Trentacinquesimo giorno del #ArtsakhBlockade. 120mila Armeni condannati a una lenta morte dagli Azeri spalleggiati dai Turchi, complice il tradimento russo e europeo

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 15.01.2023 – Vik van Brantegem] – L’assedio criminale azero dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh equivale a condannare il popolo armeno dell’Artsakh a una lenta morte, mentre l’Italia stringe accordi militari con Baku per il gas azero (ovvero, russo riciclato). Tutto il traffico (di persone e merce) da e per la parte ancora libera della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh rimane interrotto dal 12 dicembre 2022. Passano solo veicoli del contingente di pace russi e del CICR. La #StradaDellaVita, lungo il segmento di Shushi dell’autostrada interstatale Stepanakert-Goris, è chiuso da sedicenti “eco-attivisti” organizzati e pagati dal regime autoritario dell’Azerbajgian, sostenuti dalla polizia azera e sotto l’occhio vigile delle forze armate azere.

Alcuni prodotti alimentari saranno disponibili in Artsakh solo tramite tagliandi di razionamento.

Inoltre, l’Azerbajgian da sei giorni non consente l’esecuzione di lavori di riparazione dell’unica linea ad alta tensione che alimentava l’Artsakh dall’Armenia. Poi, il 12 gennaio vicino al blocco l’Azerbajgian ha tagliato il cavo in fibra ottica che fornisce internet all’Artsakh dall’Armenia. In seguito, Internet in Artsakh è stato ripristinato, ma il territorio rimane isolato da ogni transito e commercio civile.

L’Azerbaigian è una dittatura che nella classifica della libertà di Freedom House sta più in basso dell’Afghanistan. La Russia possiede quote significative nei suoi giacimenti petroliferi e ricicla il gas russo per la rivendita in Europa. È colpevole di crimini di guerra, attualmente impegnato nella pulizia etnica con il #ArtsakhBlockade, con la sicurezza dell’impunità.

L’Azerbajgian sta attivamente distruggendo l’infrastruttura civile dell’Artsakh, affermando nel contempo che il blocco non esiste. Baku ammette indirettamente che esiste il blocco-che-non-c’è, nel sottolineare che i mezzi del contingente per il mantenimento della pace russe e del Comitato Internazionale della Croce Rosso vengono lasciati passare, con l’aggiunto che gli Armeni dell’Artsakh che non vogliono essere cittadini dell’Azerbajgian possono andare via.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha trasportato altri 5 pazienti dall’Artsakh all’Armenia. In totale, da quando l’Azerbajgian ha bloccato il Corridoio di Lachin, la Croce Rossa ha trasportato 31 pazienti dall’Artsakh in Armenia. Un camion del CICR ha portato dall’Armenia all’Artsakh medicine e altre forniture per le strutture sanitarie. Come informa il giornalista Davad Galstyan, il CICR ha detto che il carico in non appartiene a loro, hanno solo assicurato il trasporto e facilitato il suo passaggio sicuro. Se non ci fosse il blocco di cui l’Azerbajgian nega l’esistenza, l’intervento del CICR non sarebbe necessario.

Il 9 gennaio a Stepanakert, le madri si sono riunite pacificamente davanti all’ufficio del Comitato Internazionale della Croce Rossa per il Nagorno-Karabakh, chiedendo di utilizzare tutte le sue connessioni per prevenire la catastrofe umanitaria che minaccia l’Artsakh. Alcune voci si sono levati in Artsakh per puntare il dito contro il CICR, che accusano di non mettere in atto tutte le potenti leve a sua disposizione per mitigare almeno le conseguenze umanitarie e sanitarie del blocco a cui l’Artsakh è sottoposto da più di un mese.

Interpellato in merito, Zara Amatuni, Responsabile della comunicazione e prevenzione della Delegazione del CICR in Armenia ha spiegato: «Ad oggi, abbiamo dato seguito a tutte le richieste che ci sono state presentate dalle autorità [quelle provenienti naturalmente da Stepanakert, che valuta la necessità di ogni operazione]. Per ognuna operazione, per ogni attraversamento del Corridoio, dobbiamo comunque garantire l’accordo e la collaborazione delle tre parti: azera, tramite la nostra delegazione di Baku; armena, tramite l’ufficio di Yerevan; e con tutti i servizi interessati in Karabakh, tramite la nostra struttura in loco. È un’opera di coordinamento e di accordo delle parti, di facilitazione e sostegno del loro processo decisionale».

Anche se il comando delle forze di mantenimento della pace russe non è realmente coinvolto sottolinea Amatuni, tuttavia, essende garante della sicurezza di tutto il traffico attraverso il Corridoio, è ovviamente avvertito di ogni movimento. Anche con il commando il contatto è permanente. Infine, dalla parte di Yerevan, in caso di evacuazione di un paziente, bisogna garantire che il paziente possa essere accolto e curato nelle migliori condizioni possibili dai servizi competenti, a Goris o a Yerevan.

«Alla fine, e questo accade spesso, possiamo essere accusati di non fare abbastanza come organizzazione umanitaria – aggiunge Amatuni -. Ma la situazione è estremamente delicata e complessa, non è solo un problema umanitario. Copre molti aspetti e può essere interpretato da punti di vista molto diversi, considerazioni politiche che ci si vieta di commentare e che non consentono in alcun modo di attribuire responsabilità all’una o all’altra delle parti. Non si può biasimare le autorità del Karabakh per aver deciso chi, precisamente, debba essere evacuato quando sono tutti i suoi abitanti ad aver bisogno di aiuto. E quando le autorità azere dicono “ok, lasciamo andare tutti quelli che vogliono”, allora di chi è la colpa? Chi non fa il proprio lavoro? Ma ancora una volta, questo è un processo globale e ci asteniamo dal commentare le questioni che circondano le nostre discussioni con le parti».

Il governo della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh riferisce che a 1.102 bambini programmati per ricevere cure mediche in Armenia è stato impedito di farlo a causa del blocco del Corridoio di Berdzor (Lachin). 847 soffrono di cardiopatie congenite, 93 di asma bronchiale, 66 di malattie periodiche, 80 di epilessia e 16 di diabete. A dieci medici dell’Artsakh è stato impedito di tornare dall’Armenia, causando una carenza di medici nel Paese. Inoltre, se non fosse stato per il blocco, sarebbero arrivate ad Artsakh poco meno di 15.000 tonnellate di beni vitali. Solo una piccola quantità di questa è stata portata dall’Armenia tramite le forze di mantenimento della pace russe e il Comitato Internazionale della Croce Rossa di stanza in Artsakh.

L’Artsakh sta morendo a fuoco lento, senza che la comunità internazionale reagisca. L’Artsakh, popolata da due millenni da Armeni, ha dichiarato la propria indipendenza più di 30 anni fa, ma dopo un referendum e due terribili guerre, la Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh non è ancora riconosciuta a livello internazionale e il suo territorio è in gran parte occupato dall’esercito dell’Azerbajgian. I suoi abitanti aspirano solo a poter vivere in pace nella loro Patria ancestrale.

Il Relatore permanente del Parlamento Europeo sull’Azerbajgian, Željana Zovko, ha rilasciato la seguente dichiarazione (nostra traduzione italiana dall’inglese):
«Sono seriamente preoccupato per il blocco del Corridoio di Lachin in Azerbajgian che collega il Nagorno-Karabakh con l’Armenia, che è in atto già da circa quattro settimane e impedisce le consegne di cibo e altri beni essenziali, nonché la fornitura di servizi indispensabili, alla regione.
Il blocco dovrebbe essere revocato senza indugio per evitare qualsiasi implicazione umanitaria e un impatto negativo irreparabile sul processo di pace.
Chiedo pertanto al governo dell’Azerbajgian di mettere in atto tutte le misure nell’ambito delle sue competenze e in conformità agli obblighi assunti ai sensi della dichiarazione tripartita di cessate il fuoco del 9 novembre 2020, necessarie per ripristinare la libera circolazione attraverso il Corridoio e per garantire che gli aiuti umanitari possono essere consegnati alla popolazione locale data la scarsità di cibo, medicinali e altri generi di prima necessità.
Infine, invito l’Armenia e l’Azerbajgian ad affrontare tutte le preoccupazioni relative al funzionamento del Corridoio di Lachin attraverso il dialogo e le consultazioni con tutte le parti coinvolte e le istituzioni dell’Unione Europea a intensificare immediatamente il loro coinvolgimento negli sforzi di mediazione e diplomazia preventiva per contribuire a risolvere crisi in corso e prevenire ulteriori escalation».

Perché questo funzioni, l’Europarlamento dovrebbe assicurarsi che l’affare del gas di Ursula von der Leyen venga sospeso e indagato, Il gas russo è venduto da Baku, riciclato come gas azero. Ciò costringerà il dittatore Aliyev a porre fine al #ArtsakhBlockade.

Il 12 gennaio 2023, nel trentaduesimo giorno – un mese esatto dopo l’inizio – del #ArtsakhBlockade, abbiamo dedicato il titolo [Oggi a Baku Italia firma un protocollo per ampliare la cooperazione militare con Azerbajgian] e la foto di copertina della nostra cronaca quotidiano della situazione esplosiva nel Causaso meridionale, alla scandalosa visita del Ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, a Baku, quello stesso giorno.

La seconda azione – dopo quella dell’8 gennaio scorso [QUI] del partito Polo National-Democratico a Gyumri per “bloccare” la 102ª base militare della Federazione Russa in Armenia, chiedendo lo sblocco del Corridoio di Berdzor (Lachin).

Ieri, il 14 gennaio 2023 siamo ritornati sulla questione [Realpolitik dell’Italia? Avevamo un’altra idea delle radici cristiane come valore fondativo di questo governo], con gli articoli di Il Riformista e di Libero Quotidiano. Oggi, anche Il Sussidiario ha riferito della visita del Ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto a Baku.

Quegli accordi dell’Italia con chi fa pulizia etnica degli armeni
Perché l’Italia firma accordi di assistenza militare con chi sta affamando la popolazione cristiana dell’Artsakh per cacciarla dalle sue terre?
di Nando Sanvito
Il Sussidiario, 15 gennaio 2023


I casi sono due: o i nostri media sono così ignoranti da non saper valutare il peso delle notizie, oppure sono complici e la censura è stata voluta. Non ci sono altre spiegazioni a giustificare il silenzio che ha accompagnato la visita dell’Italia in Azerbaijan, dove – leggiamo nel comunicato ufficiale del ministero – il ministro ha incontrato tra gli altri l’omologo azero gen. Zakir Hasanov, con il quale ha firmato “un protocollo d’intenti sulla cooperazione nel campo della formazione e dell’istruzione delle Forze Armate”. Con il presidente azero Aliyev inoltre si è parlato delle “prospettive di espansione della cooperazione nei settori dell’energia, delle costruzioni, del turismo, dell’agricoltura, dell’industria della difesa e altro”.

Ora, è vero – come ricorda Il Riformista – che “i rapporti privilegiati tra Italia e Azerbaijan vanno avanti da tempo. La famiglia del presidente Aliyev ha anche una sua Fondazione filantropica che ha staccato sostanziosi assegni per restauri sia a Roma che in Vaticano”, ma è mai possibile che a nessuno del governo italiano sia venuto in mente di rinviare questa visita o quanto meno usarla per fare pressioni sul governo azero al fine di far cessare l’operazione di pulizia etnica in corso nel Nagorno-Karabakh da oltre un mese, con l’impossibilità di 120mila persone di ricevere aiuti alimentari, ricongiungersi coi familiari, ripristinare l’erogazione di energia elettrica, riaprire le scuole?

Abbiamo capito che i governi europei fanno affari con chiunque a prescindere dal rispetto dei diritti umani e dal grado di democrazia che possa vantare l’interlocutore, ma un minimo di pudore e un minimo di decenza andrebbero salvaguardate.

Speriamo che il nostro governo possa rimediare a questa figuraccia. Di certo non lo aiuta il comportamento dei media. Per entrambi ci vorrebbe un cambio di passo, per riacquistare credibilità, ma a occhio c’è poco da essere ottimisti.

Perché tutti tacciono sull’epurazione etnica degli armeni nel Nagorno-Karabakh
Da un mese 120mila armeni ridotti alla fame per l’isolamento provocato dagli azeri spalleggiati dai turchi, complice il tradimento russo e della Ue
di Nando Sanvito
Il Sussidiario, 11 gennaio 2023


L’obiettivo dell’Azerbaijan è ripulire della presenza armena gli ultimi 3-4mila kmq che ancora resistono alla sua sovranità. Per questo hanno chiuso il gasdotto e da un mese impediscono militarmente qualsiasi rifornimento alimentare ai 120.000 abitanti della Repubblica di Artsakh.

In teoria il corridoio di Lachın – e dunque il rifornimento – dovrebbe essere protetto e garantito dalla 15esima Brigata di fanteria motorizzata dell’Esercito russo, in base agli accordi di pace del 2020, ma i soldati di Putin sembrerebbero impotenti di fronte a un’azione di forza dei militari di Baku, travestiti da sedicenti e improbabili attivisti per l’ambiente, che bloccano l’unica strada che collega l’Armenia all’Artsakh.

I negozi sono vuoti da tempo a Stepanakert e siamo in presenza di una tragedia umanitaria per una popolazione che non si può alimentare e riscaldare e nemmeno   trasferire i malati più gravi nell’ospedale della capitale armena.

Eppure un fragoroso silenzio della comunità internazionale accompagna questo disastro. Persino i media ignorano la vicenda. L’unica voce levatasi è stata quella del Papa nell’Angelus del 18 dicembre e a Natale, a cui si è aggiunto un manipolo di intellettuali francesi su Le Figaro.

La ragione di questa silente complicità appare essere tutta geopolitica. L’Azerbaijan è forte dell’alleanza con Turchia e Israele, a cui vende petrolio a copertura di un terzo del suo fabbisogno energetico e a cui fornisce logistica di spionaggio sull’Iran. L’Unione Europea, che pure a ottobre aveva deciso di mandare inviati alla frontiera armena per favorire un piano definitivo di pace, preferisce non disturbare il governo di Aliyev con cui ha appena stretto accordi per una fornitura di 12 miliardi di metri cubi di gas a sostituzione di quello russo. Peccato che nel frattempo gli azeri abbiano stretto la mano a Gazprom per importare 1 miliardo di metri cubi di gas russo per poter onorare il contratto con l’Unione Europea, con tante grazie di Putin che aggira così l’embargo occidentale.

Tra tutti questi interessi chi resta stritolata è proprio la popolazione armena dell’Artsakh, vittima sacrificale di un possibile accordo finale che cancellerebbe l’indipendenza di quella Repubblica e – in cambio della sopravvivenza di un minimo di autonomia e del ripristino del varco di Lachın – costringerebbe il governo armeno ad aprire un analogo corridoio nel sud presso Meghri per consentire alla exclave dell’Azerbaijan – il Nakhchıvan – di commerciare  via terra con la madre patria senza dover più passare per l’Iran.  Ma nulla garantisce che, un secolo dopo il genocidio armeno, l’obbiettivo finale non sia l’Artsakh ma la stessa Armenia!

Qual è l’obiettivo del blocco dell’Artsakh?
di Benyamin Poghosyan
The Armenian Mirror-Spectator, 14 gennaio 2023


Mentre il blocco dell’Artsakh imposto dall’Azerbajgian ha superato il traguardo di un mese senza una conclusione in vista, molti cercano di capire come finirà questa situazione. Per poter rispondere a questa domanda, è necessario analizzare le posizioni dei principali attori che possono influenzare la situazione.

Dal punto di vista dell’Azerbajgian, questa situazione potrebbe continuare per un periodo piuttosto lungo. Dispiegando autodefiniti “eco-attivisti” nel Corridoio di Lachin, l’Azerbajgian ha cercato di creare una plausibile negabilità, sostenendo che lo stato non ha nulla a che fare qui e che il blocco è l’iniziativa della “vivace società civile” dell’Azerbajgian. Tuttavia, molto presto questa bolla è scoppiata e l’Azerbajgian ha cambiato tattica. Ora Baku nega il semplice fatto del blocco, sostenendo che la strada è aperta o chiusa dalle forze di mantenimento della pace russe. Il Presidente Aliyev ha ribadito questa posizione durante la sua conferenza stampa del 10 gennaio, sostenendo che non c’è alcun blocco, o almeno che la strada è aperta per coloro che vogliono lasciare l’Artsakh.

Quindi, dal punto di vista dell’Azerbajgian, è impossibile porre fine al “blocco inesistente” – non c’è alcuna emergenza, e quindi gli “eco-attivisti” possono continuare le loro proteste finché vogliono. Naturalmente, l’Azerbajgian comprende che ogni giorno di blocco aggiunge ulteriore sofferenza agli Armeni che vivono nel Nagorno-Karabakh, ma ciò contribuirà solo alla realizzazione della posizione ufficiale di Baku: quegli Armeni che non vogliono diventare cittadini azeri dovrebbero lasciare il Nagorno-Karabakh. L’Azerbajgian spera che le crescenti sofferenze degli Armeni li costringano a prendere una decisione definitiva: non hanno futuro nell’Artsakh e l’unica opzione per evitare la fame è lasciare la regione. L’Azerbajgian potrebbe porre fine al blocco “inesistente” come parte di un pacchetto di accordi, che includerà la firma di un accordo di pace con l’Armenia alle condizioni azere.

Il governo armeno critica l’Azerbajgian per il blocco, ma afferma che non negozierà con l’Azerbajgian per porre fine al blocco. Durante la sua conferenza stampa del 10 gennaio, il Primo Ministro armeno ha affermato che l’articolo 6 della dichiarazione del 10 novembre 2020, che riguarda il Corridoio di Lachin, non menziona l’Armenia. Pertanto, Yerevan non ha alcuna base legale su cui negoziare per quanto riguarda la fine del blocco. Il governo dell’Armenia si rivolge alla comunità internazionale, alle organizzazioni internazionali e ai singoli Paesi, cercando di sensibilizzarli sulla crisi umanitaria in Artsakh e convincerli a fare pressione sull’Azerbajgian. L’Armenia ha anche presentato ricorso ai tribunali internazionali, inclusa la Corte Internazionale di Giustizia, sulla questione del blocco, chiedendo loro di adottare misure provvisorie per costringere l’Azerbajgian a porre fine al blocco. Allo stesso tempo, diversi rappresentanti del governo armeno, compreso il Primo Ministro, stanno criticando la Russia e le forze di mantenimento della pace russe per non aver onorato i loro obblighi di garantire il libero passaggio attraverso il Corridoio di Lachin. Queste azioni hanno diffuso più sentimenti anti-russi nella società armena, innescando una dura reazione da parte dei funzionari russi.

Allo stesso tempo, il Primo Ministro armeno sostiene che le autorità del Nagorno-Karabakh dovrebbero occuparsi dei problemi del Nagorno-Karabakh e devono avviare un dialogo diretto con l’Azerbajgian. Al contrario, il governo armeno dovrebbe affrontare le questioni dell’Armenia. L’invito al governo dell’Artsakh ad avviare negoziati con l’Azerbajgian suona piuttosto strano, dato che l’Azerbajgian rifiuta l’esistenza dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh e non negozierà mai con le autorità del Nagorno-Karabakh. Durante la sua conferenza stampa del 10 gennaio, il Primo Ministro armeno ha affermato ancora una volta che tutti i Paesi del mondo riconoscono il Nagorno-Karabakh come parte dell’Azerbajgian, suggerendo agli Armeni del Karabakh che dovrebbero accettare questa realtà e cercare di negoziare con le autorità azere per trovare un modo per vivere sotto la giurisdizione dell’Azerbajgian.

Il blocco del Corridoio di Lachin riguarda la Russia. Il Cremlino non è interessato a una nuova escalation nella regione, non è contento della crescente fiducia dell’Azerbajgian per sfidare la Russia e screditare la missione di mantenimento della pace russa, e probabilmente non vuole vedere un ulteriore aumento del sentimento anti-russo in Armenia. Nel frattempo, la Russia comprende che qualsiasi uso della forza contro gli “eco-attivisti” non solo fornirà all’Azerbajgian un argomento per chiedere il ritiro delle forze di mantenimento della pace russe, ma scatenerà anche tensioni nelle relazioni Russia-Turchia. Data la crescente cooperazione economica tra Mosca e Ankara, ulteriori problemi con la Turchia sono l’ultima cosa di cui il Cremlino ha bisogno ora. Pertanto, nella situazione attuale, la Russia non può intraprendere azioni decisive per porre fine al blocco e probabilmente continuerà le attività politico-diplomatiche con scarse possibilità di successo.

Gli Stati Uniti e l’Unione Europea continueranno a chiedere all’Azerbajgian e alla Russia di aprire il Corridoio di Lachin. Tuttavia, nessun Paese occidentale imporrà sanzioni all’Azerbajgian per fermare le sofferenze di 120.000 Armeni che vivono nel Nagorno-Karabakh. I politici occidentali sanno molto bene che chiamate, dichiarazioni e pubblicazioni su Twitter non costringeranno l’Azerbajgian a porre fine al blocco. Nel frattempo, l’Occidente è solo felice di vedere come il blocco offuschi l’immagine russa in Armenia e inneschi più sentimenti anti-russi. Se le forze di mantenimento della pace russe lasciano il Nagorno-Karabakh perché non possono garantire la pace, sarà un altro duro colpo per l’influenza russa nello spazio post-sovietico.

Pertanto, gli attuali approcci dei principali attori coinvolti nella risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh non creano le condizioni necessarie per costringere l’Azerbajgian a porre fine al blocco. La situazione attuale potrebbe continuare, aumentando le sofferenze degli Armeni del Nagorno Karabakh. L’unico fattore che può minare l’obiettivo strategico dell’Azerbajgian di espellere il maggior numero possibile di Armeni dal Karabakh è la determinazione forte degli Armeni locali a rimanere nella loro patria.

«Le Figaro non dimentica l’Artsakh e gli Armeni. Il 14 gennaio 2023 titolo in prima pagina, editoriale di Philippe Gélie e tre pagine su “La solitudine dell’Armenia di fronte all’Azerbajgian”. Con reportage di Loris Boichot con la delegazione parlamentare francese e Cedric Gras a Goris e Djermouk» (Jean-Christophe Buisson, Vicedirettore di Le Figaro).

Pro memoria

L’eredità dello stalinismo nelle nazioni post-sovietiche e la pulizia etnica e culturale dell’Azerbajgian in Artsakh/Nagorno-Karabakh – 5 settembre 2022

L’Ambasciatore di Armenia illustra la politica azera di falsificazione dei fatti storici e di appropriazione del patrimonio del popolo armeno – 14 febbraio 2022

Il Ministro degli Esteri Babayan: «L’Artsakh resiste, non farà mai parte dell’Azerbajgian». «L’aggressione azera-turca-terrorista è diretta contro l’intero mondo civile» – 13 febbraio 2022

Azerbaigian: la mitologia storiografica come un’arma di epurazione etnica e culturale – 11 febbraio 2022

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]

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