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Cei: Magnifica Humanitas è un dono prezioso

In apertura dei lavori della 82^ Assemblea generale della Cei il presidente card. Matteo Zuppi ha ricordato le prime parole di papa Leone XIV, appena eletto: “Non un semplice saluto, ma l’annuncio del Risorto alla comunità: la parola che apre le porte chiuse, fa superare la paura, rimette in cammino, fa gustare oggi quello che non finisce e di cui abbiamo bisogno. Da allora quelle parole non hanno smesso di accompagnarci e, direi, di lavorare dentro di noi e di indicare a tutti la scelta della pace”.

E la gratitudine si è estesa commentando l’enciclica presentata ieri: “Oggi sentiamo di estendere la nostra gratitudine per il dono dell’enciclica ‘Magnifica humanitas’, che accogliamo come un dono prezioso, un faro di luce nel buio di pensiero e di violenza che talvolta avvertiamo intorno a noi. Questo documento, nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, ci sprona nell’impegno a fare del bene comune, della destinazione universale dei beni, della sussidiarietà, della solidarietà e della giustizia sociale i principi di riferimento in un’epoca in cui la grande sfida è custodire l’umano”.

L’enciclica interpella tutti: “Ci sentiamo interpellati di fronte alle guerre, alle diseguaglianze sociali, allo sfruttamento del lavoro, al modello tecnocratico e agli egoismi verso le migrazioni dei popoli, alla cosiddetta ‘teologia della prosperità’. Questa è vantaggiosa solo per i potenti e legittima i conflitti armati, come fossero parte dello sviluppo di una cultura, chiamando addirittura in causa il nome di Dio, che starebbe dalla parte del più forte”.

L’enciclica è uno sprone per la Chiesa: “Ci impegniamo a tradurre l’aspirazione verso la verità più profonda  con scelte concrete che animeranno l’orizzonte pastorale dei prossimi anni, come peraltro il papa ci ha chiesto nel nostro primo incontro del giugno 2025. Sentiamo, infatti, il pericolo di un fondamentalismo della verità, interpretata come forza delle proprie ragioni da imporre agli altri a qualunque costo, che ci rende chiusi al dono dello Spirito Santo e alla forza del messaggio di Gesù”.

Per questo la sinodalità è lo stile della Chiesa: “Per questo, non si può piegare il magistero a conferma del proprio pensiero estrapolandone parti che fanno comodo: il magistero, invece, va letto nella Chiesa e con la Chiesa, in comunione con il papa ed i vescovi, ma anche in ascolto dei battezzati che ogni giorno hanno le mani in pasta con la vita sociale. Siamo popolo e non la somma di singoli interessi. La sinodalità rimane uno stile da vivere nel quotidiano… Accogliamo la nuova enciclica come un ‘cammino di discernimento comunitario’, che metterà insieme le migliori energie del Paese per un rinnovato entusiasmo nella costruzione del bene comune”.

Però un cammino ha bisogno di relazioni: “Lo stile del cammino ci rende partecipi di un grande progetto comune: una società dove è consentito alle persone di fiorire per i loro talenti (sussidiarietà), ma dentro una trama di relazioni solidali… Intendiamo attivare percorsi di cura reciproca, di condivisione, di amicizia sociale e di cooperazione per non rimanere indifferenti verso i poveri e gli ultimi. La solidarietà è un modo di fare la storia perché fa crescere comunità e non assemblea di individui, ci rende comunità di destino e non frequentatori digitali”.

Relazioni capaci di leggere i tempi: “Siamo chiamati a leggere questo tempo, con le sue ferite e le sue attese, alla luce di quella pace che il Risorto dona non quando tutto è facile, ma proprio mentre le porte sono chiuse e i discepoli hanno paura. Per questo, ci aiuta e possiamo farci accompagnare dalla scena del Risorto che visita i discepoli nel Cenacolo”.

Il discorso del presidente della Cei è stato un rimando alla pace di Gesù agli apostoli nel cenacolo: “Questa parola illumina il nostro tempo. Viviamo in un mondo attraversato da guerre, paure, solitudini, diffidenze. La violenza sembra tornata a essere considerata il linguaggio normale della politica internazionale. Il riarmo, diverso dalla difesa, viene presentato come un destino inevitabile. La diplomazia fatica, il diritto internazionale è indebolito, la fiducia tra i popoli appare fragile.

Eppure, proprio qui, in questo Cenacolo largo che è la storia odierna, la Chiesa ascolta ancora la parola del Risorto: ‘Pace a voi’. La Chiesa vive in questo tempo difficile, che è un tempo di conflitti per troppi popoli, un tempo in cui si fa ricorso all’odio e allo scontro più che al dialogo e all’incontro… Sappiamo come questa ‘cultura violenta della potenza’ produce tanti dolori, morti, distruzioni e come, progressivamente, crei una cultura della forza che si riverbera non solo nelle relazioni tra Stati, ma anche sulla società stessa e nel comportamento delle persone”.

Ed ecco che l’annuncio evangelico non va scollegato con la promozione umana: “Il percorso sinodale ha dato conferma a un’intuizione antica della nostra Conferenza Episcopale, cui peraltro venne dedicato il primo Convegno ecclesiale nazionale di cui ricordiamo i cinquant’anni, ovvero che l’annuncio del Vangelo e la promozione umana non sono due binari paralleli. Sono invece un unico respiro. Quando la Chiesa annuncia Cristo, non si disinteressa dell’uomo; quando serve l’uomo, non mette tra parentesi Cristo”.

Da qui l’invito a costruire comunità: “Per questo continuiamo a stare vicino alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi vive nella solitudine. Continuiamo a spenderci nella cura dei poveri. Continuiamo a educare al legame, alla pazienza, alla prossimità. E continuiamo, con serietà, il cammino di promozione della tutela dei minori contro ogni forma di abuso: l’ascolto delle vittime, il riconoscimento delle ferite, la conversione comunitaria, la responsabilità delle istituzioni ecclesiali. Una Chiesa adulta non nasconde le proprie ombre. Le porta alla luce della verità e della misericordia, perché solo ciò che è portato alla luce può essere guarito”.

E la comunità è anche il luogo della riconciliazione: “La comunità cristiana non è il luogo dei perfetti. Guai alla tentazione di comunità di presunti puri! Diventeremmo tutti dei fratelli maggiori che non comprendono non solo il minore ma lo stesso Padre! Siamo chiamati a essere santi, cioè pieni dell’amore di Dio, come solo la grazia di Dio può permettere. La comunità è il luogo di coloro che si lasciano riconciliare, il luogo del dialogo tra diversi. Per questo può diventare, anche nella società, laboratorio di umanità: non perché possiede soluzioni immediate, ma perché continua a credere che, annunciando il Signore Risorto, nessuno debba essere lasciato solo, scartato, straniero in casa propria”.

Ed in conclusione il card. Zuppi ha richiamato san Francesco d’Assisi: “Davanti alla Porziuncola il Papa ci ha ricordato che Francesco e i primi frati condivisero insieme le tappe del loro cammino, si recarono dal Papa, perfezionarono e arricchirono insieme il testo iniziale. E’ un’icona semplice e luminosa dello stile sinodale. Nessuno cammina da solo. Nessuno possiede tutto il disegno. La fedeltà cresce camminando, ascoltando, correggendo, affidandosi. Camminiamo anche noi così, con umiltà e fiducia. Non ci mancano le fatiche, né le domande, né le resistenze. Ma non ci manca il Signore. Ed è questo che basta per non cedere alla rassegnazione”.

Solennità di Pentecoste: Vieni, Santo Spirito!

‘Pentecoste’ termine di origine greca, indica un periodo di cinquanta giorni, è una festa assai antica che nel mondo ebraico veniva celebrata il 50° giorno dopo la Pasqua. Era una festa del mondo dell’agricoltura. Per il mondo cristiano è qualcosa di diverso perché tale ricorrenza coincide con l’attuazione della promessa di Gesù: ‘Non vi lascerò orfani, ma vi invierò lo Spirito Consolatore’. Lo Spirito Santo è la Terza persona divina che guida la Chiesa per volontà divina. Il suo arrivo è descritto negli atti degli apostoli.

Scopri il dono della Divina Volontà

 “Ti insegno la via che devi tenere e ciò che devi fare per vivere nel Regno mio, la felicità, le gioie che devi possedere” è questo il titolo del Cenacolo di preghiera dove verrà proclamato l’annuncio del dono della Divina Volontà tratto dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta. Appuntamento per sabato 20 maggio 2023 alle ore 9.00 nella Parrocchia Maria S.S. delle Grazie in Roccella, Corso dei Mille, 1085/B a Palermo.

II Domenica di Pasqua: la domenica della divina misericordia

Gesù è veramente risorto! Quest’annuncio ancora oggi ci coinvolge tutti come singoli e come società. E’ un annuncio che conferisce pace e gioia ma non cessa di essere un mistero d’accogliere con fede e amore. Siamo cristiani perché Cristo è veramente risorto; Egli è il Dio con noi. Gesù aveva dato l’annuncio della sua risurrezione attraverso le pie donne, che si erano recate al suo sepolcro, e sono divenute ambasciatrici di Cristo.

Sul Mottarone come sul Calvario: ma la vita non finisce con la morte

‘Non credo nella vita dopo la morte perché nessuno è mai tornato indietro a dirmi che c’è’: l’ho sentito dire moltissime volte. Per noi cristiani, però, questo non è vero: perché uno indietro c’è tornato. ‘Gesù è risorto’: su questa notizia sensazionale, senza precedenti, si poggia la nostra fede; è questo il messaggio che ha dato il via alla predicazione degli apostoli e li ha fatti morire tutti martiri, anziché su un letto a casa loro.

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