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Giubileo dei Giovani: papa Leone XIV e la riscoperta della fede
Lo scorso sabato, 2 agosto, papa Leone XIV ha incontrato un milione di giovani a Tor Vergata in occasione della veglia per il Giubileo dei Giovani. Durante l’evento, ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo hanno rivolto al Pontefice alcune domande profonde e significative: sul senso autentico dell’amicizia come legame che favorisce la crescita personale e la maturazione; sulle scelte che definiscono l’identità e il cammino di ciascuno; e infine sul valore del bene e del silenzio.
Attraverso le sue risposte, papa Leone XIV ha posto al centro della vita dei giovani la figura di Gesù Cristo, ribadendo l’urgenza di promuovere, nel tempo presente, una vera e propria paideia della fede, capace di educare le coscienze e orientare le scelte. In questo contesto, il Papa ha acceso i riflettori sulla figura di Sant’Agostino, indicandolo come modello da conoscere e approfondire per crescere e maturare nella fede, soprattutto nell’attuale scenario socioculturale.
Significativi sono apparsi anche i continui richiami ai suoi predecessori: papa Francesco, papa san Giovanni Paolo II e papa Benedetto XVI. Di particolare intensità alcuni stralci delle sue esortazioni:
Adorate l’Eucaristia, fonte della vita eterna! Studiate, lavorate, amate secondo lo stile di Gesù, il Maestro buono che cammina sempre al nostro fianco […]. Come amava ripetere Papa Benedetto XVI, chi crede non è mai solo. Perciò incontriamo veramente Cristo nella Chiesa, cioè nella comunione di coloro che il Signore stesso riunisce attorno a sé per farsi incontro, lungo la storia, ad ogni uomo che sinceramente lo cerca.
Ritornare alle sorgenti della fede per ripartire con rinnovato slancio, affrontando le sfide dell’epoca presente con consapevolezza e coraggio. Leone XIV, a proposito del profondo legame dell’amicizia, ricorda quanto questo valore, se opportunamente “educato”, possa diventare fonte di crescita, di conoscenza di sé e un supporto indispensabile per riscoprire la propria dimensione creaturale. Egli ribadisce che — proprio riscoprendo nell’amicizia un’esperienza forte di relazione — si possa gettare un ponte verso la pace nel mondo. Si leggano le sue parole:
Nessuna amicizia è fedele se non in Cristo. È in Lui solo che essa può essere felice ed eterna» (Contro le due lettere dei pelagiani, I, I, 1); e la vera amicizia è sempre in Gesù Cristo con fiducia, amore e rispetto. «Ama veramente il suo amico colui che nel suo amico ama Dio» (Discorso 336), ci dice Sant’Agostino. L’amicizia con Cristo, che sta alla base delle fede, non è solo un aiuto tra tanti altri per costruire il futuro: è la nostra stella polare.
Come scriveva il beato Pier Giorgio Frassati, «vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità non è vivere, ma vivacchiare» (Lettere, 27 febbraio 1925). Quando le nostre amicizie riflettono questo intenso legame con Gesù, diventano certamente sincere, generose e vere[…]. L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada verso la pace.
L’essere umano, uomo e donna, nella misura in cui coltiva la propria dimensione spirituale, può sviluppare e comprendere — nella fede in Cristo — il senso più profondo del legame dell’amicizia e della relazione in generale. In altre parole, come non riconoscere, in queste profonde esortazioni, il celebre assioma di san Tommaso d’Aquino: la grazia non mortifica la natura dell’essere umano, ma la purifica e la eleva?
Papa Leone XIV ha dunque richiamato l’attenzione dei giovani contemporanei sulla validità educativa della fede, evidenziando come il “discorso su Dio” nel tempo presente sia tutt’altro che marginale, e contribuendo a sottolinearne la cruciale importanza. Infine, ad una ragazza italiana che ha espresso al pontefice la paura e l’incertezza che l’attuale scenario globale genera nei giovani circa una speranza per il futuro, il Papa ha ricordato quanto la fede cristiana – adeguatamente intesa e ancorata alla ragione- costituisca un elemento fondamentale per un percorso formativo ed educativo in merito alla decision making ovvero allo sviluppo e all’acquisizione della capacità di prendere decisioni e compiere scelte consapevoli che concorrono al benessere integrale della personalità dei giovani. Si legga quanto segue:
La scelta è un atto umano fondamentale. Osservandolo con attenzione, capiamo che non si tratta solo di scegliere qualcosa, ma di scegliere qualcuno. Quando scegliamo, in senso forte, decidiamo chi vogliamo diventare. La scelta per eccellenza, infatti, è la decisione per la nostra vita: quale uomo vuoi essere? Quale donna vuoi essere?
Carissimi giovani, a scegliere si impara attraverso le prove della vita, e prima di tutto ricordando che noi siamo stati scelti. Tale memoria va esplorata ed educata. Abbiamo ricevuto la vita gratis, senza sceglierla! All’origine di noi stessi non c’è stata una nostra decisione, ma un amore che ci ha voluti […]. Questa roccia è un amore che ci precede, ci sorprende e ci supera infinitamente: è l’amore di Dio. Perciò davanti a Lui la scelta diventa un giudizio che non toglie alcun bene, ma porta sempre al meglio.
Scommettere su Dio non significa che i giovani debbano evitare le sfide della vita, le difficoltà o i momenti di fallimento. Al contrario, scegliere di affidare la propria vita a Gesù vuol dire avere un punto di riferimento profondo, un orizzonte di senso che aiuta a vivere ogni giorno con la certezza nel cuore di non essere mai soli.
In questo senso, la fede diventa per i giovani una vera e propria ancora: qualcosa a cui aggrapparsi quando si attraversano le tempeste interiori tipiche dell’adolescenza — come i dubbi, le insicurezze, il senso di inadeguatezza, la precarietà e le fragilità emotive e caratteriali.
Credere in Cristo significa anche avere una marcia in più per affrontare la vita con entusiasmo, serenità e ottimismo, nonostante le difficoltà. Il cristianesimo non propone una soluzione già pronta per ogni problema, ma si offre come una bussola: uno strumento capace di orientare i passi dei giovani verso il bene, per costruire insieme quella ‘civiltà dell’amore’ di cui parla il Vangelo.
Leone XIV, tre mesi di pontificato nel segno dell’unità e della pace di Cristo
“Dio ci vuole bene. Dio vi ama tutti e il male non prevarrà. Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti, mano nella mano con Dio e tra di noi, andiamo avanti. Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di lui come il ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi, gli uni gli altri, a costruire i ponti con il dialogo, con l’incontro, unendo per essere un solo popolo, sempre in pace… In questo senso, possiamo tutti camminare insieme verso quella patria che Dio ci ha preparato”: con queste parole dalla Loggia delle Benedizioni, giovedì 8 maggio, il card. Robert Francis Prevost, appena eletto papa Leone XIV, salutava in piazza san Pietro il popolo cattolico, ch lo ha accolto con esultanza.
A tre mesi dalla sua elezione riflettiamo su alcuni elementi caratteristici del suo pontificato con p. Fabio Nardelli, appartenente all’Ordo Fratrum Minorum (OFM), docente di ecclesiologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Antonianum di Roma, nonché all’Istituto Teologico di Assisi: quali sono i tratti distintivi del suo pontificato?
“Se volessimo utilizzare un’espressione sintetica per definire questo pontificato, potremmo dire con le sue stesse parole che ‘questa è l’ora dell’amore’, cioè l’ora dell’unità. La comunione ecclesiale è un dato costitutivo ed identitario nella vita della Chiesa. Papa Leone XIV, sin dall’inizio, ha rilanciato la centralità del Cristo nell’annuncio missionario, sottolineando la dimensione salvifica operante nella Chiesa, per mezzo dei sacramenti. Papa Prevost (agostiniano, missionario, pastore, uomo profondamente spirituale ed umano), con lo stile dell’ascolto e del discernimento, sta accompagnando la Chiesa universale in questo momento di transizione”.
Però molti ancora non rinunciano a sottolineare discontinuità con il precedente pontificato: invece?
“Guardando alla storia della Chiesa, innanzitutto, è opportuno ricordare che ogni pontificato si inserisce ‘in contesto”, in ascolto della storia e, in particolare, delle inquietudini del mondo. Papa Leone XIV segue la scia di papa Francesco, apportando il suo specifico contributo con uno stile proprio. Egli si colloca in un processo di ‘continuità nella discontinuità’: il flusso dell’amore di Cristo continua nella successione apostolica, seguendo una via specifica. Riprendendo gli insegnamenti di papa Francesco, egli ha rilanciato immediatamente alcuni elementi essenziali dell’esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’da cui ripartire”.
‘Il Concilio di Nicea non è solo un evento del passato, ma una bussola che deve continuare a guidarci verso la piena unità visibile dei cristiani. Il Primo Concilio Ecumenico è fondamentale per il cammino comune che cattolici e ortodossi hanno intrapreso insieme dal Secondo Concilio Vaticano’: ha detto nello scorso giugno ai partecipanti al Simposio ‘Nicea e la Chiesa del terzo millennio: verso l’unità cattolica-ortodossa’, ribadendo la volontà di andare a Nicea: quanto è importante per il papa la comunione con gli ortodossi?
“L’elezione di papa Leone XIV è avvenuta in occasione del 1700 anniversario del concilio di Nicea, tappa fondamentale per l’elaborazione del credo condiviso da tutte le Chiese e comunità ecclesiali. E’ essenziale per lui il dialogo, la comunione in vista del ristabilimento della visibile comunione tra tutte le Chiese che professano la medesima fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Per il pontefice si tratta, innanzitutto, dell’unità di fede, ‘In illo uno unum’ (‘Nell’unico Cristo siamo uno’, ndr.), in quanto pur essendo molti, in Cristo, siamo uno. Questo deve essere il cammino deciso e coraggioso della Chiesa nel Terzo Millennio”.
Nel messaggio per la quinta giornata dei nonni e degli anziani papa Leone XIV li ha invitati alla speranza: ‘Il libro del Siracide afferma che la beatitudine è di coloro che non hanno perso la propria speranza, lasciando intendere che nella nostra vita, specie se lunga, possono esserci tanti motivi per volgersi con lo sguardo indietro, piuttosto che al futuro’. Perché essi sono segno di speranza?
“Guardando alla storia della salvezza e, in particolare, alla vita dei patriarchi, comprendiamo che Dio considera la loro vita ‘benedetta’ e ‘compiuta’, Secondo papa Leone XIV, perciò, gli anziani sono i ‘primi testimoni della speranza’ e di generazione in generazione la benedizione e la fedeltà di Dio arriva a noi anche grazie alla loro testimonianza. Essi, che non hanno perduto la speranza, illuminano il cammino delle nuove generazioni”.
‘Teniamoci uniti a Lui, rimaniamo nella sua amicizia, sempre, coltivandola con la preghiera, l’adorazione, la Comunione eucaristica, la Confessione frequente, la carità generosa, come ci hanno insegnato i beati Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis, che presto saranno proclamati Santi. Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo’: questo è stato l’invito di papa Leone XIV ai giovani nella celebrazione eucaristica a conclusione del loro giubileo. Per quale motivo invita i giovani a scoprire la fede?
“Papa Leone XIV, nei suoi discorsi, riserva sempre una particolare attenzione ai giovani, invitandoli a riscoprire la fede, ma soprattutto a rispondere con entusiasmo alla chiamata di Dio, che sempre invita a partecipare in maniera attiva alla vita cristiana. Spesso nel contesto culturale ed, in particolare, nel mondo giovanile vi è la l’abitudine del rimandare; il pontefice, invece, ripetutamente ha invitato i giovani a ‘non aspettare’ e, quindi, a non posticipare la chiamata di Dio. Anche, nei giorni del Giubileo dei Giovani, ha rilanciato la centralità del Cristo quale ‘nostra speranza’ da ricercare e accogliere nella vita quotidiana, aspirando a cose grandi e contagiando tutti con la testimonianza della fede”.
(Tratto da Aci Stampa)
I giovani e il fascino per il male
La fase adolescenziale della vita è caratterizzata dal ‘paradosso’, come afferma il noto psicoanalista Ammaniti. Pertanto, se da un lato il processo di secolarizzazione e scristianizzazione ha allontanato i giovani dalla fede, dall’altro versante si assiste a una crescita tra i giovani del fascino per l’occulto e il satanismo. I dati risultano di difficile censimento a causa della segretezza di questo tipo di culti. Tuttavia, per quanto concerne l’Italia, stando ai dati dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, il 30% dei culti estremi in Italia riguarda il satanismo e lo spiritismo. Inoltre, le richieste di aiuto, che nel 2017 erano 851, sono giunte nel 2018 a 1.400.
Fenomeno silente ed allarmante. Molti esperti individuano alla radice diverse cause: bisogno di appartenenza, fragilità emotive, conflitti familiari, desiderio di ribellione, dipendenza da droghe e alcol, isolamento sociale. Disturbi tipici della personalità che non di rado caratterizzano il vissuto dei giovani nell’attuale contesto sociale. Sulla base di queste acquisizioni, si ritiene che molti giovani sottovalutino la pericolosità di avere a che fare con il mondo del satanismo e dell’occulto in generale che, ad esempio, negli anni ’90 portò alle cronache il famigerato gruppo delle ‘bestie di Satana’, responsabile di diversi omicidi e induzione al suicidio di diversi giovani, tragici eventi che si consumarono dal 1997 ai primi anni del 2000.
Se è vero che tristemente la storia si ripete e che prevenire è meglio che curare, che cosa si può fare per difendere i giovani da questo oscuro abisso che il mondo del satanismo e dell’occulto rappresenta? Sensibilizzare i giovani circa queste tematiche e formarli e informarli adeguatamente è il primo passo da compiere, perché i ragazzi e le ragazze possano conoscere innanzitutto chi è Satana e di che cosa si occupano e cosa fanno le organizzazioni a lui dedicate.
L’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) potrebbe riservare, specialmente, nella scuola secondaria di primo e secondo grado, delle unità di apprendimento che nel corso dell’anno potrebbero far luce ai ragazzi circa questi fenomeni, allo scopo di formarli, così da favorire in essi l’acquisizione e lo sviluppo del pensiero critico, cosicché essi possano approcciarsi a queste tematiche con più attenzione e sicurezza, evitando anche online sul web di divenire delle prede facili per guru alla ricerca di giovani da ‘deviare’.
E’ opportuno che a scuola, quindi, non si liquidino troppo facilmente queste tematiche e si presti ad esse la dovuta attenzione per prevenire eventuali tragiche conseguenze. In secondo luogo, incoraggiare una lettura critica ma al contempo consapevole della Bibbia tra i giovani, con particolare riferimento alla figura del male e alle sue azioni. Il Vangelo affronta la questione senza tabù; allo stesso modo, il magistero della Chiesa ha dedicato al fenomeno la sua premura ed attenzione pastorale.
La Bibbia, opportunamente presentata ai giovani, può costituire per essi una risorsa potente e un supporto efficace affinché essi possano acquisire e sviluppare conoscenza, padronanza per certi temi e, di conseguenza, accrescere oltre alla loro capacità di introspezione anche la loro resilienza. Infine, come terzo aspetto, bisogna sottolineare l’importanza di avvicinare, specialmente nel tempo attuale, i giovani alla fede in maniera credibile e responsabile.
I giovani hanno bisogno di poter avere a disposizione nell’attuale contesto socioculturale anche modelli positivi: testimoni credibili, affidabili e concreti che possano rappresentare per loro dei punti di riferimento stabili.
E’ necessario poter e saper fornire ai giovani delle alternative valide e sostenibili; tale aspetto va al di là della questione del satanismo e abbraccia anche altri rischi per i giovani odierni, come il diventare facili reclute delle organizzazioni criminali. Riscoprire la dimensione spirituale della vita, imparare a leggere ed interpretare la realtà alla luce della fede lungi dal costituire una proposta retrograde e fuori moda per i giovani!
Essi hanno uno spiccato bisogno di potersi immaginare un futuro e la Fede se non sganciata ma saggiamente ancorata alla ragione può fornire loro un orizzonte di senso entro cui poter sviluppare una identità personale solida. Si legga il suggerimento del libro di Giobbe:
Ecco, temere Dio, questo è sapienza e schivare il male, questo è intelligenza. (Cf. Gb 28,27). La Sapienza nello scenario dell’uomo biblico consiste nell’apprendere il ‘timore di Dio’ che non si identifica con la paura ma con l’amore filiale come tra un padre e un figlio. San Paolo apostolo in tal senso metteva in guardia i cristiani della comunità di Efeso con queste esortazioni: la nostra battaglia, infatti, non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.
Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. (Cf. Ef 6,12-17).
Ed ancora si raccomandava con Timoteo suo figlio spirituale e vescovo: tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. (Cf. 2Tm 3,16-17). Recita la Lettera agli Ebrei: “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore (Cf. Eb 4,12)”.
Infine, si afferma nella prima Lettera di Pietro: Gettate su di lui [Gesù] ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede. (Cf. 1Pt 5,7-9). I giovani, per evitarlo, devono imparare a conoscere il male e avere la capacità e gli strumenti necessari per resisterlo e vincerlo.
Solitamente ciò che è ‘ignoto’ e ‘proibito’ esercita sui giovani un fascino maggiore; stessa cosa dicasi, ad esempio, per la questione relativa alla sessualità. Ai giovani, più che imporre divieti e proibizioni, è utile imparare a dare loro delle risposte. Questo implica per gli adulti, che siano genitori, docenti o educatori, impegno, responsabilità, formazione e dedizione.
Papa Leone XIV indica ai giovani l’amicizia con Gesù
Dopo 25 anni la spianata di Tor Vergata è tornata ad ospitare i giovani che stanno partecipando al Giubileo attraverso il canto e la preghiera in diverse lingue ma con il linguaggio della fede nell’adorazione eucaristica, mentre le note della canzone ‘sotto la stessa luce, sotto la Sua croce, cantando ad una voce’ hanno accompagnato l’ingresso di papa Leone XIV, che non si è sottratto alle domande dei giovani su amicizia, futuro e speranza.
Ha iniziato la ventitreenne messicana Dulce Maria, che ha chiesto al papa in quale modo è possibile una vera amicizia, che li ha invitati a cercare la verità: “Cari giovani, le relazioni umane, le nostre relazioni con gli altri, sono indispensabili per ognuno di noi, a partire dal fatto che ogni uomo e donna al mondo nasce figlio di qualcuno. La nostra vita inizia con un legame, ed è attraverso questi legami che cresciamo”.
Ed ha riportato la cultura al centro delle relazioni: “In questo processo, la cultura gioca un ruolo fondamentale: è il codice con cui comprendiamo noi stessi e interpretiamo il mondo. Come un dizionario, ogni cultura contiene parole nobili e volgari, valori ed errori che dobbiamo imparare a riconoscere. Cercando appassionatamente la verità, non solo riceviamo una cultura, ma la trasformiamo attraverso le scelte di vita. La verità, infatti, è un legame che unisce le parole alle cose, i nomi ai volti. Le menzogne, invece, separano questi aspetti, generando confusione e incomprensioni”.
Citando papa Francesco, papa Leone XIV ha comunque sottolineato di non farsi ‘dominare’ dagli algoritmi: “A questo proposito, papa Francesco ha ricordato che a volte ‘i meccanismi della comunicazione, della pubblicità e dei social media possono essere usati per renderci esseri assonnati, dipendenti dal consumo’. Le nostre relazioni diventano allora confuse, ansiose o instabili.
Inoltre, come sapete, oggi ci sono algoritmi che ci dicono cosa dovremmo guardare, cosa dovremmo pensare e chi dovrebbero essere i nostri amici. Ed allora le nostre relazioni diventano confuse, a volte ansiose. Perché quando lo strumento domina l’uomo, l’uomo diventa uno strumento: sì, uno strumento del mercato e, a sua volta, una merce. Solo relazioni sincere e legami stabili alimentano storie di vite buone”.
E qui viene in aiuto sant’Agostino, che indica la vita ‘buona’ per un’amicizia autentica: “Secoli fa, Sant’Agostino ha colto il desiderio più profondo del nostro cuore; è il desiderio di ogni cuore umano, anche senza conoscere i progressi tecnologici di oggi. Anche lui ha attraversato una giovinezza tempestosa; ma non si è accontentato, non ha messo a tacere il grido del suo cuore. Agostino cercava la verità, la verità che non delude, la bellezza che non tramonta mai”.
Comunque non poteva mancare un riferimento a Pier Giorgio Frassati: “L’amicizia con Cristo, che è al fondamento della fede, non è solo un aiuto tra tanti per costruire il futuro; è la nostra Stella Polare. Come scrisse il Beato Pier Giorgio Frassati, ‘Vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità non è vivere, ma cavarsela’.
Quando le nostre amicizie riflettono questo intenso legame con Gesù, diventano certamente sincere, generose e vere. Cari giovani, desidero stare bene con voi! Desiderare stare bene con Cristo! Sapere di vedere Gesù senza gli altri. L’amicizia cambierà davvero il mondo. L’amicizia è una strada per la pace. L’amicizia è la via per la pace”.
Mentre alla diciannovenne italiana Gaia ha indicato la strada di scegliere con coraggio: “La scelta è un atto umano fondamentale. Osservandolo con attenzione, capiamo che non si tratta solo di scegliere qualcosa, ma di scegliere qualcuno. Quando scegliamo, in senso forte, decidiamo chi vogliamo diventare. La scelta per eccellenza, infatti, è la decisione per la nostra vita: quale uomo vuoi essere? Quale donna vuoi essere?
Carissimi giovani, a scegliere si impara attraverso le prove della vita, e prima di tutto ricordando che noi siamo stati scelti. Tale memoria va esplorata ed educata. Abbiamo ricevuto la vita gratis, senza sceglierla! All’origine di noi stessi non c’è stata una nostra decisione, ma un amore che ci ha voluti. Nel corso dell’esistenza, si dimostra davvero amico chi ci aiuta a riconoscere e rinnovare questa grazia nelle scelte che siamo chiamati a prendere”.
Tale coraggio deriva dall’amore: “Il coraggio per scegliere viene dall’amore, che Dio ci manifesta in Cristo. E’ Lui che ci ha amato con tutto sé stesso, salvando il mondo e mostrandoci così che il dono della vita è la via per realizzare la nostra persona. Per questo, l’incontro con Gesù corrisponde alle attese più profonde del nostro cuore, perché Gesù è l’Amore di Dio fatto uomo”.
E’ stato un rimando a san Giovanni Paolo II durante la veglia della Giornata mondiale della Gioventù del 2000: “La paura lascia allora spazio alla speranza, perché siamo certi che Dio porta a compimento ciò che inizia… Ecco scelte radicali, scelte piene di significato: il matrimonio, l’ordine sacro, la consacrazione religiosa esprimono il dono di sé, libero e liberante, che ci rende davvero felici. E lì troviamo la felicità, quando impariamo a donare noi stessi. Donare la vita per gli altri”.
Quindi ha rivolto una preghiera per alcune ragazze, che stavano partecipando al Giubileo: “Queste scelte danno senso alla nostra vita, trasformandola a immagine dell’Amore perfetto, che l’ha creata e redenta da ogni male, anche dalla morte. Dico questo stasera pensando a due ragazze, María, ventenne, spagnola, e Pascale, diciottenne, egiziana. Entrambe hanno scelto di venire a Roma per il Giubileo dei Giovani, e la morte le ha colte in questi giorni.
Preghiamo insieme per loro; preghiamo anche per i loro familiari, i loro amici e le loro comunità. Gesù Risorto le accolga nella pace e nella gioia del suo Regno. Ed ancora vorrei chiedere le vostre preghiere per un altro amico, un ragazzo spagnolo, Ignacio Gonzalvez, che è stato ricoverato all’ospedale ‘Bambino Gesù’: preghiamo per lui, per la sua salute”.
L’ultima domanda arriva da un giovane americano, Will, su come si incontra Gesù: “Nella Bibbia, la parola “cuore” si riferisce solitamente all’intimo di una persona, che include la coscienza. La nostra comprensione di ciò che è bene, quindi, riflette il modo in cui la nostra coscienza è stata plasmata dalle persone che ci sono state vicine: coloro che ci hanno trattato con gentilezza, coloro che ci hanno ascoltato con amore, coloro che ci hanno aiutato. Queste persone hanno contribuito a educarvi al bene e, quindi, a formare la vostra coscienza a ricercare il bene nelle vostre scelte quotidiane”.
Il consiglio di papa Leone XIV consiste nell’adorazione eucaristica: “Cari giovani, Gesù è l’amico che ci accompagna sempre nella formazione della nostra coscienza. Se volete veramente incontrare il Signore Risorto, ascoltate la sua parola, che è Vangelo di salvezza. Riflettete sul vostro modo di vivere, cercate la giustizia per costruire un mondo più umano. Servite i poveri, e così testimoniate il bene che vorremmo sempre ricevere dal prossimo. Siate uniti a Gesù Cristo nell’Eucaristia. Adorate Cristo nel Santissimo Sacramento, fonte della vita eterna. Studiate, lavorate e amate secondo l’esempio di Gesù, il buon Maestro che cammina sempre al nostro fianco”.
Citando papa Benedetto XVI, il papa ha invitato i giovani ad incontrare Gesù nella Chiesa: “In altre parole, incontriamo Cristo nella Chiesa, cioè nella comunione di coloro che lo cercano sinceramente. Il Signore stesso ci raduna per formare una comunità, non una comunità qualsiasi, ma una comunità di credenti che si sostengono a vicenda. Quanto ha bisogno il mondo di missionari del Vangelo testimoni di giustizia e di pace! Quanto ha bisogno il futuro di uomini e donne testimoni di speranza! Cari giovani, questo è il compito che il Signore Risorto affida a ciascuno di noi!”
Infine il papa a non abbandonare il dialogo con Cristo, come insegna sant’Agostino: “Seguendo queste parole di Agostino, e in risposta alle vostre domande, vorrei invitare ciascuno di voi a dire al Signore: ‘Grazie, Gesù, per avermi chiamato. Il mio desiderio è di rimanere tuo amico, così che, abbracciandoti, possa essere anche compagno di cammino per chiunque incontri. Fa’, o Signore, che chi mi incontra possa incontrare te, anche attraverso i miei limiti e le mie fragilità’.
Pregando queste parole, il nostro dialogo continuerà ogni volta che guarderemo il Signore crocifisso, perché i nostri cuori saranno uniti in Lui. Ogni volta che adoreremo Cristo nell’Eucaristia, i nostri cuori saranno uniti in Lui. Infine, la mia preghiera per voi è che possiate perseverare nella fede, con gioia e coraggio! E possiamo dire ‘Grazie Gesù che ci ami’. Grazie Gesù per averci amati. Grazie Gesù per averci chiamati. Resta con noi Signore. Resta con noi”.
(Foto: Santa Sede)
I giovani di Azione Cattolica al giubileo con Piergiorgio Frassati
“Il brano del Vangelo che abbiamo ascoltato ci mette di fronte ad un aspetto singolare della vita di Gesù che suscita stupore e lascia perplessi. Come è possibile che proprio i suoi conterranei non riconoscano il Messia vedendo quello che diceva e faceva? Non solo. Si chiedono come sia possibile che uno di loro di cui conoscono bene la famiglia possa agire in modo così straordinario. Una tale asimmetria tra la conoscenza abituale e l’eccezionalità di quanto Gesù compie diventa addirittura motivo di scandalo. Gesù non si meraviglia più di tanto e rispetta anche questa sensibilità dei suoi concittadini ricordando un antico detto sapienziale che vede i profeti sempre poco compresi proprio nel loro ambiente”.
Con queste parole pronunciate dall’assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana, mons. Claudio Giuliodori, nella celebrazione eucaristica di ieri, si sono concluse le catechesi organizzate in collaborazione con il Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile, durante il giubileo dei giovani con la presenza di circa 3000 giovani.
Nell’omelia l’assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università della Cei, ha incentrato la riflessione sul beato Piergiorgio Frassati, che sarà canonizzato domenica 7 settembre: “Questa vicenda evangelica è illuminante anche per comprendere un aspetto della figura del beato Frassati di cui tutti percepivano la straordinarietà di vita, senza riuscire però a cogliere fino in fondo la profondità della sua esperienza spirituale e il suo cammino di progressiva santificazione”.
Riprendendo alcune lettere scritte agli amici ed ai familiare mons. Giuliodori ha evidenziato la sua fede: “Sappiamo che anche i suoi familiari, pur cogliendo la particolare sensibilità religiosa di Pier Giorgio, non avevano compreso quale ricchezza spirituale si nascondesse in quella vita apparentemente così normale, vivace e piena di interessi. Anche il padre, intellettuale di primo piano e uomo di grande levatura culturale, sociale e politica, non potrà che ammettere onestamente di aver compreso ben poco di quel suo figlio che pur vivendo a pieno nella Torino borghese del suo tempo, aveva il cuore e la mente rivolte alle cose alte di Dio e alle realtà più povere e umili dove cercava e sapeva di incontrare il volto di Cristo”.
Insomma il beato torinese è stato un ‘normale straordinario’: “Questa ‘straordinaria normalità’ che caratterizza la vita di Frassati ce lo fa sentire particolarmente vicino… La canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e di Carlo Acutis che avremo la gioia di vivere il prossimo 7 settembre, ci consente di riscoprire la preziosa testimonianza e la grande attualità di questi due giovani, differenti per età, periodo storico e contesto socio-culturale, ma accomunati dall’essere riconosciuti dalla Chiesa come modelli di vita cristiana. In particolare, ora siamo qui nel contesto del Giubileo dei Giovani e abbiamo la fortuna di poter avere in mezzo a noi il corpo di Pier Giorgio. Per questo dono siamo grati alla Chiesa di Torino e alla famiglia”.
Il giovane Frassati è stato innanzitutto un giovane che ha vissuto con impegno ed entusiasmo il proprio tempo: “Caro Piergiorgio, il tempo in cui tu hai vissuto non era certamente migliore di quello odierno, differenze sociali, tensioni politiche, scenari in rapida trasformazione negli anni che dal dramma della prima guerra mondiale conducono al secondo e ancor più devastante conflitto. La tua sensibilità spirituale non ti ha allontanato dall’agone socio-politico, anzi ti ha reso ancora più attento e partecipe delle vicende umane dei lavoratori e dei processi culturali del tuo tempo, portandoti a condividere percorsi associativi e anche a prese di posizione forti e spesso controcorrente”.
Ed ha concluso l’omelia con una preghiera per non restare semplici ‘spettatori’: “Aiutaci a non contrapporre vita spirituale e impegno sociale, cammino di fede e passione per il bene comune, ricerca della santità e costruzione concreta di percorsi di pace e di giustizia. Ti preghiamo, aiutaci a non rimanere spettatori inerti davanti ad un mondo che sembra andare in frantumi per il radicalizzarsi e ampliarsi dei conflitti”.
La ‘settimana’ giubilare dei giovani dell’Azione Cattolica si era aperta martedì 29 luglio con la presentazione del libro ‘Di Santa ragione. Con Frassati in cammino verso l’Alto’, scritto da Emanuela Gitto e Lorenzo Zardi (vice presidenti per il settore Giovani di Ac), e da don Michele Martinelli (assistente centrale per il settore Giovani), alla libreria San Paolo, con la presenza del card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei santi, moderata dalla giornalista Annachiara Valle.
Per il card. Semeraro l’importanza di questa canonizzazione è tutta nell’essere stato un fedele laico, citando Giuseppe Lazzati: “Questo serve oggi alla Chiesa. Ed anche a noi preti… Non posso, allora, non citare Giuseppe Lazzati, il quale proprio in questa luce guardò a Pier Giorgio Frassati ricordandolo il 5 aprile 1975, a cinquant’anni dalla morte. Visse (così egli disse) in un periodo per la Chiesa difficile ‘anche per la maturazione di un laicato percorso da un autentico amore di Chiesa, ma diviso nel modo di esattamente definire il proprio ruolo peculiare’.
Per Frassati, questo ruolo (lo si deduce dai suoi progetti di vita) altro non era che contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo, manifestando Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della sua stessa vita e con il fulgore della sua fede, della sua speranza e carità”.
Per tale ragione la canonizzazione del beato Frassati può essere una ‘nuova primavera’ per la Chiesa, ha concluso il card. Semeraro: “In questo senso la canonizzazione di Frassati è davvero un segno per tutta la Chiesa, una nuova primavera da vivere con gioia e rinnovata speranza. Frassati ha accostato la ragione alla fede, ha messo insieme allegria e impegno, ha rinnovato l’amicizia con i suoi coetanei non dimenticando la contemplazione e l’adorazione al Santissimo, ha creduto alla politica come la più alta forma di carità. E si è speso per i poveri, gli ultimi, nel silenzio della sua vita ordinaria. Un santo che oggi serve più che mai a tutta la Chiesa. Un santo ‘laico’ di tutti i giorni, della prossimità e della speranza. Un santo ordinario e per questo sicuramente straordinario”.
(Foto: Azione Cattolica Italiana)
Kantiere Kairos: cantare l’Adorazione eucaristica
Nella solennità liturgica di Pentecoste è uscito ‘Davanti a Te’, il nuovo disco di ‘Kantiere Kairòs’, che è un concept-album interamente dedicato all’adorazione eucaristica con 13 composizioni che accompagnano dalla preghiera più intima all’invocazione comunitaria. Aperto dal prologo ‘Vertigine dentro (Nel silenzio)’, brano dedicato all’incontro personale nella preghiera con Dio, il disco (il quinto realizzato in studio dopo ‘Il soffio’, ‘Il seme’, ‘Cantate inni’ ed ‘Il sale’) termina con l’epilogo ‘Arde’, effetto e sintesi dell’incontro avuto, che racchiude musicalmente il senso del viaggio compiuto. In mezzo, l’incontro con Gesù, in un crescendo di lode e abbandono, verso un’esplosione di gioia e festa. Nell’album anche quattro brani già editi (‘Il soffio’, ‘Lodeterna’, ‘Tutto va bene’, ‘Non temo niente’), nuovamente arrangiati in una diversa tonalità per renderli più adatti al canto assembleare.
E dopo pochi giorni dall’uscita del nuovo disco il complesso musicale ha ricevuto 7 nomination in 6 categorie diverse ai Catholic Music Awards 2025, iniziativa internazionale per valorizzare la musica cristiana contemporanea, creando uno spazio di visibilità e riconoscimento per artisti, compositori, produttori e tecnici del suono che, con il loro talento, contribuiscono all’evangelizzazione attraverso il linguaggio universale della musica.
Ideati e organizzati dalla Fundación Ramón Pané (Spagna), col patrocinio del Dicastero per la Comunicazione del Vaticano, i ‘Catholic Music Awards’ nascono per riconoscere e premiare la creatività di musicisti cattolici nel mondo; incoraggiare la produzione di brani e contenuti di qualità, ispirati a temi di fede, spiritualità e valori cristiani; creare una comunità globale di professionisti e appassionati, facilitando scambi e collaborazioni: “Essere tra i finalisti in così tante categorie è per noi un segno di conferma e incoraggiamento nella missione che ci guida da sempre: evangelizzare attraverso la musica e raccontare la fede con parole nuove, autentiche e vive”.
Ecco le nomination: Miglior Canto Liturgico: ‘Benedetto sei Tu’; Migliore Canzone Mariana: ‘Complice a Cana’; Miglior Canzone di Evangelizzazione: ‘Tutto va bene’; Miglior Canzone Italia: ‘Sono speciale’; Miglior Canto di Catechesi: ‘Liberami’; Miglior Video Musicale: ‘Parlami ancora’; Miglior Video Musicale: ‘Fino alla fine’. I vincitori sono stati premiati domenica 27 luglio a Roma in occasione dell’avvio del Giubileo dei Giovani.
La band è formata da Antonello Armieri (voce e chitarra acustica), Davide Capitano (basso), Gabriele Di Nardo (batteria) e Jo Di Nardo (chitarre). Da sottolineare alcune collaborazioni artistiche di pregio: ‘Tutto va bene’ in duetto con Marta Falcone; ‘Tabor’ con The NuVoices Project, ensemble vocale di Udine diretto dal Maestro Rudy Fantin (hammond); ‘Canto il Tuo nome’ con Jeremy Di Sano (PDG Worship) alle tastiere e la collaborazione del coro dell’Unità pastorale di Rogliano (Cosenza) diretto dal Maestro Luigi Vizza.
Perché un album dedicato all’adorazione eucaristica?
“Perché no? Siamo musicisti che pregano ogni giorno di diventare strumenti nelle mani di Dio. Questo album nasce proprio da quel desiderio: mettere insieme le nostre preghiere, lodi e suppliche e trasformarle in musica, come in ogni altro nostro lavoro. Con una sola differenza: qui lo sguardo è fisso sull’Eucaristia, come suggerisce il titolo: Davanti a Te”.
Com’è nato questo album?
“L’idea è nata probabilmente qualche anno fa, durante una Giornata diocesana della Gioventù in Sila, Calabria. C’era l’adorazione notturna in tenda e molti giovani si alternavano davanti al Santissimo. Alcuni indossavano le cuffie: non sappiamo cosa stessero ascoltando, ma ci piace pensare fosse musica capace di accompagnare e valorizzare quel momento sacro. Da lì è scattata l’intuizione: creare brani che potessero essere compagni di adorazione. Successivamente, la nostra etichetta discografica ‘La Gloria’ ha creduto profondamente in questo progetto, nonostante fosse un po’ fuori dagli schemi rispetto al nostro repertorio abituale.
Proprio per questo ha deciso di sostenerlo e valorizzarlo ancora di più, coinvolgendo anche altri artisti in alcune collaborazioni preziose: Marta Falcone nel brano ‘Tutto va bene’; The NuVoices Project, ensemble vocale di Udine diretto dal Maestro Rudy Fantin, che ha contribuito a ‘Tabor’; Jeremy Di Sano (PDG Worship) alle tastiere in ‘Canto il Tuo nome’, con il Coro dell’Unità Pastorale di Rogliano (Cosenza), diretto dal Maestro Luigi Vizza”.
A fine giugno è avvenuta anche una presentazione suggestiva nel convento di san Francesco di Paola a Pedace in Casali del Manco, in provincia di Cosenza: per quale motivo avete scelto questo luogo?
“Quel convento oggi è casa della Fraternità Amici di Gesù Buon Pastore. Tra loro c’è fra Domenico Greco, originario di Rogliano (in provincia di Cosenza) come Jo e Gabriele Di Nardo. Fra Domenico è parte della nostra storia: è stato lui nel 2007 a darci il nome ‘Kairòs’ quando ancora la band muoveva i primi passi. Ritrovarlo oggi, consacrato ed in cammino come frate, ed adorare il Signore insieme in quel luogo ricco di spiritualità, è stato naturale e profondamente significativo”.
Cosa intendete per ‘esperienza immersiva’?
“E’ il desiderio di lasciarsi avvolgere completamente dalla preghiera. Essere davvero davanti a Lui, con cuore e occhi spalancati, centrando tutta l’attenzione su questo incontro. La musica e le parole vogliono solo aiutare a tradurre ciò che spesso il cuore non riesce a dire. E’ un modo per sentirsi amati, ascoltati, perdonati. Sempre”.
Allora in quale modo è possibile coniugare sonorità e adorazione?
“Come dicevamo, è un’alternativa, non un sostituto del silenzio. La musica può diventare una chiave che apre profondità interiori. E’ uno strumento che Dio stesso può usare per toccare i cuori. Se la musica accompagna ogni momento della vita, perché non usarla anche per lodare il Creatore della musica stessa? A volte diventa carezza, a volte grido, ma sempre una lingua che l’anima sa riconoscere”.
(Tratto da Aci Stampa)
Dal Giubileo dei giovani si leva un grido di pace
A meno di due giorni dall’incontro dei giovani con papa Leone XIV a Tor Vergata i giovani italiani sono stati accolti in piazza san Pietro dal presidente della CEI, card. Matteo Zuppi, con l’invito a disarmare i cuori, presiedendo il momento di preghiera della ‘Confessio fidei’ in cui ‘rinnoviamo il nostro impegno per una vita buona secondo il Vangelo’.
Prima di questo momento c’è stato l’ascolto delle ‘voci di speranza’, come quella di Laura Lucchin, la madre di Sammy Basso, che ha ripercorso ‘la sua fede sentita e ricercata quotidianamente’ in un racconto che ha mostrato la vera ‘forza’ di questo giovane che non si è mai arreso davanti agli ostacoli: “Mai avrei voluto imparare da mio figlio, perché non si dovrebbe mai sopravvivere a un figlio, ma succede, e quando questo accade è devastante. Ma anche in questo delicato e doloroso momento Sammy mi ha insegnato che questa vita altro non è che il passaggio che ognuno di noi deve compiere per arrivare alla vita vera, al cospetto di Colui dal quale tutto ha inizio, il Signore nostro”.
Oppure quella di Nicolò Govoni, scrittore e fondatore di ‘Still I Rise’, organizzazione umanitaria in prima linea per l’educazione di bambini profughi e vulnerabili in Grecia, Siria, Kenya, Congo, Yemen e Colombia: “Fallivo in tutto: pluribocciato, problemi interpersonali, quasi arrestato. Ma poi ho incontrato una prof. ‘Credo in te’, mi ha detto. E’ grazie a lei che ho trovato il coraggio di partire per l’India come volontario”.
Ed ha raccontato la storia di Idris: “Viveva in un sottoscala. Inalava la colla e come tutti quelli che si fanno di colla poteva avere una aspettativa di vita di cinque anni. E’ venuto a scuola da noi. Alcune persone che lavoravano con me mi hanno chiesto: hai già in mente che futuro avrà Idris quando sarà espulso dalla scuola? A quel punto, sono stato io a espellere queste persone. Adesso Idris ha 15 anni. E’ un ragazzo molto brillante, secondo tutti non poteva farcela, invece è diventato un leader naturale. Noi non lo abbiamo mai trattato stigmatizzandolo. Lo abbiamo trattato come gli altri”.
Nel discorso ai giovani il presidente della Cei ha invitato i giovani a stare nella Chiesa: “Questa nostra madre Chiesa grande, senza confini ci è affidata e noi lo siamo a Lei. Prendiamola con noi e amiamola… E la Chiesa è sotto la croce con gli occhi pieni di lacrime e il cuore ferito per tanta enorme sofferenza, insopportabile per una madre come deve esserlo sempre per l’umanità tutta”.
Il suo intervento è incentrato sulla pace, invitando i giovani a non abituarsi alla violenza: “Come si può continuare a tradire i desideri di pace dei popoli con le false propagande del riarmo, nella vana illusione che la supremazia risolva i problemi anziché alimentare odio e vendetta?.. Sentiamo la chiamata e la forza umanissima e possibile di essere discepoli di Gesù, operatori di pace in un mondo come questo, per difendere la vita sempre dal suo inizio alla fine, di tutti, senza distinzioni, rivestendo la persona sempre di dignità e cura”.
Però tutto scaturisce da una professione di fede attraverso “la gioia di potere confessare oggi la nostra fede insieme a Pietro. Credo che tu sei la salvezza perché la vita non finisce e Tu ci prepari un posto nella tua casa del cielo. Credo che la vita con Te, Signore, è gioia perché piena di amore e perché c’è più gioia nel dare che nel ricevere… in un mondo nel quale la notte della rassegnazione riempie di felicità individuali, spegne i sogni. Grazie Gesù, amore mio e nostro, che non ti rassegni e continui ad avere fiducia in noi”.
Nella conclusione l’arcivescovo di Bologna ha invitato i giovani a rinnovare il proprio credo: “Io credo, Signore. Credo perché ho ascoltato la Tua parola, vivo la Tua presenza, vedo il Tuo amore senza paura di smettere di aspettare sempre pensando di dovere avere tutte le risposte, perché la sicurezza sei Tu, le risposte le trovo vivendo e l’amore urge nel mio cuore… Le nostre comunità anche le più piccole sono grandi se dentro c’è il Signore con la forza della fraternità. Dobbiamo essere pietre per costruire un edificio spirituale, contro la tentazione del diavolo, e solo con il Signore diventiamo attori della vita vera”.
Poco prima nel video messaggio il card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, ha raccontato ai giovani la situazione in Terra Santa: “Stiamo vivendo, qui in Terra Santa, un momento molto difficile: le morti non si contano, manca il cibo, mancano i medicinali. La fame non è una teoria, è una realtà concreta che colpisce migliaia di persone… Non possiamo negare il dolore ma non possiamo nemmeno fermarci ad esso. Abbiamo bisogno di uno sguardo nuovo, che veda i punti di luce dentro la notte”.
E quei punti di luce sono rappresentati da chi, ogni giorno, “a Gaza, in Israele, in tutta la Terra Santa, rischia la vita per aiutare l’altro, per non arrendersi alla logica dell’io e nessun altro, ma scommettere sul noi insieme”.
Il videomessaggio ha offerto una testimonianza viva di come la speranza prende forma concreta: “Le persone che danno la vita rendono concreta la presenza di Dio. Sono sacerdoti, volontari, uomini e donne di ogni fede che non smettono di credere nella pace… La pace non è solo un augurio, è vita vissuta. Qui è ancora possibile, e sono certo che lo sia anche in Italia, basta volerlo, basta crederci e mettersi in gioco”.
Un invito per la Chiesa: “Come i primi Apostoli, dobbiamo essere capaci di portare una parola che costruisce, un linguaggio che apre orizzonti, accompagnato da gesti concreti di amore e vicinanza, bagnati dalla grazia di Dio… Questo Risorto oggi lo vediamo nelle tante persone che ancora credono che la pace non sia un miraggio o solo uno slogan, ma qualcosa di concreto che si può costruire. Tutti insieme, ciascuno nel proprio contesto, dobbiamo diventare operatori di pace, capaci di dire con il Risorto: la pace sia con voi. Una pace che non è solo un augurio, ma è vita vissuta e sperimentata.
Qui è ancora possibile, sono certo che lo sia in Italia o ovunque, basta volerlo, basta crederci e mettersi in gioco, come tanti uomini e donne di ogni tempo e ovunque, anche in Terra Santa. Grazie per quello che state facendo, per la vostra vicinanza che abbiamo sentito molto concreta e molto tangibile. Vi attendiamo, speriamo che presto questa guerra finisca, i pellegrinaggi possano riprendere e che possiamo rincontrarci e abbracciarci a Gerusalemme”.
Mentre nella mattinata si erano svolte le catechesi nelle parrocchie, come quella nella parrocchia ‘San Gregorio VII’ con il vescovo di Lucca, mons. Paolo Giulietti sul tema ‘La famiglia educa a varcare la soglia dell’alterità’: “La soglia è il simbolo dell’incontro, cioè è il luogo che è possibile varcare per incontrare l’altro, per ospitarlo in casa propria…
La famiglia continua ad essere oggi un’esperienza fondamentale che educa all’alterità, perché è il luogo in cui si impara subito a fare i conti con l’altro. E non è una competenza semplice fare i conti con l’altro, perché spesso l’altro non è stato scelto da noi ma che dobbiamo imparare ad accettare in tutta la sua diversità da noi. Oggi assistiamo purtroppo a questo montare la conflittualità anche nelle piccole cose”.
(Foto: Vatican Media)
Giubileo dei Giovani: una testimonianza dal Myanmar
In seguito al devastante terremoto che ha colpito il Myanmar il 28 marzo scorso, la situazione nel Paese si presenta drammatica. In questo contesto fragile, la Società di San Vincenzo De Paoli è impegnata con azioni concrete di sostegno, ricostruzione e accompagnamento delle comunità più colpite. In occasione del Giubileo dei Giovani Vincenziani, Veronica Ei Mon Myint Maung, coordinatrice dei giovani della Società di San Vincenzo De Paoli in Myanmar, è a Roma per partecipare agli eventi giubilari.
La sua presenza testimonia la forza del legame tra le realtà vincenziane di tutto il mondo e offre un messaggio di fraternità e speranza che unisce i giovani nel servizio ai più poveri: “Il terremoto del 28 marzo ha colpito in modo devastante le regioni di Mandalay e Sagaing. Oltre 3.500 persone hanno perso la vita, migliaia sono ferite o disperse. “I giovani, in particolare, si trovano ad affrontare traumi profondi, lutti, la perdita della casa e l’interruzione della scuola. Il caldo estremo, le scosse di assestamento e le restrizioni militari agli aiuti umanitari complicano ulteriormente la situazione”.
Grazie a una donazione iniziale di € 20.000 da parte della Società di San Vincenzo De Paoli sono stati acquistati materiali da costruzione (cemento, mattoni, calce, lamiere zincate) e sono stati coperti i costi della manodopera, spesso inaccessibili per molte famiglie: “L’assistenza in denaro diretto è il mezzo più efficace e dignitoso per aiutare le famiglie ad acquistare ciò di cui hanno davvero bisogno”.
Il supporto è erogato sulla base di valutazioni accurate dei bisogni familiari e il suo impatto è monitorato costantemente attraverso visite sul campo e il coinvolgimento attivo delle Conferenze locali: “I giovani non sono solo destinatari degli aiuti, ma protagonisti attivi. I membri più giovani dell’Associazione in Myanmar si dedicano a visite domiciliari, assistenza a malati, anziani e sfollati, distribuzione di cibo e materiali essenziali. Con l’avvio della ricostruzione il loro coinvolgimento sarà ancora più centrale, soprattutto per chi possiede competenze tecniche. Inoltre, sono stati attivati gruppi di supporto tra pari per condividere l’elaborazione dei traumi”.
Paola Da Ros, Presidente della Federazione Nazionale Italiana della Società San Vincenzo De Paoli ODV, ha dichiarato: “Il coraggio dei giovani vincenziani del Myanmar è un esempio concreto di solidarietà attiva. Come Federazione Italiana, ci impegniamo a rafforzare il legame con le realtà più fragili, perché crediamo in una rete mondiale capace di sostenere e ispirare. Il Giubileo dei Giovani ci ricorda che la speranza si costruisce insieme e che ogni giovane è chiamato a essere luce in un mondo che sembra diventare sempre più buio”.
Veronica infine ha espresso l’interesse a costruire ponti solidali con la Federazione italiana: “Sarebbe un’occasione straordinaria per condividere esperienze, rafforzare la formazione dei giovani volontari e testimoniare la solidarietà vincenziana globale”.
In tale contesto Monica Galdo, referente per la formazione nella giunta della Federazione Nazionale Italiana, ha dichiarato: “Partecipare all’apertura del Giubileo dei Giovani Vincenziani è stata un’esperienza che mi ha riempito il cuore di gioia e di speranza. Nei volti dei giovani vincenziani, giunti da ogni parte del mondo, ho visto la freschezza della fede e la forza della carità che trasforma la realtà. Ho riconosciuto il sogno di Federico Ozanam: una carità viva, capace di percorrere le strade, incontrare i poveri, combattere le ingiustizie e costruire comunità.
I nostri giovani ci ricordano che la carità non è soltanto un gesto occasionale, ma una scelta di vita, capace di rinnovare profondamente la società. Dopo questo incontro, la mia speranza per un futuro migliore ha preso il volto luminoso di questi ragazzi e ragazze, pronti a cambiare il mondo”.
Infine Veronica ha lanciato un importante messaggio ai giovani che partecipano al Giubileo: “Vi invio un messaggio di profonda fraternità e speranza dal Myanmar. Siamo parte di una grande famiglia vincenziana, unita dalla fede e dalla volontà di servire i più poveri. La vostra solidarietà ci ricorda che non siamo soli. Abbracciamo insieme lo spirito della fraternità, impariamo gli uni dagli altri e portate avanti la fiaccola della speranza. Che San Vincenzo De Paoli vi ispiri a essere strumenti dell’amore e della misericordia di Dio in un mondo che ne ha bisogno”.
E per questo giubileo dei giovani sono ritornati dopo 25 anni i Papaboys, fondati nel 2000 da Daniele Venturi: “Da un Giubileo all’altro. Era l’agosto del 2000 quando ci siamo ritrovati a Tor Vergata, rispondendo all’invito di san Giovanni Paolo II. Venticinque anni dopo, nello stesso luogo, i Papaboys si preparano a stringersi attorno a papa Leone XIV per vivere il Giubileo dei Giovani, dal 29 luglio al 3 agosto 2025.
Ma questo non sarà soltanto un anniversario. Sarà un abbraccio, una chiamata, un ritorno. Nel venticinquesimo anno dalla nascita dell’associazione nazionale Papaboys e nell’anno in cui ci ha lasciati il suo Presidente e fondatore, Daniele Venturi, nasce un appello forte e chiaro: è tempo di ricompattarci, di riaccendere quella scintilla. E proprio in queste ore, l’associazione si sta ricostituendo”.
Infatti nel ricordo del fondatore è stata lanciata l’adesione a Papaboys 5.0: “Daniele Venturi ha dedicato oltre vent’anni della sua vita a trasmettere ai giovani il battito del cuore della Chiesa. Lo ha fatto attraverso il sito www.papaboys.org, raccontando il magistero e gli eventi dei pontefici, da Giovanni Paolo II fino a Francesco. Con la musica, con la scrittura, con la passione.
Ha creato premi dedicati al mondo della musica cristiana, ha raccontato la GMG di Rio 2013 in un e-book, ha fondato il PENSIERO settimanale, un periodico diffuso su WhatsApp, con contenuti freschi e interessanti, un’autentica finestra aperta sul mondo dei giovani. Oggi, quella sua eredità non può restare un ricordo. Siamo chiamati a portarla avanti. Se vuoi sapere come aderire alla nuova Associazione Nazionale Papaboys 5.0, se vuoi essere parte di questa rinascita, scrivi a: riapriamopapaboys@gmail.com. Il viaggio continua. Insieme”.
(Foto: Società San Vincenzo De’ Paoli)
Perù: il progetto ‘Un’aula per il futuro’ prende vita a Cusco grazie al sostegno della Società di San Vincenzo De Paoli
È stato interamente finanziato dal Consiglio Centrale di Verona della Società di San Vincenzo De Paoli, che ha coperto il costo totale di 10.600 euro, il progetto “Un’aula per il futuro” a Cusco, in Perù. Un gesto concreto di solidarietà che ha reso possibile la realizzazione di un’aula moderna e digitale per la formazione di donne e giovani provenienti dalle aree più svantaggiate.
Cusco, antica capitale dell’Impero Inca e patrimonio dell’umanità, vive oggi importanti sfide socioeconomiche, soprattutto nelle comunità rurali e tra le donne, spesso escluse da opportunità formative e lavorative. In questo contesto si inserisce il progetto, promosso dal Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo della Federazione Nazionale Italiana della Società di San Vincenzo De Paoli ODV, in collaborazione con il CETPRO del ‘Divino Amore’, un Centro di Istruzione Tecnico che sorge a Cusco.
L’iniziativa ha l’obiettivo di offrire formazione tecnica di base e promuovere l’inclusione sociale, aprendo nuove prospettive di crescita professionale. I principali traguardi perseguiti sono racchiusi nel contrasto alle disuguaglianze sociali e culturali, a favorire l’accesso alle tecnologie digitali, rafforzare autonomia personale e autostima e promuovere la cittadinanza attiva e la collaborazione comunitaria.
Grazie al contributo del Consiglio Centrale di Verona,25 studenti e studentesse possono oggi contare su un ambiente didattico adeguato, che rappresenta una concreta opportunità di futuro. A nome del Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo, del CETPRO ‘Divino Amore’ e degli studenti coinvolti, si esprime un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile questo importante intervento.
La solidarietà, infatti, non si limita a rispondere a un bisogno, ma costruisce ponti di umanità e speranza. Solidarietà e aiuto oltre ogni confine: questa è la missione che caratterizza il Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV.
Una realtà che si occupa non solo del Sostegno a Distanza – con oltre 2.500 aiuti attivi in 40 Paesi – ma anche della promozione e realizzazione di progetti concreti insieme ai partner locali: costruzione di pozzi, scuole, ospedali, interventi in aree colpite da calamità naturali o guerre.
Il Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo opera al servizio di chiunque si trovi nel bisogno, offrendo strutture, competenze e una rete internazionale di carità, per rispondere al desiderio del beato Federico Ozanam: ‘abbracciare il mondo in una grande rete di carità’.
Papa Leone XIV invita i giovani ad essere speranza nel mondo
“E oggi le vostre voci, il vostro entusiasmo, le vostre grida (che sono tutte per Gesù Cristo) saranno ascoltate fino ai confini del mondo. Oggi state iniziando alcuni giorni, un cammino, il Giubileo della Speranza, e il mondo ha bisogno di messaggi di speranza; voi siete questo messaggio, e dovete continuare a dare speranza a tutti”: al termine della celebrazione eucaristica di apertura del giubileo dei giovani presieduta da mons. Rino Fischella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, papa Leone XIV a sorpresa ha rivolto alcune parole di benvenuto.
E’ un invito ad essere ‘semi’ di speranza: “Speriamo che tutti voi siate sempre segni di speranza nel mondo! Oggi stiamo cominciando. Nei prossimi giorni avrete l’opportunità di essere una forza che può portare la grazia di Dio, un messaggio di speranza, una luce alla città di Roma, all’Italia e a tutto il mondo. Camminiamo insieme con la nostra fede in Gesù Cristo.
Ed il nostro grido deve essere anche per la pace nel mondo. Diciamo tutti: ‘Vogliamo la pace nel mondo!’ Preghiamo per la pace. Preghiamo per la pace e siamo testimoni della pace di Gesù Cristo, di riconciliazione, di questa luce del mondo che tutti stiamo cercando”.
A dare il benvenuto ai 120.000 giovani in piazza san Pietro è stato mons. Rino Fisichella, che nell’omelia ha ringraziato soprattutto i giovani provenienti dalle zone in guerra: “Dall’Ucraina dalla Palestina giunga a tutti l’abbraccio di fraternità che ci rendi uniti e un corpo solo… Il Signore non vi deluderà. Vi viene incontro”.
Questa è stata una esortazione: “Siate vigili per cogliere la sua presenza. Vivete questi giorni con gioia e spiritualità, scoprendo nuove amicizie, ma soprattutto contemplate Roma e le tante opere d’arte espressione della fede che ha generato tanta bellezza”.
Nell’omelia mons. Fisichella ha preso spunto dal racconto evangelico della risurrezione di Lazzaro, che narra anche del dialogo con le sorelle Marta e Maria: “La fede è un incontro, ma il primo che ci viene incontro è Gesù, quando vuole, come vuole, nel tempo stabilito da Lui, non da noi. Noi siamo chiamati solo a rispondere quando ci viene incontro… Marta è il segno della nostra fede, segno che quando il Signore vuole incontrarci, deve trovare in noi delle persone vigilanti, pronte, pronte a correre verso di Lui senza esitare”.
Mentre in mattinata il papa aveva incontrato i Neofiti e Catecumeni francesi: “Che gioia vedere dei giovani che s’impegnano nella fede e vogliono dare un senso alla loro vita, lasciandosi guidare da Cristo e dal suo Vangelo! Il battesimo fa di noi membri a pieno titolo della grande famiglia di Dio. L’iniziativa viene sempre da Lui e noi rispondiamo facendo l’esperienza del suo amore che ci salva. Nel vostro percorso come catecumeni e nuovi battezzati, ognuno di voi fa un incontro personale con il Signore nella comunità che l’accoglie”.
Il battesimo rende testimoni di Gesù: “Nel rito del battesimo, c’è un segno molto forte, molto forte, è quando riceviamo la candela accesa al cero pasquale. E’ la luce di Cristo morto e risorto che noi ci impegniamo a mantenere accesa alimentandola con l’ascolto della Parola di Dio e la comunione assidua con Gesù Eucaristia… Per vivere felici e in pace, siamo chiamati a riporre la nostra speranza in Gesù Cristo”.
E’ un invito a condividere l’esperienza di fede, come è raccontato dal profeta Isaia: “Siete chiamati a condividere la vostra esperienza di fede con gli altri, testimoniando l’amore di Cristo e divenendo discepoli missionari. Non limitatevi alla sola conoscenza teorica, ma vivete la vostra fede in modo concreto, sperimentando l’amore di Dio nella vostra vita quotidiana.
Il cammino di fede può essere lungo e a volte difficile, ma non scoraggiatevi, perché Dio è sempre presente per sostenervi. .. E’ fondamentale fare l’esperienza di Dio nella preghiera, nella pratica dei sacramenti, in particolare nella riscoperta del sacramento della Riconciliazione, e nella vita comunitaria, al fine di crescere nella fede e nell’amore”.
Infine papa Leone XIV invita ad essere cristiani ‘autentici’: “Non nasciamo cristiani, lo diveniamo quando siamo toccati dalla grazia di Dio. Tuttavia questo ‘tocco’ si esprime attraverso la nostra scelta attentamente ponderata e il nostro cammino personale. Senza questi veri requisiti, indosseremo l’etichetta di cristiani, ma di cristiani di convenienza, di abitudine o di comodo.
Diveniamo cristiani autentici quando ci lasciamo toccare personalmente nella nostra vita di ogni giorno dalla parola e dalla testimonianza di Gesù. In mezzo alle vostre tribolazioni, ai momenti di solitudine e di aridità, alle incomprensioni, alle vostre fatiche, possano i vostri cuori radicarsi in lui che è ‘la via, la verità e la vita’, la fonte di ogni pace, gioia e amore”.
(Foto: Santa Sede)




























