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Fine settimana a Specchia con la festa di ‘san Nicola vescovo’

La Parrocchia della Presentazione Vergine Maria e il Comitato Feste Patronali comunicano che, proseguendo una tradizione secolare, nelle giornate di Sabato 9 e Domenica 10 maggio, con il Patrocinio del Comune, si svolgerà la ‘Festa di San Nicola Vescovo’, patrono principale della cittadina.

Luigi Tasselli, nell’opera ‘Antichità di Leuca’, risalente al 1693, citava esplicitamente il Santo come Protettore della comunità specchiese, e in un manoscritto conservato nell’archivio parrocchiale, datato 26 luglio 1897, mons. Luigi Pugliese, allora Vescovo di Ugento, assegnava San Nicola Vescovo come Patrono principale della cittadina, indicando la seconda domenica di maggio come festa patronale, come già permesso all’arcidiocesi di Bari da parte di Papa Leone XIII.

Lo storico locale prof. Antonio Penna, recentemente scomparso, nel suo libro ‘Chiese e Palazzi di Specchia’ (Libellula Edizioni 2014) scriveva: “In ossequio alla traslazione delle ossa di S. Nicola da Mira a Bari, avvenuta la domenica 9 maggio 1087, da tempo immemorabile nella seconda domenica di maggio si celebra la festa ‘estiva’ con processione, concerto bandistico in piazza, luminarie, fuochi pirotecnici e fiera. Il 5 maggio 1896, su richiesta della Deputazione ai festeggiamenti, il Consiglio Comunale, interrompendo tale tradizione, con delibera N. 91 decide di spostare la fiera alla prima domenica di giugno, ma, vista la contrarietà della popolazione, il 2 maggio 1897 con delibera n. 15 la riporta alla data precedente”.

Il monumento che meglio incarna l’identità civile e religiosa di Specchia è la Chiesa di San Nicola. L’edificio si distingue per un’armoniosa linearità architettonica e per il suo ideale orientamento verso l’Oriente greco, richiamo simbolico alle antiche migrazioni di popoli in cerca di una nuova patria.

Il luogo sacro testimonia l’antica devozione degli specchiesi per il Santo, probabilmente costruita tra il 1100 al 1300, confermato dall’abside a forma di catino, struttura tipica dell’arte bizantina, e allo stesso periodo risalgono le tombe ritrovate all’esterno, parzialmente riportate alla luce nel 1976 dal Prof. Francesco D’Andria dell’Università degli Studi di Lecce.

I festeggiamenti prevedono per Sabato 9 maggio, preceduta dalla collocazione della chiave della cittadina sul simulacro da parte del Sindaco, Avv. Anna Laura Remigi, alle ore 19.00 ci sarà l’avvio della processione dalla Chiesa Madre, durante la quale, presso la Villa Comunale, sarà possibile assistere allo spettacolo di fuochi pirotecnici della Ditta ‘Vitale’ di Matino. Un rito religioso che attraverserà le principali strade della cittadina, accompagnato dalle note musicali del Gran Concerto Bandistico ‘P. Librando’ – Città di Racale, con la partecipazione delle autorità istituzionali locali con il Gonfalone cittadino e degli specchiesi appartenenti alle Forze dell’Ordine e Armate in divisa militare.

Al rientro della processione, in Chiesa Madre, i partecipanti riceveranno da Don Antonio Riva, Parroco di Specchia, la benedizione con la Sacra Manna di San Nicola, un liquido, considerato una reliquia, che si forma nella sua tomba nella Basilica di Bari.

Il simulacro del Santo è in cartapesta e risalente al 1878, in atto benedicente secondo il rito romano. Sempre su: ‘Chiese e Palazzi di Specchia’ viene riportato un parere dell’esperto Francesco Fersini: “Lo sconosciuto autore di quest’opera dimostra di possedere un substrato classico e un gusto di ascendenza barocca evidente nell’impostazione contorta della figura e nel panneggio svolazzante. I decori ornamentali che impreziosiscono i paramenti, i tratti fisionomici, l’espressione assorta e concentrata del santo, fanno pensare a qualche cartapestaio attivo nella seconda metà dell’Ottocento”.

A conclusione della serata di sabato 9 Maggio, alle ore 21.30, divertente spettacolo musicale con ‘BAR ITALIA’, una produzione artistica e musicale ‘Vanny Deejay’. Il party da ballare tricolore più famoso d’Italia, che dal 2001 ha portato il divertimento non solo nel nostro Paese, ma anche all’estero, con le hit italiane più amate, remixate in chiave dance, inoltre, durante lo show, un tuffo nei mitici anni ’90, con il momento ‘Nostalgia Canaglia’.

Nella mattinata di Domenica 10 Maggio si svolgerà l’antica e tradizionale ‘Fiera di San Nicola’; inoltre, durante i due giorni di festa, le vie centrali di Specchia, saranno addobbate dalla Ditta ‘Santoro’. Per tutto il giorno e in concerto alle ore 20.30, in Piazza del Popolo, sarà possibile ascoltare le note musicali del Gran Concerto Bandistico – Città di Castellana ‘L. Vinella’, diretto dalla Maestra Grazia Donateo.

A Napoli il Bicentenario dell’Incoronazione dell’Immacolata di Don Placido

Nel cuore del centro storico di Napoli, la Basilica Santuario del Gesù Vecchio venerdì 1^ maggio ha vissuto un momento di profonda spiritualità e cultura, perché in occasione del secondo centenario dell’Incoronazione dell’Immacolata di Don Placido, si è svolto il convegno mariologico ‘Tota pulchra’ per onorare una delle immagini più care alla devozione napoletana, ripercorrendo il legame indissolubile tra la città e la figura della Vergine, nel solco dell’eredità spirituale lasciata dal venerabile Placido Baccher.

Il convegno è stato introdotto dal Rettore della basilica, mons. Pasquale Di Luca, a cui sono seguiti tre interventi di alto profilo accademico e pastorale: ‘La bellezza e la regalità di Maria’, a cura del prof. Francesco Asti, preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale; ‘Devoti dell’Immacolata, innamorati di Cristo’, grazie ad una riflessione di mons. Raffaele Galdiero, incaricato dell’arcidiocesi di Napoli per la pietà popolare; ‘La Vergine Madre… per riscoprire la nostra bellezza’, con un approfondimento del prof. Giuseppe Falanga, docente presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma. Le conclusioni sono state affidate al card. Crescenzio Sepe, arcivescovo emerito di Napoli, che ha anche inaugurato la mostra ‘Corona Aurea’.

L’Incoronazione dell’Immacolata di Don Placido Baccher (1781-1851), avvenuta due secoli fa, non fu solo un atto formale, ma il riconoscimento di un amore viscerale del popolo napoletano verso Maria. La sua missione sacerdotale alla Basilica del Gesù Vecchio nacque da un voto: durante la rivoluzione del 1799, imprigionato a Castel Capuano e prossimo alla condanna a morte, don Placido sognò la Vergine che gli promise la libertà.

Divenuto primo Rettore della Basilica nel 1806, impiegò tutte le sue sostanze nel restauro dell’antico tempio, che rischiava di essere trasformato in un teatro. Scorgendo però nella chiesa «una reggia senza la Regina», fece realizzare dall’artista Nicola Ingaldi la statua dell’Immacolata esattamente come gli era apparsa in sogno durante la prigionia.

La devozione per la ‘Madonnina di Don Placido’ divenne rapidamente un fenomeno cittadino, coinvolgendo ogni strato sociale, dai sovrani al popolo minuto. Il culmine di questo amore fu la solenne Incoronazione del 30 dicembre 1826, concessa da papa Leone XII.

Con l’aiuto del prof. Giuseppe Falanga abbiamo rivolto alcune domande ai relatori del convegno, in attesa della visita pastorale di papa Leone XIV a Napoli, iniziando dal Rettore della Basilica del Santuario del Gesù Vecchio, mons. Pasquale Di Luca, a cui abbiamo chiesto di spiegarci quale significato riveste questo bicentenario per una Basilica che è un ‘faro di fede’ per Napoli: “Questo anniversario non è una semplice ricorrenza, ma la conferma di un’appartenenza che si rinnova.

Come diceva don Placido Baccher, il rettore che rifondò questo tempio, esso era come ‘una reggia senza Regina’, finché non fece realizzare la venerata immagine dell’Immacolata. Le corone che ammiriamo sul capo di Gesù e della Madre non sono solo dei gioielli: esse sono state forgiate dai sacrifici e dalle speranze dei nostri avi, dal popolo minuto e dai sovrani. Celebrare questo bicentenario significa riaffermare che Napoli ha bisogno della bellezza e della protezione di Maria per affrontare le sfide attuali”.

Mentre al prof. Francesco Asti, preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, abbiamo chiesto di spiegarci in quale modo la bellezza e la regalità di Maria possono parlare all’uomo contemporaneo: “Maria è la ‘Tota pulchra’, perché in lei lo splendore di Dio non è mai disgiunto dall’umiltà. La sua regalità non è esercizio di potere, ma servizio assoluto. Alle donne e agli uomini, che spesso sono smarriti tra modelli estetici effimeri, Maria propone l’ideale di una bellezza che non appassisce: quella della verità e della coerenza. Come abbiamo sottolineato durante i lavori del convegno, contemplare Maria come Regina significa scorgere la dignità di ogni creatura, chiamata a riflettere la luce divina nella propria vita quotidiana. La sua figura parla di un’armonia possibile tra gli uomini e il progetto di Dio”.

Invece all’incaricato dell’arcidiocesi di Napoli per la Pietà Popolare, mons. Raffaele Galdiero, abbiamo domandato se oggi ha ancora senso valorizzare la pietà popolare: “A Napoli la teologia si fa preghiera corale. La pietà popolare è il battito perenne di cuori innamorati: lo testimoniano le ben sedici parrocchie dedicate all’Immacolata nella nostra arcidiocesi e la processione che, a Torre del Greco, scioglie ogni anno un voto fatto per una scampata eruzione. Questa devozione non è un retaggio del passato, ma qualcosa di fecondo che ci conduce dritti al Cuore di Cristo”.

Come si prepara la città all’incontro con papa Leone XIV?
“Prepararsi alla visita del papa significa proprio questo: mostrare una Chiesa in cammino, capace di invocare e di gioire, riconoscendo nel Successore di Pietro la guida che viene a confermare questa nostra fede viscerale; un itinerario che troverà il suo momento culminante venerdì 8 maggio, quando la sacra effige dell’Immacolata sarà portata in piazza del Plebiscito. Lì papa Leone XIV
terrà il solenne Atto di affidamento alla Vergine, rinnovando un affetto che attraversa i secoli”.

Il convegno ha trattato anche la riscoperta della ‘nostra bellezza’ attraverso la Madonna. Il prof. Giuseppe Falanga, docente alla Pontificia Università della Santa Croce, ha spiegato in quale senso la Vergine Madre ci aiuta nel percorso della riscoperta della nostra vocazione: “Guardando Maria, riscopriamo la nostra vocazione originaria. Lei è lo specchio di quella bellezza che il Cristo e la Madre sua, e nostra, vogliono incastonare nelle loro corone come gemme vive: non siamo semplici spettatori, ma siamo noi stessi il tesoro che il Signore desidera valorizzare. In un mondo che troppo spesso ci imbruttisce con l’indifferenza, la Vergine ci restituisce il senso profondo della nostra dignità umana. Abbiamo ricordato, durante i lavori, che parlare di Maria in questo tempo significa aiutare le nuove generazioni a scorgere in ogni vita un capolavoro custodito dalle mani di Dio, un ideale di perfezione che non schiaccia, ma eleva e nobilita l’esistenza”.

Da papa Leone XII a papa Leone XIV: quale l’attesa di questa città e di questa Chiesa?
“Sì, in effetti c’è un filo provvidenziale che lega questo 2026 al 1826. Duecento anni fa fu papa Leone XII a concedere l’Incoronazione dell’Immacolata di Don Placido, sigillando il patto mistico tra Napoli e la sua Protettrice. Oggi, l’attesa per papa Leone XIV carica questo anniversario di un valore profetico. La città, la nostra amata Chiesa di Napoli, non attendono solo un ospite illustre, ma il Vicario di Cristo che viene, come gli ultimi suoi tre predecessori, a consolidare un solco di fede secolare. Il sentimento che si respira è quello di una vigilia orante: siamo pronti a mostrare al papa il volto di una comunità che, per intercessione di Maria, ha saputo custodire la propria identità, trasformando la cronaca di un evento nella storia di una salvezza che continua”.

Concludiamo chiedendo all’arcivescovo emerito di Napoli, card. Crescenzio Sepe, di dirci il messaggio che ha lasciato questo convegno: “Esso è un inno di gratitudine dei napoletani che continua nella mostra ‘Corona Aurea’, in cui è possibile ammirare la storia d’amore di questa città verso la sua Regina. Questo convegno ha ancora una volta ricordato alla mente, ma direi soprattutto al cuore, che dobbiamo elevare il nostro sguardo al Cielo. Il messaggio è chiaro per tutti: non abbiate paura di puntare alle mete alte! Con la benedizione che ci porterà il Santo Padre tra pochi giorni, Napoli deve sentirsi incoronata dalla speranza, consapevole che, sotto il manto dell’Immacolata, nessuna fatica va mai perduta”.

(Tratto da Aci Stampa)

Rimini celebra la sua Patrona: al via i festeggiamenti per il 176° anniversario del prodigio della Madonna della Misericordia

La città di Rimini si prepara a onorare la sua Patrona, la Madonna della Misericordia, con un ricco programma di celebrazioni presso il Santuario della Madonna della Misericordia in Santa Chiara. Il 2026 segna il 176° anniversario del prodigio del movimento degli occhi del quadro miracoloso, evento che dal 1850 lega profondamente la comunità riminese alla figura di Maria.

Per l’occasione, i Missionari del Preziosissimo Sangue propongono un calendario di appuntamenti dal 6 al 14 maggio. Tra i principali eventi si segnalano: Giovedì 7 maggio, ore 21.00 – Testimonianza di Stefano Mainetti, nipote della beata Maria Laura Mainetti, religiosa uccisa in odium fidei.

Sabato 9 maggio, ore 20.30 – Nella Basilica Cattedrale (Tempio Malatestiano), Solenne Concelebrazione eucaristica presieduta da mons. Nicolò Anselmi, Vescovo di Rimini. A seguire, la processione con il quadro miracoloso attraverserà le vie del centro cittadino per fare ritorno al Santuario.

Martedì 12 maggio, giorno della Solennità, alle ore 11.15, – Celebrazione eucaristica presieduta da don Benedetto Labate, direttore della Provincia Italiana dei Missionari del Preziosissimo Sangue, con recita della supplica alla Madonna della Misericordia. Nel pomeriggio, alle ore 18.00, celebrazione animata dalla Famiglia Salesiana, nel ricordo della venerazione del quadro da parte di san Giovanni Bosco.

Giovedì 14 maggio, alle ore 18.00, – Santa Messa di ringraziamento presieduta da don Giuseppe Pandolfo, rettore del Santuario, seguita alle ore 21.00 dalla catechesi mariana conclusiva affidata a don Luigi Maria Epicoco.

Don Giuseppe Pandolfo, rettore del Santuario della Madonna della Misericordia, sottolinea che: «Anche quest’anno, come comunità dei Missionari del Preziosissimo Sangue, unitamente alla diocesi di Rimini e a tutto il popolo riminese, celebriamo la Madonna della Misericordia nel 176° anniversario di quel prodigio che continua ancora oggi a essere attuale.

Un segno che ricorda la bontà e la benevolenza di Dio, ma invita anche a guardare verso il cielo: così come la Madonna ha mosso gli occhi su di noi come segno di custodia, allo stesso modo poi li rialza e ci invita a guardare verso il cielo. In questo tempo storico, in cui sentiamo i fragori delle guerre e le difficoltà del mondo, ma anche quelle personali di ciascuno di noi, ci ancoriamo ancora di più a Colei che, come porto sicuro della salvezza, ci conduce a Cristo».

Albano Laziale: al Santuario San Gaspare l’esposizione dell’immagine della Regina del Preziosissimo Sangue

Dal 1° al 31 maggio, presso il Santuario San Gaspare ad Albano Laziale, sarà esposta alla venerazione dei fedeli l’immagine della Regina del Preziosissimo Sangue che san Gaspare del Bufalo, fondatore della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, portava con sé durante le missioni. Davanti a quel quadro, nel corso della storia, sono nati numerosi prodigi di grazia e conversione.

Nella tradizione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, questa immagine è stata conosciuta con diversi titoli: Madonna Auxilium Christianorum, Madonna delle Missioni, Madonna del Calice, Madonna del Preziosissimo Sangue. San Gaspare del Bufalo la esponeva durante le missioni popolari, suscitando intensa commozione, conversioni sincere e grazie straordinarie, fino a guarigioni improvvise. Da allora, la Vergine è stata riconosciuta come ‘la condottiera della Missione’.

Oggi il quadro è custodito nel Santuario di San Gaspare ad Albano Laziale, nei pressi di Roma, dove continua a parlare al cuore dei fedeli, mantenendo viva una devozione che attraversa il tempo. Durante il periodo dell’esposizione, le Messe saranno celebrate secondo il seguente orario: feriali alle 8.00 e alle 18.00, prefestiva il sabato sera alle 18.00 e festive alle 8.00, 10.00, 11.30 e 18.00, dove alla fine di ciascuna celebrazione sarà recitata la preghiera davanti al quadro.

A sottolineare il significato profondo dell’iniziativa è don Francesco Cardarelli, rettore del Santuario di San Gaspare: “Quando Gaspare scelse di portare con sé, nelle sue opere apostoliche, l’effige mariana realizzata dal Batoni, era consapevole del fatto che quell’immagine sarebbe stata in grado di veicolare i cuori a Cristo. Folle intere di ogni ceto, cultura e soprattutto atei incalliti, davanti all’immensa tenerezza del gesto di una così bella Madre che porge il Figlio come regalo, il quale a sua volta offre il Calice dell’Alleanza, si sono arrese. Crediamo che la forza della Regina del Calice sia rimasta inalterata nel tempo, e oggi più che mai desideri continuare a rapire cuori erranti in cerca di senso. Per questo rilanciamo con entusiasmo la sua devozione, nell’intento di farla conoscere ed amare da più persone possibili”.

Per le diocesi il lavoro è principio di dignità

Uno strumento di politica attiva del lavoro che si avvia a tagliare il traguardo dei dieci anni di funzionamento. E che, stando ai numeri, ma anche alle storie di vita e professionali che ha consentito di rimettere in moto, può essere definito un’esperienza di successo. Nonché un’opportunità interessante, di cui sempre più aziende si avvalgono, per reperire personale formato e motivato.

Il Fondo Diamo Lavoro (www.fondofamiglialavoro.it, promosso per conto della diocesi di Milano da Caritas Ambrosiana e gestito attraverso il servizio Siloe e la Fondazione San Carlo) avviò la sua operatività nel luglio 2016, evoluzione dei Fondi Famiglia e Lavoro (fase 1 e 2) che la Chiesa milanese aveva lanciato per aiutare persone e nuclei colpiti da licenziamenti e disoccupazione dopo le gravi crisi finanziarie globali del 2008 e 2012. Il nuovo strumento intendeva superare la logica delle erogazioni monetarie emergenziali, puntando sulla qualificazione di persone fragili e inoccupate, in modo da attivarle e prepararle all’ingresso, o reingresso, nel mercato del lavoro.

Dal 1° gennaio 2017 (data di avvio dei primi tirocini) al 31 dicembre 2025, nelle sette Zone pastorali della diocesi ambrosiana il FDL ha ascoltato e orientato oltre 4.500 persone in cerca di lavoro, avviandone a tirocinio 1.932. I percorsi conclusi, alla fine dell’anno scorso, erano 1.839, e in ben 829 casi (il 45,08% del totale) i tirocinanti avevano trovato lavoro (722 nelle imprese in cui avevano compiuto il percorso formativo, e addirittura 107 per via di assunzione diretta pre-tirocinio).

Negli altri casi, molte persone hanno trovato occupazione in altre aziende, potendo mettere a frutto le competenze acquisite grazie ai tirocini e all’accompagnamento sociale, oltre che formativo, che il FDL assicura, e che consente di affrontare le fragilità (sociali, relazionali, educative) di cui è sovente portatore chi viene segnalato o si rivolge al Fondo.

Rilevante è anche il numero (oltre 2.200) delle aziende che hanno aderito al Fondo, mettendosi a disposizione per ospitare tirocini o vagliare possibilità di assunzione. L’elenco è in costante aggiornamento, anche grazie alla collaborazione che con il FDL hanno stretto ben 18 associazioni di categoria (dei settori commercio, artigianato, industria e servizi).

Dopo 10 anni, pur in un contesto economico, sociale e occupazionale trasformato, la funzione del Fondo, che opera in stretta connessione con i servizi diocesani e i centri d’ascolto territoriali Caritas, continua a manifestare la sua rilevanza, come ha ribadito mons. Mario Delpini, in occasione della Veglia diocesana del lavoro: “Ci sono problemi e ci sono persone: il Fondo Diamo Lavoro si prende cura delle persone, una per una, e ritiene il loro inserimento nel lavoro una vittoria e un motivo di gratitudine per chi dà una mano con il suo dono.

In un contesto segnato dall’individualismo, il FDL opera per costruire attenzione alle persone fragili e alleanze tra la formazione, l’apprendistato, la solidarietà della comunità cristiana, la disponibilità di aziende e di categorie di operatori, la prossimità a ciascuno. In un contesto accusato di indifferenza, il Fondo testimonia la presenza di tante persone disposte a impegnare tempo, risorse e competenze per farsi carico della storia e della speranza delle persone. In un tempo disastrato per l’enorme e assurdo sperpero di risorse per fare guerre e rovinare il mondo, la comunità cristiana intende investire per costruire futuro a favore di chi chiede un aiuto per produrre pace con il lavoro”.

Quindi si può sostenere il Fondo Diamo Lavoro con carta di credito online www.caritasambrosiana.it; in posta C.C.P. n. 000013576228 intestato a Caritas Ambrosiana Onlus – Via S. Bernardino 4, 20122 Milano; con bonifico C/C presso il Banco BPM Milano, intestato a Caritas Ambrosiana Onlus IBAN: IT82Q0503401647000000064700 con causale: Fondo Diamo Lavoro. Le offerte sono detraibili fiscalmente.

Mentre da Torino il card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, riflette sulla realizzazione di forniture militari da parte delle aziende del territorio, che si propongono come ‘motore di rilancio dell’occupazione’: “Anche la Festa del Lavoro, che i cristiani vivono guardando all’esempio mite di san Giuseppe Artigiano, contiene quest’anno motivi di inquietudine: desidero condividervi il mio turbamento al pensiero che le guerre seminano morte nel mondo eppure qui a Torino, a Susa e in Piemonte rappresentano un vantaggio economico per le aziende che producono forniture militari e si offrono come motore di rilancio dell’occupazione”.

Ed ha domandato se così può andare bene, badando bene a non danneggiare operai e disoccupati: “Ci va bene così? Accettiamo qualsiasi tipo di lavoro, purché sia lavoro? Lo domando a me prima che ad altri perché siamo corresponsabili, le nostre azioni e i nostri stili di vita sono intrecciati: la città siamo noi, tutti insieme. Sappiamo che decenni di crisi industriale hanno lasciato sacche di disoccupazione da risolvere. Nessuno può pretendere che i disoccupati rifiutino le occasioni di lavoro, perché sono l’anello più fragile della catena. Però dobbiamo fermarci e riflettere, se sia umano darci tanto da fare per attrarre e sviluppare fabbriche di armi”.

Infatti per l’arcivescovo di Torino pace e lavoro non possono essere disgiunte: “Vogliamo affidare alla guerra le speranze del nostro territorio?.. La guerra ha radici nell’odio e nelle ingiustizie del mondo, ma è anche un grande business economico e sta spingendo sulla produzione delle armi, probabilmente oltre il bisogno di difesa da parte di un Paese come l’Italia”.

E’ uno stimolo alla riflessione: “Allora fermiamoci, cari amici, e ragioniamo tutti insieme (istituzioni e cittadini, imprenditori, sindacalisti, famiglie) domandiamoci quali persone vogliamo essere, come vogliamo spendere le nostre esistenze e la nostra comunità: eravamo la città delle auto, vogliamo diventare la città delle armi? La Chiesa locale, con la sua Pastorale del Lavoro, è pronta a offrirsi come luogo di incontro, confronto e approfondimento”.

Da Napoli il card. Mimmo Battaglia ha definito le morti sul lavoro come ‘sacrifici’ del profitto: “Iniziamo dai nomi. Non chiamiamoli ‘incidenti sul lavoro’. Chiamiamoli col loro nome: sono sacrifici umani sull’altare del profitto. Ogni volta che un operaio cade da un’impalcatura, ogni volta che un bracciante muore di fatica sotto il sole, ogni volta che un giovane non torna a casa dopo il turno di notte, è Cristo che viene crocifisso di nuovo”.

Quando si muore sul lavoro la civiltà fallisce: Non possiamo abituarci ai numeri. La morte sul lavoro è il fallimento di una civiltà. Quando la sicurezza diventa un ‘costo da tagliare’ e non un diritto sacro, abbiamo già perso la nostra anima.

Una società che non protegge chi lavora è una società che ha smesso di amare. Non sono ‘morti bianche’ (non c’è niente di bianco o di pulito in queste morti) sono morti che gridano vendetta al cospetto di Dio perché sono nate dall’indifferenza, dalla fretta, dalla logica spietata del ‘fare di più con meno’. E’ un fallimento della Costituzione e un tradimento del Vangelo. Un lavoro che uccide non è lavoro, è idolatria del profitto”.

Ed ha ricordato che la Costituzione italiana riconosce la dignità del lavoro: “E non c’è dignità se un giovane deve mendicare un diritto chiamandolo favore, o se un padre deve abbassare lo sguardo davanti ai figli perché il ‘pane quotidiano’ è diventato un miraggio o un ricatto.

Una democrazia ‘fondata sul lavoro’ non può reggersi sulle sabbie mobili del precariato selvaggio, dove la vita è appesa a un contratto di un mese, togliendo ai nostri giovani la possibilità di sognare, di amare, di mettere su famiglia”.

Eppoi la disoccupazione lede la dignità: “E poi c’è l’altra morte, quella lenta, silenziosa: la disoccupazione. Quanti giovani vedo nelle nostre strade con lo sguardo spento, non perché manchino di sogni, ma perché gli è stata rubata la possibilità di realizzarli. La mancanza di lavoro non è solo mancanza di reddito; è mancanza di dignità.

Un uomo senza lavoro è un uomo ferito nella sua identità. Un padre che non può portare il pane a casa non ha solo le tasche vuote, ha il cuore spezzato. E noi, come Chiesa, come comunità, non possiamo restare a guardare. La disoccupazione è un peccato sociale. Dobbiamo avere il coraggio di denunciare un sistema economico che scarta le persone come se fossero pezzi di ricambio di un ingranaggio che deve correre sempre più veloce”.

Il messaggio è un invito alla Chiesa ad essere ‘casa del pane’: “La Chiesa deve essere una ‘casa del pane’, dove il pane è frutto di terra e di lavoro dell’uomo, ma di un lavoro pulito, giusto, sicuro. Non c’è eucaristia senza giustizia sociale. Se spezziamo il Pane sull’altare ma poi giriamo lo sguardo dall’altra parte davanti allo sfruttamento, quel Pane non ci nutre, ci giudica.

Fratelli, sorelle, non lasciamoci rubare la speranza, ma non trasformiamo la speranza in un’attesa passiva. La speranza è un cammino che si fa insieme. Sogniamo una terra dove il lavoro sia lo strumento per fiorire, non una catena per schiavizzare o un rischio per morire”.

Il Centro Oratori Romani presenta i nuovi siti associativi e lancia il Villaggio Oratorio

All’inizio dell’anno il Centro Oratori Romani ha messo mano al rinnovamento dei siti associativi a cominciare da www.centrooratoriromani.org  che accompagna e racconta da molti anni le tante iniziative pastorali in favore degli oratori e dei catechisti della Diocesi di Roma. In una rinnovata veste grafica sono stati lanciati anche i nuovi portali dedicati rispettivamente al fondatore dell’associazione, il Venerabile Arnaldo Canepa (www.arnaldocanepa.org) e alla realtà della Sinite Parvulos (www.siniteparvulos.org) che da oltre 80 anni consente alle parrocchie, agli istituti religiosi, alle scuole cattoliche e agli oratori di rifornirsi di tutto l’occorrente per la liturgia, la catechesi e le attività ricreative.

In questa occasione sono stati anche annunciati dettagli e modalità di partecipazione a Villaggio Oratorio 2026, la proposta formativa estiva del COR in favore di adolescenti e giovani animatori degli oratori che quest’anno si svolgerà dal 2 al 6 settembre sempre presso la casa salesiana Casa Versiglia a Genzano di Roma (RM). Villaggio Oratorio è un’esperienza allo stesso tempo individuale e comunitaria, vocazionale e di servizio, in cui i giovani sono accompagnati nella loro personale relazione con Gesù, per scoprire la bellezza dello stare insieme intorno alla Parola e per innamorarsi dell’Oratorio, come luogo dell’incontro e della crescita, del gioco e della preghiera, del dono di sé e dell’amicizia.

All’interno della proposta formativa, dedicata ai nati dal 2004 al 2012, saranno attivati percorsi differenziati per fasce di età e momenti comuni di incontro e scambio di esperienze. Tutte le informazioni sono disponibili sulla pagina dedicata mentre la segreteria del COR è a disposizione per ogni altra richiesta.

I nuovi siti associativi, già disponibili per la consultazione, sono stati aggiornati attraverso il sapiente lavoro dell’agenzia MKTG di Roma, presentando i vari aspetti della vita del COR dalla pastorale alla divulgazione della figura del fondatore Canepa e alle attività di sostegno agli oratori da parte della Sinite Parvulos.  In particolare, il sito del COR consente di conoscere la storia dell’associazione, la sua mission e nel dettaglio l’intera offerta di supporto e accompagnamento nei confronti degli oratori e dei catechisti oltre a tutte le informazioni utili per contattare l’associazione che da molti decenni promuove e sostiene la pastorale oratoriana a Roma.

Sul sito sono a disposizione puntuali aggiornamenti sulle iniziative pastorali che vengono promosse per accompagnare gli oratori nelle loro attività educative e per la formazione di catechisti ed animatori, insieme ad uno spazio di riflessione sull’oratorio rappresentato dal Blog ‘Il Tesoro dello Scriba” e alle notizie utili per partecipare ai Bandi indetti dal COR e al Servizio Civile Universale.

Il sito contiene anche una utile sezione di archivio di sussidi pastorali per le attività di oratorio nei diversi tempi liturgici che sono a disposizione in maniera totalmente gratuita per gli operatori. Per rimanere costantemente aggiornati sulle attività pastorali e le iniziative è possibile registrarsi per ricevere regolarmente le varie newsletter informative da parte dell’associazione.

FISH: No a standard al ribasso per gli assistenti all’autonomia. A rischio i diritti degli studenti con disabilità

La FISH – Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie esprime forte preoccupazione e netta contrarietà rispetto alla proposta di legge A.C. 2771, attualmente all’esame del Parlamento, con particolare riferimento alla disciplina dei requisiti di accesso alla professione di Assistente per l’Autonomia e la Comunicazione (ASACOM).

La disposizione contenuta all’articolo 1, comma 1, lettera a), comma 4-bis, rischia infatti di determinare un grave arretramento nella qualità dei servizi rivolti agli alunni e studenti con disabilità, compromettendo il pieno esercizio del diritto allo studio e l’effettiva inclusione scolastica.

“La proposta, così come formulata, introduce requisiti disomogenei e inadeguati, privi di un solido impianto formativo nazionale, dichiara la Federazione. Si tratta di una scelta che non garantisce standard minimi uniformi e che rischia di tradursi in una riduzione della qualità degli interventi educativi e assistenziali”.

FISH evidenzia, in particolare, la mancanza di una formazione obbligatoria e strutturata sulle principali modalità di comunicazione e intervento (come Braille, Comunicazione Aumentativa e Alternativa, metodologie comportamentali e altre competenze fondamentali), nonché l’ingiustificata equiparazione tra percorsi formativi qualificati ed esperienze lavorative prive di adeguata preparazione.

Per queste ragioni, la Federazione ha formalmente proposto un emendamento che prevede un requisito formativo chiaro, omogeneo e di livello universitario, ritenuto indispensabile per garantire competenze adeguate in un ambito di così elevata rilevanza sociale.

“La qualità dell’inclusione scolastica passa dalla qualità delle professionalità coinvolte, sottolinea FISH. Il percorso educativo di ogni alunno e ogni alunna con disabilità è un diritto inalienabile sancito dalla nostra Carta e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità”.

FISH invita pertanto il Parlamento a rivedere la norma accogliendo l’emendamento proposto, ribadendo la propria disponibilità a contribuire al confronto istituzionale.

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Napoli celebra l’Immacolata di Don Placido: al Gesù Vecchio un Convegno mariologico per il bicentenario dell’Incoronazione

Nel cuore pulsante del centro storico di Napoli, la Basilica Santuario del Gesù Vecchio si appresta a vivere un momento di profonda spiritualità e cultura. In occasione del secondo centenario dell’Incoronazione dell’Immacolata di Don Placido, si terrà il Convegno mariologico dal titolo ‘Tota pulchra’. L’evento, previsto per venerdì 1° maggio 2026 alle ore 18.00, intende onorare una delle immagini più care alla devozione napoletana, ripercorrendo il legame indissolubile tra la città e la figura della Vergine, nel solco dell’eredità spirituale lasciata dal Venerabile Placido Baccher.

I lavori saranno introdotti dai saluti di Mons. Pasquale Di Luca, Rettore della Basilica, che farà gli onori di casa in un luogo che da secoli rappresenta un faro di fede per la comunità. Il dibattito entrerà nel vivo con tre interventi di alto profilo accademico e pastorale: La bellezza e la regalità di Maria: a cura del Prof. Francesco Asti, Preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.

Devoti dell’Immacolata, innamorati di Cristo: una riflessione di Mons. Raffaele Galdiero, Incaricato dell’Arcidiocesi di Napoli per la Pietà Popolare.

La Vergine Madre… per riscoprire la nostra bellezza: un approfondimento del Prof. Giuseppe Falanga, docente presso la Pontificia Università della Santa Croce in Roma.

Le conclusioni saranno affidate al Card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo Emerito di Napoli, la cui presenza sottolinea l’importanza dell’evento per l’intera Chiesa locale. Al termine, il porporato inaugurerà la mostra ‘Corona Aurea’, allestita presso il Salone della Basilica.

L’Incoronazione dell’Immacolata di Don Placido, avvenuta due secoli fa, non fu solo un atto formale, ma il riconoscimento di un amore viscerale del popolo napoletano verso Maria. Questo Convegno si propone non solo come celebrazione storica, ma come occasione per riscoprire l’attualità del messaggio mariano nella società contemporanea.

Il Convegno si inserisce in un tessuto di devozione che abbraccia l’intera Arcidiocesi. Napoli e l’Immacolata formano un binomio inscindibile, simboleggiato dal settecentesco obelisco di piazza del Gesù Nuovo, dove ogni 8 dicembre il Cardinale Arcivescovo rinnova l’omaggio floreale a nome della città. Un legame rafforzato anche dalle 16 parrocchie che, tra il capoluogo e la provincia (da Portici a Marano), portano questo titolo mariano.

In questo solco di fede, il Convegno del 1° maggio rappresenta anche un ideale momento di preparazione spirituale per la comunità che, appena una settimana dopo, l’8 maggio, vivrà lo storico incontro con Papa Leone XIV in visita alla città.

E’ proprio nel cuore del centro storico, però, il vero fulcro di questa devozione: la Basilica del Gesù Vecchio. Qui la ‘gran Signora’ (come amava chiamarla Don Placido Baccher) continua ad accogliere migliaia di pellegrini ogni 11 del mese e nel ‘sabato privilegiato’, ovvero quello successivo al 30 dicembre, anniversario dell’Incoronazione della venerata immagine avvenuta nel 1826 su mandato del Capitolo Vaticano. L’appuntamento nasce proprio dalla volontà di valorizzare la pietà popolare come un fenomeno vivo, da riscoprire e considerare in una luce sempre più positiva.

 Il Convegno celebra un rapporto viscerale tra Napoli e l’Immacolata del Venerabile Placido Baccher (1781-1851). La sua missione sacerdotale alla Basilica del Gesù Vecchio nacque da un voto: durante la rivoluzione del 1799, imprigionato a Castel Capuano e prossimo alla condanna a morte, Don Placido sognò la Vergine che gli promise la libertà.

Divenuto primo Rettore della Basilica nel 1806, impiegò tutte le sue sostanze nel restauro dell’antico tempio, che rischiava di essere trasformato in un teatro. Scorgendo però nella chiesa «una reggia senza la Regina», fece realizzare dall’artista Nicola Ingaldi la statua dell’Immacolata esattamente come gli era apparsa in sogno durante la prigionia.

La devozione per la ‘Madonnina di Don Placido’ divenne rapidamente un fenomeno cittadino, coinvolgendo ogni strato sociale, dai sovrani al popolo minuto. Il culmine di questo amore fu la solenne Incoronazione del 30 dicembre 1826, concessa da papa Leone XII. A duecento anni da quello storico evento, il Convegno ‘Tota pulchra’, inserito tra le celebrazioni programmate dalla Basilica, intende onorare l’eredità spirituale di un uomo che ha trasformato il Gesù Vecchio in un centro mariano ed eucaristico di rilievo internazionale.

Dalla festa di santa Rita da Cascia un messaggio di pace che attraversa i confini del mondo

A un mese dalla Festa, Cascia si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più attesi e partecipati dell’anno, capace ogni volta di unire fede, emozione e comunità. Il 22 maggio 2026 la Festa di Santa Rita torna a riunire migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo per rendere omaggio a Santa Rita, tra le Sante più amate, simbolo universale di perdono, pace e speranza. Un evento che è insieme spirituale e popolare, ma anche profondamente solidale e benefico, capace di trasformare la devozione in gesti concreti di vicinanza ai più fragili e di rin-novare, anno dopo anno, il suo valore come uno dei momenti più significativi della devozione in-ternazionale.

L’edizione 2026 assume un significato particolarmente rilevante per il forte richiamo al tema della pace, in continuità con il messaggio di santa Rita e con le parole di papa Leone XIV. Entrambi, appartenenti all’Ordine agostiniano, condividono una visione fondata su perdono, riconciliazione e unità. Questo legame si rafforza ulteriormente quest’anno grazie al gemellaggio che ha unito Cascia a Chicago, città natale del Papa, dove è stata accesa la Fiaccola del Perdono e della Pace di Santa Rita. La fiaccola sarà poi benedetta dal Pontefice il 20 maggio in Piazza San Pietro, suggellando un simbolico legame tra comunità e continenti e rafforzando un messaggio universale di pace:

“Nel tempo che stiamo vivendo, attraversato da conflitti e profonde divisioni, il messaggio di Santa Rita risuona con una forza ancora più urgente e necessaria, dichiara Suor Maria Grazia Cossu, madre Badessa del monastero. La sua vita ci insegna che la pace non è un’utopia, ma una scelta concreta che nasce dal perdono, dalla riconciliazione e dal coraggio di amare anche quando è più difficile”. La madre Badessa sottolinea inoltre il valore simbolico della Fiaccola, che quest’anno unisce idealmente Cascia, Chicago e Roma:

“E’ molto più di un segno: è un appello che attraversa i confini e interpella la coscienza di ciascuno. In sintonia con il forte richiamo alla pace di Papa Leone XIV, vogliamo dire con chiarezza che non possiamo abituarci alla guerra, né rassegnarci alla divisione”. Un messaggio che si traduce in un invito concreto: “A Santa Rita affidiamo il grido di pace che sale dai popoli e dalle famiglie, perché si trasformi in gesti di dialogo, accoglienza e fraternità. E’ questo oggi il compito che ci viene consegnato: essere, ciascuno nel proprio quotidiano, costruttori di pace”.

A condividere questo richiamo è anche Padre Joseph L. Farrell, Priore Generale dell’Ordine Agostiniano, che il 21 maggio alle 16,30 presiederà la Santa Messa per la famiglia agostiniana: “E’ per me una gioia partecipare per la prima volta come Priore Generale le celebrazioni in onore di Santa Rita, testimone luminosa di pace e di perdono. In un tempo segnato da tante ferite, sentiamo ancora più urgente l’appello alla pace che viene dalla sua testimonianza e che oggi risuona con forza anche nelle parole di papa Leone XIV. Come famiglia agostiniana ci riconosciamo profondamente in questo invito a costruire relazioni riconciliate, fondate sulla misericordia e sul dialogo. Celebrare Santa Rita significa rinnovare il nostro impegno a essere operatori di pace, nella Chiesa e nel mondo”.

A rafforzare il valore simbolico dell’iniziativa è anche Padre Giustino Casciano, rettore della Ba-silica di Santa Rita da Cascia, che ha accompagnato la Fiaccola fino a Chicago: “Quest’anno la festa di Santa Rita è segnata da un segno particolarmente significativo: la Fiaccola del Perdono e della Pace che ritorna a Cascia dalla città natale del Papa Leone XIV. Un cammino che culminerà il 20 maggio a Roma con la benedizione del Santo Padre. E’ un gesto che unisce idealmente luoghi e comunità diverse, nella speranza che questo messaggio di pace e di perdono, così attuale e necessario, possa raggiungere il cuore di tutti e tradursi in scelte concrete di riconciliazione e fraternità””.

Inoltre il 21 maggio alle ore 10 saranno presentate le ‘Donne di Rita’, alle quali sarà assegnato il Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2026, che dal 1988 dà visibilità e voce a donne che, come la Santa degli impossibili, vivono nella quotidianità valori universali quali pace, dialogo, solidarietà e perdono. Donne di pace, prima di tutto. Donne che hanno scelto il perdono anche quando sembrava impossibile, dimostrando che la pace non è un’idea astratta, ma nasce da gesti concreti, quotidiani, spesso silenziosi. E’ proprio da questi piccoli gesti – un incontro, una parola, una mano tesa – che può prendere forma una riconciliazione capace di cambiare le persone e le comunità.

L’edizione di quest’anno è dedicata a donne che, come Santa Rita, hanno attraversato prove durissime segnate dalla perdita del marito e dei figli. Un dolore profondo che, nelle loro vite, si è trasformato in un cammino di amore, fede e apertura agli altri, diventando testimonianza concreta di speranza per tutta la comunità.

Le figure che incarnano questi valori sono: Fanni Curi, Lucia Di Mauro e Mirna Pompili.

Fanni Curi da Roma ha vissuto la perdita del figlio Luca, morto a soli otto anni dopo una grave malattia. Un dolore che non l’ha chiusa nella sofferenza, ma che ha saputo trasformare in un cammino di fede e amore condiviso, aiutando i senza tetto e i più fragili. Riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2026 per aver trasformato la perdita del fi-glio in un percorso di fede, amore e dedizione agli altri, diventando segno concreto di speranza e rinascita.

Lucia Di Mauro da Napoli, invece dopo l’uccisione del marito, ha scelto di trasformare il dolore in un impegno al fianco dei più fragili. Il suo percorso l’ha portata a incontrare e perdonare uno degli assassini, avviando un cammino di riconciliazione. Ha accompagnato Antonio in un percorso di responsabilità e cambiamento, andandolo a trovare in carcere e sostenendolo nel suo cammino di vita. Riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2026 per aver scelto la via del perdono e della riconciliazione, trasformando una tragedia personale in un impegno concreto per gli altri e in una testimonianza di speranza.

Infine Mirna Pompili da Palestrina ha perso la figlia Camilla in un tragico incidente, affrontando un dolore devastante. Fin da subito ha scelto la via del perdono, avvicinandosi alla persona responsabile con compassione. Riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2026 per aver testimoniato una straordinaria capacità di perdono, trasformando il dolore più grande in un esempio autentico di amore, miseri-cordia e speranza.

Come ogni anno la Festa di Santa Rita si traduce anche in impegno concreto capace di dare forma ai valori della santa. Lo fa attraverso l’azione della Fondazione Santa Rita da Cascia, ente filantropico nato per volontà dello stesso Monastero, che sostiene i più fragili in Italia e nel mondo, con numerosi progetti. Per la Festa 2026, la Fondazione lancia la campagna di raccolta fondi per l’avvio dell’Oasi Santa Rita, progetto del Monastero Santa Rita da Cascia che punta a creare a Porto Recanati, sul mare delle Marche, una struttura ricettiva non profit dedicata all’accoglienza di persone con disabilità e chi se ne prende cura.

Il progetto, sviluppato in più fasi pluriennali, con un investimento stimato di € 2.400.000 per la sola ristrutturazione dell’immobile, vuole dar vita a un luogo innovativo, col quale generare reale cambiamento sociale: dall’assistenza alla promozione di autonomia, partecipazione e qualità della vita, affinché la vacanza diventi un diritto accessibile a tutti. Per sostenere la missione e ricevere in dono lo speciale bracciale della Festa di Santa Rita, si può visitare il sito festadisantarita.org .

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