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Torino, quasi 1.000.000 di euro per la prossimità che diventa relazione

Il Bilancio Sociale 2025 della ODV Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Centrale di Torino non è una semplice rendicontazione di cifre, ma il racconto di una missione che si fa vicinanza, accoglienza e speranza. Tra le pieghe del documento emergono storie di vita vissuta, di vicinanza e di difficoltà superate. Con un investimento di € 962.425 trasformati in gesti concreti e 6.756 persone incontrate, l’Associazione testimonia che la prossimità non è un’erogazione di servizi, ma un incontro.

«Il Consiglio Centrale di Torino offre un esempio concreto di ciò che significa coniugare identità vincenziana, prossimità e capacità di leggere i bisogni reali delle persone», afferma Paola Da Ros, Presidente della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV.

«Un impegno che descrive – come sottolinea il Presidente del Consiglio Centrale di Torino Rodrigo Sardi – Una comunità che non si arrende e che continua a credere nella forza della carità», puntando su relazione, accompagnamento e prevenzione.  Secondo Federico Violo, Coordinatore Interregionale Piemonte e Valle d’Aosta, la sfida oggi è: «Intercettare e prevenire le nuove forme di disagio».

Mentre il mondo dell’assistenza attende spesso che sia il povero a bussare, i volontari della Società di San Vincenzo De Paoli scelgono di invertire la rotta: scelgono di farsi prossimi, di uscire, di entrare nelle case. La Visita al domicilio, pratica identitaria fin dalla fondazione dell’Associazione nel 1833, resta il cuore pulsante di questa missione.

Varcare quella soglia significa innanzitutto offrire un dono di sé: non si portano solo risposte materiali, ma ascolto, consiglio e quel calore morale che spesso manca più del pane. Attraverso appuntamenti costanti — settimanali o quindicinali — la visita trasforma un “utente” in una persona e il bisogno in una relazione di fiducia. È solo dentro questo legame profondo che l’aiuto materiale (il pagamento di un affitto, la bolletta, il pacco viveri) smette di essere un fine e diventa un mezzo: una mano tesa per innescare una scintilla di cambiamento e autonomia.

Come ricorda il consigliere spirituale Padre Erminio Antonello (Congregazione della Missione): «La carità deve nutrirsi di vita nello Spirito per riconoscere negli altri non solo un bisogno, ma un volto, una storia, un fratello».

Il percorso verso il riscatto sociale passa attraverso l’istruzione. Per questo la Società di San Vincenzo De Paoli ha intensificato gli sforzi per sostenere il futuro dei più giovani. Nel 2025, grazie a 727 ore di doposcuola e alla distribuzione di corredo scolastico per 300 bambini, si è cercato di spezzare il circolo vizioso dell’emarginazione. Una gioia grande arriva anche dall’Università: il sostegno a 23 studenti meritevoli ha portato a 4 nuove lauree in discipline come Ingegneria e Legge. Sostenere lo studio significa credere che le fragilità di oggi non debbano diventare l’esclusione di domani.

Allo stesso modo, la Commissione Lavoro, nata nel Consiglio Centrale di Torino, agisce per restituire la dignità che solo l’occupazione può dare. Nel 2025 sono stati seguiti 29 percorsi personalizzati, portando a 8 assunzioni e 3 tirocini, curando non solo il curriculum, ma la ferita dell’autostima che spesso colpisce chi, superati i 50 anni, si sente rifiutato dal mondo produttivo.

Nell’emporio solidale ‘Abito’, la prossimità si fa accoglienza premurosa. Non una distribuzione passiva, ma un vero negozio dove le persone possono scegliere i propri vestiti tra relle e manichini, preservando la propria dignità. Qui sono stati donati 45.000 capi e, attraverso la campagna ‘Non lasciateci in mutande’, oltre 7.300 capi nuovi di biancheria intima. Ma Abito è anche un luogo di educazione: qui 5 studenti hanno trasformato sanzioni scolastiche in percorsi di crescita, scoprendo il valore del servizio agli altri.

Accanto a loro, la nuova Conferenza ‘Sant’Omobono’, nata nel dicembre 2025 proprio dentro l’emporio. La nuova realtà nasce per dare una forma strutturata all’aiuto, permettendo ai volontari di prendersi cura della persona a 360 gradi, integrando il servizio di vestiario con un supporto umano costante.

Un impegno innovativo del 2025 è stato il contrasto alla povertà energetica. Grazie alla collaborazione con la Fondazione Banco dell’Energia, la Società di San Vincenzo De Paoli non si è limitata a pagare le bollette, ma ha attuato un vero efficientamento domestico. Ciò ha significato analizzare i consumi delle famiglie e sostituire 126 elettrodomestici vecchi ed ‘energivori’ (come frigoriferi e lavatrici obsoleti) con modelli moderni a basso consumo. Questo intervento riduce stabilmente il costo delle bollette e insegna un uso consapevole delle risorse, trasformando un aiuto d’emergenza in un risparmio che dura nel tempo.

Dalla lotta alla povertà energetica, alla gestione di Casa Arietti a Candiolo, dove il social housing diventa condivisione, la Società di San Vincenzo De Paoli non lascia nessuno indietro. La missione dell’Associazione raggiunge persino il silenzio dei 58 monasteri di clausura sostenuti in tutta Italia dalla Conferenza San Pio X: un legame di preghiera e aiuto che unisce il trambusto della città alla pace delle grate.

Con 906 volontari e una storia iniziata nel 1850, il Consiglio Centrale di Torino continua a camminare accanto all’uomo attraverso una prossimità che non si arrende, cercando di rimuovere le cause della povertà per restituire a ogni persona la sua piena dignità.

DOMUS-B: primo modulo abitativo in Italia per bambini con obesità grave e bisogni clinici complessi

La Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS, presieduta da Monsignor Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco, ha avviato sulla piattaforma For Funding di Intesa Sanpaolo una raccolta fondi per realizzare DOMUS-B: un modulo abitativo sperimentale dedicato a minori con obesità grave e condizioni cliniche complesse. Il progetto è sviluppato in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e il Policlinico Gemelli, con un obiettivo di raccolta di € 100.000 entro il 31 luglio 2026.

DOMUS-B nasce dalla storia di Mariano, dodicenne originario di Maida, un comune in provincia di Catanzaro, affetto da una patologia rara che lo ha portato a raggiungere quasi 200 kg. La Fondazione lo ha preso in carico offrendo supporto sanitario e logistico, trasformando la sua esperienza in un modello progettuale concreto. La sua vicenda ha attirato l’attenzione dei media e delle istituzioni, fino all’udienza privata con Papa Leone XIV.

Il modulo, di 12×3 metri, è progettato secondo criteri di architettura assistiva bariatrica pediatrica: accessibilità totale, domotica, sistemi di sicurezza e arredi dedicati. Il progetto prevede anche la realizzazione del primo Libro Bianco sull’abitazione bariatrica pediatrica, open source, con linee guida per famiglie, progettisti e istituzioni.

Il budget copre costruzione, allestimento, formazione dei caregiver, monitoraggio clinico e produzione di documentazione scientifica. Mariano sarà tra i primi beneficiari e contribuirà alla validazione del modello. DOMUS-B risponde a un bisogno concreto: ridurre le barriere, aumentare la sicurezza e migliorare la qualità della vita di bambini e famiglie in condizioni complesse.

«DOMUS-B è il primo modulo abitativo in Italia progettato per ragazzi con queste esigenze», ha dichiarato Monsignor Yoannis Lazhi Gaid. «L’obiettivo è creare un ambiente realmente accessibile e validare un modello replicabile». È possibile sostenere il progetto sulla piattaforma For Funding, dedicata al Terzo Settore, sicura e senza commissioni: https://www.forfunding.intesasanpaolo.com/DonationPlatform-ISP/nav/progetto/domusb

Accoglienza e solidarietà: San Vincenzo De Paoli e Consorzio Servizi Sociali per un progetto abitativo a Ovada

E’ stata ufficialmente sottoscritta la convenzione di co-progettazione tra il Consorzio Servizi Sociali dell’Ovadese, l’Associazione ‘La San Vincenzo ONLUS’ e la ODV Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Alessandria per l’avvio di un innovativo progetto di assistenza alloggiativa temporanea, destinato a persone singole e nuclei familiari in condizione di povertà estrema o senza dimora.

L’intervento, finanziato dall’Unione Europea – Next Generation EU, nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), tramite il Consorzio Servizi Sociali dell’Ovadese, si inserisce nella linea di investimento dedicata al modello Housing First, che pone la casa come primo passo per la ricostruzione di un progetto di vita, e mira a offrire un’alternativa concreta e stabile alla marginalità abitativa.

Non è un semplice servizio di accoglienza, ma un approccio innovativo che permette alle persone senza dimora o in grave marginalità di trovare immediatamente un’abitazione stabile, da cui ripartire con gradualità verso l’autonomia, grazie anche a un accompagnamento sociale personalizzato.

Cuore pulsante del progetto è l’Associazione ‘La San Vincenzo ONLUS’ che ha deciso di mettere in comodato d’uso gratuito tre immobili della “Casa della Solidarietà Antonietta Marini” al Consorzio Servizi Sociali. Queste abitazioni diventeranno rifugio e punto di ripartenza per chi ha perso tutto, accogliendo persone in difficoltà: un impegno importante, radicato nel territorio che trasforma l’accoglienza in futuro di speranza.

La convenzione è molto più di un accordo: è il frutto vivo di un percorso condiviso tra istituzioni pubbliche e Terzo Settore, un patto che nasce dalla convinzione che il welfare locale debba essere costruito insieme, con responsabilità condivisa, integrazione reale e la determinazione di dare risposte concrete e durature alle fragilità che la comunità vive.

Gli alloggi saranno abitati da persone in grave difficoltà socio-economica, selezionate dai Servizi Sociali. Saranno dei veri e propri spazi di ripartenza, in cui la casa rappresenterà non solo un tetto, ma il punto di partenza per la ricostruzione di un progetto di vita.

L’accoglienza sarà strutturata secondo un approccio personalizzato, basato sull’ascolto dei bisogni individuali, sulla definizione condivisa di obiettivi realistici e raggiungibili, sul sostegno relazionale e materiale, sul collegamento con servizi territoriali per salute, lavoro, formazione e cittadinanza attiva.

Attraverso l’accoglienza, il Consorzio Servizi Sociali dell’Ovadese e la ODV Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Alessandria intendono promuovere autonomia e dignità, aiutando ogni persona a superare una fase critica della propria vita, senza forzature, ma con una presenza costante e competente. Si lavorerà per costruire un rapporto umano basato sulla fiducia, sull’ascolto e sulla vicinanza quotidiana, capace di generare relazioni amicali che accompagnano, senza invadere. Le azioni messe in campo saranno adattabili e flessibili, così da rispondere alle situazioni complesse spesso associate alla condizione di senza dimora.

La ODV Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Alessandria, attraverso la Conferenza ‘Santo Spirito’ di Ovada, affiancherà i Servizi Sociali nell’accompagnamento delle persone accolte. L’intervento non è soltanto una risposta immediata a un bisogno urgente, ma anche una prima sperimentazione strutturata, con metodo e caratteristiche replicabili in altri contesti locali. Un modello che unisce visione sociale, prossimità e continuità, con l’ambizione di diventare riferimento per future azioni di accoglienza e, soprattutto, con la certezza che nessuno debba sentirsi solo davanti alla difficoltà.

Quei ‘richiedenti asilo’ nel proprio Paese

Ambroise arriva per vie traverse dal Centrafrica. Djibril è scappato dalla nativa Libia a causa di una persecuzione religiosa. L’amico Mohammed si è salvato da una morte certa in Somalia. Ibrahim, espulso dalla casa di accoglienza dell’Alto Commissariato per le Nazioni Unite dove si trovava da un anno, è stato derubato della somma datagli per pagarsi l’affitto. Moussa era da giovanissimo rifugiato in Marocco e adesso si trova, sperso anche mentalmente, a Niamey in cerca di una direzione da dare alla sua traiettoria di vita.

Due giovani portatori dello stesso nome di origine etnica, Dinga, sono entrambi scappati dal Sudan del Sud, ultimo nato tra i Paesi riconosciuti che vive di guerra e di stenti. E poi tutti gli altri giovani, adulti, famiglie, donne e madri con figli. Accomunati da un’unica precaria identità. Richiedente asilo, porta scritto il documento rilasciato dalle competenti autorità locali. Grazie a questo effimero ‘riconoscimento’ con valore giuridico, essi godono di protezione umanitaria come ogni cittadino di questo Paese, il Niger, trasformatosi in “terra d’asilo”.

Si tratta di una dichiarazione di transitoria identità che sancisce uno stato di vita la cui durata può contarsi in mesi o anni. Queste persone, cittadini indefinibili, sono il simbolo forse più eloquente della condizione umana, della nostra condizione di creature di polvere.

Chiedere asilo e protezione, un luogo da vivere, una terra da camminare e un futuro da ricostruire è tutto quanto costituisce, assieme alle violenze e ferite, la nostra umanità perduta e, a volte, ritrovata. Non hanno una casa, una lingua da abitare, del cibo per nutrirsi, abiti per ripararsi e volti amici a cui confidare le loro lacrime. Sono, dei richiedenti asilo, il nostro specchio più autentico, vero e smascherato dagli orpelli delle retoriche umanitarie, filosofiche e talvolta traditrici, delle religioni. Siamo tutti uguali ma alcuni sono più uguali degli altri, diceva profeticamente George Orwell, scrittore e critico sociale di origine britannica.

La ‘Dichiarazione di Niamey’ della ‘Conferenza di Solidarietà Antimperialista con i Popoli del Sahel’, tenutasi la settimana scorsa, rivela una volta di più il dramma della nostra epoca e dell’Alleanza degli Stati del Sahel, Aes, in particolare. Si tratta della frattura tra fine perseguito e i mezzi per conseguirlo.

Si evidenzia il fossato tra una lettura storica delle cause della miseria del Sahel e la giustificazione dei colpi di stato. Questi ultimi sono letti come ‘incapacità degli Stati a proteggere gli stessi dall’aggressione imperiale francese e la complicità col terrorismo’. I golpe sono pure ‘espressione di malcontento popolare e appello al cambiamento’. Sappiamo per esperienza storica che tra il fine e i mezzi esiste un’inscindibile relazione di complicità. Anche il fine più nobile e degno, la sovranità e l’indipendenza totale, come richiamato nella Conferenza, sarà tradito se i mezzi non saranno in relazione col fine prefisso. Il richiedente asilo vive sulla sua pelle la distanza tra il riconoscimento della sua vulnerabilità e l’abbandono nella vita reale. Lo stesso baratro che esiste tra l’annuncio di una trasformazione politica radicale e la sua censura nella vita politica dei cittadini. Tra altisonanti proclami di sovranità e una propaganda da regime che offusca la condizione del quotidiano dei cittadini, diventati per buona parte, dei “richiedenti asilo” nel proprio Paese.

Caritas: in Italia aumentano i poveri

In occasione della VIII Giornata mondiale dei poveri istituita da papa Francesco, nei giorni scorsi Caritas Italiana ha pubblicato la XXVIII edizione del Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia, un lavoro che ha l’intento di accendere i riflettori sul fenomeno della povertà, rendendo maggiormente visibili alle comunità, civili ed ecclesiali, le tante storie di deprivazione esistenti. ‘Fili d’erba nelle crepe. Risposte di Speranza’ è questo il titolo scelto per l’edizione 2024.

Mentre la povertà assoluta continua a essere su livelli record, vari e multiformi fenomeni di disagio sociale si affacciano sul panorama italiano. Alcuni sono di vecchia data ma continuano a colpire in modo particolarmente allarmante. Si pensi ai problemi legati all’abitazione, un diritto da tempo negato a tante persone e famiglie, su più livelli di gravità.

In altri casi, le problematiche si intrecciano ad una incompiuta o inadeguata implementazione delle risposte istituzionali; è il caso degli ostacoli che impediscono l’accesso alle misure alternative al carcere o delle barriere che limitano la fruizione delle misure di reddito minimo introdotte negli ultimi anni. Eppure, nonostante le criticità che sfaldano il nostro vissuto quotidiano, si intravvedono nelle crepe dei fili d’erba verde, dei segnali di speranza, le tante riposte, opere e servizi messi in campo dalla Chiesa, dalla società civile, dall’associazionismo e dal volontariato, e che contribuiscono con il loro apporto a rendere più umano e dignitoso il nostro vivere.

Oggi in Italia vive in una condizione di povertà assoluta il 9,7% della popolazione, praticamente una persona su dieci. Complessivamente si contano 5.694.000 poveri assoluti, per un totale di oltre 2,217.000 famiglie (l’8,4% dei nuclei). Il dato, in leggero aumento rispetto al 2022 su

base familiare e stabile sul piano individuale, risulta ancora il più alto della serie storica, non accennando a diminuire. Se si guarda infatti ai dati in un’ottica longitudinale, dal 2014 ad oggi la crescita è stata quasi ininterrotta, raggiungendo picchi eccezionali dopo la pandemia, passando dal 6,9% al 9,7% sul piano individuale e dal 6,2% all’8,4% sul piano familiare.

Dal 2014 al 2023 il numero di famiglie povere residenti al Nord è praticamente raddoppiato, passando da 506.000 nuclei a quasi 1.000.000 (+97,2%); se si guarda al resto del Paese la crescita è stata molto più contenuta, +28,6% nelle aree del Centro e +12,1% in quelle del Mezzogiorno (il dato nazionale è di +42,8%). Oggi in Italia il numero delle famiglie povere delle regioni del Nord supera quello di Sud e Isole complessivamente. L’incidenza percentuale continua a essere ancora più pronunciata nel Mezzogiorno (12,0% a fronte dell’8,9% del Nord), anche se la distanza appare molto assottigliata; nove anni fa la quota di poveri nelle aree del Meridione era più che doppia rispetto al Nord: 9,6% contro il 4,2%.

Accanto alla questione ‘settentrionale’, un altro nodo da richiamare è quello della povertà minorile, che da tempo sollecita e preoccupa. L’incidenza della povertà assoluta tra i minori oggi è ai massimi storici, pari al 13,8%: si tratta del valore più alto della serie ricostruita da Istat (era 13,4% nel 2022) e di tutte le altre fasce d’età. Lo svantaggio dei minori è da intendersi ormai come endemico nel nostro Paese visto che da oltre un decennio l’incidenza della povertà tende ad aumentare proprio al diminuire dell’età: più si è giovani e più è probabile che si sperimentino condizioni di bisogno.

Complessivamente si contano 1.295.000 bambini poveri: quasi un indigente su quattro è dunque un minore. Preoccupa poi il dato sull’intensità della povertà: i nuclei dove sono presenti bambini appaiono i più poveri dei poveri (avendo livelli di spesa molto inferiori alla soglia di povertà).

Accanto alla povertà minorile, un altro elemento di allarme sociale che si coglie dagli ultimi dati Istat rilasciati lo scorso 17 ottobre, riguarda i lavoratori: ‘Continua a crescere in modo preoccupante la povertà tra coloro che possiedono un impiego’. Complessivamente tocca l’8% degli occupati (era il 7,7% nel 2022) anche se esistono marcate differenze in base alla categoria di lavoratori; se si ha una posizione da dirigente, quadro o impiegato l’incidenza scende al 2,8%, mentre balza al 16,5% se si svolge un lavoro da operaio o assimilato (dal 14,7% del 2022): “Quest’ultimo in particolare è un dato che spaventa e sollecita, segno emblematico di una debolezza del lavoro che smette di essere fattore di tutela e di protezione sociale”.

Nello scorso anno, nei soli centri di ascolto e servizi informatizzati della rete Caritas (in totale 3.124, dislocati in 206 diocesi di tutte le regioni italiane) le persone incontrate e supportate sono state 269.689: “Quasi 270.000 ‘volti’ che possono essere assimilati ad altrettanti nuclei, visto che la presa in carico risponde sempre ad esigenze di tipo familiare”.

Complessivamente si tratta di circa il 12% delle famiglie in stato di povertà assoluta registrate dall’Istat. Rispetto al 2022 si è registrato un incremento del 5,4% del numero di assistiti; una crescita più contenuta rispetto al passato ma pur sempre una crescita. Anche per i dati Caritas non si colgono dunque educazione,segni flessione: “Se si allarga lo sguardo a un intervallo temporale più ampio il dato risulta impietoso: dal 2015 ad oggi il numero di persone sostenute è cresciuto del 41,6%. I territori che registrano l’aumento più cospicuo risultano quelli di Sud e Isole (+53,3%) e del Nord Italia (+52,1%)”.

Nell’introdurre il rapporto do Marco Pagniello, direttore della Caritas italiana, ha sottolineato la necessità di una visione di speranza: “Cresce la sete di ascolto, di incontro e di relazione; cresce l’esigenza di frequentare gli spazi di vita della gente per provocarli, per ‘iniziarli’ al Vangelo;

emerge l’esigenza di una Chiesa più aperta al confronto e alla presenza culturale; si sente il bisogno di dare un respiro nuovo al rapporto con il Paese nel sociale e nel servizio proprio della politica; cresce l’esigenza di preservare e rilanciare la natura popolare della Chiesa, soprattutto attraverso un’attenzione più missionaria”.

Per questo è necessario richiamare le parole di don Tonino Bello per ‘organizzare la speranza’: “In questo contesto, i cristiani in particolare, come ricordava don Tonino Bello, non possono limitarsi a sperare, ma appartiene a loro il compito di dare gambe ed ‘organizzare la speranza’. Si tratta di un percorso da fare insieme, come Chiesa, e Chiesa sinodale, in relazione. Un’azione sinergica per

costruire e proporre esperienze e percorsi educativi in grado di incidere concretamente nella vita delle persone e della comunità, capaci di produrre cambiamento e nuova cultura, ‘per dare ragione della speranza che è in noi’ attraverso un ripensamento dei nostri stili di vita e delle politiche sociali ed economiche, per dare corpo ad una ‘ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali’ e si opponga alla cultura dello scarto”.

Povertà: sempre più si rivolgono alla Caritas

Stamattina nella sede romana della Caritas Italiana si è svolta la presentazione del Bilancio Sociale 2022 e del primo Report statistico nazionale sulle povertà dal titolo ‘La povertà in Italia secondo i dati della rete Caritas’:

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