Papa Francesco e il clero di Roma. Stralci di conversazione

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L’avvio di una “seria riflessione” sulla questione dei divorziati risposati, a partire dal prossimo sinodo. Il punto di vista di Giovanni Battista, che dal carcere ha paura di avere fallito la sua missione e viene rassicurato da Gesù. Il senso delle periferie esistenziali, non intese solo come periferie geografiche, ma anche semplicemente come lontananza. Papa Francesco ha parlato per un’ora e mezza con il clero di Roma. Ma a porte chiuse, perché il dibattito fosse più sereno. In attesa della trascrizione ufficiale, alcuni sacerdoti presenti all’incontro hanno dato qualche highlights a korazym.org

Il dibattito doveva essere libero, ma in realtà era stato “pilotato” dal card. Vallini, vicario generale della diocesi di Roma. Il quale aveva scelto i sacerdoti che avrebbero dovuto porre le domande al Papa (tre, poi diventati cinque perché c’era tempo per altre due domande) e aveva anche loro suggerito le domande, tanto che alcuni si sono spinti a dire al Papa “faccio questa domanda per obbedienza”.

Scontata la domanda sulla disciplina della comunione ai divorziati risposati, un tema venuto fuori durante la conferenza stampa in aereo di ritorno da Rio de Janeiro. Papa Francesco ha sottolineato che il problema non si può ridurre alla questione di ‘comunione sì o comunione no’, perché si deve studiare seriamente la situazione di ciascuno. E lui ha intenzione di prendere a cuore la vicenda, e magari di discuterne anche nel prossimo sinodo dei vescovi (che dovrebbe aver luogo il prossimo anno, ma che è ancora senza tema ufficiale, ndr).

Il Papa ha parlato anche di situazioni di ingiustizia che vanno sanate. Per esempio, ha raccontato che in Argentina ci sono tribunali ecclesiastici che per alcune persone o villaggi sono distanti anche 300 km. E queste persone magari vorrebbero chiedere una dichiarazione di nullità matrimoniale, e la otterrebbero anche, ne avrebbero le condizioni, ma non lo fanno, perché non hanno i soldi per il viaggio. Si tratta di una situazione di ingiustizia, ha sottolineato il Papa, perché non tutti hanno le stesse possibilità di chiedere ai tribunali la dichiarazione di nullità.

Un sacerdote ha ricordato Innocenzo III, che aveva sognato la Chiesa che crollava e san Francesco che la sosteneva. E ha poi chiesto al Papa se la Chiesa stava crollando. Il Papa ha risposto che la Chiesa è in un momento positivo, ci sono tanti santi riconosciuti, ma ci sono anche tanti santi non riconosciuti. E tra questi, madri di famiglia come una donna che un giorno ha captato la conversazione di un giornalista argentino che era in partenza per andarlo ad intervistare. Questa ha chiesto al giornalista di portare un messaggio al Papa per lei. Non c’erano fogli di carta. Così ha scritto su un fazzoletto, chiedendo al Papa preghiere per il figlio che si drogava. E ha aggiunto il numero di telefono, chiedendo al giornalista che magari qualcuno la chiamasse per farle sapere che il Papa aveva letto la lettera. Il Papa l’ha chiamata. E lei ha risposto – racconta il Papa – “non mi aspettavo tanto”. E ha chiesto preghiere per il figlio, che lei stava cercando con amore e misericordia di far uscire dal tunnel della droga. Lei è uno degli esempi di santità “quotidiana” che ha fatto Papa Francesco.

I sacerdoti di Roma si erano leggendo un testo sull’identità sacerdotale che l’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio aveva diffuso a commento del documento di Aparecida nel 2007. In quel documento, Bergoglio aveva delineato alcuni dei leitmotiv del suo pontificato, come il fatto che il sacerdote non debba essere “un chierico di Stato” (espressione che ha ripetuto nel suo incontro con i parroci, mentre alcuni di loro, ormai conoscendo l’espressione, lo anticipavano muovendo le labbra) ma un pastore tra la gente.

Un sacerdote ha allora chiesto a Papa Francesco quali sono le periferie esistenziali, dato che, sì, il documento di Aparecida pone l’accento sulla povertà, ma è anche vero che nella città di Roma, ad esempio, pensare alle periferie solo in termini di povertà sarebbe riduttivo, dato che si ha a che fare con una realtà complessa. E Papa Francesco ha risposto che le periferie non sono solo quelle dei poveri. Le periferie sono anche quelle persone che ad esempio si sono allontanate dalla Chiesa e con le quali è necessario instaurare un dialogo. Le periferie riguardano, per Papa Francesco, qualunque ambito di relazione umana.

Ma quello che ha colpito di più i sacerdoti interpellati da korazym.org è la lettura che Papa Francesco ha dato della figura di Giovanni Battista. “Il Battista – raccontano – è in carcere, e comincia a pensare che magari ha sbagliato a fare quella predicazione. Perché in fondo se avesse visto giusto, se Gesù fosse davvero il Messia, lui non si troverebbe nei guai. Allora manda dei discepoli a chiedere a Gesù conferma. E questi gli fa rispondere di dire al Battista i miracoli che hanno visto. In pratica, gli dice che anche se il tempo non sembra essere dei migliori, anche se la situazione non è buona, il Battista non si è sbagliato”. E questo – conclude un sacerdote – è un qualcosa che sentiamo anche noi sacerdoti, quando a volte vediamo tutto andare male nella nostra parrocchia, e veniamo presi dallo sconforto”.

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