Dal centro l’accusa di “indietrismo” e 24 domande dalla periferia

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 09.05.2023 – Vik van Brantegem] – «Certamente so che il Concilio è ancora in via di applicazione. Ci vuole un secolo perché un Concilio sia assimilato, dicono. E so che le resistenze sono terribili. C’è un restaurazionismo incredibile. Quello che io chiamo “indietrismo”». Nel corso dell’incontro con alcuni membri della Compagnia di Gesù in Ungheria, che si è svolta il 29 aprile scorso nella Nunziatura Apostolica a Budapest nel corso del suo ultimo Viaggio Apostolico in Ungheria, di cui oggi La Civiltà Cattolica ha pubblicato il testo, Papa Francesco ha parlato dell’importanza della testimonianza, del dono della tenerezza, del dialogo tra le generazioni ed è tornato a parlare anche delle resistenze all’interno della Chiesa Cattolica Romana verso le novità introdotte dopo il Concilio Vaticano II, definendolo nuovamente “indietrismo”, la reazione contro il moderno, da contrastare come “una malattia nostalgica” nella Chiesa.

Papa Francesco ha risposto a sette domande poste da alcuni dei 32 gesuiti presenti. L’ultima domanda che è stata posta: «Il Concilio Vaticano II parla del rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno. Come potremo riconciliare la Chiesa e la realtà che è già oltre il moderno? Come trovare la voce di Dio amando il nostro tempo?».

La risposta di Papa Francesco:

«Non saprei come risponderti teoricamente, ma certamente so che il Concilio è ancora in via di applicazione. Ci vuole un secolo perché un Concilio sia assimilato, dicono. E so che le resistenze sono terribili [1]. C’è un restaurazionismo incredibile. Quello che io chiamo “indietrismo”, come dice la Lettera agli Ebrei 10,39: “Noi però non siamo di quelli che tornano indietro” [2]. Il flusso della storia e della grazia va da giù in su come la linfa di un albero che dà frutto. Ma senza questo flusso tu rimani una mummia. Andando indietro non si conserva la vita, mai.
Si deve cambiare, come scrive nel Commonitórium primum san Vincenzo di Lérins quando afferma che anche il dogma della religione cristiana progredisce, consolidandosi con gli anni, sviluppandosi col tempo, approfondendosi con l’età [3]. Ma questo è un cambio dal basso in alto. Il pericolo oggi è l’indietrismo, la reazione contro il moderno. È una malattia nostalgica. Questo è il motivo per cui ho deciso che ora è obbligatorio ottenere la concessione di celebrare secondo il Messale romano del 1962 per tutti i nuovi preti appena consacrati. Dopo tutte le consultazioni necessarie, l’ho deciso perché ho visto che quella misura pastorale ben fatta da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI veniva usata in modo ideologico, per tornare indietro. Bisognava fermare questo indietrismo, che non era nella visione pastorale dei miei predecessori».

[1] Sull’applicazione del Concilio Vaticano II è scritto tanto, anche qui. Consigliamo al riguardo di rileggere per esempio Il Concilio Vaticano II e le difficoltà dell’interpretazione. Conciliare lo zelo per la verità con la correttezza e l’amore del prossimo del 24 giugno 2020 [QUI].
[2] Invece, il verso di Ebrei 10,39 dice tutt’altra cosa e non è necessario una laurea in esegesi per capire che la lettura di Papa Francesco non è corretta: «Noi però non siamo di quelli che indietreggiano a loro perdizione, bensì uomini di fede per la salvezza della nostra anima».
[3] Per quanto riguarda la citazione di San Vincenzo di Lérins, rimandiamo all’articolo Papa Francesco e San Vincenzo di Lérins. Una lettura corretta e non “tagliata” del 23 agosto 2022 [QUI]: «Di fronte alle citazioni non corrette e “tagliate” da parte del Papa, il Prof. Guarino afferma: “(…) se dovessi consigliare il Papa, lo incoraggerei a prendere in considerazione l’intero Commonitorium di San Vincenzo, non solo la selezione che cita ripetutamente. Si noti che San Vincenzo non parla mai positivamente dei cambiamenti di rotta. Un tale cambiamento, in Lérins, non è un progresso nella comprensione della verità da parte della Chiesa; non è un caso di un insegnamento ‘ampliato dal tempo’. Al contrario, tali cambiamenti sono il segno distintivo degli eretici”».

Oggi abbiamo ricevuto dai fondatori degli Alleati dell’Eucaristia e del Vangelo, Valter Tuninetti e Veronica Cireneo, la testimonianza di un Alleato che riportiamo di seguito, perché con le sue domande pertinenti, offre – indirettamente – una risposta alla ripetuta accusa di “indietrismo” rivolta a coloro che si rendono conto dello stato comatoso in cui si trova la Chiesa, come se fosse un errore tornare indietro sui propri passi, quando ci si accorge di essere sulla strada sbagliata. Neanche i lemmini, al contrario della credenza comune, commettono un suicidio di massa durante le migrazioni, trattandosi di un’opinione popolare che non ha nessun fondamento scientifico. I lemmini migrano spesso in gruppi numerosi, e di conseguenza molti di loro periscono per cause accidentali oppure per la pressione degli altri individui che può causarne la caduta in corsi d’acqua, dirupi, ecc.

Quanto segue offre una drammatica testimonianza con l’odore delle pecore a difesa della salvezza delle anime in una Chiesa come ospedale da campo.

* * *

Carissimi Valter e Veronica,

verso la metà di febbraio u.s. ho aderito, su consiglio di Don Leonardo P. all’iniziativa degli Alleati dell’Eucaristia e del Vangelo, persuaso della bontà del movimento dalla lettura su Duc in Altum, che seguo volentieri per le tematiche che tratta, delle molte recensioni ed articoli a firma di voi fondatori, lì apparsi. Vi sono molto grato. In particolare a Veronica Cireneo con la quale ho avuto il bene di poter parlare a voce scambiandoci molti utili pensieri, che stanno aiutando il mio cammino di fede.

Da circa tre anni stavo meditando, nel mio cammino di conversione, sulle “novità” inserite in questi ultimi anni nella Liturgia della Santa Messa novus ordo. Da questi pensieri, la mia mente ha cominciato a considerare come sia cambiato il Cattolicesimo, i sacerdoti e il loro modo di essere Pastori del Gregge del Signore.

Io, nato alla fine degli anni ‘50 da famiglia di salde tradizioni cattoliche, ho fortunatamente avuto dei buoni insegnamenti su cui il Signore mi ha consentito di costruire una buona base di partenza. La presenza anche di un ottimo Padre Spirituale e la Grazia di Dio hanno fatto il resto.

Questo per dirvi che oggi, come voi, in questa Chiesa mi sento un pesce fuor d’acqua…

Nei lunghi mesi in cui fui costretto agli “arresti domiciliari” essendomi opposto alla famigerata inoculazione, ho avuto modo di buttar giù alcune mie considerazioni sulla situazione che ho riscontrato nelle chiese della mia città: Genova.

Ne ho redatto due paginette che, ad ottobre scorso, mi sono deciso di consegnare all’arcivescovo della mia diocesi per metterlo a conoscenza del disagio che molte pecorelle del suo Gregge stanno vivendo.

L’iter è stato sfiancante… Ho dovuto prendere appuntamento, dapprima telefonico, poi inviando mail dove accennare al motivo della mia richiesta per un incontro. Ad ottobre 2022 la mia prima richiesta, a marzo 2023 l’agognato faccia a faccia. L’incontro è stato molto cordiale, l’arcivescovo mi ha ascoltato attentamente prendendo appunti.

Al termine del colloquio mi ha ringraziato per avergli riferito delle situazioni da me riscontrate, perché non ne era a conoscenza. Mi auguro possa intervenire per migliorare le cose.

Vi scrivo nella speranza di veder comparire sull’autorevole blog di Aldo Maria Valli anche questa mia testimonianza, allo scopo di divulgare le domande che mi sono posto, perché credo siano le stesse di molti, e di scuotere il Popolo di Dio e recuperare i principi della fede che si sta affievolendo sia nei Pastori che nei fedeli.

Queste le mie domande:

  1. Perché nessuno ricorda che Papa Pio V scrisse la Bolla Quo primum tempore in cui lanciava “anàtema”, cioè la scomunica, a chiunque avesse osato, in qualunque tempo modificare l’Ordo Missae redatto dal Concilio di Trento?
  2. Perché non ci si chiede come mai prima dei cambiamenti imposti dal Concilio Vaticano II il sacerdote celebrasse rivolto verso l’altare al cui centro vi erano il Tabernacolo con sopra il Crocifisso?
  3. Perché l’altare delle chiese su cui si consuma il sacrificio incruento di Gesù Cristo, oggi viene degradato al ruolo di mensa?
  4. Perché oggi sull’altare non vi è più il Tabernacolo e, spesso, il Crocifisso?
  5. Perché in molte chiese moderne il Tabernacolo è decentrato o addirittura sistemato in posizione defilata rispetto all’Altare Maggiore?
  6. Perché le Omelie degli ultimi anni invece di spiegare al popolo la Parola della Sacra Scrittura del giorno, spesso puntano l’accento solo sulla Misericordia di Dio, il quale perdona sempre tutti, senza ricordare che Dio oltre che infinitamente misericordioso è anche infinitamente giusto? E che per essere perdonati bisogna pentirsi, confessarsi e adempiere alla penitenza impartita?
  7. Perché i celebranti, prima e dopo l’Omelia, non dicono più “sia lodato Gesù Cristo”?
  8. Perché i sacerdoti non parlano più del significato del Sacrificio della Messa, della Redenzione dell’Uomo da parte di Gesù con lo spargimento del Suo Sangue, della necessità di confessarsi (sacramento della Penitenza sminuito dalla parola riconciliazione) prima di ricevere l’Eucaristia?
  9. Perché i fedeli si accostano alla Santa Comunione con apparente superficialità? Quanti possibili sacrilegi vengono commessi in ogni Messa? I sacerdoti se ne rendono conto? Perché nelle omelie non fanno un po’ di sano catechismo dal pulpito ricordando come ci si deve comportare entrando in chiesa, come prepararsi a ricevere l’Eucaristia, come riceverla e fare il ringraziamento?
  10. Perché nelle chiese sono state abolite le balaustre e i fedeli, se lo desiderano, non possono più comunicarsi in ginocchio?
  11. Perché i sacerdoti invece di chiamare chiaramente il peccato col suo nome, usano termini più blandi come fragilità, debolezze, cadute, miserie, ecc?
  12. Perché i bambini che oggi frequentano il Catechismo non hanno coscienza del peccato e spesso non sanno cosa dire al confessore?
  13. Perché i volontari laici che si propongono come catechisti, non vengono prima sottoposti ad un accurato esame da parte dei parroci per accertarne le sane conoscenze in materia ed eventualmente istruirli bene su come insegnare il Catechismo?
  14. Perché i catechisti insegnano ai bambini che l’Ostia Consacrata al momento della Comunione si riceve sulla mano? Semmai dovrebbe essere insegnato il contrario, dato che il Catechismo insegna che il fedele deve ricevere la Particola in bocca.
  15. Perché nessuno dice che le uniche persone che possono prendere in mano l’Ostia Consacrata sono i Sacerdoti e i Diaconi, poiché sono gli unici che hanno le mani consacrate e tutti gli altri commettono sacrilegio? (da discutere la liceità o meno del servizio dei Ministri Straordinari).
  16. Perché in quasi tutte le chiese non c’è più l’acqua benedetta nelle acquasantiere nonostante dal 1° maggio 2022 la CEI abbia detto che si possono riempire?
  17. Perché i catechisti e i sacerdoti non insegnano più come ci si deve comportare quando si entra in chiesa (fare il segno di Croce con l’acqua benedetta e genuflessione) e come si deve seguire la Santa Messa (quando si deve stare in piedi, in ginocchio o seduti)?
  18. Perché i confessionali sono così poco frequentati, mentre alla Messa domenicale la quasi totalità dei presenti si comunica e poi, appena terminata la funzione, si intrattiene in chiesa chiacchierando e disturbando quei pochi fedeli che desiderano fare qualche minuto di ringraziamento?
  19. Perché i celebranti non tengono più le mani giunte e pochi fanno la genuflessione di fronte al Tabernacolo?
  20. Perché i celebranti all’inizio al termine della Santa Messa si rivolgono all’assemblea con frasi che esulano dalla Liturgia tipo “buona domenica”, “buona giornata”, ecc?
  21. Perché dopo la Messa non si recita più la preghiera a San Michele Arcangelo?
  22. Perché i sacerdoti prima di leggere il Vangelo dicono “dal Vangelo…”, mentre dal latino “Sequéntia Sancti Evangelii…” si dovrebbe dire “dal Santo Vangelo…”?
  23. Perché oggigiorno i sacerdoti dal pulpito non parlano più delle indulgenze? Ormai pochissimi sanno che cosa siano e come sia possibile lucrarle, a che cosa servano e chi le ha istituite. Il compito del sacerdote è quello di salvare le anime, ma se i fedeli non sono a conoscenza di quali sono le Grazie che Gesù e la Chiesa ci hanno lasciato nelle indulgenze…
  24. Perché i sacerdoti non vestono più l’abito talare, indossano raramente il clergyman e spesso vestono abiti civili?

Sono domande cruciali a cui spero a nome di tanti fedeli disorientati che il futuro dia risposte concrete per ritrovare la serenità della fede.

Laudetur Jesus Christus e grazie.

Piero da Genova

Ricevuto, letto e approvato dai fondatori Valter Tuninetti e Veronica Cireneo.

Per unirsi agli Alleati dell’Eucarestia e del Vangelo [QUI].

Preghiera di protezione a San Michele Arcangelo

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; sii Tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo. Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, Te ne preghiamo supplichevoli! E Tu, o Principe della milizia celeste, con la potenza divina, ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime. Amen.

Il sacerdote, all’inizio della Liturgia Eucaristica, messo l’incenso nel turibolo, lo benedice e poi incensa tutto l’altare, in onore del Signore. L’incenso viene benedetto, nella Santa Messa vetus ordo, con la preghiera (intelligenti pauca): «Per intercessionem beati Michaelis Archangeli, stantis a dextris altaris incensi, et omnium electorum suorum, incensum istud dignetur Dominus benedicere, et in odorem suavitatis accipere» (Per intercessione di San Michele Arcangelo, che sta alla destra dell’altare dell’incenso, e di tutti i suoi santi, il Signore voglia benedire questo incenso e accoglierlo come profumo a Lui gradito».

Sarebbe molto opportuno che nelle liturgie cattoliche si riprendesse non solo l’uso dell’incenso (e con questa intercessione a San Michele Arcangelo) che in tantissime parrocchie è stato completamente abolito, addirittura non usandolo neppure più alla fine del funerale per incensare la salma, ma riprendere al termine della Santa Messa anche riprendere di nuovo la preghiera finale a San Michele Arcangelo, che San Giovanni Paolo II ha invitato a fare pur non essendo, purtroppo, obbligatoria come una volta.

Ma anche questo, certamente, verrà giudicato – “chi sono io per giudicare”… – sintomo della “malattia nostalgica” del “indietrismo”. Così sia, ma pensiamo alla salvezza dell’anima piuttosto.

Foto di copertina: Giovanni Luteri detto Dosso Dossi, San Michele Arcangelo combatte il demonio e la Vergine Assunta tra angeli, 1533-34, olio su tavola, 243×166,7 cm, proveniente dalla Cappella di San Michele nel Duomo di Reggio Emilia, Duomo fino al 1788; venduta dal Capitolo al Canonico Tarasio Cassoli; dal 1907 nella Galleria Nazionale del Complesso monumentale della Pilotta di Parma.

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