Tag Archives: Arte

‘Il bambino della promessa’ di Cristina Bellemo, quando poesia, fede e arte si fondono in un volume

E’ in libreria da pochi giorni il libro ‘Il bambino della promessa’ di Cristina Bellemo per i tipi delle Edizioni Messaggero Padova (EMP). Un volume prezioso e raffinato che unisce poesia e arte, con versi dell’autrice e suggestive immagini a tema tratte dagli affreschi di maestri quali Giotto, Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona, ovvero gli artisti della cosiddetta ‘Padova Urbs Picta’ patrimonio Unesco, scelti tra quelli conservati in Basilica del Santo, Battistero della Cattedrale e Cappella degli Scrovegni. E’ un libro che si presta a diventare una strenna natalizia.

Nata e cresciuta a Bassano del Grappa, Cristina Bellemo è giornalista e scrittrice ecclettica, ha pubblicato con diversi editori libri che sono stati tradotti in una ventina di Paesi nel mondo sia per bambini, che per ragazzi e adulti. Ha ottenuto diversi riconoscimenti e nel 2021 le è stato assegnato il Premio Andersen come miglior scrittrice italiana per l’infanzia.

Nelle prossime settimane l’autrice sarà impegnata in una serie di presentazioni: – sabato 29 novembre, alle ore 16.00, all’ex monastero della Santa Croce di Campese, a Bassano del Grappa (VI), presentazione del libro tra lettura, immagini e parole a cura dell’associazione Il Sicomoro; introduce Roberta Peruzzo, all’arpa Letizia Pellanda;

– martedì 2 dicembre, alle ore 20.45, in Sala dello studio teologico della Pontificia Basilica del Santo a Padova, dialogo tra Cristina Bellemo e padre Antonio Ramina, rettore della Basilica;

– sabato 13 dicembre, alle ore 17.00, l’autrice sarà all’Antico oratorio di Santa Maria in Rossignago a Spinea (VE) per una presentazione-concerto delle sue poesie, tra cui anche alcune de Il bambino della promessa (ed. EMP), con la violoncellista Anna Campagnaro nell’ambito della rassegna ‘Spinea in Musica & Poesia’ (ingresso fino a esaurimento posti; per info Biblioteca comunale, tel. 041 5071371)

– domenica 14 dicembre, alle ore 16.00 al Centro Studi di Psicomotricità Psicopedagogia Counseling L’Arcipelago, a San Bonifacio (VR), via Fontanelle 83/d;

– martedì 16 dicembre, alle ore 20.45 alla Biblioteca comunale di Tribano (PD).

Ad Arezzo inaugurato il restauro dei portoni d’ingresso della Cattedrale

E’ stato inaugurato il restauro dei tre portoni di ingresso della Cattedrale di Arezzo. L’intervento, ha previsto la pulitura delle superfici dei portoni lignei, la revisione delle vecchie stuccature e, nel caso non fossero più coerenti al materiale circostante, sostituite. In un secondo momento le superfici lignee sono state patinate con sostanze idonee alla preservazione del manufatto dall’aggressione degli agenti atmosferici.

Nella parte interna (fodera) sono state revisionate le stuccature, eliminando le porzioni debordanti dai margini delle lacune; le porzioni deteriorate della fodera a causa di attacchi fungini sono state integrate con inserti di legno di uguale essenza a quella originale. Infine sono stati controllati i meccanismi in ferro, per garantire una corretta funzionalità dei portoni.

Il restauro è stato realizzato dall’azienda specializzata in manufatti lignei Antica Maniera di Marco Santi, con l’alta supervisione della Soprintendenza di Siena, Arezzo e Grosseto nella persona della dottoressa Ilaria Pennati, mentre la direzione dei lavori è stata di Michel Scipioni, direttore dell’ufficio Beni Culturali della diocesi, con la collaborazione dell’ufficio Tecnico della diocesi, nella persona di Vincenzo Sica.

Il lavoro è stato sostenuto grazie a un contributo di Graziella Braccialini e Fondazione Graziella. A conclusione di questo restauro, il lavoro di valorizzazione degli storici portoni in legno della Cattedrale è proseguito sugli altri due laterali più piccoli, mentre a breve interesseranno anche quelli del prospiciente vescovado che dovrebbero concludersi entro Natale.

“Il restauro dei portoni del Duomo in questo anno del Giubileo è un segno bello che dice di una Chiesa che apre le sue porte per accogliere, ma anche di una Chiesa che le apre per uscire – dice il vescovo Andrea Migliavacca –. La ricchezza e la storicità di questi portoni resi nuovamente belli ci ricorda anche il cammino e la bellezza della nostra Chiesa. Un grazie grande va a Graziella che ha reso possibile il rinnovamento di questi portoni”. I tre portoni d’ingresso della Cattedrale di Arezzo, databili al primo quarto del XX secolo, sono inseriti in tre portali facenti parte di un insieme di stile neogotico con qualche concessione al contemporaneo liberty.

I portoni, realizzati in legno di castagno con fodera interna in legno di conifera, hanno un andamento verticale slanciato, presentano all’esterno una suddivisione geometrica accentuata dall’alternanza di formelle quadrate delimitate da cornici con modanatura piena e non molto aggettante come di consueto in manufatti simili realizzati ad inizio Novecento. Il portone centrale, invece, oltre ad essere leggermente più alto dei due laterali, nella parte superiore, presenta, al posto delle due formelle quadrate, due pannelli decorati a rilievo con le figure di San Donato, patrono della città di Arezzo e il beato Gregorio X.

Prima dell’intervento i portoni rivelavano, oltre a una cromia superficiale alterata e poco omogenea, anche problemi meccanici. Il restauro, quindi, ha avuto una duplice finalità: da una parte riportare i portoni ad avere un aspetto estetico più appropriato all’epoca, allo stile di appartenenza e alla loro collocazione, in modo da restituire alla vista il gioco di venature scure che caratterizza il legno di castagno, dall’altra, di garantire la loro funzione pratica di chiusura.

Il portone centrale, il maggiore, a livello strutturale si presentava in buone condizioni al contrario della parte esterna, dove la superficie lignea era ormai secca e disidratata, con ampie zone ingrigite a causa dell’esposizione diretta agli agenti atmosferici. Anche le stuccature presentavano un colore alterato, numerose avevano perso la presa lungo i margini della lacuna, dando luogo a distacchi e cadute di materiale.

La fodera interna presentava una finitura superficiale a corpo di un colore olio-resinoso di composizione moderna, anch’essa ormai invecchiata, che metteva in evidenza le antiche stuccature, anch’esse alterate. Anche la fodera interna dei due portoni laterali, trattata alla stessa maniera di quello principale, risultava ormai invecchiata ed esteticamente poco equilibrata.

Festività francescane in Basilica di Sant’Antonio in occasione degli 800 anni del Cantico delle Creature, tra arte, cultura e spiritualità

Oggi alle ore 17.00, nella Sala dello Studio teologico si inaugurerà la mostra ‘Cantare Francesco – Artisti in opera’, omaggio al Cantico di frate Sole e sorella Luna di san Francesco nell’ottocentenario dalla composizione. L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 12 ottobre. Ingresso libero. La collettiva d’arte presenta in prima assoluta le 39 opere inedite di 29 artisti italiani, alcuni di livello internazionale, che si sono misurati con il carisma di san Francesco e con il testo poetico del Cantico (al seguente link tutte le informazioni già inviate nel comunicato di lancio).

Alle ore 20.45 la Basilica ospiterà il Concerto per il Giubileo 2025 con una selezione dal Messiah HWV 56 di G. F. Haendel, per soli e orchestra, con direttore il M° Valerio Casarin. Protagonisti della serata saranno la Cappella Musicale Antoniana, l’Orchestra Antoniana e due soliste ospiti d’eccezione, Yukari Mori (soprano) e Anastasia Egorova (mezzosoprano), affiancate da altre due voci soliste della Cappella, Mirko Scalfo (tenore) e Gilberto Gobbo (basso), che in diverse occasioni hanno saputo regalare al pubblico intensità e profonda emozione.

Yukari Mori, allieva della Maestra Lidia Tirendi del Conservatorio ‘C. Pollini’ di Padova, ha iniziato i suoi studi in Giappone, proseguendo poi in Italia, dove è stata più volte protagonista in importanti produzioni liriche. Anastasia Egorova, di origine russa e residente in Italia da diversi anni, si è formata al Conservatorio “B. Maderna” di Cesena; oltre al repertorio barocco si dedica al repertorio lirico e del Novecento. Il concerto a ingresso libero è realizzato con il contributo di New Edom S.r.l. e Mediolanum.

 Venerdì 3 ottobre alle ore 11.00 in Basilica rito della Professione solenne di fra Alberto Lacovara e alle ore 21.00 Celebrazione del Transito di San Francesco con cammino processionale dal Santo (partenza alle ore 20.30 dal Santuario di San Leopoldo Mandić) alla Chiesa di San Francesco, con la partecipazione delle Famiglie Francescane della città di Padova. Presiede don Massimo De Franceschi, parroco della Chiesa di San Francesco.

 Sabato 4 ottobre, Solennità di San Francesco, alle ore 18.00 in Basilica si celebrerà la Santa Messa solenne presieduta dal vicario provinciale padre Franco Giraldi. Dalle ore 20.45 fino alla mezzanotte la “Saint Francis night – Notte di Laude et Benedictione” dedicata ai giovani, momento d’incontro con il Signore nel suggestivo silenzio della basilica illuminata dalle candele.

Sabato 18 ottobre alle ore 19.00 e 21.00 all’Oratorio di San Giorgio, parte del sito seriale di affreschi del XIV secolo proclamato Patrimonio UNESCO, il gruppo Artemis Danza propone in prima regionale lo spettacolo ‘Sacro – Laudato sì’ mi Signore’. Coreografia di Monica Casadei, musica dal vivo di Antonio Amadei (violoncello) e Beatrice Marozza (violino), con voci narranti e recitazione di Andrea Pennacchi e Maria Virgillito.

La Danza si leverà come una preghiera collettiva e universale per «sora nostra matre terra» ricca di «diversi fructi con coloriti flori et herba» di cui già san Francesco d’Assisi, nel suo Cantico delle creature, esaltò la magnificenza. Lo sguardo dell’uomo contemporaneo verrà sollecitato al recupero e al consolidamento di antiche connessioni con l’ambiente naturale attraverso una rilettura del testo di san Francesco, che verrà rievocato all’avvio e durante la performance per mezzo della voce narrante.

In scena, i corpi di danzatori e danzatrici si tradurranno in potenti metafore di storie d’amore, capaci di rigenerare la vita, diventando coro danzato, comunità, onde sonore, capaci di vibrare all’unisono con il Creato. L’evento è inserito nella 12° edizione del Padova Festival Internazionale La Sfera Danza (4 ottobre – 23 novembre). Ingresso su prenotazione con pagamento al seguente link (due spettacoli, ciascuno con 60 posti).

 Sabato 8 novembre alle ore 16.00 nella Sala dello Studio Teologico il card. Marcello Semeraro presenta il libro Il mio san Francesco (ed. EMP), testamento spirituale di Papa Francesco confluito nel libro postumo frutto di un colloquio intimo con il cardinale e amico. Nel volume curato da Semeraro, con una lettera di Papa Leone XIV e la prefazione del card. Pietro Parolin, Bergoglio svela in profondità il suo personale rapporto con san Francesco d’Assisi ed esplora i temi cruciali che hanno ispirato gran parte del suo magistero, come la custodia del creato, la pace, la fraternità universale, offrendo spunti di riflessione su questioni personali e universali, dalla “sporcizia” all’interno della Chiesa al significato della preghiera, dal rapporto con la povertà e la famiglia fino al dolore e alla morte. Ingresso libero (al seguente link i materiali digitali relativi al libro in occasione del lancio).

Infine, domenica 9 novembre alle ore 18.30, sempre l’Oratorio di San Giorgio, ospiterà il concerto di musica corale “Anima in cammino – Canti di grazia, gioia e gratitudine nel Medioevo” di InUnum ensemble, con Elena Modena (voce, arpa gotica, viella, campane, percussioni) e Ilario Gregoletto (organo portativo, flauti diritti, viella, lyra, organistrum). Il concerto, in collaborazione con Novembre PataVino e Museo Antoniano, nell’occasione dell’anno giubilare si focalizzerà sui canti dei pellegrini e sulle espressioni della devozione medievale.

Verrà preceduto da una breve presentazione, a cura di Giovanna Baldissin Molli del Museo Antoniano, delle principali opere d’arte della Basilica del Santo realizzate in coincidenza degli anni giubilari. Dal 2003 InUnum ensemble è impegnato nella ricerca e diffusione della musica di più antica tradizione occidentale, dedicandosi al repertorio sacro europeo dei secoli XII-XV ed esibendosi in luoghi di rilievo artistico e pregnanza spirituale. Ingresso su prenotazione su www.novembrepatavino.it (prenotazioni attive da partire dal 31 ottobre).

Oltre 300 fabbri da tutto il mondo a Stia:  fino al 7 settembre la XXVI Biennale europea d’arte fabbrile

Dall’Australia agli Stati Uniti, dal Giappone alla Finlandia fino al Niger: sono oltre 300 i fabbri e le fabbre provenienti da 20 Paesi distribuiti sui cinque continenti a raggiungere Stia, in provincia di Arezzo, dal 4 al 7 settembre, per la XXVI edizione della Biennale Europea d’Arte Fabbrile, manifestazione dedicata alla lavorazione artigianale e artistica del ferro battuto, promossa e organizzata dall’associazione autonoma per la Biennale di Arte Fabbrile Stia e dal Comune di Pratovecchio Stia.

Per quattro giorni il piccolo borgo toscano, nel cuore del Casentino, si trasforma in un laboratorio artigianale per la mostra d’artigianato artistico del ferro battuto che dal 1976, la più longeva del mondo, punta a promuovere l’antica tradizione di un mestiere fortemente radicata nel territorio e nella comunità locale proiettandola nel futuro, contribuendo alla costruzione di un nuovo immaginario intorno alla lavorazione del ferro, in linea con le evoluzioni e le esigenze della società contemporanea.

Una manifestazione diffusa in tutto il paese con dimostrazioni dal vivo, esposizioni di opere in ferro battuto, conferenze, mercatini, laboratori per bambini, spettacoli musicali e altri eventi collaterali ispirati al tema del “Fantasy” che si svolgeranno allo storico Lanificio, al Palagio Fiorentino, in Piazza Tanucci e altre piazze, all’Ecomuseo del Casentino e al Planetario, coinvolgendo adulti e bambini per avvicinare e far conoscere a un pubblico sempre più ampio il valore del lavoro artigianale e del manufatto artistico in ferro, permettendo ai visitatori di osservare da vicino le tecniche di forgiatura e interagire con gli artigiani.

Un evento sempre più internazionale che riconosce il borgo di Stia come centro d’eccellenza per la lavorazione del ferro e dei metalli in Europa, membro del “Ring of the European Cities of Iron Works”, la rete che dal 2003 unisce le città europee più significative nella tradizione del ferro battuto, promuovendone la tutela e la valorizzazione attraverso scambi culturali e progettualità condivise.

La Biennale del ferro di quest’anno è inoltre partner italiano del progetto europeo “Iron Notes”, cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma “Europa Creativa”. Il progetto ha l’obiettivo di promuovere la tradizione artigianale della forgiatura del ferro, stimolando riflessione culturale sulla sua funzione nella contemporaneità. Ne fanno parte, insieme alla Biennale di Stia, università di primo piano nel campo della formazione artistica e della sperimentazione sulla materia tra cui la LAB University of Applied Sciences (Finlandia), l’Estonian Academy of Arts (Estonia), la Oslo National Academy of the Arts (Norvegia), l’Università di Göteborg (Svezia) e l’azienda finlandese di forgiatura ME-talli Oy. Nell’ambito di Iron Notes saranno esposte le opere realizzate dagli artigiani provenienti dai paesi partner frutto di uno scambio culturale e inoltre, venerdì 5 settembre, il Salone del “Museo dell’Arte della Lana” della Fondazione Lombard presso il Lanificio ospiterà la conferenza “Iron notes – Forgiare dialoghi europei: l’arte del metallo tra memoria, spazio e società” a cui prendono parte accademici e imprenditori del ferro finlandesi, estoni, norvegesi, svedesi e italiani.

Da tutto il mondo, per la Biennale, arriveranno a Stia fabbri e fabbre che si sfideranno, singolarmente o a squadre, nell’evento più atteso, a cui si può assistere dal vivo e osservare come nasce un lavoro in ferro: il campionato del mondo di forgiatura, quest’anno ispirato al tema “Miti e magie”. I maestri e le maestre avranno a disposizione tre ore per craere un’opera inedita utilizzando solo fuoco, incudine e martello.

Le 14 opere realizzate per la quinta edizione del “Concorso Internazionale di Scultura” saranno invece esposte in Piazza Tanucci, l’opera vincitrice tra queste sarà proclamata nella giornata di chiusura, insieme al vincitore del campionato di forgiatura e al vincitore del concorso di disegno. La competizione di fotografia si svolge invece durante la Biennale e la premiazione poi avviene a novembre.

Il programma dei quattro giorni è ricco: tra le novità di questa edizione si segnala la delegazione di fabbre americane che al Lanificio forgerà dal vivo una panchina dedicata al tema della donna e la delegazione dei fabbri siciliani una scultura ispirata all’Etna: entrambe le opere saranno donate all’associazione ed esposte in città.  Inoltre, presso la Cappella della Madonna del Ponte, sarà allestita un’esposizione di croci realizzate da fabbri della Lituania. La tradizione lituana della lavorazione delle croci è stata riconosciuta dall’UNESCO come capolavoro del patrimonio dell’umanità. Vengono dal Niger invece i fabbri che lavoreranno, con una dimostrazione dal vivo, gioielli tradizionali all’interno del mercatino. In programma anche un calendario di conferenze e convegni dedicati al mondo del ferro, a cui prenderanno parte architetti e artigiani tra i più rappresentativi della professione a livello italiano e internazionale.

Durante la Biennale avrà luogo “Iron notes summer camp”, un campo residenziale professionalizzante nell’ambito del programma europeo Erasmus+, rivolto a studenti delle università e enti partner del progetto europeo, che si confronteranno con i fabbri italiani e internazionali, nuove tecniche e nuovi approcci che sperimenteranno presso il Lanificio e presso la sede di STIA School Training Iron & Arts. Il camp è realizzato anche grazie al supporto di Regione Toscana e proseguirà anche oltre la fine della manifestazione, andando a concludersi il 10 settembre.

Ma quella della lavorazione del ferro è un’arte che si trasmette sin da piccoli: ci sarà il laboratorio di forgiatura per bambini e bambine (da 6 a 12 anni) tenuto dalla maestra artigiana Daphne Kooistra e il maestro Paul Klaasen che li guideranno alle forge.

La Biennale d’Arte Fabbrile di Stia, nata nel 1976 da un’idea di Pier Luigi della Bordella e Ivan Bruschi, da quasi 50 anni apre le porte ai grandi maestri e ai giovani fabbri provenienti da tutto il mondo, celebrandone talento e maestria. Il logo della manifestazione è rappresentato proprio da  un “Fabbro” disegno a sanguigna e carboncino dal pittore Pietro Annigoni, di origini milanesi ma fortemente legato a Stia, dove aveva una residenza. Qui, nei pressi della Pieve di Santa Maria Assunta, si può vedere anche un suo affresco raffigurante San Francesco con gli uccelli insieme a tutte le opere in ferro battuto che negli anni sono state donate alla città e che è possibile ammirare con una passeggiata per il piccolo centro del borgo.

La Biennale Europea d’Arte Fabbrile di Stia è realizzata dall’Associazione Biennale d’Arte Fabbrile e il Comune di Pratovecchio Stia, in collaborazione con Regione Toscana, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, Camera di Commercio di Arezzo-Siena e BCC Banca di Anghiari e Stia, con il patrocinio della Provincia di Arezzo, di Confartigianato Imprese Arezzo, CNA Arezzo e CESVOT.

La manifestazione si svolge anche grazie al sostegno di Freschi & Vangelisti Srl, Siegwerk, I Tre Magi, Fondazione Giuseppe e Adele Baracchi, Miniconf S.p.A. – Maglificio Giò, Banca Generali, Coingas, Eco Trade, Polistamp, Fiumiflex – Tappezzeria Fiumicelli.

Dal Santo alla Chiesa di San Francesco a Pirano: torna nella sua sede originaria la pala di Vittore Carpaccio

Alle ore 18.30 in Sala dello Studio Teologico al Santo a Padova il ‘Saluto a Carpaccio’ prima della partenza dell’opera per la Slovenia. Saranno presenti il rettore della basilica padre Antonio Ramina e padre Luciano Bertazzo del Centro Studi Antoniani. Giovanna Baldissin Molli del Museo Antoniano presenterà la tela e le sue vicende storiche. Seguiranno visita della pala al museo e concerto con il Coro da camera del Concentus Musicus Patavinus. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Quella della Pala della Madonna col bambino, i santi Ambrogio, Pietro, Francesco, Antonio, Chiara, Giorgio e due angeli musicanti di Vittore Carpaccio, firmata dall’artista e datata 1518 per il convento di Pirano e attualmente custodita nel Museo Antoniano del complesso basilicale del Santo, è una storia che coinvolge le due sponde dell’Adriatico (Italia e Slovenia), due conventi (quello di Sant’Antonio a Padova e quello di San Francesco a Pirano), istituzioni religiose, Belle Arti e privati, sullo sfondo della Seconda guerra mondiale fino ai nostri giorni.

Allo scoppiare delle ostilità belliche nel 1940, la pregevole opera realizzata da Carpaccio (Venezia, 1465 circa – Capodistria, 1526), illustre pittore veneziano celebre in particolare per i grandi teleri a carattere narrativo dipinti per le Confraternite veneziane, venne messa al riparo. Pirano in quegli anni faceva parte della Provincia religiosa del Santo e il trasferimento del dipinto dalla Chiesa di San Francesco a un luogo più sicuro va inserito nell’importante azione di tutela promossa dalla Direzione Generale di Antichità e Belle Arti dello Stato Italiano, rivolta alle opere d’arte che correvano gravi rischi a causa dello stato di guerra. Per l’area della Venezia Giulia, del Friuli e dell’Istria il conte Leonardo Manin mise a disposizione la propria villa di Passariano di Codroipo (UD), che divenne un deposito di oggetti artistici provenienti da quelle zone. A Villa Manin rimase per tre anni, per poi, in tutta fretta, venire nuovamente spostata.

L’armistizio del settembre 1943, con il conseguente capovolgimento della situazione politica italiana, aveva infatti reso insicura la tutela delle opere d’arte concentrate a Villa Manin e si comunicò ai singoli proprietari che lo desiderassero la restituzione delle opere. Non era però possibile dialogare con Pirano perché poco prima i frati erano stati prelevati da una pattuglia di SS ed erano ancora chiusi nelle carceri di Trieste. Perciò fu Padova il naturale interlocutore, nella persona del ministro provinciale padre Andrea Eccher. La pala venne riconsegnata il 29 ottobre 1943 e fu, con tutta ragionevolezza, portata direttamente nel convento del Santo.

La restituzione della pala al luogo originario di collocazione è un atto importante, a lungo ricercato e perseguito dalla Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova dei Frati minori conventuali e dal Museo Antoniano. La felice concomitanza della visita ufficiale del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella a Lubiana e nella Repubblica di Slovenia, del 10 e 11 settembre prossimi, non fa che sancire ancor più la grande collaborazione intercorsa tra studiosi, religiosi e autorità civili dei due Paesi in questi anni. Il ricollocamento del dipinto nella chiesa per cui era stato realizzato è un atto che porta a compimento un desiderio e un processo iniziato e perseguito da tempo dai frati della basilica del Santo d’intesa con i confratelli di Pirano.

Sabato 30 agosto alle ore 18.30 in Sala Studio Teologico della Pontificia Basilica di S. Antonio di Padova si terrà l’evento “Saluto a Carpaccio”, nell’occasione del ritorno della pala di Vittore Carpaccio alla chiesa di San Francesco di Pirano. Saranno presenti padre Antonio Ramina, rettore del Santo, padre Luciano Bertazzo, direttore del Centro Studi Antoniani, e Giovanna Baldissin Molli che illustrerà la pala e le sue vicende storiche, con visita alla pala nel Museo Antoniano. A seguire “Dipinti in melodia: Carpaccio e le musiche rinascimentali del XVI secolo” con il Coro da Camera del Concentus Musicus Patavinus diretto dal M° Ignacio Vazzoler. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Il dipinto di Vittore Carpaccio attualmente ancora custodito nel Museo Antoniano fu realizzato nel 1518 per la chiesa del convento di San Francesco di Pirano, nell’Istria che, al tempo, era parte del dominio della Serenissima.

La pala, un olio su tela di dimensioni importanti, appartiene all’ultimo periodo dell’attività di Carpaccio, allorché il pittore, in una Venezia dominata dall’astro nascente di Tiziano, realizzò le opere dell’ultimo periodo lavorando prevalentemente per l’Istria e altre destinazioni periferiche del Dominio di Terraferma veneziano.

L’opera difatti, destinata a un altare della chiesa francescana di Pirano (forse all’altare maggiore), raffigura la Madonna col bambino, i santi Ambrogio, Pietro, Francesco, Antonio, Chiara, Giorgio e due angeli musicanti, sullo sfondo di un paesaggio che riproduce con precisione quello della Pirano del tempo, pur improntata su uno schema compositiva datato e quattrocentesco, forza e rompe i limiti della tradizione, basandosi su schemi grafici accuratamente studiati, perfette angolature prospettiche, stesure impeccabili di colore e raffinati particolari descrittivi.

Diversi e importanti sono i motivi iconografici caratterizzanti il dipinto: il paesaggio piranese riprodotto con precisione; la presenza di san Giorgio, patrono della città (la tradizione racconta che il santo la salvò da una violenta tempesta); l’inserimento di san Francesco e di sant’Antonio, i cui volti sono resi come veri ritratti; la particolare e rara (per l’area di influenza veneta) presenza di sant’Ambrogio, forse da mettere in relazione con i fermenti eterodossi del dibattito religioso nell’Istria del tempo.

Il dipinto, eseguito probabilmente per l’altare maggiore della chiesa di San Francesco di Pirano, annessa al convento dei frati minori, era collocato su una mensa completata da una splendida edicola in pietra scolpita nello stile lombardesco veneziano. Rifacimenti diversi della chiesa, effettuati nel corso dei secoli, hanno alterato la situazione originaria e l’attuale edicola di Carpaccio, privata della pala, venne costruita nel 1887 in stile rinascimentale, usando anche parti provenienti dal manufatto originario primo cinquecentesco.

Questa cappella, che oggi si presenta come una struttura eclettica di forme neorinascimentali, si trova sul fianco settentrionale della chiesa, e forma, con le altre due che le sono a fianco, una specie di navata laterale dell’edificio. In questa cappella il dipinto rimase fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Nel 1940 l’opera venne dapprima messa al riparo nella villa del conte Leonardo Manin che mise a disposizione la propria villa di Passariano di Codroipo (UD) per le opere d’arte provenienti dall’area della Venezia Giulia, del Friuli e dell’Istria. La pala arrivò a villa Manin imballata (cassa n. 112), con i sigilli identificativi, il 20 giugno 1940, per rimanervi per tre anni.

Alla firma dell’armistizio del settembre 1943, con il conseguente ribaltamento politico e sociale, la villa non fu più considerata sicura e si cercò di riconsegnare l’opera ai legittimi proprietari, ovvero i frati di Pirano, che nel frattempo però erano stati prelevati da una pattuglia di SS e rinchiusi nelle carceri di Trieste.

Di conseguenza la tela venne consegnata il 29 ottobre 1943 al convento del Santo, che nel contesto delle vicende politiche risultava essere il più naturale interlocutore in grado di custodirla temporaneamente.

La pala rimase nei magazzini del convento, salvaguardata ma non visibile. Intanto nel 1995 venne aperto il nuovo Museo Antoniano, maturando contemporaneamente l’idea di dare visibilità all’opera di Carpaccio, sempre con l’intento di sollecitare gli organismi statali italiani e sloveni a comporre e dare soluzione alle problematiche che impedivano la restituzione del dipinto.

Proprio negli anni dell’apertura del Museo la comunità dei frati padovani, considerato che il governo sloveno aveva iniziato le pratiche per la restituzione del complesso di Pirano alla Provincia Religiosa Slovena (dopo che era stato nazionalizzato dal governo jugoslavo), iniziò un dialogo con il Governo italiano, con la richiesta, che venne poi reiterata, di poter restituire la pala di Carpaccio a Pirano.

La pala intanto venne restaurata e fu esposta nel 2000 accanto alle serie delle splendide pale provenienti dalle cappelle radiali della basilica, che sono uno dei vanti del Museo. Nel periodo dell’esposizione al Museo Antoniano l’opera è stata valorizzata con attività diverse. In particolare va segnalato che l’intesa con gli studiosi sloveni è stata sempre ricercata e attuata, particolarmente in occasione dei due convegni:

La pala di Carpaccio del convento di S. Francesco di Pirano (Padova, 18 maggio 2000), Atti del seminario di studio in occasione dell’esposizione della pala presso il Museo Antoniano (a cura di Janez Šamperl, Giovanna Baldissin Molli, Fabrizio Magani, «Il Santo», 60 (2000), 2-3; Vittore Carpaccio 1518-2018. Carpaccio a Pirano (Pirano 3-4 dicembre 2018), Atti del convegno di Studi a cura di Giovanna Baldissin Molli, Luca Caburlotto, Centro Studi Antoniani, Padova 2018.

Dopo il restauro del 2000 la pala ha avuto un intervento di controllo e manutenzione ordinaria in occasione dell’esposizione alla mostra Vittore Carpaccio. Dipinti e disegni (Venezia, Palazzo Ducale, 18 marzo – 18 giugno 2023). L’esposizione ha ulteriormente sancito l’importanza della pala piranese nella storia critica di Carpaccio, che negli ultimi vent’anni ha espresso una marcata rivalutazione delle opere della fase tarda dell’attività del pittore, di cui il dipinto è un illustre esempio.

Dio si specchia in noi: l’arte del matrimonio cristiano. Alcuni libri

Perché i giovani possano essere pronti al matrimonio in Chiesa meritano di sapere che questa promessa, per loro, avviene in Cristo. Meritano di conoscere, magari attraverso testimonianze credibili, quale ruolo gioca la grazia di Dio. È Lui il primo ad essere fedele con noi, con la nostra coppia, se decidiamo di investire su Gesù, di invitarlo alle nostre nozze e lasciarlo agire. Il matrimonio per i cristiani cattolici è un sacramento: da questo deriva l’indissolubilità, che non è un giogo, ma un dono di Dio.

Le vicende e le situazioni cambiano: il miracolo del matrimonio sacramento è che nelle mutevoli circostanze della vita – e anche quando i coniugi stessi cambiano – la coppia riesce sempre a ritrovarsi, a scoprire nuove strade per preservare l’unità. 

Si può cadere. L’amore può morire. Però noi crediamo in un Dio che risorge anche dalla morte. Come afferma una coppia di coniugi separati e che poi, convertiti, sono tornati insieme nel giorno della sentenza del divorzio: “In genere l’incontro con Gesù avviene quando ci si trova con le spalle al muro”. Così è successo a loro. “Lo abbiamo incontrato durante la separazione. In questa situazione drammatica abbiamo chiesto aiuto al cielo, ciascuno personalmente, in due modi diversi, in due città diverse. E Gesù ha risposto. Ora possiamo e vogliamo dire a tutti: confidate nella potenza del sacramento del matrimonio. Usatelo! Avete una Ferrari tra le mani e la guidate a 30Km/h. Che spreco. Che noia”.

Poiché un amore per la vita non si improvvisa, né è frutto del caso, i corsi di preparazione alle nozze dovrebbero aiutare a comprendere la chiamata alta che gli sposi ricevono e offrire gli strumenti per amare come Cristo ama. Inoltre, è bene che gli sposi non camminino da soli, ma siano in contatto con altri sposi, con altre famiglie. Da soli la salita può diventare insopportabile, ma se i pesi sono condivisi con chi si trova sulla stessa strada allora tutto cambia.

In questa sede, vorrei offrire alcuni titoli di libri che possono aiutare le coppie ad approfondire il matrimonio come sacramento:

“La casa sulla roccia”, di Elisabetta Rossi Ricucci

Descrizione:

Crediamo veramente nella potenza del Sacramento del Matrimonio? Abbiamo la certezza che la nostra prima vocazione sia “vivere al massimo?”. Vi proponiamo un cammino di guarigione attraverso il perdono, per vivere la vostra relazione matrimoniale secondo il progetto di Dio. Il matrimonio non è la tomba dell’amore, come il mondo intende farci credere, ma la culla dell’Amore che non finisce mai. Parleremo della grazia di amare “da Dio”, del combattimento spirituale, delle ferite e dei “cerotti” che usiamo per nasconderle. Parleremo di maschere, di stili educativi, di dinamiche relazionali e di altro ancora. Le fonti che hanno ispirato questo libro sono diverse: la Sacra Scrittura, i documenti della Chiesa, gli incontri con santi sacerdoti e consacrati e la nostra esperienza personale di ex separati ed ex non credenti. Il Dio dell’impossibile farà grandi cose per ognuno di voi!

“L’arte di rovinare i matrimoni. La missione di un giovane apprendista diavolo”, di Cecilia Galatolo

Descrizione:

Un romanzo, ambientato a tratti sulla Terra, a tratti all’Inferno, ma con lo sguardo sempre rivolto al Paradiso, non banalizza l’esistenza del demonio, né vuole terrorizzare il lettore. Utilizzando una storia di fantasia, simile ad una favola moderna che segue le orme di Le lettere di Berlicche di C.S. Lewis, vogliamo offrire un piccolo aiuto per ritrovare la fede nell’Onnipotente, anche di fronte alle tentazioni più grandi. Smascherando gli inganni del diavolo e mostrando la superiorità di Dio, vorremmo che il lettore arrivasse a chiedersi, come san Paolo: Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?

“Sposi profeti dell’amore: Dio si specchia in noi”, di Antonio e Luisa De Rosa

Descrizione:

Chi sono i profeti? Cosa significa dire che noi sposi siamo profeti dell’amore di Dio? Siamo profeti quando riusciamo a mostrare nel nostro amore qualcosa dell’amore di Dio. Siamo profeti nel vivere la nostra relazione alla luce della relazione con Dio. Siamo profeti quando attraverso la perseveranza nelle difficoltà e la condivisione delle gioie possiamo. Siamo profeti quando in un mondo assetato di gratuità, di bellezza, di senso, di fedeltà e di amore siamo capaci di essere una piccola goccia d’acqua che insieme a tante altre può dissetare e rigenerare.

Giugno Antoniano 2025, sabato 14 giugno da Gattamelata a Donatello fino al Santuario della visione sui passi di Antonio

Una giornata, quella di sabato 14 giugno, all’insegna dell’arte, della storia e della spiritualità. Tre gli eventi organizzati nell’ambito del Giugno Antoniano 2025. Si comincia alle ore 10.00 a Camposampiero (PD) con ‘Sui passi di Antonio’, una visita guidata con partenza dal Santuario della Visione. A fare da Ciceroni al pubblico una guida dell’Ufficio Turistico del Camposampierese, affiancata dallo scultore Romeo Sandrin, l’autore del percorso di sculture in bronzo ‘Vangelo e Carità’ ai Santuari Antoniani.

I visitatori avranno la possibilità di conoscere il volto medievale della cittadina dell’Alta Padovana e la figura di sant’Antonio che qui trascorse l’ultimo mese della sua vita terrena nel convento francescano. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria: info@camposampierese.it – www.camposampierese.it.

Sempre sabato 14 giugno, alle ore 16.45 in Sala Studio Teologico al Santo, l’incontro culturale ‘Gattamelata e la sua famiglia tra Narni e Padova’ racconterà la figura di Erasmo da Narni, partendo dalla presentazione del libro curato da Giovanna Baldissin Gattamelata, il suo tempo, la sua vita e la sua eredità (Atti del convegno di studio, Narni 2024). A dialogare con l’autrice Dario Canzian, docente di Storia Medievale del Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova, e padre Luciano Bertazzo, direttore del Centro Studi Antoniani.

Il libro raccoglie una serie di interventi relativi al mestiere delle armi tra Medioevo e Rinascimento, prestando particolare attenzione a Erasmo da Narni, alla sua vita e alle circostanze politiche che fanno da sfondo al suo trasferimento al servizio della Repubblica di Venezia, nella difesa dei confini occidentali dello Stato di Terraferma, e infine al legame che mantenne con la sua città natale. Interverranno anche una delegazione del Comune di Narni e la presidente dell’Ente Corsa All’Anello, Patrizia Nannini. La Corsa all’Anello è la manifestazione che da oltre cinquant’anni raccoglie e fa memoria dell’identità, della storia, della cultura di Narni e ha promosso il convegno di cui il volume raccoglie gli atti.

Ultimi posti per la visita guidata in notturna “Le notti di Donatello al Santo” di sabato 14 giugno alle ore 21.00, promossa dalla Pastorale dell’Arte al Santo (PAS) in esclusiva per il Giugno Antoniano 2025. La serata propone un percorso di visita tra i capolavori dell’artista fiorentino, incontrando Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, e la sua sposa, Madonna Giacoma da Leonessa, una delle donne più ricche e intriganti della Padova del Quattrocento, e molto altro. Un intreccio affascinate tra fede, arte e storia nel fiorire del Rinascimento in Basilica. Il percorso guidato dura 1 ora e 30 minuti.

Ingresso a pagamento con prenotazione obbligatoria on line su Santantonio.org/Arte al Santo (https://service.santantonio.org/le-notti-di-donatello-al-santo/). Per ulteriori informazioni o per essere inseriti nelle liste di attesa per prossimi eventi: infobasilica@santantonio.org – t. 049 8225652.

Inoltre, ogni sabato ore 11.30 e 14.30 e ogni domenica ore 14.30 sono attive le visite in Basilica guidate dai volontari che collaborano con la Pastorale dell’Arte al Santo per singoli o gruppi fino a 10 persone (gradita offerta a sostegno dei progetti di Caritas S. Antonio). Si ricorda che anche oggi, su iniziativa del Comune di Padova, in occasione della Solennità di Sant’Antonio del 13 giugno, Palazzo della Ragione e i Musei civici agli Eremitani, Palazzo Zuckermann, Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea saranno a ingresso gratuito (è esclusa la Cappella degli Scrovegni). Un omaggio della Città del Santo ai molti devoti, cittadini e turisti che saranno a Padova.

Infine, è sempre possibile visitare le sedi museali della Basilica del Santo – Museo Antoniano, Oratorio di S. Giorgio e Scoletta del Santo -, nei consueti orari e modalità (info su www.santantonio.org), oltre che assistere alle proiezioni del percorso multimediale immersivo ‘Antonius’ (Chiostro del Generale, ingresso gratuito). ‘Antonius’ è una straordinaria e coinvolgente visita emozionale che rafforza l’esperienza di pellegrinaggio alla Basilica del Santo, trasformando l’arte e la spiritualità antoniana in spettacolo.

Lo spazio espositivo è di circa 1.000 metri quadrati. Il percorso è in dieci lingue – italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, polacco, croato, arabo, russo – oltre a una traccia audio per non vedenti. Proiezioni nei giorni di venerdì, sabato e domenica, ogni ora dalle ore 9.15 alle ore 12.15 e dalle 14.15 alle 17.15 (durata circa 30 minuti).

Tutti gli appuntamenti del Giugno Antoniano 2025 sono a ingresso gratuito e libero fino a esaurimento posti, salvo ove indicato diversamente. Il cartellone completo con tutti gli eventi culturali e le celebrazioni religiose è su www.santantonio.org.

Il Giugno Antoniano 2025 è organizzato da Comune di Padova, Pontificia Basilica di S. Antonio, Provincia di S. Antonio di Padova dei Frati Minori Conventuali, Diocesi di Padova, Veneranda Arca di S. Antonio, Messaggero di sant’Antonio Editrice, Arciconfraternita di Sant’Antonio, Centro Studi Antoniani, Museo Antoniano, con la collaborazione di Ordine Francescano Secolare di Padova, Associazione Corsia del Santo – Placido Cortese, Associazione culturale Palio Arcella.

La realizzazione della manifestazione è possibile grazie al contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Camera di Commercio di Padova, Confindustria Veneto Est.

Il Giugno Antoniano 2025 ha inoltre il patrocinio del Comune di Camposampiero (PD) e del Progetto Antonio 800 della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova. La media partnership è in collaborazione con ‘Messaggero di sant’Antonio’, ‘Messaggero dei Ragazzi’, Telepace e Rete Veneta del Gruppo Medianordest.

La Basilica di san Pietro è più sicura per dare maggior bellezza

“La Fabbrica di San Pietro proverbialmente non si ferma mai e cerca di ricambiare la fede e l’amore dei pellegrini e dei visitatori che entrano in Basilica. Vogliamo restituire quello che ci viene dato e quello che ci ha lasciato nei secoli questo luogo dello spirito. Anche e soprattutto nell’Anno Giubilare”: con queste parole iniziali è stata fatta dal card. Mauro Gambetti, arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano, vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e Presidente della Fabbrica di San Pietro, insieme ad Alberto Capitanucci, responsabile dell’Area Tecnica e beni Culturali della Fabbrica di San Pietro, Pietro Zander, responsabile della Sezione Necropoli e Beni Artistici della Fabbrica di San Pietro e Stefano Marsella, direttore centrale per l’innovazione tecnologica e risorse logistiche del Dipartimento dei Vigili del Fuoco italiano, la presentazione dei restauri dei monumenti funebri dei pontefici Paolo III e Urbano VIII e la riqualificazione illuminotecnica della Necropoli, delle Sale archeologiche e delle Grotte Vaticane.

Tale restauro è stato reso necessario per dare più visibilità alle opere d’arte per una maggiore consapevolezza dell’arte sacra: “Vogliamo consentire ai visitatori di ammirare la Gloria di Gian Lorenzo Bernini insieme ai due grandiosi monumenti sepolcrali collocati a destra e a sinistra della Cattedra, uno di Papa Farnese, opera di Guglielmo della Porta, e l’altro di Papa Barberini, realizzato dallo stesso Bernini.

Vogliamo altresì offrire un’immersione nella storia e l’esperienza profonda del sacro. Vedremo gli spazi archeologici come li hanno visti i primi cristiani, i Papi di secoli addietro, nello splendore di chiaroscuri che rimandano alla luce delle fiaccole che illuminarono la nascita della Chiesa e la nostra strada”.

Dopo aver ringraziato coloro che hanno consentito tale restauro il card. Gambetti ha illustrato il nuovo piano della sicurezza: “La Basilica è aperta al mondo. Visitata da 12.000.000 persone ogni anno, probabilmente il doppio durante il Giubileo, ha bisogno anche di sicurezza, di far sentire tutti protetti. Anche il nuovo piano di esodo della Basilica di San Pietro, che illustreremo brevemente, è espressione concreta di quella sollecitudine pastorale che si prende cura del benessere di ogni fedele e visitatore.

Migliore gestione e velocizzazione dei flussi d’uscita garantiscono più agio e più sicurezza. Per questo lavoro non saremo mai grati abbastanza al Corpo dei Vigli del Fuoco italiano che, d’intesa con Comando dei Vigili del Fuoco del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, hanno sviluppato uno studio e un progetto che potrebbe diventare esemplare per i luoghi di culto”.

Tale restauro è stato reso necessario per ‘mostrare’ una Chiesa ‘viva’: “Sollecitati da papa Francesco ad essere ‘artigiani di speranza e restauratori di un’umanità spesso distratta e infelice’ consideriamo questi lavori non solo come necessari interventi tecnici, ma come segni di una Chiesa viva, accogliente e attenta alle ‘cose di Dio’, agli uomini e alle donne del nostro tempo assetati di amore, di pace e di gioia, assetati di spiritualità autentica”.

Mentre l’ing. Stefano Marsella, direttore centrale per l’innovazione tecnologica e risorse logistiche del Dipartimento dei Vigili del Fuoco italiano, ha sottolineato gli interventi effettuati: “Il lavoro è iniziato con l’impiego da parte di personale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco di sistemi Laser Scanner ad alte prestazioni per effettuare il rilievo 3D con accuratezza millimetrica della quasi totalità della Basilica, sia nelle parti accessibili al pubblico, che nei potenziali percorsi di esodo. Tale attività ha consentito di riprodurre la geometria dei luoghi in modo accurato e di verificare alcuni dettagli fondamentali per la simulazione senza ricorrere a continui sopralluoghi”.

Ed ha chiarito in cosa consista il nuovo piano della sicurezza: “La valutazione della sicurezza dell’esodo, inoltre, si è basata su simulazioni realistiche che riproducono l’afflusso di persone in due scenari principali: durante le funzioni liturgiche con circa 5.000 partecipanti e in periodi di visita turistica e di pellegrini, dove il numero scende leggermente a 4.000 visitatori. E’ stato impiegato un software particolarmente adatto a simulare gli aspetti di dettaglio delle persone e dei luoghi, che ha permesso di analizzare la fluidità del movimento delle persone verso le uscite, identificando i nodi critici che potrebbero rallentare l’evacuazione in caso di emergenza”.

Grazie a tali ammodernamenti sono state eliminate le barriere architettoniche: “Tra gli elementi chiave emersi dallo studio c’è l’eliminazione di barriere fisiche e informali, che ha portato alla sostituzione di gradini ripidi con rampe, utili a ridurre i rischi e a rendere la Basilica maggiormente accessibile a tutti, compresi i disabili o persone con difficoltà motorie. Il software di simulazione dell’esodo ha permesso inoltre di visualizzare i flussi pedonali e di individuare le aree dove si formano ingorghi pericolosi”.

In conclusione è stato sottolineato che ora la Basilica di san Pietro ha maggiore sicurezza: “Le modifiche proposte riducono anche significativamente i tempi necessari ad evacuare la basilica, migliorando notevolmente le procedure precedenti. In sintesi, l’obiettivo è stato quello di trasformare uno spazio storico ma complesso in un luogo ancora più sicuro per milioni di visitatori annuali e fedeli, utilizzando innovazione tecnologica e piani progettati al dettaglio. Un esempio del come patrimoni culturali possono adattarsi alle esigenze moderne della sicurezza senza perdere la loro essenza”.

Papa Francesco al mondo artistico: raccontate la bellezza del Vangelo

“Oggi in Vaticano è stata celebrata l’Eucaristia dedicata in particolare agli artisti venuti da varie parti del mondo per vivere le Giornate giubilari. Ringrazio il Dicastero per la Cultura e l’Educazione per la preparazione di questo appuntamento, che ci ricorda l’importanza dell’arte come linguaggio universale che diffonde la bellezza e unisce i popoli, contribuendo a portare armonia nel mondo e a far tacere ogni grido di guerra. Oggi in Vaticano è stata celebrata l’Eucaristia dedicata in particolare agli artisti venuti da varie parti del mondo per vivere le Giornate giubilari.”: oggi è stato letto il testo preparato da papa Francesco, che di consueto viene detto prima della recita dell’Angelus, in occasione del Giubileo degli artisti, a cui non ha potuto partecipare a causa di una bronchite, per cui è stato ricoverato al Policlinico Gemelli.

Però nel breve testo ha ringraziato i fedeli ed ha invitato a pregare per la pace: “Ringrazio il Dicastero per la Cultura e l’Educazione per la preparazione di questo appuntamento, che ci ricorda l’importanza dell’arte come linguaggio universale che diffonde la bellezza e unisce i popoli, contribuendo a portare armonia nel mondo e a far tacere ogni grido di guerra”.

Mentre nell’omelia per la celebrazione eucaristica de Giubileo degli Artisti, letta dal card. Josè Tolentino de Mendonça, il papa ha riflettuto sul loro ruolo di ‘custodi della bellezza’, capaci di ‘chinarsi sulle ferite del mondo’, come è scritto nel brano evangelico odierno: “Nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato, Gesù proclama le Beatitudini davanti ai suoi discepoli e a una moltitudine di gente. Le abbiamo ascoltate tante volte eppure non cessano di stupirci…

Queste parole ribaltano la logica del mondo e ci invitano a guardare la realtà con occhi nuovi, con lo sguardo di Dio, che vede oltre le apparenze e riconosce la bellezza, persino nella fragilità e nella sofferenza… Il contrasto tra ‘beati voi’ e ‘guai a voi’ ci richiama all’importanza di discernere dove riponiamo la nostra sicurezza”.

Rivolgendosi direttamente agli artisti li ha invitati a ‘trasformare il dolore in speranza’ “Voi, artisti e persone di cultura, siete chiamati a essere testimoni della visione rivoluzionaria delle Beatitudini. La vostra missione è non solo di creare bellezza, ma di rivelare la verità, la bontà e la bellezza nascoste nelle pieghe della storia, di dare voce a chi non ha voce, di trasformare il dolore in speranza”.

Il loro compito consiste di ‘aiutare l’umanità’: “Viviamo un tempo di crisi complessa, che è economica e sociale e, prima di tutto, è crisi dell’anima, crisi di significato. Ci poniamo la questione del tempo e quella della rotta. Siamo pellegrini o erranti? Camminiamo con una meta o siamo dispersi nel vagare? L’artista è colui o colei che ha il compito di aiutare l’umanità a non perdere la direzione, a non smarrire l’orizzonte della speranza”.

In questo compito l’arte diventa un incontro: “Ma attenzione: non una speranza facile, superficiale, disincarnata. No! La vera speranza si intreccia con il dramma dell’esistenza umana. Non è un rifugio comodo, ma un fuoco che brucia e illumina, come la Parola di Dio. Per questo l’arte autentica è sempre un incontro con il mistero, con la bellezza che ci supera, con il dolore che ci interroga, con la verità che ci chiama. Altrimenti, ‘guai’! Il Signore è severo nel suo appello”.

Infatti la missione dell’artista consiste nel raccontare la ‘grandezza’ di Dio: “Questa è la missione dell’artista: scoprire e rivelare quella grandezza nascosta, farla percepire ai nostri occhi e ai nostri cuori… L’artista è sensibile a queste risonanze e, con la sua opera, compie un discernimento e aiuta gli altri a discernere tra i differenti echi delle vicende di questo mondo.

E gli uomini e le donne di cultura sono chiamati a valutare questi echi, a spiegarceli e a illuminare la strada su cui ci conducono: se sono canti di sirene che seducono oppure richiami della nostra umanità più vera. Vi è chiesta una sapienza per distinguere ciò che è come ‘pula che il vento disperde’ da ciò che è solido ‘come albero piantato lungo corsi d’acqua’ ed è capace di dare frutto”.

In questo senso gli artisti sono i ‘custodi’ della bellezza: “Cari artisti, vedo in voi dei custodi della bellezza che sa chinarsi sulle ferite del mondo, che sa ascoltare il grido dei poveri, dei sofferenti, dei feriti, dei carcerati, dei perseguitati, dei rifugiati. Vedo in voi dei custodi delle Beatitudini! Viviamo in un’epoca in cui nuovi muri si alzano, in cui le differenze diventano pretesto per la divisione anziché occasione di arricchimento reciproco. Ma voi, uomini e donne di cultura, siete chiamati a costruire ponti, a creare spazi di incontro e dialogo, a illuminare le menti e a scaldare i cuori”.

Per questo ha sottolineato che l’arte è necessaria per il mondo: “L’arte non è un lusso, ma una necessità dello spirito. Non è fuga, ma responsabilità, invito all’azione, richiamo, grido. Educare alla bellezza significa educare alla speranza. E la speranza non è mai scissa dal dramma dell’esistenza: attraversa la lotta quotidiana, le fatiche del vivere, le sfide di questo nostro tempo”.

E’ stato un invito agli artisti a partecipare alla ‘rivoluzione’ delle Beatitudini: “Nel Vangelo che abbiamo ascoltato oggi, Gesù proclama beati i poveri, gli afflitti, i miti, i perseguitati. È una logica capovolta, una rivoluzione della prospettiva. L’arte è chiamata a partecipare a questa rivoluzione. Il mondo ha bisogno di artisti profetici, di intellettuali coraggiosi, di creatori di cultura”.

Quest’omelia letta si è conclusa con l’appello ad annunciare ‘un mondo nuovo’: “Lasciatevi guidare dal Vangelo delle Beatitudini, e la vostra arte sia annuncio di un mondo nuovo. La vostra poesia ce lo faccia vedere! Non smettete mai di cercare, di interrogare, di rischiare. Perché la vera arte non è mai comoda, offre la pace dell’inquietudine. E ricordate: la speranza non è un’illusione; la bellezza non è un’utopia; il vostro dono non è un caso, è una chiamata. Rispondete con generosità, con passione, con amore”.

(Foto: Santa Sede)

151.11.48.50