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Oggi il Giugno Antoniano si chiude con il concerto del Coro e Orchestra Kerigma

Volge al termine la rassegna 2025 del Giugno Antoniano. L’evento finale di chiusura del cartellone sarà questa sera, nel Sagrato della Basilica di Sant’Antonio alle ore 20.45, il concerto-testimonianza del Coro e Orchestra Kerigma. La formazione di 50 elementi (20 musicisti e 30 cantanti) è composta principalmente da giovani provenienti da alcune parrocchie delle Diocesi di Padova, Venezia, Treviso e Vicenza che frequentano il percorso del Cammino Neocatecumenale.

Diretto dal M° Stefano Pietrocarlo, con direttore del coro il M° Matteo Ferrara e l’arrangiamento della prof.ssa Annie Fontana, il gruppo, attraverso la musica classica, moderna e il canto, offre con i suoi spettacoli un’originale testimonianza di vita cristiana attraverso suoni e voci.

Nato nel settembre 2016 per iniziativa di un gruppo di giovani, il coro-orchestra ‘Kerigma’ coinvolge sia coristi a livello amatoriale, che orchestrali professionisti e studenti di Conservatori o Licei Musicali del Veneto (pianoforte, arpa, archi, fiati e percussioni).

La formazione ha al suo attivo circa 30 concerti. Tra questi da ricordare negli scorsi anni il concerto nella Chiesa di San Francesco a Treviso, in quella di San Francesco a Brescia, ai Santi Apostoli a Venezia e, di particolare rilievo, i concerti di Natale in onore della “Sacra Famiglia di Nazareth” nella Pontificia Basilica di Sant’Antonio a Padova.

In repertorio la compagine ha più di 30 brani, sia di musica classica, da Bach, Vivaldi, Haendel, fino a composizioni moderne come gli Inni delle Giornate Mondiali della Gioventù, alcuni brani di don Marco Frisina, noto autore di canti liturgici conosciuti e apprezzati in Italia e all’Estero, spesso anche tradotti, fino alle colonne sonore del M° Ennio Morricone.

Il Direttore dei Kerigma e fondatore dell’ensemble, Stefano Pietrocarlo, cura la preparazione di tutta la formazione e gli arrangiamenti di vari brani, mentre Annie Fontana si occupa dell’arrangiamento, oltre che di comporre pezzi originali scritti appositamente per questa formazione.

Le esibizioni si aprono con la lettura di un passo del Nuovo Testamento, dal Vangelo o da una lettera di San Paolo, a cui segue un breve commento. Tra i diversi brani musicali vengono inseriti anche un paio di momenti con testimonianze di vita cristiana a cura dei giovani coristi e musicisti.

Il Giugno Antoniano 2025 è organizzato da Comune di Padova, Pontificia Basilica di S. Antonio, Provincia di S. Antonio di Padova dei Frati Minori Conventuali, Diocesi di Padova, Veneranda Arca di S. Antonio, Messaggero di sant’Antonio Editrice, Arciconfraternita di Sant’Antonio, Centro Studi Antoniani, Museo Antoniano, con la collaborazione di Ordine Francescano Secolare di Padova, Associazione Corsia del Santo – Placido Cortese, Associazione culturale Palio Arcella.

La realizzazione della manifestazione è possibile grazie al contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Camera di Commercio di Padova, Confindustria Veneto Est. Il Giugno Antoniano 2025 ha inoltre il patrocinio del Comune di Camposampiero (PD) e del Progetto Antonio 800 della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova. La media partnership è in collaborazione con «Messaggero di sant’Antonio», «Messaggero dei Ragazzi», Telepace e Rete Veneta del Gruppo Medianordest. A tutte queste realtà va il vivo ringraziamento di quanti organizzano la manifestazione.

Papa Leone XIV ai giovani: rinnovate il mondo

“Speranza è una parola per voi ricca di storia: non è uno slogan, ma la luce ritrovata attraverso un grande lavoro. Desidero ripetervi, allora, quel saluto che cambia il cuore: la pace sia con voi! La sera di Pasqua Gesù ha salutato così i discepoli chiusi nel cenacolo. Lo avevano abbandonato, credevano di averlo perso per sempre, erano impauriti e delusi, qualcuno già se n’era andato. E’ però Gesù a ritrovarli, a venirli di nuovo a cercare. Entra a porte chiuse nel luogo dove sono come sepolti vivi. Porta la pace, li ricrea col perdono, soffia su di loro: infonde cioè lo Spirito Santo, che è il respiro di Dio in noi. Quando manca l’aria, quando manca l’orizzonte, la nostra dignità appassisce. Non dimentichiamo che Gesù risorto viene ancora e porta il suo respiro!”: con questo saluto papa Leone XIV ha accolto nel cortile di san Damaso i partecipanti alla Giornata Internazionale per la Lotta contro la Droga, che ricorre oggi,

Ricordando le visite di papa Francesco nei carceri, ha sottolineato che anche la droga è una prigione: “La droga e le dipendenze sono una prigione invisibile che voi, in modi diversi, avete conosciuto e combattuto, ma siamo tutti chiamati alla libertà. Incontrandovi, penso all’abisso del mio cuore e di ogni cuore umano. E’ un salmo, cioè la Bibbia, a chiamare ‘abisso’ il mistero che ci abita. Sant’Agostino ha confessato che solo in Cristo l’inquietudine del suo cuore ha trovato pace. Noi cerchiamo la pace e la gioia, ne siamo assetati. E molti inganni ci possono deludere e persino imprigionare in questa ricerca”.

E’ stato un invito a combatterla insieme: “Guardiamoci attorno, però. E leggiamo nei volti l’uno dell’altro una parola che mai tradisce: insieme. Il male si vince insieme. La gioia si trova insieme. L’ingiustizia si combatte insieme. Il Dio che ha creato e conosce ciascuno (ed è più intimo a me di me stesso) ci ha fatti per essere insieme. Certo, esistono anche legami che fanno male e gruppi umani in cui manca la libertà. Anche questi, però, si vincono solo insieme, fidandoci di chi non guadagna sulla nostra pelle, di chi possiamo incontrare e ci incontra con attenzione disinteressata”.

Con una citazione dell’enciclica ‘Evangelii Gaudium’ ha sottolineato l’esigenza di ‘combattere’ il business le dipendenze: “La giornata di oggi, fratelli e sorelle, ci impegna in una lotta che non può essere abbandonata finché, attorno a noi, qualcuno sarà ancora imprigionato nelle diverse forme della dipendenza. Il nostro combattimento è contro chi fa delle droghe e di ogni altra dipendenza (pensiamo all’alcool o al gioco d’azzardo) il proprio immenso business. Esistono enormi concentrazioni di interesse e ramificate organizzazioni criminali che gli Stati hanno il dovere di smantellare”.

Quindi combattere coloro che fanno business e non i poveri, anche attraverso l’uso di norme di sicurezza: “E’ più facile combattere le loro vittime. Troppo spesso, in nome della sicurezza, si è fatta e si fa la guerra ai poveri, riempiendo le carceri di coloro che sono soltanto l’ultimo anello di una catena di morte. Chi tiene la catena nelle sue mani, invece, riesce ad avere influenza e impunità. Le nostre città non devono essere liberate dagli emarginati, ma dall’emarginazione; non devono essere ripulite dai disperati, ma dalla disperazione”.

Per questo è importante dare valore alla cultura dell’incontro: “Il Giubileo ci indica la cultura dell’incontro come via alla sicurezza, ci chiede la restituzione e la redistribuzione delle ricchezze ingiustamente accumulate, come via alla riconciliazione personale e civile… La lotta al narcotraffico, l’impegno educativo tra i poveri, la difesa delle comunità indigene e dei migranti, la fedeltà alla dottrina sociale della Chiesa sono in molti luoghi considerati sovversivi”.

Inoltre, rivolgendosi ai giovani, li ha invitati ad essere rinnovamento nel mondo: “Cari giovani, voi non siete spettatori del rinnovamento di cui la nostra Terra ha tanto bisogno: siete protagonisti… Gesù è stato rifiutato e crocifisso fuori dalle porte della sua città. Su di lui, pietra angolare su cui Dio ricostruisce il mondo, anche voi siete pietre di grande valore nell’edificio di una nuova umanità. Gesù che è stato rifiutato invita tutti voi e se vi siete sentiti scartati e finiti, ora non lo siete più. Gli errori, le sofferenze, ma soprattutto il desiderio di vita di cui siete portatori, vi rendono testimoni che cambiare è possibile”.

E’ stato un incoraggiamento ad essere protagonisti nella società: “La Chiesa ha bisogno di voi. L’umanità ha bisogno di voi. L’educazione e la politica hanno bisogno di voi. Insieme, su ogni dipendenza che degrada faremo prevalere la dignità infinita impressa in ciascuno. Tale dignità, purtroppo, a volte brilla solo quando è quasi del tutto smarrita. Allora sopravviene un sussulto e diventa chiaro che rialzarsi è questione di vita o di morte. Ebbene, oggi tutta la società ha bisogno di quel sussulto, ha bisogno della vostra testimonianza e del grande lavoro che state facendo.

Tutti abbiamo, infatti, la vocazione ad essere più liberi e ad essere umani, la vocazione alla pace. È questa la vocazione più divina. Andiamo avanti insieme, allora, moltiplicando i luoghi di guarigione, di incontro e di educazione: percorsi pastorali e politiche sociali che comincino dalla strada e non diano mai nessuno per perso. E pregate anche voi, affinché il mio ministero sia a servizio della speranza delle persone e dei popoli, a servizio di tutti”.

(Foto: Santa Sede)

26 Giugno: Giornata Mondiale contro le Droghe

In occasione della Giornata Mondiale contro le Droghe, sentiamo il bisogno di fermarci. Di rallentare per un momento, respirare, e provare a guardare la realtà con uno sguardo nuovo. Uno sguardo più umano. Siamo abituati a parlare dei giovani elencando ciò che non funziona: dipendenze, comportamenti a rischio, numeri che spaventano.

Ma ci chiediamo mai davvero cosa cercano? Cosa li muove? Cosa – o chi – manca nella loro vita? Quando un giovane si rifugia in una sostanza, in un gesto estremo, raramente è un capriccio. Spesso è un grido. Un bisogno di essere visto, ascoltato, accolto. È un modo – forse l’unico che conosce – per dire che qualcosa fa male. E che, da solo, non ce la fa più. Viviamo un tempo complesso, che non risparmia nessuno, ma che pesa in modo particolare su chi è giovane.

Si cresce in fretta – troppo in fretta – in un mondo che cambia continuamente: il digitale amplifica emozioni e solitudini, la pandemia ha lasciato ferite profonde, la crisi climatica genera paure, il lavoro promette poco e spesso toglie molto.

Ma chi c’è davvero per questi ragazzi? Trovano adulti capaci di ascoltare senza giudicare, di esserci senza invadere? Oppure solo regole, distanze, silenzi? È tempo di cambiare sguardo. Vogliamo essere custodi di regole o testimoni di speranza? Vogliamo parlare dei giovani come un problema o con i giovani, come parte di un progetto comune? Nelle comunità che accolgono ragazzi con dipendenze, incontriamo adolescenti sempre più giovani – a volte di appena 12 o 13 anni – segnati da traumi, solitudini, assenze.

Eppure, quando trovano un adulto autentico, capace di guardarli senza pregiudizi e accompagnarli con rispetto, qualcosa cambia: restano, si fidano, ripartono. Perché la differenza non la fa la tecnica. La fa la relazione. Non è più tempo di aspettare che siano loro a bussare ai nostri servizi: dobbiamo essere noi ad andare verso di loro, nei luoghi in cui vivono, anche quelli più difficili.

Servono servizi che accolgano, non solo che curino. Spazi di esistenza, non solo di assistenza. Luoghi flessibili, dove la relazione venga prima della prestazione. Serve un nuovo patto educativo: autentico, coraggioso, condiviso. Abbiamo bisogno di una società che non lasci soli i propri giovani, che sappia entrare nei loro spazi – fisici e digitali – con umiltà e fiducia.

Una rete educativa che investa in cultura, sport, arte, bellezza. Perché sì, la bellezza salva. I ragazzi hanno bisogno di luoghi in cui potersi esprimere, sbagliare senza perdersi, sentirsi accolti senza dover dimostrare nulla. Un giovane ascoltato oggi sarà un adulto capace di costruire domani. Per questo serve un’alleanza vera: tra adulti, giovani, famiglie, scuole, istituzioni. Perché nessuno cresce da solo. Il nostro compito è esserci. Con una presenza concreta, quotidiana, che dica con amore: ogni giovane può fiorire, nonostante tutto.

Una pastorale segno di speranza: in dialogo con Simone Fichera

“Di segni di speranza hanno bisogno anche coloro che in sé stessi la rappresentano: i giovani. Essi, purtroppo, vedono spesso crollare i loro sogni. Non possiamo deluderli: sul loro entusiasmo si fonda l’avvenire. E’ bello vederli sprigionare energie, ad esempio quando si rimboccano le maniche e si impegnano volontariamente nelle situazioni di calamità e di disagio sociale. Ma è triste vedere giovani privi di speranza; d’altronde, quando il futuro è incerto e impermeabile ai sogni, quando lo studio non offre sbocchi e la mancanza di un lavoro o di un’occupazione sufficientemente stabile rischiano di azzerare i desideri, è inevitabile che il presente sia vissuto nella malinconia e nella noia”.

Da questo passo della bolla di indizione del giubileo, ‘Spes non confundit’, iniziamo un dialogo sulla pastorale giovanile con l’educatore e pedagogista, dott. Simone Fichera, formato in teologia presso l’università lateranense e componente del team ‘AGO Formazione’per cercare di capire il motivo per cui papa Francesco ha scritto che i giovani hanno bisogno di segni di speranza: “Il tempo in cui siamo immersi, il presente in cui ha da incarnarsi la nostra Chiesa, è costituito di fragilità nuove. Non che il passato non fosse in sé irto di ispidi ostacoli da superare, ma si tratta probabilmente di fatiche simili in contesti nuovi.

Basti pensare alla fatica di ingresso nelle posizioni quadro da parte dei giovani, o banalmente alla preponderanza del mondo virtuale nella vita comune di qualsiasi giovane. Viviamo un tempo in cui la speranza resta sconosciuta perché infondata, infondabile. La speranza non è un vezzo da sognatori, ma una virtù che ha bisogno di mani e sguardi capaci di promesse e questo siamo chiamati a fare come Chiesa, specie in questo anno giubilare”.

La pastorale della Chiesa è capace di fornire segni di speranza?

“Probabilmente in questo momento no. Spesso la pastorale sembra raggomitolata dentro il ‘già conosciuto’, il ‘si è sempre fatto così’, è incapace di stare nei contesti in cui la vita scorre davvero, non ristagna. Non si sporge verso fuori, chiede piuttosto ai giovani di entrare nello schema. I giovani cristiani, purtroppo, è facile distinguerli dalla massa, non per la luminosità del fervore, quanto più per la capacità di stare negli schemi che l’oratorio o la parrocchia chiede. E chi sa starci, di solito, è a rischio ristagno”.

In quale modo la pastorale può educare?

“Credo avremmo bisogno di una pastorale davvero capace di uscita. Non si tratta di fare educativa di strada (che pure avrebbe una sua funzionalità se fatta bene), ma, più banalmente, di aprire i cancelli. Di permettere ai ‘casinisti’ di stare dentro orientando l’azione educativa alla creazione della relazione piuttosto che alla segnalazione delle norme. Perché è di quei figli che ha bisogno la chiesa. Di quelli meno amabili ha bisogno di prendersi cura. Dei ‘bravi ragazzi’ sanno aver cura tutti. E questo chiede competenza educativa, non solo passione”.

La Chiesa è capace di comprendere il linguaggio dei giovani?

“Anche rispetto al linguaggio facciamo fatica a intenderci certamente. Ma credo che la domanda vera non sia relativa al linguaggio, né tanto alla comunicazione, quanto alla capacità di cura. Al desiderio di paternità dei pastori e degli educatori (si intenda rivolto anche al femminile come senso di maternità). Abbiamo creato una chiesa di organizzatori, promotori, amministratori, ufficianti e ci siamo dimenticati di coltivare la paternità, la cura, la figliolanza, l’accompagnamento”.

In quale modo si può rendere ‘attraente’ per i giovani l’oratorio?

“Credo che la risposta sarà deludente: non c’è oratorio capace di attrazione se chi lo abita non è attraente. I ragazzi non hanno bisogno di luoghi ‘fighi’ (si anche, ma non prioritariamente). Hanno bisogno di padri e madri, di amici veri. Coltivare queste capacità chiede competenza umana e professionale, lo ripeto. Non basta aver passione, non basta la vocazione. Ed allora viene a me da fare una domanda: se è così pungente il tema dei giovani, perché tanta parte di Chiesa è disposta a spendere risorse per restaurare gli affreschi e sceglie di risparmiare su una più necessaria formazione?”

Allora è possibile dare una definizione alla parola ‘pastorale’?

“Pastorale è educare ad un sapere che è complesso! Complesso perché fatto di tanti pezzi: è sapere che conosce, è sapere che agisce ed è sapere che comunica. La pastorale ha bisogno di uscire dalla paura di ‘commistionarsi’ con la vita della gente e lasciarsi inquinare dalla bellezza del presente che è tempo di salvezza! Se affermiamo, con le nostre scelte, che il presente e i suoi retaggi, non sono occasione di salvezza allora staremmo affermando che questo tempo è maledetto, che qui non c’è Kairos, e che la Chiesa ha fallito! Beh spoiler… non è così! Ci si può rimboccare le maniche e imparare a immischiarsi! Perché la pastorale è la vita della gente. E’: copula e non congiunzione!”

Di quale pastorale c’è bisogno?

“Una pastorale che testimoni e racconti come sia possibile la vita da cristiani oggi! Quali sono le skill tipiche del cristiano, le sue competenze relazionali, le attenzioni che lo caratterizzano. Una pastorale che non tema la strada e l’on-line. Una pastorale che incontra occhi e volti, che chiama per nome, perché riparte da ciò che è essenziale: la relazione personale. Perché in fondo è così da sempre: è davvero innovativo ciò che ci riporta all’essenziale!”

(Tratto da Aci Stampa)

Franco Vaccari: da Rondine – Città della Pace un’iniziativa per ‘immaginare’ la pace

Domenica 8 giugno si è conclusa la 9^ edizione di ‘YouTopic Fest’, il festival internazionale promosso da Rondine Cittadella della Pace: un evento che ha proposto più di 40 appuntamenti e 70 relatori tra panel, workshop, performance artistiche e momenti di dialogo intergenerazionale, riunendo giovani da tutto il mondo insieme a esperti, artisti, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni e cittadini animati da una forte volontà: affrontare il conflitto come opportunità di trasformazione.

E nell’ultima giornata Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine, ha annunciato il tema della prossima edizione, che guiderà il lavoro di un intero anno e sarà il cuore di ‘YouTopic Fest’ in programma dal 5 al 7 giugno del prossimo anno: ‘Inquietudine – Come custodire la scintilla dell’umano?’

Infine, a concludere il Festival è stato il Giubileo delle culture, dei popoli e delle religioni, una celebrazione interreligiosa presieduta dal vescovo di Arezzo, mons. Andrea Migliavacca, insieme a rappresentanti di diverse fedi che si è tenuta nella cappellina di Rondine, riconosciuta come ‘chiesa giubilare’, luogo di preghiera e pellegrinaggio in occasione dell’Anno Santo: “A Gerusalemme ci sono popoli da tutte le parti del mondo che parlano lingue diverse, ma tutte si trovano radunate, capite, accolte dal dono dello Spirito Santo. La celebrazione a cui stiamo partecipando vuole celebrare oggi, nel giorno di Pentecoste, lo Spirito che raduna, che regala la lingua, che ci permette di comunicare, di creare legami tra di noi, lo Spirito che ci dona la pace”.

Dal fondatore Franco Vaccari ci siamo fatti spiegare il significato del festival: “Un evento per raccontare la propria vita in pubblico, accompagnata, valorizzata dall’arte, dalla bellezza, perché i giovani che escono dall’inganno del nemico e si impegnano per la pace sono una bellezza.

Bellezza che ha contato sulla presenza del presidente Mattarella che ha lanciato un fortissimo messaggio per la pace proprio dal luogo dove la pace si fa ogni giorno con la fatica, il dolore ma anche il coraggio dei giovani che sono sempre l’avanguardia: sono il futuro”.

Nello scorso settembre scorso è stata ‘lanciata’ la campagna ‘Fuori dal copione’ delle ‘Sezioni Rondine’ per combattere le disuguaglianze di genere nelle scuole e sui social media: perché quest’iniziativa?

 “Rondine ha lanciato la campagna ‘Fuori dal copione’ per combattere le disuguaglianze di genere nelle scuole e sui social media. L’obiettivo è creare un ambiente inclusivo dove tutti possano esprimere liberamente la propria identità di genere, superando pregiudizi e stereotipi. La campagna coinvolge 21 scuole superiori ed è aperta a tutti gli studenti italiani, promuovendo dialogo e diversità per un futuro più equo. La campagna è finanziata da AICS e promossa da Oxfam Italia Intercultura, Rondine e RE.TE. ong in collaborazione con Reattiva”.

In cosa consiste il protocollo d’intesa con Institute for Humane Education?

“Il protocollo d’intesa con l’Institute for Humane Education (IHE), firmato al YoutopicFest 2024, segna un passo avanti nella nostra missione di educazione alla pace. L’accordo integra i programmi dell’IHE nei percorsi formativi delle scuole superiori partner di Rondine e diffonde il Metodo Rondine per la trasformazione del conflitto nel network internazionale IHE, creando nuove opportunità di crescita e apprendimento per i giovani”.

Ritornando al tema del festival appena concluso: quale ‘ImmaginAzione’ è necessaria per costruire la pace?

“L’immaginazione è il motore del cambiamento: ogni trasformazione inizia da una visione. Per costruire la pace, è necessario sfidare il ‘si è sempre fatto così’ e recuperare la dimensione del gioco, che è essenziale per creare un futuro diverso. Il gioco non è esperienza solo dei bambini ma è una dimensione umana fondamentale che non deve essere persa. Per questo abbiamo scelto l’immaginazione come tema di YouTopic Fest, il festival internazionale di Rondine sul conflitto che si svolge alla Cittadella della Pace di Arezzo. Vogliamo ispirare tutti a sognare insieme, non solo come spettatori, ma come attori di un vero cambiamento, pronti a innescare la possibilità di fare le cose in modo nuovo e diverso nelle proprie comunità”.

Quale approccio ecologico è necessario per una visione positiva del conflitto?

“E’ l’approccio approfondito nella mia ultima pubblicazione ‘Ecologia del conflitto. L’approccio alla relazione secondo il Metodo Rondine’. Un libro che propone una visione positiva del conflitto. Da anni ‘Rondine Cittadella della Pace’ lavora su queste tematiche. Infatti riconoscere la conflittualità ‘della’ relazione non è solo importante, è ecologico, nel senso che richiede un approccio appassionato alle sorti del pianeta come quello ecologico.

Liberato da una diffusa interpretazione ingannevole, che lo vuole sinonimo di guerra, il conflitto emerge in queste pagine nel suo aspetto positivo, carico di energia utile a prendersi cura della relazione intessuta tra le persone. Completano il volume gli interventi di alcuni collaboratori di Rondine, che permettono di conoscere i risultati del Metodo Rondine negli ambiti della leadership e della diplomazia popolare, testimoniando il valore ecologico dell’approccio relazionale al conflitto”.

E per quanto riguarda la situazione in Medio Oriente: con quale attenzione si sta vivendo questo conflitto a Rondine?

“Negli ultimi anni il conflitto in Medio Oriente si è intensificato con una violenza e una durata senza precedenti e ci sta mettendo di fronte a una sfida immensa. ‘Rondine Cittadella della Pace’ lavora da anni in questa regione ma l’inasprimento attuale rende il nostro impegno ancora più arduo. Ogni giorno siamo testimoni di un dolore profondo, di vite spezzate, di famiglie distrutte e la fatica di operare in questo contesto è immensa. Il dialogo e la comprensione sono messi a dura prova ma proprio per questo è fondamentale continuare a costruire spazi di incontro e di pace.

Il nostro è un impegno costante per arginare il dilagare dell’odio e decostruire l’immagine del nemico che, purtroppo, non si limita ai territori di guerra ma si insinua anche nelle società in pace, contaminandole. Ecco perché la presenza di luoghi terzi, come Rondine, è essenziale: istituzioni di pace che creano ponti e spazi di confronto tra i giovani appartenenti a popoli in conflitto, ponendo le basi per la costruzione di una pace duratura”.

(Tratto da Aci Stampa)

A Lecco il festival della speranza della diocesi ambrosiana

Un pomeriggio e una serata dedicati alla speranza. Sabato 21 giugno a Lecco, dalle ore 17 alle ore 23, si svolgerà il ‘Festival della Speranza’, una rassegna dal titolo ‘Chiamati a guardare in alto’, ricca di iniziative, pensata da e per i giovani ambrosiani.

Momento culminante sarà la consegna del ‘mandato’ ai giovani che si recheranno al Giubileo dei giovani a Roma (28 luglio – 3 agosto) o partiranno per esperienze di volontariato e missione, in Italia e all’estero, promosse da Caritas Ambrosiana, PIME, CSI e altre associazioni. A consegnare il mandato sarà l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, accompagnato da alcuni vicari episcopali della Diocesi.

Testimonianze, momenti di preghiera, animazioni musicali, workshop, mostre e street sport animeranno il centro della città e il suo lungolago, come due anni fa quando nella ‘città dei Promessi Sposi’ si erano radunati i giovani che da lì a qualche settimana avrebbero partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona.

Sul palco di piazza Garibaldi, a portare la loro testimonianza saranno, alle ore 18.00, don Claudio Burgio e i ragazzi di Kayros, l’associazione che accoglie adolescenti e giovani in difficoltà, verso le 19 don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans, ONG che si occupa del salvataggio dei migranti in mare, e i giovani delle ACLI, di Sant’Egidio e di Libera.

Per tutta la durata del Festival, organizzato da due uffici diocesani (Servizio per i Giovani e l’Università e Pastorale Missionaria), dalla Caritas Ambrosiana, dal PIME, dal CSI di Milano con la collaborazione del Comune di Lecco, la piazza si trasformerà in un “quartiere di speranza”, animato dagli stand: spazi di incontro con le storie di chi opera ogni giorno per rendere il mondo più giusto e accogliente. Sarà anche suonato il ‘Violoncello del mare’ costruito dalle persone detenute nel carcere di Opera con il legno delle barche dei migranti nell’ambito del progetto ‘Metamorfosi’.

Il programma prevede poi diverse iniziative diffuse in altri luoghi della città. In piazza Cermenati, il CSI curerà uno spazio dedicato allo sport, con stand e attività di street sport; alla Casa della Carità (via San Nicolò) sarà possibile incontrare realtà caritative e ascoltare alcune testimonianze. Al Palazzo delle Paure (piazza XX Settembre), invece, saranno proposti workshop e due mostre a tema missionario: una per ricordare la figura di suor Luisa dell’Orto, suora missionaria uccisa nel 2022 nella capitale di Haiti, e una dal titolo “Oltre i muri” per aiutare a riflettere sui muri materiali e relazionali nel mondo.

Per chi desidera vivere un momento di raccoglimento e di preghiera, il Santuario della Vittoria – Chiesa giubilare della Diocesi – ospiterà l’adorazione eucaristica e offrirà la possibilità di confessarsi. Sarà inoltre possibile salire sul campanile di San Nicolò, uno dei simboli della città.

Alle ore 21.00 da una ‘lucia’, la tipica imbarcazione lecchese il cui nome evoca il celebre romanzo manzoniano, l’Arcivescovo presiederà di fronte al lungolago di Lecco (zona Monumento dei caduti) la preghiera per il conferimento del mandato ai giovani in partenza per il Giubileo che avrà inizio a Roma il 28 luglio e ai loro coetanei che vivranno questa estate esperienze di volontariato e missione. La barca di mons. Delpini sarà accompagnata da altre “lucie” con a bordo i vicari episcopali e alcuni dei giovani partenti. La serata si concluderà in piazza Garibaldi con un momento di festa e musica con i cori Shekinah ed Elikya.

Card. Semeraro: Dio punto di riferimento per il beato Floribert Bwana Chui

Un grande applauso si è levato nella basilica di san Paolo fuori le Mura, domenica scorsa, quando il card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi, ha letto la lettera apostolica con cui papa Leone XIV ha proclamato beato Floribert Bwana Chui, giovane congolese della Comunità di Sant’Egidio, ucciso a 26 anni per essersi rifiutato di far passare alla frontiera tra la Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda un carico di riso avariato.

Floribert è il primo martire africano ucciso a causa della corruzione: la sua memoria liturgica è stata fissata all’8 luglio, giorno della sua morte. La celebrazione della beatificazione, tenutasi a Roma per le precarie condizioni di sicurezza a Goma, sua città natale, è stata presieduta dal card. Semeraro e concelebrata da mons. Willy Ngumbi, vescovo di Goma, dal card. Fridolin Ambongo, arcivescovo di Kinshasa, e da molti vescovi congolesi, insieme a molti rappresentanti delle Comunità di Sant’Egidio provenienti dal Congo e da altri paesi africani (tra cui Benin, Burundi, Costa d’Avorio, Malawi, Mozambico, Senegal e Togo).  

Nell’omelia, il card. Semeraro ha ricordato Floribert come un giovane fedele laico della Chiesa di Goma e membro responsabile della Comunità di Sant’Egidio, totalmente aperto all’amore di Dio, che lo ha plasmato fino a orientarne in profondità ogni scelta: “In ogni occasione della vita Dio era il suo riferimento. Una prova concreta è la sua Bibbia, oggi custodita a Roma nel Santuario dei Nuovi Martiri a San Bartolomeo all’Isola, segnata dalle tracce di una lettura costante”.

E nella ‘luce’ trinitaria può essere annoverato anche questo giovane santo: “Penso che in questa luce possiamo comprendere anche la testimonianza di Floribert, fedele laico della Chiesa di Goma e membro responsabile della Comunità di Sant’Egidio. Egli si è totalmente aperto all’amore che lo abbracciava al punto da lasciarsene plasmare nel profondo e farne la bussola che orientava le sue scelte. E’ quanto appare dalle testimonianze raccolte su di lui: in ogni occasione della vita, Dio era il suo riferimento. E che così fosse davvero, lo prova la copia della sua Bibbia, conservata a Roma, nel Santuario dei Nuovi Martiri a San Bartolomeo all’Isola, che mostra le tracce di una lettura costante”.

Proprio dalla spiritualità della Comunità di Sant’Egidio nasce la sua attenzione ai poveri: “Da qui nasce la sua attenzione ai poveri di Goma, in particolare ai più disprezzati e marginali, cioè i bambini di strada. A questi bambini, sradicati e senza famiglia, egli voleva dare speranza e futuro, e anche per questo si impegnava con loro nella Scuola della Pace”.

Infatti lui scriveva che ‘Tutti hanno diritto alla pace nel cuore’: “In un tempo segnato dalla guerra e dalla violenza, in cui tanti nella Repubblica Democratica del Congo e altrove cercano la pace, queste parole ci colpiscono più che mai. Se oggi, infatti, celebriamo qui a Roma la sua beatificazione, lo sapete, è perché purtroppo a Goma mancano le condizioni di sicurezza e tranquillità. Floribert, del resto, sperava di poter fare un pellegrinaggio a Roma. Questo suo desiderio (in qualche modo) si compie spiritualmente con l’odierna celebrazione”.

Questo era vissuto quotidianamente da lui nella sua città: “Il nostro Beato cercava tutto questo nel clima teso della sua città. Tra le testimonianze raccolte si legge che egli non voleva la guerra e che proprio con il suo impegno intendeva riunire i giovani di Goma come in una famiglia. Scelse perciò di condividere l’impegno di Sant’Egidio per la pace, perché (diceva) ‘mette tutti i popoli alla stessa tavola’. Sognava di essere un uomo di pace e di poter così contribuire alla pace della sua terra, che amava tanto. Oggi, dunque, facciamo nostra la sua aspirazione a un Congo in pace, raccolto alla stessa tavola come una famiglia”.

Vivendo l’eucarestia giunse a sacrificare la propria vita per salvare altre persone: “Per questo giovane uomo, giunse presto il momento della scelta: fu quando, con le minacce e le lusinghe della corruzione, gli fu chiesto di far passare alla dogana del cibo avariato che avrebbe avvelenato le tavole della gente di Goma… La scelta era decisiva; in quel momento drammatico, si trattava di scegliere tra il vivere per sé stessi e il vivere per Cristo. E questo ha un prezzo; è, anzi, un caro prezzo. Nel nostro contesto, la grazia a caro prezzo è la resistenza al male, fino in fondo, sino all’effusione del sangue”.

La sua fedeltà al Vangelo è’ un esempio per i giovani: “Lo è per tanti giovani africani, cui insegna a non lasciarsi vincere dal male, ma a vincere il male con il bene. E’ un maestro di speranza per loro, e non soltanto, perché nel suo umile esempio tanti giovani di tutto il mondo possono scoprire la forza del bene e il coraggio di fare il bene, resistendo alle lusinghe di una vita dominata dalla paura e dal denaro”.

Prima della celebrazione eucaristica il card. Fridolin Ambongo, ha ringraziato la famiglia e la Comunità di sant’Egidio: “E poi cogliamo l’occasione per ringraziare e felicitarci con la famiglia biologica del beato Floribert, qui pure rappresentata. Come sapete, c’è la madre, ci sono i due fratelli. Certamente la famiglia di Floribert ha contribuito all’educazione alla fede, che ha poi permesso a Floribert di essere qui come modello di vita per quello che ha vissuto e fatto. Grazie.

Un ringraziamento particolare alla Comunità di Sant’Egidio, qui rappresentata da Marco, da Andrea, da tutti gli altri della Comunità, che è stata la famiglia spirituale di Floribert, e lo è. Questa famiglia spirituale è stata colei che ha condotto la causa di beatificazione del servo di Dio. Possiate voi, membri della Comunità di Sant’Egidio, accettare la nostra profonda riconoscenza. Che il Signore benedica il vostro lavoro per i valori evangelici!”

Il fondatore della Comunità di sant’Egidio, prof. Andrea Riccardi, ha ricordato il nuovo beato: “Questa figura di Floribert, che si è svelata con questa immagine innanzi a noi, ha molto da dire in questo tempo conflittuale e di culto della forza e del denaro. Questo giovane ventiseienne mostra che si può vincere il male con il bene, che la debolezza non è una condanna e che, nella debolezza di chi crede, di chi prega, di chi ama i poveri, c’è una forza.

Oggi, nell’umile Floribert c’è una nota eroica, che tante volte manca nella nostra vita rassegnata. Ma il beato Floribert Bwana Chui, con la sua testimonianza, fa scoprire questa nota eroica a ciascuno di noi. Fa scoprire una forza di pace, di bene, di cambiamento, di fiducia in Dio”.

(Foto: Comunità di sant’Egidio)

Papa Leone XIV: il beato Floribert esempio di pace

“Oggi pomeriggio, nella basilica di san Paolo fuori le mura, sarà proclamato beato Floribert Bwana Chui, giovane martire congolese. E’ stato ucciso a ventisei anni perché, in quanto cristiano, si opponeva all’ingiustizia e difendeva i piccoli e i poveri. La sua testimonianza dia coraggio e speranza ai giovani della Repubblica Democratica del Congo e di tutta l’Africa!”: ieri, al termine della recita dell’Angelus papa Leone XIV aveva ricordato la beatificazione di questo giovane martire congolese, responsabile della Comunità di Sant’Egidio a Goma, doganiere ucciso l’8 luglio 2007 per aver rifiutato di far passare carichi di cibo avariato, proteggendo così la salute dei più poveri.

Ed oggi ha ricevuto i pellegrini congolesi con la mamma del nuovo beato, che ieri a Roma, per motivi di sicurezza pubblica, hanno partecipato alla celebrazione eucaristica di beatificazione, officiata dal card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi, ricordando le parole di papa Francesco durante il viaggio apostolico nella Repubblica del Congo: “Da dove un giovane traeva la forza di resistere alla corruzione, radicata nella mentalità corrente e capace di ogni violenza? La scelta di mantenere le mani pulite (era funzionario alla dogana) maturò in una coscienza formata dalla preghiera, dall’ascolto della Parola di Dio, dalla comunione con i fratelli”.

Il beato Floribert aveva a cuore i ragazzi secondo le tre ‘p’ sottolineate da papa Francesco: “Viveva la spiritualità della Comunità di Sant’Egidio, che Papa Francesco ha riassunto con tre ‘P’: preghiera, poveri, pace. I poveri erano decisivi nella sua vita. Il beato Floribert viveva una familiarità impegnata con i ragazzi di strada, spinti a Goma dalla guerra, disprezzati e orfani. Li amava con la carità di Cristo: si interessava a loro e si preoccupava della loro formazione umana e cristiana. La forza di Floribert è cresciuta nella fedeltà alla preghiera e ai poveri”.

Per questo è stato un uomo di pace ed aveva il sogno di un mondo ‘nuovo’: “E’ stato un uomo di pace. In una regione tanto sofferente come il Kivu, lacerata dalla violenza, portava avanti la sua battaglia per la pace con mitezza, servendo i poveri, praticando l’amicizia e l’incontro in una società lacerata…

Questo giovane, per nulla rassegnato al male, aveva un sogno, che si nutriva delle parole del Vangelo e della vicinanza al Signore. Molti giovani si sentivano abbandonati e senza speranza, ma Floribert ascoltava la parola di Gesù: ‘Non vi lascerò orfani; tornerò da voi’. Nessuna terra è abbandonata da Dio! Egli invitava i suoi amici a non rassegnarsi e a non vivere per sé. Malgrado tutto, esprimeva fiducia riguardo al futuro”.

Concludendo l’incontro il papa ha invitato a pregare il nuovo beato per la pace: “Questo martire africano, in un continente ricco di giovani, mostra come essi possano essere un fermento di pace ‘disarmata e disarmante’. Questo laico congolese mette in luce il valore prezioso della testimonianza dei laici e dei giovani. Possa allora, per l’intercessione della Vergine Maria e del Beato Floribert, realizzarsi presto la sospirata pace in Kivu, in Congo e in tutta l’Africa!”

Mentre in precedenza papa Leone XIV aveva incontrato i vescovi del Madagascar in pellegrinaggio giubilare a Roma: “Ed è bello che siate diventati pellegrini della speranza, insieme alle migliaia e migliaia di fedeli che ogni giorno varcano le Porte Sante delle basiliche papali. Siete innanzitutto pellegrini della speranza per voi stessi: voi che siete pastori, avete ricordato che siete prima di tutto pecore del gregge, alle quali Cristo dice: ‘Io sono la porta delle pecore… Se qualcuno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascoli’.

Ed allo stesso tempo siete diventati pellegrini di speranza per il vostro popolo, per le famiglie, per gli anziani, i bambini, i giovani; affinché le Chiese che sono in Madagascar, attraverso di voi, ricevano la grazia di camminare nella speranza che è Gesù Cristo”.

Quindi li ha ringraziati per la loro missione: “Rendo grazie per la vitalità missionaria delle vostre Chiese particolari, eredi della testimonianza dei santi che, per portare il Vangelo in questa terra lontana, non hanno temuto né il rifiuto né la persecuzione. Vorrei ricordare Henri de Solages, il primo missionario che non si lasciò scoraggiare dal fallimento e dalla prigionia, o il santo martire Jacques Berthieu, il cui sangue fu seme di cristiani in Madagascar. Che il loro esempio continui a rafforzarvi nella donazione di voi stessi a Cristo e alla sua Chiesa, tra i successi e le prove pastorali che attraversate per raggiungere il popolo di Dio nelle diverse realtà delle vostre diocesi!”

Ed a scegliere i poveri nella loro azione missionaria: “Vi esorto a non distogliere lo sguardo dai poveri: essi sono al centro del Vangelo e sono i destinatari privilegiati dell’annuncio della Buona Novella. Sappiate riconoscere in loro il volto di Cristo e che la vostra azione pastorale sia sempre animata da una concreta sollecitudine verso i più piccoli. Il vostro ministero in questo Giubileo, al di là delle prove, li aiuti ad accendere gli orizzonti sempre nuovi della speranza offerta da Cristo”.

Senza dimenticare il creato: “Seguendo papa Francesco, vi invito a prendervi cura della nostra casa comune, a preservare la bellezza della Grande Isola, la cui bellezza e fragilità vi sono state affidate. La cura della nostra casa è parte integrante della vostra missione profetica. Prendetevi cura del creato che geme e insegnate ai vostri fedeli l’arte di proteggerlo con giustizia e pace”.

Infine ai partecipanti alla Scuola estiva di Astrofisica promossa dalla Specola Vaticana sul tema ‘Esplorare l’universo con il telescopio spaziale di James Webb’, che è uno strumento operativo dal 2022 che recentemente è stato in grado di scattare una fotografia, chiamata Cosmos-Web Field, di quasi 800.000 galassie, il papa ha invitato alla condivisione delle scoperte:

“Non dimenticate mai, quindi, che quello che state facendo è destinato a beneficiare tutti noi. Siate generosi nel condividere ciò che imparate e ciò che sperimentate, come meglio potete e in qualsiasi modo. Non esitate a condividere la gioia e lo stupore che nascono dalla vostra contemplazione dei ‘semi’ che, secondo le parole di sant’Agostino, Dio ha seminato nell’armonia dell’universo. Più gioia si condivide, più gioia si crea, e in questo modo, attraverso la ricerca della conoscenza, ognuno di voi può contribuire a costruire un mondo più pacifico e giusto”. 

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV invita i giovani ad aprirsi all’amore di Dio

“E’ per me un piacere salutare tutti voi riuniti al White Sox Park per questa grande celebrazione come comunità di fede dell’arcidiocesi di Chicago. Un saluto speciale al cardinale Cupich, ai vescovi ausiliari, a tutti i miei amici che si sono riuniti oggi in occasione della solennità della Santissima Trinità”: in un videomessaggio per la celebrazione organizzata dall’arcidiocesi di Chicago nello stadio di baseball dei White Sox in suo onore, papa Leone XIV ha invitato a rivolgersi all’amore di Dio.

Nel videomessaggio il papa ha invitato i giovani a prendere come ‘modello’ la Trinità: “Ed inizio da qui perché la Trinità è il modello dell’amore di Dio per noi. Dio: Padre, Figlio e Spirito. Tre persone in un solo Dio vivono unite nella profondità dell’amore, in comunità, condividendo quella comunione con tutti noi. Perciò, mentre oggi vi siete riuniti per questa grande celebrazione, desidero esprimervi la mia gratitudine e al tempo stesso incoraggiarvi a continuare a costruire comunità, amicizia, come fratelli e sorelle nella vostra vita quotidiana, nelle vostre famiglie, nelle vostre parrocchie, nell’arcidiocesi e in tutto il mondo”.

Anche se le circostanze non sono molto favorevoli il papa ha invitato i giovani a vivere l’opportunità della fede: “A volte può essere che le circostanze della vostra vita non vi hanno dato l’opportunità di vivere la fede, di vivere come membri di una comunità di fede, e io vorrei cogliere questa occasione per invitare ognuno di voi a guardare nel proprio cuore, a riconoscere che Dio è presente e che, forse in molti modi diversi, Dio vi sta cercando, vi sta chiamando, vi sta invitando a conoscere suo Figlio Gesù Cristo, attraverso le Scritture, forse attraverso un amico o un parente…, un nonno o una nonna, che potrebbe essere una persona di fede.

A scoprire quanto è importante per ognuno di noi prestare attenzione alla presenza di Dio nel nostro cuore, a quel desiderio di amore nella nostra vita, per cercare, per cercare veramente, e per trovare i modi in cui possiamo fare qualcosa con la nostra vita per servire gli altri”.

Quindi attraverso l’amicizia si può scoprire l’amore di Dio: “E in quel servizio agli altri possiamo scoprire che, unendoci in amicizia, costruendo comunità, anche noi possiamo trovare il vero significato della nostra vita. Momenti di ansia, di solitudine….

Tante persone che soffrono a causa di diverse esperienze di depressione o tristezza, possono scoprire che l’amore di Dio è veramente capace di guarire, che porta speranza, e che in realtà, ritrovarsi come amici, come fratelli e sorelle, in una comunità, in una parrocchia, in un’esperienza di vita vissuta insieme nella fede, possiamo scoprire che la grazia del Signore, l’amore di Dio, può veramente guarirci, può darci la forza di cui abbiamo bisogno, può essere la fonte di quella speranza di cui tutti abbiamo bisogno nella nostra vita”.

Ecco che la condivisione della fede è un segno di speranza: “Condividere questo messaggio di speranza gli uni con gli altri (sensibilizzando, servendo, cercando modi per rendere il nostro mondo un posto migliore) dà la vera vita a tutti noi ed è un segno di speranza per il mondo intero”.

Ed i giovani possono essere promessa, come afferma sant’Agostino: “Ai giovani qui riuniti desidero dire, ancora una volta, che siete la promessa di speranza per molti di noi. Il mondo guarda a voi mentre voi vi guardate attorno e dite: abbiamo bisogno di voi, vi vogliamo con noi per condividere con voi questa missione (come Chiesa e nella società) di annunciare un messaggio di vera speranza e di promuovere pace, di promuovere l’armonia tra tutti i popoli”.

Ma la promessa si realizza superando gli egoismi: “Dobbiamo guardare al di là dei nostri (se così possiamo definirli) modi egoistici. Dobbiamo cercare modi per unirci e promuovere un messaggio di speranza. Sant’Agostino ci dice che se vogliamo che il mondo sia un posto migliore, dobbiamo iniziare da noi stessi, dobbiamo iniziare dalla nostra vita, dal nostro cuore”.

Quindi possono diventare ‘fari di speranza’, come ha affermato sant’Agostino: “Quella luce, che forse all’orizzonte non è facile scorgere; eppure, man mano che cresciamo nella nostra unità, ma mano che ci riuniamo in comunione, scopriamo che quella luce diventa sempre più luminosa. Quella luce che, in realtà, è la nostra fede in Gesù Cristo. E noi possiamo diventare quel messaggio di speranza, per promuovere pace e unità nel mondo intero.

Tutti viviamo con tante domande nel nostro cuore. Sant’Agostino parla così spesso del nostro cuore ‘che non ha posa’ e dice: ‘il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te Signore’. Questa inquietudine non è una cosa negativa, e noi non dovremmo cercare modi per estinguere il fuoco, per eliminare o addirittura anestetizzarci alle tensioni che sentiamo, alle difficoltà che sperimentiamo. Dovremmo piuttosto entrare in contatto con il nostro cuore e riconoscere che Dio può operare nella nostra vita, mediante la nostra vita e, attraverso di noi, raggiungere altre persone”.

Il videomessaggio si conclude con l’invito ad aprirsi all’amore di Dio: “Vorrei quindi invitarvi tutti a prendervi un momento, ad aprire il vostro cuore a Dio, all’amore di Dio, a quella pace che solo il Signore può donarci. A sentire quanto è profondamente bello, quanto è forte, quanto è significativo l’amore di Dio nella nostra vita. E a riconoscere che, sebbene non facciamo nulla per meritarci l’amore di Dio, Dio, nella sua generosità, continua a riversare il suo amore su di noi.

E mentre ci dona il suo amore, ci chiede soltanto di essere generosi e di condividere con gli altri ciò che ci ha donato. Che possiate essere davvero benedetti mentre vi riunite per questa celebrazione. Che l’amore e la pace del Signore scendano su ognuno di voi, sulle vostre famiglie, e che Dio vi benedica tutti, affinché possiate essere sempre fari di speranza, un segno di speranza e di pace nel mondo intero”.

Torna YouTopic Fest: festival sul conflitto aperto dalla visita del Presidente della Repubblica

In cinquemila sulle orme della pace, il Presidente della Repubblica in elicottero per raggiungerli, tre giorni filati di incontri, eventi, confronti, storie, racconti incastonati nella Cittadella della Pace. È stata presentata oggi, nel corso della conferenza stampa della Regione Toscana alla presenza del Presidente Eugenio Giani, la nuova edizione di YouTopic Fest, il festival internazionale del conflitto che ogni anno si svolge a Rondine Cittadella della Pace, alle porte di Arezzo. Un’edizione speciale, straordinaria per intensità e visione, aperta dall’eccezionale visita del Capo dello Stato e in programma dal 6 all’8 giugno 2025, intitolata ‘ImmaginAzione’.

Tre giorni di panel, workshop, mostre, incontri e momenti artistici – con protagonisti artisti, studenti, giornalisti, imprenditori, cittadini e giovani da tutto il mondo – che avranno al centro una sola, potente domanda: come far avanzare i sogni che cambiano il mondo e cacciano gli incubi?

“La visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Rondine – evento di apertura di Youtopic Fest – è un evento che onora tutta la comunità toscana e che dimostra lo straordinario valore di questa esperienza e di chi, a partire da Franco Vaccari, l’ha resa possibile”. Ha commentato Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana.

“Un borgo un tempo spopolato è oggi uno straordinario laboratorio di pace, una realtà di respiro cosmopolita, e un luogo di speranza, grazie alla presenza di tantissimi giovani. La Regione sostiene con convinzione Rondine e proprio in occasione di questo evento presentiamo un percorso di formazione e sensibilizzazione destinato alla educazione alla pace, che stiamo realizzando con Rondine attraverso il Fondo Sociale Europeo. Sempre con “fondi tosco-europei” – conclude Giani – stiamo attivando un avviso rivolto a associazioni, università, istituzioni che vogliano sviluppare progetti nella stessa direzione: vogliamo che l’educazione alla pace entri a far parte della formazione dei nostri giovani, avendo l’esperienza di Rondine come riferimento e stimolo”.

Un aspetto approfondito da Elena Calistri, responsabile dell’Autorità di gestione del Por Fse della Regione Toscana, che ne ha presentato le opportunità. Nel corso della conferenza stampa è stato ribadito il valore di YouTopic Fest come punto di riferimento nazionale e internazionale per chi lavora, studia e si confronta quotidianamente con il conflitto, inteso non come ostacolo, ma come occasione di crescita, trasformazione e riconciliazione.

“Rondine è un pezzo privilegiato della città di Arezzo, dove si svolgono attività di grande importanza e di grande respiro”. Ha commentato il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli.  “Come lo è YouTopic, evento significativo dove i giovani si interrogano, si conoscono, si rispondono sui grandi temi del mondo quali sono il dialogo tra i popoli, la costruzione della pace, la solidarietà. Un incontro salutato da una presenza prestigiosa, quella del nostro Presidente della Repubblica. che verrà a Rondine proprio per loro. È nella loro fantasia, nella loro determinazione, nella loro voglia di fare che sta la vera speranza di un futuro migliore”

Un festival che straordinariamente sarà aperto dalla presenza del presidente Mattarella, che, come afferma Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine, “ci onora e ci sprona a proseguire nel nostro percorso che ci mostra ogni giorno che insieme possiamo fare molto per la pace. Alla marcia che aprirà Youtopic sono attesi 5-6mila studenti. Mattarella viene per incontrare i giovani e i giovani di Rondine da tutto il mondo tornano da luoghi di guerra per incontrare Mattarella. È previsto un momento pubblico nell’arena di Janine dove ci sarà un dialogo con il Presidente. Mettersi in dialogo è un grande atto di coraggio mentre intorno ci sono guerre terribili. I giovani ex nemici di Rondine hanno deciso che parlerà a nome di tutti loro una studentessa del Mali, Bernadette, insieme a due ragazzi italiani, e, in un secondo momento, a porte chiuse, una cinquantina di studenti, lo incontreranno in forma privata – conclude Vaccari –. È dalla prima volta che si conobbero al Quirinale nel 2018, che avrebbe voluto conoscerli meglio proprio nel luogo dove si formano per due anni”.

Il tema dell’edizione 2025 parte da una certezza che attraversa tutta l’esperienza di Rondine: immaginare è un atto politico, educativo, collettivo. L’immaginazione è il seme da cui nasce ogni cambiamento, è l’anticamera dell’azione, lo strumento per attraversare anche i conflitti più complessi e renderli generativi. Ed è su questa base che prende forma il programma del Festival, costruito insieme ai giovani studenti internazionali della World House, provenienti da contesti di guerra e divisione, che a Rondine vivono e studiano insieme per dimostrare che la pace è possibile.

“Il mio percorso a Rondine è iniziato tre anni fa – dice Valeriia, giovane ucraina della World House di Rondine – Non sono stati anni semplici, non perchè abbia incontrato ragazzi russi, ma perchè dovevo partire da me stessa e capire cosa c’era dentro di me per fare il primo passo possibile verso la pace. Adesso sto continuando a collaborare con Rondine dove tanta gente si impegna per il cambiamento. Youtopic Fest è per noi una grande festa e siamo pronti a condividere un pezzo della nostra vita con chi parteciperà, anche per questo noi giovani di Rondine abbiamo contribuito in maniera fattiva alla costruzione del programma di Youtopic creando momenti di condivisione di grande bellezza”.

Sarà proprio l’arrivo della Marcia “In cammino per la pace” a Rondine, con la collaborazione della Consulta Provinciale degli studenti, dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana e con il sostegno del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana a dare il via al Festival, con una grande plenaria inaugurale nell’Arena di Janine, in cui i giovani di Rondine accoglieranno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, testimone e garante della Costituzione, che interverrà accanto a loro per ribadire il valore del dialogo e della riconciliazione nei contesti internazionali di maggiore tensione. L’iniziativa si svolgerà venerdì 6 giugno 2025, con ritrovo dalle 8.30. La partenza della marcia è prevista alle ore 9.00 dal parcheggio C.C. Centro – ex Ipercoop, lato dx Decathlon arrivando da Viale G. Amendola, e arrivo a Rondine Cittadella della Pace previsto per le ore 12.00. Il percorso è di 10 Km. 

Un momento storico per Rondine e la sua scommessa: il Presidente della Repubblica arriverà direttamente da Roma, dopo la prima visita ufficiale al nuovo Papa Leone XIV. Una giornata sotto la stella polare della pace, la pace disarmata e disarmante che il nuovo Pontefice ha annunciato fin dal suo primo saluto al mondo, la pace costruita di giorno in giorno nella vita quotidiana di Rondine. La Cittadella vede così confluire nell’arco di poche ore le linee che da anni ne scandiscono il cammino, in una concomitanza di eventi che ne ricuciono già di per sè la storia. 

Ad accogliere il Presidente della Repubblica, oltre alla senatrice a vita Liliana Segre, saranno presenti Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, Alessandro Polcri, presidente della Provincia di Arezzo, Alessandro Ghinelli, sindaco di Arezzo, il prefetto Clemente Di Nuzzo, il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Mons. Andrea Migliavacca. Non mancherà la presenza del cardinale Gualtiero Bassetti, da sempre vicino a Rondine, e del segretario generale della CEI, Mons. Giuseppe Baturi così come quella del presidente della Fondazione CR Firenze, Bernabò Bocca. Inoltre sarà presente una rappresentanza di euro-deputati della circoscrizione Italia Centrale.

A testimoniare l’impegno del mondo imprenditoriale saranno presenti le “Imprese di Pace”, che hanno scelto di intraprendere un cammino all’insegna dei valori del Metodo Rondine, rappresentate –  tra gli altri – da Brunello Cucinelli, Massimo Mercati, Alessandro Saviola, Marco Nocivelli, Graziano Verdi, Olga Urbani e da oltre 30 aziende di tutta Italia: in un progetto lungimirante sviluppato in collaborazione con Fondazione Kon.

L’edizione ‘ImmaginAzione’ si presenta come un crocevia di storie, visioni e linguaggi. Tra i momenti più attesi, l’ ‘Angolo del Conflitto’, spazio intimo e autentico in cui personalità del mondo culturale, artistico e sociale si racconteranno attraverso i conflitti che hanno attraversato, trasformato, superato. Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, sarà il primo protagonista dell’Angolo del Conflitto, venerdì 6 giugno alle 17, in dialogo con il giornalista Sergio Valzania. Sabato 7 sarà la volta di Paola Cortellesi, attrice e regista pluripremiata, mentre domenica 8 interverranno Agnese Pini, direttrice di QN – Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, seguita da Michele Serra e Giovanni Caccamo.

Ampio spazio sarà dato anche ai panel tematici, che toccheranno temi urgenti e globali: l’educazione generativa, il ruolo dei giovani nei processi di pace, il giornalismo costruttivo, la possibilità di pace in Medio Oriente. A questi si aggiungono i workshop esperienziali dedicati alla trasformazione del conflitto, e il Social Expo, esposizione dei progetti ad impatto sociale sviluppati dai giovani studenti internazionali della World House.

Momenti di grande rilievo anche sul fronte artistico, con due proiezioni cinematografiche serali aperte al pubblico: il 6 giugno con “Liliana” di Ruggero Gabbai, dedicato alla senatrice a vita Liliana Segre, e il 7 giugno con “Campo di Battaglia” di Gianni Amelio. Entrambi i registi saranno presenti per incontrare il pubblico e dialogare con i giovani di Rondine. È possibile partecipare iscrivendosi alle singole giornate tramite il sito https://youtopicfest.rondine.org/ dopo sono reperibili tutte le ulteriori informazioni sul programma e modalità di accesso al borgo di Rondine .

Di seguito il programma in dettaglio:

Venerdì 6 giugno, alle 8.30, prende il via da Arezzo la marcia “In cammino per la pace”, un momento simbolico di mobilitazione collettiva che condurrà i partecipanti fino a Rondine, dove alle 12.00 si terrà l’inaugurazione ufficiale di YouTopic Fest 2025 presso l’Arena di Janine alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il pomeriggio prosegue con una serie di appuntamenti: alle 14.30 il workshop “Immagina il futuro, l’educazione alla pace e alla trasformazione dei conflitti per la Toscana di domani” sui progetti promossi dalla Regione Toscana – dalla scuola all’arte – per trasformare i conflitti e generare comunità; alle 15.00 si aprono contemporaneamente la mostra “I frutti dell’immaginazione delle Sezioni Rondine” presso la Sala Bastione, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Enel Cuore Onlus, Fondazione KPMG, Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e Federcasse; il workshop “Sperimentare il Metodo Rondine” alla Piazzetta di Rondine e il workshop “World House: giovani costruttori di pace” presso la Sala Gioconda, con Debora Roverato, Stefano Piziali e lo studente Tornike: un percorso di formazione internazionale per una nuova generazione di leader di pace. L’incontro presenta l’esperienza di World House, un progetto che unisce educazione e cittadinanza attiva, sostenuto da Intesa Sanpaolo attraverso il Programma Formula in collaborazione con CESVI.

Alle ore 16.00 nella Sala Gioconda si inaugura la mostra “Found in Translation”, mentre al Teatro Tenda si tiene il panel “Generatività, relazione, fiducia”, moderato da don Bruno Bignami con interventi di Mauro Magatti, Cesare Menchi, Cristina Gaggioli, Serena Manzani, Brigitt Della Monica e Simona Tironi (tbc); alla stessa ora, presso il Centro Internazionale del Conflitto, prende forma l’installazione “Visioni di un mondo alternativo” realizzata in collaborazione con esperti di intelligenza artificiale. Alle 16.30 si inaugura nel medesimo luogo la mostra “Giovanni Frangi. Straziante, meravigliosa bellezza del creato”, a cura di Magonza, con la presenza dell’artista. Tele di oltre due metri per tre con fotografie ingrandite di brandelli di cielo su cui la mano interviene a trasformare l’immagine, restituendole – con un piccolo miracolo – la vita.

Alle ore 17.00, al Teatro Tenda, Daniele Novara è protagonista dell’“Angolo del Conflitto”, moderato da Sergio Valzania. Alle 18.00, all’Arena di Janine, si tiene il concerto “Spaced Out – Your attention on stage!” del Quartetto Medea con le “Poesie per la Pace” della World House.

In serata, alle 21.00, al Teatro Tenda va in scena “Cos’è Rondine per me?”, seguito alle 21.30 dalla proiezione del film “Liliana” di Ruggero Gabbai, con la presenza del regista, una produzione di Forma International e Rai Cinema, distribuito da Lucky Red.

Sabato 7 giugno si apre alle 10.00 con tre eventi: il workshop “Sperimentare il Metodo Rondine” alla Piazzetta di Rondine, il workshop “La ricerca del laboratorio internazionale metodo Rondine” presso il Centro Internazionale di Formazione con Sandro Calvani, Miguel Diaz, Claudia Mazzucato, Valentina Bologna, Donatella Pagliacci e Giuseppe Milan, e il panel “Giovani, Pace e Sicurezza” al Teatro Tenda, promosso da R-IPL. Alle 11.00, nella Sala Leonardo, si tengono il workshop e la mostra “RiverViews” ideato da Connecting Stations Studio con Michal Pauzner, Oded Kutok, Sawsan Masarwa e Olga Standuk, mentre al Teatro Tenda va in scena il panel “Le possibilità del domani”, evento formativo in collaborazione con la Fondazione dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, Ucsi Toscana e Ungp Toscana. Intervengono Francesca Canto, Federico Taddia, Andrea Sceresini, Lucia Capuzzi (in video), moderato da Andrea De Angelis. Alle 12.00, al Giardino dei Giusti, è il momento degli “Artigiani di Pace”.

Alle ore 14.00, nella Sala Gioconda, si svolge il laboratorio “Messaggi in una Tazza di Tè”. Alle 15.00, al Teatro Tenda, si tiene l’incontro “I have a dream” con Vincenzo Linarello, mentre alle 15.30 il Centro Internazionale del Conflitto ospita il Social Expo. Alle 16.00, al Teatro Tenda, torna l’“Angolo del Conflitto” con Paola Cortellesi. Alle 17.00, sempre al Teatro Tenda, si tiene il panel “Immaginare la pace in Medio Oriente” con Meron Rapoport, Safwat al-Kahlout, Shireen Najjar, Ruti Shuster, Orna Ashkenazi e Roberto Cetera. Alle ore 18.00 è prevista la cerimonia di consegna delle Rondini d’Oro e alle ore 18.30 la cerimonia finale del Quarto Anno Rondine, entrambe al Teatro Tenda. Chiude la giornata, alle ore 21.00, alla presenza del regista Gianni Amelio la proiezione del film “Campo di Battaglia” prodotto da Kavac Film, IBC Movie, One Art e Rai Cinema, distribuito da 01 Distribution.

Domenica 8 giugno si apre alle ore 10.00 con il panel “Oltre vittime e colpevoli” al Centro Internazionale di Formazione, moderato da Adelina Tërshani con Emanuela Biffi, Laura Hein, Claudia Mazzucato ed Elina Khachatryan. Alle 10.30, al Teatro Tenda, si tiene l’“Angolo del Conflitto” con Agnese Pini. Alle ore 11.00 Michele Serra è protagonista dell’incontro satirico “Perché il razzismo fa ridere”, mentre alle ore 12.00, ancora al Teatro Tenda, Giovanni Caccamo chiude la serie di dialoghi dell’“Angolo del Conflitto”.  Alle ore 13.00, il concerto di chiusura “Immagina di Volare” con l’Orchestra Giovanile CinqueQuarti Abreu “Toccati dalla musica”di Piacenza precede, alle 13.30, il saluto finale “Verso YouTopic Fest 2026.

YouTopic Fest 2025 si svolge con il patrocinio della Regione Toscana, del Consiglio Regionale della Toscana, della Provincia di Arezzo, del Comune di Arezzo, della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, del Comune di Castiglion Fibocchi e dell’Unione dei Comuni del Pratomagno. Il festival è realizzato con il contributo del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana e di Poste Italiane. Tra i principali sostenitori figurano anche la Camera di Commercio Arezzo Siena, il Centro Chirurgico Toscano, Chimet S.p.A., Federcasse Italia (Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali), l’Istituto del Credito Sportivo, Itas e Unioncamere. Collaborano al festival numerosi partner, Banca Popolare di Cortona, Coingas, EllErre, Estra, Fattoria La Vialla, Fondazione Arezzo InTour, Fondazione Giuseppe e Adele Baracchi, Fondazione KON, Fondazione Il Cuore si Scioglie, UniCoop Firenze, Forma, Filarete, Live95, Logigas, Lorenzo Pagliai Fotografo, tra cui Andrea Migliorati Fotografo, Lucky Red, Marconi Arredamenti, Pastificio Fabianelli, Sebach, TLF, Vestri Cioccolato e Wacebo.

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