumento dei caduti) la preghiera per il conferimento del mandato ai giovani in partenza per il Giubileo che avrà inizio a Roma il 28 luglio e ai loro coetanei che vivranno questa estate esperienze di volontariato e missione. La barca di mons. Delpini sarà accompagnata da altre “lucie” con a bordo i vicari episcopali e alcuni dei giovani partenti. La serata si concluderà in piazza Garibaldi con un momento di festa e musica con i cori Shekinah ed Elikya.

Don Maurizio Girolami: il Concilio di Nicea segnò l’unità dei cristiani

“Il prossimo anno, i cristiani di tutto il mondo celebreranno i millesettecento anni dal primo Concilio ecumenico, Nicea. Questo anniversario ci ricorda che professiamo la stessa fede e, quindi, abbiamo la stessa responsabilità di offrire segni di speranza che testimoniano la presenza di Dio nel mondo”: così si era espresso a metà dicembre papa Francesco ricevendo una delegazione del Consiglio Metodista mondiale, ribadendo il desiderio di recarsi a Nicea.

Tale proposito era stato espresso da papa Francesco in una lettera autografa indirizzata al patriarca ecumenico, Bartolomeo I, in occasione della festa di sant’Andrea: “Cattolici e ortodossi non devono mai cessare di pregare e lavorare insieme per disporci ad accogliere il dono divino dell’unità. Non dobbiamo perdere di vista la meta ultima a cui tutti aneliamo, né possiamo perdere la speranza che questa unità possa essere realizzata nel corso della storia e in un tempo ragionevole”.

Il suo desiderio era quello di celebrare insieme al patriarca Bartolomeo questo anniversario: “Questo anniversario non riguarderà solo le antiche Sedi che hanno preso parte attivamente al Concilio, ma tutti i cristiani che continuano a professare la loro fede con le parole del Credo niceno-costantinopolitano. Il ricordo di quell’importante evento rafforzerà sicuramente i legami già esistenti e spingerà tutte le Chiese a una rinnovata testimonianza nel mondo di oggi. La fraternità vissuta e la testimonianza data dai cristiani saranno un messaggio anche per il nostro mondo afflitto dalla guerra e dalla violenza”.

E nel secondo numero dello scorso anno della rivista della Facoltà teologica del Triveneto, ‘Studia Patavina’,  i professori Chiara Curzel e Maurizio Girolami avevano scritto il ‘valore’ del ‘noi’ del Concilio niceno: “A Nicea, però, il soggetto fu il ‘noi’, quella nuova comunità diversificata per luoghi e culture ma accomunata dalla fede condivisa e da questo momento in poi da un condiviso modo di esprimerla e di trasmetterla. Il cammino sinodale che stiamo compiendo in questi mesi ci riconsegna l’importanza di ripartire da questo assunto fondamentale: la fede è un dono dato a una comunità di discepoli e questi insieme credono, insieme celebrano, insieme testimoniano la loro appartenenza a Cristo”.

Partendo da queste sollecitazioni abbiamo chiesto a don Maurizio Girolami, preside della Facoltà teologica del Triveneto, di raccontarci il significato per i cristiani di questo 1700^ anniversario del Concilio di Nicea: “Il primo Concilio ecumenico della Chiesa indivisa fu convocato dall’Imperatore Costantino che segnò un cambio profondo nel movimento cristiano. Infatti, dichiarando la fede in Cristo una religione lecita come le altre presenti nell’Impero, ha definitivamente chiuso l’epoca delle persecuzioni, sospendendo l’azione statale di contrasto alla presenza cristiana. Tale decisione fece capire che i cristiani non erano più da perseguitare, ma andavano favoriti per la loro capillare presenza in tutti gli strati della società del tempo e il loro impegno religioso e sociale.

Le persecuzioni, tuttavia, non furono così minacciose della vita della Chiesa come invece le divisioni interne, dettate per lo più dai vari protagonismi ecclesiali, già denunciati da Paolo nella prima lettera ai Corinzi, ed dalla mancanza di un’autorità dottrinale centrale che facesse da mediatore tra le varie posizioni teologiche che affioravano or qua or là. La proposta di Ario, presbitero di Alessandria, agli inizi del IV secolo, creò uno sconquasso nel rivedere la formula battesimale ‘al ribasso’, rinunciando, di fatto, a dire che Padre e Figlio e Spirito Santo sono l’unico e medesimo Dio. Poiché la formula battesimale, a partire dal mandato del Risorto (Mt 28,19) è sempre stato il punto di riferimento imprescindibile per la vita cristiana, la proposta ariana andava a toccare un aspetto essenziale che non poteva lasciare indifferenti.

Costantino, convocando a Nicea (oggi Iznik) il primo concilio, cercò di creare le condizioni affinché i capi delle Chiese potessero trovare espressioni di fede condivise, allontanando definitivamente le lacerazioni nel corpo ecclesiale. Ricordare Nicea dopo 1700 implica almeno due aspetti importanti: il primo è l’unità della Chiesa, condizione indispensabile per annunciare l’unico Dio di Gesù Cristo salvatore dell’umanità. Se la Chiesa si presenta divisa, soprattutto sul come professa e vive la fede, la credibilità della sua azione s’incrina. Un secondo aspetto è l’importanza di una formula di fede che ha come sua struttura fondamentale proprio la formula battesimale.

Il Credo che ancora i cristiani recitano ogni domenica, pur ampliato lungo il corso della storia, fu a Nicea per la prima volta codificato perché tutti i cristiani potessero ricordare, non tanto delle frasi a memoria, ma che la sorgente della vita cristiana è il battesimo ricevuto nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Dal battesimo nasce la vita in Cristo, immersa nel mistero della sua Pasqua e in relazione con il dono dello Spirito in cammino verso il Padre. Nicea ha così ribadito un punto essenziale già chiaro nei vangeli”.  

Quanto è importante oggi per l’unità dei cristiani questo Concilio?

“Innanzitutto, perché ricorda un evento ecclesiale che ha chiamato tutto il mondo cristiano a trovare un centro di unità attorno alla professione di fede. Va sempre ricordato che la vita cristiana nasce come risposta personale e comunitaria al dono ricevuto in Cristo. Poiché la fede ha una sua intrinseca dimensione ecclesiale, Nicea risulta essere il primo atto ufficiale e pubblico davanti all’autorità imperiale. Alla luce poi della storia bimillenaria della Chiesa, che ha conosciuto tante, troppe, divisioni al suo interno, chiunque tra i credenti abbia passione per il vangelo, sa che questo trova la sua forza nel legame di fraternità che i discepoli di Gesù coltivano tra di loro.

Perciò una chiesa divisa è una chiesa debole; una Chiesa che cammina verso l’unità, favorendo non l’uniformità ma il pluralismo che l’unico vangelo è in grado di far splendere da ogni cultura, è una chiesa affidabile, credibile, degna di essere ascoltata e guardata come un punto di riferimento. Nicea sta lì nella memoria della nostra storia a ricordarci che si possono trovare le vie per incontrarsi”.   

‘Il Concilio di Nicea è una pietra miliare nella storia della Chiesa. L’anniversario della sua ricorrenza invita i cristiani a unirsi nella lode e nel ringraziamento alla Santissima Trinità e in particolare a Gesù Cristo, il Figlio di Dio, ‘della stessa sostanza del Padre’, che ci ha rivelato tale mistero di amore. Ma Nicea rappresenta anche un invito a tutte le Chiese e Comunità ecclesiali a procedere nel cammino verso l’unità visibile, a non stancarsi di cercare forme adeguate per corrispondere pienamente alla preghiera di Gesù’ Per quale motivo papa Francesco nella bolla giubilare aveva sottolineato che esso è un’importante opportunità?

“Nonostante cattolici e ortodossi abbiano calendari diversi da diversi secoli, domenica 20 aprile è stata un’occasione del tutto speciale, per celebrare insieme la Pasqua nello stesso giorno. Fin dalla prima apparizione sulla piazza di san Pietro, papa Francesco, presentandosi come vescovo di Roma, aveva fatto capire quanto per lui era importante il rapporto con le chiese apostoliche ortodosse. Gli incontri poi avvenuti con il patriarca Bartolomeo non avevano fatto che confermare e consolidare questo desiderio così ardente di vivere la fraternità tra Chiese. Il Giubileo, nel segno della speranza, è nella sua matrice biblica un momento di liberazione da ogni forma di schiavitù e oppressione, soprattutto da quella del peccato che divide, separa, impoverisce la vita cristiana.

Vivere Nicea e celebrare la Pasqua assieme con le Chiese apostoliche ortodosse ci aiuta a lavorare ancora più alacremente per togliere di mezzo ciò che ci divide e cercare ciò che ci unisce. A partire dalla comune celebrazione della Pasqua, origine della vita cristiana, potremo trovare nuove vie per ripensare i rapporti tra Chiese e la presenza cristiana in questo nostro mondo afflitto dalle guerre, dagli egoismi, dalla diseguaglianza sociale ed economica, dalle ingiustizie e violenze presenti ovunque in ogni forma. L’anniversario di Nicea, nell’anno Giubilare, grazie anche a questa provvidenziale circostanza di date coincidenti, ci aiuta a cogliere i segni dei tempi e la voce dello Spirito che è principio di unità e comunione. Speriamo che non solo i nostri vescovi, ma tutto il popolo di Dio possa lasciarsi guidare dall’urgenza e dalla necessità di vivere il cammino di fraternità di tutte le chiese cristiane. Sarà forse la testimonianza più efficace nel mondo di cosa significhi vivere da cristiani”.

Quale può essere l’apporto delle facoltà teologiche all’unità dei cristiani?

“Il primo compito di una facoltà teologica è conoscere la ricchezza della tradizione ecclesiale per comprenderla, per poterla esprimere nel linguaggio del nostro tempo e farne vedere la risonanza del perenne vangelo di Gesù, vero e attuale per ogni uomo di ogni tempo. Il lavoro teologico è di fondamentale importanza in un mondo che vive di informazioni, di parole e di discorsi. La teologia, occupandosi del mistero di Dio, ha come sua previo esercizio quella della purificazione del linguaggio perchè non sia banale, non sia ambiguo, non sia solo d’effetto, ma corrisponda il più possibile alla verità del vangelo e alla semplicità dell’umanità di Gesù che ha saputo comunicarsi a tutti.

Più si approfondisce il messaggio cristiano più si impara anche a prendere le distanze da ogni forma con la quale il vangelo è giunto a noi: ogni generazione ha cercato il suo proprio modo di dire e vivere il vangelo, senza poterlo esaurire. Anche oggi c’è bisogno che le generazioni presenti e future accolgano la vita in Cristo con le forma con le quale riusciamo a viverlo, ma senza fermarsi ad esse e cercando quella creatività che restituisce ancor di più luce al ricco vangelo di Gesù e a rendere unica ogni esperienza umana.

Inculturazione ed esculturazione posso sembrare parole astratte e difficili da comprendere, ma ci dicono che il vangelo di Gesù non può accadere se non in una forma umana precisa, collocata storicamente e geograficamente, e nello stesso tempo che nessuna ‘forma’ storica del vangelo riesce ad esaurirne la sua ricchezza e profondità. Le facoltà teologiche sono ‘al fronte’ per conoscere il vangelo, le culture del passato, le culture vicine e lontane del presente, per dare un linguaggio nuovo, credibile e vivibile dell’unico vangelo”.  

In quale modo la facoltà teologica sostiene la sinodalità?

“Il cammino sinodale di questi ultimi anni ha restituito a tutti gli organismi ecclesiali il compito dell’ascolto rispettoso e attivo e il senso della partecipazione responsabile da parte di ciascun credente. L’organizzazione richiesta in ogni facoltà non mette in secondo piano i livelli di autorità, che si strutturano, fondamentalmente, sul rapporto educativo che si instaura tra studente e comunità educante. Pensare ad una comunità accademica in senso orizzontalista, sarebbe un danno innanzitutto per gli studenti e per la qualità della ricerca.

La prassi sinodale ecclesiale però ci ha educato un po’ alla volta a valorizzare al massimo gli organismi di partecipazione, a dare più peso alla voce degli studenti, ad entrare in dialogo con le fragilità umane, sociali e culturali spesso nascoste, ad ascoltare la vita delle persone nella loro globalità esistenziale, ad essere più rispettosi di ogni cultura umana.

Lo stile sinodale ci permette di dire che la Facoltà non è un servizio, accademicamente qualificato, di cui semplicemente ci si serve per ottenere un qualche titolo, ma diventa una palestra di umanità nella quale si impara che vi è un corpo sociale ed ecclesiale che chiede a tutti partecipazione responsabile per poter mettere tutti nelle condizioni di raggiungere la maturità di Cristo, come dice l’apostolo. Perciò lo stile sinodale, si può dirlo con forza, ha aiutato la Facoltà ad esprimere e vivere la sua vocazione ad essere nella Chiesa un luogo di intelligenza del vangelo capace di comunicarsi a tutti”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Leone XIV agli sportivi: lo sport aiuta ad incontrare la Trinità

“Vi esorto a vivere l’attività sportiva, anche ai livelli agonistici, sempre con spirito di gratuità, con spirito ‘ludico’ nel senso nobile di questo termine, perché nel gioco e nel sano divertimento la persona umana assomiglia al suo Creatore’: prima della recita dell’Angelus per la solennità della Santissima Trinità papa Leone XIV ha concluso il giubileo degli sportivi sottolineando il valore del gesto ludico.

In questo periodo il papa ha ribadito che lo sport deve servire per costruire la pace: “Mi preme poi sottolineare che lo sport è una via per costruire la pace, perché è una scuola di rispetto e di lealtà, che fa crescere la cultura dell’incontro e della fratellanza. Sorelle e fratelli, vi incoraggio a praticare questo stile in modo consapevole, opponendovi ad ogni forma di violenza e di sopraffazione”.

Ed ha elencato alcune delle molte guerre in atto nel mondo, invocando la fine dei conflitti: “Il mondo oggi ne ha tanto bisogno! Sono molti, infatti, i conflitti armati. Nel Myanmar, nonostante il cessate-il-fuoco, continuano i combattimenti, con danni anche alle infrastrutture civili. Invito tutte le parti a intraprendere la strada del dialogo inclusivo, l’unica che può condurre a una soluzione pacifica e stabile.

Nella notte tra il 13 e il 14 giugno, nella città di Yelwata, nell’area amministrativa locale di Gouma, nello Stato di Benue in Nigeria, si è verificato un terribile massacro, in cui circa duecento persone sono state uccise con estrema crudeltà, la maggior parte delle quali erano sfollati interni, ospitati dalla missione cattolica locale. Prego affinché la sicurezza, la giustizia e la pace prevalgano in Nigeria, Paese amato e così colpito da varie forme di violenza. E prego in modo particolare per le comunità cristiane rurali dello Stato di Benue, che incessantemente sono state vittime della violenza”.

Non ha dimenticato la situazione nel Sudan, in Medio Oriente ed in Ucraina: “Penso anche alla Repubblica del Sudan, da oltre due anni devastata dalle violenze. Mi è giunta la triste notizia della morte del Rev.do Luke Jumu, parroco di El Fasher, vittima di un bombardamento. Mentre assicuro le mie preghiere per lui e per tutte le vittime, rinnovo l’appello ai combattenti affinché si fermino, proteggano i civili e intraprendano un dialogo per la pace.

Esorto la comunità internazionale a intensificare gli sforzi per fornire almeno l’assistenza essenziale alla popolazione, duramente colpita dalla grave crisi umanitaria. Continuiamo a pregare per la pace in Medio Oriente, in Ucraina e nel mondo intero”.

Mentre nella celebrazione eucaristica il papa ha collegamento lo sport alla solennità della Trinità: “Il binomio Trinità-sport non è esattamente di uso comune, eppure l’accostamento non è fuori luogo. Ogni buona attività umana, infatti, porta in sé un riflesso della bellezza di Dio, e certamente lo sport è tra queste. Del resto, Dio non è statico, non è chiuso in sé. E’ comunione, viva relazione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che si apre all’umanità e al mondo. La teologia chiama tale realtà pericoresi, cioè ‘danza’: una danza d’amore reciproco”.

Quindi ha messo in evidenzia che anche a Dio piace ‘giocare’: “E’ da questo dinamismo divino che sgorga la vita. Noi siamo stati creati da un Dio che si compiace e gioisce nel donare l’esistenza alle sue creature, che ‘gioca’, come ci ha ricordato la prima Lettura. Alcuni Padri della Chiesa parlano addirittura, arditamente, di un Deus ludens, di un Dio che si diverte. Ecco perché lo sport può aiutarci a incontrare Dio Trinità: perché richiede un movimento dell’io verso l’altro, certamente esteriore, ma anche e soprattutto interiore. Senza questo, si riduce a una sterile competizione di egoismi”.

Ed ha segnalato tre parole, di cui la condivisione è importante, perché unisce: “In primo luogo, in una società segnata dalla solitudine, in cui l’individualismo esasperato ha spostato il baricentro dal ‘noi’ all’ io, finendo per ignorare l’altro, lo sport (specialmente quando è di squadra) insegna il valore della collaborazione, del camminare insieme, di quel condividere che, come abbiamo detto, è al cuore stesso della vita di Dio. Può così diventare uno strumento importante di ricomposizione e d’incontro: tra i popoli, nelle comunità, negli ambienti scolastici e lavorativi, nelle famiglie!”

Un secondo elemento riguarda il contatto con la vita: “In secondo luogo, in una società sempre più digitale, in cui le tecnologie, pur avvicinando persone lontane, spesso allontanano chi sta vicino, lo sport valorizza la concretezza dello stare insieme, il senso del corpo, dello spazio, della fatica, del tempo reale. Così, contro la tentazione di fuggire in mondi virtuali, esso aiuta a mantenere un sano contatto con la natura e con la vita concreta, luogo in cui solo si esercita l’amore”.

Infine lo sport insegna a convivere con l’imperfezione, richiamando le parole di san Giovanni Paolo II durante il Giubileo degli sportivi del 2000: “In terzo luogo, in una società competitiva, dove sembra che solo i forti e i vincenti meritino di vivere, lo sport insegna anche a perdere, mettendo l’uomo a confronto, nell’arte della sconfitta, con una delle verità più profonde della sua condizione: la fragilità, il limite, l’imperfezione. Questo è importante, perché è dall’esperienza di questa fragilità che ci si apre alla speranza. L’atleta che non sbaglia mai, che non perde mai, non esiste. I campioni non sono macchine infallibili, ma uomini e donne che, anche quando cadono, trovano il coraggio di rialzarsi”.

Concludendo l’omelia ha ricordato uno sportivo d’eccezione, Pier Giorgio Frassati: “Pensiamo al Beato Pier Giorgio Frassati, patrono degli sportivi, che sarà proclamato santo il prossimo 7 settembre. La sua vita, semplice e luminosa, ci ricorda che, come nessuno nasce campione, così nessuno nasce santo. E’ l’allenamento quotidiano dell’amore che ci avvicina alla vittoria definitiva e che ci rende capaci di lavorare all’edificazione di un mondo nuovo.

Lo affermava anche san Paolo VI, vent’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, ricordando ai membri di un’associazione sportiva cattolica quanto lo sport avesse contribuito a riportare pace e speranza in una società sconvolta dalle conseguenze della guerra”.

(Foto: Santa Sede)

Giubileo dello Sport: atleti della speranza

“Nel programmare questo Giubileo dello Sport, il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, l’organismo responsabile del rapporto tra la Chiesa e il mondo dello sport, ha deciso di elaborare un programma poliedrico, che unisse i diversi attori e realtà della pratica e della pastorale sportive. Più che un programma di gare, il Dicastero ha voluto collegare lo sport alla sua essenza, cioè ascoltarlo come quello che è: una grande esperienza umana di ricerca di senso, di maturazione positiva della importanza del collettivo e della comunità. L’esperienza sportiva, infatti, chiede oggi da essere prospettata come una ricca e decisiva azione culturale, perché, di fatto, lo è profondamente”: con queste parole iniziali il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, ha presentato il Giubileo dello Sport che si svolgerà in questo fine settimana.

Ed ha ricordato il Giro d’Italia di passaggio nelle strade della Santa Sede: “Serve a molto ricordare che lo sport è oggi una dell’esperienze culturali più estese e determinanti in termine della trasmissione dei valori. Durante lo storico passaggio del Giro d’Italia in Vaticano il 1° giugno, promosso da questo Dicastero per la Cultura e l’Educazione e dal Governatorato della Città del Vaticano, Papa Leone ha detto ai ciclisti: ‘Siete modelli per i giovani di tutto il mondo’. Questa frase mette bene in luce la alta responsabilità che lo sport rappresenta per la società”.

Ed ha auspicato che gli sportivi possano essere ‘missionari’ della speranza: “Auspichiamo che questo Giubileo dello Sport possa risvegliare negli atleti e nell’ampio pubblico interessato questa consapevolezza: che anche loro sono missionari della speranza. Parlare dello sport non è solo parlare di sport: è sempre parlare dell’umano, delle sue ragioni di vita, delle sue gioie, dei suoi desideri di trascendenza e d’infinito. Vale la penna ascoltare con attenzione il mondo dello sport”.

Molto intense saranno le giornate: “Così, sabato mattina, dopo che avremo ascoltato insieme la catechesi di papa Leone XIV nell’udienza giubilare, dove si aspetta un riferimento preciso al giubileo dello sport, organizzeremo il convegno internazionale ‘Lo slancio della speranza’, che si propone di riflettere sul valore umano, pedagogico e spirituale dello sport. Seguendo la metodologia della reciproca condivisione, ci propone di ascoltare le voci di chi è impegnato in prima persona nella pratica sportiva e di chi lavora nella pastorale dello sport. L’obiettivo è quello di discernere le strade che vanno percorse per affermare sempre di più lo sport come segno condiviso di speranza per tutti”.

Seguirà la premiazione dei vincitori del concorso fotografico ‘Sport in Motion’, promosso dal Dicastero: “In altre parole, abbiamo voluto rileggere lo sport attraverso gli occhi dei giovani, perché loro sono privilegiati ricercatori e portatori di uno “sguardo di speranza”. In questo senso, vorrei ricordare le cinque categorie del concorso: Sport e famiglia; Sport e disabilità; Sport e politica; Sport ed ecologia; Sport e speranza”.

Mentre l’atleta paralimpico, Amelio Castro Grueso, ha raccontato la propria partecipazione alle Paaralimpiadi di Parigi 2024 con la nazionale dei rifugiati: “Un anno fa, a Parigi, ho tirato di scherma con i più forti al mondo. Sono stato ammesso ai Giochi proprio all’ultimo momento. Ho perso e ho vinto. Sempre “per poco”. Mi sono mancate qualche stoccata e soprattutto tanta esperienza. A sostenermi a Parigi era con me, nello stile del volontario, Daniele Pantoni, tecnico della nazionale italiana (alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d’oro con due schermitrici da lui allenate) che mi è accanto come un secondo padre da quando l’ho conosciuto, nel 2018 a Calì, in una competizione internazionale. Mi sono avvicinato ed è scoccata l’amicizia.

Nella squadra paralimpica dei rifugiati mi sento, umilmente, una piccola voce di coloro che non hanno voce, attraverso l’esperienza sportiva. A Parigi non ho vinto la medaglia. Ma ci ho creduto e ho imparato anche a godermi la sconfitta come momento fondamentale di crescita dopo che hai dato tutto te stesso. Con questo atteggiamento spero di vincere alle Paralimpiadi di Los Angeles nel 2028”.

Ed ha svelato il suo sogno: “Semplice: fare la volontà di Dio, essere suo strumento per testimoniare il suo amore alle persone che incontro in particolare nella realtà dello sport. So di non essere mai stato solo nella mia vita. E so che non sarò mai solo, perché Dio è accanto a me. Mi dicono che sono un po’ ‘loco’ perché sorrido sempre, nonostante le mie vicissitudini. Ma come si fa a non sorridere quando tocchi con mano che il Signore mai ti abbandona? Con la grazia e l’amore di Dio non mi lascerò mai rubare la speranza”.

Infine Giampaolo Mattei, presidente di Athletica Vaticana, ha sottolineato che il giubileo dello sport sarà un’esperienza cristiana, che avrà il suo momento più ‘bello’ nel passaggio della Porta santa: “Su queste linee vivrà il Giubileo dello Sport che non è un evento agonistico, un campionato, un torneo. E’ un’esperienza cristiana che gli sportivi (professionisti e amatori di ogni età, con dirigenti, allenatori, organizzatori, appassionati e i loro familiari) vivranno insieme. Come un’unica grande squadra, tutti con la stessa dignità senza guardare al medagliere. Un’esperienza di conversione che potrà consentire al mondo dello sport di prendere più consapevolezza del proprio ruolo, anche sulle questioni centrali di carattere inclusivo e sociale e della pace”.

Ed avverrà anche la consegna della ‘Croce degli sportivi’: “In questo contesto, una rappresentanza della Conferenza episcopale francese consegnerà ad Athletica Vaticana (l’Associazione polisportiva ufficiale della Santa Sede) la ‘Croce degli sportivi’, riferimento spirituale per le Olimpiadi e Paralimpiadi parigine del 2024 nella Cappella degli atleti nella chiesa della Maddalena. A questo passaggio sarà presente Thomas Bach, presidente del Comitato olimpico internazionale.

La stessa Croce è stata collocata nella Cappella per gli sportivi ai Giochi di Londra nel 2012 e Rio de Janeiro nel 2016. Benedetta da papa Francesco in occasione della Giornata mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro nel 2013, è stata portata anche alla Gmg di Lisbona nel 2023”.

(Foto: Media Vaticani)

YouTopic Fest 2026: ‘Inquietudine – come custodire la scintilla dell’umano?’

“Spero che attraverso di voi il virus buono si sparga nel mondo a macchia d’olio. Qui si scopre che gli uomini non sono nemici tra loro, ma qualcuno vuole armarli l’uno contro l’altro. Questo film è una metafora dell’essere nemici anche in tempi di pace: l’uomo che insegue il potere ha messo in conto il sacrificio di altri uomini”: con queste parole sabato sera Gianni Amelio, regista e produttore, ha commentato ‘Campo di Battaglia’, il suo ultimo film, che è un’opera intensa, che interroga le coscienze e si confronta senza sconti con i conflitti della nostra epoca, nel segno di una narrazione che cerca l’umano anche laddove tutto sembra perduto.

Nell’ultimo giorno del festival, invece, nella mattinata si è tenuta una conversazione intensa e partecipata all’ ‘Angolo del Conflitto’ tra il giornalista Andrea De Angelis e Agnese Pini, direttrice di Quotidiano Nazionale e presidente della casa editrice Longanesi: “Speranza è una parola difficile da riempire. Ognuno fa una piccola parte, incarnare la propria parte si avvicina alla speranza. Se i contenuti sono troppo grandi non ci provi neanche.

Fai le cose piccole è molto ma intanto costruisci. Siamo in un sistema di regole ma in certi momenti le regole vanno infrante e a quel punto ci vuole una coscienza profonda. 80 anni fa, sono un soldato, mi ordinano di uccidere, la regola è ubbidire. Ma la coscienza dice il contrario e in quel momento sei chiamato a rispondere. Come facciamo a dire di no a quell’ordine? Il coraggio è un muscolo etico”.

A seguire, sempre al Teatro Tenda, l’incontro ‘Perché il razzismo fa ridere’ con Michele Serra ha saputo intrecciare ironia e pensiero critico in un viaggio lucido tra gli ‘ismi’ contemporanei, decostruendo stereotipi e banalità con la forza sottile dell’umorismo: “Questo è un posto che raccoglie storie difficili, anche storie tragiche. Eppure si respira allegria, e ho visto un sacco di ragazzi ridere”, parlando di Rondine.

Poi ha spiegato il senso dell’umorismo: “La domanda da farsi, ed è bello farsela insieme, è dunque questa: che cosa abbiamo da ridere, tutti quanti, in un mondo nel quale, non da oggi, la tragedia è parte della vita quotidiana di molti popoli? Ridiamo perché siano incoscienti? Perché siamo cinici? Perché siamo stupidi? Ridiamo perché non sappiamo che ci sono le guerre, la violenza, che il potere spesso non è un servizio, è un crimine? No. Ridiamo perché ne abbiamo facoltà. Il senso dell’umorismo è proprio una di queste acquisizioni culturali. Una vera e propria tappa dell’evoluzione”.

A seguire il cantautore ed attivista Giovanni Caccamo, in dialogo con Sergio Valzania e con la partecipazione della studentessa di Rondine Valeriia: “Da 4 anni chiedo ai giovani cosa cambierebbero della società e in che modo. I ragazzi hanno interrotto la macchina dei sogni. Ciascuno di noi deve tornare a credere nei propri strumenti interiori, l’uomo deve tornare al centro. Tante cose possiamo fare per cambiare il mondo: azione, piccoli segnali di cambiamento, Rondine per questo mi piace tantissimo. La guerra ci fa sentire impotenti, possiamo riflettere sui conflitti. Cercare di sciogliere questi nodi è centrale, la persona con cui non ci siamo riconciliati, quelli ai quali non abbiamo chiesto scusa”.

L’incontro ha attraversato il legame tra creatività, responsabilità e pace, offrendo una testimonianza autentica sul potere della musica e delle parole per ispirare consapevolezza e impegno: “Dissi a mia madre: voglio fare il cantautore. E lei: sì, ma che lavoro farai? In Sicilia era il regno della lentezza, immotivato, e in Lombardia il regno di chi corre in tondo, altrettanto immotivato. Anni a girare a vuoto, fino all’incontro con Franco Battiato. Mi apposto, gli mollo il CD. ‘C’è un CD? Bene, ciao, ci vediamo alle 11 in spiaggia domani’. Mi presento, lui aggiunge: ‘Faccio un bagno e torno, produco il tuo cd’. La lentezza siciliana ha pagato”.

Il culmine artistico si raggiunge nel tardo pomeriggio con il concerto di chiusura ‘Immagina di Volare’ dell’Orchestra Giovanile CinqueQuarti Abreu ‘Toccati dalla musica’ di Piacenza, composta da 130 ragazzi, un progetto che incarna i valori dell’inclusione e della cittadinanza attiva attraverso la pratica musicale collettiva. L’esibizione ha emozionato e unito il pubblico in un’atmosfera di bellezza condivisa.

Fondamentale e accorato il coinvolgimento del pubblico al momento di sintesi collettiva ‘Verso YouTopic Fest 2026’, dove sono emerse testimonianze cariche di emozione, speranza e gratitudine. Nel corso dell’incontro, il pubblico ha potuto partecipare attivamente a un momento corale di restituzione e ascolto: studenti, relatori, cittadini e partecipanti hanno condiviso riflessioni e spunti emersi durante il festival, sottolineando la necessità di continuare a costruire spazi in cui le differenze non siano muri, ma porte aperte.

E’ stato in questa cornice che Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine, ha annunciato il tema della prossima edizione, che guiderà il lavoro di un intero anno e sarà il cuore di YouTopic Fest 2026, in programma dal 5 al 7 giugno 2026: ‘Inquietudine – Come custodire la scintilla dell’umano?’

Infine, a concludere il Festival è stato il Giubileo delle culture, dei popoli e delle religioni, una celebrazione interreligiosa presieduta dal vescovo di Arezzo, mons. Andrea Migliavacca, insieme a rappresentanti di diverse fedi che si è tenuta nella Cappellina di Rondine, riconosciuta come Chiesa Giubilare, luogo di preghiera e pellegrinaggio in occasione dell’Anno Santo: “A Gerusalemme ci sono popoli da tutte le parti del mondo che parlano lingue diverse, ma tutte si trovano radunate, capite, accolte dal dono dello Spirito Santo. La celebrazione a cui stiamo partecipando vuole celebrare oggi, nel giorno di Pentecoste, lo Spirito che raduna, che regala la lingua, che ci permette di comunicare, di creare legami tra di noi, lo Spirito che ci dona la pace”.

YouTopic Fest 2025 si svolge con il patrocinio del Ministro per lo Sport e i Giovani, della Regione Toscana, del Consiglio Regionale della Toscana, della Provincia di Arezzo, del Comune di Arezzo, della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, del Comune di Castiglion Fibocchi e dell’Unione dei Comuni del Pratomagno. Il festival è realizzato con il contributo del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana e di Poste Italiane. Tra i principali sostenitori figurano anche la Camera di Commercio Arezzo Siena, il Centro Chirurgico Toscano, Chimet S.p.A., Federcasse Italia (Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali), l’Istituto del Credito Sportivo, Itas e Unioncamere. Collaborano al festival numerosi partner, tra cui Andrea Migliorati Fotografo, la Banca Popolare di Cortona, Coingas, EllErre, Estra, Fattoria La Vialla, Fondazione Arezzo InTour, Fondazione Giuseppe e Adele Baracchi, Fondazione KON, Fondazione Il Cuore si Scioglie, UniCoop Firenze, Forma, Filarete, Live95, Logigas, Lorenzo Pagliai Fotografo, Lucky Red, Marconi Arredamenti, Pastificio Fabianelli, Sebach, TLF, Vestri Cioccolato e Wacebo.

Papa Leone XIV alle famiglie: siate unite

“Sono contento di accogliere tanti bambini, che ravvivano la nostra speranza! Saluto tutte le famiglie, piccole chiese domestiche, in cui il Vangelo è accolto e trasmesso. La famiglia, diceva san Giovanni Paolo II, ha origine dall’amore con cui il Creatore abbraccia il mondo creato. Che la fede, la speranza e la carità crescano sempre nelle nostre famiglie. Un saluto speciale ai nonni e agli anziani. Voi siete modello genuino di fede e ispirazione per le giovani generazioni. Grazie di essere venuti!”: dopo la recita del Regina Coeli papa Leone XIV, chiudendo la messa per il Giubileo delle famiglie, ha ringraziato le ‘piccole chiese domestiche in cui il Vangelo è accolto e trasmesso’.

Invocando la pace ha ricordato la beatificazione delle suore polacche, chiedendo di pregare per la pace: “Oggi in Italia e in diversi Paesi si celebra la solennità dell’Ascensione del Signore. E’ una festa molto bella, che ci fa guardare alla meta del nostro viaggio terreno. In questo orizzonte ricordo che ieri a Braniewo, in Polonia, sono state beatificate Cristofora Klomfass e quattordici consorelle della Congregazione di Santa Caterina Vergine e Martire, uccise nel 1945 dai soldati dell’Armata Rossa in territori dell’odierna Polonia.

Nonostante il clima di odio e di terrore contro la fede cattolica, continuarono a servire gli ammalati e gli orfani. All’intercessione delle nuove Beate martiri affidiamo tutte le religiose che nel mondo si spendono generosamente per il Regno di Dio… La Vergine Maria benedica le famiglie e le sostenga nelle loro difficoltà: penso specialmente a quelle che soffrono a causa della guerra in Medio Oriente, in Ucraina e in altre parti del mondo. La Madre di Dio ci aiuti a camminare insieme sulla via della pace”.

Mentre nella celebrazione eucaristica del Giubileo delle famiglie, dei bambini, dei nonni e degli anziani il papa ha incentrato l’omelia sulla necessità dell’unità: “Cristo domanda infatti che tutti siamo ‘una sola cosa’. Si tratta del bene più grande che possa essere desiderato, perché questa unione universale realizza tra le creature l’eterna comunione d’amore in cui si identifica Dio stesso, come Padre che dà la vita, Figlio che la riceve e Spirito che la condivide”.

Infatti attraverso l’unità si può giungere alla salvezza: “Il Signore non vuole che noi, per unirci, ci sommiamo in una massa indistinta, come un blocco anonimo, ma desidera che siamo uno: ‘Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola’. L’unità, per la quale Gesù prega, è così una comunione fondata sull’amore stesso con cui Dio ama, dal quale vengono al mondo la vita e la salvezza. E come tale è prima di tutto un dono, che Gesù viene a portare”.

Ed il Vangelo è un richiamo per la famiglia: “Appena nati abbiamo avuto bisogno degli altri per vivere, da soli non ce l’avremmo fatta: è qualcun altro che ci ha salvato, prendendosi cura di noi, del nostro corpo come del nostro spirito. Tutti noi viviamo, dunque, grazie a una relazione, cioè a un legame libero e liberante di umanità e di cura vicendevole”.

Quindi è un richiamo alla vita: “E’ vero, a volte questa umanità viene tradita. Ad esempio, ogni volta che s’invoca la libertà non per donare la vita, bensì per toglierla, non per soccorrere, ma per offendere. Tuttavia, anche davanti al male, che contrappone e uccide, Gesù continua a pregare il Padre per noi, e la sua preghiera agisce come un balsamo sulle nostre ferite, diventando per tutti annuncio di perdono e di riconciliazione. Tale preghiera del Signore dà senso pieno ai momenti luminosi del nostro volerci bene, come genitori, nonni, figli e figlie”.

Ha indicato alcune famiglie sante da seguire: “Negli ultimi decenni abbiamo ricevuto un segno che dà gioia e al tempo stesso fa riflettere: mi riferisco al fatto che sono stati proclamati Beati e Santi dei coniugi, e non separatamente, ma insieme, in quanto coppie di sposi. Penso a Louis e Zélie Martin, i genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino; come pure i Beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, la cui vita familiare si è svolta a Roma nel secolo scorso. E non dimentichiamo la famiglia polacca Ulma: genitori e bambini uniti nell’amore e nel martirio. Dicevo che si tratta di un segno che fa pensare”.

Da qui l’incoraggiamento alle famiglie: “Perciò vi incoraggio ad essere, per i vostri figli, esempi di coerenza, comportandovi come volete che loro si comportino, educandoli alla libertà mediante l’obbedienza, cercando sempre in essi il bene e i mezzi per accrescerlo. E voi, figli, siate grati ai vostri genitori: dire ‘grazie’, per il dono della vita e per tutto ciò che con esso ci viene donato ogni giorno, è il primo modo di onorare il padre e la madre. Infine a voi, cari nonni e anziani, raccomando di vegliare su coloro che amate, con saggezza e compassione, con l’umiltà e la pazienza che gli anni insegnano”.

Infine ha chiesto di trasmettere ai figli la fede: “In famiglia, la fede si trasmette insieme alla vita, di generazione in generazione: viene condivisa come il cibo della tavola e gli affetti del cuore. Ciò la rende un luogo privilegiato in cui incontrare Gesù, che ci vuole bene e vuole il nostro bene, sempre.

E vorrei aggiungere un’ultima cosa. La preghiera del Figlio di Dio, che ci infonde speranza lungo il cammino, ci ricorda anche che un giorno saremo tutti uno unum: una cosa sola nell’unico Salvatore, abbracciati dall’amore eterno di Dio”.

Nel pomeriggio il papa ha salutato i ciclisti che a Roma hanno concluso il Giro d’Italia: “E’ un piacere potervi salutare in questa ultima tappa del Giro d’Italia. Spero che per tutti voi sia veramente una giornata bellissima. Sappiate che siete modelli per i giovani di tutto il mondo. Tanto, veramente, si ama il Giro d’Italia e non soltanto in Italia.

Il ciclismo è tanto importante, come lo sport in generale. Vi ringrazio per tutto quello che fate, e siate modelli davvero! E spero che, come avete imparato a curare il corpo, anche lo spirito sia sempre benedetto e che siate sempre attenti a tutto l’essere umano: corpo, mente, cuore e spirito. Che Dio vi benedica!”

(Foto: Santa Sede)