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La Strenna salesiana invita a vivere la libertà da credenti

“Anno dopo anno la Strenna si presenta come una opportunità per tutta la Famiglia Salesiana per convenire attorno ad un tema particolare, affinché, attraverso la preghiera e la riflessione, l’ascolto e la condivisione, la chiamata di ogni Gruppo possa trovare cibo per il proprio cammino spirituale, carismatico e pastorale”: così inizia la ‘Strenna 2026’, intitolata ‘Fate quello che vi dirà: credenti, liberi per servire’, presentata dal Rettor Maggiore dei Salesiani, don Fabio Attard.

Se la speranza è stato il tema centrale della Strenna di quest’anno 2025 quello del prossimo anno è dedicato all’evento del 150^ anniversario della prima spedizione missionaria salesiana: “L’evento del 150° anniversario della prima spedizione missionaria salesiana è stato un’opportunità molto concreta e reale, attraverso cui abbiamo riscoperto come per don Bosco la forza della speranza generava nel suo cuore quel coraggio che lo ha sostenuto nella scoperta del progetto di Dio e nel deciso impegno di metterlo in pratica. Leggendo a fondo questo evento possiamo dire che la speranza è stata il motore del cuore pastorale di don Bosco. E’ la speranza che lo ha reso capace di leggere i segni dei tempi e di guardare al mondo sostenuto dalla sua fede in Dio”.

Ed ha ripercorso lo spirito missionario di san Giovanni Bosco: “Se è vero che don Bosco viveva a Torino, è ancor più vero che il suo cuore e la sua mente abitavano il mondo intero. La sua speranza, una volta scoperto il progetto di Dio, diventava fonte di certezza e di piena convinzione che bisogna seguirlo, con fede, fino in fondo, senza timore e senza tentennamenti. I primi salesiani intuivano la forza della speranza che animava il cuore e la mente di don Bosco”.

L’espressione ‘Fate quello che vi dirà’ attinge al brano biblico delle nozze a Cana, dal vangelo di Giovanni per aderire ad una chiamata ‘cristiana’: “Fate quello che vi dirà non è una semplice citazione biblica, ma un vero e proprio manifesto spirituale e pastorale. L’invito, il comando esce dalla bocca di Maria proprio all’inizio dello stesso Vangelo. Il contesto che prevedeva un momento di festa d’un tratto rischia di finire male, un fallimento totale: manca il vino. In questa situazione di crisi e di difficoltà, Maria, la madre premurosa, semplicemente invita i servi a stare attenti a quello che Gesù dirà quando arriva la sua ora”.

Il passo evangelico, infatti, è un invito all’ascolto: “Le parole di Maria ai servi di Cana racchiudono una pedagogia dell’ascolto come anche della risposta. Una pedagogia che contrasta ogni forma di obbedienza passiva. Maria non dice semplicemente ‘obbedite’, ma invita a un ascolto personale, attivo e pro-attivo: ‘quello che vi dirà’. E’ un invito alla fiducia nella persona di Cristo, una fiducia che diventa un gesto di responsabilità che a sua volta genera libertà autentica”.

Mentre il sottotitolo della Strenna (‘Credenti, liberi per servire’) traccia “una traiettoria esistenziale: dalla fede nasce la libertà, dalla libertà scaturisce il servizio, cioè una libertà che, vissuta, rende gli altri liberi. Non si tratta di una sequenza cronologica, ma di una dinamica vitale, dove ogni elemento alimenta e si sostiene dagli altri. Non si può essere credenti stando lontani e distaccati da ciò che può e deve generare vita, gioia e comunione.

Credere significa scommettere, scommettere tutto se stesso. Credere spinge fuori del recinto della comodità che si rassegna soltanto a ‘commentare’ la storia. Credere è un’esperienza che fa nascere e contribuisce alla costruzione di una società più giusta. Credere diventa energia che alimenta quei processi verso una umanità più riuscita”.

Per questo occorre percorrere il cammino di una fede generativa, come sosteneva san Giovanni Bosco, chiedendo ai ragazzi di essere ‘buoni cristiani ed onesti cittadini’: “La proposta della Strenna segue una progressione che richiama il metodo del discernimento cristiano: riconoscere – interpretare – scegliere. E’ un percorso che evita sia l’attivismo cieco e sottomesso che una spiritualità disincarnata e intimistica.

E’ un invito a intraprendere quella strada che si apre davanti a noi quando accettiamo con fede l’invito della Parola. Una strada segnata dalla fiducia e dalla responsabilità. E’ la strada che caratterizza la migliore tradizione salesiana: aiutare i giovani ad avere e dare fiducia, accompagnarli ed educarli a fare scelte che li responsabilizzano, in vista dell’obiettivo di formarsi buoni cristiani e onesti cittadini”.

Per questo occorre comprendere i segni dei tempi: “La storia che abitiamo, con le sue sfide, va ‘incontrata’ con empatia. Questo atteggiamento esprime un gesto d’amore attivo verso la realtà che ci circonda. Come educatori e pastori credenti, non accettiamo di cadere in quell’immobilismo che ci fa solo subire passivamente gli eventi. La nostra è una chiamata a ‘riconoscere’ le sfide con intelligenza spirituale. E’ un passo cruciale e decisivo: il riconoscimento è frutto del discernimento, cioè di quella capacità che sa leggere in profondità ciò che accade. Solo in questo modo si evitano letture catastrofiche e disfattiste”.

Per tale motivo fede e ragione non devono essere separate: “Nel contesto salesiano, fede e ragione sono sempre considerate alleate, portate avanti con la consapevolezza che il necessario equilibrio è un cammino delicato quanto urgente. Il rischio di un approccio puramente orizzontale nasce da scelte egocentriche che pretendono di misurare tutto con criteri esclusivamente umani. La conseguenza è che si riduca la fede, e per conseguenza ogni proposta di educazione alla fede, a mera proposta razionale.

Qui abbiamo l’invito a chiarire il fatto che non si tratta di svalutare la ragione, ma di evitare che essa diventi l’unico criterio di giudizio, oscurando la dimensione del mistero e della grazia. Sono dimensioni irrinunciabili per ogni ecosistema di educazione integrale”.

In conclusione la Strenna è un invito alla libertà, seguendo il ‘sogno’ di san Giovanni Bosco: “In questa logica viviamo la nostra chiamata con libertà autentica. E’ una libertà che ci spinge a fare scelte a favore dei giovani e di tutti coloro a cui sta mancando il ‘vino’ della speranza. E’ una libertà che ci porta a rafforzare l’impegno per una promozione umana integrale. Don Bosco fin dall’inizio ‘immaginava’ un grande movimento di persone che insieme a lui e come lui potessero contribuire per il bene della gioventù. Ebbene, questo è il sogno di don Bosco che continua oggi”.

Papa Francesco: il Metodo Billings è aiuto per generare vita

“Il ‘Metodo Billings’ rappresenta una delle forme più appropriate per realizzare in modo responsabile il desiderio di essere genitori. Se è bene aiutare e sostenere un legittimo desiderio di generare con le più avanzate conoscenze scientifiche e con tecnologie che curano e potenziano la fertilità, non lo è creare embrioni in provetta e poi sopprimerli, commerciare con i gameti e ricorrere alla pratica dell’utero in affitto. Alla radice della crisi demografica in atto c’è, assieme a diversi fattori sociali e culturali, uno squilibrio nella visione della sessualità, e non è un caso che il ‘Metodo Billings’ sia una risorsa anche per affrontare in modo naturale i problemi di infertilità e per aiutare gli sposi a diventare genitori individuando i periodi più fertili”.

Papa Francesco: dignità sul lavoro ed accoglienza pilastri della società civile

Giornata intensa quella di oggi di papa Francesco incentrata sull’accoglienza e sul lavoro dignitoso, binomio che non va disgiunto per non dare ‘spazio’alla cultura dello ‘scarto’, come ha sottolineato ricevendo le partecipanti al convegno formativo della ‘Cattedra dell’Accoglienza’ promossa dalla Fraterna Domus, in corso fino a domani a Sacrofano, nel rinnovare l’appello a ‘pensare e generare un mondo aperto’, come ha scritto nell’enciclica ‘Fratelli Tutti’:

‘Generato e non creato’: un libro per capirne di più sull’utero in affitto

Non molto tempo fa, su un social network, ho letto un post in cui si parlava positivamente della cosiddetta maternità surrogata. Non la si chiamava così, né si tirava fuori il concetto di ‘utero in affitto’. Si poneva l’accento sulla bontà della ‘gestazione per altri’. D’altronde, quando si cambiano le parole, quando si usano termini più soft e gentili, anche la realtà sembra assumere sfumature più dolci.

‘Grazie per avermi presentato Gianna Beretta Molla: ho compreso meglio il tema dell’aborto’

Penso sempre più spesso, ascoltando tante storie e testimonianze, che uno dei modi più efficaci per diminuire il numero di aborti sia educare i giovani alla purezza; che non significa far sì che abbiano paura del sesso, che lo vedano con disprezzo o come un tabù.

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