Tag Archives: giubileo
Papa Leone XIV invita ad ammirare la sapienza del Natale
“Buonasera. Benvenuti tutti! Bienvenidos! Welcome! La Basilica di San Pietro è una Basilica molto grande, è molto grande, ma purtroppo non abbastanza grande per accogliervi tutti. Vi ammiro, vi rispetto e vi ringrazio per il vostro coraggio e la vostra disponibilità a essere qui questa sera. Tante grazie per essere qui questa sera, anche con questo clima. Vogliamo celebrare insieme la festa di Natale. Gesù Cristo che è nato per noi ci porta la pace, ci porti l’amore di Dio. Tanti auguri a tutti voi. Seguite la celebrazione negli schermi. Dio vi protegga e benedica tutte le vostre famiglie. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Tanti auguri a tutti!”: prima di celebrare la santa messa della notte di Natale nella basilica di san Pietro papa Leone XIV si è recato nella piazza per salutare 5.000 fedeli che non sono potuti entrati nella basilica piena di oltre 6.000 persone, partecipando alla messa sotto la pioggia.
A precedere la celebrazione eucaristica la lettura di alcuni brani biblici contraddistinta dal canto della Kalenda, l’antico annuncio liturgico del Natale del Signore (otto giorni prima delle kalendae di gennaio) come riportato nel Martirologio Romano. Un testo che racchiude tutti gli episodi fondamentali della storia universale fino alla venuta di Cristo, culmine del tempo di Avvento. Il lettore, infatti, ne proclama il senso: ricordarsi che Gesù Cristo, nato dalla Vergine Maria, è il centro della storia e del cosmo.
Nell’omelia il papa haa richiamato il desiderio dell’umanità di scrutare il cielo: “Per millenni, in ogni parte della terra, i popoli hanno scrutato il cielo dando nomi e forme a stelle mute: nella loro fantasia, vi leggevano gli eventi del futuro cercando in alto, tra gli astri, la verità che mancava in basso, tra le case. Come a tentoni, in quel buio restavano però confusi dai loro stessi oracoli. In questa notte, invece, ‘il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse’…
Nel tempo e nello spazio, lì dove noi siamo, viene Colui senza il quale non saremmo stati mai. Vive con noi chi per noi dà la sua vita, illuminando di salvezza la nostra notte. Non esiste tenebra che questa stella non rischiari, perché alla sua luce l’intera umanità vede l’aurora di una esistenza nuova ed eterna”.
Ed a chi scrutava il cielo una stella ha indicato una direzione: “E’ il Natale di Gesù, l’Emmanuele. Nel Figlio fatto uomo, Dio non ci dona qualcosa, ma Sé stesso, ‘per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro’. Nasce nella notte Colui che dalla notte ci riscatta: la traccia del giorno che albeggia non è più da cercare lontano, negli spazi siderali, ma chinando il capo, nella stalla accanto”.
Sono stati proprio magi e pastori che hanno saputo capire la direzione indicata dalla stella sulla terra: “Il chiaro segno dato al mondo buio è infatti ‘un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia’. Per trovare il Salvatore, non bisogna guardare in alto, ma contemplare in basso: l’onnipotenza di Dio rifulge nell’impotenza di un neonato; l’eloquenza del Verbo eterno risuona nel primo vagito di un infante; la santità dello Spirito brilla in quel corpicino appena lavato e avvolto in fasce. E’ divino il bisogno di cura e di calore, che il Figlio del Padre condivide nella storia con tutti i suoi fratelli. La luce divina che si irradia da questo Bambino ci aiuta a vedere l’uomo in ogni vita nascente”.
E’ la rivelazione di Dio all’uomo, citando papa Benedetto XVI: “Per illuminare la nostra cecità, il Signore ha voluto rivelarsi da uomo all’uomo, sua vera immagine, secondo un progetto d’amore iniziato con la creazione del mondo… Così attuali, le parole di papa Benedetto XVI ci ricordano che sulla terra non c’è spazio per Dio se non c’è spazio per l’uomo: non accogliere l’uno significa non accogliere l’altro. Invece là dove c’è posto per l’uomo, c’è posto per Dio: allora una stalla può diventare più sacra di un tempio e il grembo della Vergine Maria è l’arca della nuova alleanza”.
Questa è la sapienza del Natale: “Ammiriamo, carissimi, la sapienza del Natale. Nel bambino Gesù, Dio dà al mondo una vita nuova: la sua, per tutti. Non un’idea risolutiva per ogni problema, ma una storia d’amore che ci coinvolge. Davanti alle attese dei popoli Egli manda un infante, perché sia parola di speranza; davanti al dolore dei miseri Egli manda un inerme, perché sia forza per rialzarsi; davanti alla violenza e alla sopraffazione Egli accende una luce gentile che illumina di salvezza tutti i figli di questo mondo…
Sì, mentre un’economia distorta induce a trattare gli uomini come merce, Dio si fa simile a noi, rivelando l’infinita dignità di ogni persona. Mentre l’uomo vuole diventare Dio per dominare sul prossimo, Dio vuole diventare uomo per liberarci da ogni schiavitù. Ci basterà questo amore, per cambiare la nostra storia?”
A questa domanda hanno risposto i pastori: “La risposta viene appena ci destiamo, come i pastori, da una notte mortale alla luce della vita nascente, contemplando il bambino Gesù. Sopra la stalla di Betlemme, dove Maria e Giuseppe, pieni di stupore, vegliano il Neonato, il cielo stellato diventa ‘una moltitudine dell’esercito celeste’. Sono schiere disarmate e disarmanti, perché cantano la gloria di Dio, della quale la pace è manifestazione in terra: nel cuore di Cristo, infatti, palpita il legame che unisce nell’amore il cielo e la terra, il Creatore e le creature”.
Riprendendo un’affermazione di papa Francesco in apertura dell’Anno Santo papa Leone XIV ha ribadito l’impegno di portare ovunque la speranza: “Ora che il Giubileo si avvia al suo compimento, il Natale è per noi tempo di gratitudine e di missione. Gratitudine per il dono ricevuto, missione per testimoniarlo al mondo”.
In questo modo Natale diventa una festa: “Sorelle e fratelli, la contemplazione del Verbo fatto carne suscita in tutta la Chiesa una parola nuova e vera: proclamiamo allora la gioia del Natale, che è festa della fede, della carità e della speranza. E’ festa della fede, perché Dio diventa uomo, nascendo dalla Vergine. E’ festa della carità, perché il dono del Figlio redentore si avvera nella dedizione fraterna. E’ festa della speranza, perché il bambino Gesù la accende in noi, facendoci messaggeri di pace. Con queste virtù nel cuore, senza temere la notte, possiamo andare incontro all’alba del giorno nuovo”.
(Foto: Santa Sede)
Dalla Chiesa e dalle associazioni si chiede un atto di clemenza per i carcerati
Non perdere la speranza, perché da ogni caduta ci si deve poter rialzare e la giustizia è sempre un processo di riparazione e riconciliazione: nella domenica ‘della gioia’, quella che la liturgia definisce ‘Gaudete’, papa Leone XIV ha celebrato la Messa per il Giubileo dei detenuti nella Basilica vaticana ed a quanti sono privati della libertà e a tutti coloro che si prendono cura della realtà penitenziaria chiede di guardare avanti e in alto:
“Certo, il carcere è un ambiente difficile e anche i migliori propositi vi possono incontrare tanti ostacoli. Proprio per questo, però, non bisogna stancarsi, scoraggiarsi o tirarsi indietro, ma andare avanti con tenacia, coraggio e spirito di collaborazione. Sono molti, infatti, a non comprendere ancora che da ogni caduta ci si deve poter rialzare, che nessun essere umano coincide con ciò che ha fatto e che la giustizia è sempre un processo di riparazione e di riconciliazione”.
Per questa occasione i vescovi della Lombardia avevano preparato un messaggio, in cui hanno chiesto “un gesto di clemenza da parte dello Stato, per sfoltire le carceri dall’eccessivo numero di persone detenute e permettere di ripartire con nuova attenzione al trattamento e alla qualità delle condizioni umane nelle varie strutture italiane”.
Nel messaggio i vescovi lombardi hanno sottolineato “la nostra disponibilità a collaborare con la comunità civile perché la detenzione sia gestita secondo lo spirito della Costituzione: e cioè come momento di presa di coscienza del male fatto, come momento per investire sul proprio cambiamento personale e come possibilità di un vero reinserimento nel tessuto sociale anche con l’accompagnamento verso un nuovo progetto di vita”.
In questa prospettiva i vescovi lombardi non si stancano di chiedere “un gesto di clemenza da parte dello Stato, per sfoltire le carceri dall’eccessivo numero di persone detenute e permettere di ripartire con nuova attenzione al trattamento e alla qualità delle condizioni umane nelle varie strutture
italiane; questo gesto dovrebbe servire per ricominciare a lavorare con più convinzione nell’opera rieducativa: ne usufruirebbero sia le persone detenute, sia la polizia penitenziaria, sia tutti gli operatori coinvolti nel percorso carcerario”.
E’ un impegno che si assume anche la Chiesa: “Da parte nostra, ci impegniamo a fare il possibile, nei limiti delle nostre risorse, per favorire i percorsi di fine pena, per quanto riguarda condizioni abitative, inserimento nel lavoro e ogni altro processo che favorisca il pieno reinserimento sociale di chi esce dalla detenzione”.
Altro impegno riguarda la diffusione di una cultura della legalità: “Ci impegniamo attraverso i nostri canali e le nostre comunità a diffondere una cultura della legalità, dove ognuno sia chiamato a prendersi le proprie responsabilità e a intraprendere percorsi di riparazione per i propri sbagli e dove il carcere sia soltanto il punto di arrivo estremo di politiche di educazione e di prevenzione”.
Da queste premesse può ripartire il rinnovamento della società: “Ci pare questo lo spirito profondo del Giubileo: ripartire tutti insieme per rinnovare la società e dare a tutti una nuova opportunità di crescita umana e spirituale”.
Inoltre per tale occasione molte associazioni italiane (A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-CNCA, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di Volontariato Italiano-MOVI, Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti) avevano lanciato un appello (intitolato ‘Giubileo dei detenuti: chiediamo clemenza e umanità nelle carceri italiane’), in cui chiedevano un provvedimento di clemenza che riduca il numero dei detenuti nelle carceri italiane, in quanto la condizione negli istituti penitenziari italiani è drammatica.
Si contano circa 63.500 detenuti stipati nei 46.500 posti effettivamente disponibili. Nel 2025 ci sono già stati 74 suicidi di persone detenute (oltre a due suicidi di agenti di polizia penitenziaria e due di operatori sociali) e 47 decessi le cui cause sono ancora da accertare. Nel 2024 i Tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 5.800 istanze per condizione di detenzione disumana e degradante, contraria all’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani sulla proibizione della tortura. Il carcere si è chiuso drammaticamente all’esterno, i detenuti trascorrono in celle inabitabili quasi l’intera giornata e la comunità esterna è disincentivata a collaborare. Una situazione che crea uno stato di frustrazione e burnout anche nelle persone che lavorano all’interno del contesto penitenziario.
Per queste ragioni i promotori dell’appello si rivolgono al Parlamento perché approvi un provvedimento di clemenza che permetta la riduzione immediata del numero dei reclusi, al presidente della Repubblica perché eserciti una consistente concessione di grazie come alcuni dei suoi predecessori, ai magistrati di sorveglianza affinché concedano per questo Natale tutti i giorni di permesso premio disponibili ai detenuti che già ne godono. Inoltre, hanno invitato il ministero della Giustizia ad ‘umanizzare’, come sancito dalla Costituzione e dalle convenzioni per i diritti dell’uomo, e modernizzare l’esecuzione della pena, e ad aprire il più possibile il carcere al mondo del volontariato, alle associazioni, alle cooperative, agli enti locali, alle scuole, alle università.
I promotori dell’appello danno, poi, appuntamento a tutti coloro (associazioni di volontariato, enti del terzo settore, operatori, volontari, cittadini, organizzazioni della società civile) che ritengono che da questa drammatica situazione si debba uscire una volta per tutte, e che sono disponibili a dare un loro contributo, a partecipare all’assemblea pubblica che si svolgerà il 6 febbraio del prossimo anno a Roma.
Quindi i promotori dell’appello si rivolgono nuovamente al Parlamento perché approvi un provvedimento di clemenza che permetta la riduzione immediata del numero dei reclusi, al presidente della Repubblica perché eserciti una consistente concessione di grazie come alcuni dei suoi predecessori, ai magistrati di sorveglianza affinché concedano per questo Natale tutti i giorni di permesso premio disponibili ai detenuti che già ne godono.
Inoltre, invitano il ministero della Giustizia a intervenire per umanizzare da subito, come sancito dalla Costituzione e dalle convenzioni per i diritti dell’uomo, le condizioni in cui si esplica l’esecuzione della pena detentiva e ad aprire il più possibile il carcere al mondo del volontariato, alle associazioni, alle cooperative, agli enti locali, alle scuole, alle università.
A Roma presentato il libro ‘Desiderio di Roma, pellegrinaggi giubilari e trasporto ferroviario tra media e cultura visuale’
Il primo treno che entra in Vaticano attraverso le mura leonine durante il Giubileo straordinario del 1933 di papa Pio XI e il film di Vittorio De Sica ‘La porta del cielo’ del 1945, pellicola clandestina della Santa Sede nella Roma occupata dai nazisti; il viaggio a bordo di un convoglio ferroviario a Loreto e Assisi di papa san Giovanni XIII nel 1962 e la Giornata del Ferroviere del 1979 con papa san Giovanni Paolo II. Sono solo alcuni dei temi affrontati nel libro ‘Desiderio di Roma’ che è stato presentato a Roma all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede durante il convegno di studi ‘Pellegrini cattolici e trasporti ferroviari tra media e cultura visuale’.
Il volume, pubblicato da il Mulino, e curato da Dario Edoardo Viganò e Gianluca della Maggiore, è frutto di un progetto promosso dalla Fondazione MAC (Memorie audiovisive del Cattolicesimo) in collaborazione con la Fondazione FS Italiane.
Come hanno influito il trasporto ferroviario e la comunicazione di massa sul modo di intendere e interpretare l’evento dei giubilei da parte del papato? E come è cambiato di conseguenza l’approccio dei fedeli al pellegrinaggio verso Roma e alle modalità concrete di vivere e pensare l’Anno Santo? Sono due delle domande alle quali rispondono i saggi contenuti nel libro che scandaglia il binomio tra trasporto ferroviario e cultura visuale.
Frutto di un progetto di ricerca che ha promosso una mappatura delle fonti fotografiche e audiovisive sul rapporto tra il trasporto ferroviario e i giubilei ordinari e straordinari della Chiesa cattolica, il volume (in libreria e negli store online) rilegge la storia degli eventi giubilari otto-novecenteschi attraverso un’inedita prospettiva d’analisi, che chiama in causa l’intreccio tra i mezzi di trasporto su rotaia e i mezzi di comunicazione di massa.
“Il progetto ‘Desiderio di Roma’ – ha detto il presidente della Fondazione MAC, Dario Edoardo Viganò – ha voluto fornire un primo inquadramento rispetto a una questione che interroga la storia, la teologia e la comunicazione: in che modo il mezzo ferroviario e le reti mediali hanno modificato le forme di intendere e interpretare, da parte del papato, l’evento giubilare nella nuova cultura forgiata dai media di massa?
Il treno, in questo contesto, non è solo mezzo di trasporto. E’ luogo di soglia, di comunità provvisoria, di ritualità condivisa. E’ simbolo mobile di una Chiesa che si mette in cammino, che si fa prossima, che attraversa la modernità senza smarrire la propria vocazione universale”.
Gli interventi all’interno del volume di storici, sociologi, esperti di semiotica e cinematografia, ciascuno costruito a partire da una fotografia o da una sequenza filmata, offrono una lettura tematica e interpretativa di alcuni snodi significativi della storia dei pellegrinaggi ferroviari verso Roma.
“Dalla metà dell’Ottocento in poi il treno ha agevolato gli scambi e le comunicazioni, mutando la società, l’economia, la politica, ma anche l’esercizio della spiritualità. La storia ferroviaria – ha dichiarato Luigi Cantamessa, Direttore Generale Fondazione FS Italiane – narra di pontefici lungimiranti che vedono nelle strade ferrate un’occasione irrinunciabile di pellegrinaggi e di treni speciali durante gli anni giubilari, per raggiungere le Porte Sante delle basiliche maggiori di Roma e dei più rilevanti luoghi di culto europei. Un’eredità importante per la storia dell’uomo e per la cultura ferroviaria, documentata da cinegiornali, fotografie e periodici conservati negli Archivi della Fondazione FS Italiane”.
Le fonti analizzate (cinegiornali, documentari, fotografie, film amatoriali) raccontano non solo la logistica dei Giubilei, ma la costruzione di un immaginario cattolico globale, intrecciato con le strategie comunicative del papato e con le dinamiche sociali e politiche del Novecento. Tutti questi documenti sono reperibili gratuitamente sul sito della Fondazione MAC all’interno della Digital Library.
(Foto: Fondazione MAC)
Giubileo dei detenuti: Luciana Delle Donne spiega le ragioni
L’ultimo appuntamento giubilare è quello dedicato ai detenuti, che si svolge fino ad oggi in Vaticano, dove papa Leone XIV presiede la messa nella basilica di san Pietro nella giornata conclusiva. Inoltre per questo evento giubilare si sono organizzando alcune iniziative promosse dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale (DSSUI), che ha promosso i ‘Giochi della Speranza’ in collaborazione con la Fondazione ‘Giovanni Paolo II per lo sport’, con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e con la rete di magistrati ‘Sport e Legalità’.
I ‘Giochi della Speranza’ sono una ‘piccola olimpiade in carcere’, che si sono svolti per la prima volta a Roma nello scorso giugno. A tal riguardo, suor Alessandra Smerilli, segretario del DSSUI, ha affermato che “per chi vive la detenzione, lo sport assume un valore importante perché educa al rispetto, alla disciplina, al lavoro di squadra; aiuta a riconoscere i propri limiti ed a scoprire nuove energie. In carcere lo sport non è solo movimento: è un’esperienza di libertà possibile, di relazione, di fiducia restituita”.
Per questo la Fondazione ‘Giovanni Paolo II per lo sport’ ha spiegato che l’iniziativa ‘Giochi della Speranza’ vorrebbe creare “un modello replicabile anche in altri istituti di pena, per permettere anche alle persone recluse di vivere in armonia e serenità questo momento di gioco ma soprattutto per valorizzare sempre di più lo sport come strumento di crescita personale e reinserimento sociale dei detenuti”. Mentre venerdì 12 dicembre all’Università LUMSA di Roma si è svolto il convegno, intitolato ‘Il diritto alla speranza nel cinquantennale dell’Ordinamento Penitenziario, nell’anno del Giubileo della Speranza e nel triduo del Giubileo dei Detenuti’. Infine nel pomeriggio si svolge all’Auditorium della Conciliazione la commedia musicale ‘Oltre le grate’.
Per comprendere meglio le ragioni di questo evento giubilare abbiamo incontrato la fondatrice del brand ‘Made in carcere’, Luciana Delle Donne, chiedendo di spiegarci la ragione per cui la Chiesa ha indetto un giubileo anche per le detenute ed i detenuti: “Papa Francesco aveva fatto scelte molto forti e simboliche, perché i detenuti e le detenute sono persone scomode che nessuno vorrebbe vedere. Per questo papa Francesco ha testimoniato il modo in cui bisogna trasformare l’approccio nella vita.
L’idea di mettersi al servizio dell’altro mi rende particolarmente felice, perché è proprio quello che sento di fare. E’ una vocazione: quindi l’aver ricevuti questi premi è significativo, perché sono associati al bene, perché la fede e la filosofia cattolica implicano che l’universo restituisca il bene a chiunque. Quindi la preghiera di richiesta di aiuto è fondamentale; occorre abituarsi a chiedere aiuto ed a comprendere che l’altro ti può aiutare è una ricchezza, perchè dare e darsi è la nuova frontiera della ricchezza”.
Quali segni potrebbe offrire ai detenuti la società civile?
“Intanto l’accettazione di questa condizione, perché un detenuto, come diceva papa Francesco, non è sbagliato, ma ha commesso uno sbaglio; però sta ‘pagando’ e quindi deve essere reinserito attraverso le esperienze, come la nostra ‘Made in carcere’ , dove lì trasferiamo una ‘cassetta degli attrezzi’ per vivere in modo corretto e dignitoso nella società civile”.
Perché ‘Made in carcere’?
“E’ una seconda chance offerta alle donne detenute e allo stesso tempo alle stoffe di scarto destinate al macero. Il brand ‘Made in carcere’ nasce nel 2007 da un’idea della cooperativa sociale pugliese ‘Officina Creativa’, che inizia ad offrire un contratto di lavoro alle donne detenute per reati minori, proponendo ore di attività sartoriali all’interno delle stesse strutture di reclusione.
‘Made in carcere’ è una risposta concreta alla crisi, incoraggiata da quell’80% di donne carcerate che, dopo aver imparato un nuovo mestiere, non delinquono più lasciata la prigione. Così da 20 anni le impiegate del carcere femminile ‘Borgo S. Nicola’ di Lecce ricevono mensilmente un regolare stipendio cucendo braccialetti, borse e vestiti ecosostenibili ricavati da tessuti riciclati”.
Perché fare impresa sociale in carcere?
“La nostra sfida è stata quella di organizzare il lavoro di una cooperativa sociale (e quindi non-profit) come una qualsiasi impresa commerciale (produzione, logistica, marketing…). Ma con una differenza: ogni settore può (e deve) soccorrere gli altri in caso di bisogno. Ognuno di noi è cliente e fornitore dell’altro. Fare impresa sociale non è un ossimoro e persino in carcere lo abbiamo sperimentato”.
Quanto è importante il lavoro per chi vive in carcere?
“E’ fondamentale. Fa sentire le persone vive e soprattutto consente loro di riacquistare dignità e con il tempo una nuova identità. Ricevere una busta paga per chi vive in carcere rappresenta un motivo di riscatto ed autostima. Le persone riescono a mantenere i figli fuori, ad avere una vita più decorosa e non sono un peso per chi sta fuori dal carcere. La percezione del tempo è completamente diversa tra le donne in stato di detenzione che lavorano e quelle che non lavorano: per le prime il tempo vola, per le altre il tempo non passa mai”.
In cosa consiste questa economia ‘circolare’?
“Abbiamo dimostrato che in un contesto di disagio si può fare qualcosa di impossibile. Dalla prigione si può creare un’economia circolare, dove tutti gli attori vincono coniugando etica ed estetica. Non solo vincono quelle donne che riacquistano una dignità ricostruendo il loro percorso di vita, ma diventa protagonista anche il mercato, che acquista oggetti rigenerati e sostenibili”.
In quale modo ‘Made in carcere’ può diventare un modello di giustizia riparativa?
“Made in carcere è un modello che dà spazio a tante altre realtà, perché è pieno di sfaccettature, perché esso è un metodo. Anche la consapevolezza che queste persone hanno commesso un reato e stanno ‘pagando’ aiuta a capire che hanno commesso un reato con la possibilità di riparare al danno”.
Quando è venuto in mente questo desiderio di aiutare le donne in carcere?
“Quando ho capito che era complicato attivare un asilo, che era il mio primo obiettivo. Senza immaginare poi quanto fosse complesso entrare in un carcere. Ma ho pensato fosse più facile occuparmi di quelle mamme che avevano lasciato i figli fuori dal carcere. Aiutare loro significava aiutare anche il resto della famiglia, in particolare i figli”.
Allora quali difficoltà ha incontrato prima di collaborare con maison blasonate?
“Non mancano mai le delusioni o i fallimenti: chi genera cambiamento e costruisce innovazione ha sempre tutti contro. Molti hanno paura del cambiamento e sono rinchiusi nella loro comfort zone. Siamo stati pionieri del lavoro in carcere utilizzando materiali di recupero. Da una parte c’era il mercato curioso di questa nuova esperienza, anche se non è stato facile sdoganare la parola carcere; dall’altra le istituzioni: il sistema carcere non era abituato, soprattutto al sud, a mettersi a disposizione per il lavoro.
Continua peraltro ad esserci sempre il problema del sottodimensionamento delle risorse, contro il sovraffollamento dei detenuti, quindi è veramente complesso; le direzioni e la polizia penitenziaria sono però nostri compagni di viaggio e ci sostengono. Nonostante le tante difficoltà il nostro è diventato un modello sistemico di riferimento”.
Inoltre con i ragazzi ha scelto anche di dare vita ad una linea che si chiama ‘pane di vita’?
“Realizziamo nel carcere di Bari una forma di panettone con fichi secchi, mandorle e nocciole tostate ed ha un sapore fantastico combinato con il lavoro di questi ragazzi, che vivono un momento difficile, in quanto non hanno riferimenti di adulti, che li aiutano ad imparare a sognare, sperare ed avere fiducia in se stessi. Con ‘Pane di vita’ facciamo questo”.
Onorificenza al merito della Repubblica Italiana, Premio ‘Madre Maria Teresa Fasce’ a Cascia e premio ‘La Fornarina’ a San Ginesio sono alcuni riconoscimenti ricevuti in questi anni: cosa si prova a ricevere questi premi?
“Sono forti emozioni perché ripagano di tutta la fatica quotidiana fatta ed avere riconoscimenti così importanti e profondi è motivante. Dedico questi riconoscimenti a tutte le colleghe e colleghi, partner, ambassador, imprenditori, manager e altri stakeholder di questo lungo viaggio che continua con tanti prossimi progetti”.
(Foto: Made in carcere)
Ospitalità Religiosa: Giubileo motore per Roma, Italia a +9%
Il settore dell’ospitalità a matrice religiosa e non-profit –che in Italia conta circa 3.000 strutture ricettive per un totale di 200.000 posti letto– tira le somme di questo 2025, anno segnato dall’afflusso straordinario dovuto al Giubileo e da un contesto economico ancora complesso.
Secondo i dati raccolti dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, Roma e provincia registrano un incremento del 14% delle presenze rispetto al 2024. Un risultato importante, che conferma la capacità di accoglienza del territorio in occasione dei grandi eventi religiosi. Allo stesso tempo, si tratta di una leggera flessione rispetto alle stime iniziali dei gestori, che ipotizzavano per l’Anno Santo una crescita attorno al 24%.
Ampliando lo sguardo all’intero Paese, il quadro restituisce comunque un segnale di fiducia. Il comparto della ricettività non-profit chiude il 2025 con un aumento medio delle presenze pari al 9% rispetto all’anno precedente. L’area del Centro Italia è quella che beneficia maggiormente dell’ ‘effetto Giubileo’, registrando un +11%, mentre Nord e Sud attestano entrambi l’incremente ad un +7%. Un andamento che conferma la funzione delle strutture religiose e sociali come rete diffusa di accoglienza, non solo nelle grandi città, ma anche nei piccoli centri e lungo i cammini di pellegrinaggio.
“Un po’ di ossigeno per le attività caritatevoli e missionarie finanziate da questi introiti –commenta Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana– ma anche una prospettiva che non si chiude con il Giubileo. Le esperienze di accoglienza vissute quest’anno non potranno che riverberarsi in future occasioni di incontro, ben al di là del semplice soggiorno. Molte persone hanno riscoperto il valore di una Casa che non è solo un letto per dormire, ma un luogo di ascolto, di condivisione, di vicinanza alle fragilità”.
Rocchi sottolinea inoltre come il 2025 abbia rappresentato per molte strutture un banco di prova: “Il Giubileo ha spinto i gestori a riorganizzare gli spazi, a migliorare l’accessibilità, a curare la comunicazione online e la gestione delle prenotazioni. Sono investimenti che resteranno e che permetteranno alle Case di essere pronte ad accogliere, anche nei prossimi anni, pellegrini, turisti responsabili, gruppi e famiglie in cerca di un’ospitalità sobria, sicura e alla portata di tutti”.
L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana vede in questi numeri non soltanto un segnale congiunturale legato al Giubileo, ma l’indicazione di una tendenza più profonda: la crescente ricerca di esperienze di viaggio che uniscano dimensione spirituale, attenzione alla persona e valorizzazione dei territori. Per questo l’Associazione continuerà a lavorare al fianco dei gestori, offrendo formazione, assistenza e strumenti operativi, perché l’ospitalità religiosa e non-profit possa rimanere un presidio di accoglienza aperta, solidale e sostenibile nel tempo.
La Real Commissione per l’Italia consegna al Patriarca di Gerusalemme dei Latini il donativo raccolto in occasione del Giubileo Costantiniano
Nell’ambito del Pellegrinaggio Costantiniano Internazionale in occasione dell’Anno Giubilare 2025, organizzato dalla Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, d’intesa con le Reali e Magistrali Volontà, venerdì 12 settembre 2025 presso Palazzo Taverna a Roma, è stata svolta una Cena di Gala di Beneficenza con 250 partecipanti (alla presenza del Gran Maestro, S.A.R. il Principe Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e Orléans, Duca di Calabria; del Gran Prefetto, S.A.R. il Principe Don Jaime di Borbone delle Due Sicilie e Landaluce, Duca di Noto, Presidente della Real Deputazione; e della Reale e Magistrale Famiglia) i cui proventi netti erano destinati, attraverso il Patriarcato Latino di Gerusalemme, a favore della popolazione di Gaza, duramente colpita dal conflitto in atto, ‘con la vivida Speranza che possa essere di conforto soprattutto per bambini, seguiti con costante trepidazione dal Santo Padre’, come ha auspicato S.A.R. il Gran Prefetto.
Martedì 18 novembre 2025 si è svolto a Roma un incontro di consegna del donativo al Patriarca di Gerusalemme dei Latini, S.Em.R. il Signor Cardinale Pierbattista Pizzaballa, OFM., alla presenza delle alte cariche della Real Commissione per l’Italia e della Fondazione San Giorgio Italia ETS: “Questa azione caritatevole contribuirà ad alleviare i bisogni della comunità Cristiana di Gaza. Insieme, con generosità e impegno, possiamo portare speranza dove ce n’è più bisogno, seminare il futuro e trasformare vite”, ha dichiarato S.A.R. il Gran Maestro.
Oltre al Presidente, ai Luogotenenti per l’Italia Settentrionale, per l’Italia Centrale e per l’Italia Meridionale Peninsulare, e al Cancelliere della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, hanno presenziato all’incontro di consegna del donativo: S.E. Don Riccardo Paternò, Conte di Montecupo, Principe di Cerenzia, dei Duchi di San Nicola e Pozzomauro, Balì Gran Croce di Onore e Devozione in Obbedienza, Gran Cancelliere e Ministro degli Affari Esteri e degli Interni del Sovrano Militare Ordine di Malta, nonché Balì Gran Croce di Giustizia e Consigliere della Real Commissione per l’Italia dell’Ordine Costantiniano; S.E. Antonio Zanardi Landi di Veano, Balì Gran Croce di Onore e Devozione in Obbedienza e Ambasciatore del Sovrano Militare Ordine di Malta presso la Santa Sede, nonché Cavaliere Gran Croce di Giustizia dell’Ordine Costantiniano e Vice-Presidente della Fondazione San Giorgio Italia ETS; e il Prof. Giuseppe Schlitzer, Cavaliere Gran Croce di Merito, Delegato per Roma e Città del Vaticano della Real Commissione per l’Italia dell’Ordine Costantiniano.
La Famiglia Vincenziana rinnova il suo impegno nella Giornata Mondiale dei Poveri
Dopo un intenso cammino di preparazione che ha coinvolto tutta la Congregazione della Missione, il Giubileo per i 400 anni della sua fondazione si presenta come un tempo di profondo rinnovamento spirituale e di impegno verso i più poveri. Fondata da San Vincenzo de’ Paoli, la Congregazione e tutta la Famiglia Vincenziana si preparano a vivere una settimana particolarmente significativa nel contesto della IX Giornata Mondiale dei Poveri.
Uno dei segni più significativi di questo impegno è il Progetto ‘13 Case’ per il Giubileo, promosso dall’Alleanza Famvin con le persone senzatetto (FHA). La Campagna ‘13 Case’ ha già cambiato la vita di 11.030 persone nei cinque continenti e culminerà con un pellegrinaggio a Roma dal 9 al 17 novembre 2025, al quale parteciperanno beneficiari provenienti da otto Paesi. Tra questi vi sarà anche il progetto peruviano “Villa San Vicente”, benedetto nel 2019 dall’attuale Papa Leone XIV, quando era vescovo di Chiclayo, e che oggi continua a servire migranti e persone senza casa.
Inoltre, il 16 novembre 2025, durante la IX Giornata Mondiale dei Poveri, queste famiglie si incontreranno con Papa Leone XIV, che consegnerà loro le 13 chiavi di bronzo precedentemente benedette da Papa Francesco. Queste chiavi, alte 30 cm e scolpite dall’artista canadese Timothy Schmalz, simboleggiano l’apertura a un futuro dignitoso. Rappresentano più di 130 progetti in 79 Paesi, con 2.763 abitazioni costruite e oltre 11.030 persone beneficiate dal 2018.
Tra le iniziative che la Congregazione della Missione e la Famiglia Vincenziana stanno promuovendo nel loro impegno verso i poveri, il Superiore Generale della Congregazione della Missione, P. Tomaž Mavrič, a nome di tutti i missionari vincenziani del mondo, offrirà il pranzo a 1.300 persone invitate da papa Leone XIV nell’Aula Paolo VI: un segno concreto del Giubileo dei 400 anni che si fa carità.
Il pranzo, preparato dalla ditta L. Perrotta Catering & Events Napoli-Londra è servito a tavola da 70 Missionari Vincenziani provenienti da Italia, Spagna, Irlanda, Stati Uniti d’America, Panama, Ucraina, Slovenia, Slovacchia, Eritrea, Madagascar, Medio Oriente, Portogallo, Polonia e da 130 membri della Famiglia Vincenziana provenienti da: Italia, Spagna, Libano, Ucraina, Irlanda, Croazia, Slovenia.
Tanti coloro che contribuiranno all’organizzazione del pranzo: la Società James Ross Collection di Piacenza per la fornitura felpe e T-Shirt, l’Azienda Tecnomeeting per la fornitura dei tavoli, il gruppo Iani per la fornitura del tovagliato, la ditta Supermercati Piccolo di San’Anastasia (NA) per l’offerta di dolciumi, la Ditta Cherubini per assistenza tecnica per copertura cucine.
Grazie alla Fondazione Nova Opera ETS, il pranzo sarà animato, con momenti musicali e brani classici della tradizione napoletana, da 100 ragazzi e ragazze del Rione Sanità di Napoli appartenenti ai percorsi educativi e musicali di Sanitansamble e Tornà a Cantà, realtà educative nate per offrire ai giovani percorsi gratuiti di crescita artistica e sociale attraverso la musica, come via di riscatto, formazione e inserimento professionale.
Al termine del pranzo, la Famiglia Vincenziana d’Italia distribuirà agli invitati, lo zaino di San Vincenzo con alimenti e prodotti igienici. Si ringraziano Banco Alimentare del Lazio ODV e Tirrena Distribuzione S.r.l. Alla giornata mondiale dei poveri, i Missionari Vincenziani e la Famiglia Vincenziana si prepareranno con un incontro di preghiera presieduto dal Superiore generale P. Tomaž Mavrič presso la Casa Provinciale dei Missionari Vincenziani d’Italia.
La IX Giornata Mondiale dei Poveri, nel cuore dell’Anno Giubilare 2025, vuole essere per la carità vincenziana una testimonianza viva della fede che si fa servizio e missione per portare speranza ai più bisognosi. Dalle case costruite per chi non ne ha, fino al pane condiviso alla tavola del Papa, la Famiglia Vincenziana rinnova il suo impegno a camminare accanto ai poveri come “pellegrini di speranza” nel mondo, specialmente durante quest’anno giubilare.
L’Alleanza Famvin con le persone senzatetto (FHA, secondo le sue sigle in inglese) è un’iniziativa della Famiglia Vincenziana volta a sostenere progetti emergenti e consolidati riguardanti la condizione di senza dimora in tutto il mondo. Consideriamo persone senza dimora coloro che vivono per strada, i rifugiati, gli sfollati interni e gli abitanti di insediamenti informali. La nostra visione è che tutte le persone possano avere un luogo da chiamare casa e partecipare attivamente alla propria comunità. La FHA è stata creata nel 2017 per celebrare il 400º anniversario del Carisma Vincenziano. Maggiori informazioni: https://vfhomelessalliance.org/
La Congregazione della Missione, fondata da San Vincenzo de’ Paoli nel 1625, è una società di vita apostolica dedicata all’evangelizzazione dei poveri e alla formazione di laici, sacerdoti e religiosi. I membri della Congregazione si dedicano al servizio dei bisognosi e vivono una spiritualità basata sull’umiltà, la semplicità e lo zelo apostolico. La sua missione si estende in tutto il mondo, riflettendo l’impegno a portare il Vangelo a coloro che ne hanno più bisogno. Maggiori informazioni: www.congregatiomissionis.org
La Famiglia Vincenziana è una rete di congregazioni religiose e associazioni laicali fondate o ispirate da San Vincenzo de’ Paoli e Santa Luisa de Marillac. Riunisce circa 2 milioni di membri in tutto il mondo, impegnati nel servizio ai poveri e nella promozione della dignità umana attraverso opere di carità, educazione, salute e giustizia sociale. Maggiori informazioni: www.famvin.org
Fondata a Parigi nel 1833 dal Beato Federico Ozanam, La Società di San Vincenzo De Paoli è un’Associazione di laici cattolici presente in 155 Paesi nel mondo, che si ispira ai valori cristiani di Carità e giustizia sociale. I suoi soci e volontari operano attraverso la visita a domicilio, accogliendo e accompagnando persone e famiglie in difficoltà materiali o morali. La Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV conta 12.041 soci e volontari, distribuiti in 896 gruppi operativi definiti “Conferenze”, suddivisi in 81 Consigli Centrali e 3 Opere Speciali. Maggiori informazioni: www.sanvincenzoitalia.it
Il Giubileo rigenera la terra
Domenica 9 novembre la diocesi di Acerra ospita la 75ª Giornata Nazionale del Ringraziamento, il cui titolo del messaggio è ‘Giubileo, rigenerazione della terra e speranza per l’umanità’: “Nel celebrare l’Anno Santo rileggiamo le indicazioni che vengono dai primi libri della Bibbia, di grande rilievo per la cura del lavoro della terra e delle relazioni. Già papa Francesco, nell’enciclica ‘Laudato sì’, aveva invitato a scorgere nella Scrittura ‘la riscoperta e il rispetto dei ritmi inscritti nella natura dalla mano del Creatore’. Anzitutto il senso del sabato, nel quale il Popolo di Dio custodiva la memoria grata dell’opera del Creatore, che fa del settimo giorno un tempo di libertà dal lavoro per tutti gli esseri umani e anche per quei viventi che in esso sono coinvolti: tempo di ri-creazione e di festa, di discontinuità rispetto all’operare feriale”.
Partendo dall’inizio del messaggio della Conferenza Episcopale Italiana, intitolato ‘Giubileo, rigenerazione della terra e speranza per l’umanità’, abbiamo incontrato il presidente nazionale di Acli Terra, Nicola Tavoletta, invitato dalla parrocchia ‘Santa Maria Annunziata’ dell’Abbadia di Fiastra, nella diocesi di Macerata, in collaborazione con il Sermirr di Recanati, il Sermit di Tolentino, Agesci, Azione Cattolica Italiana, Acli, Movimento Laudato Sì, Movimento dei Focolari, associazione ‘Città per la Fraternità’, in occasione dell’ottocentesimo anniversario del Cantico delle Creature ed a dieci anni dall’enciclica ‘Laudato sì’,
Nella riflessione ‘Laudato sì, mio Signore, per sora madre terra’ il presidente di Acli Terra ha fatto un breve excursus storico della laude francescana: “Il ‘Cantico delle Creature’ è un cantico di san Francesco d’Assisi composto intorno al 1224 fra san Damiano e il vescovado di Assisi. E’ il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore. Secondo una tradizione, la sua stesura risalirebbe a due anni prima della sua morte, avvenuta nel 1226. Il Cantico è una lode a Dio e alle sue creature che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l’immagine del Creatore. La creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore”.
Per quale motivo san Francesco lodava Dio attraverso la terra?
“Per il motivo che ne riconosceva la creazione dell’universo e la Sua presenza in ogni realtà generata. Ne riconosceva l’equilibrio naturale e sociale”.
Per quale motivo il giubileo è rigenerazione della terra, come hanno affermato i vescovi italiani nel messaggio per la festa del ringraziamento?
“Per il motivo che riconosciamo i nostri errori e, una volta riconosciuti, c’è un cambiamento. Tali cambiamenti che escludono gli errori passati possono offrire una nuova prospettiva. Certo, c’è probabilità che possono generare nuovi errori, ma anche nuove prospettive interessanti per la comunità”.
Quindi rispettare i ritmi del creato indica anche una speranza?
“Ho parlato della questione del tempo, in quanto occorre rispettare anche il ritmo della creato; noi dobbiamo non accelerare il ritmo, ma vivere il ritmo della natura”.
In quale modo il mondo agricolo può essere stimolo per la cura del creato?
“L’agricoltore ha due approcci: il primo quando si alza la mattina e vede che il vento gli ha rovinato il sistema delle vigne o l’eccessiva pioggia gli ha rovinato le orticole; il secondo approccio è quello dell’agricoltore che vede nei frutti non solo il risultato del proprio lavoro, ma anche l’unione tra il lavoro ed il creato. Questo secondo approccio è un amore che genera la vita. Questo secondo aspetto prevale e permette all’agricoltura di esistere da migliaia di anni”.
Quindi è essenziale l’invito al ringraziamento da parte della Chiesa?
“Certo che è essenziale, perché se da sempre abbiamo frutti, quindi c’è generatività, vuol dire che ci è permesso dal creato ed è bene essere consapevole che è necessario ringraziare Dio”.
Quindi a distanza di 800 anni il Cantico delle Creature è ancora attuale?
“Non solo è attuale, ma ha anche una funzione di ‘rilancio’, perché ho visto esprimere il cantico di san Francesco non solo in termini di poesia, ma anche in altre arti, quali la musica, la danza, la pittura. Quindi il Cantico delle Creature è da riscoprire perché è un’opera letteraria che lodando Dio attraverso ogni aspetto del creato, interroga ancora l’umanità”.
Gli incontri proseguono domenica 23 novembre alle ore 11.00 ospitando la consigliera nazionale dell’Azione Cattolica Italiana per il settore giovani, Martina Sardo, che rifletterà sul tema ‘Laudato sii, mio Signore, per tutte le tue creature’; mentre domenica 30 novembre alle ore 11.00 Nizar Lama, guida cattolica a Betlemme, racconta la vita in Terra Santa.
Nel nuovo anno domenica 15 febbraio Alessandra Cetro, incaricata nazionale al settore ‘Giustizia, Pace e Nonviolenza’, racconterà il verso ‘Laudato sii, mio Signore, per tutti quelli che perdonano per amor Tuo; mentre domenica 22 marzo l’avvocato Monica Silvia Correale, postulatrice al Dicastero delle Cause dei Santi, racconterà l’amore del venerabile Luigi Rocchi per il creato: ‘Un innamorato del Creato e dei sofferenti’. Chiude il percorso l’autore ed attore Diego Mecenero, che domenica 10 maggio racconterà come si sconfigge il bullismo: ‘San Francesco ed il lupo insieme per sconfiggere il bullismo’.
(Tratto da Aci Stampa)
Biagio Maimone: ‘Italia Faro del Turismo Religioso e Guida di Bellezza, Cultura e Spiritualità nel Mondo’
Si è tenuto a Roma, città eterna e cuore pulsante della cristianità, il IX Congresso Mondiale del Turismo, dal titolo ‘Il Turismo, Porta dell’Evangelizzazione’, inaugurato lo scorso 16 ottobre. L’evento, di straordinaria solennità e valore simbolico, è stato inserito nel Calendario ufficiale del Giubileo ed è promosso dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale del Tempo Libero, del Turismo e dello Sport della CEI, su richiesta del Dicastero per l’Evangelizzazione.
Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso (RMTR) – www.tourismandsocietytt.com/red-mundial-turismo-religioso e Direttore della Comunicazione dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, ha affermato che esiste un legame profondo e indissolubile tra turismo ed evangelizzazione, in quanto il viaggio, se vissuto nella luce della fede, diviene un cammino interiore, una scoperta dell’anima e una via di incontro con Dio:
“Il turismo religioso non è soltanto spostamento nello spazio, ma pellegrinaggio dello spirito; è l’uomo che, muovendosi nel mondo, ritrova se stesso alla luce del divino”. In un tempo segnato da guerre, disuguaglianze e smarrimento morale, il turismo religioso si propone come messaggero di fraternità e di pace, ponte tra i popoli e le culture, strumento di riconciliazione universale.
Esso genera dialogo, rispetto, amore per il creato e per l’altro, educando all’incontro e alla comunione. Il turismo religioso trae ispirazione dalla Dottrina Sociale della Chiesa, che illumina l’umanità con i principi del Vangelo incarnati nella vita sociale, culturale e politica.
Papa Leone XIII, nell’enciclica Rerum Novarum (1891), affermava che è dovere della Chiesa difendere la dignità dei poveri e degli umili, poiché la missione evangelizzatrice non è solo predicazione, ma azione concreta di amore, giustizia e custodia del creato.
Il turismo religioso traduce tali principi in esperienze di bellezza e fraternità, promuovendo la dignità umana, la solidarietà tra i popoli, la sussidiarietà e la cura della casa comune. E’ una forma viva di evangelizzazione che rende visibile la luce del Vangelo nel quotidiano, testimoniando come la fede, vissuta nella cultura e nella bellezza, diventi forza trasformante del mondo.
Il turismo religioso può essere definito Turismo dell’Anima, perché è incontro tra lo spirito umano e la bellezza divina riflessa nella natura, nell’arte e nella cultura. Papa Francesco, nell’enciclica Laudato Si’, ricorda che “l’incontro con la natura è momento altamente spirituale, capace di cogliere in essa la presenza di Dio”.
In questa prospettiva, ogni paesaggio, ogni santuario, ogni opera d’arte diventa segno visibile della sapienza divina e invito alla contemplazione. Il Turismo dell’Anima non si limita a visitare i luoghi sacri, ma eleva l’uomo, lo rigenera interiormente e lo apre al mistero. È esperienza estetica e mistica insieme, dove la bellezza diventa via di conoscenza del divino e linguaggio universale della fede. Come ha affermato Mons. Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione: “La bellezza del creato e il patrimonio culturale educano a leggere i segni della sapienza di Dio.”
L’Italia, più di ogni altro Paese al mondo, è sintesi perfetta tra fede, arte e civiltà. Le sue città, i suoi borghi, i suoi santuari e le sue cattedrali costituiscono un ininterrotto dialogo tra cielo e terra, dove la bellezza diventa preghiera scolpita nella pietra, affresco di fede e canto dell’anima.
Da Assisi a Roma, da Loreto a San Giovanni Rotondo, dai cammini di san Francesco e san Benedetto fino ai santuari mariani e ai percorsi di pellegrinaggio che attraversano il Paese, l’Italia rappresenta il cuore spirituale e artistico del mondo cristiano. Ogni città italiana è un tempio di cultura e di spiritualità: le chiese, gli affreschi, le sculture, i mosaici e le opere letterarie (come quelle di Alessandro Manzoni e Dante Alighieri) sono testimonianza viva di un popolo che ha saputo tradurre la fede in arte e la bellezza in evangelizzazione.
La Cultura della Bellezza, nata in Italia, è una cultura dell’anima, perché la bellezza autentica è riflesso di Dio. Essa parla al cuore dell’uomo, lo educa alla speranza, alla comunione e al rispetto per la vita. In questo senso, l’Italia è la ‘terra della luce’, dove l’arte e la fede si abbracciano per dare forma visibile al mistero dell’infinito. L’Italia non è soltanto un luogo geografico, ma un’anima universale, una guida morale e culturale che ispira il mondo con il suo esempio di bellezza, umanità e spiritualità.
Promuovere il turismo religioso significa promuovere l’essenza stessa dell’Italia: la sua vocazione alla pace, la sua missione di accoglienza e la sua tradizione millenaria di fede e cultura. Il Turismo dell’Anima trova nella nostra nazione la sua più alta espressione, poiché l’Italia sa unire il sacro e il bello, la contemplazione e la creatività, l’arte e la preghiera.
Ogni pellegrino che giunge nel nostro Paese sperimenta un incontro con la spiritualità incarnata nella bellezza, un’esperienza che riconcilia il cuore con Dio e con il mondo: “L’Italia è chiamata ad essere non solo culla della cristianità, ma faro spirituale dell’umanità. In essa la bellezza diventa preghiera, la cultura diventa via al divino, e il turismo religioso si trasforma in pellegrinaggio dell’anima verso la luce di Dio”.
In un’epoca segnata dall’indifferenza e dalla frammentazione, l’Italia si erge come simbolo vivente di armonia tra fede, cultura e bellezza. E’ chiamata a guidare, con la sua luce, il cammino spirituale e culturale dei popoli, offrendo al mondo un messaggio di pace, fraternità e speranza. L’Italia è, e resterà sempre, il faro del turismo religioso mondiale, la guida della cultura della bellezza, il cuore della spiritualità che illumina la Terra.
Mons. Claudio Giuliodori: Università Cattolica porta per l’educazione
“Quello che stiamo compiendo è un gesto molto significativo per ciascuno di noi e per la comunità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Abbiamo accolto l’invito, formulato nella Bolla di indizione, a vivere il Giubileo come occasione di conversione e di rinnovamento sia a livello personale sia come comunità accademica”: queste sono le parole iniziali dell’omelia di mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, pronunciate nella celebrazione eucaristica a san Pietro al termine del pellegrinaggio della comunità accademica, nei giorni del Giubileo del mondo educativo.
Nell’omelia il presule si è soffermato sul concetto di porta nella sua valenza simbolica e spirituale: “Con questo Spirito ci siamo messi anche noi in cammino come pellegrini di speranza e abbiamo attraversato la Porta Santa nella consapevolezza che c’è ‘bisogno anche di momenti forti per nutrire e irrobustire la speranza, insostituibile compagna che fa intravedere la meta: l’incontro con il Signore Gesù’. Viviamo questo evento di grazia con il vigore che ci infonde san Paolo, disposto addirittura ad essere separato da Cristo (anàtema) pur di vedere i fratelli di sangue ebrei entrare per la porta della salvezza”.
Ed attraversare la Porta acquista diversi significati: “Quello di attraversare la Porta Santa è un gesto semplice ma è carico di grandi significati se pensiamo che è il segno dell’incontro con la persona stessa di Gesù che si prende cura delle sue pecore…
Questo gesto ci ricorda che attraversando l’unica porta che conduce alla verità e alla pienezza della vita in Cristo, possiamo dare senso compiuto a tutte le porte che ogni giorno attraversiamo nella nostra vita, sapendo scegliere quelle strette della carità e del servizio. In esse possiamo riconoscere i tanti passaggi che nel percorso della nostra vita e nell’esperienza di ogni giorno ci fanno sperimentare la fatica e la bellezza di dimorare in Dio. Sono infatti molte le porte che siamo chiamati ad attraversare ogni giorno con il Signore”.
Eppoi c’è la ‘porta del cuore’, che conduce ad avere ‘gli stessi sentimenti’ di Gesù : “C’è la porta del cuore che ci consente di aprire il nostro intimo al Signore e di sviluppare quei sentimenti che ci fanno gustare la bellezza di stare con il Signore e di abitare il mistero del suo amore… Sono sentimenti che nascono da una profonda conversione del cuore e si traducono in atteggiamenti concreti e profetici come quelli ampiamente descritti dall’apostolo delle genti nella lettera ai Romani…
Quanto è difficile vivere con questi sentimenti in una società segnata dall’individualismo e dall’egoismo! Per questo abbiamo bisogno di una continua conversione, di un permanente stile giubilare ricordandoci delle parole del Signore che risuonano nell’Apocalisse: Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”.
Un’altra porta è quella degli affetti: “C’è poi la porta degli affetti e dei legami attraverso cui si esprime il senso profondo della nostra esistenza. Molteplici e diversi sono le relazioni che danno forma alla nostra vita: da quelli più profondi maturati nella realtà familiare a quelli più diversi che si manifestano nelle amicizie fino ai tanti rapporti sociali che ci vedono impegnati nella costruzione del bene comune”.
Quindi porte in cui ognuno è chiamato a passare: “Porte esistenziali che attraversiamo ogni giorno, cariche di aspettative e speranze ma segnate anche da delusioni, amarezze e sofferenze. Siamo qui per ripensare anche alla bellezza e alla fatica di tenere le porte aperte anche di fronte alla tentazione di chiuderle. Essere pellegrini di speranza significa, da una parte, aprire sempre con coraggio e decisione la porta al bene e, dall’altra, di chiuderla con fermezza al male secondo il monito dell’Angelo alla Chiesa di Filadelfia”.
Poi la riflessione omilitica si è soffermata sulla porta universitaria: “In terzo luogo, per noi oggi è utile anche riflettere sulla porta dell’Ateneo. E’ l’ambiente dove il Signore ci ha chiamato concretamente a fare esperienza del suo amore e del suo disegno di salvezza, ciascuno secondo il proprio ruolo, professori, studenti e personale tecnico-amministrativo. E’ bello ritrovarci qui assieme dopo aver attraversato la Porta Santa e aver ascoltato il successore di Pietro nel contesto del Giubileo del mondo dell’educazione, mentre celebriamo il 60° della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis”.
Questa porta ‘universitaria’ è molto importante per la ricerca della verità: “Molte porte si sono aperte per la nostra Università, in oltre cento anni di storia, grazie alla fede, all’intelligenza e alla passione di tutti coloro che, a partire dai nostri fondatori, p. Agostino Gemelli e la beata Armida Barelli, fino ai nostri giorni, hanno tenuta spalancata con fede e coraggio la porta di Cristo sulla ricerca costante della verità, sul servizio allo sviluppo sociale nei diversi campi del sapere e dell’agire umano, sulla sfida educativa per dare in ogni stagione alle nuove generazione gli strumenti utili per essere protagonisti di una società più giusta, accogliente e pacifica”.
Ed ha ricordato il fondamentale documento del Concilio Vaticano II sull’educazione alla luce della lettera apostolica ‘Disegnare nuove mappe di speranza’ di papa Leone XIV: “Oggi qui, sulla Cattedra di San Pietro, rinvigoriamo la nostra speranza e rinnoviamo il nostro impegno per rendere l’Ateneo dei cattolici italiani uno strumento sapiente ed efficace per la missione della Chiesa nel nostro tempo. Facciamo nostro lo Spirito e lo stile indicato da papa Leone nella lettera apostolica per il 60° della ‘Gravissimum Educationis’… Perché questo si realizzi abbiamo bisogno di essere continuamente e profondamente risanati, come evidenziato anche nel Vangelo odierno”.
Questo è lo ‘sguardo nuovo’ necessario: “Gesù smaschera l’ipocrisia dei Farisei, ma soprattutto vuole ricordare a tutti i credenti che abbiamo bisogno della sua grazia per essere guariti. E nel campo della formazione accademica serve una grazia speciale… Per avere una visione così ampia dobbiamo alzare lo sguardo, cambiare il nostro punto di vista, assumere un’altra prospettiva, operazione che solo la fede può consentire”.
Infine un invito a non ‘perdere di vista’ la porta fondamentale per generare le ‘mappe’ della speranza: “C’è, infine, un’ultima porta, la più importante che non dobbiamo mai perdere di vista; è quella del Cielo, da cui le cose si vedono in modo diverso e sempre nuovo… Non stanchiamoci allora di attraversare con Cristo le tante porte dell’esistenza lasciandoci illuminare dalla luce che già filtra dalla porta ultima e definitiva. E mentre come veri pellegrini alziamo gli occhi al cielo lavoriamo insieme, intensamente e in modo creativo, per tracciare ogni giorno quelle ‘mappe di speranza’ indicate da papa Leone”.
(Foto: Università Cattolica del Sacro Cuore)




























