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A Roma estate in oratorio
Nelle parrocchie di Roma si scaldano i motori in queste settimane per prepararsi al meglio per gli oratori estivi che da anni accompagnano bambini e ragazzi dopo la conclusione della scuola. Per ritrovarsi tutti insieme torna anche la grande Festa degli Oratori Estivi il prossimo 19 giugno presso il parco divertimenti di Magicland a Valmontone per una giornata, affidata all’organizzazione del Centro Oratori Romani, all’insegna del divertimento ma anche dell’incontro e della condivisione che contraddistingue sempre l’esperienza estiva degli oratori.
La Festa si inserisce da molti anni all’interno della programmazione del sussidio diocesano, promosso dal Servizio di Pastorale Giovanile della Diocesi di Roma diretto da don Alfredo Tedesco, coordinato dal COR e realizzato in collaborazione con l’Azione Cattolica dei Ragazzi, l’AGESCI Lazio e l’ANSPI Roma. Il sussidio 2025, dal titolo ‘Robin Hood e la chiamata del Re’ accompagnerà per molte settimane le attività estive degli oratori di Roma (e anche in altre diocesi italiane) seguendo Robin Hood e i suoi amici in avventure inedite e appositamente create per la preziosa occasione pastorale rivolta alle giovani generazioni.
La Festa degli Oratori Estivi 2025 ha in programma un momento di animazione alle ore 9:30 per poi consentire a tutti i gruppi di godere delle attrazioni e degli spettacoli nel parco di Magicland. Fra queste anche uno speciale percorso denominato ‘Porta del Giubileo’, realizzato da Anspi che è eccezionalmente compreso nel biglietto d’ingresso per i partecipanti all’evento. Gli oratori verranno accolti dagli animatori del COR per sperimentare anche in questa occasione la bellezza di sentirsi parte di una grande famiglia. Sul sito dedicato sono già disponibili tutte le indicazioni per partecipare alla Festa degli Oratori Estivi (https://www.oresroma.org/appuntamenti/festa-ores). I gruppi si ritroveranno nel primo pomeriggio per un momento di saluto e potranno continuare ad usufruire del parco fino alla chiusura.
In occasione delle attività estive 2025 il COR ha anche attivato due speciali partnership in favore degli oratori con AMA, per progetti di educazione ambientale, e con EUREKA, Centro per la Famiglia e la Nuova evangelizzazione della diocesi di Isernia-Venafro per Giubilandia, un grande gioco a disposizione degli oratori per coinvolgere piccoli e grandi sui temi del Giubileo. I dettagli delle due iniziative sono disponibili sempre sul sito dell’associazione (https://www.centrooratoriromani.org/risorse/partnership.html).
Agli animatori degli oratori è anche rivolta la consueta proposta estiva del COR di ‘Villaggio Oratorio 2025’, un’esperienza residenziale allo stesso tempo individuale e comunitaria, vocazionale e di servizio, in cui adolescenti e giovani (dai 13 ai 23 anni) sono accompagnati nella loro personale relazione con Gesù, per scoprire la bellezza dello stare insieme intorno alla Parola e per innamorarsi dell’oratorio, come luogo dell’incontro e della crescita, del gioco e della preghiera, del dono di sé e dell’amicizia.
Quest’anno Villaggio Oratorio si svolgerà dal 27 al 31 agosto a Genzano e le iscrizioni sono aperte fino al 30 giugno sul sito dell’associazione fondata 80 anni fa dal Venerabile Arnaldo Canepa (https://www.centrooratoriromani.org/esperienze/villaggio-oratorio-young.html). Per i catechisti, gli animatori adulti e i responsabili di oratorio torna anche la proposta di Villaggio Oratorio Senior Weekend, che quest’anno si svolgerà dal 19 al 21 settembre a Morlupo per un momento di formazione, condivisione e progettazione all’inizio del nuovo anno pastorale.
(Foto: COR)
Papa Leone XIV ai missionari: promuovere lo zelo missionario
“Porgo un caloroso benvenuto a tutti voi, convenuti da oltre centoventi Paesi per partecipare all’Assemblea Generale annuale delle Pontificie Opere Missionarie. Desidero esprimere innanzitutto la mia gratitudine a voi e ai vostri associati per il servizio offerto, che è indispensabile per la missione di evangelizzazione della Chiesa, come posso testimoniare personalmente dalla mia esperienza pastorale negli anni di ministero in Perù”: oggi nel discorso all’Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie, papa Leone XIV ha esortato a ‘superare i confini’ delle singole parrocchie, diocesi e nazioni, riscoprendo la comune unità in Cristo.
Quindi il papa ha esordito sottolineando la dimensione ‘indispensabile’ della missione evangelizzatrice della Chiesa, ma anche evidenziato l’opera delle Pontificie Opere Missionarie: “Le Pontificie Opere Missionarie sono effettivamente il «mezzo principale» per risvegliare la responsabilità missionaria di tutti i battezzati e per sostenere le comunità ecclesiali nelle aree in cui la Chiesa è giovane. Lo vediamo nella Pontificia Opera della Propagazione della Fede, che fornisce aiuti a programmi pastorali e catechistici, alla costruzione di nuove chiese, all’assistenza sanitaria e alle necessità educative nei territori di missione.
Anche la Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria sostiene programmi di formazione cristiana per i bambini, oltre a occuparsi dei loro bisogni primari e della loro protezione. Allo stesso modo, la Pontificia Opera di San Pietro Apostolo aiuta a coltivare le vocazioni missionarie, sacerdotali e religiose, mentre la Pontificia Unione Missionaria si impegna a formare sacerdoti, religiosi e religiose e tutto il Popolo di Dio per l’attività missionaria della Chiesa”.
Richiamando la sua omelia di inizio pontificato e l’enciclica ‘Evangelii Gaudium’ di papa Francesco, papa Leone XIV ha invitato ad essere Chiesa missionaria: “La promozione dello zelo apostolico tra le genti rimane un aspetto essenziale del rinnovamento della Chiesa previsto dal Concilio Vaticano II, ed è ancora più urgente oggi. Il nostro mondo, ferito dalla guerra, dalla violenza e dall’ingiustizia, ha bisogno di ascoltare il messaggio evangelico dell’amore di Dio e di sperimentare il potere riconciliante della grazia di Cristo. In questo senso, la Chiesa stessa, in tutti i suoi membri, è sempre più chiamata ad essere ‘una Chiesa missionaria che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola… e che diventa lievito di concordia per l’umanità’.
Dobbiamo portare a tutti i popoli, anzi a tutte le creature, la promessa evangelica di una pace vera e duratura, che è possibile perché, secondo le parole di papa Francesco, ‘il Signore ha vinto il mondo e la sua permanente conflittualità avendolo pacificato con il sangue della sua croce’. Perciò vediamo l’importanza di promuovere uno spirito di discepolato missionario in tutti i battezzati e il senso dell’urgenza di portare Cristo a tutti i popoli. A questo proposito, vorrei ringraziare voi e i collaboratori per l’impegno profuso ogni anno nel promuovere la Giornata Missionaria Mondiale, la penultima domenica di ottobre, che mi è di immenso aiuto nella mia cura per le Chiese delle aree che sono di competenza del Dicastero per l’Evangelizzazione”.
Ecco il motivo per cui ha chiesto di aiutare i fedeli a comprendere l’importanza delle missioni: “Oggi, come nei giorni successivi alla Pentecoste, la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, prosegue il cammino nella storia con fiducia, gioia e coraggio, annunciando il nome di Gesù e la salvezza che nasce dalla fede nella verità salvifica del Vangelo. Le Pontificie Opere Missionarie sono una parte importante di questo grande impegno.
Nell’attività di coordinamento della formazione e di animazione dello spirito missionario a livello locale, vorrei chiedere ai direttori nazionali di dare priorità alla visita nelle diocesi, nelle parrocchie e nelle comunità e aiutare così i fedeli a riconoscere l’importanza fondamentale delle missioni e del sostegno ai nostri fratelli e sorelle in quelle aree del mondo dove la Chiesa è giovane e in crescita”.
Infine ha sottolineato due elementi distintivi delle Pontificie Opere Missionarie, spiegando il suo motto episcopale: “Possono essere definiti comunione e universalità. Come Pontificie Opere impegnate a condividere il mandato missionario del papa e del Collegio Episcopale, siete chiamate a coltivare e a promuovere ulteriormente tra i vostri membri la visione della Chiesa come comunione di credenti, vivificata dallo Spirito Santo, che ci permette di entrare nella perfetta comunione e armonia della Santissima Trinità.
E’ infatti nella Trinità che tutte le cose trovano unità. Questa dimensione della vita e missione cristiana mi sta a cuore e si riflette nelle parole di sant’Agostino che ho scelto per il mio servizio episcopale e ora per il mio ministero papale: ‘In Illo uno unum’. Cristo è il nostro Salvatore e in lui siamo uno, una famiglia di Dio, al di là della ricca varietà di lingue, culture ed esperienze”.
Ha concluso l’udienza affermando che la comunione rafforza la missione: “La consapevolezza della comunione come membra del Corpo di Cristo ci apre naturalmente alla dimensione universale della missione di evangelizzazione della Chiesa e ci ispira a superare i confini delle singole parrocchie, diocesi e nazioni, per condividere con ogni luogo e popolo la sublimità della conoscenza di Gesù Cristo”.
E’ stato un invito ad essere ‘pellegrini di speranza’: “Una rinnovata attenzione all’unità e all’universalità della Chiesa corrisponde esattamente all’autentico carisma delle Pontificie Opere Missionarie, il quale, dovrebbe ispirare il processo di rinnovamento degli statuti che avete avviato. A tal proposito, sono fiducioso che questo percorso confermerà i membri delle Pontificie Opere in tutto il mondo nella vocazione a essere lievito dello zelo missionario del Popolo di Dio.
Cari amici, la celebrazione di questo Anno Santo sfida tutti noi a essere ‘pellegrini di speranza’. Riprendendo le parole che papa Francesco ha scelto come tema per la Giornata Missionaria Mondiale di quest’anno, vorrei concludere incoraggiandovi a continuare a essere ‘Missionari di speranza tra le genti’”.
In mattinata papa Leone XIV ha nominato suor Tiziana Merletti, già superiora generale delle Suore Francescane dei Poveri, è stata nominata stamane da papa Leone XIV Segretario del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco aggiorna la formazione dei diplomatici
Con il Chirografo dello scorso 25 marzo 2025 è stato aggiornato il percorso di formazione della Pontificia Accademia Ecclesiastica, istituzione che dal 1701 prepara i diplomatici della Santa Sede, in linea con l’orientamento riformatore promosso da papa Francesco per le istituzioni accademiche ecclesiastiche; e come delineato nella Costituzione Apostolica ‘Veritatis Gaudium’, la Pontificia Accademia Ecclesiastica è stata configurata quale Istituto di alta formazione accademica nel settore delle Scienze Diplomatiche.
La Pontificia Accademia Ecclesiastica offrirà un curriculum formativo che integra competenze giuridiche, storiche, politologiche, economiche e linguistiche, con una solida base scientifica, con l’obiettivo di fornire agli alunni (giovani sacerdoti provenienti da diocesi di tutto il mondo) una preparazione completa e adeguata alla missione diplomatica loro affidata dalla Santa Sede.
In questo modo l’itinerario formativo delineato per i futuri Rappresentanti Pontifici coniuga le competenze teoriche con un metodo di lavoro e uno stile di vita capaci di garantire una comprensione profonda delle complesse dinamiche delle relazioni internazionali; tale percorso richiede competenza e capacità interpretative, una solida attitudine al discernimento e la disponibilità a confrontarsi con le sfide di una Chiesa chiamata a vivere in modo sempre più sinodale.
In questo quadro, risultano imprescindibili qualità personali quali la prossimità, l’ascolto, la testimonianza coerente, il dialogo e una disposizione fraterna, da coniugare con l’umiltà e la mitezza che contraddistinguono la vocazione sacerdotale sull’esempio del Buon Pastore. Tali elementi sono costitutivi di un’azione diplomatica ispirata al Vangelo, capace di costruire ponti, superare ostacoli e promuovere percorsi concreti di pace, libertà religiosa e cooperazione tra le Nazioni.
Quindi la ‘scuola degli ambasciatori del Papa’ cambia forma, diventa un istituto di formazione universitaria in linea con gli standard del ‘processo di Bologna’, conferendo i gradi accademici di Secondo e Terzo Ciclo in Scienze Diplomatiche, ovvero l’equivalente del Master Degree e del Dottorato (PhD). Ma, soprattutto, diventa parte integrante della Segreteria di Stato:
“Nel costante servizio di portare ai popoli e alle Chiese la vicinanza del Papa, sono punti di riferimento i Rappresentanti Pontifici inviati nelle diverse Nazioni e territori. Sono essi custodi di quella sollecitudine che dal centro si muove verso le periferie, per renderle partecipi dello slancio missionario della Chiesa, per poi farvi ritorno con necessità, riflessioni e aspirazioni… Chiamati a far sentire nel Paese in cui sono inviati la presenza del Vescovo di Roma ‘perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi, sia della moltitudine dei fedeli’, svolgono un’azione pastorale che ne evidenzia lo spirito sacerdotale, le doti umane e le capacità professionali”.
Il Chirografo chiarisce il ‘compito’ dei diplomatici: “A questa azione, sacerdotale ed evangelizzatrice ad un tempo, posta a servizio delle singole Chiese, la missione affidata ai diplomatici del Papa unisce la rappresentanza presso le Autorità pubbliche. Un compito che manifesta l’effettivo esercizio di quel diritto nativo e indipendente di legazione anch’esso parte dell’ufficio petrino, che nel realizzarsi domanda il rispetto delle regole del diritto internazionale alla base della vita della Comunità delle genti”.
Quindi è un servizio diffuso nel mondo: “I nostri giorni mostrano come questo servizio non sia più limitato a quei Paesi dove l’annuncio della salvezza ha radicato la presenza della Chiesa, ma si realizza anche nei territori in cui essa è comunità nascente; o nei consessi internazionali dove, mediante i suoi rappresentanti, la Sede di Pietro si rende attenta ai dibattiti, ne valuta i contenuti e, alla luce della dimensione etica e religiosa che le è propria, offre una lettura sui grandi temi che coinvolgono l’oggi e il futuro della famiglia umana”.
Quindi la Chiesa fornisce un metodo di lavoro per l’azione diplomatica: “L’Accademia realizzerà la sua funzione nelle forme più avanzate oggi richieste alla formazione e alla ricerca nel particolare settore disciplinare delle scienze diplomatiche, a cui concorre lo studio delle discipline giuridiche, storiche, politologiche, economiche, quello delle lingue in uso nelle relazioni internazionali e la competenza scientifica. In tale rinnovamento si avrà cura di prevedere che i programmi di insegnamento abbiano una stretta connessione con le discipline ecclesiastiche, con il metodo di lavoro della Curia Romana, con le necessità delle Chiese locali e più ampiamente con l’opera di evangelizzazione, l’azione della Chiesa e la sua relazione con la cultura e la società umana.
Sono questi, infatti, altrettanti elementi costitutivi dell’azione diplomatica della Sede Apostolica e della sua capacità di operare, mediare, superare barriere e così sviluppare percorsi concreti di dialogo e negoziato per garantire la pace, la libertà di religione per ogni credente e l’ordine tra le Nazioni”.
Papa ai rettori francesi: avere cura della formazione sacerdotale
“Cari Rettori, sono lieto di accogliervi in occasione del vostro pellegrinaggio giubilare, durante il quale vi siete riuniti per riflettere sulla formazione sacerdotale. Questa è un cammino di discernimento in cui voi svolgete un ruolo essenziale. Siete come l’anziano sacerdote Eli che disse al giovane Samuele: ‘Se ti chiamerà, dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta’. Voi siete la presenza rassicurante, la bussola per i giovani affidati alle vostre cure”: con queste parole papa Francesco ha accolto, sabato scorso, i Rettori dei Seminari Maggiori di Francia per il loro pellegrinaggio giubilare.
Durante l’incontro papa Francesco ha richiamato un’udienza generale di papa san Paolo VI sulla testimonianza: “Ciò vale sicuramente per i formatori nei seminari. La loro testimonianza coerente di vita cristiana avviene all’interno di una comunità educativa, i cui membri sono, nel seminario, il vescovo, i sacerdoti e i religiosi, i professori, il personale. Questa comunità, però, si estende là dove il seminarista viene inviato: alle parrocchie, ai movimenti, alle famiglie. La formazione comunitaria è quindi unitaria, toccando tutte le dimensioni della persona e orientando verso la missione”.
E’ stato un invito a curare le relazioni: “Affinché il seminario possa dare questa testimonianza e diventare uno spazio favorevole alla crescita del futuro sacerdote, è importante avere cura della qualità e dell’autenticità delle relazioni umane che vi si vivono, simili a quelle di una famiglia, con tratti di paternità e fraternità. Solo in questo clima può instaurarsi la fiducia reciproca, indispensabile per un buon discernimento. Il seminarista potrà allora essere sé stesso, senza paura d’essere giudicato in modo arbitrario; essere autentico nei rapporti con gli altri; collaborare pienamente alla propria formazione per scoprire, accompagnato dai formatori, la volontà del Signore per la sua vita e rispondere liberamente”.
Infatti la cura delle relazioni nei seminari è un fattore importante: “E’ certamente una grande sfida proporre una formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale a una comunità così diversificata. Il vostro compito non è facile. Ecco perché l’attenzione al percorso di ciascuno così come l’accompagnamento personale sono più che mai indispensabili.
Ecco perché è importante che le équipes di formazione accettino questa diversità, che sappiano accoglierla e accompagnarla. Non abbiate paura della diversità! Non abbiatene paura, è un dono! L’educazione all’accoglienza dell’altro, così com’è, sarà la garanzia, per il futuro, di un presbiterio fraterno e unito nell’essenziale”.
Ed ha evidenziato tre punti, di cui il primo è la cura della libertà interiore: “Il primo è quello di aver cura che nel candidato si formi una vera libertà interiore. Non abbiate paura di questa libertà! Le sfide che gli si presenteranno nel corso della sua vita richiedono che egli sappia, illuminato dalla fede e mosso dalla carità, giudicare e decidere con la propria testa, a volte controcorrente o correndo rischi, senza allinearsi a risposte preconfezionate, preconcetti ideologici o al pensiero unico del momento. Che maturino il pensiero e che maturino il cuore e che maturino le mani!”
Una libertà interiore che porta alla relazione umana: “Questi sono i tre attributi di Dio: tenerezza vicinanza e compassione. Dio è vicino, è tenero, è compassionevole. Un seminarista che non sia capace di questo, non va. È importante! Non c’è bisogno d’insistere sul pericolo rappresentato da personalità troppo deboli e rigide, o da disordini di carattere affettivo. D’altronde, l’uomo perfetto non esiste e la Chiesa è composta da membra fragili e da peccatori che possono sempre sperare di progredire; il vostro discernimento su questo punto deve essere tanto prudente quanto paziente, illuminato dalla speranza”.
L’ultimo punto evidenziato dal papa riguarda la missione: “Il sacerdote è sempre per la missione. Sebbene, naturalmente, essere sacerdote comporti una realizzazione personale, non lo si diventa per sé stessi, ma per il Popolo di Dio, per fargli conoscere e amare Cristo. Il punto di partenza di questa dinamica non può che trovarsi in un amore sempre più profondo e appassionato per Gesù, nutrito da una seria formazione alla vita interiore e dallo studio della Parola di Dio. E’ difficile immaginare una vocazione sacerdotale che non abbia una forte dimensione oblativa, di gratuità e di distacco da sé, di sincera umiltà; e questo è da verificare. Solo Gesù riempie di gioia il suo sacerdote”.
E’ stato un invito a mettersi al servizio: “Per favore, la povertà è una cosa molto bella. Servire gli altri. E state attenti al carrierismo, state attenti. State attenti alla mondanità, alla gelosia, alla vanità. Che l’amore per Dio e per la Chiesa non diventino un pretesto per l’autocelebrazione. Quando tu trovi qualche ecclesiastico che sembra più un pavone che un ecclesiastico è brutto. Che l’amore per Dio e la Chiesa non sia un pretesto: che sia vero”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco: i pellegrini di speranza hanno bisogno di indicatori
“E’ per me una grande gioia accogliervi in questa casa, dove venite come pellegrini della speranza in questo Anno Giubilare. Nel cammino della vita potremmo identificare la speranza nei segni che segnano il nostro itinerario”; con un breve incontro papa Francesco oggi ha accolto i seminaristi e formatori del Seminario Mayor de San Pelagio di Córdoba, in pellegrinaggio dalla Spagna.
Anche se l’incontro è stato breve il papa ha indicato tre segnali, che indicano la strada nella formazione sacerdotale, di cui la prima è la direzione: “La prima è la direzione: verso il cielo, verso l’incontro definitivo con Gesù. No alle posizioni di vertice, no ai posti più comodi, sono vicoli ciechi e se abbiamo la sfortuna di raggiungerli, dobbiamo tirarci indietro con fatica e vergogna”.
L’altro segnale importante è quello che indica i pericoli stradali: “Il secondo segnale, i pericoli sulla strada. Provenite da un luogo bellissimo che porta il nome di San Pelagio e occupa l’antico sito del campo dei martiri. Come fece allora quel santo bambino, in mezzo al dolore della guerra, alla crudeltà più indegna dell’uomo, armato dell’elmo della speranza, si può dare testimonianza, si può perseverare sulla via del Signore, convinti che Gesù ci sosterrà sempre e ci darà anche la forza di essere seminatori di speranza”.
Però lungo la strada sono necessarie anche alcune stazioni di rifornimento: “In questo cammino, che ora ci ha condotto a Roma, ad attraversare la Porta Santa e a visitare le tombe degli apostoli, abbiamo bisogno di essere sostenuti, di sentire la presenza di colui che è la nostra unica speranza, Gesù.
Egli si presenta a noi come Maestro, come Signore, si dona a noi come nutrimento nella sua parola e nell’Eucaristia, ci guarisce quando siamo stanchi in mezzo alla strada e ci accoglie quando siamo vinti dalla stanchezza. e deve fermarsi e fare una pausa. Senza questa speranza, partire sarebbe una follia, ma confidando in Lui non abbiamo dubbi che raggiungeremo il porto desiderato”.
In conclusione il papa li ha invitati a ‘seminare’ speranza anche attraverso la croce: “Tuttavia, non bisogna mai pensare che seminare speranza significhi dire parole educate od optare per un sdolcinato buonismo. Questa via è la via di Gesù, che conduce alla Gerusalemme celeste, passando per quella terrena, abbracciando la croce e sorretta da innumerevoli Cirenei. Un cammino che non si può percorrere da soli, ma in comunità, guidando, difendendo, aiutando e benedicendo coloro che il Signore ci ha lasciato come compito. Che Gesù vi sostenga in tutto questo e la Vergine della Fuensanta si prenda cura di voi”.
Inoltre il papa ha nominato alcuni Consultori del Dicastero per le Chiese Orientali; ne faranno parte Don Salvador Aguilera López, Officiale del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; Don Jean Paul Vito Lieggi, Professore Ordinario di Teologia Dogmatica presso l’Istituto Teologico Regina Apuliae della Facoltà Teologica Pugliese a Molfetta; Padre Edward G. Farrugia, S.I., Professore emerito di Teologia Orientale presso la Facoltà di Scienze Ecclesiastiche Orientali del Pontificio Istituto Orientale della Pontificia Università Gregoriana; Enrico Morini, Professore di Storia del Cristianesimo e delle Chiese presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna; Fratello Sabino Chialà, Priore della Comunità Monastica di Bose.
Il Dicastero per le Chiese Orientali (guidato dal 21 novembre 2022 dal card. Claudio Gugerotti) “si occupa delle materie concernenti le Chiese cattoliche orientali sui iuris, per quanto riguarda le persone e le cose. Sono Membri di diritto del dicastero: i Patriarchi, gli Arcivescovi Maggiori delle Chiese orientali sui iuris e il Prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Per quanto è possibile, i Consultori e gli Officiali siano scelti sia tra i fedeli di rito orientale delle diverse Chiese sui iuris, sia tra i fedeli di rito latino”.
(Foto: Santa Sede)
Cei: la missione è centrale per la formazione dei sacerdoti
“All’origine della formazione presbiterale sta la Parola di Dio che raggiunge il chiamato domandando di essere da lui accolta. Quando ciò avviene, la Parola comincia ad agire efficacemente in tutta la persona (‘vi farò diventare’), rimanendo il fondamentale principio formativo verso una particolare configurazione a Cristo Signore, in unione d’amore, con la mediazione della Chiesa che riconosce, custodisce, accompagna l’opera di Dio”: nei giorni scorsi è entrato in vigore, ad experimentum per tre anni, il documento ‘La formazione dei presbiteri nelle Chiese in Italia. Orientamenti e norme per i seminari’, approvato dalla 78^ Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, svoltasi ad Assisi a novembre di due anni fa.
Il testo, che ha ottenuto la conferma della Santa Sede con decreto del Dicastero per il Clero, presenta un iter formativo al presbiterato articolato in due tempi: una prima fase di carattere iniziatico, dedicata alla costruzione della consistenza interiore, in un rapporto educativo forte con i formatori, attraverso lo sviluppo di una solida vita spirituale, l’applicazione seria allo studio e alla preghiera, una vita comunitaria intensa, la conoscenza di sé. La seconda fase è dedicata alla scoperta del Popolo di Dio e al maggiore coinvolgimento della comunità cristiana nella formazione dei candidati al presbiterato.
Nel primo capitolo si risponde alla domanda su quale prete si debba formare e per quale Chiesa. Per questo, da una parte, si assume la formazione permanente in alcuni suoi elementi, ritenuti necessari al presbitero italiano odierno, come paradigma della formazione in Seminario; dall’altra, si accentuano decisamente le due dimensioni della missione e della comunione come orizzonte fondamentale di tale formazione:
“La liturgia ben vissuta è lo spazio quotidiano in cui, sia il seminarista che il presbitero, insieme con le loro comunità, possono cogliere gli appelli alla conversione permanente e attingere alla grazia che consente la prosecuzione del processo di configurazione a Cristo Servo, Pastore e Sposo. La liturgia, infatti, è paradigma della vita cristiana e, per essere vissuta in modo efficace e fruttuoso, deve inserirsi in un contesto comunitario aperto all’ascolto profondo del Vangelo e dei fratelli e delle sorelle. Lì nasce e si sviluppa una comunità che dall’ascolto del Signore diviene disponibile alla comunione fraterna, pronta al servizio dei poveri, alla missione verso coloro che non conoscono il Signore e al dialogo con chiunque il Signore ponga sulla nostra strada”.
Nel secondo capitolo la pastorale vocazionale è presentata come impegno di tutta la comunità ecclesiale, passando poi a specificare le modalità di accompagnamento vocazionale dei ragazzi e dei giovani, basato su una seria formazione spirituale: “La proposta educativa, strutturata nelle quattro dimensioni (umana, spirituale, intellettuale e pastorale) si declina nel vissuto ordinario, fatto di proposte di gioco, laboratori, percorsi formativi, incontri con testimoni, esperienze di carità, colloqui con i formatori, studio, momenti di ritiro, tempi di rielaborazione del vissuto, permette a chi vi aderisce di integrare gradualmente fede e vita e di interrogare il proprio vissuto e la propria storia con autenticità e alla luce del Vangelo”.
Perciò sono delineate alcune ‘caratteristiche’: “Alcuni tratti genuini che testimoniano il cammino di crescita sono: la capacità di intessere relazioni con tutti, l’amore per la verità, lo spirito di iniziativa, l’assunzione responsabile dei propri impegni, la rielaborazione delle esperienze vissute, il superamento delle ansie da prestazione e degli atteggiamenti compiacenti, la consegna di sé nella trasparenza e l’orientamento ad una scelta di vita. L’esito di tale percorso può essere la decisione di iniziare il cammino nell’anno propedeutico oppure di continuare un discernimento vocazionale”.
Il terzo capitolo presenta le quattro tappe dell’itinerario formativo proposto dalla Ratio fundamentalis: propedeutica (un anno), discepolare (due anni), configuratrice (quattro anni) e di sintesi vocazionale (un anno), ponendo attenzione anche alla dimensione ‘affettivo-sessuale’ del candidato: “La dimensione affettivo-sessuale è un’area di primaria importanza per l’efficacia del ministero presbiterale vissuto in una prospettiva di amore-carità, dono di sé; nella libertà intima e relazionale che nel celibato (secondo la tradizione latina) trova un contesto di particolare fecondità e apertura nelle relazioni con persone, donne e uomini, giovani e anziani, laici, famiglie e consacrate/i, che animano le nostre comunità. L’attuale contesto socio-culturale, insieme a contraddizioni e ambiguità, offre particolari opportunità di crescita più autentica in questo ambito. La libertà con cui si affrontano oggi questi temi è buona premessa perché anche nel contesto della formazione dei candidati al presbiterato ci possano essere frutti di sempre maggiore maturità umana, affettiva, psichica e spirituale”.
In questo discernimento è importante la relazione: “Durante il discernimento e il percorso formativo, i formatori devono favorire nei candidati uno stile relazionale aperto alla discussione e fondato sulla sincerità. Occorre infatti stimolare il candidato ad una profonda autovalutazione attraverso il confronto con l’altro in un percorso di maturazione finalizzato al raggiungimento di un equilibrio generale che permetta al candidato di prendere sempre più consapevolezza e coscienza di sé, della propria personalità e di tutte le parti che contribuiscono a definirla, compresa quella sessuale e il proprio orientamento, in modo da integrarle e gestirle con sufficiente libertà e serenità, coerentemente con la natura e gli obiettivi propri della vocazione presbiterale. E’ essa a ispirare vita e stile relazionale del sacerdote celibe e casto”.
In tale capitolo un paragrafo è ‘dedicato’ alla formazione della personalità del candidato, ovvero sulla castità: “Nel processo formativo, quando si fa riferimento a tendenze omosessuali, è anche opportuno non ridurre il discernimento solo a tale aspetto, ma, così come per ogni candidato, coglierne il significato nel quadro globale della personalità del giovane, affinché, conoscendosi e integrando gli obiettivi propri della vocazione umana e presbiterale, giunga a un’armonia generale… La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore”.
E’ un superamento per migliorare la propria consapevolezza: “Questo non significa solo controllare i propri impulsi sessuali, ma crescere in una qualità di relazioni evangeliche che superi le forme della possessività, che non si lasci sequestrare dalla competizione e dal confronto con gli altri e sappia custodire con rispetto i confini dell’intimità propria e altrui. Essere consapevole di ciò è fondamentale e indispensabile per realizzare l’impegno o la vocazione presbiterale, ma chi vive la passione per il Regno nel celibato dovrebbe diventare anche capace di motivare, nella rinuncia per esso, le frustrazioni, compresa la mancata gratificazione affettiva e sessuale”.
Per questo i vescovi chiedono più attenzione verso chi chiede di essere ammesso in seminario: “Massima attenzione dovrà essere prestata al tema della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, vigilando con cura che coloro che chiedono l’ammissione al Seminario maggiore non siano incorsi in alcun modo in delitti o situazioni problematiche in questo ambito.”
Nel quarto capitolo si parla della formazione nel Seminario Maggiore che viene presentata come unica, integrale, comunitaria e missionaria: non si esaurisce nell’apprendimento di nuovi contenuti, né si limita ai comportamenti morali o disciplinari, ma deve riguardare il campo delle motivazioni e delle convinzioni personali, è formazione della coscienza: “I candidati al presbiterato siano perciò provocati ad avere cuore e mentalità missionari, ad allargare gli orizzonti del loro impegno apostolico e a essere disponibili alla missione.
C’è una missionarietà del cuore che si manifesta nella piena disponibilità a ‘faticare’ per il Vangelo ed a privilegiare l’incontro con chi non crede o non pratica; c’è una missionarietà all’interno della Diocesi e delle parrocchie, che richiede disponibilità all’itineranza e alla mobilità interparrocchiale; c’è una missionarietà ad gentes, che si esprime nel servizio come preti fidei donum e nella cooperazione fra le Chiese”.
Nel quinto capitolo è recepita la richiesta emersa nel Cammino sinodale di allargare la condivisione dell’opera formativa dei seminaristi: “Coloro che entrano in seminario sono chiamati innanzitutto a confrontarsi per avere conferma che il Signore li chiami a vivere la grazia battesimale nella forma specifica del ministero presbiterale. Per verificare la chiamata del Signore bisogna che essi si mettano ai piedi del Maestro, per essere con lui, frequentarlo, conoscerlo e diventare continuamente discepoli missionari nella vita con gli altri, mettendo alla prova sé stessi. , coinvolgendo la comunità ecclesiale e invitando a pensare creativamente le forme di collaborazione possibili con particolare riguardo alla figura femminile”.
Quarto Anno Rondine. Iscrizioni aperte fino al 31 gennaio
Sono aperte le iscrizioni per l’anno scolastico 2025-2026 del Quarto Anno Rondine. Un percorso innovativo di educazione e formazione, riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito come percorso di sperimentazione per l’innovazione didattica, per cui sarà possibile presentare la propria candidatura entro il 31 gennaio 2025.
Il Quarto Anno Rondine è un programma dedicato a studenti talentuosi dei licei classico, scientifico e delle scienze umane di tutta Italia: un’opportunità unica per chi desidera ampliare i propri orizzonti, mettersi in gioco come individuo oltre che come studente, puntare sulla didattica delle relazioni e iniziare a costruire concretamente il proprio futuro.
Si svolge nella Cittadella della Pace ad Arezzo, dove gli studenti vivono un anno scuola a contatto con la World House di Rondine, uno studentato internazionale dove si formano giovani provenienti da Paesi interessati da guerre e conflitti, impegnati nella costruzione della pace. Una nuova strada per sviluppare un senso critico capace di abbracciare una visione globale.
Il Quarto Anno Rondine, basato sul Metodo Rondine, aiuta gli studenti a sviluppare le proprie risorse interiori e a prepararsi ad affrontare i conflitti e le sfide della società moderna, sempre più complesse e rapide. Un metodo che rappresenta un valido strumento per promuovere i valori del dialogo, dell’inclusione, della convivenza pacifica, della cittadinanza attiva e digitale per agevolare la lotta al bullismo e alla violenza nelle scuole.
Inoltre il Quarto Anno Rondine non finisce a giugno! Grazie al programma Itaca, un percorso di innovazione sociale che offre due anni di formazione e accompagnamento alla progettazione, i giovani entreranno in un network di giovani ma anche docenti, professionisti e mentori provenienti da diversi settori, che li supporteranno costantemente nello sviluppo e realizzazione dei propri progetti di impatto sociale. Un’opportunità unica per trasformare i propri sogni in azioni concrete e dare risposta ai bisogni di coesione dei territori italiani.
“Qui ogni giorno è un’occasione per mettersi in discussione e scoprire nuovi lati di me. Una delle cose più importanti che sto imparando è l’importanza di valorizzare ed accogliere le proprie debolezze, accettandole e rendendole punti di forza. I miei compagni di classe sono parte indispensabile del mio percorso, qui sto capendo come le relazioni che viviamo ogni giorno ci portano una ricchezza enorme e ci aiutano a capire chi siamo e come possiamo dare il nostro contributo nel mondo”, racconta Sara Fiorentini, studentessa del Quarto Anno.
Per accedere alla selezione per l’A.S. 2025/26 e ai contributi a sostegno della partecipazione degli studenti, è possibile inviare la propria candidatura on line entro il 31 gennaio 2025 dal sito https://quartoanno.rondine.org/partecipa-al-bando/. Per informazioni scrivere a segreteria@quartoanno.rondine.org.
Il Quarto Anno Rondine offre un’esperienza formativa completa, focalizzata sulla crescita personale e sull’educazione a tutto tondo, combinando diverse componenti fondamentali. La didattica innovativa del programma si distingue per l’attenzione alla relazione educativa tra docenti, studenti e gruppo classe, integrando tecnologie digitali avanzate con il metodo Rondine, incentrato sulla crescita emotiva e relazionale. Lezioni non frontali, percorsi interdisciplinari e applicativi digitali rendono l’apprendimento più critico e creativo, collegando i contenuti disciplinari all’attualità e ai temi chiave di Rondine.
Un altro aspetto chiave è la capacità di trasformare i conflitti in opportunità, sviluppando consapevolezza critica e rafforzando le competenze emotive e relazionali. Grazie al Metodo Rondine gli studenti imparano a trovare il proprio equilibrio interiore, indispensabile per affrontare le sfide della società fluida del terzo millennio. La dimensione internazionale della Cittadella della Pace rende il Quarto Anno Rondine molto di più di un anno all’estero! Permette di vivere un ambiente protetto ma dove si sperimenta autonomia e responsabilità; dove si incontrano giovani di tutto il mondo: le loro storie e culture arricchiscono l’esperienza, offrendo agli studenti una nuova prospettiva sulla scuola, su sé stessi e sulla società globale.
Infine, il lavoro sulla vocazione professionale dei ragazzi e l’impatto sociale del programma si estende oltre la Cittadella, fino ad arrivare a tutto il Paese. Gli studenti vengono formati come innovatori sociali, pronti a iniziare a costruire il proprio futuro professionale e mettere le competenze acquisite al servizio della propria comunità. Al termine dell’anno potranno entrare nel network di Itaca, continuando la formazione professionale accanto agli oltre 200 ex studenti ‘changemakers’, le Rondinelle d’Oro, che stanno sviluppando progetti di innovazione sociale in Italia e nel mondo.
Il valore del Quarto Anno Rondine è garantito da un vasto network di partner che supportano il progetto. Questa rete unisce soggetti diversi con l’obiettivo comune di sostenere un’esperienza formativa con un impatto pratico ed esperienziale immediato. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito riconosce il progetto come percorso di sperimentazione per l’innovazione didattica.
Il supporto della rete scolastica territoriale è cruciale. Il Liceo Vittoria Colonna di Arezzo è titolare della sperimentazione presso il Ministero dell’Istruzione. Grazie a un accordo tra Rondine Cittadella della Pace e le scuole della provincia di Arezzo (Liceo F. Petrarca, Liceo F. Redi, ITIS Galilei, Convitto nazionale Vittorio Emanuele II), il programma garantisce i piani ministeriali per tutti gli indirizzi liceali del ‘Quarto Anno Rondine’.
Grazie ai partenariati e alla rete ampia che Rondine ha costruito negli anni, saranno messe a disposizione borse di studio parziali a supporto della partecipazione degli studenti.
Il progetto è stato realizzato con il contributo di: Fondazione di Sardegna; Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo; Fondazione Cariplo; Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia; Fondazione Andrea Biondo Istituto di Cultura; Fondazione Cassa di Risparmio di Prato; Gecofin; Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano; Fondazione ONLUS Niccolò Galli; Banca del Valdarno Credito Cooperativo – ‘borsa di studio in memoria di Bani Giovanni’; Fondazione Compagnia di San Paolo; Fondazione Finanza Etica; Fondazione Friuli; Fondazione Vincenzo Casillo; Fondazione il Cuore si Scioglie; Fondo di solidarietà Quarto Anno, amici e sostenitori. Partner che hanno collaborato allo sviluppo del percorso Ulisse e Itaca: Fondazione Finanza Etica; Istituto Jacques Maritain; Nuovo Laboratorio di Psicologia; AIESEC; Fior di risorse; Scuola di Economia Civile; Aboca; Goel Gruppo cooperativo; FEDUF Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio.
Papa Francesco invita a curare la formazione dei giovani
Oggi papa Francesco ha ricevuto in udienza la comunità dello Studio Teologico San Paolo di Catania nato nel 1969, quando le diocesi della Sicilia orientale decisero di istituire un unico luogo di formazione teologica, che si è rivelato nel tempo fruttuoso per i presbiteri, i religiosi, i laici, sullo stimolo del Concilio Vaticano II, appena concluso: “Lo Studio Teologico San Paolo può essere considerato una primizia del Vaticano II: è nato nel 1969, quando le diocesi della Sicilia orientale decisero di istituire un unico luogo di formazione teologica, che si è rivelato nel tempo fruttuoso per i presbiteri, i religiosi, i laici”.
E’ stato un incoraggiamento a proseguire questo percorso di formazione: “Vi incoraggio ad andare avanti in questo percorso: continuate a camminare insieme, offrendo una formazione di ampio respiro, che sia incisiva nella vita ecclesiale e sociale. Insieme alla Facoltà Teologica di Palermo, a cui è aggregato, il vostro Studio costituisce un modello che stimola anche altre Chiese a camminare insieme in questo ambito.
In effetti, quando parliamo di comunione dobbiamo includere anche la relazione tra le strutture formative, che diventano laboratori di comunione e di missione, animati dalla riflessione teologica. La recente Assemblea del Sinodo dei Vescovi ha sottolineato la dimensione sinodale del ministero dei teologi e delle istituzioni teologiche”.
Inoltre ha ricordato che la missione è il radicamento nel territorio, seguendo le ‘orme’ del beato Livatino e di don Puglisi: “La missione di uno Studio Teologico non può ignorare il territorio in cui si trova. Così voi, già nel percorso accademico, fate esperienza di ecclesialità, che vi pone l’uno accanto all’altro, nella diversità delle vocazioni e dei doni e nella ricerca di vie nuove di evangelizzazione. Anche questo è un segno dei tempi da cogliere con sapienza; è uno stile di corresponsabilità a cui oggi vi ‘allenate’ e che dovrebbe proseguire nella vita delle vostre Chiese, valorizzando i carismi di ciascuno.
Nel corso degli anni è aumentato tra voi il numero delle studentesse, che oggi nelle vostre comunità ecclesiali sono inserite con compiti di responsabilità pastorale, di insegnamento della religione e accademico: anche questo è un segno dei tempi, in un territorio dove la donna è stata spesso svalutata nel suo ruolo sociale. Ma non dimentichiamo che la Sicilia è la patria delle sante martiri Agata e Lucia, che sono state “seme” di fede robusta, capace di rinnovarsi e di generare sempre nuovi testimoni, come ad esempio, nel nostro tempo, i Beati Giuseppe Puglisi e Rosario Livatino”.
Il papa, poi, ha chiesto loro di formare i giovani: “La vostra terra ha bellezze naturali e artistiche meravigliose, purtroppo minacciate dalla speculazione mafiosa e dalla corruzione, che frenano lo sviluppo e impoveriscono le risorse, condannando soprattutto le aree interne all’emigrazione dei giovani. La mafia sempre impoverisce, sempre. La Sicilia ha bisogno di uomini e donne che sappiano guardare al futuro con speranza e formino le nuove generazioni ad essere libere e trasparenti nella cura del bene comune, per debellare povertà antiche e nuove…
E lavorate perché i giovani che vanno a studiare fuori tornino. Che la Sicilia non perda il sangue giovane, che è andato a studiare! Sappiate testimoniare che la cultura e la formazione di uno Studio Teologico sono a servizio della gente, dei poveri, degli ultimi. Nella vostra terra, che è stata sempre un crocevia di popoli, approdano tanti migranti e molti si fermano integrandosi: vi esorto ad essere accoglienti, ad essere creativi nella fraternità”.
Alla formazione ha aggiunto la necessità del dialogo: “E questo impegno sarà più fecondo se saprete dialogare con le culture e le religioni degli altri popoli del Mediterraneo, che guardano con speranza al futuro. Per favore, non spegniamo la speranza dei poveri, di quei poveri che sono i migranti! Voi siete accoglienti con i migranti. Integrare i migranti. Per voi c’è anche la sfida dei migranti musulmani: di come integrarli e aiutarli a entrare nelle diocesi”.
Quindi anche un dialogo con le istituzioni culturali del territorio: “Il vostro Studio Teologico ha instaurato una feconda relazione con l’Università di Catania, l’istituzione culturale più antica della Sicilia, e molti docenti sono impegnati in corsi di letteratura cristiana, di diritto, di bioetica. Questa collaborazione certamente giova a voi, perché apre i vostri studi e il vostro futuro a un dialogo che va sempre coltivato, per comprendere meglio il mondo in cui vivete e per inculturare la fede. D’altra parte, essa offre un apporto fecondo alla cultura della vostra gente, segnata dalla tragicità di alcune esperienze di vita. Penso ai grandi della letteratura siciliana, in particolare a Verga, che popola i suoi romanzi di ‘vinti’, rassegnati al dolore e alla povertà”.
Precedentemente il papa aveva incontrato le Suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo, che hanno festeggiato il 40^ anniversario della loro fondazione: “A volte vediamo consacrati, consacrate (voi no!) che invece di annunciare il Vangelo fanno un chiacchiericcio continuo. Voi no! Ma il chiacchiericcio è il contrario di annunciare il Vangelo, perché il chiacchiericcio è sempre un condannare l’altra, l’altro, quello, quell’altro…
Invece il Vangelo è sempre un benvenuto: ‘Vieni, vieni’. Se alcune volte succede che qualcuna di voi cade nel chiacchiericcio, per favore aiutatela a uscirne il più presto possibile. Nel vostro Istituto, questo impulso missionario di evangelizzazione in diversi ambiti viene strettamente collegato con la contemplazione e con una vita di preghiera che segue l’antica e bella tradizione carmelitana: O Senhorvos abençoe e que Nossa Senhora Aparecida vos guarde! Amen”.
(Foto: Santa Sede)
Cresce la Piazza dei Mestieri a Catania
Era il 2012 quando la Piazza dei Mestieri decideva, dopo aver consolidato l’esperienza torinese, di iniziare l’avventura al Sud: “Eravamo stanchi di sentire analisi sui problemi del sud e sui suoi giovani ed allora abbiamo deciso di fare l’unica cosa che sappiamo fare: mettere le mani in pasta. La scelta è caduta su Catania perché per realizzare il modello della Piazza dei Mestieri non si può partire da zero, occorre avere partner credibili che conoscano il territorio e che abbiano capacità professionale e passione per l’educazione dei giovani. Tutto queste caratteristiche le abbiamo trovate in Archè impresa sociale che già operava con successo da circa 20 anni in Sicilia nel campo della formazione professionale”.
In questi anni di collaborazione, seguendo il modello della Piazza dei Mestieri, sono nate due sedi (la prima presso l’IPAB Santa Maria del Lume e la seconda presso la Fondazione Duca di Carcaci), costruendo progetti a sostegno dei giovani italiani e stranieri, della formazione professionale e delle scuole collaborando con le istituzioni locali. Grazie a questo nel 2023 sono stati accolti ed accompagnati oltre 2.000 giovani:
“Nel 2022, insieme al nostro partner Archè, ci siamo resi conto che era giunta il momento di rendere più stabile e completo il nostro modello. E’ nata così l’idea di ampliare la sede di Carcaci con altri 600 mq di superficie interna e 1600 di aree esterne, per sviluppare un nuovo progetto che intende attivare e consolidare una rete di intervento nel territorio catanese e che vede la Piazza dei Mestieri come player in accordo con istituzioni, istituti scolastici, agenzie educative, enti del terzo settore e imprese.
Insieme vogliamo costruire un punto di riferimento per le politiche di contrasto alla dispersione scolastica e per evitare che tanti giovani possano scivolare lentamente, ma inesorabilmente, in situazioni di marginalità sociale. Un rischio particolarmente elevato nei quartieri in cui si colloca la presenza della Piazza dei Mestieri (Monte Po, Nesima, San Leone, Rapisardi, Librino)”.
Il progetto vedrà, tra le altre cose, il consolidamento delle seguenti attività: a) La ‘Casa dei Compiti’ un luogo in cui tutti i pomeriggi, docenti e tutor, accoglieranno e aiuteranno i giovani delle scuole del territorio che sono in difficoltà nel loro percorso scolastico. b) lo ‘Sportello di Orientamento’ per aiutare i giovani in uscita dalle scuole medie a identificare il percorso più adatto per proseguire gli studi.
c) I ‘Laboratori di Mestiere’ in cui i ragazzi e le ragazze potranno sperimentare attitudini e competenze trasversali e scoprire i propri talenti. d) Le ‘Azioni di Capacity Building’ che si tradurranno in percorsi di affiancamento degli insegnati delle scuole del territorio, per condividere metodologie educative già sperimentate con successo dal modello della Piazza dei Mestieri.
e) Il ‘Cartellone degli eventi culturali’ che avrà a disposizione il nuovo grande giardino per l’estate e una sala dedicata nei mesi più freddi. Ci saranno spettacoli e incontri volti a valorizzare i talenti del territorio e offrire ai giovani la possibilità di fruire di un’offerta culturale che spesso per motivi diversi risulta a loro inaccessibile. f) Il ‘Bar e il Ristorante’ che diventeranno luoghi ideali per momenti di convivialità dedicati alle famiglie e ai giovani, facilitando la convivenza e l’incontro tra generazioni.
Per realizzare tutto questo il presidente Dario Odifreddi ha ringraziato chi ha creduto in questo progetto, come Marco Lori, presidente ‘Fondazione Azimut’: “Abbiamo aderito con convinzione alla proposta di sostenere lo sviluppo di Piazza dei Mestieri a Catania. Grazie a iniziative come queste, moltissimi giovani trovano una strada per uscire dalla marginalità e inserirsi nel mondo del lavoro. Spezzare la spirale della povertà attraverso il lavoro è un passo fondamentale per costruire un futuro migliore” .
La Banca d’Italia, da sempre attenta a coniugare lo svolgimento dei compiti istituzionali con l’impegno sociale, eroga somme a scopo di beneficenza o per contributi a iniziative di interesse pubblico. Ciò rappresenta uno dei canali attraverso cui restituire alla collettività parte delle risorse pubbliche derivanti dall’esercizio delle funzioni istituzionali. In questo contesto, la Banca d’Italia ha sostenuto il progetto ‘Un laboratorio per scrivere il proprio futuro’, che, affrontando temi come l’inclusione e la lotta alla dispersione scolastica, è destinato a produrre effetti duraturi a favore della comunità locale.
Anche Filippo Nicolò Rodriguez, consigliere delegato di Enel Cuore, ha sottolineato l’originalità di ‘Piazza dei Mestieri: “Piazza dei mestieri è un luogo che nasce con l’idea di offrire ai ragazzi uno spazio di confronto e crescita personale, ma anche di apprendimento e creazione di quelle competenze professionali che saranno veicolo di riscatto, partecipazione ed inserimento sociale.
Per Enel Cuore, da sempre impegnata a sostenere il benessere e lo sviluppo delle nuove generazioni, questa collaborazione rappresenta un’opportunità per contribuire alla creazione di un modello virtuoso. La rete di ‘Piazze’, che oggi raggiunge Catania, dimostra come l’impegno condiviso possa creare opportunità concrete e trasformative per i ragazzi su tutto il territorio nazionale”.
Giuseppe Nargi, direttore regionale di Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo, ha evidenziato l’impegno per la realizzazione di questo luogo: “Grazie al programma Formula sono stati raccolti i fondi necessari per realizzare anche in Sicilia la Piazza dei Mestieri. Il nostro Gruppo supporta molti progetti in favore dei ragazzi e delle loro famiglie, con l’obiettivo condiviso di favorire sostenibilità e inclusione sociale che puntino ad attivare meccanismi di risposta collettiva alle istanze e ai bisogni del territorio. Nello specifico, a Catania, vogliamo costruire un punto di riferimento per le politiche di contrasto alla dispersione scolastica, strappando quanti più giovani possibile da situazioni di marginalità sociale”.
Infine Francesca Sofia, direttrice generale di Fondazione CDP, ha sottolineato l’impegno per il contrasto alla dispersione scolastica: “Il contrasto alla dispersione scolastica rappresenta uno degli obiettivi chiave di Fondazione CDP, soprattutto nel Mezzogiorno. Piazza dei Mestieri negli anni ha saputo creare un network vincente per rispondere concretamente a questo fenomeno e attraverso il nostro sostegno alla nuova iniziativa di Catania, contribuiremo a garantire a oltre 1.400 studenti di fruire di eque opportunità nell’affrontare il proprio percorso scolastico, tentando di rimuovere le barriere che tutti i giorni ostacolano il loro futuro e, in senso più ampio, quello del Paese. Con questa ulteriore collaborazione, sale a quasi 3.000.000 il totale delle risorse destinate da Fondazione CDP a progetti nella Regione”.
Alla Pontificia Università ‘Auxilium’ concluso il corso sull’identità di genere
Un puzzle che va completandosi poco a poco. È la metafora proposta dalla preside, Piera Ruffinatto, all’avvio del secondo incontro del Corso interdisciplinare sul tema “Identità di genere: sfide e prospettive per gli educatori”, organizzato a Roma dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’. Uno scenario ampio, complesso e sfidante quello emerso negli interventi dei relatori della mattinata di studio del 23 novembre scorso, dove le diverse espressioni del concetto di gender sono state rilette in chiave antropologica, giuridica e biologica per comprendere il fenomeno con spirito critico e con l’intento di liberare il campo da fraintendimenti e forzature interpretative.
La Tavola rotonda odierna, con gli interventi di Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, ed Emanuele Fusi, consulente pedagogico e formatore, si concentra sugli approcci psicologici e pedagogici, con l’obiettivo di fornire strumenti interpretativi sul piano della pratica educativa e formativa di genitori, insegnanti, educatori. A moderare gli interventi, Maria Grazia Vergari, docente alla Facoltà ‘Auxilium’.
A partire dalla sua esperienza in un servizio territoriale a Milano e di formatrice di genitori e insegnanti, Mariolina Ceriotti Migliarese premette che l’identità umana è sempre un’identità sessuata. Ma se dal punto di vista biologico nasciamo secondo due specifiche definite (il maschile o il femminile), il corpo sessuato da solo non definisce l’identità della persona.
Questa si rivela in un percorso che parte dal dato biologico ma che passa attraverso una storia complessa di identificazioni e rispecchiamenti e coinvolge il corpo (proprio e dell’altro), il linguaggio, le relazioni e il contesto culturale nel quale siamo immersi e che ci orienta sul valore e sul significato della nostra identità.
Il contesto socio-culturale ed educativo per definire l’identità di genere è determinante anche per Emanuele Fusi, docente di Scienze umane e Filosofia in un Liceo di Monza. Occorre partire da un atto di consapevolezza degli adulti e dei nostri modelli, aspettative, dei valori di riferimento, riconoscendo che l’azione educativa è sempre orientata e orientante.
Da qui, gli interrogativi sfidanti: quali sono le posture e gli stili educativi prevalenti? come questi offrono spazi di individuazione ai più giovani e secondo quali traiettorie formative? Si scopre così che il disorientamento relativo alla messa in questione di sé e alla sua formazione non è che l’emergenza di un modo di abitare l’esperienza che spesso gli adulti, con poca intenzionalità, hanno offerto ai più piccoli. Occorre quindi re-istituire esperienze che permettano l’incontro, la rivelazione e la coltivazione della propria unicità nella relazione e non contro ogni legame.
L’analisi culturale sul tema è approfondita dal documentario – riproposto in questa seconda giornata del Corso – ‘Vite in cerca di identità’, curato da Annalisa Picardi e Edoardo Zaccagnini, dove nella produzione mediale si intravvedono itinerari fecondi anche per le professioni educative.
A tirare le file delle due intense mattinate di studio, la preside dell’Auxilium Piera Ruffinatto, sottolinea l’importanza di acquisire una consapevolezza interpretativa del fenomeno gender e delle sue varie espressioni, ed anche la necessità di fare rete tra istituzioni educative per aprire percorsi di formazione e di educazione:
“Ogni sfida educativa – osserva – cela opportunità e risorse che solo l’occhio esperto di una educatrice, un educatore sa cogliere e volgere a suo vantaggio, valorizzando la ricerca di senso, il desiderio di trovare se stessi attraverso relazioni autentiche e generative”.




























