“Se non è concreta, non è fede”. Testimonianze – 7. “Dal dentista. Un’esperienza mistica”

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 23.11.2022 – Veronica Cireneo] – Alzi la mano chi ama andare dal dentista! Io non la alzo perché, finché posso, lo evito come la peste! Ma giorni fa, a causa di forza maggiore, non ho più potuto rimandare l’appuntamento e al mio turno è iniziata la seduta, che mi ha visto immobile e a bocca aperta per almeno un paio d’ore.

Ero un po’ tesa. Anche il bravo odontoiatra lo era (come la ferrista, peraltro), forse perché a causa della sua alta professionalità è costantemente oberato di appuntamenti. Così erano entrambi stanchi, essendo l’orologio ormai prossimo a segnare il mezzogiorno.

Di certo stanchezza e tensione non sono le condizioni adatte per un intervento sereno ed efficace. Ma il dottore, a me: “Si rilassi!”

Avrei voluto dire lo stesso anche a lui, ma la bocca spalancata, piena di mani, di ferri e di tubi, me lo impediva. Allora gli ho fatto un occhiolino furbetto. Al suo ordine però mi sarebbe convenuto obbedire, se non altro per sottrarre alla circostanza il peso della mia tensione personale. Eh, rilassarsi. Sembra facile. Ma come fare?

Osservando qua e là scorgo, sulla parete alla portata della mia vista, la presenza di un Crocifisso: che sorpresa. Non me lo aspettavo. È così raro vederne Uno nei luoghi aperti al pubblico. Fissato lo sguardo su di Lui, mi rilasso immediatamente. Anzi, decido di estraniarmi proprio dalla situazione e di approfittare di quel tempo per parlare un po’ con Lui. “Dai a Dio il tuo tempo e avrai la Sua eternità” (Beato Fulton Scheen).

“Ciao, Gesù. Vedi? Sono immobilizzata come Te. Sono tesa, però. Vorrei mettere nelle Tue mani le mani del dottore. Benedicilo Gesù. Benedici, benedici il dottore, la ferrista e me. Occupati di tutto Tu. Io preferisco stare un po’ da sola con te”.

E, come per magia, all’improvviso le mani degli operatori si fanno leggere. Si sente scorrere l’armonia tra i nostri tre corpi così ravvicinati (uno alla mia destra, l’altro alla mia sinistra) come se una fascia di protezione ce li circondasse, abbracciandoci così tanto nell’unità da sentirli diventare un tutt’uno. Mi scende una lacrima di commozione che il dentista e la ferrista non tardano, sorpresi, a notare.

Il dottore: “Le sto facendo male?”.

Con gli occhi ridenti mi accontento sul momento di rispondere no con un piccolo cenno della testa e l’intenzione di spiegarmi meglio più tardi, magari a seduta terminata.

Dopo un po’, davvero poco dopo, o almeno così mi era sembrato: “Signora, si alzi. Abbiamo finito. Il lavoro è compiuto. Si alzi”. “Certo, certo! Vado. Quanto le devo?”.

Pago ed esco dallo studio, portando con me l’interrogativo inespresso di come sarebbe potuto accadere che un lavoro previsto di due ore avesse potuto risolversi in qualche minuto. Ma guardando di nuovo l’orologio, vedo che segna ormai le ore 13.50.

Dove sono stata io in quell’ora e mezza da perdere le sensazioni corporali e la cognizione dello spazio e del tempo?

Per saperlo, all’uscita dallo studio mi porto quasi automaticamente in chiesa: ce n’è una, aperta anche a quell’ora, proprio lì davanti. In chiesa: nessuno. Silenzio assoluto. Solo io e Lui.

Individuato il Tabernacolo Vivente alla presenza di una lampada ad olio, di vetro spolverato, brillante e pulitissimo: mi inginocchio, mi prostro, saluto e ringrazio. “Ciao, Gesù. Grazie. Il lavoro del dentista è stato splendido. Hai operato in Lui con le Tue mani, come ti avevo domandato, vero? Quanto sei buono Gesù. Intervieni subito, quando qualcuno ti chiede aiuto. Sai, molti non ci credono a questa cosa qui: che Tu davvero dai, a chi ti chiede. Ma io ci credo, perché ho sperimentato mille e mille volte la Tua tempestività nel soccorso. E poi Gesù, lo sai: ci credo anche perché io stessa per un amico corro nel momento del bisogno, anche quando non me lo domanda. Sai che conosco bene anche l’ingratitudine. Come potresti Tu, che operi incessantemente prodigi, non fare lo stesso di quello che, cattivi come siamo, riusciamo a fare noi per gli altri? E che livello di dolore può tormentati in proporzione alle Tue opere la nostra ingratitudine? Ti chiedo perdono: per me e per tutti. Non mi sono accorta del tempo che passava sotto i ferri. Cosa è successo Gesù, come hai fatto a calmare la mia ansia? Me lo ricordi? Lo vorrei annotare…

E Lui. “Per prima cosa ti ho detto (come sapete che dissi a Don Dolindo): perché ti confondi agitandoti? Lascia a me la cura delle tue cose e tutto si risolverà. Ti ho detto che non devi dare mai alcuna importanza alle paure che riguardano il tuo corpo fisico. Hai visto come Io ho permesso che venisse disprezzato il Mio? Non ti pare che il danno fosse solo apparente?”

Poi ti ho detto: “Perché tremi? Hai dimenticato la priorità? Ti serve a qualcosa per la salvezza dell’anima tua il modo in cui andrà a finire la storia del tuo dente? No. Non ti serve a nulla. Perché non approfitti allora di questo tempo per stare cuore a cuore con me? Ah, se così facendo ti sarebbero utili queste due ore che non puoi fare altro che stare su questa sedia. Chiedimi di farti santa con questi attimi che sei dal dentista. Ogni attimo ed ogni circostanza può essere utilizzato per avanzare sulla via della santità. Approfittane. Chiedimelo spesso. Chiedimelo sempre”.

Poi ti ho detto: “Sappi che non ho alcun bisogno di te. Sono io che muovo la storia. Anche se spostassi le montagne, ma non lo facessi per amore del Mio Amore, a cosa ti servirebbe? Non sono io che ti darei la forza? Non guardo alla grandezza delle cose che fai. Guardo solo all’intenzione con cui il tuo cuore ti spinge ad operare. A nulla ti vale un’opera, se prima di compierla non ti abbandoni in Me e non la metti nelle mie mani. Donami quello che fai e quello che sei. Mi consola tanto ricevere il dono della tua volontà, dei tuoi desideri, dei tuoi palpiti, dei tuoi dolori, delle pene, dei peccati, delle azioni, delle gioie. Dammi tutto quello che sei ed Io ti darò tutto quello che Sono. Porterò questo amore dove c’è bisogno nel mondo. Così sì che Mi aiuterai nelle Mie intenzioni: convertire i peccatori ostinati e giungere a regnare come sovrano in ogni cuore che pulsa sulla faccia della terra”.

E nel frattempo ti ho detto: “Così Io stesso ho compiuto un atto d’amore per te: certo che ho guidato le mani del dottore e della ferrista. Perché non avrei dovuto, visto che quello di cui ho sempre sete l’avevo già ottenuto, ossia il tuo ‘sì’ quotidiano alla nostra relazione d’amore reciproca? Sì. Ho sempre sete dell’amore dell’anima tua. Dell’amore delle anime vostre. Non ti sei accorta di come si erano fatte leggere le mani del dottore?”.

“Sì, Gesù. Ho visto e sentito come si erano fatte leggere e gentili le mani del dottore. Ti ringrazio dal più profondo del cuore”.

Non avrei mai potuto immaginare che una seduta dal dentista avesse potuto avere anche un risvolto spirituale. Risvolto così intenso, da essersi reso visibile all’esterno nei termini così espressi dal dottore, pronunciati l’attimo prima che mi accomiatassi da lui:” Si è fatta un bel sonnellino, eh! Alla fine si era molto rilassata. È stata brava”. Anche aggiungendo: “Ma perché ha versato qualche lacrima? Le abbiamo fatto male?”

“No, no dottore, nessun dolore: ero commossa dalla vostra bravura. Complimenti. Grazie”.

Cos’altro avrei potuto dirgli? In realtà un’esperienza mistica non è un sonnellino, né una causa di dolore. Tutt’altro. L’esperienza mistica è quanto di più meraviglioso e naturale possa viversi sulla faccia della terra. Perché nella vita: tutto è un miracolo, oppure nulla è un miracolo. E non sarebbe assolutamente straordinario il miracolo della convivenza con Dio, in colui che tenesse la mente costantemente incentrata in Lui.

Come appare chiaro agli occhi dell’anima la presenza di Dio in chi vive così: sono quelle persone che al solo contatto visivo trasmettono serenità e leggerezza, al contrario delle altre che, anche solo con la presenza silente, spingono verso il basso l’umore, le speranze e l’intera anima. Beato chi è nelle condizioni di poter prendere le distanze da costoro: purtroppo la maggioranza, dalla quale alcuni non possono sottrarsi. Penso ai bambini nelle mani dei loro orchi. Dio li liberi.

Tra qualche giorno avrò un’altra seduta. Credo che non mi spaventerò più recarmi dal dentista, come è accaduto finora. Cosa accadrà esattamente non saprei dirlo, né avrei l’intenzione di tediarvi oltre. Ma ho voluto riportare questa esperienza solo per dire a quei “bontemponi” dei manipolatori del sacro e del profano, che possono pure cominciare a sbarrare dalla loro agenda massonica il punto4/sezB visibile in: Traduzione dalla rivista Roca viva del febbraio 1997, José Abascal, Madrid: “Distruggere la fede, definendola relativa”, perché non ci hanno convinto. E non ci hanno convinto, semplicemente, perché non è vero. Anzi, il vero è il contrario: che tutto al mondo è relativo, tranne la fede.

Perché la fede è l’unica cosa al mondo che si basa sull’Assoluto.

E così sia.

Cordialmente in Gesù e Maria.

Veronica Cireneo

Foto di copertina: lo scorrere del tempo non è uguale per tutti, ma è relativo al luogo, alla velocità e al contesto. Lo spazio e il tempo sono relativi, e sono dipendenti l’uno con l’altro. Lo spazio-tempo è una grandezza relativa. Tutto al mondo è relativo, tranne la fede, perché si basa sull’Assoluto.

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