Crescono le stroncature di Fiducia supplicans

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 28.12.2023 – Vik van Brantegem] – Ogni giorno giorni si allunga l’elenco delle Conferenze Episcopali, di singoli vescovi, gruppi di sacerdoti, teologi, commentatori, ecc., giustamente contrari a Fiducia supplicans e alla sua applicazione, rifiutando la benedizione delle coppie omossessuali e quelle irregolari [1]. Vengono emesse dichiarazioni, comunicati, appelli [2] che nella loro chiarezza e conformità alla dottrina cattolica, sono l’esatto contrario dello stile azzeccagarbugli del Dicastero per la Dottrina della Fede del Cardinale argentino Víctor Manuel Fernández, alias Tucho besame mucho, autore del libro Sáname con tu boca. El arte de besar.

Su X il vaticanista de Il Foglio, Matteo Matzuzzi, ha osservato: «Il portale della Chiesa tedesca ricorda: Fiducia supplicans vale anche per i vescovi africani» e aggiunge: «Considerata la levata di scudi di molti episcopati contro Fiducia supplicans e fatti i debiti paragoni storici (ammesso che valgano) si può ipotizzare che se nel 2013 a finire sul banco degli imputati nelle congregazioni pre Conclave fu Bertone, stavolta (quando sarà) toccherà a Fernández».

Commenta il sito MiL-Messainlatino.it: «Come è bizzarra la Chiesa oggi… L’arrogante ipocrisia della Chiesa tedesca non ha limiti: dopo aver preteso per sé ogni libertà “sinodale” vorrebbe vietare alla Chiesa africana di mantenersi “fedele alla legge di Dio ed alla propria cultura” obbligandola ad ubbidire ai funambolismi teologici di Tucho Fernández».

Fiducia supplicans sembra aver fallito in modo spettacolare: «Che la resistenza più forte proviene in gran parte dal Sud del mondo e dai Paesi in via di sviluppo soltanto rafforza la già forte impressione che la sollecitudine di Papa Francesco per le “periferie” sia solo chiacchiere. (…) Papa Francesco si è messo in una situazione impossibile. I Papi lo fanno, di tanto in tanto. Di solito non è un grosso problema. Nell’era delle comunicazioni istantanee e dei cicli di notizie di 24 ore su 24, tuttavia, una crisi abbastanza grande potrebbe mettere l’implosione di un pontificato in mostra per il mondo intero, in tempo reale. Forse è troppo presto per dire se questo è davvero ciò che stiamo vedendo attualmente, ma è impossibile essere sicuri che non lo stiamo vedendo, e questo è:.. abbastanza grave» (Christopher Alfieri – Catholic World Report, 23 dicembre 2023).

«Chi interpreta la benedizione come legittimazione del matrimonio omosessuale, o non ha letto il documento o è in mala fede» (Cardinale Víctor Manuel Fernández).

NON SOLO TUCHO
Dietro Fiducia supplicans c’è il nuovo paradigma di Francesco
La “guerra civile” provocata dalla dichiarazione sulle benedizioni alle coppie irregolari e omosessuali è frutto di un decennio segnato da due visioni della fede irriducibili tra loro (e irriducibili alla sola “gestione Fernández”).
di Stefano Fontana
La Nuova Bussola Quotidiana, 28 dicembre 2023


La “guerra civile ecclesiale” provocata dalla dichiarazione Fiducia supplicans può essere compresa nelle sue dinamiche interne tornando al concetto di “nuovo paradigma” applicato al pontificato di Francesco. Non si contano gli articoli e i libri che adoperano l’espressione. Che si trattasse di un nuovo paradigma era evidente sin dai primi passi del pontificato. Già nelle aggiunte al testo incompiuto della Lumen Fidei o nell’intervista a La Civiltà Cattolica tutti avevamo notato un nuovo paradigma in embrione, che si è poi ampiamente dispiegato in questo decennio e ora, con la Fiducia supplicans, ha definitivamente mostrato il suo volto rivoluzionario, dividendo la Chiesa. Bisogna evitare di attribuire il disastroso effetto alla sola ultima dichiarazione del Cardinale Fernández. Essa è stata preparata lungo tutto un decennio ed è da collegarsi direttamente con il capitolo 8 di Amoris laetitia, ma non solo. Ecco perché conviene riprendere in esame la nozione di “nuovo paradigma”.
Questa espressione proviene dalla filosofia della scienza e in particolare dalla scuola popperiana. Thomas Kuhn interpretava lo sviluppo della scienza come un susseguirsi di rivoluzioni sulla base di nuovi paradigmi da intendersi come programmi di ricerca. Il nuovo paradigma doveva essere in grado di spiegare sia quanto spiegato dal precedente sia quanto questo non riusciva a spiegare. La questione ebbe una evoluzione interessante quando Imre Lakatos sostenne che un nuovo paradigma non nasce dopo che si è scoperto un fatto anomalo che falsifica il precedente, ma prima si elabora il nuovo paradigma e poi si possono vedere e spiegare i fatti anomali rispetto al precedente, che altrimenti rimarrebbero al buio o verrebbero adattati a forza dentro il vecchio schema. Il fatto nuovo può essere quindi visto come nuovo solo se prima è già nato il nuovo modo di vedere le cose, e non dopo. Prima si passa ai nuovi criteri e solo poi si affrontano i fatti nuovi, resi ora visibili dalla luce del nuovo paradigma. Un fatto non è nuovo in quanto nuovo, ma perché nuovo è il modo di vederlo.
Questo spunto può aiutarci a capire la nuova situazione nel campo della teologia e della pastorale, per non rimanere intrappolati in questa logica. Secondo la dottrina della successione dei paradigmi, la benedizione delle coppie di fatto eterosessuali e omosessuali è un fatto nuovo che gli “indietristi” non riescono a capire perché sono rimasti dentro il precedente paradigma, ma risulta pienamente chiaro e condivisibile da chi ha acquisito il nuovo. La novità non sta nelle coppie omosessuali, ma nell’inedito colpo d’occhio che ora il nuovo paradigma getta su di esse. La benedizione di queste ultime è una creazione del nuovo paradigma, il quale ha posto la nuova questione dopo aver creato il nuovo modo di affrontarla. Si pone il problema perché si ha già in mente il modo di risolverlo.
Questo spiega due altri aspetti della nuova situazione ecclesiale che stiamo vivendo. Il nuovo paradigma spiega cose nuove, ma anche intende confermare le spiegazioni fornite dal precedente paradigma, altrimenti non c’è nessun passo in avanti. Infatti, Fernández dice che la precedente dottrina esposta da ultimo nel Responsum del 2021 non viene negata ma ampliata da un nuovo paradigma. Le nuove affermazioni risultano così incontestabili: non possono essere criticate alla luce del nuovo paradigma, perché proprio esso le ha prodotte, e non possono nemmeno esserlo alla luce del vecchio, perché era inadeguato e infatti è stato sostituito dal nuovo, il quale, però, non cessa di spiegare quanto spiegava il vecchio. In questo modo il modello del nuovo paradigma pretende di garantire la continuità della tradizione.
Questa visione è debitrice dell’impostazione non realistica ma idealistica del pensiero moderno, che parte dal soggetto e non dall’oggetto. Così tutta la nostra visione del mondo è un “grande paradigma”, a partire dal quale costruiamo la realtà.
Questa appena esposta è l’invenzione, la realtà è diversa. Lo schema ora visto ha un primo enorme difetto: intende la tradizione solo come un “precedente paradigma”, a cui fa riferimento Francesco quando parla di “ripetizione di schemi che generano immobilità”, o come una successione di paradigmi. La tradizione viene così chiamata “viva”, ma in realtà è morta perché un paradigma non è conoscenza del reale, dato che egli stesso lo pone. Al massimo è interpretativo, il che è troppo poco e deforma la definizione di tradizione della Chiesa. Inoltre, non è vero che il nuovo paradigma permetta di spiegare, alla propria luce, quanto spiegava il precedente. Questo perché il porre nuove realtà dopo aver inventato un nuovo paradigma getta a ritroso una luce diversa anche sulle verità precedenti, legate ad una interpretazione ormai superata. Questo è il punto delicato in cui vengono inseriti stratagemmi ingannevoli: in realtà Fiducia supplicans abolisce il Responsum perché i nuovi supposti motivi pastorali non sono solo pastorali ma pienamente teologici. Infatti, appartiene al nuovo paradigma sostenere che la pastorale non è applicativa ma creativa di dottrina.
Nella Chiesa di oggi ci sono due visioni della fede e due codici di pensiero irriducibili tra loro. Il Dicastero per la Dottrina della Fede porta avanti la visione della successione dei paradigmi, mentre i cardinali, i vescovi e i laici che vi si oppongono si attengono alla tradizione, che non è un paradigma destinato ad essere superato da un altro.

[1] Elenco non esaustivo ++++ IN AGGIORNAMENTO ++++

  • Le Conferenze Episcopali del Ghana, dello Zambia, del Malawi, della Nigeria, del Togo, del Benin, del Camerun, del Zimbabwe, del Ruanda, dell’Angola, Mozambico e Sao Tomè, del Gabon, del Costa d’Avorio, dell’Ucraina, della Polonia (che tramite il Portavoce Padre Leszek Gęsiak ha ribadito come due persone impegnate in una relazione omosessuale “non possono ricevere una benedizione”), e dell’Ungheria [3];
  • il Cardinale Fridolin Ambongo Besungu, OFM Cap, Arcivescovo metropolita di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo), Presidente della SECAM, che ha chiesto che tutte le conferenze episcopali africane dicano che non accettano la Dichiarazione;
  • il Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč e Arcieparca metropolita di Kiev, che ha precisato: «Secondo le tradizioni del rito bizantino, il concetto di ‘benedizione’ significa approvazione, permesso o addirittura ordine per un certo tipo di azione, di preghiera e di pratiche ascetiche, compresi alcuni tipi di digiuno e di preghiera. Ovviamente, la benedizione di un sacerdote ha sempre una dimensione evangelica e catechetica, e quindi non può in alcun modo contraddire l’insegnamento della Chiesa cattolica sulla famiglia come unione d’amore fedele, indissolubile e feconda tra un uomo e una donna, che Nostro Signore Gesù Cristo ha elevato alla dignità del Santo Sacramento del Matrimonio. Il discernimento pastorale ci spinge a evitare gesti, espressioni e concetti ambigui che possano distorcere o travisare la parola di Dio e l’insegnamento della Chiesa»;
  • il Vescovo di Formosa (Brasile), Mons. Adair José Guimarães;
  • l’Arcivescovo emerito di Filadelfia (USA), Mons. Charles Joseph Chaput, che ha parlato di «insegnamento confuso (…) non scusabile”, criticando anche il tempismo per la vicinanza col Natale. Ha rimproverato il Papa per la sua abitudine a ridurre ogni voce critica all’interno della categoria delle posizioni ideologiche rigide. Ha scritto che la “lamentela pubblica sminuisce la dignità dell’ufficio petrino e dell’uomo che lo abita. Ciò ignora anche il rispetto collegiale dovuto ai fratelli vescovi che mettono in discussione l’attuale corso della Santa Sede”;
  • il Vescovo emerito di La Plata (Argentina), Mons. Héctor Aguer [4];
  • il Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, Cardinale Gerhard Ludwig Müller, che ha preso una posizione netta, di critica radicale, con un documento pubblicato in esclusiva per l’Italia da La Nuova Bussola Quotidiana [QUI];
  • l’Arcivescovo metropolita di Nairobi (Kenya), Mons. Philip Anyolo;
  • l’Arcivescovo metropolita di Montevideo (Uruguay), Cardinale Daniel Fernando Sturla Berhouet, SDB;
  • l’Arcivescovo metropolita di Abidjan (Costa d’Avorio), Cardinale Jean-Pierre Kutwa;
  • l’Arcivescovo emerito di Parigi, Mons. Michel Aupetit: «La Chiesa è il sacramento della salvezza. Il suo scopo è soprattutto quello di aprire a tutti le porte del Paradiso. Per questo deve avvertire il peccatore che il suo peccato, quando è deliberatamente voluto, gli impedisce di accedere a Dio. È attraverso l’amore del peccatore che la Chiesa denuncia il peccato».
  • l’Arcivescovo e il Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Santa Maria in Astana (Kazakistan), Mons. Tomash Peta e Mons. Athanasius Schneider, che hanno proibito ai sacerdoti e ai fedeli dell’arcidiocesi “di ricevere o praticare – sotto qualsiasi forma – le benedizioni da coppie in situazione irregolare o da coppie dello stesso sesso”. Hanno chiesto al Papa di ritirare la Dichiarazione;
  • il Vescovo emerito di Tyler (USA), Mons. Joseph Edward Strickland, che ha chiamato i Cattolici, specialmente i vescovi, a rifiutare Fiducia supplicans. In particolare ha incoraggiato «i vescovi a unirsi con una voce forte e gioiosa nel Signore in questi ultimi giorni di avvento per dire “no” a quest’ultimo documento». Ha aggiunto: «Davvero dobbiamo semplicemente essere una sola voce che dice “no”, non risponderemo a questo. Non includeremo ciò nella vita della Chiesa perché semplicemente dobbiamo dire “no”. E questa deve essere una voce unica. È improbabile che succeda oggi, ma abbiamo bisogno di una voce unitaria, qualcosa che somigli a un concilio per affrontare la confusione e le questioni che sorgono di continuo per conoscere la verità di Cristo, che è immutabile»;
  • il Vescovo di Winona-Rochester (USA), Mons. Robert Emmet Barron, fondatore dell’organizzazione ministeriale cattolica Word on Fire;
  • il Vescovo ausiliare di ‘s-Hertogenbosch (Paesi Bassi), Mons. Rob Mutsaerts [5];
  • la Comunità monastica di Papa Stronsay (Congregation of the Sons of the Most Holy Redeemer) (Istituti già Ecclesia Dei), Inghilterra;
  • le Confraternite del Clero Cattolico della Gran Bretagna [6], degli USA [7] e dell’Australia [8];
  • il Vescovo di Wote (Kenia), Mons. Paul Kariuki Njiru;
  • la Corporazione gli Avvocati Cattolici dell’Argentina, che chiedono al Papa di revocare la Dichiarazione “per amore della verità e nella fedeltà al Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo”, a causa del “grave danno alla Fede e ai costumi morali che i contenuti del documento generano nel popolo di Dio attraverso l’effetto pedagogico della legge”.

[2] Appello alla Santa Sede per la revoca di Fiducia supplicans

In relazione alla dichiarazione Fiducia supplicans, pubblicata il 18 dicembre 2023 dal Dicastero per la Dottrina della Fede, i vescovi, sacerdoti e fedeli della Chiesa Cattolica sostenitori del presente documento esprimono rispettosamente la loro posizione di credenti, con la quale la respingono in modo netto e senza riserve. Malgrado la mancanza di valore giuridico e morale della dichiarazione in oggetto, infatti, essi ne riconoscono il forte impatto mediatico e, di conseguenza, sono seriamente preoccupati per le ragioni di seguito elencate.
1. Non è assolutamente lecito abusare del santissimo Nome di Dio per approvare pubblicamente, con un atto liturgico, ciò che Egli condanna – secondo l’immutabile giudizio della Scrittura, della Tradizione e del Magistero – in quanto contrario all’ordine naturale da Lui stabilito.
2. La dignità della Chiesa Cattolica, colonna e fondamento della verità (1 Tm 3, 15), è lesa in modo intollerabile di fronte ai non cattolici, ai non cristiani e ai non credenti. Coloro che, sotto l’azione dello Spirito Santo, intendono entrarvi, possono esserne trattenuti da questo e altri atti scandalosi, con grave pregiudizio per la loro salvezza eterna.
3. Sono molti i cattolici, chierici e laici, ad essere confusi o deviati nella coscienza dal fatto che i ministri sacri sono autorizzati a impartire benedizioni a persone che vivono stabilmente in peccato mortale manifesto e non intendono recedere dal loro stato con un sincero pentimento e un’adeguata penitenza. Ciò li induce gravemente in errore nella valutazione oggettiva degli atti intrinsecamente cattivi.
4. In diversi Paesi del mondo, i sacerdoti che si rifiutino di impartire le benedizioni autorizzate dalla dichiarazione Fiducia supplicans possono essere perseguiti dalla giustizia civile e rischiano addirittura il carcere per aver fatto il proprio dovere. La Santa Sede è tenuta a difendere e tutelare i ministri della Chiesa, dovunque operino, anziché esporli alla persecuzione.
5. Anche i sacerdoti che non corrono rischi giudiziari sono gravemente lesi nella reputazione e nell’onore, dato che la gente può legittimamente supporre, in forza della decisione presa dalla suprema autorità, che essi siano d’accordo. Ciò, squalificandoli sia come uomini che come ministri sacri, costituisce una forma di diffamazione dell’intero clero cattolico, alla quale ci opponiamo fermamente.
Ci appelliamo pertanto al Romano Pontefice perché ritiri o corregga la dichiarazione Fiducia supplicans. Con il presente documento chiediamo altresì che venga fatta piena luce sul caso del Preseminario San Pio X, vista la ristretta portata del processo celebrato in Vaticano nel 2021. Lo stato di salute della Chiesa militante è necessariamente legato al risanamento morale della Curia Romana. Perciò, qualora questa richiesta non fosse soddisfatta, ci riserviamo di procedere con un’inchiesta indipendente.

[3] Comunicato della Conferenza Episcopale Ungherese

Abbiamo celebrato a Natale la gioia che Dio è con noi e in mezzo a noi, e ha invitato tutti con amore misericordioso alla comunione con Lui. Con questo spirito noi, membri della Conferenza Episcopale Ungherese, ci rivolgiamo ai ministri ordinati e ai membri della nostra Chiesa locale con il messaggio seguente.
La Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede Fiducia supplicans, emessa il 18 dicembre 2023 sul senso pastorale delle benedizioni, non modifica la convinzione e l’insegnamento perenne della Chiesa Cattolica sul matrimonio e sulla morale sessuale. Considerando la situazione pastorale del nostro Paese, la Conferenza Episcopale specifica che i ministri ordinati possono benedire tutte le persone individualmente, indipendentemente dalla loro identità di genere e dal loro orientamento sessuale, ma è sempre necessario evitare l’impartizione di una benedizione comune per le coppie di fatto, nonché per quelli che vivono in un matrimonio canonicamente non valido o in un’unione dello stesso sesso.
Allo stesso tempo, accompagniamo con vicinanza e rispetto i nostri fratelli e sorelle che vivono in situazioni particolari, aiutandoli ad acquisire una comprensione più profonda della volontà di Dio nel loro cammino verso il Vangelo di Cristo.

[4] Il Vescovo Aguer: alla Fiducia supplicans non si deve obbedire

Il Dicastero per la Dottrina della Fede è diventato il Dicastero della Confusione. Ecco ciò che sta facendo il Cardinale argentino Víctor Manuel Fernández. Confusione non solo per i fedeli, ma nell’opinione pubblica mondiale. Ora il cardinale ha aggiunto confusione con la Dichiarazione Fiducia supplicans, sulla benedizione delle coppie omosessuali e ed eterosessuali che vivono in una situazione irregolare. È scandaloso che questa Dichiarazione contraddica quanto affermato due anni fa dalla stessa Congregazione a firma del Cardinale Luis Ladaria. In quella Dichiarazione si diceva che una coppia omosessuale non può essere benedetta perché Dio non può benedire il peccato. Questa è la verità. Ogni benedizione implica il compiacimento di Dio nella persona, o nell’oggetto, che viene benedetto.
Fiducia supplicans moltiplica le scuse e le spiegazioni che rivelano semplicemente una palese colpa. Lo stile è quello della dissimulazione propria di Papa Francesco: le cose vengono dette a mezza voce, ma per essere pienamente comprese contro la Tradizione.
Nell’introduzione si dice che si può comprendere la possibilità di benedire coppie in situazioni irregolari e coppie dello stesso sesso perché la benedizione non può essere preceduta da un’analisi morale preliminare. Un pretesto ripetuto è che la Chiesa deve essere più “inclusiva”, e il criterio è sociologico, o di psicologia sociale, sviluppato a causa della pressione esercitata dal mondo che impone modelli secondo presunti “nuovi diritti”.
La Chiesa è inclusiva per natura, essendo stata fondata con il comando di Cristo agli apostoli di andare a tutte le nazioni. E la storia della Chiesa dimostra che fin dall’inizio tutti i popoli sono stati incorporati in essa. Questa dichiarazione vaticana costituisce un vero e proprio scandalo che, ornato da pretesti, si contrappone alla dottrina secolare sul matrimonio.
Fiducia supplicans mostra dove puntava il capitolo otto dell’Esortazione Amoris laetitia, che diceva in modo morbido che le persone che vivono in queste situazioni irregolari possono talvolta ricevere i sacramenti. Era un inizio che ora si rivela nella sua piena dimensione. Ma questa è una conseguenza del metodo di Papa Francesco, che è appunto la dissimulazione. È così che l’attuale pontificato su molte questioni propone una nuova posizione che corregge la dottrina della Chiesa e l’inalterabile Tradizione.
Una conclusione: la Fiducia supplicans non va obbedita. Ed è perfettamente corretto negare le benedizioni alle coppie omosessuali e quelle in situazione irregolare.

[5] Il Vescovo Mutsaerts: “Santo Padre, per favore sia chiaro! Questo suo modo di esprimersi non aiuta nessuno! Nessuno!”

Mons. Rob Mutsaerts, Vescovo ausiliare di ‘s-Hertogenbosch, rivolge una richiesta netta al Papa riguardante la Fiducia supplicans e lo fa in modo esplicito.
Dio può benedire un peccatore? Certo, i peccatori che si pentono vengono perdonati con tutto il cuore. Una questione completamente diversa è: può Dio benedire il peccato? Ovviamente no! Il principio, spiega Mons. Mutsaerts, si applica a tutte e le forme di benedizioni: sacramentale, formale, informale. Ed è sotto questo profilo che Fiducia supplicans è sbagliata: chiede di benedire senza chiedere la conversione.
Un cristiano omosessuale può essere benedetto individualmente, se disposto alla conversione. Ma una relazione omosessuale non può essere benedetta, mai. Perché la Chiesa la considera peccaminosa.
La dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede sostiene che la benedizione di tali rapporti è possibile. In altre parole, è possibile benedire una relazione peccaminosa. Cioè, si sostiene che Dio può benedire un peccato. Su cosa si basa questa aberrazione? Non c’è, e non ci può essere, un riferimento ai Padri della Chiesa, ai documenti dei Papi, agli scritti dei teologi. Ci sono solo riferimenti a precedenti parole di Papa Francesco.
Per Mons. Mutsaerts, Fiducia supplicans vuole essere una guida pastorale, ma non lo è perché totalmente ambigua. Non è chiaro il motivo per cui qualcuno dovrebbe chiedere la benedizione di un sacerdote e perché un sacerdote dovrebbe darla.
Scrive Mons. Mutsaerts: «Normalmente una benedizione serve ad allineare maggiormente la propria vita alla volontà di Dio. È una chiamata alla santità. Ma nel comunicato non si parla mai di un appello alla conversione, al pentimento. Non c’è alcun riferimento alla verità. Non c’è questo appello alle coppie LGTBQ, non c’è la richiesta di vivere in continenza secondo il piano di Dio, in cui la sessualità è riservata alla relazione marito-moglie.
È un ritornello che purtroppo si ripete in questo pontificato: la mancanza di chiarezza, la semina della confusione. Il Papa dice che non cambierà la dottrina della Chiesa, ma allo stesso tempo crea l’opportunità per il contrario nella pratica.
Il problema di fondo è che i cristiani omosessuali si identificano come tali. Ma non è possibile. Così come non ci si può identificare come cristiani alcolizzati (semmai sei un cristiano con un problema di alcol), lo stesso vale per l’omosessualità. La dichiarazione ci chiede di comportarci come se le persone LGTBQ fossero una razza unica di peccatori da trattare separatamente. Ma per loro vale ciò che vale per qualsiasi altro peccatore.
Gli omosessuali si sentono esclusi dalla comunità ecclesiale? Ma la Chiesa non esclude nessuno. Nessuno è così cattivo da non poter entrare. Ma qualcosa viene chiesto: il pentimento, la chiamata alla conversione. Ed è proprio questa l’ambiguità di Fiducia supplicans: non c’è chiamata alla conversione. Così le persone LGBTQ hanno buon gioco nel credere che non siano loro a dover cambiare, ma la Chiesa.
Perché si chiede una benedizione? Perché ci si riconosce peccatori. Riconosciamo i nostri peccati e chiediamo l’aiuto di Dio per cambiare. La dichiarazione Fiducia supplicans, invece, offre la possibilità di ricevere una benedizione, ma non dice una parola sul correttivo. Chiede al sacerdote di dare la sua benedizione a uno stato peccaminoso che perdura e che non si vuole cambiare, ma tutto ciò non è pastorale, né misericordioso, e nemmeno amorevole. Compito del sacerdote è avvicinare le persone a Dio, non guidarle ulteriormente verso l’abisso».
In conclusione, Mons. Mutsaerts scrive: «Volentieri do la mia benedizione a chi me lo chiede per avvicinarsi a Dio, ma in nessuna circostanza darò la mia benedizione a un peccato. Santo Padre, per favore sia chiaro! Questa ambiguità non aiuta nessuno! Nessuno!».

[6] Dichiarione della Confraternita del Clero Cattolico della Gran Bretagna

La Confraternita del Clero Cattolico britannica, in risposta alla diffusa confusione sulla dottrina cattolica sulle unioni omosessuali e sul comportamento sessuale al di fuori del matrimonio, si sente obbligata a riaffermare l’insegnamento tradizionale della Chiesa Cattolica (dal Catechismo della Chiesa Cattolica) che rimane immutabile:
N. 2357: Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.
N. 2391: L’unione carnale è moralmente legittima solo quando tra l’uomo e la donna si sia instaurata una comunità di vita definitiva. L’amore umano non ammette la «prova». Esige un dono totale e definitivo delle persone tra loro.
È in questo contesto che dobbiamo valutare il recente documento Fiducia supplicans – che propone un appello al discernimento che può portare a conferire benedizioni a coloro che vivono in unioni dello stesso sesso o non sposate. Notiamo il nobile desiderio pastorale di aiutare le persone ad andare avanti attraverso il rinnovamento della vita e l’appello alla conversione, basandosi su tutti gli aspetti della buona volontà naturale e della virtù. Tuttavia, non vediamo alcuna situazione in cui tale benedizione di una coppia possa essere propriamente e adeguatamente distinta da un certo livello di approvazione. Pertanto, ciò porterebbe inevitabilmente allo scandalo – alle persone interessate – a coloro che sono coinvolti direttamente o indirettamente nella benedizione – o allo stesso ministro. Inoltre, temiamo che la pratica di queste benedizioni possa confondere i fedeli sull’effettiva teologia del matrimonio e della sessualità umana. In effetti, dai commenti apparsi sui media negli ultimi giorni e dalle preoccupazioni che ci hanno riferito i fedeli, vediamo già tali malintesi. Crediamo che la carità genuina segua sempre la vera dottrina e che tali benedizioni sarebbero contrarie alla legittima cura che un sacerdote deve al suo gregge. Con onesta parresia e dalla nostra esperienza di pastori concludiamo che tali benedizioni sono pastoralmente e praticamente inammissibili.

[7] Dichiarazione della Confraternita del Clero Cattolico degli USA

La Confraternita del Clero Cattolico degli USA desidera affrontare il recente tumulto sulla corretta interpretazione e applicazione della Fiducia supplicans del Dicastero della Dottrina della Fede. Uniamo le nostre preoccupazioni a quelle dei nostri confratelli della Confraternita britannica del clero cattolico, come dichiarato nel loro annuncio pubblico. Il comportamento peccaminoso e le inclinazioni disordinate non possono mai essere benedetti o condonati. Anche l’apparenza di un’approvazione di qualsiasi male morale deve essere evitata a tutti i costi, per evitare che si possa dedurre che chi dà la “benedizione” sia anche un collaboratore formale del male, cosa che è sempre proibita.
La distinzione che le persone possono essere benedetti senza approvare il loro stile di vita e la loro attività morale è certamente valida. I detenuti in carcere vengono spesso “benedetti”, ma sempre nel contesto in cui si invoca l’assistenza divina sulle persone stesse, non sul loro comportamento criminale.
Allo stesso tempo, però, è necessario prestare molta attenzione affinché non si crei la facciata che non solo la persona, ma anche le sue azioni e le sue convinzioni ricevano una sorta di “imprimatur”.
Le coppie conviventi (eterosessuali o omosessuali), se benedette insieme, danno l’impressione che la loro relazione sia accettabile agli occhi della Chiesa, cosa che non è. Mentre un ecclesiastico può “benedire” qualsiasi persona umana, non può benedire un comportamento immorale o disordinato.
Amare il peccatore non significa amare il peccato. Gesù comandò alla donna colta in adulterio di “non peccare più”. Non ha “benedetto” il suo stile di vita, ma ha perdonato i suoi peccati.
Allo stesso modo, come non possiamo benedire l’aborto, la pornografia, l’infedeltà coniugale, l’abuso di minori, il terrorismo e tutti i gravi mali (come la fornicazione e l’adulterio), dobbiamo anche evitare di confondere le cose immorali con coloro che le commettono.
La prudenza ci impone di evitare di trasmettere il messaggio sbagliato.
La verità morale è preziosa quanto la verità dogmatica.
Certo, la Chiesa non ha cambiato il suo insegnamento perenne sulla sessualità umana e sulla santità del matrimonio, ma non dobbiamo nemmeno confondere le acque.
Ammonire i peccatori è ancora un’opera di misericordia e oscurare la loro visione morale non lo è, anche se viene chiamata “benedizione”.

[8] Dichiarazione della Confraternita del Clero Cattolico dell’Australia

Consapevole delle notizie sensazionali riportate dai media e della conseguente confusione e angoscia per molti fedeli Cattolici in seguito alla pubblicazione della Dichiarazione Fiducia supplicans, l’Esecutivo nazionale della Confraternita del Clero Cattolico australiana ritiene opportuno offrire i seguenti commenti:
1. Il disegno creativo di Dio fin dall’inizio è che l’attività sessuale umana si svolga all’interno del matrimonio, che è caratterizzato dalla complementarità tra i sessi, dalla fedeltà permanente e da una feconda apertura al dono dei figli.
2. Gli atti sessuali fuori dell’unione matrimoniale tra persone di sesso diverso o dello stesso sesso non corrispondono al disegno del Creatore. Inoltre, gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso sono intrinsecamente disordinati e contrari alla legge naturale.
3. Tutte le persone umane sono fatte a immagine e somiglianza di Dio. I pastori della Chiesa dovrebbero essere sempre misericordiosi verso coloro che sono lontani da Dio e accompagnarli con un’autentica carità. Dovrebbero allo stesso modo essere sempre disposti a pregare per tutto il loro popolo e in particolare a pregare con e per coloro che cercano sinceramente di scoprire e conformarsi alla Santa Volontà di Dio. Allo stesso modo, i pastori dovrebbero offrire penitenza per la loro conversione.
4. L’autentica cura pastorale e spirituale non può mai essere separata da una presentazione inequivocabile del piano di Dio per la sessualità umana e il matrimonio poiché questo piano, sebbene difficile da accettare per alcuni, è essenziale per la crescita umana e quindi è un dono piuttosto che un peso.
5. I sacerdoti ordinati sono ministri delle benedizioni di Dio date per santificare la persona umana e edificare tutto ciò che è vero, buono e bello nella vita umana. Mentre le persone umane peccatrici che cercano la misericordia di Dio sono autentici destinatari delle benedizioni di Dio, tali benedizioni per loro natura sono ordinate alla comunione con Dio; alla conversione e alla santificazione, e quindi non può mai essere conferito ad atti peccaminosi né legittimare rapporti intrinsecamente incompatibili con il disegno divino.
6. Tutte le persone umane sono chiamate alla conversione e alla santità. La benedizione più grande che una persona umana può ricevere è la grazia di rispondere al primo comando di Cristo: convertitevi e credete al Vangelo (Mc 1,14).
Nel fare questi commenti, l’Esecutivo Nazionale della Confraternita del Clero Cattolico australiana esprime la sua fraternità con le Confraternite del Clero Cattolico nel Regno Unito e negli Stati Uniti, che hanno entrambe fatto le proprie dichiarazioni.

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