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The Sun: con la musica far innamorare di Dio i giovani
Dopo il successo al giubileo delle famiglie, dei bambini, dei nonni e degli anziani il complesso musicale ‘The Sun’ sarà protagonista anche a Castel Sant’Angelo a Roma martedì 29 luglio con un concerto per il Giubileo dei missionari digitali e, dopo alcuni giorni, sabato 2 agosto, al Giubileo dei giovani, mentre è uscito ‘Coraggio’, il singolo che anticipa il nuovo album che sarà presentato a novembre all’Alcatraz di Milano con l’etichetta ‘La Gloria’, co-fondata anche da Francesco Lorenzi.
Senza contare che la band vicentina (Francesco Lorenzi, Riccardo Rossi, Matteo Reghelin, Gianluca Menegozzo ed Andrea Cerato) è stata selezionata tra i finalisti dei Catholic Music Awards 2025, considerati il corrispettivo dei Grammy Awards nel contesto della Chiesa cattolica, ricevendo 7 nomination in 6 diverse categorie: miglior artista/band; miglior album, miglior canzone italiana, miglior video musicale (2 nomination), miglior canzone rock e miglior canzone pop, con una premiazione a Roma domenica 27 luglio; mentre prima hanno animato il pellegrinaggio da loro organizzato lungo il Cammino di Santiago.
Nonostante questi impegni Francesco Lorenzi ha trovato anche un po’ di tempo per rispondere ad alcune domande. Iniziamo dal giubileo dei missionari digitali e da quello dei giovani, in programma a Roma tra l’ultima settimana di luglio e la prima settimana di agosto: cosa significa comunicare il Vangelo oggi?
“Comunicare il Vangelo significa viverlo. Solo chi vive il Vangelo veramente nella quotidianità e nelle proprie scelte davvero ce l’ha nel cuore ed allora lo comunica. Rifletto spesso sulle parole di san Francesco: ‘Annunciate il Vangelo e se è necessario fatelo anche con le parole’, perché prima di ogni parola arriva il nostro atteggiamento e la nostra energia. Lo percepisci quando stai accanto ad una persona che ha nel cuore il Vangelo. Questo è il primo fondamentale ingrediente, senza il quale il resto della comunicazione è vacuo.
Da qui il passaggio alle varie forme di condivisione e comunicazione del Vangelo. Abbiamo anzitutto bisogno di radicarci nel rapporto con la Parola di Dio e, attraverso questo continuo relazionarci con Gesù, saremo capaci di sviluppare quella concretezza e quello sguardo che ci permettono di essere veri propagatori del Vangelo e quindi anche di comunicare quello che facciamo attraverso la musica”.
‘Io vi conosco, vi ho visto alcune volte, recentemente, in televisione’: vi ha detto papa Leone XIV, quando lo avete incontrato ad inizio giugno. Quale effetto ha provocato in voi incontrare un papa agostiniano?
“In tutto ciò che facciamo c’è un respiro agostiniano, anche se non sempre è esplicitato – come nel singolo ‘Coraggio’, dove c’è un rimando chiaro alle ‘Confessioni’ di sant’Agostino. Il nostro cammino è permeato da questo carisma incontrato nel 2013 nel corso della nostra tournée. Dal 2014, il direttore spirituale dei The Sun è un frate agostiniano ed, anno dopo anno, abbiamo scoperto quanto questo carisma parli a noi e alla nostra storia.
In questa prospettiva, aver incontrato papa Leone XIV ad appena tre settimane dalla sua elezione, è stato un dono e un segno al contempo: dopo il concerto per il Giubileo delle Famiglie, siamo stati invitati ad andare in udienza dal Papa. Senza saperlo, siamo stati i primi musicisti ad avere avuto questo grande onore, fatto che ha reso ancor più significativo quell’avvenimento, confermando quanto l’amore di Dio raggiunga le nostre piccole storie.
Quindi puoi capire come esserci trovati al cospetto di papa Leone XIV sia stato per noi un motivo di immensa gratitudine nei confronti del Signore. I The Sun sono un ‘piccolo granello di sabbia’ nel mondo discografico mondiale, ma l’essere i primi ad incontrarlo senza nemmeno averlo chiesto, rappresenta un segno che abbiamo accolto con commozione e gratitudine. Una conferma dal cielo per il particolare cammino dei The Sun, in quanto non è per nulla facile essere testimoni di una musica libera a servizio del bene e della verità nel mondo discografico attuale, ma è bellissimo ed è ciò che rende unica l’esperienza dei The Sun.
Allora, quanto è stato importante per voi aver scoperto sant’Agostino?
“E’ stato fondamentale. Dodici anni fa abbiamo incontrato la comunità agostiniana di san Nicola da Tolentino e da lì è iniziato un sodalizio, ormai più che decennale, con un confratello, che ci guida e cammina insieme, p. Gabriele Pedicino. Attraverso lui ed altri suoi confratelli abbiamo imparato a conoscere lo spirito agostiniano dal loro atteggiamento. Come nella prima risposta, sant’Agostino si può comunicare vivendo secondo l’esempio che ci ha lasciato.
P. Gabriele ci aiuta a vivere ciò che questo padre della Chiesa ha trasmesso. Poi per chiunque cerca la verità e cerca in sé uno sguardo sempre autentico e rinnovato, l’incontro con le opere di sant’Agostino è di fondamentale importanza: egli è riuscito a descrivere cosa c’è nel cuore dell’uomo in ricerca, in un modo straordinariamente dettagliato: leggendo le sue opere, impariamo a leggere noi stessi”.
Quale è il vostro messaggio per i giovani?
“Il nostro messaggio riguarda la vita, che è il dono più grande. Ognuno di noi è nato per una ragione unica, personale e collettiva insieme. Questa ragione è scritta nel nostro cuore ed è uno spartito unico ed irripetibile che soltanto noi possiamo scoprire attraverso l’aiuto di Dio. Nel momento in cui davvero torneremo a relazionarci con Lui con autenticità, scopriremo con autenticità le profonde bellezze e la straordinarietà di cui siamo costituiti, perché siamo parte di una grande sinfonia. Siamo strumenti di luce che chiedono solo di essere accordati, armonizzati e suonati non da altri, ma da noi stessi con Dio, per vivere nell’Amore e nella consapevolezza di questo dono straordinario, che è destinato all’eternità”.
Infine nel mese di giugno è uscito anche il primo libro per bambini, intitolato ‘La musica del bosco’ per ‘Effatà Editrice’, che è una favola moderna che celebra la forza dell’amicizia, della musica e della diversità, attraverso un viaggio incantato nel cuore del bosco, dove i protagonisti John, un lupo bianco dai misteriosi occhi color muschio, e Ippo, un simpatico ippopotamo con il ritmo nel sangue guidano i lettori alla scoperta di un mondo, dove le particolarità di ognuno diventano armonia e la musica parla direttamente al cuore. Perché hai scritto anche questo libro per bambini?
“Da molti anni noto che nei nostri concerti c’è sempre una maggiore presenza di bambini, e non soltanto una presenza che cresce nel numero, ma soprattutto nella partecipazione attiva negli eventi. Bambini che cantano e vivono le nostre canzoni ed i valori che esse trasmettono con tantissima convinzione e con quell’adesione tipica dei ‘cuori puri’. Questa circostanza mi ha fatto riflettere sull’importanza che ha la musica nella loro crescita e mi interroga su come possiamo offrire strumenti ai bambini ed alle loro famiglie per farli crescere sviluppando una visione ampia e profonda della realtà e della vita, per poter crescere nella libertà autentica del cuore.
Così ho iniziato a sentire il desiderio di scrivere un libro per bambini che potesse essere uno strumento valido ed efficace per le famiglie e per gli educatori, da affiancare alle canzoni, un libro con dentro numerosi elementi di utilità pratica e quotidiana, soprattutto nel tempo in cui si lotta sempre più con gli schermi dei telefonini e dei play pad.
‘La musica nel bosco’ è il mio terzo libro e non è stato facile scrivere un libro per bambini dopo due best seller internazionali, che hanno caratteristiche molto diverse, perché ‘La strada del Sole’è un libro autobiografico, mentre il libro ‘I segreti della luce’ è un saggio sul combattimento spirituale. In qualche modo questo terzo libro racchiude elementi del primo e del secondo rielaborati, affinchè possano parlare contemporaneamente al cuore dei più piccoli e dei loro genitori. E’ un libro che avrei desiderato leggere da bambino e che senza dubbio mi sarebbe stato molto utile”.
(Tratto da Aci Stampa)
‘En route con sant’Antonio’ arriva a Lione e si prepara per vivere il Giubileo dei giovani ad Assisi e Roma
L’arrivo a Lione del cammino di «En route con sant’Antonio» segna una svolta nell’estate antoniana 2025 a piedi verso Padova. La terza città di Francia (dopo Marsiglia e Parigi) ha accolto i pellegrini giunti da Brive-la-Gaillarde dopo 489 chilometri di marcia, percorsi in 23 intense giornate di cammino: all’incirca un terzo dell’intero tragitto che porterà ‘En route con sant’Antonio’ ad arrivare alla Basilica del Santo di Padova domenica 21 settembre, avendo percorso con una reliquia del Santo nello zaino un totale di 1.306 chilometri, pari ad oltre 2.000.000 di passi.
Come avvenuto per altri nodi principali (Brive, Limoges, Clermont-Ferrand, Montbrison), i pellegrini francescani sono attesi da alcuni appuntamenti ‘stanziali’, con un evento davvero molto significativo che si tiene alle 21 di stasera, venerdì 25 luglio, nella Cattedrale di Lione. Nella basilica principale del capoluogo francese, l’arcivescovo Olivier de Germay consegnerà il mandato d’invio ai 600 giovani dell’arcidiocesi lionese in partenza per l’imminente Giubileo dei giovani a Roma. Gli organizzatori della Pastorale giovanile di Lione hanno tuttavia previsto una tappa intermedia: proprio Padova e la Basilica del Santo! Avendo poi saputo dell’arrivo nella loro città di ‘En route con sant’Antonio’ esattamente in coincidenza con l’invio, hanno coinvolto nell’occasione i pellegrini antoniani per portare un saluto e una testimonianza.
Del resto, anche ‘En route con sant’Antonio’ è in partenza per Roma, per partecipare al Giubileo dei giovani. Lione infatti fa da cerniera per la ‘parentesi’ italiana del progetto, che è cammino giubilare riconosciuto dal vaticano Dicastero per l’evangelizzazione: alcuni pellegrini vivranno l’evento con papa Leone XIV a Roma dal 31 luglio al 3 agosto, incontrandosi prima con altri 700 giovani coinvolti dalle pastorali giovanili francescane conventuali di tutto il mondo ad Assisi (dal 27 al 30 luglio). La ripartenza a piedi del cammino avverrà quindi nuovamente da Lione lunedì 11 agosto, festività di santa Chiara d’Assisi.
Giubileo dei giovani attesi da tutto il mondo
L’evento più atteso tra i grandi eventi dell’Anno giubilare sta per arrivare ed i giovani attesi a Roma dal 28 luglio al 3 agosto saranno più di 500.000 provenienti da 146 nazioni, come ha spiegato mons. Rino Fisichella, pro prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione a cui è affidata l’organizzazione degli eventi giubilari: “Saranno presenti anche piccole delegazioni provenienti da paesi attualmente in guerra ed in questa occasione potranno sentire l’abbraccio dei giovani di tutto il mondo… Sono oltre 70 gli eventi programmati e decine di realtà coinvolte nella loro realizzazione”.
I ragazzi che parteciperanno al Giubileo dei Giovani provengono da 146 paesi diversi, tra cui Iraq, Libano, Myanmar, Siria e Sud Sudan. Saranno anche presenti 1500 giovani che arrivano dalla Corea, quasi per dare una idea di continuità con la Giornata Mondiale della Gioventù, presentando l’evento con l’on. Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Roberto Gualtieri, sindaco di Roma e commissario straordinario di Governo per l’Anno Santo. Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio, il prefetto di Roma Lamberto Giannini e Fabio Ciciliano, capo dipartimento della Protezione Civile.
Ha poi delineato il programma delle giornate. Lunedì 28 luglio arriverà il primo mezzo milione di pellegrini. Per la loro accoglienza, sono state mobilitate 270 parrocchie, 400 strutture scolastiche, 40 siti extra-scolastici, case della Protezione Civile, palazzetti dello sport e famiglie. La giornata coinciderà anche con l’inizio del Giubileo dei missionari digitali. Per il ristoro dei giovani, sono stati predisposti 20 punti specifici, con accrediti per ricevere pranzi e cene. Martedì 29 luglio inizieranno i Dialoghi con la città, ovvero 70 avvenimenti che nelle giornate di martedì, mercoledì e giovedì ‘troveranno posto nelle piazze di Roma’.
Venerdì 1 agosto si svolgerà la ‘giornata penitenziale’ presso il Circo Massimo, con 200 sacerdoti che, ogni due ore, si alterneranno sotto grandi tende poste per ‘creare un po’ di respiro’, viste le alte temperature. Sabato 2 agosto, dalle ore 9.00, apriranno i cancelli di Tor Vergata, che sarà animata da varie band ed intrattenitori fino alle ore 20:30, quando inizierà la Veglia con papa Leone XIV.
Per l’occasione, tre giovani provenienti da Italia, Messico e Stati Uniti, rivolgeranno altrettante domande al Pontefice, ‘che risponderà nelle rispettive lingue’. In conclusione, mons. Fisichella ha ringraziato il Dicastero per la Comunicazione per l’implementazione dell’app Vatican Vox e per i servizi di Radio Vaticana, che forniranno traduzione e commenti in otto lingue. Mentre il sottosegretario Mantovano ha ricordato ‘la luce negli occhi’ dei propri figli, di ritorno dalle Giornate Mondiali dei Giovani.
Per replicare quell’entusiasmo, sono stati messi in campo sforzi affinché emerga “un patrimonio inestimabile” non solo per i pellegrini stessi, “ma per le comunità in cui torneranno”. Le giornate del Giubileo dedicato alle nuove generazioni sono preludio a ‘scelte importanti’ per le vite dei partecipanti, specialmente per chi arriva da zone toccate dai conflitti. Essi potranno notare, entrando in contatto con i loro coetanei ‘che c’è chi vuole stare accanto a loro’.
Inoltre saranno oltre 2.000 volontari della Protezione Civile, giovani nella maggior parte, che accoglieranno e assisteranno la popolazione insieme a 300 unità della Regione Lazio e le 200 di Roma Capitale. Tali risultati non sono ‘frutto del caso’, ma nascono dal desiderio di ‘ottimizzare le risorse a disposizione’ rendendo il Giubileo un evento ‘ben organizzato e sicuro’. Infatti il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha sottolineato che Roma è pronta all’accoglienza:
“Il più grande allestimento tecnologico mai realizzato per un evento in Italia”, composto, tra le altre cose, di una control room da 500 metri quadrati. Essa ‘veglierà’ sull’area che ospiterà i pellegrini: 521.400 metri quadrati. Il grande caldo sarà fronteggiato attraverso il dispiegamento di 2.760 bagni chimici e 2.660 punti per rifocillare le proprie borracce, con 5.000.000 bottiglie di acqua potabile e 70 nebulizzatori a disposizione. Un’attenzione importante è stata dedicata anche al lato sanitario, con 10 postazioni mediche avanzate, 43 ambulanze e quattro aree ‘calme’, per chi abbia bisogno di “un momento di respiro”.
Infine Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio, ha definito questo giubileo come ‘Un evento memorabile’ e la regione Lazio ospiterà oltre 4.000 volontari, garantendopernottamento e pasti, con 30 tensostrutture climatizzate, 5 cucine da campo e 300 stalli di parcheggio. Per quanto riguarda i mezzi pubblici, sono previsti 400 turni di servizio straordinario e 60 bus dedicati, oltre a 21 ore di operatività ininterrotta delle linee A e C della metropolitana. Per l’ambito sanitario invece, in collaborazione con Ares e 118, saranno attive 500 unità operative. In più, altri servizi, compreso un elicottero sanitario a disposizione dell’evento. (Foto: Vatican News)
Dal Giffoni Film Festival un messaggio: la pace non è utopia, ma un impegno quotidiano
Premio Ercole per Rosario Valastro, presidente della Croce Rossa Italiana, ospite della sezione ‘Impact!’ al Giffoni Film Festival, per ‘il suo instancabile impegno umanitario, testimone di un’Italia che protegge, accoglie e non si arrende’ che nell’incontro con i giffoner ha toccato molti temi (dalla situazione umanitaria a Gaza al cambiamento climatico, passando per l’emigrazione):
“Sono contento di essere qui, davanti a una platea di giovani. I giovani si dice che sono il futuro. Per me è inaccettabile. Perché sì, sono anche il futuro, ma i giovani sono soprattutto il presente. L’errore più grande che noi adulti facciamo è parlare di giovani e non parlare con i giovani… Questo incontro mi ricorda l’assemblea di istituto di oltre 30 anni fa quando nel mio liceo venne la Croce Rossa e io decisi di diventare volontario”.
Diversi i temi oggetto delle domande. Ad iniziare dalla crisi climatica e dal ruolo della Croce Rossa: “Siamo in una fase in cui non ci possiamo preoccupare più solo della prevenzione ma ci dobbiamo occupare della mitigazione, cioè di mitigare gli effetti che i cambiamenti climatici hanno su di noi. Tutto questo anche per via del fatto che troppo spesso qualcuno ha messo in dubbio il cambiamento climatico”.
Al centro del dibattito, anche la criminalizzare delle organizzazioni non governative: “Negli ultimi dieci anni c’è stata una sorta di involuzione nei confronti di chi aiuta gli altri. Aiutare gli altri prima era considerato un atto da lodare, oggi quasi un atto da fessi; chiunque portava aiuto ha iniziato a essere guardato male. Eppure, noi abbiamo cercato di sottolineare davanti ai governi, inutilmente, che il portare aiuto risponde non solo al principio di portare amore alle proprie comunità, ma anche al rispetto delle convinzioni di Ginevra”.
Il riferimento è anche al portare aiuto a chi arriva dal mare, sempre “in base a convenzioni che gli Stati hanno firmato. Parliamo, cioè, di impegni che lo Stato ha preso. Invece, quanto ai migranti, è passata l’idea che chi viene è un fannullone e chi aiuta sta aiutando fannulloni. Niente di più falso”. Valastro ha ricordato che la Croce Rossa Italiana è presente nei porti di diverse città, “a Lampedusa e non solo. Quando arrivano quelle persone, le situazioni di violenza a sconforto che ascoltano volontari e operatori sono tante. Prendersela con chi aiuta è incomprensibile non solo sotto un profilo umano, ma ancora prima sotto un profilo logico”.
Il discorso è arrivato inevitabilmente alla situazione in corso nella Striscia di Gaza: “Non è mai troppo tardi perché qualcuno possiamo salvarlo ma quello che sta succedendo quasi nel silenzio istituzionale è irrazionale… Nella Striscia di Gaza è iniziato qualcosa che va fuori dalle regole. Ovviamente va fuori dalle regole l’attacco di Hamas e il fatto che Hamas abbia torturato e tenga ancora in ostaggio le persone. Ma è fuori dalle regole attaccare la popolazione civile addirittura mentre sta andando a prendere gli aiuti umanitari. E’ fuori dalle regole non consentire alla Croce Rossa di portare aiuti. E’ fuori dalle regole bombardare ospedali: attaccare un ospedale ha come scopo solo creare sofferenza ulteriore”.
Infine ha invitato a non assuefarsi al male: “Non credo che ci possiamo assuefare a una cosa del genere, non credi sia possibile. E se lo credessi dovrei togliermi l’emblema che porto e fare un’altra cosa… Stiamo cercando di spingere il governo israeliano a farci rientrare. Lo stiamo facendo in silenzio”.
Inoltre il tema di #Giffoni55 si è amplificato per una missione capace di costruire un futuro, come sottolineano il presidente onorario Generoso Andria e la direttrice Alfonsina Novellino: “In un tempo in cui tutto corre veloce, fermarsi per ascoltare il silenzio del cuore è un atto rivoluzionario. La fede è luce nei momenti bui, la pace è il dono più grande che possiamo coltivare e trasmettere. Con piccoli gesti, con parole sincere, con la forza dell’ascolto e della speranza, possiamo essere strumenti d’amore.
Che ogni giorno sia occasione per tendere la mano, per scegliere la gentilezza come forma di coraggio. Fondazione Aura crede in un mondo dove la pace non è utopia, ma impegno quotidiano. Un mondo dove la fede diventa azione, e l’amore per l’altro diventa strada da percorrere insieme”.
Infatti nell’ambito di questa finalità sociale, si inserisce il Premio AURA, rappresentate la Nike di Samotracia. Maestosa, protesa in avanti, avvolta dal vento della storia e del destino, la Nike di Samotracia è da secoli simbolo universale di vittoria. Non una vittoria qualunque, ma quella che nasce dal movimento, dalla resistenza, dalla bellezza dell’agire umano in armonia con lo spirito e il tempo. Da questa potente immagine prende forma il Premio AURA, concepito come un riconoscimento autentico e profondo a chi incarna i valori della forza, della costanza, della condivisione e dell’unione.
Ad introdurre l’incontro è stato il fondatore e direttore di Giffoni, Claudio Gubitosi, che ha ricordato il lungo percorso di collaborazione con Fondazione Con il Sud e con l’impresa sociale Con i Bambini, nato con il progetto ‘Sedici modi di dire ciao’: “Abbiamo scelto di lavorare nelle regioni che amiamo di più, quelle che hanno più bisogno di noi. Luoghi che ci riportano alle nostre origini, a una povertà che era dignitosa. Abbiamo fatto tanto e bene. Ringrazio il Dipartimento Progetti Speciali, guidato da Marco Cesaro, per il lavoro svolto in questi anni”.
Ad illustrare il senso e lo spirito della campagna Ortensia Ferrara, responsabile dei Progetti Editoriali e Comunicazione di Con i Bambini: “Non sono emergenza nasce dall’idea che i ragazzi non sono un problema da gestire, ma protagonisti da ascoltare. Abbiamo usato strumenti diversi: una panchina per raccogliere storie, cartoline, pubblicazioni come quello di Carlo Beorchia. Immagini e video per raccontare la loro ricerca di benessere psicologico, è stata la linea dominante della campagna”.
Visibilmente emozionata la regista Arianna Massimi, ha condiviso la genesi del documentario: “E’ un progetto che nasce da me adolescente. Ho voluto raccontare un mondo interiore fatto di difficoltà che ho vissuto in prima persona. La salute mentale è un tema da affrontare anche in termini collettivi, quasi epidemici. Con questo lavoro ho voluto dare forma alla dimensione condivisa del dolore e della fragilità. Era giusto e necessario che ‘Non sono emergenza’ fosse una campagna online perché doveva utilizzare proprio quegli strumenti che spesso amplificano condizione di disagio”.
A chiudere l’incontro, le parole del fotografo Riccardo Venturi, che ha ideato e partecipato alla campagna con i suoi scatti: “Questi ragazzi sono, oserei dire, la parte sana di una società malata. Hanno il coraggio di metterci la faccia anche per noi. Con le loro testimonianze non hanno solo voluto lanciare un grido di dolore, ma dare uno squillo di tromba, suonare la sveglia ai loro coetanei, a chi vive la loro stessa condizione, il loro stesso disagio ma non lo esprime”.
(Foto: Giffoni Film Festival)
A Palermo mons. Lorefice invita alla legalità nel ricordo di Paolo Borsellino
“Sono passati trentatré lunghi anni (gli stessi del Giusto eliminato appeso sulla croce del Golgota) e ci ritroviamo ancora a fare memoria di un evento che segna uno dei momenti più tristi della storia della nostra Isola e dell’Italia. E’ un dovere personale ed un atto di corresponsabilità sociale fare memoria di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. Nessuno di noi può prendere parte a questo atto di memoria per puro formalismo o per dovere di circostanza, ma solo per consapevolezza sostanziale”: nel 32^ anniversario della strage di via D’Amelio, l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, è intervenuto in un incontro dedicato al ricordo e all’esempio del magistrato e degli agenti della scorta.
Durante l’incontro ha richiamato alla responsabilità: “Siamo qui per assumerci in prima persona una responsabilità di fronte ai fatti, che, purtroppo, ancora devono essere ricostruiti e, soprattutto, riscattati da insabbiamenti, depistamenti, indolenze e connivenze. Altrimenti sarebbe una reiterata condanna di morte di questi meravigliosi amanti della nostra vita e della vita delle generazioni future che abiteranno le case, le piazze e le strade delle nostre città e della nostra Isola.
Siamo qui per attingere ancora una volta alle nobili e alte motivazioni del loro animo, a quelle ‘forze morali, intellettuali e professionali’ (P. Borsellino) che hanno sostenuto e guidato le loro idee e i loro passi, fino alla tragica e gloriosa fine, e per essere partecipi della loro sorte. Per amore, per gratitudine, per dovere di coscienza, per obbligo di giustizia. Con sincero pentimento”.
E’ stato un ricordo dell’amico di Giovanni Falcone: “L’animo più intimo di Paolo Borsellino emerge, come cartina al tornasole, in quell’intervento alla Veglia organizzata dall’AGESCI Regionale nella sua Palermo, a S. Domenico, il 20 giugno 1992, dove coglie e tratteggia lo spirito di Giovanni Falcone. Esordisce così, proprio 29 giorni prima della strage di Via D’Amelio: ‘Giovanni Falcone lavorava con perfetta coscienza che la forza del male, la Mafia, lo avrebbe un giorno ucciso’.
Evidenziava così la lucida consapevolezza di Falcone del ‘compiersi dei giorni’. La stessa che ritroviamo in lui. ‘Ora tocca a me’, dirà a don Cesare Rattoballi dopo la morte di Falcone… Non voglio assolutamente imporre un’etichetta religiosa a Paolo Borsellino, ma non si può parlare di lui senza tenere conto della sua formazione religiosa”.
Senza etichettarlo l’arcivescovo ha delineato la sua fede: “Il suo profilo umano e di magistrato emerge ancor più nitido se mettiamo in risalto l’intenzionalità cristiana (l’intenzionalità ‘cristica’) che lo guidava nell’esercizio della sua professione, spinto fino alla consapevole e libera determinazione del sacrificio della vita. E’ cristiano chi ha la mens e la forma Christi (la logica e la forma di Cristo). Chi gli assomiglia. Chi lo segue usque ad finem, ‘fino alla fine’. Paolo Borsellino era un uomo di fede. Ciò che lo ha spinto a continuare fino alla fine, a dare la sua vita, anche sacrificando il suo amore per la vita dei suoi cari, della sua famiglia”.
Per questo ha ricordato un suo discorso all’Agesci nel 1992: “Una sottolineatura fatta in riferimento al fatto che Falcone ‘è morto nella carne ma è vivo nello spirito’. Borsellino non rimanda alla citazione del testo neotestamentario ma, è evidente, che sono parole che riprendono alla lettera: ‘Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito’. Lo conferma anche l’altro passaggio dove il magistrato palermitano mette in rilievo il sacrificio ‘pro-esistenziale’ di Falcone, della Morvillo e della scorta: ‘Occorre dare un senso alla morte di Giovanni, della dolcissima Francesca, dei valorosi uomini della sua scorta. Sono morti tutti per noi, per gli ingiusti’. Quest’ultima frase (‘per gli ingiusti’) è chiaramente ripresa ancora dal testo della Prima Lettera di Pietro”.
Nella lettera dell’apostolo Pietro si chiarisce il significato: “In questo testo neotestamentario Cristo è il giusto che muore per gli ingiusti. Ma attenzione non solo a causa degli ingiusti ma anche in favore degli ingiusti, dei malvagi, anche di chi lo uccide. Perché quella di Cristo è una redenzione totale, universale. Per tutti… E’ proverbiale il rispetto che Borsellino aveva anche per gli imputati e per i condannati!”
Da qui deriva il dono della vita di Paolo Borsellino: “La forza del dono totale di sé da parte di chi ‘conosce’ l’amore di Cristo (conoscenza in senso biblico: di chi ha una relazione con Cristo) diventa contemporaneamente un atto di adorazione del Signore e una testimonianza di speranza per tutti”.
Da qui l’impegno: “Una fonte di impegno perché si possa contribuire a quel ‘movimento culturale e morale, anche religioso’ che in quel discorso Borsellino auspicava. La lotta alla mafia deve continuare da parte di tutti, a maggior ragione da parte di chi attinge il nome di Dio dalle Sacre Scritture, dalla Bibbia, di chi partecipa anche della fede di Paolo Borsellino: ‘Quale Dio è come te, che toglie l’iniquità?’ Chi ha fede, insieme ad ogni uomo e ad ogni donna di buona volontà capaci di indignazione, si impegna a togliere l’iniquità che opprime la convivenza della città umana”.
Ed ha messo in luce la fede di Borsellino: “Vogliamo mettere in risalto il chiaro orizzonte di fede che ha guidato Paolo Borsellino nel suo alto magistero di magistrato che ha raggiunto il massimo della carriera a cui può e deve aspirare chi esercita questa delicata e ardua professione con spirito di autentico servizio e totale indipendenza: il martirio, l’effusione del sangue. Per amore. L’unica carriera a cui aspira ogni vero discepolo del Crocifisso risorto”.
Una fede incarnata nel suo lavoro: “La sua professione di magistrato porta dentro questa intenzionalità cristica. Autonomia teonoma: magistrato autonomo, indipendente. Uomo integro, cristiano per scelta, ‘testimone’ credibile. Un autentico cristifidelis, un vero laico cristiano. Un uomo, un magistrato, un cristiano che ha speso la sua vita per ‘una lotta d’amore’. Mi permettete, non un cattolico come tanti per etichetta, bensì mosso da una fede operante, che alimenta il principio responsabilità”.
E questa è stata la sua conclusione: “Chiunque assimila e pratica l’animo e la volontà di Paolo e di Giovanni. Solamente questi è loro fratello e amico. Ed oggi (in un tempo di ostentata antimafia) ce n’è un disperato bisogno!”
Anche nel discorso alla città in occasione della 401^ festa di santa Rosalia l’arcivescovo di Palermo aveva fatto un appello contro la ‘peste dell’indifferenza e della rassegnazione’: “Noi li conosciamo: Ninni, Giovanni, Francesca, Paolo, Pino, Biagio…. Sono i testimoni della giustizia, della legalità, della fede e della carità che hanno versato il sangue per Palermo e per la Sicilia e quanti – tanti – che in questa città, senza clamore, sono capaci di fare la loro parte nella feriale coerenza e nella sobria bellezza.
Stasera, miei Cari e mie Care, siamo di fronte a un’alternativa di vita o di morte. Rosalia ci mette davanti a questo bivio. O ritroviamo la vitalità dentro di noi (che significa gioia di essere accanto agli altri, gioia di costruire assieme, gioia di accogliere e di lasciarsi accogliere), ascoltando l’appello del nostro cuore, ovvero siamo destinati a un’esistenza cupa, infelice, sempre bisognosa di possesso, di controllo, di ossequio e riconoscimento forzato da parte di chi ci sta attorno. Rosalia ci grida: ‘Svegliatevi! Non restate passivi spettatori di un disastro. Non arrendetevi alla disperazione. Il bene è possibile, la vita buona è possibile’.
La Santuzza ci addita stasera l’esempio meraviglioso di papa Francesco. E’ lui l’uomo che ha scelto la parte del cuore. Colui che ha scelto la verità dell’ascolto profondo di sé e degli altri. E ha fatto risplendere nel mondo una luce diversa. Un fiume di persone, di poveri, di sconsolati sono andati a ringraziarlo il giorno dell’Eucaristia di suffragio… che meraviglia! Il bene, quello vero, ritorna! Nemmeno i potenti della terra hanno potuto sottrarsi a rendere omaggio all’autorevolezza di papa Francesco. E papa Leone si è immesso sulla stessa strada, sullo stesso cammino, con la forza delle parole evangeliche: pace, amore, unità, umiltà, povertà”.
Il suo discorso è stato un invito a svegliarsi: “Svegliatevi, miei carissimi giovani! Svegliamoci, fratelli e sorelle di Palermo! La vita è dura, a volte impietosa. La fatica è tanta, a volte insostenibile. Ma abbiamo la vitalità per farci carico della nostra esistenza. E per farlo assieme. Per sognare assieme. Sognare, con il pastore Martin Luther King, un mondo senza guerra e senza sopraffazione; un mondo senza armi e dove non valga la legge del più forte; un mondo in cui i poveri siano innalzati e i potenti, i narcisi, vengano buttati giù dai loro troni; un mondo dove i popoli del Sud povero trovino pace e benessere; un mondo dove il colore della pelle sia come un arcobaleno e i migranti vengano accolti con calore, come persone umane, come fratelli; un mondo in cui le nostre Città, la nostra Città sia seme di bellezza; una Palermo dove la mafia non ci sia più, annientata non dalla forza militare ma bensì dalla scoperta della sua inconsistenza, della sua nullità, della sua infelicità. Ecco, una Palermo, nella quale il fuoco e la luce della speranza si accenda e contagi”.
Papa Leone XIV invita gli anziani a testimoniare la speranza
“Il Giubileo che stiamo vivendo ci aiuta a scoprire che la speranza è fonte di gioia sempre, ad ogni età. Quando, poi, essa è temprata dal fuoco di una lunga esistenza, diventa fonte di una beatitudine piena. La Sacra Scrittura presenta diversi casi di uomini e donne già avanti negli anni, che il Signore coinvolge nei suoi disegni di salvezza. Pensiamo ad Abramo e Sara: ormai anziani, restano increduli davanti alla parola di Dio, che promette loro un figlio. L’impossibilità di generare sembrava aver chiuso il loro sguardo di speranza sul futuro”: con queste parole inizia il messaggio di papa Leone XIV per la V Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, intitolato ‘Beato chi non ha perduto la sua speranza’, tratto dal libro del Siracide, in programma domenica 27 luglio, nel quale chiede alle chiese sul territorio ed alle istituzioni ecclesiali di iniziare una ‘rivoluzione della cura’.
Nel messaggio il papa prende a prestito la domanda di Nicodemo: “Vecchiaia, sterilità, declino sembrano spegnere le speranze di vita e di fecondità di tutti questi uomini e donne. E anche la domanda che Nicodemo pone a Gesù, quando il Maestro gli parla di una ‘nuova nascita’, sembra puramente retorica: ‘Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?’ Eppure ogni volta, davanti a una risposta apparentemente scontata, il Signore sorprende i suoi interlocutori con un intervento di salvezza”.
Quindi gli anziani sono ‘segni dei tempi’: “Il fatto che il numero di quelli che sono avanti negli anni sia oggi in aumento diventa allora per noi un segno dei tempi che siamo chiamati a discernere, per leggere bene la storia che viviamo. La vita della Chiesa e del mondo, infatti, si comprende solo nel susseguirsi delle generazioni, e abbracciare un anziano ci aiuta a capire che la storia non si esaurisce nel presente, né si consuma tra incontri veloci e relazioni frammentarie, ma si snoda verso il futuro”.
Inoltre nella Bibbia gli anziani sono anche stimolo per il futuro: “Nel libro della Genesi troviamo il commovente episodio della benedizione data da Giacobbe, ormai vecchio, ai suoi nipoti, i figli di Giuseppe: le sue parole li spronano a guardare con speranza al futuro, come al tempo delle promesse di Dio. Se dunque è vero che la fragilità degli anziani necessita del vigore dei giovani, è altrettanto vero che l’inesperienza dei giovani ha bisogno della testimonianza degli anziani per progettare con saggezza l’avvenire”.
Ed esempi di fede: “Quanto spesso i nostri nonni sono stati per noi esempio di fede e di devozione, di virtù civiche e impegno sociale, di memoria e di perseveranza nelle prove! Questa bella eredità, che ci hanno consegnato con speranza e amore, non sarà mai abbastanza, per noi, motivo di gratitudine e di coerenza”.
E’ un invito a vedere gli anziani in prospettiva giubilare: “Guardando alle persone anziane in questa prospettiva giubilare, anche noi siamo chiamati a vivere con loro una liberazione, soprattutto dalla solitudine e dall’abbandono. Questo anno è il momento propizio per realizzarla: la fedeltà di Dio alle sue promesse ci insegna che c’è una beatitudine nella vecchiaia, una gioia autenticamente evangelica, che ci chiede di abbattere i muri dell’indifferenza, nella quale gli anziani sono spesso rinchiusi. Le nostre società, ad ogni latitudine, si stanno abituando troppo spesso a lasciare che una parte così importante e ricca della loro compagine venga tenuta ai margini e dimenticata”.
Per questo è necessario un cambio di passo: “Davanti a questa situazione, è necessario un cambio di passo, che testimoni un’assunzione di responsabilità da parte di tutta la Chiesa. Ogni parrocchia, ogni associazione, ogni gruppo ecclesiale è chiamato a diventare protagonista della ‘rivoluzione’ della gratitudine e della cura, da realizzare facendo visita frequentemente agli anziani, creando per loro e con loro reti di sostegno e di preghiera, intessendo relazioni che possano donare speranza e dignità a chi si sente dimenticato. La speranza cristiana ci spinge sempre a osare di più, a pensare in grande, a non accontentarci dello status quo. Nella fattispecie, a lavorare per un cambiamento che restituisca agli anziani stima e affetto”.
Infine, rivolgendosi agli anziani, il papa invita a trasmettere la fede: “Soprattutto da anziani, dunque, perseveriamo fiduciosi nel Signore. Lasciamoci rinnovare ogni giorno dall’incontro con Lui, nella preghiera e nella santa Messa. Trasmettiamo con amore la fede che abbiamo vissuto per tanti anni, in famiglia e negli incontri quotidiani: lodiamo sempre Dio per la sua benevolenza, coltiviamo l’unità con i nostri cari, allarghiamo il nostro cuore a chi è più lontano e, in particolare, a chi vive nel bisogno. Saremo segni di speranza, ad ogni età”.
Giornata Mondiale contro le Droghe. La testimonianza di Andrea
“Non chiediamoci solo cosa fanno i giovani. Chiediamoci perché lo fanno. Non cosa non va, ma cosa – o chi – manca: in occasione della Giornata Mondiale contro le Droghe, sentiamo il bisogno di fermarci. Di rallentare per un momento, respirare, e provare a guardare la realtà con uno sguardo nuovo. Uno sguardo più umano. Siamo abituati a parlare dei giovani elencando ciò che non funziona: dipendenze, comportamenti a rischio, numeri che spaventano. Ma ci chiediamo mai davvero cosa cercano? Cosa li muove? Cosa – o chi – manca nella loro vita?”
Partiamo da una riflessione dello psicologo Simone Feder, educatore e coordinatore dell’area Giovani nella comunità ‘Casa del Giovane’ di Pavia, per ragionare sul significato di questa Giornata mondiale contro le droghe: “Quando un giovane si rifugia in una sostanza, in una fuga, in un gesto estremo, raramente è un capriccio. Spesso è un grido. Un bisogno di essere visto, ascoltato, accolto. E’ un modo (forse l’unico che conoscono) per dire che qualcosa fa male.
E che, da soli, non ce la fanno più. Viviamo un tempo complesso, che non risparmia nessuno, ma che pesa in modo particolare su chi è giovane. Si cresce in fretta (troppo in fretta) in un mondo che cambia continuamente: il digitale amplifica emozioni e solitudini, la pandemia ha lasciato ferite profonde, la crisi climatica genera paure, il lavoro promette poco e spesso toglie molto”.
Per Simone Feder si deve sviluppare un’azione per far sentire a casa i giovani: “In ambito preventivo e di cura, non possiamo aspettare che i ragazzi vengano da noi. Siamo noi a dover andare verso di loro. Anche nei luoghi più difficili. Anche dove il disagio fa paura. Non servono solo nuovi progetti o servizi. Serve un nostro modo diverso di stare nei servizi. Serve che le nostre strutture non offrano solo prestazioni, ma diventino casa. Casa dove il bisogno venga accolto con cura, rispetto, ascolto. Serve un nuovo patto educativo: autentico, coraggioso, condiviso”.
Per questo è necessaria una comunità che sappia ‘investire’ nei giovani: “Serve una comunità che non lasci soli i suoi giovani. Che non abbia paura di sporcarsi le mani, che sappia camminare accanto senza invadere, che sappia ascoltare prima di giudicare. Parlare di attenzione e prevenzione significa esserci, ogni giorno. Significa entrare nei luoghi dei giovani (fisici e digitali) con umiltà, rispetto, fiducia. Significa investire in cultura, sport, arte, esperienze belle. Perché la bellezza salva. I ragazzi hanno bisogno di sperimentare il bello e il possibile, non solo il limite e il pericolo. Hanno bisogno di spazi dove possano esprimersi, fallire senza perdersi, sentirsi accolti senza dover dimostrare nulla”.
Una comunità capace di ascoltare i giovani: “Un giovane ascoltato oggi è un adulto capace di costruire, inventare, progettare domani. Abbiamo bisogno di un’alleanza vera. Un’alleanza tra adulti e giovani, tra famiglie, scuole, servizi, parrocchie, associazioni e istituzioni. Un’alleanza che sappia dire, con forza e con amore: nessun giovane può crescere da solo”.
Ed infine lo psicologo ha chiesto un ‘cammino’ quotidiano con i giovani: “Noi adulti abbiamo il compito più difficile e più bello: esserci davvero. Camminare accanto a loro, non da lontano, ma con una presenza concreta. Non solo nelle emergenze, ma nella cura quotidiana dei legami. Perché ogni giovane che si sente visto, ascoltato e stimato, è un giovane che, ogni giorno, può scegliere di restare, di vivere pienamente, di fiorire, nonostante tutto”.
Un ‘cammino’ che, grazie all’aiuto degli adulti (genitori ed operatori) è stato compiuto da Andrea, da un anno abita nella ‘Casa del Giovane’, che racconta: “A 12 anni c’era una forza dentro di me che mi spingeva a togliermi la vita. Oggi, a 15 anni, dopo un anno in comunità, c’è una forza dentro di me, che mi spinge a viverla”.
Per quale motivo hai fatto uso di droghe?
“Penso per scappare ed isolarmi dalle situazioni spiacevoli che vivevo ogni giorno, chiudendomi nell’effetto della sostanza”.
In quale modo hai iniziato?
“Da solo. Vivendo in un quartiere poco raccomandabile avevo accesso facile a pressoché qualsiasi tipo di sostanza, dai cannabinoidi agli anestetici”.
Perché volevi toglierti la vita?
“Vivevo ogni giorno circostanze deprimenti e man mano che il tempo passava si affievoliva la fiamma di speranza in me, giungendo alla conclusione finale. Fortunatamente i miei genitori mi hanno preceduto e quella sera mi hanno portato in ospedale”.
E come sei ‘rinato’?
“Con molto lavoro duro e forza di volontà. Io ci sono riuscito trovando persone qualificate all’interno di questa comunità e grazie al supporto dei servizi. Non è mancato l’aiuto da parte dei miei genitori per quanto riguarda il mio benessere e nel sostegno nei miei progetti futuri”.
Oggi cosa fai?
“Cerco di riprendere un ritmo di vita ‘standard’; pratico arrampicata, vado a scuola, faccio l’animatore all’oratorio estivo, torno a casa i weekend e cerco di costruire amicizie nuove e sane”.
Quali sono i tuoi sogni?
“Il mio sogno è quello di diventare psicologo o comunque lavorare nel campo del disagio dovuto alle dipendenze… Credo fortemente che la mia esperienza possa essere di aiuto ad altri nella mia situazione simile a quella passata”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV invita ad educare i giovani
“Sono lieto di incontrarvi al termine del vostro Capitolo provinciale: in questa settimana di preghiera, discernimento e progettazione comune avete potuto rinnovare l’adesione al carisma della vostra fondatrice, la venerabile suor Maria Teresa Spinelli”: breve incontro questa mattina di papa Leone XIV con le suore agostiniane con l’esortazione a rinnovare l’adesione al carisma della fondatrice, suor Maria Teresa Spinelli.
Un incontro nel segno di sant’Agostino, in cui ha sottolineato la necessità di un cammino di santità: “Mentre continua il suo processo di canonizzazione, pure procede il vostro cammino di santità! Come Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria, vi incoraggio a lasciarvi sempre nuovamente guidare dal nome che portate. Il servizio che vivete ogni giorno, infatti, si realizza anzitutto nella consacrazione della vita al Signore e si fortifica nella devozione sincera alla sua e nostra Madre”.
Ed ha elencato alcune tappe per procedere in questo percorso: “Imitando suor Maria Teresa, sarete dunque pazienti nelle tribolazioni, perché è proprio nelle nostre prove che il Signore conferma la sua fedeltà; sarete coraggiose nella missione, perché l’opera educativa cui vi dedicate formi menti sagge e cuori capaci di ascolto e passione per l’umanità; sarete perseveranti nella sequela di Cristo, che è ‘via, verità e vita’, e perciò criterio di ogni nostra iniziativa culturale. Sappiamo che una cultura senza verità diventa strumento dei potenti: anziché liberare le coscienze, le confonde e le distrae secondo gli interessi del mercato, della moda o del successo mondano”.
Ed ha consigliato di leggere un libro del santo di Ippona: “A tal proposito, vi consiglio di riprendere un’opera del santo dottore, nostro padre Agostino, il ‘De Magistro’, per meditarla nel prossimo futuro, raccogliendo i frutti del vostro Capitolo. In questo scritto Agostino afferma che l’insegnamento esteriore deve sempre portare all’incontro col Maestro interiore, che è Gesù”.
Mentre ad un gruppo di giovani, insegnanti e sacerdoti dalla Danimarca, dall’Irlanda, dall’Inghilterra, dal Galles e dalla Scozia, a Roma in occasione dell’Anno Santo, il papa ha sottolineato che la visita ai luoghi in cui i santi Pietro e Paolo hanno testimoniato il ‘loro amore per Gesù’ può rafforzare la fede: “Di fatto, per i cristiani Roma è sempre stata una casa speciale, poiché è il luogo dove gli apostoli Pietro e Paolo hanno dato la testimonianza suprema del loro amore di Gesù offrendo la propria vita come martiri. Come Successore di Pietro, desidero esprimere la mia gratitudine per la vostra presenza qui e prego perché, visitando i diversi luoghi sacri, possiate trarre ispirazione e speranza dall’esempio profondo di come i santi e i martiri hanno imitato Cristo”.
Ed ecco l’importanza del pellegrinaggio: “Il pellegrinaggio svolge un ruolo fondamentale nella nostra vita di fede, poiché ci toglie dalle nostre case e dalle nostre routine quotidiane e ci dona il tempo e lo spazio per incontrare Dio in maniera più profonda. Questi momenti ci aiutano sempre a crescere, perché attraverso di essi lo Spirito Santo ci modella dolcemente affinché siamo sempre più conformi alla mente e al cuore di Gesù Cristo”.
Nel saluto il papa ha invitato i giovani a scoprire la propria missione: “In modo particolare, cari fratelli e sorelle, giovani riuniti qui con noi questa mattina, ricordate che Dio ha creato ognuno di voi con uno scopo e una missione in questa vita. Approfittate dunque di questa opportunità per ascoltare, per pregare, di modo che possiate sentire più chiaramente la voce di Dio che vi chiama nel profondo dei vostri cuori”.
Però tale scoperta necessita di ascolto: “Vorrei aggiungere che oggi, molto spesso, perdiamo la capacità di ascoltare, di ascoltare davvero. Ascoltiamo la musica, le nostre orecchie sono costantemente inondate da ogni genere di input digitale, ma a volte dimentichiamo di ascoltare il nostro cuore ed è nel nostro cuore che Dio ci parla, che Dio ci chiama e ci invita a conoscerlo meglio e a vivere nel suo amore. E attraverso questo ascolto, potreste aprirvi per consentire alla grazia di Dio di rafforzare la vostra fede in Gesù, così da poter più facilmente condividere tale dono con gli altri”.
Mentre agli insegnanti ha chiesto di educarli attraverso la propria vita: “Di fatto essi guarderanno a voi come modelli: modelli di vita, modelli di fede. Guarderanno a voi in modo particolare per come insegnate e come vivete. Spero che nutrirete ogni giorno la vostra relazione con Cristo, che ci offre il modello dell’insegnamento autentico, di modo che, a vostra volta, possiate guidare e incoraggiare quanti sono affidati alle vostre cure a seguire Cristo nella propria vita”.
Quindi ha ricordato che il pellegrinaggio non termina mai: “Siamo tutti pellegrini e siamo sempre pellegrini, in cammino mentre cerchiamo di seguire il Signore e mentre cerchiamo il sentiero che è propriamente nostro nella vita. Indubbiamente ciò non è facile, ma con l’aiuto del Signore, l’intercessione dei santi e l’incoraggiamento reciproco, potete essere certi che, fintanto che rimarrete fedeli, confidando sempre nella misericordia di Dio, l’esperienza di questo pellegrinaggio continuerà a dare frutti per tutta la vostra vita”.
(Foto: Santa Sede)
A Torino il ‘Frassati Day’
Sabato 5 giugno alle ore 12, con l’inaugurazione di ‘Verso l’Altro’, uno spazio espositivo permanente allestito nella sacrestia della ex canonica della chiesa torinese di Santa Maria di Piazza (via Santa Maria, 4), si chiude il ‘Frassati Day’: la tre giorni di celebrazioni religiose e iniziative culturali organizzate per ricordare la figura, l’opera e l’impegno umano, sociale, politico e, naturalmente, spirituale del Beato Pier Giorgio Frassati (del quale è prossima la canonizzazione, prevista nella giornata di domenica 7 settembre), nel centenario della sua morte, avvenuta il 4 luglio del 1925.
Realizzata da Mediacor (società di comunicazione che ha già curato diverse installazioni museali per il mondo ecclesiale, come il Polo Culturale ‘Cultures And Mission’ dei Missionari della Consolata a Torino, il percorso ‘Antonius’ dei Frati Minori Conventuali a Padova e il riallestimento del Museo Don Bosco a Chieri) con il sostegno della Fondazione CRT, della Conferenza Episcopale Italiana e dell’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati, l’esposizione propone un percorso emozionale e immersivo, accessibile a tutti, che racconta la vita e l’esperienza spirituale di Pier Giorgio Frassati attraverso l’uso di tecnologie multimediali avanzate, tra cui proiezioni luminose, suoni e audio evocativi con la lettura di lettere di e a Pier Giorgio, pannelli interattivi e applicazioni che guidano i visitatori in un viaggio biografico, esplorando il contesto storico nel quale Frassati ha vissuto, i luoghi significativi della sua vita: Torino, le sue periferie, le città europee da lui visitate, la campagna di Pollone e, in particolare, la montagna, simbolo della sua ricerca ‘verso l’alto’.
“Siamo molto emozionati per l’apertura di questo luogo dedicato a Pier Giorgio Frassati: la sua testimonianza, sottolinea suor Carmela Busìa, coordinatrice Pastorale dei giovani e dei ragazzi, è davvero preziosa e incoraggiante per i giovani! E’ stato capace di trovare il tempo per ogni cosa: amicizie, studio, preghiera, impegno e divertimento! In ‘Verso l’altro’ i giovani troveranno un compagno di strada, per capire come potersi dedicare agli altri e come vivere intensamente la giovinezza”.
Il progetto architettonico, sviluppato con l’obiettivo di conservare e valorizzare le caratteristiche storiche e artistiche del complesso religioso di via Santa Maria, ha previsto importanti interventi di ristrutturazione e l’adeguamento degli spazi per garantirne piena accessibilità. Il nuovo spazio espositivo, nato con l’obiettivo di far conoscere a un pubblico sempre più ampio la figura del Beato Pier Giorgio Frassati, è stato, come detto, realizzato con il sostegno della Fondazione CRT.
“Fondazione CRT è lieta di aver contribuito alla realizzazione di questa iniziativa di alto valore culturale e sociale. Pier Giorgio Frassati rappresenta una delle più luminose figure dei Santi Sociali Piemontesi: un esempio di ascolto, inclusione e accoglienza che riteniamo fondamentale trasmettere alle nuove generazioni, dichiara la presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi. La creazione di uno spazio multimediale a lui dedicato rappresenta un importante strumento educativo, capace di veicolare un messaggio dal profondo valore culturale e sociale, e non solo spirituale, attraverso linguaggi e tecnologie vicini ai giovani”.
Anche la Conferenza Episcopale Italiana e l’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati hanno sostenuto il progetto: “La figura di Frassati, sottolinea mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della Cei, affascina e continua a ispirare generazioni di giovani. Questa esposizione aiuta a conoscere e a riscoprire l’attualità del messaggio di un testimone che ha fatto dell’amore al Signore e ai fratelli più deboli e dell’impegno per una società più giusta le cifre caratteristiche della sua vita. Un giovane per i giovani, che ha ancora molto da dire, soprattutto in un tempo di disaffezione politica e di indifferenza”.
“L’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, nata dai giovani di Azione Cattolica il 7 luglio 1925, ha sin dalle origini avuto come scopo rendere attuale e presente tra i ragazzi e i giovani la figura di Frassati, con modalità che ne restituissero il suo profondo spirito di carità e di amore per la vita. Perciò, evidenzia Roberto Falciola, presidente dell’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, ha seguito con grande attenzione l’idea e lo sviluppo dello spazio multimediale permanente in Santa Maria di Piazza, che consentirà di fare conoscere Pier Giorgio a molti pellegrini da tutto il mondo, e ha deciso di partecipare alla sua realizzazione con un contributo economico”.
Nei prossimi mesi, l’antico complesso della Chiesa di Santa Maria di Piazza sarà oggetto di altri lavori di ristrutturazione per la Cappella dei Minusieri, dove è previsto che prenda vita uno spazio narrativo e conoscitivo dedicato a tutti i Santi torinesi. Il progetto ha ricevuto anche piccole donazioni di singoli e di associazioni legate a Pier Giorgio Frassati attraverso il portale For Funding di Banca Intesa (https://www.forfunding.intesasanpaolo.com/DonationPlatform-ISP/nav/progetto/museo-Frassati).
L’esposizione “Verso l’altro” è stata progettata dalla società Mediacor che, in particolare, ha curato sia la ristrutturazione con il coordinamento dell’architetta Gabriella Loi, sia l’esperienza museale con il coinvolgimento della scrittrice Anna Peiretti, del regista Luca Olivieri e il supporto di Roberto Falciola, vice-postulatore della causa di canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e di Marta Margotti, docente di Storia contemporanea all’Università di Torino.
“Le scelte per ideare e poi realizzare questo spazio espositivo multimediale, spiega Paolo Pellegrini, amministratore delegato di Mediacor, sono partite da alcuni punti fermi: allestire un luogo dove consentire ai torinesi di conoscere questo significativo personaggio del Novecento, poi mettere questo spazio a disposizione anche dei numerosi pellegrini che arrivano da tutto il mondo con sistemi e modalità di racconto efficaci tanto per un pubblico nazionale quanto internazionale e ancora, terzo caposaldo del progetto, allestire uno spazio in cui la narrazione fosse davvero contemporanea e coinvolgente e, infine, prestare massima attenzione all’accessibilità, alla fruibilità per tutti, a livello fisico, sensoriale e cognitivo”.
All’inaugurazione di sabato 5 luglio, alle ore 12, saranno presenti l’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole, il sindaco della Città di Torino, Stefano Lo Russo, la vice presidente della Fondazione CRT, Paola Casagrande, il presidente della Compagnia di San Paolo, Marco Gilli e Roberto Falciola, presidente dell’opera diocesana Pier Giorgio Frassati. Interverranno inoltre Paolo Pellegrini, ad di Mediacor, suor Carmela Busìa, delegata dall’arcivescovo per il Comitato diocesano per il centenario di Pier Giorgio Frassati e don Luca Bertarelli, parroco di Pollone. Dal pomeriggio di sabato 5 luglio le visite sono aperte al pubblico (previa iscrizione sul sito www.versolaltro.it) e nelle settimane successive, scrivendo a prenotazioni@versolaltro.it.
Mentre oggi il programma del ‘Frassati Day’ prevede alle ore 10.00, nella Cattedrale di San Giovanni Battista, un momento di preghiera guidato dal vescovo ausiliare della diocesi torinese, mons. Alessandro Giraudo, e, un’ora dopo, la partenza (proprio dalla Cattedrale) del ‘Frassatour’: un percorso di visita in centro città ai luoghi del Beato Pier Giorgio, un’iniziativa dedicata ai giovani che partecipano alle attività estive organizzate negli oratori, un modo per presentare Frassati a misura di ragazzo.
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A Torino il ‘Frassati Day’
Sabato 5 giugno alle ore 12, con l’inaugurazione di ‘Verso l’Altro’, uno spazio espositivo permanente allestito nella sacrestia della ex canonica della chiesa torinese di Santa Maria di Piazza (via Santa Maria, 4), si chiude il ‘Frassati Day’: la tre giorni di celebrazioni religiose e iniziative culturali organizzate per ricordare la figura, l’opera e l’impegno umano, sociale, politico e, naturalmente, spirituale del Beato Pier Giorgio Frassati (del quale è prossima la canonizzazione, prevista nella giornata di domenica 7 settembre), nel centenario della sua morte, avvenuta il 4 luglio del 1925.
Realizzata da Mediacor (società di comunicazione che ha già curato diverse installazioni museali per il mondo ecclesiale, come il Polo Culturale ‘Cultures And Mission’ dei Missionari della Consolata a Torino, il percorso ‘Antonius’ dei Frati Minori Conventuali a Padova e il riallestimento del Museo Don Bosco a Chieri) con il sostegno della Fondazione CRT, della Conferenza Episcopale Italiana e dell’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati, l’esposizione propone un percorso emozionale e immersivo, accessibile a tutti, che racconta la vita e l’esperienza spirituale di Pier Giorgio Frassati attraverso l’uso di tecnologie multimediali avanzate, tra cui proiezioni luminose, suoni e audio evocativi con la lettura di lettere di e a Pier Giorgio, pannelli interattivi e applicazioni che guidano i visitatori in un viaggio biografico, esplorando il contesto storico nel quale Frassati ha vissuto, i luoghi significativi della sua vita: Torino, le sue periferie, le città europee da lui visitate, la campagna di Pollone e, in particolare, la montagna, simbolo della sua ricerca ‘verso l’alto’.
“Siamo molto emozionati per l’apertura di questo luogo dedicato a Pier Giorgio Frassati: la sua testimonianza, sottolinea suor Carmela Busìa, coordinatrice Pastorale dei giovani e dei ragazzi, è davvero preziosa e incoraggiante per i giovani! E’ stato capace di trovare il tempo per ogni cosa: amicizie, studio, preghiera, impegno e divertimento! In ‘Verso l’altro’ i giovani troveranno un compagno di strada, per capire come potersi dedicare agli altri e come vivere intensamente la giovinezza”.
Il progetto architettonico, sviluppato con l’obiettivo di conservare e valorizzare le caratteristiche storiche e artistiche del complesso religioso di via Santa Maria, ha previsto importanti interventi di ristrutturazione e l’adeguamento degli spazi per garantirne piena accessibilità. Il nuovo spazio espositivo, nato con l’obiettivo di far conoscere a un pubblico sempre più ampio la figura del Beato Pier Giorgio Frassati, è stato, come detto, realizzato con il sostegno della Fondazione CRT.
“Fondazione CRT è lieta di aver contribuito alla realizzazione di questa iniziativa di alto valore culturale e sociale. Pier Giorgio Frassati rappresenta una delle più luminose figure dei Santi Sociali Piemontesi: un esempio di ascolto, inclusione e accoglienza che riteniamo fondamentale trasmettere alle nuove generazioni, dichiara la presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi. La creazione di uno spazio multimediale a lui dedicato rappresenta un importante strumento educativo, capace di veicolare un messaggio dal profondo valore culturale e sociale, e non solo spirituale, attraverso linguaggi e tecnologie vicini ai giovani”.
Anche la Conferenza Episcopale Italiana e l’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati hanno sostenuto il progetto: “La figura di Frassati, sottolinea mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della Cei, affascina e continua a ispirare generazioni di giovani. Questa esposizione aiuta a conoscere e a riscoprire l’attualità del messaggio di un testimone che ha fatto dell’amore al Signore e ai fratelli più deboli e dell’impegno per una società più giusta le cifre caratteristiche della sua vita. Un giovane per i giovani, che ha ancora molto da dire, soprattutto in un tempo di disaffezione politica e di indifferenza”.
“L’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, nata dai giovani di Azione Cattolica il 7 luglio 1925, ha sin dalle origini avuto come scopo rendere attuale e presente tra i ragazzi e i giovani la figura di Frassati, con modalità che ne restituissero il suo profondo spirito di carità e di amore per la vita. Perciò, evidenzia Roberto Falciola, presidente dell’Opera Diocesana ‘Pier Giorgio Frassati’, ha seguito con grande attenzione l’idea e lo sviluppo dello spazio multimediale permanente in Santa Maria di Piazza, che consentirà di fare conoscere Pier Giorgio a molti pellegrini da tutto il mondo, e ha deciso di partecipare alla sua realizzazione con un contributo economico”.
Nei prossimi mesi, l’antico complesso della Chiesa di Santa Maria di Piazza sarà oggetto di altri lavori di ristrutturazione per la Cappella dei Minusieri, dove è previsto che prenda vita uno spazio narrativo e conoscitivo dedicato a tutti i Santi torinesi. Il progetto ha ricevuto anche piccole donazioni di singoli e di associazioni legate a Pier Giorgio Frassati attraverso il portale For Funding di Banca Intesa (https://www.forfunding.intesasanpaolo.com/DonationPlatform-ISP/nav/progetto/museo-Frassati).
L’esposizione “Verso l’altro” è stata progettata dalla società Mediacor che, in particolare, ha curato sia la ristrutturazione con il coordinamento dell’architetta Gabriella Loi, sia l’esperienza museale con il coinvolgimento della scrittrice Anna Peiretti, del regista Luca Olivieri e il supporto di Roberto Falciola, vice-postulatore della causa di canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e di Marta Margotti, docente di Storia contemporanea all’Università di Torino.
“Le scelte per ideare e poi realizzare questo spazio espositivo multimediale, spiega Paolo Pellegrini, amministratore delegato di Mediacor, sono partite da alcuni punti fermi: allestire un luogo dove consentire ai torinesi di conoscere questo significativo personaggio del Novecento, poi mettere questo spazio a disposizione anche dei numerosi pellegrini che arrivano da tutto il mondo con sistemi e modalità di racconto efficaci tanto per un pubblico nazionale quanto internazionale e ancora, terzo caposaldo del progetto, allestire uno spazio in cui la narrazione fosse davvero contemporanea e coinvolgente e, infine, prestare massima attenzione all’accessibilità, alla fruibilità per tutti, a livello fisico, sensoriale e cognitivo”.
All’inaugurazione di sabato 5 luglio, alle ore 12, saranno presenti l’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole, il sindaco della Città di Torino, Stefano Lo Russo, la vice presidente della Fondazione CRT, Paola Casagrande, il presidente della Compagnia di San Paolo, Marco Gilli e Roberto Falciola, presidente dell’opera diocesana Pier Giorgio Frassati. Interverranno inoltre Paolo Pellegrini, ad di Mediacor, suor Carmela Busìa, delegata dall’arcivescovo per il Comitato diocesano per il centenario di Pier Giorgio Frassati e don Luca Bertarelli, parroco di Pollone. Dal pomeriggio di sabato 5 luglio le visite sono aperte al pubblico (previa iscrizione sul sito www.versolaltro.it) e nelle settimane successive, scrivendo a prenotazioni@versolaltro.it.
Mentre oggi il programma del ‘Frassati Day’ prevede alle ore 10.00, nella Cattedrale di San Giovanni Battista, un momento di preghiera guidato dal vescovo ausiliare della diocesi torinese, mons. Alessandro Giraudo, e, un’ora dopo, la partenza (proprio dalla Cattedrale) del ‘Frassatour’: un percorso di visita in centro città ai luoghi del Beato Pier Giorgio, un’iniziativa dedicata ai giovani che partecipano alle attività estive organizzate negli oratori, un modo per presentare Frassati a misura di ragazzo.
In serata la Cattedrale del capoluogo piemontese ospiterà, alle ore 20.00, lo spettacolo per ‘voci e parole su Pier Giorgio Frassati’ ed alle ore 21.00, la Messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole.
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In serata la Cattedrale del capoluogo piemontese ospiterà, alle ore 20.00, lo spettacolo per ‘voci e parole su Pier Giorgio Frassati’ ed alle ore 21.00, la Messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole.
Le due (silenziate) sentenze della Corte Suprema USA in materia di libertà educativa e difesa dei minori
Delle tre sentenze che la Corte Suprema degli Stati Uniti, la più alta autorità giudiziaria della magistratura federale, ha emesso venerdì scorso, i media hanno valorizzato quasi esclusivamente quella in tema d’immigrazione. Il focus informativo è stato quindi la possibilità riacquisita dal Presidente Trump di ridimensionare il principio dello ius soli, che ha consentito finora ai migranti negli USA di ottenere automaticamente la cittadinanza per il solo fatto di far nascere i propri figli nel territorio americano. Le altre due sentenze, in materia di libertà educativa e di difesa dei minori, ridisegnano invece molto di più l’orizzonte legale riconoscendo finalmente ai genitori il loro ruolo indispensabile all’interno della società e della famiglia.
Con la prima delle due pronunce in questione, quella in materia di libertà educativa, la Corte presieduta dal giudice John Glover Roberts Jr. (nella foto), nominato nel 2005 dal Presidente George W. Bush, ha riconosciuto ai genitori che erano ricorsi contro il Consiglio scolastico della Contea di Montgomery nel Maryland, il diritto di esentare i propri figli dalla frequentazione di lezioni che includono contenuti ispirati all’ideologia gender o comunque rientranti nell’agenda LGBTQ+.
Si tratta dello storico caso “Mahmoud v. Taylor”, deciso lo scorso anno in termini esattamente opposti dai tribunali inferiori del Maryland, stabilendo che le scuole pubbliche potevano imporre ai genitori la frequentazione dei loro figli a tali lezioni in quanto “patrimonio di tutti” e necessari presidi contro le discriminazioni degli omosessuali, transessuali, etc. In realtà i genitori del Maryland che avevano fatto causa agli istituti scolastici volevano semplicemente far escludere, in nome del Primo Emendamento della Costituzione sulla libertà di religione, i loro figli di 6/10 anni dalle classi elementari nelle quali in alcune materie venivano letti libri di fiabe con personaggi LGBTQ+.
Certo, la sentenza della Corte Suprema pur avendo ristabilito un diritto educativo fondamentale in capo a madri e padri (e nonni!), lo ha fatto in termini specifici e sulla base di presupposti non generali. Nel senso che la possibilità di tenere fuori i propri figli dalle lezioni-indottrinamento gender è riconosciuta solo per una “obiezione di coscienza religiosa”, restando fuori il diritto di tutti quei genitori che, per motivi personali, di ragione o di semplice buon senso, vorranno difendere la sana ed equilibrata crescita dei propri bambini. Siamo solo all’inizio ma comunque il solco è tracciato.
Tanto più che il giudice Samuel Alito, scrivendo la sentenza in nome della maggioranza dei 6 giudici che (contro tre) ha deliberato in senso favorevole ai genitori cristiani e musulmani, ha riaffermato un principio costituzionale di libertà che rimarrà nella storia del XXI secolo della Corte Suprema. Ovvero quello per cui la negazione della possibilità dei genitori di esentare i propri figli da lezioni scolastiche contrarie al loro modo di pensare e vivere impone un «onere incostituzionale sull’esercizio della religione», compromettendo il diritto-dovere dei genitori di proteggere lo sviluppo religioso dei loro bambini.
La decisione, invocata dall’ampia galassia di associazioni familiari e di gruppi ed esponenti che da decenni danno vita al movimento per i diritti dei genitori, è suscettibile di avere implicazioni di vasta portata in tutte le scuole nordamericane. Da ora in poi i consigli scolastici non potranno più imporre l’ideologia gender, altrimenti rischieranno di trovarsi le classi mezze vuole e, alla lunga, il crollo delle iscrizioni e la prospettiva della chiusura.
La seconda delle sentenze alla quale i grandi media hanno messo il silenziatore riguarda la difesa dei minori dalla pornografia. La Corte Suprema ha infatti confermato una legge dello Stato del Texas che impone ai siti web di contenuti pornografici di verificare l’età dei propri visitatori, rendendo così reale ed effettivo il divieto di farvi accedere bambini e ragazzi.
Con un voto anche in questo caso a maggioranza (6 contro 3), la Supreme Court of the United States (abbreviato “SCOTUS”) ha respinto la violazione al Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, quello che garantisce in sintesi la “terzietà” della legge rispetto al culto della religione ed al suo libero esercizio, sostenendo che la protezione dei minori dai contenuti sessualmente espliciti online giustifica pienamente l’onere imposto di verifica dell’età. La decisione ripristina il valore pubblico e costituzionale della protezione della salute psichica e sessuale dei bambini rispetto alla presunta libertà di espressione asserita dai produttori e divulgatori di contenuti porno, in un’epoca in cui i contenuti digitali sono sempre più accessibili.




























