Hollerich, l’approccio alla famiglia in linea con l’ideologia gender in completo ed esplicito contrasto con il magistero cattolico

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 27.10.2022 – Vik van Brantegem] – Abbiamo letto con desolazione il titola shock di Vatican Insider del 25 ottobre 2022: “I vescovi europei ora aprono alla benedizione delle coppie gay”. Il giorno dopo, Papa Francesco nella sua catechesi dell’Udienza generale in piazza San Pietro ha detto che la desolazione “va interpretata come campanello d’allarme”. Appunto.

Il Cardinale Jean-Claude Hollerich, SI, con Papa Francesco.

Poi, leggendo l’articolo, si apprende che non sono “i vescovi europei” che si “aprono” all’ideologia gender, ma l’accumulatore di incarichi clericali, il Cardinale gesuita Jean-Claude Hollerich (foto di copertina), nato a Differdange il 9 agosto 1958, dal 12 luglio 2011 Arcivescovo di Lussemburgo (eletto da Papa Benedetto XVI) e dal 5 ottobre 2019 Cardinale di Santa Romana Chiesa (creato da Papa Francesco), dall’8 marzo 2018 Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea (COMECE), dal 25 settembre 2021 Vicepresidente del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa, dal 29 settembre 2021 Membro della Congregazione per l’educazione cattolica e – soprattutto – l’8 luglio 2021 nominato da Papa Francesco Relatore Generale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, il Sinodo sulla sinodalità in cammino, aperto il 9-10 ottobre 2021 e che si svolgerà in due sessioni (dal 4 al 29 ottobre 2023 e nell’ottobre 2024).

Insomma, non proprio “i vescovi europei” (qualche vescovo cattolico ci sarà pure rimasto in Europa…), ma comunque un vescovo che conta nella chiesa bergogliana [«Non bisogna fare un’altra Chiesa, bisogna fare una Chiesa diversa» (Papa Francesco) – 9 ottobre 2021].

Sandro Magister gli ha dedicato un profilo (un “articolo killer” l’ha definito il vaticanista di lungo corso, Aldo Maria Valli) sul suo blog Settimo Cielo il 10 febbraio 2022 [QUI]:

«Se il conclave vuole un secondo Francesco, ecco il nome e il programma. Nella rosa di cardinali che Francesco vedrebbe bene come suoi successori c’è un nome nuovo, balzato rapidamente in testa alla classifica. È quello del Cardinale Jean-Claude Hollerich, Arcivescovo di Lussemburgo. (…)
Rispetto a Francesco, sempre indecifrabile anche quando apre lo spazio a nuove soluzioni, Hollerich si distingue per la maggiore chiarezza. In queste ultime settimane ha dato ampie interviste nelle quali è sembrato esplicitare, con intuibile approvazione dall’alto, direzioni di marcia che il papa non vuole enunciare con parole proprie, in coincidenza non certo casuale con l’ondata di rivendicazioni estreme che intanto provengono dal quasi scismatico “Cammino sinodale” in corso in Germania. (…)
Ebbene, ecco come si è espresso Hollerich sull’uno e sull’altro dei punti in discussione, in tre sue recenti interviste a “La Croix”, a “Herder Korrespondenz” e a “Katholische Nachrichten-Agentur”. (…)
OMOSESSUALITÀ
“Le posizioni della Chiesa sulle relazioni omosessuali come peccaminose sono sbagliate. Credo che la fondazione sociologica e scientifica di questa dottrina non sia più corretta. È tempo per una fondamentale revisione dell’insegnamento della Chiesa e il modo con cui papa Francesco ha parlato dell’omosessualità può condurre a un cambiamento nella dottrina. Intanto nella nostra arcidiocesi, in Lussemburgo, nessuno è licenziato perché omosessuale, né perché è divorziato e risposato. Non posso gettarli fuori, diverrebbero disoccupati, e come una simile cosa può essere cristiana? Quanto ai preti omosessuali, ce ne sono molti, e sarebbe bene che ne possano parlare al loro vescovo senza che lui li condanni”».

Di Hollerich già ci siamo occupati in passato: Il Cardinal Hollerich, S.I.: «La Chiesa deve cambiare radicalmente». «Periremo se non ci posizioniamo diversamente». «L’omosessualità è peccato? Cambiamo la dottrina» – 4 febbraio 2022. Poi, meno di un mese dopo, con un comunicato del 15 marzo 2022, il Cardinale George Pell invita la Congregazione per la Dottrina della Fede di “intervenire e pronunciare un giudizio” sui commenti del Cardinal Hollerich e del Vescovo Georg Bätzing, Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, il riferimento al loro “completo ed esplicito rifiuto” dell’insegnamento della Chiesa Cattolica Romana sull’etica sessuale.

Anche dello schisma teutonico, capeggiato da Batzing abbiamo scritto più volte. La questione diventa noiosa: per fare sì che i peccati non esistono più, basta cambiare la dottrina, e tutto vanno in Paradiso, mentre l’Inferno rimane vuoto. Non stanno bene con la testa.

Adesso, era arrivato il turno de L’Osservatore Romano a fungere da megafono per le esternazioni eterodosse di Hollerich [QUI], il 24 ottobre 2022, nello stesso giorno del discorso rivolto alla Comunità accademica del Pontificio istituto teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del matrimonio e della famiglia da Papa Francesco, che ripeta: “State attenti alle ideologie”. E una delle ideologie più devastanti dei nostri tempi è la teoria del gender, che distrugge la famiglia, «fatta di un uomo e di una donna che si amano e creano», come ha ricordato Papa Francesco. Noi, alle coincidenze non ci crediamo.

Nell’intervista a cura del Direttore Andrea Monda e di Roberto Cetera, Hollerich afferma che si possono benedire le coppie dello stesso sesso, Dio non maledice e gli omosessuali non sono mele marce. Il Regno del Signore non è un club esclusivo, nessuno è escluso, apre le sue porte a tutti. Anche ai divorziati risposati, a tutti, senza discriminazioni. Tutto affidato a L’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, “il giornale del Papa”.

Dichiara Hollerich: «Tanti nostri fratelli e sorelle, ci dicono che, qualunque sia l’origine e causa del loro orientamento sessuale, di certo non se lo sono scelto. Non sono “mele guaste”». E sulla benedizione delle unioni gay, vietata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, scandisce: «Pensate che Dio possa mai “dire male” di due persone che si vogliono bene?».

Però, anche se la Chiesa per Hollerich deve guardare con nuovi occhi il mondo LGBTQIA+, non pensa «che ci sia lo spazio per un matrimonio sacramentale tra persone dello stesso sesso. Non c’è il fine procreativo che lo caratterizza, ma questo non vuol dire che la loro relazione affettiva non abbia valore». Dice che gli interesserebbe «di più discutere di altri aspetti del problema. Ad esempio: la crescita vistosa dell’orientamento omosessuale nella società da cosa è determinata? Perché la percentuale di omosessuali nelle istituzioni ecclesiali è più alta che nella società civile?». Racconta l’impegno a «mantenere un rapporto personale vivo con i giovani. Perché prima di essere cardinale sono un prete, un pastore. E vedo costantemente che i giovani smettono di considerare il Vangelo, se hanno l’impressione che noi stiamo discriminando». Per i ragazzi di oggi «il valore più alto è la non discriminazione. Non solo quella di genere, ma anche etnica, di provenienza, di ceto sociale. Sulle discriminazioni si arrabbiano proprio!».

Onestamente, siamo stanchi di sentir parlare questi personaggi e di dover ripetere sempre le stesse cose, ricordando le Sacre Scritture, il Catechismo della Chiesa Cattolica e il Magistero della Chiesa, da cui lorsignori prendono solo quanto serve alle loro impostazioni ideologiche. Potrebbe bastare riportare di seguito quattro interventi esaustivi.

1. «È vero, Cardinale Jean-Claude Hollerich, sono d’accordo con lei! Come ha sottolineato nella sua lunga intervista a L’Osservatore Romano, è proprio vero che tutti sono chiamati a entrare nel Regno di Dio, nessuno escluso! Anche i divorziati risposati, anche gli omosessuali, tutti. Il Regno di Dio non è un club esclusivo. Apre le sue porte a tutti, senza discriminazioni. A tutti!
Tuttavia, leggendo la sua intervista, una cosa mi ha lasciato perplesso… Come dicevamo, è vero che tutti, proprio tutti, nessuno escluso – anche un povero peccatore come me -, sono chiamati a entrare nel Regno di Dio; quello che non ha detto, però, e che mi ha lasciato un po’ perplesso, è l’altra parte del messaggio evangelico, quella nella quale Gesù esorta i peccatori alla conversione del cuore.
E quindi, se da un lato è vero che il Regno di Dio non è un club esclusivo, che è per tutti, dall’altro bisogna anche dire che in quel Regno ci si entra con la veste bianca, che per potervi accedere bisogna mettersi alla sequela di Cristo incamminandosi per la via stretta e in salita.
Omettendo di dire ciò – omettendo di dire che per accedere al Regno di Dio è necessaria la conversione del cuore -, si rischia di dire una mezza verità.
Invece la Verità – quella “vera” – bisogna annunciarla in tutta la sua pienezza, in tutta la sua sfavillante bellezza, perché solo nella Verità tutta intera (che è Gesù Cristo) l’uomo viene liberato dal peccato e salvato per la vita eterna.
E allora sì che il Regno di Dio è per tutti! Per tutti quelli che sono disposti a mettersi alla sequela di Cristo compiendo la Volontà del Padre, nessuno escluso» (Nevio Manente).

Don Luigi Maria Epicoco (Mesagne, 21 ottobre 1980), il 16 giugno 2021 nominato da Papa Francesco Assistente ecclesiastico del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede ed Editorialista de L’Osservatore Romano.

2. «La verità del Vangelo risiede in alcuni dettagli che non sono di poco conto. Ad esempio non censura le contraddizioni, i problemi, i fallimenti. Nella pagina di oggi ne è raccontato uno: “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme”. Mi sono sempre chiesto se in fin dei conti sia possibile rifiutare Cristo nella propria vita. E la risposta che ho imparato a mie spese è sì. Pur essendo Dio, non si sostituisce alla nostra libertà, e davanti a Lui rimaniamo talmente tanto liberi da potergli dire no, da poter tenere le porte chiuse e declinare i suoi inviti. Anche in punto di morte ho incontrato persone che mi hanno detto esplicitamente no a ricevere Gesù. E l’inevitabile sofferenza che questo suscita, non deve mai sfociare in un fanatismo religioso o in una forma integralista che oggi in particolar modo stona grandemente sentendola pronunciare da Giacomo e Giovanni, due tra i migliori della Sua compagnia: “Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Ma Gesù si voltò e li rimproverò. E si avviarono verso un altro villaggio”. Se Dio rispetta la libertà di ogni uomo fino all’estreme conseguenze, chi siamo noi per sentirci autorizzati a vendicare una simile libertà che si mette contro? Dio è amante dell’amore, e l’amore per funzionare ha bisogno di libertà, per questo è morto affinché ognuno potesse essere libero fino in fondo. E si è liberi talmente tanto da poter andare all’inferno con le proprie gambe. Ecco perché è un’eresia affermare che siccome Dio è buono allora l’inferno non esiste. Perché se non esiste la possibilità contraria al Suo Amore allora noi non siamo liberi. E se non siamo liberi allora non è possibile nemmeno l’Amore» (Don Luigi Maria Epicoco, Riflessione del vangelo – Luca 9,51-56, 1° Ottobre 2019).

3. «Stare attenti alle ideologie che si immischiano per spiegare la famiglia dal punto di vista ideologico. La famiglia non è un’ideologia, è una realtà. E una famiglia cresce con la vitalità della realtà. Ma quando vengono le ideologie a spiegare o a verniciare la famiglia succede quello che succede e si distrugge tutto. La famiglia è fatta di un uomo e di una donna che si amano e creano. Per capire la famiglia dobbiamo sempre andare al concreto, non alle ideologie. Le ideologie rovinano, si immischiano e fanno una strada di distruzione. State attenti alle ideologie!» (Papa Francesco alla Comunità accademica del Pontificio istituto teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del matrimonio e della famiglia, 24 ottobre 2022).

4. «Il Cardinale Hollerich sposa la causa gay. Ecco perché sbaglia. Tutti sono chiamati alla salvezza, ma non significa che tutti si salvano. È necessaria la conversione, e il Cardinale Hollerich, nell’intervista all’Osservatore Romano se lo dimentica: non si entra quindi nel Regno di Dio da convinti divorziati risposati e da persone omosessuali praticanti, ma da ex divorziati e da ex gay praticanti. (…)
Hollerich non è nuovo a queste uscite gay friendly (ne avevamo parlato nel febbraio di quest’anno). Come rispondere? L’omosessualità è una condizione intrinsecamente disordinata perché non rispetta l’ordo naturale, ossia le finalità intrinseche della natura umana, la quale porta un uomo ad essere attratto da una donna e viceversa (nell’articolo di febbraio spiegavamo nel dettaglio il significato di questa affermazione [QUI]). Se l’omosessualità è condizione intrinsecamente disordinata ne consegue che anche tutti gli effetti che promanano da essa sono ugualmente disordinati: gli atti omosessuali, le relazioni omosessuali, gli affetti omosessuali, etc. Dunque, anche l’affetto omosessuale è disordinato, non è un valore come dice Hollerich, e come tale non può ricevere la benedizione di Dio, perché Dio non può dire bene di un male, sarebbe una contraddizione. Di conseguenza, non tutto ciò che si percepisce come bello è buono sul piano morale.
Hollerich inoltre ha affermato che «tanti nostri fratelli e sorelle, ci dicono che, qualunque sia l’origine e causa del loro orientamento sessuale, di certo non se lo sono scelto. Non sono “mele guaste”. Sono anche loro frutto della creazione. E in Bereshit si legge che ad ogni passaggio della creazione Dio si compiace del suo operato dicendo “…e vide che era cosa buona”».
Parrebbe quindi che l’omosessualità sia opera di Dio, ma per i motivi visti sopra non può essere: Dio non può creare il disordine, non può creare un qualcosa in contrasto con la propria volontà. Il Cardinale Hollerich invece sostiene l’opposto perché giudica l’omosessualità come una condizione buona, in netta antitesi con il Magistero cattolico: Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2357-2358; Congregazione per la Dottrina della Fede, Persona humana, n. 8; Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, n. 3; Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, n. 10; Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, n. 4. Ed infatti il cardinale lussemburghese ha dichiarato che la dottrina sull’omosessualità deve cambiare.
Il Presidente della COMECE ha poi toccato il tema della salvezza: «Questa è la bella notizia! E voglio aggiungere: tutti vi sono chiamati. Nessuno escluso: anche i divorziati risposati, anche gli omosessuali, tutti. Il Regno di Dio non è un club esclusivo. Apre le sue porte a tutti, senza discriminazioni. A tutti! A volte nella Chiesa si discute dell’accessibilità di questi gruppi al Regno di Dio. […] Qui si tratta semplicemente di affermare che il messaggio di Cristo è per tutti!».
Occorre fare un distinguo: tutti sono chiamati alla salvezza, ma non tutti si salvano. Certamente anche il divorziato risposato e le persone omosessuali sono chiamati alla salvezza, ma per salvarsi il primo, perlomeno e non solo, deve vivere castamente e il secondo non deve assecondare le proprie pulsioni omosessuali. Non si entra quindi nel Regno di Dio da convinti divorziati risposati e da persone omosessuali praticanti, ma da ex divorziati e da ex gay praticanti, ossia da persone che hanno lasciato alle loro spalle il peccato mortale. Su questo San Paolo è esplicito: «Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio» (1 Cor. 6, 9-10. Cfr. anche Rm 1,24-28; Rm 1, 32; 1 Cor 9-10; 1 Tm, 1, 10). È vero che Gesù ci dice che le prostitute ci precederanno nel Regno dei Cieli, ma poi ne spiega il motivo: perché hanno creduto, quindi si sono convertite, hanno cambiato vita. Non basta la chiamata universale alla salvezza, occorre anche rispondere adeguatamente a questa chiamata.
E, infatti, se crediamo che tutti si salveranno al di là delle loro scelte malvagie, perché dovremmo convertirci? Anche se pecchi, Dio ti ama ugualmente e ti salva ugualmente. Da qui il passo è breve per concludere che se Dio ama Tizio che è ladro, Tizio si salverà comunque anche continuando a rubare. Ecco, allora, l’importanza di distinguere il fatto che Dio ci ama nonostante i nostri peccati dal fatto che i peccati contrastano con l’amore di Dio e, se mortali, precludono la salvezza eterna.
Dietro le parole di Hollerich si nasconde uno stereotipo molto comune in ambiente cattolico: Dio ti ama per come sei. In realtà Dio ama il peccatore, ma non il peccato. Più correttamente dovremmo dire che ama la persona che pecca, nonostante i suoi peccati. Quindi non ama il peccatore in quanto peccatore, ma ama la persona nonostante sia anche peccatrice. Dio non può che amare il bene e quindi non può che amare le parti buone del nostro essere: ama la bontà che trova in noi, non la nostra malvagità. Il Signore, perciò, non ama tutto ciò che siamo. Sotto altra prospettiva, ma giungendo alle medesime conclusioni, potremmo dire che Dio ci ama sempre come persone, ma siamo noi che con le nostre azioni ci allontaniamo dal suo amore.
La costituzione apostolica del Concilio Vaticano II Gaudium et spes a questo proposito appunta: «occorre distinguere tra errore, sempre da rifiutarsi, ed errante, che conserva sempre la dignità di persona, anche quando è macchiato da false o insufficienti nozioni religiose» (n. 28). Parole che fanno eco a quelle di Papa Giovanni XXIII: «Non si dovrà però mai confondere l’errore con l’errante, anche quando si tratta di errore o di conoscenza inadeguata della verità in campo morale religioso. L’errante è sempre e anzitutto un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona; e va sempre considerato e trattato come si conviene a tanta dignità» (Pacem in terris, n. 83). Dio accoglie a braccia aperte il ladro, l’omicida, la prostituta, la persona omosessuale, l’adultero, ma non accoglie a braccia aperte il furto, l’omicidio, la prostituzione, l’omosessualità e l’adulterio.
Dio quindi ci chiede di abbandonare il peccato, ossia di convertirci. Se noi non vogliamo abbandonare il peccato è impossibile che Dio ci abbracci, ossia è impossibile che Dio perdoni una persona se questa non vuole essere perdonata, perché ricevere l’amore misericordioso di Dio non può che essere una scelta libera. Per accogliere l’amore di Dio e salvarci dunque dobbiamo essere degni del suo amore, cioè lo stato della nostra anima deve essere adeguato al suo amore. Dio scarica su di noi la pioggia del suo amore, della sua grazia, ma se noi apriamo l’ombrello del peccato, non una goccia di quell’amore potrà toccarci. Infatti, Dio non obbliga nessuno ad amarlo e a ricevere il suo amore» (Tommaso Scandroglio – La Nuova Bussola Quotidiana, 26 ottobre 2022).

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