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Da Milano un ‘grido’ contro il peccato e la guerra

“Sinceramente dimoriamo nello stupore e pratichiamo la riconoscenza: viviamo, infatti, di una vita ricevuta. Ogni risveglio è il tempo per lodare il Signore, come ci insegna la Chiesa che propone le Lodi come preghiera del mattino. Veramente il criterio del nostro agire è la docilità al Signore che dona il suo Santo Spirito perché tutto cooperi al bene di coloro che amano Dio e in ogni situazione aiuta a riconoscere l’occasione per amare. L’atteggiamento spirituale della docilità allo Spirito di Dio (Spirito di verità, di sapienza, di fortezza) convince a vivere le celebrazioni liturgiche e la preghiera in modo che siano principio di conformazione a Gesù, costante risposta alla vocazione, deciso proposito di conversione”.

Inizia in questo modo la proposta pastorale del prossimo anno che l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, propone per resistere al male continuando con tenacia e sapienza a educare e operare per la pace, richiamando la Lettera di san Paolo ai Corinzi e gli scritti di santa Teresa d’Avila e sant’Ignazio di Loyola, in quanto “lo smantellamento della nostra superbia apre uno spazio in cui si fa percepibile in modo limpido che tutto è frutto del dono del Signore, potenza sua che si manifesta proprio nella nostra debolezza… Questo ci dona anche la chiarezza e il coraggio di dire ‘basta’ a quanto fa dimenticare il dono del Signore o a quanto lo contrasta esplicitamente”.

Ed ha ricordato anche l’importanza del Concilio di Nicea, in cui è ribadito che Gesù è Figlio di Dio: “Questa drammatica vicenda ha condotto alla professione di fede del Concilio di Nicea, nell’anno 325, che è parte fondamentale del simbolo niceno-costantinopolitano proclamato nelle nostre assemblee durante le celebrazioni domenicali e festive. Si compiono nel 2025 i 1700 anni dal Concilio di Nicea: è provvidenziale ricordare e celebrare quell’evento e approfondire la parola difficile e irrinunciabile che i padri di Nicea hanno formulato per dire la loro fede: il Figlio è della stessa sostanza del Padre.

Come possiamo dire questa verità perché non sia solo una formula da ripetere? Come può l’affermazione della verità della relazione del Figlio con il Padre essere fonte di vita e di pensiero per il nostro tempo e per la proclamazione della verità cristiana a coloro che ci domandano ragione della nostra fede?”

E’ un richiamo a vivere la canonizzazione di Carlo Acutis: “L’anno liturgico ci fa celebrare anche la ricchezza e la fecondità della grazia nella vita dei santi. A questo proposito condividiamo la gioia per la notizia tanto attesa della canonizzazione del beato Carlo Acutis. Nella vita di Carlo si realizza la parola di Paolo che ho voluto richiamare all’inizio di questa mia lettera.

In Carlo Acutis adolescente vedo l’espressione di questa debolezza umana, che è nostro tratto caratteristico: una fragilità (come affermiamo comunemente) che non smentisce la grazia di Dio ma, al contrario, diventa la condizione fondamentale per poterla accogliere e ospitare. In Carlo Acutis adolescente vedo la sincera sensibilità e attenzione verso i più poveri: non ha fatto delle fragilità altrui l’occasione di un giudizio, ma le ha vissute come una vocazione. In Carlo Acutis adolescente vedo i segni di una malattia improvvisa e spietata, vissuta come occasione per decidersi nell’amicizia di Gesù”.

Però il prossimo anno sarà caratterizzato, soprattutto, dal Giubileo della Chiesa universale con un richiamo alla tradizione biblica della sospensione dello sfruttamento intensivo della terra, a cui dedica un capitolo intitolato ‘Lasciate riposare la terra’: “La tradizione operosa che caratterizza le nostre comunità e l’inclinazione spontanea degli operatori pastorali sono esposte alla tentazione di diventare un protagonismo frenetico. Ritengo pertanto doveroso richiamare a riconoscere il primato della grazia e quindi l’irrinunciabile dimorare nella dimensione contemplativa della vita, nell’ascolto della Parola e nella centralità della Pasqua di Gesù che si celebra nell’Eucaristia”.

Quindi ha avanzato alcune proposte: “Nell’anno giubilare è opportuno che ci sia un tempo, per esempio il mese di gennaio, non tanto per ulteriori riunioni e discussioni, ma per sospendere, per quanto è possibile, le attività ordinarie e vivere un ‘tempo sabbatico’, dedicato non a fare qualche cosa, ma a raccogliersi in una preghiera più distesa, in conversazioni più gratuite, in serate familiari più tranquille”.

Perciò dalla dimensione personale e comunitaria del peccato, la riflessione si sposta poi su quella sociale, con riferimento in particolare ai conflitti in corso: “Noi figli e figlie di Dio, discepoli di Gesù e tutti gli uomini e le donne di buona volontà e di buon senso, dobbiamo essere uniti nel gridare: basta con la guerra! La fiducia nell’umanità, nelle istituzioni, nella cultura, nelle religioni è messa a dura prova. Ci sembra di essere inascoltati da politici impotenti e forse inclini piuttosto a incrementare gli armamenti che a costruire la pace”.

Il documento è completato da una seconda parte (‘Annuncio, missione, sinodalità: ricordati del cammino percorso’) in cui mons. Delpini ripercorre i passi compiuti dalla Chiesa ambrosiana “con l’intenzione di mettere al centro la missione, così da farne memoria riconoscente, per rilanciare il suo cammino, in obbediente ascolto a quanto il Sinodo dei Vescovi e il cammino sinodale delle Chiese in Italia ci stanno proponendo”.

Infine sono ricordate tappe fondamentali come la creazione delle Comunità pastorali (sotto l’episcopato del card. Tettamanzi), la celebrazione del Sinodo minore “Chiesa dalle genti” e più recentemente la creazione delle Assemblee sinodali decanali e il rinnovo dei Consigli pastorali di Parrocchie e Comunità pastorali, che è un incoraggiamento a non abbandonare l’impegno civile: “Ci sentiamo incoraggiati dallo Spirito del Signore (continuamente lo invochiamo) che mantiene viva la fiducia, motiva moltissime persone all’impegno generoso e lieto e fa emergere risorse e disponibilità inattese.

In questa terra, terra di santi e di futuro, la comunità cristiana si confronta con una società innovativa, operosa, aperta e insieme incerta, spaventata, disperata (di cui si sente parte) e, come il Concilio Vaticano II testimonia, prova simpatia per gli uomini e le donne di questo tempo e di questo luogo in cui convergono persone da ogni parte del mondo. Insieme con tutta la Chiesa italiana la comunità cristiana ambrosiana vive la fecondità del seme, del sale, del lievito perché si conferma e si riconosce come il tralcio unito alla vite che solo così può portare molto frutto, secondo la promessa e lo stile di Gesù”.

(Foto: Diocesi di Milano)

Il vescovo di Roma è al servizio dell’unità

Papa Francesco

Giovedì 13 giugno è stato presentato il documento di studio del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ‘Il Vescovo di Roma. Primato e sinodalità nei dialoghi ecumenici e nelle risposte all’enciclica Ut unum sint’, pubblicato con l’approvazione di papa Francesco, che sintetizza le riposte all’enciclica ‘Ut unum sint’ ed i dialoghi ecumenici sulla questione del primato e della sinodalità, a cui hanno preso parte sua eminenza Khajag Barsamian, rappresentante della Chiesa Apostolica Armena presso la Santa Sede – Catholicossato di Etchmiadzin (in collegamento da remoto); Sua Grazia l’arcivescovo Ian Ernest, direttore del Centro anglicano di Roma e Rappresentante personale dell’Arcivescovo di Canterbury presso la Santa Sede (in collegamento da remoto); card. Mario Grech, segretario generale della Segreteria Generale del Sinodo; e card. Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, che ha tracciato le origini del documento;

“Dal 1995 sono state formulate numerose risposte a questo invito, riflessioni e suggerimenti diversi scaturiti dai dialoghi teologici. Nel 2020, in occasione del 25^ anniversario dell’enciclica ‘Ut unum sint’, il dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani ha visto l’opportunità di sintetizzare queste riflessioni e raccoglierne i principali frutti. Lo stesso papa Francesco ci ha invitato a farlo, rilevando nella ‘Evangelii gaudium’ che ‘abbiamo fatto pochi progressi in questo senso’. Inoltre, la convocazione del Sinodo sulla sinodalità ha confermato l’attualità di questo progetto del nostro Dicastero come contributo alla dimensione ecumenica del processo sinodale”.

Tale documento è frutto di un lungo percorso ecumenico e sinodale: “Il documento è il frutto di un lavoro veramente ecumenico e sinodale durato quasi tre anni. Riassume circa 30 risposte all’ ‘Ut unum sint’ e 50 documenti di dialogo ecumenico sull’argomento. Ha coinvolto non solo il personale, ma anche tutti i membri e i consultori del Dicastero che ne hanno parlato nel corso di due riunioni plenarie. Sono stati consultati anche i migliori esperti cattolici in materia, oltre a numerosi esperti ortodossi e protestanti, in collaborazione con l’Istituto di studi ecumenici dell’Angelicum. Infine, il testo è stato inviato a diversi dicasteri della Curia Romana e al Sinodo dei Vescovi. In totale sono stati presi in considerazione più di cinquanta pareri e contributi scritti”.

Il documento mostra una conclusione in cui si evidenzia che il ministero petrino non può prescindere dalla sinodalità: “A differenza delle controversie del passato, la questione del primato non è più considerata solo come un problema ma anche come un’opportunità di riflessione comune sulla natura della Chiesa e sulla sua missione nel mondo. Un’idea particolarmente interessante è che il ministero petrino del Vescovo di Roma è intrinseco alla dinamica sinodale, così come l’aspetto comunitario che comprende tutto il Popolo di Dio e la dimensione collegiale del ministero episcopale”.

Infine il documento principi importanti per ‘fondare’ un principio di comunione: “Riguardo ai principi e alle proposte per un rinnovato esercizio del primato, il documento sviluppa alcuni suggerimenti avanzati dai dialoghi, in particolare una “rilettura” o un commento ufficiale del Vaticano I, una distinzione più chiara tra le diverse responsabilità del Papa, un rafforzamento della la sinodalità della Chiesa cattolica ad intra e ad extra, in particolare in vista della commemorazione del 1700° anniversario del Concilio di Nicea, il primo Concilio ecumenico, nel 2025”.

Il card. Mario Grech ha ripreso la tesi principale dell’enciclica di san Giovanni Paolo II,  ‘Ut unum sint’: “Sono passati trent’anni da quelle parole e molte cose sono cambiate nella Chiesa, ma l’urgenza dell’unità della Chiesa non è venuta meno e la richiesta di trovare una modalità di esercizio del ministero petrino che sia condivisa dalle Chiese emerge con forza dai dialoghi ecumenici…

Il Papa si esprimeva in questi termini nel discorso pronunciato in occasione del cinquantesimo anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, il 17 ottobre 2015, che costituisce una sorta di manifesto della sinodalità e della Chiesa costitutivamente sinodale”.

Il processo sinodale aiuta ad approfondire il ministero petrino: “L’esercizio del ministero petrino non si riduce a questo atto iniziale, per tornare alla fine del processo sinodale per ricevere i risultati ed eventualmente confermarli con una esortazione post-sinodale. La sua funzione di presidenza è visibile nell’Assemblea del Sinodo dei Vescovi: è lui che presiede i lavori dell’aula, personalmente o tramite suoi delegati. La sua è stata una presenza discreta, anche in Assemblea, dove i suoi interventi si sono limitati all’incoraggiamento dei partecipanti o alla precisazione di alcuni punti che richiedevano il suo giudizio. Ma proprio questa modalità di presenza ha favorito il lavoro in aula”.

Sua Eminenza Khajag Barsamian ha sottolineato il valore della sinodalità: “E’ convinzione della famiglia delle Chiese ortodosse orientali che queste forme di comunione debbano rimanere paradigmatiche mentre riflettiamo sulla natura e sulla missione della Chiesa nel terzo millennio. Vorrei anche menzionare il dialogo teologico con la Chiesa ortodossa orientale, che ha dedicato tre interi documenti al tema del primato e della sinodalità, in particolare il documento più recente concordato ad Alessandria nel 2023”.

La sinodalità è molto importante: “Allo stesso modo, le varie proposte del documento per rafforzare la sinodalità ‘ad extra’ mi sembrano promettenti, perché una certa sinodalità può essere praticata tra le nostre Chiese anche se non siamo ancora in piena comunione. A questo proposito, le iniziative di papa Francesco, come l’incontro di Bari sul Medio Oriente nel 2018 o, più di recente, la veglia ecumenica ‘Insieme’ alla vigilia del Sinodo del 2023, dovrebbero incoraggiarci a organizzare altri incontri di questo tipo”.

Per questo ha sottolineato l’importanza del titolo di ‘Patriarca d’Occidente’: “In questo senso, è importante il recente ripristino del titolo di ‘Patriarca d’Occidente’ tra i titoli storici del Papa, poiché questo titolo, ereditato dal primo millennio, testimonia la sua fratellanza con gli altri Patriarchi. Senza dubbio, è essenziale anche l’insistenza di papa Francesco sul suo ministero di Vescovo di Roma, perché è come Vescovo di Roma, Chiesa ‘che presiede alla carità’, come dice Ignazio di Antiochia nella sua lettera ai Romani, che il papa è chiamato a servire la comunione delle Chiese”.

Ed ha auspicato che l’anniversario del Concilio di Nicea possa essere occasione di ulteriore approfondimento: “Infine, vorrei esprimere l’auspicio che questo documento venga condiviso con le varie Chiese cristiane, affinché possiamo continuare la nostra riflessione. L’anniversario del Concilio di Nicea, il prossimo anno, sarà certamente una buona occasione per farlo”.

Per l’arcivescovo Ian Ernest ha sottolineato la necessità di una ‘riformulazione’ del Concilio Vaticano I: “Tra le proposte espresse nei dialoghi, vorrei sottolineare l’importanza di una ‘riformulazione’ o di un commento ufficiale all’insegnamento del Vaticano I, che rimane un grande ostacolo tra le nostre Chiese, soprattutto perché è difficile da comprendere oggigiorno e si presta a interpretazioni errate. È quindi ancora necessario presentare l’insegnamento del Vaticano I alla luce di un’ecclesiologia di comunione, chiarendo la terminologia utilizzata”.

Ed  ha ricordato i molti incontri tra papa Francesco e l’arcivescovo Welby nel Sud Sudan: “Ecco perché vorrei accogliere con favore la proposta di sinodalità ad extra. A questo proposito, il ritiro spirituale per i leader del Sud Sudan organizzato da papa Francesco e dall’arcivescovo Justin Welby nel 2019, il pellegrinaggio ecumenico per la pace in Sud Sudan organizzato da papa Francesco, dall’arcivescovo Justin Welby e dal reverendo Iain Greenshields nel 2023 e la veglia di preghiera ecumenica ‘Insieme. Raduno del popolo di Dio’ in piazza San Pietro nel 2023, alla vigilia della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, sono esempi di questo ‘camminare insieme’ od ecumenismo sinodale a cui papa Francesco ci invita”.

Onoriamo la Santissima Trinità. Dio: il più grande mistero di amore

Il Vangelo oggi ci rivela la natura intima di Dio. Talvolta siamo tentati di credere che il Dio di tutte le religioni in fondo è lo stesso; niente di più errato; il monoteismo cristiano, a differenza della religione ebraica e di quella musulmana, è ‘Trinità’: Dio uno nella sostanza, trino nelle persone: Padre, Figlio, Spirito Santo. Il Dio nel quale crediamo è comunione, è amore., è vita. Questo mistero è stato svelato a noi da Gesù stesso: in quanto amore, Dio pur essendo uno ed unico non è solitudine ma comunione: l’amore è dono di sé e nella sua essenza è il Padre che si dona generando il Figlio; il loro reciproco amore genera lo Spirito santo.

Se vogliamo farci una idea di Dio, basta guardare l’uomo che, in quanto tale, pensa ed ama: noi, limitati e circoscritti,  pensiamo successivamente tante cose e le possiamo accettare o no, a seconda; in Dio, realtà infinita ed eterna, il suo unico pensiero (o sapienza eterna), o Verbum, o Figlio costituisce la seconda persona (uguale e sostanziale a Dio Padre); l’amore reciproco tra il Padre e il Figlio genera o determina la terza persona o Spirito santo. Nella pienezza dei tempi il Verbo eterno assunse in  sé la natura umana per salvare l’uomo; lo Spirito santo, inviato dal Padre e dal Figlio, guida la Chiesa. 

Con il cristianesimo istituito da Gesù, crolla l’idea pagana di un Dio che vive nell’Olimpo, distaccato dal popolo: Dio è vita, è amore, è comunione. Se Israele ha ricevuto la grazia di conoscere l’unità di Dio, il cristianesimo, grazie a Gesù Cristo, ha ricevuto la rivelazione di un Dio unico nella sostanza, trino nelle persone. Gesù espressamente dirà ai suoi discepoli: ‘Venuto dal Padre, ritorno al Padre, ma vi invierò lo Spirito del Padre… andate e battezzate  nel nome  del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo’.  

Si entra a far parte della Chiesa, ci si innesta a Cristo con il Battesimo in nome della SS. Trinità. Gesù ci ha rivelato la natura intima di Dio, che rimane sempre un mistero di amore, come ci esprimiamo nella ‘Professione di fede’: Dio uno nella sostanza, trino nelle persone; Dio è il Padre misericordioso e creatore; Dio è il Figlio unigenito, sapienza eterna, Verbum incarnato, morto e risorto per noi; Dio è lo Spirito santo, amore che muove tutte le cose (cosmo e storia) e li muove verso la ricapitolazione finale.

Il catechismo di san Pio X evidenzia in modo lapidario: i misteri principali della fede sono due: 1°) unità e trinità di Dio, 2°) incarnazione, passione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo. I teologi e i padri della Chiesa, sulla scia dell’insegnamento apostolico e dei Concili ecumenici, si sono sforzati di spiegare  il mistero della SS. Trinità, siamo però sempre di fronte a Dio infinito ed eterno mentre la nostra mente rimane piccola e circoscritta; il finito non può mai cogliere pienamente l’infinito.

La Trinità, mistero inaccessibile al nostro intelletto, è verità rivelata a noi solo da Cristo Gesù. Il Vangelo evidenzia chiaramente: ‘Nessuno ha mai visto Dio; proprio il Figlio unigenito ce lo ha rivelato’, mentre l’apostolo Giovanni scrive: ‘Dio è amore’; cioè non solo Dio ama ma la sua natura è amore. Oltre che nella creazione questo mistero di amore si rivela nella istituzione dell’Eucaristia, sintesi e vertice dell’amore divino, in essa, infatti, sotto le specie eucaristiche (pane e vino) Gesù si fa nutrimento e forza del suo popolo. E’ il sacrificio della Nuova Alleanza tra Dio e il mondo: ‘Prendete e mangiate, questo è il mio corpo’.

Questo mistero, che sembra riguardare solo Gesù, coinvolge le tre divine persone: infatti ad operare la transustanziazione non è il sacerdote celebrante ma l’azione dello Spirito Santo che opera davanti al Padre, che dona nell’Eucaristia il suo Figlio in favore dell’uomo. La SS. Trinità non pregiudica l’unità di Dio, che si presenta a noi non come un Dio solitario ma Dio che è amore, è comunione. Tutta la vita del cristiano è intessuta sull’esperienza dell’amore misericordioso di Dio Uno e Trino.

Innestati a Cristo con il Battesimo ricevuto nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo, siamo riconciliati con Dio nel nome delle tre divine persone. A ragione il grande poeta Dante mette sulla porta dell’inferno la scritta: ‘Fecimi la Divina Potestate, la Somma Sapienza e il Primo Amore. Maria, la Santissima Vergine, madre di Gesù e nostra, specchio purissimo della Trinità divina, implori per noi grazie e benedizioni’.

Papa Francesco: il Concilio cinese nella missione della Chiesa

Papa Francesco oggi ha inviato un videomessaggio ai partecipanti al convegno internazionale ‘100 anni dal Concilium Sinense: tra storia e presente’, organizzato dalla Pontificia Università Urbaniana in collaborazione con l’Agenzia Fides e la Commissione Pastorale per la Cina, sottolineando la ricorrenza occasione ‘preziosa’:

“Sono contento di potermi rivolgere a voi in occasione del convegno dedicato al centenario del Concilium Sinense, il primo e finora unico Concilio della Chiesa cattolica cinese, che si svolse a Shangai tra maggio e giugno 1924, esattamente cento anni fa. Il titolo del vostro convegno è ‘Cento anni dal Concilium Sinense, tra storia e presente’, e certo questa ricorrenza rappresenta per tante ragioni un’occasione preziosa”.

E’ stato un sinodo importante sia per la Chiesa che per la Cina: “Quel Concilio fu davvero un passaggio importante nel percorso della Chiesa cattolica nel grande Paese che è la Cina. A Shanghai, i Padri riuniti nel Concilium Sinense vissero un’esperienza autenticamente sinodale e presero insieme decisioni importanti. Lo Spirito Santo li riunì, fece crescere l’armonia tra loro, li portò lungo strade che molti tra loro non avrebbero immaginato, superando anche le perplessità e le resistenze. Così fa lo Spirito Santo che guida la Chiesa”.

Quel sinodo è stato l’inizio di un cammino della riscoperta del cristianesimo: “Loro erano quasi tutti provenienti da Paesi lontani, e prima del Concilio molti tra loro non erano ancora pronti a prendere in considerazione l’opportunità di affidare la guida delle diocesi a sacerdoti e vescovi nati in Cina.

Poi, riuniti in Concilio, compirono un vero cammino sinodale e firmarono tutti le disposizioni che aprivano nuove strade affinché la Chiesa, anche la Cina cattolica, potesse avere sempre più un volto cinese. Riconobbero che quello era il passo da fare, perché l’annuncio di salvezza di Cristo può raggiungere ogni comunità umana e ogni singola persona solo se parla nella sua lingua materna”.

Ed ha ricordato i ‘contributi’ di p. Matteo Ricci e del card. Costantini: “I Padri del Concilio seguirono le orme di grandi missionari, come padre Matteo Ricci – Lì Mǎdòu; si misero nel solco aperto dall’apostolo Paolo, quando predicava che occorre farsi tutto a tutti pur di annunciare e testimoniare Cristo risorto.

Un contributo importante, nella promozione e nella guida del Concilium Sinense, arrivò dall’Arcivescovo Celso Costantini, il primo Delegato Apostolico in Cina, che per decisione di papa Pio XI fu anche il grande organizzatore e il Presidente del Concilio”.

E soprattutto il card. Costantini contribuì alla comunione tra Cina e Santa Sede: “Costantini applicò alla situazione concreta uno sguardo davvero missionario. E fece tesoro degli insegnamenti della ‘Maximum illud’, la Lettera apostolica sulle missioni pubblicata nel 1919 da papa Benedetto XV.

Seguendo lo slancio profetico di quel documento, Costantini ripeteva semplicemente che la missione della Chiesa era quella di ‘evangelizzare, non colonizzare’. Nel Concilio di Shanghai, anche grazie all’opera di Celso Costantini, la comunione tra la Santa Sede e la Chiesa che è in Cina si manifestò nei suoi frutti fecondi, frutti di bene per tutto il popolo cinese”.

Inoltre per il papa i partecipanti del concilio cinese tracciarono i percorsi per il ‘futuro’: “Il cammino della Chiesa lungo la storia è passato e passa per strade impreviste, anche per tempi di pazienza e di prova. Il Signore, in Cina, ha custodito lungo il cammino la fede del popolo di Dio. E la fede del popolo di Dio è stata la bussola che ha indicato la via in tutto questo tempo, prima e dopo il Concilio di Shanghai, fino a oggi”.

In questo modo si realizza la comunione: “I cattolici cinesi, in comunione con il Vescovo di Roma, camminano nel tempo presente. Nel contesto in cui vivono, testimoniano la propria fede anche con le opere di misericordia e carità, e nella loro testimonianza danno un contributo reale all’armonia della convivenza sociale, alla edificazione della casa comune. Chi segue Gesù ama la pace, e si trova insieme a tutti quelli che operano per la pace, in un tempo in cui vediamo agire forze disumane che sembrano voler accelerare la fine del mondo”.

Al termine il papa ha invitato a pregare la Madonna di Sheshan: “I partecipanti al Concilio di Shanghai guardarono al futuro. E, alcuni giorni dopo la fine del Concilio, si recarono in pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Sheshan, vicino Shanghai…

Proprio in questi giorni, nel mese di maggio, dedicato dal popolo di Dio alla Vergine Maria, tanti nostri fratelli e sorelle cinesi salgono in pellegrinaggio al Santuario di Sheshan, per affidare le loro preghiere e le loro speranze all’intercessione della Madre di Gesù. Fra pochi giorni, il 24 maggio, festa di Maria Aiuto dei cristiani, la Chiesa nel mondo intero pregherà con i fratelli e le sorelle della Chiesa che è in Cina, come era stato chiesto da papa Benedetto XVI nella sua Lettera ai cattolici cinesi”.

Durante il convegno mons. Giuseppe Shen Bin, vescovo di Shanghai, come ha riportato l’Agenzia Fides, ha parlato dello sviluppo della Chiesa in Cina nella linea tracciata dal card. Costantini: “Oggi il popolo cinese sta portando avanti la grande rinascita della nazione cinese in modo globale con una modernizzazione in stile cinese, e la Chiesa cattolica in Cina deve muoversi nella stessa direzione, seguendo un percorso di cinesizzazione che sia in linea con la società e la cultura cinese di oggi…

Papa Francesco ha anche spesso sottolineato che essere un buon cristiano non solo non è incompatibile con l’essere un buon cittadino, ma ne è parte integrante… Spesso diciamo che la fede non ha confini, ma i credenti hanno una propria Patria e una loro cultura che è nata dalla propria Patria”.

Ha concluso l’intervento affermando che la Chiesa cattolica in Cina seguirà l’insegnamento dell’apostolo Paolo con lo spirito di p. Matteo Ricci: “Guardando al futuro, la Chiesa cattolica cinese continuerà a seguire l’insegnamento dell’apostolo Paolo, che disse:

“Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno”, portando avanti il percorso di cinesizzazione della Chiesa iniziato dai missionari come Matteo Ricci per primo, e proseguendo l’orientamento indicato dal Sinodo di Shanghai riguardo alla costruzione della Chiesa indigena. Continueremo a costruire la Chiesa in Cina come Chiesa santa e cattolica, che sia conforme alla volontà di Dio, accetti l’eccellente patrimonio culturale tradizionale cinese e che sia benvoluta nella società cinese di oggi”.

(Foto: Franco Casadidio)

Suor Chiara Curzel: il Concilio di Nicea è importante per la trasmissione della fede

Ricevendo nello scorso maggio i partecipanti alla sessione plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, papa Francesco aveva auspicato che la celebrazione del prossimo anniversario del Concilio di Nicea, nel 2025, “abbia una rilevante dimensione ecumenica… Nonostante le travagliate vicende della sua preparazione e soprattutto del successivo lungo periodo di recezione, il primo Concilio ecumenico è stato un evento di riconciliazione per la Chiesa, che in modo sinodale riaffermò la sua unità intorno alla professione della propria fede”.

Papa Francesco: principio petrino e principio mariano hanno uguale importanza

Oggi papa Francesco ha proseguito nelle udienze programmate, ma con le dovute precauzioni verso una lenta guarigione, come ha detto ai partecipanti al seminario di ‘Etica nella gestione della salute’:

La Facoltà teologica del Triveneto approfondisce il Concilio di Nicea

Alle soglie di un nuovo periodo storico che nel mondo greco-romano, dopo la grande persecuzione, inaugurò il tempo della cristianità, la Chiesa di Aquileia, Chiesa-madre del Nord-Est, ebbe un ruolo importante: polmone tra Roma e l’Oriente, fu un territorio sul quale visioni di Chiese diverse trovarono tensioni e scontri, ma fu anche ponte di dialogo nella catena di trasmissione della fede che si aprì, 1700 anni fa, con il Concilio di Nicea, primo evento ecumenico della storia della cristianità, da cui scaturì una professione di fede condivisa.

Papa Francesco invita i teologi ad ‘arrischiarsi’

La Tradizione fa crescere la Chiesa dal basso verso l’alto, come le radici con l’albero, anche se esiste il pericolo di ‘ritornare indietro’, che porta a pensare secondo la logica del ‘si è fatto sempre così’. Lo ha affermato papa Francesco, incontrando i membri della Commissione teologica, istituita da Paolo VI nel 1969.

Il card. Sandri in Bulgaria per ricordare san Giovanni Paolo II

Il card. Leonardo Sandri, prefetto del dicastero per le Chiese Orientali, su invito della Conferenza Episcopale bulgara, nelle settimane scorse si è recato in Bulgaria per commemorare il XX^ anniversario del viaggio apostolico di san Giovanni Paolo II e per l’inaugurazione della radio cattolica ‘Radio Ave Maria’, che offrirà un servizio di informazione alle parrocchie.

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