Sul modo virtuoso di ricevere l’Eucaristia. Tra il “prendere” e il “ricevere”. Equivoci indotti dalle traduzioni – Seconda parte

Santa Comunione in ginocchio
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 09.05.2024 – Veronica Cireneo e Mauro Bonaita] – A parte la primitiva e la modernissima usanza di afferrare l’Ostia Santa con le mani, per tutta la storia della Chiesa, che conta ad oggi giusto un paio di millenni, l’Ostia è stata ricevuta dai fedeli in bocca, a mani giunte e in ginocchio. C’è una vasta letteratura di documenti ecclesiali e una schiera di santi, di Papi e di Papi santi, vecchi e nuovi, che hanno testimoniato con la loro vita che l’atteggiamento più appropriato da assumere dinnanzi al nostro Dio è l’inginocchiarsi e ogni pastorale testimoniata con l’esempio eclissa ogni parola, perché la parola rispetto ad esso risulta sempre molto superflua e minimalista.

E se si accetta con la ragione e l’intelletto che Pastorale e Dottrina battano all’unisono, così come è giusto che sia, prendiamo a modello la Pastorale e la Dottrina testimoniate dai Santi Padri della Chiesa e non certo quelle di pastori che minimizzano un così Inestimabile Dono.

In questa seconda parte della trilogia sul modo virtuoso di ricevere l’Eucarestia, Ruggero riprende la questione girando intorno al valore del verbo “prendete”. La voce del verbo “prendere” è la traduzione italiana del verbo latino “accipite”, che come riportato in foto viene usato anche in riferimento alla Spirito Santo. A meno che non ci sia qualcuno che possa afferrare lo Spirito Santo ed i Suoi doni, con le mani, “prendete” non significa afferrare, bensì ricevere, accettare, acconsentire.

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Prosegue dalla prima parte [QUI]

Sebbene la moderna Conferenza Episcopale Italiana sostenga che: «particolarmente appropriato appare oggi l’uso di accedere processionalmente all’altare ricevendo in piedi, con un gesto di riverenza, le specie eucaristiche, professando con l’Amen la fede nella presenza sacramentale di Cristo» (Enchiridion CEI 4/1859), tuttavia essa non ne fa obbligo, né può imporlo, però molti sacerdoti ed anche fedeli si mostrano spesso ostili nei confronti di chi si inginocchia.

Ma cosa c’è di sbagliato ad inginocchiarsi nel momento in cui si riceve l’Eucaristia?

Dal momento che a contare è lo Spirito non bisogna discettare esclusivamente della lettera; tuttavia anche la “lettera” c’è.

Nel 1980, molti anni dopo l’entrata in vigore del nuovo rito, la Sacra Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino, sotto il pontificato di un Papa fatto Santo, emanava l’Istruzione Inaestimabile donum. Al paragrafo 11 si può leggere che «la Chiesa ha sempre richiesto ai fedeli rispetto e riverenza verso l’Eucaristia, nel momento in cui la ricevono». Quanto al modo di accostarsi alla Comunione, questa può essere ricevuta dai fedeli sia in ginocchio che in piedi, secondo le norme stabilite dalla Conferenza episcopale. L’Istruzione precisa che l’atto di inginocchiarsi «esprime adorazione» (riconoscimento grato e umile che il Signore ci vuole bene) e perciò non è richiesto nessun «altro segno di riverenza verso il santissimo Sacramento». Mentre a quanti la ricevono in piedi, viene richiesto «un atto di riverenza prima di ricevere il Sacramento».

Il problema non è limitato al ricevente, ma coinvolge anche chi, e il modo di farlo, distribuisce il Corpo di Cristo. A tutt’oggi però gli abusi liturgici purtroppo non si contano, mentre i gesti di riverenza sono diventati delle rarità.

Ricordiamo che la CEI ha caldeggiato pastoralmente la Santa Comunione in piedi, ma non l’ha imposta (e non ha nemmeno il potere di farlo). Nel 1989 la XXXI Assemblea Generale Ordinaria della CEI emanò un’Istruzione sulla Comunione Eucaristica (delibera n. 56), nella quale non si proibisce di ricevere la Comunione in ginocchio, ma si norma la modalità di ricevere la Comunione in piedi, sulla lingua o sulle mani.

Va anche notato che si usa sempre il verbo “ricevere” e mai “prendere”. Sbaglia chi traduce linguisticamente e materialmente il verbo accipite con prendete. Nei testi sacri lo stesso verbo è usato prima del complemento oggetto di Spirito Santo. Chi può prendere lo Spirito Santo con le proprie mani? Nessuno. È evidentemente quindi che accipite significa ricevete.

Il XXI volume dell’Enchiridion Vaticano ha pubblicato una lettera (“This Congregation”) della Congregazione per la fede datata 1° luglio 2002 dove si legge: «Pur avendo la Congregazione approvato la legislazione che stabilisce per la Santa Comunione la postura eretta, in accordo con gli adattamenti permessi dalle Conferenze dei vescovi per mezzo della Istitutio generalis Missalis Romani, n. 160, par. 2, lo ha fatto chiarendo che i comunicandi che scelgono di inginocchiarsi non devono per questo motivo subire un rifiuto» (EV 21/665).

«La Congregazione… ritiene che qualsiasi rifiuto della Santa Comunione ad un fedele sulla base del suo modo di presentarsi sia una grave violazione di uno dei più fondamentali diritti del fedele cristiano […]».

Era richiamato il canone 841 e veniva chiarito che «anche ove la Congregazione abbia approvato norme sulla posizione del fedele durante la Santa Comunione, in accordo con gli adeguamenti ammessi alla Conferenza Episcopale dall’Institutio Generalis Missalis Romani 160 comma 2, ciò è stato fatto con la clausola per cui su tale base non si potrà negare la Santa Comunione ai comunicandi che sceglieranno di inginocchiarsi».

Anche l’Istruzione della Congregazione per il culto divino Redemptionis Sacramentum del 25 marzo 2004 recita: «Non è lecito negare a un fedele la Santa Comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l’Eucaristia in ginocchio o in piedi» (RS, 91).

Infine, oltre alla secolare tradizione di questo gesto e alla normativa, il cardinal Sarah suggeriva di guardare alla pedagogia liturgica dell’Angelo di Fatima, che insegnava ai bambini a prostrarsi a terra dinanzi all’Eucaristia.

Ricevere la Santa Comunione in ginocchio o in piedi non è a discrezione del sacerdote, ma dei fedeli e nessuna Conferenza Episcopale può proibire al fedele di inginocchiarsi per ricevere l’Eucaristia.

È cosa buona e giusta che ciascuno tenga presente la consapevolezza che inginocchiarsi davanti all’Ostia non solo è lecito, bensì è il modo più virtuoso di accostarsi all’Altissimo. Sempre sia lodato.

Ruggero Stefano

Segue la terza e ultima parte [QUI]

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