Soul, il Mistero come canto del Mondo, a Milano l’arte e la spiritualità
Dal 18 al 22 marzo torna per la sua terza edizione SOUL Festival di Spiritualità Milano, l’appuntamento promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, che per cinque giorni coinvolge la città con un palinsesto diffuso di lecture, dialoghi, reading, spettacoli, performance e laboratori sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’, declinato attraverso lo sguardo di circa 100 protagonisti d’eccezione (scrittori, filosofi, teologi, artisti, giornalisti e scienziati) e molteplici prospettive d’analisi, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alla musica, alla poesia e alla danza. Il programma completo è disponibile sul sito www.soulfestival.it e per partecipare agli eventi è necessario registrarsi.
Ideato dal comitato curatoriale composto da mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola, il programma culturale del festival è articolato in 70 appuntamenti diffusi in città. Molte le novità di questa edizione fra cui l’incontro nel Duomo di Milano con l’arcivescovo di Algeri, card. Jean-Paul Vesco, accompagnato dagli strumenti dell’Orchestra del Mare, il progetto inedito realizzato in collaborazione con Fondazione Amplifon che trasforma ricordi e pensieri di alcuni ospiti di RSA italiane in un’esperienza teatrale, al buio, sul mistero della vita e della morte, introdotta da Vittorio Lingiardi, un incontro notturno in Santa Maria presso San Satiro ispirato alla magia prospettica dell’abside del Bramante, i cicli di incontri dedicati ai Maestri dell’oltre (Rainer Maria Rilke, Emily Dickinson, Dino Campana e Wisława Szymborska) ed ai Maestri di mistero (Meister Eckhart e Carl Gustav Jung), le proiezioni di film all’Anteo Palazzo del Cinema, il concerto del trio ‘L’Antidote’ nell’Auditorium San Fedele e una speciale collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, che intreccia la propria programmazione a quella del festival.
SOUL Festival di Spiritualità Milano è reso possibile grazie ai Main Partner Intesa Sanpaolo, Humanitas University, Edison, al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario, al contributo di Fondazione Cariplo e Fondazione Rocca, ai Media Partner Avvenire, Rai e al Content Partner Rai Radio 3, con un ringraziamento a Comieco, Fondazione Amplifon, Aboca.
Ad inaugurare la terza edizione di SOUL Festival, mercoledì 18 marzo alle 18.00 è l’incontro ‘Senza alcun dubbio’ con Javier Cercas all’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che prendendo le mosse dalle pagine de ‘Il folle di Dio alla fine del mondo’, dialoga con Aurelio Mottola sul potere della letteratura di cogliere il mistero della vita con l’accompagnamento musicale del violoncellista Issei Watanabe.
E’ inoltre confermato l’appuntamento con ‘SOUL Young’, la rassegna ideata da giovani under 30 con il coordinamento di Francesca Fimeroni e Francesca Monti, curatrici del progetto, che si svolgerà all’ADI Design Museum. Tra design, arti performative, cinema, musica e momenti di partecipazione attiva, per dare voce a chi oggi è chiamato a immaginare il mondo di domani, SOUL Young esplora l’immaginazione come forza di trasformazione e come strumento concreto per ripensare il futuro.
Per comprendere meglio questa terza edizione abbiamo chiesto al curatore di ‘Soul Festival di Spiritualità’, Armando Buonaiuto,di spiegarci il motivo per cui Soul interroga il mistero: “Abitiamo tempi che preferiscono la superficie alla profondità, la luce meridiana al fremito della penombra, come se interrogare il mistero significasse celebrare l’oscurità o rinunciare alla ragione. Ma questa edizione di Soul nasce da un’intuizione diversa: il mistero non è una lacuna nella conoscenza, non è un difetto del sapere o un residuo di tenebra da allontanare. Piuttosto, è ciò che trascende ogni ambizione di possesso e di calcolo. E che, nel far questo, restituisce alla ragione umana il senso del suo limite. Se, pur vivendo immersi in definizioni e libretti d’istruzioni, quel che davvero occupa il centro delle nostre vite (l’amore, il dolore, la nascita, la morte, il desiderio…) continua a eccedere ogni spiegazione, allora vale la pena volgerci ai nostri non so”.
In quale modo il mistero è il ‘canto del mondo’?
“Accostarsi al mistero è il miglior modo per sentire il canto della realtà. Rainer Maria Rilke, in una poesia che per noi è stata di ispirazione, scrive ‘io temo tanto la parola degli uomini’. Perché? Perché la parola umana rende le cose ‘rigide e mute’. Cioè, con la pretesa di catalogare e spiegare tutto, fa sì che il mondo non ci parli più. Invece, pensare al mondo come alla fonte di un canto, significa riconoscere che ciò che esiste non è affatto sostanza inerte.
Ogni cosa custodisce un’intensità segreta che non si lascia esaurire nella sua funzione. Proprio come fa il canto, che non si spiega ma si ascolta; non si possiede ma si accoglie. Ecco allora che il mistero diventa una vibrazione a cui accordarsi. Risuonare con ciò che ci circonda, invece di ridurlo a schema o a risorsa da sfruttare, è un esercizio di consapevolezza: accettare che il reale non si esaurisca in ciò che di lui possiamo dire, ma continui a cantare oltre le nostre definizioni.
Cosa è il mistero?
“Il mistero non è ciò che ancora non sappiamo, ma ciò che non potremo mai catturare in una formula. E’ la profondità del reale che resiste alla semplificazione perché, ogni volta che crediamo di averla colta, si ritrae un poco oltre. E da lì ci interpella con la stessa voce limpida della campanella che, a teatro, annuncia l’apertura del sipario. Un richiamo ai sensi e allo spirito”.
Mistero come trascendenza: in quale modo la fede può aiutare nella prova del dubbio?
“La fede non elimina il dubbio, non offre una visione totalizzante e rassicurante. Anzi, spesso è più scossa tellurica che ansiolitico. Anche quando si presenta come luce, la via dello spirito conserva una qualità notturna poiché, per sua stessa natura, è interrogazione, turbolenza, rimodulazione di sé. ‘Mistico è chi non può smettere di camminare’, diceva Michel De Certeau, e per camminare bisogna sfidare lo squilibrio. In questo senso, ciò che la fede può fare è aiutarci a rimodulare il nostro approccio al ‘dubbio’: non spegnere le inquietudini, ma imparare a camminare dentro il non-sapere senza che, a spegnersi, sia il nostro cuore.
In quale modo le arti raccontano il mistero?
“Da Michelangelo a Rodin, tanti grandi artisti hanno spiegato che il cuore del loro processo creativo consisteva non tanto nell’inventare, quanto nel ‘liberare’: arrivare al compimento di una forma che era già lì, ma soffocata da troppa pesantezza. Credo che la spiritualità lavori sullo stesso piano, liberando in noi la preziosità di una forma nascosta. Arte e spiritualità, insomma, si misurano entrambe con le frontiere del visibile e al contempo si sporgono, pazienti e appassionate, verso qualcosa che pulsa più in là. Sono aperture di potenza immaginativa, visioni intensive della realtà che possono assistersi reciprocamente”.
Come si rapportano con il mistero i giovani?
“La parola ‘giovani’ va usata con cautela. Chi comprende? Un diciottenne ed un trentenne, entrambi ‘giovani’, abitano traiettorie lontanissime. Però, forzando una diversità che resta decisiva, si può intravedere qualche linea comune, come il vivere in un tempo segnato dalla trasparenza lucida del digitale, dove tutto è esposto e dichiarato: la vita come qualcosa da mostrare. Ma accanto al profilo visibile, resta una zona che non si lascia tradurre in contenuto, una parte di sé che non trova linguaggio nei canali mediatici.
Credo che lì il mistero continui a operare, di volta in volta come domanda aperta, disagio senza nome, possibilità di trasformazione… Non un enigma astratto, ma una tensione viva in cui si decide chi si diventa. Tensione che il festival esplora nella sezione ‘Soul Young’, laboratorio di pensiero progettato da under 30 per esplorare, con linguaggi diversi, il doppio fondo del mondo”.
(Tratto da Aci Stampa)



























