La riforma a pezzi di Papa Francesco

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.05.2023 – Andrea Gagliarducci] – Un altro Rescritto di Papa Francesco. Il 24 maggio 2023, il Papa ha riformato l’Ufficio del Revisore Generale [QUI], stabilendo che le sue funzioni continuino anche durante la sede vacante. In pratica, quindi, cessano tutti i capi dicastero, tranne il Vicario del Papa per la diocesi di Roma, il Camerlengo e il Revisore generale. Era prevedibile che si sarebbero rese necessarie alcune modifiche alla sede vacante perché la riforma della Curia aveva eliminato la Camera Apostolica, che amministrava il patrimonio della Santa Sede in tempo di sede vacante.

C’erano quindi una serie di funzioni da riorganizzare o ridefinire. Ma che questo avvenga, ancora una volta, con un Rescritto è indicativo del modus operandi di Papa Francesco. Due sono gli aspetti da evidenziare: il primo è la repentina fretta con cui si attuano le riforme, urgenza che poi porta con sé la necessità di apportare ulteriori modifiche; la seconda è il fatto che non sembra esserci un piano chiaro su come queste riforme vengano promulgate e realizzate, a meno che il piano non sia più semplice di quanto si pensi, ed è il piano per decostruire la Curia romana. Queste due ipotesi non si escludono a vicenda. Si completano a vicenda e lasciano molti interrogativi su come Papa Francesco abbia deciso di riformare la Chiesa.

Cosa dice il nuovo Rescritto? In primo luogo, posto che l’ordinaria amministrazione non viene interrotta durante la sede vacante, e dato che l’Ufficio del Revisore Generale non prevede la figura di un segretario, allora è lo stesso ufficio che continua ad esercitare la funzione di controllo sulla ordinaria amministrazione, sotto la vigilanza del Cardinale Camerlengo.

Non solo. Lo Statuto dell’Ufficio del Revisore Generale prevede che il Revisore Generale “analizza le informazioni e le presenta con relazione ad un’apposita commissione composta dal Consigliere per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, dal Prelato Segretario del Consiglio per l’Economia e dal Segretario della Segreteria per l’Economia”. La commissione speciale è il Comitato di sicurezza finanziaria istituito con la riforma della legge vaticana antiriciclaggio dell’agosto 2013. Un Comitato di sicurezza finanziaria è stato richiesto proprio dalle organizzazioni internazionali, che hanno chiesto al Papa quel tipo di trasparenza che si può ottenere solo avendo un comitato che possa garantire, anche a livello globale, il controllo governativo sulle tematiche antiriciclaggio.

Ora, però, tutto è cambiato. Il Revisore Generale esamina le relazioni e «le presenta con relazione al Prefetto della Segreteria per l’Economia e, se lo ritiene necessario, anche al cardinale coordinatore del Consiglio per l’Economia». Ancora una volta, come già avvenuto con la nuova legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano, la Segreteria di Stato è completamente tagliata fuori. Contano solo gli organismi instituiti dal Papa, che assumono una nuova centralità e che, alla fine, restano gli unici organismi a mantenere il controllo. Insomma, non c’è solo un accentramento nelle mani del Papa. C’è un accentramento dei nuovi organi della riforma della Curia. Questa scelta sembra significare come Papa Francesco voglia dare un chiaro segno di discontinuità. Questo ragionamento sembra piuttosto tecnico. Ma alla fine non lo è, perché dice varie cose del Papa e del Pontificato.

La prima cosa è, che Papa Francesco non fa riforme globali. Più volte ha parlato di riforme in movimento. Quando pubblicò la Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium [QUI], un po’ di punto in bianco, lo fece, consapevole che la nuova costituzione non era pronta per essere pubblicata. Fu un colpo di stato, che però necessitava di ulteriori aggiustamenti. I Rescritti e il Motu proprio del Papa dimostrano che la legge non era globale ma serviva solo a fare un punto. Del resto, i dicasteri vaticani si sarebbero riorganizzati da loro.

La seconda cosa è, che le decisioni del Papa sembrano dettate dalla logica di dimostrare un impegno continuativo piuttosto che garantire continuità. La riforma della Curia segnava già una forte discontinuità con la precedente gestione. Tuttavia, non sempre gli uffici della Curia hanno ricevuto chiare regole di ingaggio. Molti officiali se ne sono andati perché non si sentivano più a loro agio. Chi è rimasto spesso non sa fino a che punto può spingersi oltre i propri limiti. È una situazione che è l’opposto di quello che vorrebbe Papa Francesco, perché è molto clericale. Nessuno vuole assumersi responsabilità o correre rischi. Tuttavia, il clericalismo si diffonde quanto più il Papa è assente perché non svolge il ruolo di garante dell’unità della Chiesa. Di fronte a questa crescente assenza, i funzionari delle Santa Sede cercano di colmare il vuoto come meglio possono. Lo fanno evitando accuratamente di correre rischi, magari pensando a una nuova destinazione o, più semplicemente, a non dispiacere al Papa.

La terza cosa è una certa corsa alle riforme. Papa Francesco non ha tempo per creare commissioni come ha fatto all’inizio del suo pontificato. Quindi quando ci sono certe situazioni in gioco, procede direttamente ad aggiornarle senza consultare nessuno. Non che il Papa debba necessariamente avvertire qualcuno. Ma è anche vero che se non avvisa, allora ci saranno dei problemi in termini di gestione del potere e dei compiti.

Finalmente, ora è ormai chiaro che le riforme di Papa Francesco sono frammentarie. Non c’è una riforma globale e comprensiva, ma molte piccole riforme che porteranno, spera, a una nuova mentalità ecclesiale. La verità, tuttavia, è che le riforme a pezzi sono difficili da portare avanti nel futuro; hanno una vita propria e quello che è successo ieri potrebbe non essere necessariamente ricordato oggi. La recente e massiccia opera riformatrice di Papa Francesco sembra riassumersi in queste quattro linee guida. La vera domanda è se queste riforme rimarranno o sono drammaticamente legate solo alla persona di Papa Francesco.

Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato oggi dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican [QUI].

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