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Papa Leone XIV: la speranza apre alla vita
“Domani mi recherò in Türkiye e poi in Libano per compiere una visita alle care popolazioni di quei Paesi ricchi di storia e di spiritualità. Sarà anche l’occasione per ricordare i 1700 anni del primo Concilio ecumenico celebrato a Nicea e incontrare la comunità cattolica, i fratelli cristiani e di altre religioni. Vi chiedo di accompagnarmi con la vostra preghiera”: al termine dell’udienza generale odierna papa Leone XIV ha sottolineato che da domani compirà il suo primo viaggio apostolico in Turchia ed in Libano.
E nell’udienza generale il papa ha ripreso il ciclo di catechesi che si è svolto lungo l’intero Anno Giubilare, ‘Gesù Cristo nostra speranza’, incentrando la sua meditazione sul tema ‘La Risurrezione di Cristo e le sfide del mondo attuale. Sperare nella vita per generare vita’: “La Pasqua di Cristo illumina il mistero della vita e ci permette di guardarlo con speranza. Questo non è sempre facile o scontato. Molte vite, in ogni parte del mondo, appaiono faticose, dolorose, colme di problemi e di ostacoli da superare”.
Per questo la vita è un dono: “Eppure, l’essere umano riceve la vita come un dono: non la chiede, non la sceglie, la sperimenta nel suo mistero dal primo giorno fino all’ultimo. La vita ha una sua specificità straordinaria: ci viene offerta, non possiamo darcela da soli, ma va alimentata costantemente: occorre una cura che la mantenga, la dinamizzi, la custodisca, la rilanci”.
Ma la vita pone alcune domande fondamentali, che possono essere apertura alla speranza: “Vivere, in effetti, invoca un senso, una direzione, una speranza. E la speranza agisce come la spinta profonda che ci fa camminare nelle difficoltà, che non ci fa arrendere nella fatica del viaggio, che ci rende certi che il pellegrinaggio dell’esistenza ci conduce a casa”.
Speranza che indica una meta: “Senza la speranza la vita rischia di apparire come una parentesi tra due notti eterne, una breve pausa tra il prima e il dopo del nostro passaggio sulla terra. Sperare nella vita significa invece pregustare la meta, credere come sicuro ciò che ancora non vediamo e non tocchiamo, fidarci e affidarci all’amore di un Padre che ci ha creato perché ci ha voluto con amore e ci vuole felici”.
Quindi la speranza è necessaria per sconfiggere la sfiducia: “Carissimi, c’è nel mondo una malattia diffusa: la mancanza di fiducia nella vita. Come se ci si fosse rassegnati a una fatalità negativa, di rinuncia. La vita rischia di non rappresentare più una possibilità ricevuta in dono, ma un’incognita, quasi una minaccia da cui preservarsi per non rimanere delusi. Per questo, il coraggio di vivere e di generare vita, di testimoniare che Dio è per eccellenza ‘l’amante della vita’, come afferma il Libro della Sapienza, oggi è un richiamo quanto mai urgente”.
E’ questa la ‘mossa’ di Gesù per restituire la dignità ad ogni persona: “Nel Vangelo Gesù conferma costantemente la sua premura nel guarire malati, risanare corpi e spiriti feriti, ridare la vita ai morti. Così facendo, il Figlio incarnato rivela il Padre: restituisce dignità ai peccatori, accorda la remissione dei peccati e include tutti, specialmente i disperati, gli esclusi, i lontani nella sua promessa di salvezza”.
Gesù guarisce in quanto genera: “Generato dal Padre, Cristo è la vita e ha generato vita senza risparmio fino a donarci la sua, e invita anche noi a donare la nostra vita. Generare vuol dire porre in vita qualcun altro. L’universo dei viventi si è espanso attraverso questa legge, che nella sinfonia delle creature conosce un mirabile ‘crescendo’ culminante nel duetto dell’uomo e della donna: Dio li ha creati a propria immagine e ad essi ha affidato la missione di generare pure a sua immagine, cioè per amore e nell’amore”.
Genera perché rimane fedele all’umanità: “La Sacra Scrittura, fin dall’inizio, ci rivela che la vita, proprio nella sua forma più alta, quella umana, riceve il dono della libertà e diventa un dramma. Così le relazioni umane sono segnate anche dalla contraddizione, fino al fratricidio… La logica di Dio, invece, è tutt’altra. Dio rimane fedele per sempre al suo disegno di amore e di vita; non si stanca di sostenere l’umanità anche quando, sulla scia di Caino, obbedisce all’istinto cieco della violenza nelle guerre, nelle discriminazioni, nei razzismi, nelle molteplici forme di schiavitù”.
Generare quindi significa fidarsi di una promessa: “Generare significa allora fidarsi del Dio della vita e promuovere l’umano in tutte le sue espressioni: anzitutto nella meravigliosa avventura della maternità e della paternità, anche in contesti sociali nei quali le famiglie faticano a sostenere l’onere del quotidiano, rimanendo spesso frenate nei loro progetti e nei loro sogni. In questa stessa logica, generare è impegnarsi per un’economia solidale, ricercare il bene comune equamente fruito da tutti, rispettare e curare il creato, offrire conforto con l’ascolto, la presenza, l’aiuto concreto e disinteressato”.
E questa promessa è sostenuta dalla Risurrezione: “Sorelle e fratelli, la Risurrezione di Gesù Cristo è la forza che ci sostiene in questa sfida, anche dove le tenebre del male oscurano il cuore e la mente. Quando la vita pare essersi spenta, bloccata, ecco che il Signore Risorto passa ancora, fino alla fine del tempo, e cammina con noi e per noi. Egli è la nostra speranza”.
Prima dell’udienza generale il papa aveva ricevuto i membri della commissione teologica internazionale, ai quali ha ricordato tre ‘risorse’: “Mi riferisco, in primo luogo, alla cattolicità della nostra fede…Di conseguenza, auspico che le vostre riflessioni si arricchiscano grazie alle molteplici esperienze delle Chiese locali.
In secondo luogo, voglio sottolineare l’importanza del dialogo inter- e trans-disciplinare con i diversi saperi e competenze. Anche questo è un compito, esigente e promettente, della Commissione Teologica Internazionale… Il vostro impegno risulta in proposito non solo utile ma necessario per proseguire con autenticità ed efficacia nell’evangelizzazione dei popoli e delle culture.
In terzo luogo, vi invito a imitare l’appassionata sapienza di Dottori della Chiesa come sant’Agostino, san Bonaventura, san Tommaso, santa Teresa di Lisieux, san John Henry Newman: in essi lo studio teologico fu sempre connesso alla preghiera e all’esperienza spirituale, condizioni indispensabili per coltivare l’intelligenza della Rivelazione, la quale non può ridursi al commento delle formule di fede. Solo in una vita conforme al Vangelo si realizza l’adesione alla divina verità che professiamo, rendendo credibile la nostra testimonianza e la missione della Chiesa”.
E’ stato un invito a portare un contributo in tutte le ‘scienze’ umane: “Carissimi, come non c’è facoltà che la fede non illumini, così non c’è scienza che la teologia possa ignorare. Attraverso uno studio a tutto tondo, siete dunque chiamati a offrire il vostro prezioso contributo al discernimento e alla soluzione delle sfide che interpellano sia la Chiesa, sia l’umanità intera”.
(Foto: Santa Sede)
La Strenna salesiana invita a vivere la libertà da credenti
“Anno dopo anno la Strenna si presenta come una opportunità per tutta la Famiglia Salesiana per convenire attorno ad un tema particolare, affinché, attraverso la preghiera e la riflessione, l’ascolto e la condivisione, la chiamata di ogni Gruppo possa trovare cibo per il proprio cammino spirituale, carismatico e pastorale”: così inizia la ‘Strenna 2026’, intitolata ‘Fate quello che vi dirà: credenti, liberi per servire’, presentata dal Rettor Maggiore dei Salesiani, don Fabio Attard.
Se la speranza è stato il tema centrale della Strenna di quest’anno 2025 quello del prossimo anno è dedicato all’evento del 150^ anniversario della prima spedizione missionaria salesiana: “L’evento del 150° anniversario della prima spedizione missionaria salesiana è stato un’opportunità molto concreta e reale, attraverso cui abbiamo riscoperto come per don Bosco la forza della speranza generava nel suo cuore quel coraggio che lo ha sostenuto nella scoperta del progetto di Dio e nel deciso impegno di metterlo in pratica. Leggendo a fondo questo evento possiamo dire che la speranza è stata il motore del cuore pastorale di don Bosco. E’ la speranza che lo ha reso capace di leggere i segni dei tempi e di guardare al mondo sostenuto dalla sua fede in Dio”.
Ed ha ripercorso lo spirito missionario di san Giovanni Bosco: “Se è vero che don Bosco viveva a Torino, è ancor più vero che il suo cuore e la sua mente abitavano il mondo intero. La sua speranza, una volta scoperto il progetto di Dio, diventava fonte di certezza e di piena convinzione che bisogna seguirlo, con fede, fino in fondo, senza timore e senza tentennamenti. I primi salesiani intuivano la forza della speranza che animava il cuore e la mente di don Bosco”.
L’espressione ‘Fate quello che vi dirà’ attinge al brano biblico delle nozze a Cana, dal vangelo di Giovanni per aderire ad una chiamata ‘cristiana’: “Fate quello che vi dirà non è una semplice citazione biblica, ma un vero e proprio manifesto spirituale e pastorale. L’invito, il comando esce dalla bocca di Maria proprio all’inizio dello stesso Vangelo. Il contesto che prevedeva un momento di festa d’un tratto rischia di finire male, un fallimento totale: manca il vino. In questa situazione di crisi e di difficoltà, Maria, la madre premurosa, semplicemente invita i servi a stare attenti a quello che Gesù dirà quando arriva la sua ora”.
Il passo evangelico, infatti, è un invito all’ascolto: “Le parole di Maria ai servi di Cana racchiudono una pedagogia dell’ascolto come anche della risposta. Una pedagogia che contrasta ogni forma di obbedienza passiva. Maria non dice semplicemente ‘obbedite’, ma invita a un ascolto personale, attivo e pro-attivo: ‘quello che vi dirà’. E’ un invito alla fiducia nella persona di Cristo, una fiducia che diventa un gesto di responsabilità che a sua volta genera libertà autentica”.
Mentre il sottotitolo della Strenna (‘Credenti, liberi per servire’) traccia “una traiettoria esistenziale: dalla fede nasce la libertà, dalla libertà scaturisce il servizio, cioè una libertà che, vissuta, rende gli altri liberi. Non si tratta di una sequenza cronologica, ma di una dinamica vitale, dove ogni elemento alimenta e si sostiene dagli altri. Non si può essere credenti stando lontani e distaccati da ciò che può e deve generare vita, gioia e comunione.
Credere significa scommettere, scommettere tutto se stesso. Credere spinge fuori del recinto della comodità che si rassegna soltanto a ‘commentare’ la storia. Credere è un’esperienza che fa nascere e contribuisce alla costruzione di una società più giusta. Credere diventa energia che alimenta quei processi verso una umanità più riuscita”.
Per questo occorre percorrere il cammino di una fede generativa, come sosteneva san Giovanni Bosco, chiedendo ai ragazzi di essere ‘buoni cristiani ed onesti cittadini’: “La proposta della Strenna segue una progressione che richiama il metodo del discernimento cristiano: riconoscere – interpretare – scegliere. E’ un percorso che evita sia l’attivismo cieco e sottomesso che una spiritualità disincarnata e intimistica.
E’ un invito a intraprendere quella strada che si apre davanti a noi quando accettiamo con fede l’invito della Parola. Una strada segnata dalla fiducia e dalla responsabilità. E’ la strada che caratterizza la migliore tradizione salesiana: aiutare i giovani ad avere e dare fiducia, accompagnarli ed educarli a fare scelte che li responsabilizzano, in vista dell’obiettivo di formarsi buoni cristiani e onesti cittadini”.
Per questo occorre comprendere i segni dei tempi: “La storia che abitiamo, con le sue sfide, va ‘incontrata’ con empatia. Questo atteggiamento esprime un gesto d’amore attivo verso la realtà che ci circonda. Come educatori e pastori credenti, non accettiamo di cadere in quell’immobilismo che ci fa solo subire passivamente gli eventi. La nostra è una chiamata a ‘riconoscere’ le sfide con intelligenza spirituale. E’ un passo cruciale e decisivo: il riconoscimento è frutto del discernimento, cioè di quella capacità che sa leggere in profondità ciò che accade. Solo in questo modo si evitano letture catastrofiche e disfattiste”.
Per tale motivo fede e ragione non devono essere separate: “Nel contesto salesiano, fede e ragione sono sempre considerate alleate, portate avanti con la consapevolezza che il necessario equilibrio è un cammino delicato quanto urgente. Il rischio di un approccio puramente orizzontale nasce da scelte egocentriche che pretendono di misurare tutto con criteri esclusivamente umani. La conseguenza è che si riduca la fede, e per conseguenza ogni proposta di educazione alla fede, a mera proposta razionale.
Qui abbiamo l’invito a chiarire il fatto che non si tratta di svalutare la ragione, ma di evitare che essa diventi l’unico criterio di giudizio, oscurando la dimensione del mistero e della grazia. Sono dimensioni irrinunciabili per ogni ecosistema di educazione integrale”.
In conclusione la Strenna è un invito alla libertà, seguendo il ‘sogno’ di san Giovanni Bosco: “In questa logica viviamo la nostra chiamata con libertà autentica. E’ una libertà che ci spinge a fare scelte a favore dei giovani e di tutti coloro a cui sta mancando il ‘vino’ della speranza. E’ una libertà che ci porta a rafforzare l’impegno per una promozione umana integrale. Don Bosco fin dall’inizio ‘immaginava’ un grande movimento di persone che insieme a lui e come lui potessero contribuire per il bene della gioventù. Ebbene, questo è il sogno di don Bosco che continua oggi”.
A Roma e Bruxelles presentato il programma del Meeting dell’Amicizia tra i popoli
Una manifestazione ricca di convegni, mostre, spettacoli, iniziative culturali, sportive e per ragazzi, trasmessa in diretta su più canali digitali e in più lingue: la 46^ edizione del Meeting di Rimini, con il titolo ‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’, è stata presentata mercoledì scorso nell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, a cui, dopo i saluti introduttivi dell’ambasciatore Francesco Di Nitto, sono intervenuti Alessandra Locatelli, ministro per le Disabilità, don Giulio Maspero, decano della Facoltà di Teologia alla Pontificia Università Santa Croce e Davide Rondoni, presidente del Comitato nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi ed il presidente del Meeting, Bernhard Scholz, che ha sottolineato:
“Siamo certi che le testimonianze negli incontri, nelle mostre e nelle numerose proposte di questa nuova edizione possano incoraggiare ad affrontare con fiducia le sfide difficili che ci attendono, per creare relazioni autentiche in un mondo sempre più frammentato e polarizzato”.
Mentre il poeta Davide Rondoni, prendendo spunto dalla mostra del Meeting, ‘Io, Frate Francesco – 800 anni di una grande avventura’, ha ricordato che “san Francesco è un’esplosione di vita. Esistono molte analogie tra lo sguardo positivo e fertile dato al mondo dal Santo di Assisi e quello di chi, don Giussani, ha generato anche il Meeting. Per il Governo italiano festeggiare il patrono e poeta di tutti è occasione di unione e di riconoscimento reciproco in quel che tiene insieme la nostra civiltà. E un invito a non avere “padroni” in terra”.
Un’altra mostra presente al Meeting, ‘Luce da Luce – Nicea 1700 anni dopo’, celebra l’anniversario di uno degli snodi decisivi della storia del Cristianesimo. Così ne ha parlato il curatore don Giulio Maspero: “Rowan Williams, arcivescovo emerito di Canterbury, ha scritto: ‘False interpretazioni di Dio producono false interpretazioni dell’umano’. Una frase è quanto mai attuale, purtroppo. Siamo sicuri che il programma del Meeting per l’amicizia dei popoli contribuirà alla pace, rendendo possibili incontri personali e culturali, perché tutti possiamo costruire insieme ‘nei luoghi deserti con mattoni nuovi’.
Questi possono essere proprio le nostre relazioni, il cui valore scopriamo anche ritornando a quel patrimonio che l’evento del Concilio di 1700 anni fa costituisce. La presa di coscienza che la Chiesa è stata attraversata da tensioni anche intense ci riempie di speranza, soprattutto nel confronto con la caduta di imperi e potenze in apparenza ben più forti”.
Ogni giornata del Meeting 2025 sarà arricchita dal contributo di personalità di primo piano dal mondo istituzionale, culturale, accademico e imprenditoriale, nonché esponenti della Chiesa e di fedi e culture diverse. Il primo incontro del Meeting sarà una testimonianza dalla Terra Santa di madri che hanno saputo trasformare in un cammino di riconciliazione il dolore per la perdita di un figlio nel conflitto. La relazione sul tema del Meeting sarà tenuta da mons. Erik Varden, vescovo di Trondheim e presidente della Conferenza episcopale della Scandinavia.
Sarà di grande rilievo la visita del patriarca ecumenico di Costantinopoli Sua Santità Bartolomeo I, che interverrà all’incontro sui 1700 anni del Concilio di Nicea insieme al card. Kurt Koch, prefetto del Dicastero per l’unità dei Cristiani. Sul tema della comunicazione nel contesto delle nuove tecnologie interverrà il prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini.
Parteciperanno al Meeting il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, card. Matteo Maria Zuppi, l’arcivescovo di Algeri, card. Jean-Paul Vesco, il vescovo cattolico di Kharkiv-Zaporizhia Pavlo Honcharuk, e il vescovo di Aleppo Hanna Jallouf. Interverranno anche due presidenti di movimenti ecclesiali: Margaret Karram del Movimento dei Focolari e Davide Prosperi della Fraternità di Comunione e Liberazione.
Estremamente significativa anche la presenza di scienziati, intellettuali, scrittori tra i quali Javier Cercas, Colum McCann e Katerina Gordeeva, vincitrice del premio Anna Politkovskaja 2022. A 80 anni dall’esplosione della bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki sarà al Meeting Toshiyuki Mimaki della Nihon Hidankyo Organization, premio Nobel per la Pace 2024.
Per la parte politico-economica saranno presenti al Meeting il presidente del Consiglio Giorgia Meloni (nella giornata conclusiva della manifestazione), i vicepresidenti Antonio Tajani e Matteo Salvini, e i ministri Andrea Abodi, Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti, Alessandro Giuli, Alessandra Locatelli, Francesco Lollobrigida, Matteo Piantedosi, Gilberto Pichetto Fratin, Orazio Schillaci, Adolfo Urso e Giuseppe Valditara.
Tra le alte cariche dello Stato anche il vicepresidente della Corte Costituzionale Luca Antonini, oltre a numerosi viceministri e sottosegretari. Parteciperà Daria Perrotta, Ragioniera Generale dello Stato, mentre saranno numerosi come da tradizione i presidenti di regione coinvolti, tra cui il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga; tra i sindaci prenderà la parola anche il presidente dell’Anci Gaetano Manfredi; sarà inoltre presente il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli.
Nella giornata inaugurale il prof. Mario Draghi interverrà sul futuro dell’Europa, uno dei temi centrali di questa edizione. Diversi saranno i momenti dedicati all’Unione Europea nei nuovi scenari geopolitici ed economici, con la presenza di Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione Europea e altri presidenti di gruppi parlamentari ed eurodeputati tra cui le vicepresidenti Pina Picierno e Antonella Sberna e il vicepresidente del PPE Massimiliano Salini. Gli approfondimenti sull’Europa si chiuderanno con un incontro al quale parteciperà Enrico Letta.
In Fiera a Rimini verrà allestita una superficie di circa 120.000 metri quadrati, in crescita rispetto al 2024. I posti a sedere per la ristorazione raggiungeranno quota 5.000, la libreria occuperà 1.000 mq. Il Meeting resterà aperto ogni giorno fino alle 24 e si conferma l’unica grande manifestazione italiana con ingresso e parcheggi (9.000 posti auto) gratuiti. In programma 150 convegni con oltre 550 relatori italiani e internazionali; 13 saranno le mostre e 17 gli spettacoli, alcuni dei quali si terranno nel cittadino Teatro Galli (i biglietti sono disponibili sulla piattaforma Vivaticket). Il Villaggio Ragazzi Yoga, che si estenderà su una superficie di 9.000 mq, ha un programma fittissimo che comprende mostre, incontri, spettacoli e laboratori con ben 240 eventi. Amplissimo lo spazio riservato all’Enel Sport Village, che supera i 13.000 mq, con le collaborazioni di Centro Sportivo italiano, Cdo Sport e RBR Rinascita Basket Rimini. Si conferma infine il determinante apporto dei volontari giunti dall’Italia e dal mondo, ben 3.000.
Inoltre sul sito internet www.meetingrimini.org è stato pubblicato il programma dei convegni, mentre da maggio è disponibile quello delle mostre, degli spettacoli, del Villaggio Ragazzi Yoga e dell’Enel Sport Village. Mentre da mercoledì scorso si possono scaricare da Google Play, App Store e Huawei Store App le versioni Android, iOS e HarmonyOS dell’app Meeting Rimini, rinnovata rispetto al 2024. L’app sarà fondamentale per partecipare all’evento, perché permetterà di entrare fisicamente in Fiera dal 22 al 27 agosto, prenotare la partecipazione ai convegni e la visita alle mostre, leggere le news e accedere ai contenuti aggiuntivi.
Inoltre il Meeting di Rimini è stato raccontato anche nella capitale d’Europa in occasione dell’evento dal titolo ‘Il Meeting di Rimini: 45 anni di dialogo per l’amicizia fra i popoli’, promosso dalla vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno e dal vicepresidente del Gruppo PPE al Parlamento Europeo, Massimiliano Salini, con la Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, presso l’Ambasciata d’Italia a Bruxelles. L’iniziativa è stata arricchita anche dagli interventi della vicepresidente del Parlamento Europeo, Antonella Sberna e del vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Raffaele Fitto, e dalla partecipazione di eurodeputati, funzionari Ue e Nato, rappresentanti della comunità imprenditoriale a Bruxelles.
L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di riflessione sul valore del dialogo interculturale come strumento essenziale per la promozione della fraternità e dell’amicizia tra i popoli, fondata sulla cultura del confronto pacifico. Nel contesto delle sfide attuali che interessano anche il continente europeo, sono state esplorate le modalità con cui il dialogo tra comunità diverse contribuisce a rafforzare la cooperazione e la solidarietà, con un focus sul ruolo cruciale della collaborazione tra istituzioni italiane, europee e realtà della società civile come fattore chiave per la costruzione di ponti culturali e politici duraturi.
(Foto: Meeting dell’Amicizia tra i popoli)
Papa Francesco: il Metodo Billings è aiuto per generare vita
“Il ‘Metodo Billings’ rappresenta una delle forme più appropriate per realizzare in modo responsabile il desiderio di essere genitori. Se è bene aiutare e sostenere un legittimo desiderio di generare con le più avanzate conoscenze scientifiche e con tecnologie che curano e potenziano la fertilità, non lo è creare embrioni in provetta e poi sopprimerli, commerciare con i gameti e ricorrere alla pratica dell’utero in affitto. Alla radice della crisi demografica in atto c’è, assieme a diversi fattori sociali e culturali, uno squilibrio nella visione della sessualità, e non è un caso che il ‘Metodo Billings’ sia una risorsa anche per affrontare in modo naturale i problemi di infertilità e per aiutare gli sposi a diventare genitori individuando i periodi più fertili”.
Papa Francesco: dignità sul lavoro ed accoglienza pilastri della società civile
Giornata intensa quella di oggi di papa Francesco incentrata sull’accoglienza e sul lavoro dignitoso, binomio che non va disgiunto per non dare ‘spazio’alla cultura dello ‘scarto’, come ha sottolineato ricevendo le partecipanti al convegno formativo della ‘Cattedra dell’Accoglienza’ promossa dalla Fraterna Domus, in corso fino a domani a Sacrofano, nel rinnovare l’appello a ‘pensare e generare un mondo aperto’, come ha scritto nell’enciclica ‘Fratelli Tutti’:
‘Generato e non creato’: un libro per capirne di più sull’utero in affitto
Non molto tempo fa, su un social network, ho letto un post in cui si parlava positivamente della cosiddetta maternità surrogata. Non la si chiamava così, né si tirava fuori il concetto di ‘utero in affitto’. Si poneva l’accento sulla bontà della ‘gestazione per altri’. D’altronde, quando si cambiano le parole, quando si usano termini più soft e gentili, anche la realtà sembra assumere sfumature più dolci.




























