Il Giubileo dei giovani nel racconto di chi lo ha vissuto

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“Senza la disponibilità e passione educativa di tanti, le due proposte giubilari non avrebbero avuto lo stesso valore né la stessa profondità. Siete stati collaboratori della gioia dei giovani e degli adolescenti, partecipi di una Chiesa che cresce con loro e attraverso di loro… Siete stati collaboratori della gioia dei giovani e degli adolescenti, partecipi di una Chiesa che cresce con loro e attraverso di loro. Avete scelto di esserci con discrezione, fermezza e cura; avete saputo custodire il cammino spirituale dei ragazzi e li avete aiutati a sentirsi parte di qualcosa di più grande”: così, a conclusione del Giubileo dei giovani, inizia la lettera scritta dal segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari, e da don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile della Cei, inviata ad educatori, sacerdoti, religiosi e religiose, animatori come ringraziamento per gli avvenimenti vissuti.

Partendo da questo ringraziamento abbiamo raccolto la testimonianza dei quattro educatori della parrocchia ‘Santa Famiglia’ di Tolentino, nella diocesi di Macerata, che hanno accompagnato i giovani in un pellegrinaggio ‘particolare: Irene Pazzaglia, Linda Sacchi, Francesca Pascucci, e Francesco Paolo D’Onghia.

In quale modo avete vissuto questo Giubileo dei giovani?

Irene Pazzaglia: “Il Giubileo dei giovani ha avuto la sua manifestazione concreta nella settimana dal 28 luglio, al 3 agosto anche se per noi è stato il frutto di un lungo cammino di preparazione e riflessione iniziato già a Gennaio. Abbiamo organizzato con i ragazzi momenti di incontro sia a livello diocesano sia parrocchiale, affinché non venisse percepito solo come un viaggio a Roma, ma come un vero e proprio percorso di discernimento che avrebbe trovato il suo pieno compimento in quella settimana di fine luglio.

Accompagnare a Roma i ragazzi del mio gruppo parrocchiale in questa avventura giubilare è stata un’esperienza bellissima, ricca di emozioni intense e talvolta contrastanti: ci sono stati momenti di grande fatica, notti scomode, ore cariche di stanchezza e responsabilità; ma tutto è stato abbondantemente ripagato dai loro volti felici e dalla gioia che si percepiva negli altri giovani incontrati lungo la strada.

Avendo partecipato due anni fa alla GMG di Lisbona, con la maggior parte di loro, ero in parte preparata a ciò che avremmo vissuto, soprattutto durante la veglia a Tor Vergata. Tuttavia, ogni evento è unico e irripetibile, come lo è stato questo giubileo. Perciò non posso che ringraziare di nuovo i ragazzi che, come loro educatrice, ho avuto la gioia di accompagnare e con i quali ho condiviso questa esperienza”.

Francesco Paolo D’Onghia: “Ho vissuto questo Giubileo dei giovani come un’esperienza intensa di fede, comunione e gioia. E’ stato un momento in cui mi sono sentito davvero parte di una Chiesa viva e giovane, proveniente da ogni parte del mondo radunata dal successore di Pietro”.

Linda Sacchi: “Sono partita con il cuore aperto e totalmente scarico e disilluso ma pronto e desideroso di ricevere ; gioia, amore, grazia di Dio, speranza, riconciliazione, insomma ricolmarmi di ogni bene possibile ho voluto fare incetta di ogni ben di Dio. E ci sono riuscita,  il mio desiderio è stato ripagato”.

Francesca Pascucci: “Prima della partenza ero piena di entusiasmo, e questo sentimento mi ha accompagnata per tutti i giorni del cammino e del Giubileo, nonostante la fatica e le difficoltà incontrate lungo la strada”.

Però prima di arrivare a Roma avete iniziato con un pellegrinaggio sulla via Lauretana: cosa avete scoperto?

Irene Pazzaglia: “Sì, il nostro cammino è iniziato percorrendo la via Lauretana in senso inverso: partendo da Loreto per arrivare a Tolentino. Abbiamo camminato per 62 km, fermandoci a Recanati, Macerata, Urbisaglia ed infine Tolentino. Oltre a scoprire strade poco conosciute e ad ammirare stupendi panorami, che spesso diamo per scontati ma che sono in realtà meravigliosi; ho avuto l’occasione di conoscere nuove persone che camminavano con me.

Eravamo circa 300 partecipanti e, durante il percorso, capitava di affiancarmi a giovani od educatori che non conoscevo e che, in quel momento, avevano il mio stesso passo. In ogni tappa avevamo la possibilità di fermarci per attività di gruppo, meditare sul Vangelo del giorno, riflettere su temi della vita quotidiana… ma  anche mangiare, perchè devo dire che siamo stati accolti dalle parrocchie e dalle città in maniera fantastica! E’ stato sicuramente un momento di crescita personale, di discernimento, ma anche di tempo donato ‘all’altro”.

Francesca Pascucci: “Ho scoperto una grande serenità e pace, camminando in mezzo alla natura, lasciandomi sorprendere e meravigliare dalla bellezza del creato. E’ stato come sentire Dio presente in ogni passo”.

Francesco Paolo D’Onghia: “Durante il pellegrinaggio sulla via Lauretana abbiamo scoperto il valore del cammino, non solo fisico ma soprattutto interiore. Passando tra paesi, colline e santuari, ci siamo resi conto di quanto sia importante rallentare, ascoltare, condividere. Ogni passo ci ha avvicinato non solo alla meta, ma anche a noi stessi, agli altri ed a Dio.

Abbiamo scoperto che la fatica può diventare preghiera, il silenzio può diventare dialogo, e che nei piccoli gesti (un sorriso, un aiuto, una parola) si nasconde spesso il volto di Cristo. E’ stato un tempo  di amicizia e di apertura sincera al mistero della fede. L’accoglienza è la cura delle persone che ci hanno accolto nei vari paesi e si sono spesi per l’organizzazione è stata commovente”.

Linda Sacchi: “Ho scoperto che per arrivare a Roma ed attraversare la Porta santa  sono stata messa alla prova con la fatica del cammino sotto il peso dello zaino, un giogo che a tratti era veramente faticoso ed in altri era leggero, perché condiviso con tutto il gruppo, ma facente parte di un piano ben preciso scavare dentro di me per arrivare veramente a una riconciliazione desiderata e ben ponderata. La gioia della condivisione anche della fatica e dell’arrivo alla tappa prefissata. I festeggiamenti post cammino risollevavano gli animi”.

‘Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo’: è stato l’invito di papa Leone XIV nell’omelia della celebrazione eucaristica a Tor Vergata. Ci si può riuscire?

Irene Pazzaglia: “Aspirare alla santità è certamente impegnativo, soprattutto se lo si interpreta come dover essere perfetti, non peccare mai ed essere sempre ‘buoni e gentili’ con tutti. Siamo abituati a vedere i santi come figure lontane da noi, inavvicinabili, quasi irraggiungibili. Forse, però, se riuscissimo a ricordare che anche loro erano esseri umani, con le loro peculiarità, pregi e difetti, difficoltà e fatiche quotidiane (la differenza stava nell’attaccamento totale e fiducioso a ‘Qualcuno’ di infinitamente più grande) allora sì, potremmo dire che la santità è alla nostra portata”.

Francesco Paolo D’Onghia: “Assolutamente sì, ci si può riuscire. L’invito del papa ad aspirare alla santità non è un sogno irraggiungibile, ma una chiamata concreta e possibile, anche nella vita di tutti i giorni. Non si tratta di essere perfetti, ma di vivere con amore autentico, scegliere il bene nelle piccole cose, restare fedeli a Dio anche nelle fragilità. La santità, come ci ha ricordato spesso anche papa Francesco, non è riservata a pochi eletti, ma è per tutti, anche per noi giovani.

Si può essere santi andando a scuola, lavorando, aiutando un amico, perdonando, pregando in silenzio, donando tempo agli altri. È una strada fatta di passi semplici, ma sinceri. Certo, non è facile: richiede coraggio, coerenza, fiducia. A volte richiede di ‘rinunciare a se stessi’…. Ad un ‘bene’ per te per un ‘bene’ più grande. Ma non siamo soli. Con l’aiuto della Grazia di Dio, il sostegno della comunità e la luce del Vangelo, la santità diventa una meta che possiamo davvero raggiungere”.

Linda Sacchi: “Nella vita tutto è possibile anche se estremamente difficile. La santità per quanto mi riguarda la si può raggiungere ogni giorno nella quotidianità , nelle sfide che la vita ci presenta, nel matrimonio, con i figli al lavoro; siamo chiamati quotidianamente a metterci in gioco per superare i nostri cosiddetti limiti. A volte cadiamo, altre volte inciampiamo ed altre ancora annaspiamo, credendo di non farcela, ma poi il pensiero va a Lui, chiediamo aiuto, preghiamo e con fede andiamo avanti a volte acciaccati e un po’ malandati, altre volte rinvigoriti”.

Francesca Pascucci: “Sì, è possibile aspirare alla santità, se ci si lascia guidare dal Signore in ogni situazione della vita, affidandosi a Lui con fiducia”.

Infine quale è l’immagine che è rimasta impressa di questo Giubileo?

Irene Pazaglia: “L’immagine che conservo nel cuore è lo sguardo dei ragazzi durante la veglia notturna a Tor Vergata. Il cammino per arrivarci è stato impegnativo: sotto il sole d’agosto, con uno zaino pesante sulle spalle, e con la pazienza messa alla prova dalla difficoltà di trovare subito un posto per sistemarci. Abbiamo dovuto camminare ancora a lungo, già stanchi, portando non solo lo zaino ma anche la scatola con il cibo per due giorni, consegnata all’ingresso della ‘spianata’.

Tutta quella fatica è stata ampiamente ricompensata dalla gioia di vedere i ragazzi immersi in un clima di fratellanza e pace insieme a giovani provenienti da tutto il mondo. Hanno ballato, camminato per tutta la notte, scambiato oggetti (braccialetti, bandiere, magliette) e stretto nuove amicizie. Il loro sorriso aperto e luminoso, soprattutto in un tempo come il nostro in cui odio e razzismo sembrano prevalere, è l’immagine che porto con me ancora oggi”.

Francesco Paolo D’Onghia: “L’immagine che è rimasta impressa di questo Giubileo è quella di una distesa immensa di giovani in preghiera silenziosa, sotto il cielo stellato di Tor Vergata, durante la veglia con il papa. In quel momento, non c’erano più bandiere, lingue o culture diverse: eravamo un solo popolo, un solo cuore, una sola fede”.

Francesca Pascucci: “L’immagine che porto nel cuore è quella del sole e della luce: simboli di speranza, di forza per continuare a camminare e di desiderio di mettersi in gioco per il Signore, al Suo servizio”.

Linda Sacchi: “I fiumi di persone/giovani  da tutto il mondo che hanno fatto migliaia di chilometri ed essere radunati tutti sotto  lo stesso cielo per testimoniare con forza l’amore di Dio. Sentirsi parte di questo amore è veramente unico e ti fa capire che il giogo del pellegrinaggio era veramente leggero; ci ha messo le ali ai piedi e ci ha riempiti dei tuoni del suo amore, perché l’amore di Dio non è tiepido e titubante ma è fragoroso e forte come un tuono. Ti riempie di energia per fare e dare, come ci  hanno detto a Loreto prima di partire: ‘ultreia et suseia’, avanti sempre (motto dei pellegrini del cammino di Santiago), senza fermarci mai siamo pilgrims of Hope”.

(Foto del gruppo)

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