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All’Università Europea di Roma il futuro della Speranza: dialogo nell’anno del Giubileo
Domani, mercoledì 29 ottobre, dalle ore 9.30, si terrà all’Università Europea di Roma (UER), via degli Aldobrandeschi 190, il convegno conclusivo del progetto triennale ‘The Future of Hope: an interdisciplinary dialogue’, promosso dal Centro di Formazione Integrale dello stesso ateneo.
“Continua il nostro dialogo, culturale e scientifico, sul tema della Speranza nel mondo contemporaneo”, spiega Renata Salvarani, coordinatrice del progetto e docente di Storia del Cristianesimo nell’UER. “Ai convegni svolti nel 2023 a Roma e nel 2024 a Bruxelles hanno partecipato numerosi professori, che si sono confrontati sui risultati delle loro ricerche”.
Fra le attività del 29 ottobre si terrà la presentazione del volume ‘The Future of Hope’, che raccoglie gli atti dei precedenti incontri. Introdurranno i lavori Padre Pedro Barrajón LC, Rettore dell’UER, e Padre Enrico Trono LC, Direttore del Centro di Formazione Integrale.
“Siamo felici di concludere questo bellissimo percorso a Roma, nell’anno del Giubileo della Speranza”, afferma Padre Enrico Trono LC. “I precedenti convegni sono stati un’esperienza preziosa di dialogo e di confronto, in un momento storico in cui il mondo ha veramente bisogno di guardare al futuro con speranza, ispirandosi alla visione di papa Leone XIV, che ci invita costantemente a cercare l’amicizia e la pace nella vita quotidiana”. Ulteriori informazioni sul progetto triennale ‘The Future of Hope’ in questo link: https://www.uer.it/formazioneintegrale/eccellenza-umana/the-future-of-hope
Giubileo dei Movimenti Popolari: ce lo racconta don Mattia Ferrari
In questo fine settimana si sta svolgendo in Vaticano il quinto incontro dei Movimenti Popolari, seguito dal pellegrinaggio giubilare, come ha sottolineato il card. M. Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, riprendendo l’esortazione apostolica ‘Dilexi Te’; “I leader popolari sanno che solidarietà significa anche lottare contro le cause strutturali della povertà e della disuguaglianza; della mancanza di lavoro, di terra e di casa; e della negazione dei diritti sociali e lavorativi. Significa affrontare gli effetti distruttivi dell’impero del denaro… La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia, ed è ciò che stanno facendo i movimenti popolari”.
Il coordinatore della piattaforma EMMP (Encuentro Mundial de Movimientos Populares), don Mattia Ferrari, aveva sottolineato l’importanza dei movimenti popolari: “In questo momento storico aumentano le ingiustizie, si intensificano le violenze contro le persone migranti, si aggrava la dittatura di un’economia che uccide, si investe nell’economia di guerra, la crisi ecologica peggiora. I movimenti popolari e la Chiesa costituiscono la speranza di un altro mondo possibile, fondato non sull’individualismo ma sulla giustizia, sulla solidarietà e la fraternità. I movimenti popolari sono chiamati oggi soprattutto a promuovere le relazioni tra di loro, con gli altri attori sociali, e con le Chiese locali”.
Partiamo da queste indicazioni per comprendere da don Mattia Ferrari il motivo per cui i componenti dei movimenti popolari sono portatori di speranza?
“Con le loro vite e le loro storie i componenti dei movimenti popolari sono portatori di speranza che ci aiutano a riscoprire il significato della speranza, che non è mai un sogno individuale, ma è sempre comunitario, perché è il sogno della fraternità, il sogno delle relazioni”.
In quale modo essi possono stimolare all’accoglienza?
“Attraverso le relazioni. Ogni volta che ci relazioniamo con i migranti sentiamo nascere la solidarietà. Quindi ci salviamo attraverso le relazioni con loro?
Nella sua attività pastorale dove ha riscontrato la speranza?
“La speranza che nasce dal salvarsi insieme ed abbiamo il coraggio di aprire il cuore e di creare solidarietà”.
E’ diventato cappellano di bordo sulla nave della ong ‘Mediterranea Saving Humans’: per quale motivo si è sentito ‘salvato dai migranti’?
.” Cosa mi ha insegnato questa storia? Che se apriamo il nostro cuore ai poveri, agli scartati, agli ultimi del mondo, se accettiamo di vivere l’avventura di diventare davvero loro amici e fratelli, allora la vita ci sorprenderà. Perché laddove si permette alla forza dell’amore di sprigionarsi, la vita sorprende e accade quello che mai ci si sarebbe aspettati”.
Ma come è diventato cappellano di bordo?
“Sono diventato cappellano di bordo della Mare Jonio non per scelta mia, ma in risposta alla chiamata ricevuta dell’equipaggio stesso. Infatti tra i fondatori di ‘Mediterranea’ ci sono i ragazzi e le ragazze dei centri sociali bolognesi Tpo e Labas, con cui siamo amici da anni grazie proprio alla comune fraternità con le persone migranti. Hanno voluto avere il cappellano di bordo come segno della presenza della Chiesa, che accompagna questa missione”.
In quale modo la fede ha inciso in questa scelta?
“La fede ha inciso, perché quando i miei compagni mi hanno rivolto l’invito ho subito pensato a Gesù. In loro ho visto il Vangelo: sono ragazzi e ragazze ‘affamati ed assetati di giustizia’, come dice il brano evangelico delle Beatitudini, ragazzi e ragazze che vivono la ‘compassione viscerale’, di cui ci parla la parabola del Buon Samaritano, realizzando quell’accoglienza di Gesù nei suoi fratelli più piccoli di cui parla il capitolo 25 del Vangelo matteano. Dico sempre infatti che non sono tanto io che evangelizzo i miei compagni, ma sono loro che evangelizzano me.
La Chiesa ha sostenuto questa scelta: per partire come cappellano di bordo, abbiamo prima chiesto il consenso dei vescovi competenti. Il riscontro loro, insieme alle altre persone cristiane presenti con me, il segno concreto che la Chiesa è con loro”.
Ma è anche amico di molti disabili: in quale modo si approccia con loro?
“Alcuni tra i miei migliori amici da sempre sono disabili. Le nostre comunità cristiane hanno tanto da imparare dalle persone disabili e dalle loro famiglie. Tante volte perdiamo di vista il vero senso della vita. Le persone disabili e le loro famiglie, così come le persone migranti e tutte le altre persone che hanno questi particolari vissuti, hanno un senso profondo di umanità e conoscono meglio il senso della vita.
Le persone disabili e le loro famiglie, così come le persone migranti e tutte le altre persone che hanno questi particolari vissuti, hanno un senso profondo di umanità e conoscono meglio il senso della vita. Non a caso Gesù considera tutte queste persone i Suoi fratelli più piccoli. Dall’ascolto e dalla condivisione con loro possiamo imparare meglio il Vangelo e conoscere meglio Gesù”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV: il cammino sinodale è una sfida
Oggi pomeriggio nell’aula Paolo VI, papa Leone XIV ha dialogato con i partecipanti al Giubileo delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione, rispondendo a sette domande dei delegati di tutti i continenti, mettendo in evidenza la vocazione missionaria della Chiesa, che deve ‘ascoltare il grido della terra’, e adoperarsi perché siano rispettati i carismi di ciascuno.
Si è iniziato con una domanda del rappresentante dell’Africa, a cui il papa ha risposto con una visione dell’Africa propizia per la Chiesa perché ‘ha tanto da offrirci’, anche se sottolinea che ci sono ‘tante sfide che possono diventare tante occasioni’.
Nel cammino sinodale, è importante l’ascolto per affrontare le ‘sfide’: “Soprattutto nelle culture in cui noi cristiani non siamo la maggioranza, spesso con membri di altre religioni, sia regionali che mondiali come l’Islam, le sfide che ci sono allo stesso tempo sono anche grandi opportunità. E penso che ciò che la maggior parte di noi ha sperimentato negli ultimi anni in preparazione al Sinodo e all’inizio di questo nuovo processo di attuazione, è proprio che la sinodalità, per usare le tue parole, non è una campagna”.
Questa è l’azione della Chiesa: “E’ un modo di essere e un modo di essere Chiesa. E’ un modo di promuovere un atteggiamento che inizia con l’imparare ad ascoltarsi l’un l’altro. E il dono dell’ascolto è qualcosa che penso tutti noi riconosciamo, ma che spesso è andato perduto in alcuni settori della Chiesa, e qualcosa di cui credo dobbiamo continuare a scoprire il valore, a partire dall’ascolto della Parola di Dio, dall’ascolto reciproco, dall’ascolto della saggezza che troviamo negli uomini e nelle donne, nei membri della Chiesa e in coloro che sono alla ricerca ma che forse non sono ancora e forse non saranno mai membri della Chiesa, ma che stanno davvero cercando la verità”.
Mentre al rappresentante dell’Oceania il papa ha fatto presente la situazione climatica, a cui ‘è necessaria una risposta urgente’: “Ci stiamo godendo il lusso di stare seduti in spazi molto confortevoli e riflettere su cose che a volte possono sembrare molto teoriche. Ma quando sentiamo il grido urgente delle persone in diverse parti del mondo, sia a causa della povertà che dell’ingiustizia, o a causa dei cambiamenti climatici, o forse per una serie di altre cause, ci rendiamo conto che non stiamo solo riflettendo su questioni teoriche e che è necessaria una risposta urgente.
E questo è un caso specifico in cui spero che tutti noi prendiamo molto sul serio l’appello che papa Francesco ha rivolto a tutta la Chiesa e al mondo dieci anni fa nella ‘Laudato Sì’, dicendo che anche questo fa parte della nostra risposta di fede a ciò che sta accadendo nel nostro mondo. Non possiamo essere passivi. Pertanto, spero vivamente che attraverso le conferenze episcopali, le Province ecclesiastiche, le Conferenze continentali, possiamo affrontare alcune di queste questioni molto specifiche e fare la differenza. Penso che la Chiesa abbia una voce e che dobbiamo avere il coraggio di alzare la voce per cambiare il mondo, per renderlo un posto migliore”.
Al rappresentante dell’America del Nord che ha chiesto sulla paura della sinodalità da parte dei sacerdoti il papa ha risposto che non tutti possono ‘correre alla stessa velocità’: “Dobbiamo capire che non tutti corriamo alla stessa velocità e che a volte dobbiamo essere pazienti gli uni con gli altri. E piuttosto che avere poche persone che corrono avanti e lasciano indietro molte altre, il che potrebbe causare persino una frattura nell’esperienza ecclesiale; dobbiamo cercare modi, a volte molto concreti, per comprendere cosa sta succedendo in ogni luogo, quali sono le resistenze o da dove provengono, e cosa possiamo fare per incoraggiare sempre più l’esperienza di comunione in questa Chiesa, che è sinodale”.
Inoltre ha sottolineato che occorre trovare modi che possano essere ‘inclusivi’: “Quindi, penso che la realtà concreta, compresa all’interno della cultura americana, degli Stati Uniti, dove in realtà molte strutture già esistenti hanno un grande potenziale per essere sinodali e per trovare modi per continuare a trasformarle in esperienze più inclusive, sia nei consigli pastorali, sia in altre strutture diocesane o incontri, l’inclusione di persone, uomini e donne, laici e clero, donne e uomini, religiosi… possano tutti partecipare e provare un forte senso di appartenenza, di leadership e di responsabilità nella vita della Chiesa”.
A rappresentare il Consiglio dei Patriarchi Cattolici d’Oriente (CPCO) è stato mons. Mounir Khairallah, vescovo di Batrum, presidente del Comitato Patriarcale Maronita per il Seguito del Sinodo, a cui il papa ha invitato ad essere promotori della riconciliazione: “Come Chiesa, dobbiamo essere uniti e riunirci per essere quel segno autentico di speranza, ma anche un’espressione molto reale della carità cristiana, dell’amore fraterno e della cura reciproca, specialmente verso quelle persone che hanno perso tutto a causa della distruzione della guerra, a causa dell’esistenza dell’odio tra di noi”.
Ma al contempo ha invitato il mondo occidentale a rispettare le differenze delle Chiese orientali: “Penso che le sfide che le Chiese orientali hanno continuato ad affrontare e a portare avanti in Medio Oriente siano qualcosa che noi occidentali dobbiamo comprendere meglio, se così si può dire, e che, guardando ai processi sinodali, dobbiamo capire che esistono anche differenze significative tra la Chiesa latina e le Chiese orientali. E dobbiamo rispettare queste differenze. Penso che questo sia il primo passo in qualsiasi comunità, in qualsiasi organizzazione umana: se non ci rispettiamo l’un l’altro, non potremo mai iniziare a conoscerci e ad avvicinarci gli uni agli altri”.
La seconda parte degli interventi è iniziato con uno sguardo sull’America Latina e Caraibi, aggiungendo una nota di carattere personale: “Io poche volte sono stato ispirato da un processo, io mi sento ispirato dalle persone che vivono con entusiasmo la fede. E vivere questo spirito (e parliamo di spiritualità) di sinodalità, ma è la spiritualità del Vangelo, della comunione, del voler essere Chiesa. Questi sono aspetti che possono davvero ispirarci a continuare ad essere Chiesa e a costruire percorsi di inclusione, invitando molti altri, tutti, ad accompagnarci, a camminare con noi”.
E’ c’è stato ‘spazio’ anche per le donne con l’intervento di Klára Antonia Csiszár, componente dell’équipe sinodale del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE), docente di teologia pastorale all’Università cattolica di Linz, in Austria, che si è soffermata sull’interazione tra il patrimonio delle Chiese ortodosse orientali, fonte di arricchimento, e quello d’Occidente, sia sulla questione delle donne, risvegliando nel papa due ricordi:
“C’è una sfida per la Chiesa e per tutti noi a vedere come possiamo promuovere insieme il rispetto per i diritti di tutti e tutte; come possiamo promuovere noi una cultura dove queste cose diventino non solo possibili ma realtà in una co-partecipazione di tutti, ciascuno secondo la propria vocazione, dove possono esercitare (diciamo) un ruolo di responsabilità nella Chiesa. Abbiamo visto tanti esempi nei fatti. Però la realtà è che culturalmente non tutti i Paesi, che non sono nello stesso posto di Europa o degli Stati Uniti e noi non possiamo semplicemente pensare che nominando qui o là una donna per questo o quell’altro sarà rispettata, perché ci sono forti differenze culturali che fanno dei problemi”.
E’ stato un invito a dare forma alle differenze: “Ed allora bisogna parlare di come la Chiesa possa essere una forza per conversione, trasformazione delle culture secondo i valori del Vangelo. Purtroppo molte volte la forma in cui viviamo la fede è più determinata dalla nostra cultura e meno dai nostri valori evangelici. E’ lì che noi tutti possiamo essere una forza, una ispirazione, un invito per le nostre nazioni, le nostre comunità, le nostre culture a riflettere sulle differenze che esistono e non solo fra uomo e donna”.
Infine, la testimonianza asiatica di don Clarence Sandanaraj Devadassan, membro dell’équipe sinodale della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche, che ha evidenziato che il cammino sinodale ha incoraggiato un maggiore impegno nella promozione dell’armonia tra i popoli e le fedi, delle donne e dei fedeli laici nei processi decisionali, a cui papa Leone XIV ha risposto che si deve ‘rispettare il suolo sacro che rappresenta l’Asia’: “Ci sono, ovviamente, grandi sfide. Le realtà strutturali ed economiche con cui avete a che fare e la difficoltà di promuovere anche solo la comunicazione su larga scala a causa dei limiti delle Chiese locali sono realtà che credo anche noi dobbiamo condividere”.
Ciò comporta la sfida della condivisione: “Penso che questo tipo di esperienza di una Chiesa sinodale che costruisce comunione debba ispirare in tutti noi, se volete, una maggiore generosità nella condivisione delle risorse, in modo da poter avere forse una maggiore uguaglianza, una maggiore giustizia, anche in termini di condivisione con gli altri dei beni e delle benedizioni materiali di cui dispongono tante chiese. Ovviamente, farlo comporta grandi sfide. Naturalmente, sono già stati compiuti grandi sforzi in tal senso, che vanno riconosciuti. E’ un processo in corso”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV all’Ordine Equestre del Santo Sepolcro: vivere la speranza nella carità
“Siete venuti a Roma da varie parti del mondo, e questo ci ricorda che la pratica del pellegrinaggio è all’origine della vostra storia. Siete nati, infatti, per custodire il Santo Sepolcro, per prendervi cura dei pellegrini e per sostenere la Chiesa di Gerusalemme. Ancora oggi lo fate, con l’umiltà, la dedizione e lo spirito di sacrificio che caratterizzano gli Ordini cavallereschi, in particolare con ‘una costante testimonianza di fede e di solidarietà verso i cristiani residenti nei Luoghi Santi’. Penso, in proposito, all’aiuto notevole che date, senza far chiasso e senza pubblicità, alle comunità della Terra santa, sostenendo il Patriarcato Latino di Gerusalemme nelle sue varie attività: il Seminario, le scuole, le opere caritative e di assistenza, i progetti umanitari e formativi, l’Università, l’aiuto alle Chiese, con interventi particolari in momenti di maggiore crisi, come è avvenuto durante il Covid e nei giorni tragici della guerra”: con una citazione di papa san Giovanni Paolo II papa Leone XIV ha ricevuto in udienza 3000 cavalieri e dame dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Nel discorso ha sottolineato tre dimensioni della speranza: “La prima è quella dell’attesa fiduciosa. Sostare presso il Sepolcro del Signore vuol dire infatti rinnovare la propria fede nel Dio che mantiene le sue promesse, la cui potenza nessuna forza umana può sconfiggere. In un mondo in cui la prepotenza e la violenza sembrano prevalere sulla carità, voi siete chiamati a testimoniare che la vita vince la morte, che l’amore vince l’odio, che il perdono vince sulla vendetta, e che la misericordia e la grazia vincono sul peccato”.
E’ un invito a meditare la Parola di Dio: “Il vostro ‘presidio’ presso i Luoghi santi sia prima di tutto un “presidio di fede” che aiuti gli uomini e le donne del nostro tempo a sostare col cuore presso la tomba di Cristo, dove il dolore trova risposta nella fiducia e dove, per chi sa ascoltare, continua a risuonare l’annuncio: ‘Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. E’ risorto… come aveva detto’. E ciò potrete fare nutrendo il cuore con un’intensa vita sacramentale, con l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio, con la preghiera personale e liturgica, con la formazione spirituale, tanto curata nell’Ordine”.
La seconda dimensione è rappresentata dalle donne al Sepolcro: “La seconda dimensione della speranza su cui vorrei soffermarmi possiamo vederla incarnata nell’icona delle donne che si avviano verso il Sepolcro per ungere il corpo di Gesù. E’ il volto del servizio, per cui nemmeno la morte del Maestro impedisce a Maria di Màgdala, a Maria madre di Giacomo e a Salome di prendersi cura di Lui. Vi ho già espresso la mia gratitudine per il tanto bene che fate, sulla scia dell’antica tradizione di assistenza che vi caratterizza. In quante occasioni, grazie al vostro operato, si riapre uno spiraglio di luce per persone, famiglie, comunità intere, che rischiano di essere travolte da drammi terribili, ad ogni livello, in particolare nei luoghi in cui Gesù è vissuto”.
Infine la terza dimensione è rappresentata dallo sguardo: “L’immagine che possiamo richiamare è quella di Pietro e Giovanni che corrono verso il Sepolcro. Il mattino di Pasqua, sentite le donne, subito partono, in fretta, in una corsa che li porterà, presso la tomba vuota, a rinnovare la loro fede in Cristo nella luce della Risurrezione. San Paolo usa la stessa immagine, quando parla della sua vita come di una gara allo stadio, non priva di una meta, ma rivolta all’incontro con il Signore. E’ ciò che esprime il gesto del pellegrinaggio, come simbolo della ricerca del senso ultimo della vita”.
Però il pellegrinaggio non è un punto di arrivo, secondo un insegnamento di sant’Agostino: “Anche voi lo avete compiuto, e io vi invito a vivere il vostro essere qui non come un punto di arrivo, ma come una tappa da cui ripartire per rimettervi in marcia verso l’unica meta vera e definitiva: quella della piena ed eterna comunione con Dio in Paradiso. Fatene anche una testimonianza per i fratelli e le sorelle che incontrerete: un invito a vivere le cose di questo mondo con la libertà e la gioia di chi sa di essere in cammino verso l’orizzonte infinito dell’eternità. Carissimi, la Chiesa oggi torna ad affidarvi il compito di essere custodi del Sepolcro di Cristo. Siatelo così, nella fiducia dell’attesa, nello zelo della carità, nello slancio gioioso della speranza”.
Inoltre ha inviato ha inviato un messaggio alla Conferenza nazionale sulla tutela dei minori, che si chiude oggi a Clark-Angeles, nelle Filippine on l’esortazione a ‘promuovere politiche e pratiche che garantiscano la trasparenza nel trattare i casi di abuso’, ed a radicare sempre più nella Chiesa ‘una cultura della prevenzione e della protezione dei più piccoli del Signore’.
Nel messaggio letto dall’arcivescovo di San Fernando, mons. Florentino Lavarias, ha espresso il desiderio che la conferenza possa ‘rafforzare il senso di corresponsabilità ecclesiale’, invitando tutti i partecipanti a operare con ‘coraggio e trasparenza’: “Solo una Chiesa che ascolta e accompagna le vittime può davvero testimoniare la misericordia del Vangelo”.
(Foto: Santa Sede)
A Roma il giubileo dell’educazione per rilanciare il Patto Educativo Globale
“Il Giubileo del Mondo Educativo, celebrato dal 27 ottobre al 1° novembre, riunirà a Roma più di ventimila persone, in rappresentanza delle comunità educative cattoliche di tutto il mondo, impegnate nella scuola e nell’università, nella formazione tecnica e professionale, e che sono studenti, docenti e personale amministrativo, nonché referenti delle principali federazioni e reti educative o organizzazioni internazionali del settore. Ad oggi, si sono registrati pellegrini di 124 Paesi, con particolare attenzione a Italia, Spagna, Stati Uniti, Francia e Brasile. E’ anche motivo di gioia sapere che abbiamo la partecipazione di oltre 200 pellegrini con disabilità, a testimonianza del fatto che il Giubileo è una proposta per tutti”: con queste parole ieri il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, ha presentato il Giubileo del Mondo Educativo, che si svolge dal al 27 ottobre al 1° novembre.
Durante la conferenza stampa il prefetto del dicastero per la cultura e l’educazione ha ricordato che in quei giorni ricorre “il 60° anniversario della Dichiarazione conciliare ‘Gravissimum Educationis’, che celebreremo il 28 ottobre. Si tratta di un documento fondamentale, con un forte impatto sulla visione contemporanea dell’educazione, che ha svolto un ruolo fondamentale, dentro e fuori la Chiesa, che deve essere riconosciuto. Sottolineo in particolare l’affermazione del diritto universale all’istruzione e un cambiamento di linguaggio (cioè di mentalità) per parlare di scuola non tanto in termini di istituzione, bensì di comunità educative”.
Ed ha anticipato qualche riga dal documento che papa Leone XIV pubblicherà: “E martedì prossimo, 28 ottobre, verrà pubblicato un documento di Papa Leone XIV per commemorare il 60° anniversario della ‘Gravissimum Educationis’ e per riflettere sull’attualità della Dichiarazione conciliare e sulle sfide che l’educazione deve affrontare oggi, in particolare per le scuole e le università cattoliche”.
Tale dichiarazione sarà il filo conduttore delle giornate giubilari: “Possiamo, pertanto, affermare che la Dichiarazione ‘Gravissimum educationis’ farà da sfondo alla celebrazione del Giubileo dell’educazione e che il Santo Padre, papa Leone XIV, dedicherà una particolare attenzione pastorale al mondo dell’educazione in queste storiche giornate: sia attraverso la pubblicazione di questo documento, sia nei discorsi che rivolgerà a studenti e educatori durante le due udienze previste, sia nelle omelie di apertura e di chiusura di questo giubileo”.
Il giubileo sarà anche l’occasione per rilanciare il ‘Patto Educativo Globale’: “Inoltre, il Papa Leone XIV approfitterà del Giubileo dell’educazione per rilanciare il Patto Educativo Globale, un’iniziativa di papa Francesco che ha acquisito una straordinaria risonanza in tante regioni del mondo. E’ vero che la Chiesa celebra ed è grata per una feconda storia educativa, ma si trova anche di fronte all’imperativo di aggiornare la sua proposta alla luce della ‘Rerum novarum’ del nostro tempo. Padre Ezio Bono interverrà su questo importantissimo rinnovamento del Patto Educativo”.
Inoltre ci sarà la dichiarazione a Dottore della Chiesa di san Newman: “Ed, infine, il Santo Padre ha deciso di associare il Giubileo dell’educazione alla figura di un educatore straordinario e grande ispiratore della filosofia dell’educazione: san John Henry Newman. Sappiamo che sarà dichiarato Dottore della Chiesa nella celebrazione del 1° novembre, Santa Messa conclusiva del Giubileo del Mondo dell’Educazione. Ma non è tutto. Nel documento che pubblicherà martedì prossimo, papa Leone XIV afferma che, nel contesto di questo Giubileo, avrà la grande gioia di nominare san John Henry Newman co-patrono della missione educativa della Chiesa, insieme a san Tommaso d’Aquino”.
Quindi questo Giubileo sarà anche un’ occasione per rilanciare e arricchire il Patto educativo globale, un’iniziativa voluta da Papa Francesco. Su questo tema, nel corso della conferenza, è intervenuto il referente del Patto, padre Ezio Lorenzo Bono, sottolineando che ai sette obiettivi già previsti ne saranno aggiunti tre che riguarderanno l’intelligenza artificiale, la pace disarmata e disarmante, l’educazione alla vita interiore.
Tra gli appuntamenti previsti (come ha illustrato mons. Carlo Maria Polvani, segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione) avranno uno spazio anche alcune attività presentate dal card. Peter Turkson, cancelliere della Pontificia accademia delle Scienze e della Pontificia accademia delle Scienze Sociali che è intervenuto per parlare del Giubileo della conoscenza. Tale evento si terrà all’interno di quello del mondo educativo e rifletterà sul tema dell’ecologia.
Il Giubileo del mondo educativo si aprirà con la Santa Messa presieduta da papa Leone XIV lunedì 27 ottobre. Il giorno successivo si celebrerà l’anniversario della ‘Gravissimum educationis’. mercoledì 29 ottobre sarà inaugurata la mostra ‘Vivere, credere, guardare questo cielo di Tommaso Spazzini Villa’. Giovedì 30 ottobre il papa incontrerà gli studenti nell’aula Paolo VI, mentre all’Auditorium della conciliazione si terrà il congresso internazionale intitolato ‘Costellazioni educative – Un patto con il futuro’. E ancora, giovedì 30 e venerdì 31 ‘La scuola del cuore’, nella Chiesa di San Lorenzo in Piscibus, e le ‘Costellazioni delle Reti Educative’ nella Sala San Pio X. venerdì 31 ottobre il Pontefice incontrerà gli educatori.
Infine un dettagliato resoconto dello stato dell’educazione cattolica nel mondo è stato presentato dalla prof.ssa Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente della Federazione delle Università Cattoliche Europee – Fuce: in base ai dati dell’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa Cattolica presso la Santa Sede, si vede che questo tessuto comprende oltre 231.000 istituzioni scolastiche e universitarie, attive in 171 Paesi: “Quello cattolico è il più grande network educativo al mondo – ha esordito la professoressa Beccalli -. Attraverso la propria rete, la Chiesa è vicina ai giovani di ogni continente, impegnati nella costruzione del proprio progetto di vita a servizio del bene comune. Ovunque le scuole e le università cattoliche sono luoghi aperti al dialogo, promuovendo accoglienza, giustizia, sviluppo integrale e pace”.
. La professoressa ha sottolineato che ben 72.000.000 di studenti frequentano le scuole e le università cattoliche. Tra i continenti quello africano è il cuore pulsante della proposta educativa, con il maggior numero di iscritti: “E’ il continente che accoglie il maggior numero di studenti iscritti nelle istituzioni cattoliche (il 43% del totale, pari a quasi 31.000.000, ma è anche quello che ospita la più ampia rete di scuole e università cattoliche. Questo dato non è soltanto quantitativo: rivela la portata strategica e pastorale dell’impegno educativo della Chiesa nel continente africano”, ha concluso la rettrice.
(Foto: Vatican Media)
Il COR per il giubileo dell’associazione
In occasione dell’80° dell’associazione, il Centro Oratori Romani celebrerà il suo Giubileo associativo oggi presso la Basilica di San Giovanni in Laterano per ringraziare il Signore per quanto vissuto in questi decenni di servizio agli oratori nella Diocesi di Roma. L’associazione, fondata dal Venerabile Arnaldo Canepa nel 1945 per diffondere la pastorale oratoriana nelle periferie della città subito dopo i disastri e le sofferenze della Seconda guerra mondiale, ha proseguito nel suo carisma di promozione e accompagnamento dei catechisti ed animatori delle parrocchie in favore delle giovani generazioni e delle loro famiglie.
Molto è cambiato a livello sociale e ecclesiale da quei primi anni di sperimentazioni nelle comunità parrocchiali di Roma Est, dove Canepa e i suoi ragazzi avviarono i primi oratori, ma la valenza pastorale dell’oratorio e la specifica vocazione di servizio missionario a Roma rimane il punto di forza del COR e di coloro che a vario titolo, soci, catechisti, animatori, sacerdoti, adulti e religiosi, adolescenti e giovani spendono con gratuità il loro tempo e i propri talenti a servizio dei più piccoli.
L’oratorio si è diffuso in questi 80 anni in molte parrocchie romane da nord a sud, da est ad ovest e fino ad Ostia, raggiungendo decine di migliaia di bambini e coinvolgendo migliaia di animatori, soprattutto adolescenti e giovani, come intuito profeticamente dal fondatore che per loro aveva immaginato un servizio alla Chiesa sin dalla giovane età.
Nel pomeriggio di oggi, dalle ore 16.30, i catechisti e i soci del COR verranno accolti sul sagrato della Basilica dal presidente, Stefano Pichierri, e dall’assistente ecclesiastico, don Andrea Cavallini, per un momento di preghiera e il passaggio comunitario della Porta Santa. Il Giubileo del COR proseguirà in un pellegrinaggio per le vie della città fino alla sede sociale presso la chiesa di SS. Gioacchino e Anna in Monti a Via Monte Polacco, dove alle 19.00 verrà celebrata la S. Messa.
All’appuntamento sono attesi tutti coloro che da sempre sostengono e vivono la vocazione di catechisti d’oratorio condividendo lo specifico carisma di attenzione ai piccoli e alle giovani generazioni, che si traduce nella creazione di spazi di accoglienza, per portare loro l’annuncio evangelico attraverso uno stile di animazione, ma anche e soprattutto in un atteggiamento di cura e di prossimità per ciascun bambino, ragazzo e giovane.
“In questo importante anniversario”, sottolinea il Presidente del COR, Stefano Pichierri, “vogliamo essere ancora una volta grati al Signore per l’esperienza missionaria e di promozione dell’oratorio della nostra associazione. La nostra missione non è cambiata: continuiamo ad investire sulla formazione di qualità che prepari animatori e catechisti alla sfida della catechesi e all’incontro con i bambini. Ci stiamo dirigendo sempre più verso un vero e proprio accompagnamento dei territori, con la formazione di educatori, leader, catechisti di gruppi di oratori perché siamo consapevoli che lavorare in rete diventa sicuramente più sostenibile e ha una maggiore efficacia, coinvolgendo maggiormente i giovani in dinamiche trasversali di Chiesa”.
Il nuovo anno pastorale del COR dal titolo ‘Il Tesoro dello Scriba. Rotta Oceano Blu’ si aprirà ufficialmente il prossimo 10 novembre con il rinnovo delle promesse di servizio dei soci e l’accoglienza dei nuovi giovani che hanno maturato la loro scelta di servire la Chiesa attraverso la speciale vocazione all’oratorio.
Il programma intende proseguire nella linea di rinnovamento degli ultimi anni sostenendo l’azione di valorizzazione della radice carismatica del servizio in oratorio, la finalità associativa orientata alla leadership oratoriana implementando le azioni pastorali che ancora richiedono cambiamenti, rotture e innovazioni per perfezionare il cambiamento intrapreso.
Ad Arezzo inaugurato il restauro dei portoni d’ingresso della Cattedrale
E’ stato inaugurato il restauro dei tre portoni di ingresso della Cattedrale di Arezzo. L’intervento, ha previsto la pulitura delle superfici dei portoni lignei, la revisione delle vecchie stuccature e, nel caso non fossero più coerenti al materiale circostante, sostituite. In un secondo momento le superfici lignee sono state patinate con sostanze idonee alla preservazione del manufatto dall’aggressione degli agenti atmosferici.
Nella parte interna (fodera) sono state revisionate le stuccature, eliminando le porzioni debordanti dai margini delle lacune; le porzioni deteriorate della fodera a causa di attacchi fungini sono state integrate con inserti di legno di uguale essenza a quella originale. Infine sono stati controllati i meccanismi in ferro, per garantire una corretta funzionalità dei portoni.
Il restauro è stato realizzato dall’azienda specializzata in manufatti lignei Antica Maniera di Marco Santi, con l’alta supervisione della Soprintendenza di Siena, Arezzo e Grosseto nella persona della dottoressa Ilaria Pennati, mentre la direzione dei lavori è stata di Michel Scipioni, direttore dell’ufficio Beni Culturali della diocesi, con la collaborazione dell’ufficio Tecnico della diocesi, nella persona di Vincenzo Sica.
Il lavoro è stato sostenuto grazie a un contributo di Graziella Braccialini e Fondazione Graziella. A conclusione di questo restauro, il lavoro di valorizzazione degli storici portoni in legno della Cattedrale è proseguito sugli altri due laterali più piccoli, mentre a breve interesseranno anche quelli del prospiciente vescovado che dovrebbero concludersi entro Natale.
“Il restauro dei portoni del Duomo in questo anno del Giubileo è un segno bello che dice di una Chiesa che apre le sue porte per accogliere, ma anche di una Chiesa che le apre per uscire – dice il vescovo Andrea Migliavacca –. La ricchezza e la storicità di questi portoni resi nuovamente belli ci ricorda anche il cammino e la bellezza della nostra Chiesa. Un grazie grande va a Graziella che ha reso possibile il rinnovamento di questi portoni”. I tre portoni d’ingresso della Cattedrale di Arezzo, databili al primo quarto del XX secolo, sono inseriti in tre portali facenti parte di un insieme di stile neogotico con qualche concessione al contemporaneo liberty.
I portoni, realizzati in legno di castagno con fodera interna in legno di conifera, hanno un andamento verticale slanciato, presentano all’esterno una suddivisione geometrica accentuata dall’alternanza di formelle quadrate delimitate da cornici con modanatura piena e non molto aggettante come di consueto in manufatti simili realizzati ad inizio Novecento. Il portone centrale, invece, oltre ad essere leggermente più alto dei due laterali, nella parte superiore, presenta, al posto delle due formelle quadrate, due pannelli decorati a rilievo con le figure di San Donato, patrono della città di Arezzo e il beato Gregorio X.
Prima dell’intervento i portoni rivelavano, oltre a una cromia superficiale alterata e poco omogenea, anche problemi meccanici. Il restauro, quindi, ha avuto una duplice finalità: da una parte riportare i portoni ad avere un aspetto estetico più appropriato all’epoca, allo stile di appartenenza e alla loro collocazione, in modo da restituire alla vista il gioco di venature scure che caratterizza il legno di castagno, dall’altra, di garantire la loro funzione pratica di chiusura.
Il portone centrale, il maggiore, a livello strutturale si presentava in buone condizioni al contrario della parte esterna, dove la superficie lignea era ormai secca e disidratata, con ampie zone ingrigite a causa dell’esposizione diretta agli agenti atmosferici. Anche le stuccature presentavano un colore alterato, numerose avevano perso la presa lungo i margini della lacuna, dando luogo a distacchi e cadute di materiale.
La fodera interna presentava una finitura superficiale a corpo di un colore olio-resinoso di composizione moderna, anch’essa ormai invecchiata, che metteva in evidenza le antiche stuccature, anch’esse alterate. Anche la fodera interna dei due portoni laterali, trattata alla stessa maniera di quello principale, risultava ormai invecchiata ed esteticamente poco equilibrata.
A Roma il giubileo dei Movimenti Popolari
Presentati gli appuntamenti che scandiranno il quinto incontro dei Movimenti Popolari (21-24 ottobre) e il Pellegrinaggio Giubilare (25-26 ottobre): tra questi, l’udienza con papa Leone XIV ed un evento nel palazzo Spin Lab; sono intervenuti il card. Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, don Mattia Ferrari, cappellano della ong Mediterranea e coordinatore di EMMP (Encuentro Mundial de Movimientos Populares), piattaforma nata dai quattro incontri romani dei Movimenti Popolari che riunisce 6 Paesi e si pone ‘al servizio delle relazioni dei Movimenti’ tra loro, con la Chiesa e i diversi attori sociali. Al banco dei relatori anche Micheline Mwendike Kamate, membro dei Movimenti popolari dell’Africa, che ha condiviso la sua testimonianza da uno dei luoghi maggiormente piagati della terra: Goma, al nord della Repubblica Democratica del Congo.
L’udienza con papa Leone XVI sarà giovedì 23 ottobre, a cui seguiranno i dialoghi con la città e i cittadini, il festival a Piazza Vittorio, organizzato con il supporto del Comune di Roma, il pellegrinaggio a San Pietro e la Messa del Giubileo delle équipe sinodali, iniziando con un evento pomeridiano nello Spin Time, il palazzo nel quartiere romano dell’Esquilino occupato a scopo abitativo e sociale da circa 400 persone in emergenza, ‘casa’ di molti movimenti popolari a Roma.
Introducendo la presentazione il card. Czerny ha fatto riferimento alla prima enciclica del papa: “La settimana scorsa ci siamo incontrati a parlare della Chiesa e del grido dei poveri: ‘Ti ho ascoltato, ti ho amato – Dilexi te’. Oggi ci incontriamo a parlare dei poveri che rispondono alle loro enormi sfide e della Chiesa che li accompagna: i Movimenti Popolari.
Cosa vogliono i poveri? Papa Leone risponde con limpida semplicità: ‘condurre una vita più dignitosa, sviluppando le proprie capacità e dando il proprio contributo’. Ma molti sono ben lontani da questo nobile ideale. Si stima che tra il 78% e l’85% della popolazione mondiale viva con meno di 20 dollari al giorno”.
Nel contempo il prefetto del dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale ha denunciato il fallimento di molti modelli di sviluppo: “Finora, molti sforzi di sviluppo sono falliti perché gli esterni, anche quelli molto qualificati, sembrano pensare che lo sviluppo possa realizzarsi senza il coinvolgimento diretto dei poveri. Se alla grande maggioranza viene impedito di svilupparsi adeguatamente, allora nessuno dei problemi davvero enormi del pianeta ha alcuna speranza di essere risolto”.
Mentre don Mattia Ferrari ha illustrato le giornate: “L’incontro è una tappa di un processo iniziato in tante parti del mondo, dove i movimenti sociali formati dagli esclusi che si organizzano per lottare per l’abitare, il lavoro, la terra, il cibo e per costruire solidarietà e fraternità, hanno iniziato a camminare con la Chiesa.
Papa Francesco ha avviato gli incontri per promuovere l’accompagnamento e la collaborazione tra la Chiesa e i movimenti popolari. Nei quattro incontri mondiali, il papa ha spiegato l’importanza dei movimenti popolari e il significato della loro relazione con la Chiesa”.
E dagli incontri è sorta una piattaforma: “Da quegli incontri è nata una piattaforma, ‘Encuentro Mundial de Movimientos Populares’ (EMMP), promossa da sei movimenti popolari di tutto il mondo, al servizio delle relazioni dei movimenti tra loro e con la Chiesa. I primi dieci anni avevano il compito di aiutare i movimenti popolari ad essere riconosciuti dalle istituzioni, dalla società, dalla Chiesa, come soggetti, come protagonisti della storia insieme agli altri attori sociali”.
Inoltre ha sottolineato l’importanza dei movimenti popolari: “In questo momento storico aumentano le ingiustizie, si intensificano le violenze contro le persone migranti, si aggrava la dittatura di un’economia che uccide, si investe nell’economia di guerra, la crisi ecologica peggiora. I movimenti popolari e la Chiesa costituiscono la speranza di un altro mondo possibile, fondato non sull’individualismo ma sulla giustizia, sulla solidarietà e la fraternità. I movimenti popolari sono chiamati oggi soprattutto a promuovere le relazioni tra di loro, con gli altri attori sociali, e con le Chiese locali”.
Infine Micheline Mwendike Kamate ha raccontato la situazione nella Republica Democratica del Congo: “Il mio Paese esporta minerali essenziali per la transizione energetica mondiale e produce materie prime per prodotti di lusso, ma migliaia di congolesi soffrono di insicurezza alimentare e di altre forme di povertà. L’ingiustizia che i nostri popoli subiscono è il frutto di violenze strutturali che si sono accumulate nei secoli: la colonizzazione, il neocolonialismo, la dittatura di un’economia che uccide. Ho iniziato a far parte dei movimenti popolari perché ho sentito che dovevo fare la mia parte, insieme alle altre persone che subiscono le ingiustizie”.
Comunque il cammino intrapreso non è facile: “Noi, movimenti popolari, lottiamo per la giustizia e pratichiamo la solidarietà come forma di vita. Insieme continuiamo a costruire, con umiltà e perseveranza, una società fraterna e un’economia solidale. Il cammino è difficile, ma continuiamo a camminare mano nella mano, sapendo che quello che viviamo è più bello e più grande delle difficoltà che incontriamo”.
Però ecco la speranza: “Sono qui perché, alla fine della giornata, quando mi rendo conto della grandezza del problema del mio popolo e della piccolezza del mio contributo e della mia persona, mi affido a Dio, che è e sarà sempre dalla parte dei poveri. Ed è Lui che ci dà la forza di lottare contro le ingiustizie… Con la gioia di saperci accompagnati dalla Chiesa ci presenteremo a papa Leone, per ringraziarlo e chiedere a lui e alla Chiesa di continuare a camminare insieme, prendendoci per mano, perché ci sia veramente una grande fraternità, secondo il sogno di Gesù”.
(Foto: Vatican Media)
Priverno si prepara alla Missione popolare dei Missionari del Preziosissimo Sangue
Dal 12 al 26 ottobre 2025, nella parrocchia Concattedrale Santa Maria ed in quella di Sant’Antonio Abate di Priverno (LT), si terrà una Missione popolare predicata dai Missionari del Preziosissimo Sangue, dal titolo: «“Chi è freddo non riscalda!” (San Gaspare del Bufalo) – Sangue di Cristo, fermento di missione».
Mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, in un messaggio rivolto ai fedeli sottolinea: «La Missione popolare è da tempo immemorabile una forma straordinaria di evangelizzazione e di animazione pastorale della vita di fede nelle comunità cristiane. La decisione di promuoverne una a Priverno, con la collaborazione dei religiosi Missionari del Preziosissimo Sangue, offre una occasione preziosa di rilancio dell’impegno per una vita cristiana sempre più autentica e coinvolgente. Se c’è una cosa di cui abbiamo particolarmente bisogno in questo tempo è l’entusiasmo della fede e la solidità delle convinzioni e delle motivazioni destinate ad alimentare la vita di fede dei singoli fedeli e della comunità ecclesiale tutta.
Tutto questo assume un significato peculiare nel corso dell’Anno giubilare, che invita alla speranza nel cuore e nell’azione di singoli e di comunità. In questo impegno volto al rilancio del senso cristiano della vita non si perdano di vista gli orientamenti che la Chiesa diocesana ha intrapreso in questi anni, con la cura delle giovani generazioni in tutte le fasce di età, dall’infanzia alla giovinezza, e con la costituzione di gruppi di parrocchie chiamate a collaborare in unità di intenti e di azione».
«La Congregazione fondata da san Gaspare del Bufalo il 15 agosto 1815, fedele allo spirito del Fondatore e alla lunga tradizione delle Missioni popolari, porta avanti ancora oggi – dopo oltre due secoli – un servizio prezioso alla Chiesa attraverso la predicazione e l’impegno missionario» – afferma don Flavio Calicchia, direttore del Centro per l’Evangelizzazione della Provincia Italiana.
«La Missione popolare – continua don Flavio – è un’occasione straordinaria in cui la Chiesa sceglie di “uscire”, di farsi pellegrina tra le persone, per portare il Vangelo là dove la vita quotidiana si svolge. Non è riservata a pochi, ma aperta a tutti: famiglie, giovani, anziani, malati, realtà associative, scuole, ambienti sportivi e culturali. Nessun ambito dell’esistenza è escluso, perché in ciascuno di essi batte il cuore della vita umana, con le sue speranze e le sue fatiche. La presenza dei missionari si radica nella concretezza delle comunità, ascoltando i bisogni reali del territorio e incontrando le persone negli spazi pubblici e nei momenti semplici della vita di ogni giorno.
Al centro c’è la vicinanza, riflesso della logica del Vangelo: Gesù si è fatto prossimo, condividendo la storia e donando la sua presenza come sorgente di speranza. La Missione non è un programma organizzativo, ma un dono di grazia: un tempo in cui lo Spirito Santo rinnova le comunità e apre sentieri di incontro tra Chiesa e società, ricordando che la fede costruisce relazioni, promuove la dignità e ridona speranza».
Il parroco di Priverno, don Alessandro Trani,aggiunge: «È da circa un anno che ci prepariamo a vivere la Missione popolare che raggiungerà ogni realtà specifica del nostro paese. La missione vuole donare un messaggio di vita, di rinascita, di speranza e di fede rinnovata, che possa sensibilizzare ogni cuore verso una condivisione del vivere civile e del rispetto umano, per crescere nella fede in un Dio, che ci ama per quello che siamo: figli e figlie».
Papa Leone XIV invita a riconoscere Gesù nella vita quotidiana
“In particolare, saluto i Religiosi, le Religiose e i Consacrati di Istituti Secolari qui convenuti per il Giubileo della Vita Consacrata. Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio per il vostro prezioso servizio al Vangelo e alla Chiesa e vi esorto ad essere segni eloquenti dell’amore di Dio e strumenti di pace in ogni ambiente. Non stancatevi di testimoniare la speranza sulle tante frontiere del mondo moderno, sapendo individuare con audacia missionaria strade nuove di evangelizzazione e di promozione umana”: con queste parole papa Leone XIV, al termine dell’udienza generale ha salutato i religiosi, le religiose ed i consacrati di Istituti Secolari convenuti in occasione del giubileo della Vita Consacrata.
Precedentemente aveva salutato i pellegrini croati incoraggiandoli a non disperdere il patrimonio di fede acquisito: “Fratelli e sorelle, come pellegrini di speranza siete arrivati a Roma per confermare la vostra fede sulle tombe degli Apostoli. Fieri della vostra storia e radicati nella fedeltà alla Chiesa e al Successore di Pietro, portate avanti il tesoro ricevuto. Esso si manifesta nella vicinanza e nell’amore reciproco, umile e perseverante, senza aspettare in cambio i riconoscimenti. Il Signore Gesù, che trasforma la nostra vita con piccoli segni di amore e bussa alle porte dei nostri cuori, vi chiama pazientemente a rispondergli in ogni momento. Siate dunque testimoni di Cristo Risorto e fermento di speranza nella società in cui siete radicati”.
Mentre nella catechesi dell’udienza generale il papa ha richiamato la vicenda dei discepoli di Emmaus per evidenziare come la risurrezione si manifesta in modo umile: “Se ripensiamo ai racconti evangelici, ci accorgiamo che il Signore risorto non fa nulla di spettacolare per imporsi alla fede dei suoi discepoli. Non si presenta circondato da schiere di angeli, non compie gesti clamorosi, non pronuncia discorsi solenni per svelare i segreti dell’universo. Al contrario, si avvicina con discrezione, come un viandante qualsiasi, come un uomo affamato che chiede di condividere un po’ di pane”.
Ed ha richiamato alcuni episodi narrati nei Vangeli avvenuti dopo la resurrezione: “Maria di Magdala lo scambia per un giardiniere. I discepoli di Emmaus lo credono un forestiero. Pietro e gli altri pescatori pensano che sia un passante qualunque. Noi ci saremmo aspettati effetti speciali, segni di potenza, prove schiaccianti. Ma il Signore non cerca questo: preferisce il linguaggio della prossimità, della normalità, della tavola condivisa”.
Tali episodi sottolineano la presenza fisica di Gesù nella quotidianità: “Fratelli e sorelle, in questo c’è un messaggio prezioso: la Risurrezione non è un colpo di scena teatrale, è una trasformazione silenziosa che riempie di senso ogni gesto umano. Gesù risorto mangia una porzione di pesce davanti ai suoi discepoli: non è un dettaglio marginale, è la conferma che il nostro corpo, la nostra storia, le nostre relazioni non sono un involucro da gettare via. Sono destinate alla pienezza della vita. Risorgere non significa diventare spiriti evanescenti, ma entrare in una comunione più profonda con Dio e con i fratelli, in un’umanità trasfigurata dall’amore”.
Quindi la resurrezione trasforma tutto in grazia: “Nella Pasqua di Cristo, tutto può diventare grazia. Anche le cose più ordinarie: mangiare, lavorare, aspettare, curare la casa, sostenere un amico. La Risurrezione non sottrae la vita al tempo e alla fatica, ma ne cambia il senso ed il ‘sapore’. Ogni gesto compiuto nella gratitudine e nella comunione anticipa il Regno di Dio”.
Però il problema si pone nel vedere la Resurrezione: “Tuttavia, c’è un ostacolo che spesso ci impedisce di riconoscere questa presenza di Cristo nel quotidiano: la pretesa che la gioia debba essere priva di ferite. I discepoli di Emmaus camminano tristi perché speravano in un altro finale, in un Messia che non conoscesse la croce. Nonostante abbiano sentito dire che il sepolcro è vuoto, non riescono a sorridere. Ma Gesù si mette accanto a loro e con pazienza li aiuta a comprendere che il dolore non è la smentita della promessa, ma la strada attraverso cui Dio ha manifestato la misura del suo amore.
Quando infine siedono a tavola con Lui e spezzano il pane, si aprono i loro occhi. E si accorgono che il loro cuore ardeva già, anche se non lo sapevano. Questa è la sorpresa più grande: scoprire che sotto la cenere del disincanto e della stanchezza c’è sempre una brace viva, che attende solo di essere ravvivata”.
Ecco che la Resurrezione traccia una strada alla speranza: “Fratelli e sorelle, la risurrezione di Cristo ci insegna che non c’è storia tanto segnata dalla delusione o dal peccato da non poter essere visitata dalla speranza. Nessuna caduta è definitiva, nessuna notte è eterna, nessuna ferita è destinata a rimanere aperta per sempre. Per quanto possiamo sentirci lontani, smarriti o indegni, non c’è distanza che possa spegnere la forza indefettibile dell’amore di Dio”.
Per questo il papa ha sottolineato che Gesù non abbandona nessuno nei momenti di sconforto: “A volte pensiamo che il Signore venga a visitarci soltanto nei momenti di raccoglimento o di fervore spirituale, quando ci sentiamo all’altezza, quando la nostra vita appare ordinata e luminosa. E invece il Risorto si fa vicino proprio nei luoghi più oscuri: nei nostri fallimenti, nelle relazioni logorate, nelle fatiche quotidiane che ci pesano sulle spalle, nei dubbi che ci scoraggiano. Nulla di ciò che siamo, nessun frammento della nostra esistenza gli è estraneo”.
Gesù è vicino ed è in attesa di un suo riconoscimento: “Oggi, il Signore risorto si affianca a ciascuno di noi, proprio mentre percorriamo le nostre strade (quelle del lavoro e dell’impegno, ma anche quelle della sofferenza e della solitudine) e con infinita delicatezza ci chiede di lasciarci riscaldare il cuore. Non si impone con clamore, non pretende di essere riconosciuto subito. Con pazienza attende il momento in cui i nostri occhi si apriranno per scorgere il suo volto amico, capace di trasformare la delusione in attesa fiduciosa, la tristezza in gratitudine, la rassegnazione in speranza”.
Sta a ciascuno il Suo riconoscimento: “Il Risorto desidera soltanto manifestare la sua presenza, farsi nostro compagno di strada e accendere in noi la certezza che la sua vita è più forte di ogni morte. Chiediamo allora la grazia di riconoscere la sua presenza umile e discreta, di non pretendere una vita senza prove, di scoprire che ogni dolore, se abitato dall’amore, può diventare luogo di comunione”.
L’udienza generale è stata conclusa con l’invito ad avere un cuore ardente: “E così, come i discepoli di Emmaus, torniamo anche noi alle nostre case con un cuore che arde di gioia. Una gioia semplice, che non cancella le ferite ma le illumina. Una gioia che nasce dalla certezza che il Signore è vivo, cammina con noi, e ci dona in ogni istante la possibilità di ricominciare”.
(Foto: Santa Sede)




























