Tag Archives: accoglienza

A Torino la Caritas fa il punto sulla povertà

L’arcidiocesi di Torino copre una estensione di oltre 3.500 chilometri quadrati, comprendente 158 comuni, dei quali 137 parte della Città Metropolitana di Torino (gli altri afferiscono alle diocesi di Ivrea, Pinerolo e Susa), 15 nel territorio provinciale di Cuneo (parte alta della provincia) e 6 in quello di Asti (alto astigiano). Serve una popolazione di circa 2.100.000 abitanti. Organizzativamente è suddivisa in 4 distretti pastorali all’interno delle quali esistono numeri variabili di unità pastorali (in totale 51, di cui 20 in Torino città) che cubano in totale 347parrocchie, di cui 110 nel territorio comunale di Torino.

In questa situazione la rete caritativa dell’arcidiocesi torinese è  composta di oltre 350 centri parrocchiali, di associazione o di ente religioso che, complessivamente, gestiscono circa 550 servizi di natura socioassistenziale; nel 2023 principalmente si tratta di centro diurno, distribuzione e somministrazione beni alimentari, distribuzione vestiario, centri di ascolto e di sostegno, case o luoghi di accoglienza residenziale, servizi sociosanitari.

Agisce con un coordinamento leggero non piramidale di interfaccia con Caritas Diocesana, Pastorale del Lavoro, Pastorale dei Migranti, Pastorale della Salute (da settembre 2023 raggruppate nell’area carità e azione sociale della Curia Metropolitana).

Sviluppa anche alcune progettualità di maggior connessione con l’ente pubblico territoriale attraverso una gestione diretta di Arcidiocesi come, ad esempio, l’accoglienza notturna incrementale per persone senza dimora o l’accoglienza residenziale temporanea per nuclei fragilizzati. Si appoggia al servizio gratuito e continuativo di oltre 3.000 volontari appartenenti a più sigle del volontariato ecclesiale.

Utilizza un sistema informativo di connessione e per l’elaborazione di progetti personalizzati di inclusione chiamato MATRIOsCa (Modello di ascolto telematico regionale Osservatorio Caritas) che, per la diocesi torinese, vede al momento stabilmente collegati 84 sui 90 centri di ascolto attivi. Sono 223 i volontari che tengono aggiornata la rete.

Quindi sono 10.727 persone titolari di scheda nel database MATRIOsCA della Caritas torinese, che rappresentano quasi 23.000 soggetti aiutati, con un aumento rispetto al 2022 di circa il 11%. Di queste 5.643 sono state incontrate per la prima volta, ovvero il 53% di tutti gli accessi. Le famiglie censite dal database nel 2022 erano 4.789 a Torino e 2.929 nel resto della diocesi.

Sono diventate 7.746 in città e 2.980 fuori, corrispondenti a circa 16.000 persone di fatto aiutate in Torino e 8.000 fuori città; se si sommano a questo dato anche le prese in carico considerate nel dossier da parte di Pastorale Migranti, Sportelli Lavoro, Fondazione don Mario Operti e Pastorale Salute si arriva ad un totale di circa 27.000 soggetti: “I nuovi poveri sono ormai una costante.

Ma permane ancora estremamente rilevante la povertà di lungo periodo. Lo conferma quel 47% di persone incontrate nel 2023 ma già conosciute in passato di cui il 65% è rappresentato da persone e nuclei che restano in carico continuativamente fino a tre anni (dal 35,26% ad un anno, si scende al 14,08% a tre anni), e il 4,31% risulta ancora in carico dopo oltre dieci anni”.

Facendo la media generale sull’intero territorio diocesano, la prevalenza delle richieste è presentata da donne, con 46-60 anni, italiane, che vivono da sole o coniugate senza prole ma anche con famiglie numerose con figli non minori o con almeno 1 minore a carico, in possesso di licenza media inferiore.

Segmentando il dato, nella città la richiesta proviene in maggioranza da uomini, dai 46 ai 60 anni, italiani, che vivono da soli o coniugati senza prole ma anche con famiglie numerose con figli non minori o con almeno 1 minore a carico, con licenza media inferiore; nel resto del territorio diocesano proviene invece da donne, dai 46 ai 60 anni, italiane, che vivono da sole o coniugate senza prole o con famiglie numerose con figli non minori o con almeno 1 minore a carico, con la licenza media inferiore.

Per il segmento sociale delle persone di origine straniera la maggior parte dei beneficiari ha un’età compresa tra i 18 e i 35 anni; soprattutto donne che provengono dal continente africano e dal Centro e Sud America. La più parte (almeno 83%) ha un titolo regolare di permanente sul territorio nazionale (lavoro, ricongiungimento, studio, asilo sonoi principali), ma all’incirca il 17% risulta essere irregolare.

Le problematiche sottoposte all’attenzione dei volontari e registrate in MATRIOsCA sono, trasversalmente e prevalentemente (fino a toccare quasi l’80%), ascrivibili ai bisogni immediati, all’occupazione, all’abitare e al tema della cura della salute, con declinazioni differenti a seconda delle zone territoriali e della tipologia di servizio contattato: problemi economici 41,8%, problemi di occupazione/lavoro 26,0%, problematiche abitative 13,0%, problemi di salute 6,7%, detenzione e giustizia 2,3%, problemi familiari 2,5%, handicap/disabilità 2,0%, altri problemi 1,6%, bisogni di migrazione/immigrazione 2,1%, dipendenze 1,1%, problemi di istruzione 0,9%

Le richieste sul tema dell’abitare riguardano soprattutto le spese per il mantenimento della casa, sono presentate per circa il 70% da persone occupate o dipendenti a tempo indeterminato, con un incremento di presenza di persone di origine straniera occupate – Centro e Sud Africa cubano il 53% delle richieste abitative pervenute a Fondazione Operti – a conferma di una fatica nel trovare casa se si tratta di uno straniero rilevata dai volontari dell’ascolto sia della rete territoriale che dei servizi specialistici.

L’ambito della cura della salute è riferibile prevalentemente a persone sole e capifamiglia in età compresa fra i 46 e i 60 anni, più in generale nelle persone sole e nei nuclei familiari che non comprendono minorenni. Crescono i soggetti con disabilità (5% circa) e, ancor più sensibilmente, quelli con non autosufficienza (15% sul totale) che debbono chiedere aiuto ai centri caritativi.

Concludendo la giornata il direttore della Caritas torinese, Pierluigi Dovis, ha sottolineato l’aumento della povertà: “I dati 2023 confermano e iniziano a dettagliare meglio l’allargamento a macchia di olio nella territorializzazione delle povertà, evidenziando come ormai i grandi temi di fragilizzazione non siano solo più appannaggio della città capoluogo o dei centri maggiori del territorio diocesano, ma interessino quasi trasversalmente tutti i ‘distretti pastorali’.

Anzi, per taluni elementi sembra che l’impatto sia addirittura superiore fuori dalla cinta daziaria torinese. E’ emblematico il dato delle richieste per problemi legati alla salute, percentualmente il doppio fuori città. Il dato potrebbe essere stato inficiato dalla maggior accuratezza con cui i centri di ascolto extraurbani raccolgono ed aggiornano le osservazioni rispetto a quelli cittadini”.

Con i Bambini racconta la vita dei bambini in Italia

Nell’agosto 2021 oltre 1.300 minorenni in fuga dall’Afghanistan soli o con le loro famiglie arrivano in Italia attraverso l’operazione ‘Aquila Omnia’ e i corridoi umanitari. Poche settimane dopo l’ong ‘Con i Bambini’, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa, lancia l’iniziativa ‘Con i bambini afghani’ per avviare in tempi rapidi azioni di accompagnamento educativo, dentro e fuori la scuola, e di inclusione di bambini e famiglie. Nasce il progetto ‘Comunità in crescita’ che coinvolge circa 100 enti sociali già impegnati nei territori nell’accoglienza e inclusione e che prende in carico 861 minorenni.

Per questo il presidente dell’ong Marco Rossi-Doria si è chiesto come vivono in Italia questi bambini: “Con il susseguirsi delle emergenze e la velocità con cui purtroppo dimentichiamo facilmente, si mettono in secondo piano altri drammi come quello vissuto dagli afghani. Per fortuna esiste una grande comunità educante nel nostro Paese che si prende cura di oltre 860 bambini e bambine, fuggiti con le famiglie dall’Afghanistan e accolti dall’Italia. Una straordinaria alleanza educativa che vede insieme Istituzioni, Fondazioni e Terzo settore e che rappresenta un orgoglio nazionale”.

In Italia oltre 860 bambine e bambini afghani scappati dalla guerra e dagli orrori di un nuovo regime talebano sono stati inseriti in un percorso di accoglienza e inclusione insieme ai loro genitori, con azioni di accompagnamento educativo dentro e fuori la scuola.

L’iniziativa straordinaria ‘Con i bambini afghani’ promossa da ‘Con i Bambini’ nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile ha permesso la nascita, nel 2022, di una grande ‘comunità educante’ attorno al progetto ‘Comunità in crescita’, sostenuto con oltre € 3.200.000 ed ancora in corso.

Sono stati coinvolti 861 minorenni, di cui 138 bambini della fascia 0-3 anni, 122 di età compresa tra 4 e 6 anni, 248 tra 7 -11 anni, 139 tra 12-14 anni, 108 nella fascia di età 15-17 anni. 58, il numero dei ragazzi coinvolti di età compresa tra 18 e 20 anni, a cui si aggiungono 48 altri minorenni.

Di questi giovanissimi, 496 sono in affidamento al padre, 204 alla madre, solo 20 sono affidati ad altri familiari o strutture, 17 ad un tutore e solo 6 a entrambi i genitori (per i restanti 118 il dato non è ancora disponibile). Quasi 400 tra insegnanti e operatori sono coinvolti ad oggi nella realizzazione dei percorsi.

Una vera e propria comunità educante estesa su tutto il territorio nazionale, in grado di lavorare con successo, seppure tra molte difficoltà, per aumentare le possibilità di inclusione scolastica e educativa. Le macro aree, omogenee per numero di minorenni accolti, sono sette: Lombardia (14% dei minorenni), Liguria e Piemonte (10%), Emilia Romagna, Veneto e Friuli (13%), Lazio e Campania (18%), Sardegna e Toscana (7%), Abruzzo, Marche, Molise e Umbria (11%), Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia (27%).

La cabina di regia nazionale è composta da Con i Bambini, il Tavolo minori migranti, Tavolo asilo e immigrazione, AOI e Consorzio Communitas (soggetto responsabile). Complessivamente sono coinvolti circa 100 enti sociali già impegnati nei territori nell’accoglienza, inclusione ed educazione.

Per aumentare l’efficacia dell’inclusione dei minorenni nella comunità, il progetto affianca e sostiene il sistema di accoglienza istituzionale CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria affidati dalle prefetture a enti profit e non profit) e SAI (‘sistema di accoglienza e integrazione’, coordinato dal Ministero dell’Interno in collaborazione con ANCI, progetti affidati dai comuni a enti non profit. La costante cooperazione tra comuni, Ministero Interno e Con i Bambini rappresenta un esempio di sussidiarietà operante.

I percorsi di inclusione dei nuclei famigliari sono estremamente complessi, perché gravati da una generale incertezza e precarietà economica su diversi fronti quali la casa, il lavoro e dunque anche i percorsi educativi e scolastici dei figli.

Il radicamento e la conoscenza del territorio da parte dei tantissimi enti di terzo livello che curano direttamente la realizzazione dei percorsi, pur rappresentando dal punto gestionale una sfida complicata, è certamente uno degli elementi di forza per favorire l’inclusione sociale e l’autonomia dei minori e delle loro famiglie. Il fatto che i partenariati si siano costituiti anche per la pregressa competenza nelle lingue e nelle culture dell’Afghanistan, ha rafforzato la loro capacità di impatto.

Numerosi interventi riguardano le bambine e i bambini dai 3 ai 6 anni e anche i più piccoli (0-2 anni), in particolare attraverso il sostegno alle donne che hanno partorito in Italia, successivamente al forzato allontanamento dall’Afghanistan. L’esigenza di azioni di sostegno alla genitorialità diventa necessaria poiché le fragilità dei nuclei famigliari e le difficoltà riguardanti in particolar modo i figli, assumono una dimensione più grande nel contesto migratorio, aggravato dalla sua dimensione forzata e dall’urgenza di lasciare il proprio ambiente di vita a causa di persecuzioni o del timore di subirle.

(Foto: Con i bambini)

Papa Francesco avverte: accoglienza ed attenzione al gender

Dopo alcuni giorni di convalescenza oggi papa Francesco, pur ancora raffreddato, ha ripreso le udienze con gli interventi letti da mons. Filippo Ciampanelli, ricevendo i partecipanti al convegno ‘Vulnerabilità e comunità tra accoglienza e inclusione’ con un ringraziamento alla ‘Fraterna Domus di Sacrofano’ per la seconda ‘Cattedra dell’accoglienza’:

“Quello è un luogo adatto! Non solo perché è ampio e attrezzato: è adatto perché è accogliente! È un luogo dove vengono accolte persone anziane, famiglie e ragazzi in difficoltà, migranti. Per questo è bello che le sorelle dell’Associazione Fraterna Domus siano un po’ il motore e le animatrici di questa iniziativa”.

Ed ha sottolineato il concetto di vulnerabilità, necessario per accogliere: “Prima di tutto: per accogliere i fratelli e le sorelle vulnerabili bisogna che io mi senta vulnerabile e accolto come tale da Cristo. Sempre Lui ci precede: si è fatto vulnerabile, fino alla Passione; ha accolto la nostra fragilità perché, grazie a Lui, noi possiamo fare altrettanto. San Paolo scrive: ‘Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi’. Se rimaniamo in Lui, come tralci nella vite, porteremo frutti buoni, anche in questo vasto campo dell’accoglienza”.

L’altro punto evidenziato è il continuo contatto di Gesù con i poveri: “Gesù ha passato la maggior parte del suo ministero pubblico, specialmente in Galilea, a contatto con i poveri e i malati di ogni genere. Questo ci dice che per noi la vulnerabilità non può essere un tema ‘politicamente corretto’, o una mera organizzazione di pratiche, per quanto buone”.

Quindi ha spiegato il motivo per cui la vulnerabilità non può essere un ‘tema politicamente corretto’: “Lo dico perché purtroppo il rischio c’è, è sempre in agguato, malgrado tutta la buona volontà. Specialmente nelle realtà più grandi e strutturate, ma anche in quelle piccole, la vulnerabilità può diventare una categoria, le persone individui senza volto, il servizio una ‘prestazione’ e così via”.

Per tale motivo ha invitato a rimanere saldi nel Vangelo: “Allora bisogna rimanere ben ancorati al Vangelo, a Gesù, il quale non ha insegnato ai suoi discepoli a pianificare un’assistenza dei malati e dei poveri. Gesù ha voluto formare i discepoli a uno stile di vita stando a contatto con i vulnerabili, in mezzo a loro. I discepoli hanno visto come Lui incontrava la gente, hanno visto come Lui accoglieva: la sua vicinanza, la sua compassione, la sua tenerezza”.

Imitando Gesù alcuni sono diventati santi: “E dopo la Risurrezione lo Spirito Santo ha impresso in loro questo stile di vita. Così, poi, sempre lo Spirito ha formato uomini e donne che sono diventati santi amando le persone vulnerabili come Gesù. Alcuni sono canonizzati e sono modelli per tutti noi; ma quanti uomini e donne si sono santificati nell’accoglienza dei piccoli, dei poveri, dei fragili, degli emarginati! Ed è importante, nelle nostre comunità, condividere in semplicità e gratitudine le storie di questi testimoni nascosti del Vangelo”.

Ha concluso l’incontro, dicendo che nel Vangelo i poveri sono protagonisti insieme a Gesù: “Nel Vangelo i poveri, i vulnerabili, non sono oggetti, sono soggetti, sono protagonisti insieme con Gesù dell’annuncio del Regno di Dio. Pensiamo a Bartimeo, il cieco di Gerico. Quel racconto è emblematico, vi invito a rileggerlo spesso perché è ricchissimo.

Studiando e meditando questo testo si vede che Gesù trova in quell’uomo la fede che cercava: solo Gesù lo riconosce in mezzo alla folla e ai rumori, ascolta il suo grido pieno di fede. E quell’uomo, che per la sua fede nel Signore riceve di nuovo la vista, si mette in cammino, segue Gesù e diventa suo testimone, tanto che la sua storia è entrata nei Vangeli…

Pensiamo alla Maddalena: lei, che era tormentata da sette demoni, è diventata la prima testimone di Gesù risorto. In sintesi: le persone vulnerabili, incontrate e accolte con la grazia di Cristo e con il suo stile, possono essere una presenza di Vangelo nella comunità credente e nella società”.

In precedenza, ai partecipanti al convegno internazionale ‘Uomo-Donna immagine di Dio. Per una antropologia delle vocazioni’ promosso dal Centro di Ricerca e Antropologia delle Vocazioni (CRAV), in programma fino a domani, aveva sottolineato il pericolo dell’ideologia ‘gender’, consigliando un libro da leggere:

“Ma vorrei sottolineare una cosa: è molto importante che ci sia questo incontro fra uomini e donne, perché oggi il pericolo più brutto è l’ideologia del gender, che annulla le differenze. Ho chiesto di fare studi a proposito di questa brutta ideologia del nostro tempo, che cancella le differenze e rende tutto uguale; cancellare la differenza è cancellare l’umanità.

Uomo e donna, invece, stanno in una feconda ‘tensione’. Io ricordo di aver letto un romanzo dell’inizio del Novecento, scritto dal figlio dell’Arcivescovo di Canterbury: ‘The Lord of the World’. Il romanzo parla del futuribile ed è profetico, perché fa vedere questa tendenza di cancellare tutte le differenze. E’ interessante leggerlo, se avete tempo leggetelo, perché lì ci sono questi problemi di oggi; è stato un profeta quell’uomo”.

Per il papa la vita dell’uomo è una vocazione: “Tale verità antropologica è fondamentale perché risponde pienamente al desiderio di realizzazione umana e di felicità che abita nel nostro cuore. Nell’odierno contesto culturale talvolta si tende a dimenticare oppure a oscurare questa realtà, col rischio di ridurre l’essere umano ai suoi soli bisogni materiali o alle sue esigenze primarie, come fosse un oggetto senza coscienza e senza volontà, semplicemente trascinato dalla vita come parte di un ingranaggio meccanico”.

Quindi ha ribadito il concetto fondamentale dell’identità, in quanto siamo chiamati ad essere felici: “E invece l’uomo e la donna sono creati da Dio e sono immagine del Creatore; essi, cioè, si portano dentro un desiderio di eternità e di felicità che Dio stesso ha seminato nel loro cuore e che sono chiamati a realizzare attraverso una vocazione specifica.

Per questo in noi abita una sana tensione interiore che mai dobbiamo soffocare: siamo chiamati alla felicità, alla pienezza della vita, a qualcosa di grande a cui Dio ci ha destinato. La vita di ognuno di noi, nessuno escluso, non è un incidente di percorso; il nostro stare al mondo non è un mero frutto del caso, ma facciamo parte di un disegno d’amore e siamo invitati ad uscire da noi stessi e a realizzarlo, per noi e per gli altri”.

Citando il card. Newman il papa ha invitato i convegnisti ad approfondire la ricerca e lo studio: “Fratelli e sorelle, le vostre ricerche, i vostri studi e in modo speciale queste occasioni di confronto sono tanto necessarie e importanti, perché si diffonda la consapevolezza della vocazione a cui ogni essere umano è chiamato da Dio, in diversi stati di vita e grazie ai suoi molteplici carismi.

Sono utili altresì per interrogarsi sulle sfide odierne, sulla crisi antropologica in atto e sulla necessaria promozione delle vocazioni umane e cristiane. Ed è importante che si sviluppi, anche grazie al vostro contributo, una sempre più efficace circolarità tra le diverse vocazioni, perché le opere che sgorgano dallo stato di vita laicale al servizio della società e della Chiesa, insieme al dono del ministero ordinato e della vita consacrata, possano contribuire a generare la speranza in un mondo sul quale incombono pesanti esperienze di morte”.

(Foto: Santa Sede)

Devotio, in che modo spazi ecclesiali possono diventare luoghi di accoglienza?

Opere d’arte sacra riprodotte con stampanti 3D, visori immersivi per visitare chiese storiche, apparecchiature di amplificazione wifi per la diffusione audio delle celebrazioni e sistemi di automazione per gestire l’illuminazione e la sicurezza di cattedrali e edifici religiosi. Sono queste alcune delle novità tecnologiche destinate al mondo ecclesiale che saranno presentate a ‘Devotio 2024’, quarta edizione della più grande fiera internazionale sui prodotti e i servizi per il settore religioso, in programma dall’11 al 13 febbraio nel quartiere fieristico di BolognaFiere.

Cresce il mercato degli articoli religiosi in Italia

Cresce ancora il mercato degli articoli religiosi prodotti in Italia, dopo i primi segnali positivi registrati nello scorso anno seguiti alla pesante crisi del periodo pandemico. Sono infatti oltre 3.000 le aziende attive in questo settore, soprattutto piccole e medie imprese a gestione familiare, che nel 2023 hanno fatto registrare un fatturato intorno ad € 700.000.000, con un aumento di oltre il 10% rispetto ai risultati pre-covid del 2019.

‘Il posto degli oratori’ una ricerca sugli oratori milanesi

Nei giorni scorsi all’Ambrosianeum di Milano è stato presentato ‘Il posto degli oratori – Una mappa delle proposte educative e ricreative per gli adolescenti di Milano’, uno studio qualitativo e quantitativo che offre una panoramica sulle proposte educative e ricreative offerte dai 146 oratori presenti nei 12 decanati in cui è suddivisa la città, realizzato tra maggio 2022 e gennaio 2023, anche attraverso la somministrazione di questionari online, da docenti e ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e del Politecnico.

Chiesa: nuovi luoghi di incontro ed accoglienza in conventi e seminari a ‘Devotio’

Alloggi per genitori di bambini ricoverati in ospedale, strutture di accoglienza per persone disagiate, centri di spiritualità per sacerdoti, spazi per attività culturali e anche un ristorante gourmet. Sono queste alcune delle iniziative di diocesi, comunità religiose e associazioni che saranno presentate al convegno “Ripartire dall’incontro: luoghi dell’annuncio e spazi di comunità”, che si svolgerà durante ‘Devotio 2024’, quarta edizione della più grande fiera internazionale sui prodotti e i servizi per il mondo religioso, in programma dall’11 al 13 febbraio a BolognaFiere.

Inizia il restauro del baldacchino di san Pietro

“Un restauro impegnativo e necessario, come si spiegherà nel corso di questa conferenza stampa, ma anche di particolare significato perché intrapreso nella prospettiva dell’ormai prossimo Giubileo del 2025. Il lavoro che il Santo Padre Francesco si è compiaciuto di autorizzare e che oggi si annuncia, si concluderà infatti a dicembre del corrente anno, poco prima dell’apertura della Porta Santa”: così ah esordito il card. Mauro Gambetti, arciprete della basilica papale di san Pietro in Vaticano, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro, presentando gli interventi di restauro del Baldacchino in bronzo dorato della basilica di San Pietro, i cui lavori inizieranno dopo il 12 febbraio.

Associazione ‘Amici dei Bambini’, 40 anni di adozione

A dicembre scorso si è svolta l’iniziativa solidale che celebra il matrimonio tra eccellenza e solidarietà e da 22 anni contraddistingue il Natale di Ai.Bi (Associazione ‘Amici dei Bambini’), ‘Il Bello che fa Bene®’: “Non solo un evento, ma un modo di pensare e di agire che ogni anno raccoglie tutti i protagonisti del ‘bello’ sotto un comune intento di solidarietà. Un momento perfetto per le aziende e per le persone che credono che una scelta di stile possa sposare una buona azione e, insieme, possano sostenersi a vicenda”, per concludere i festeggiamenti del quarantennale.

Nuovi luoghi di incontro ed accoglienza in conventi e seminari a ‘Devotio 2024’

Alloggi per genitori di bambini ricoverati in ospedale, strutture di accoglienza per persone disagiate, centri di spiritualità per sacerdoti, spazi per attività culturali e anche un ristorante gourmet. Sono queste alcune delle iniziative di diocesi, comunità religiose e associazioni che saranno presentate al convegno ‘Ripartire dall’incontro: luoghi dell’annuncio e spazi di comunità’, che si svolgerà durante ‘Devotio 2024’, quarta edizione della più grande fiera internazionale sui prodotti e i servizi per il mondo religioso, in programma dall’11 al 13 febbraio a BolognaFiere.