31ª Udienza del processo 60SA in Vaticano. Prosegue l’escussione dei testimoni. Dal 23 novembre i 3 giorni del “teste chiave”, il “pentito” e “collaboratore di giustizia” Mons. Perlasca

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 20.10.2022 – Vik van Brantegem] – Ieri, 19 ottobre 2022, nella trentunesima udienza del processo 60SA (ufficialmente procedimento penale n. 45/2019 RGP) vaticano, sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato sono proseguite le escussioni dei testimoni dell’accusa, chiamati dall’Ufficio del Promotore di Giustizia. Alla lista – ha annunciato en passant il Presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone – si aggiunge per il 23, 24 e 25 novembre Mons. Alberto Perlasca, ex Capo dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato che ha gestito tutte le operazioni di investimento, incluso l’affare del palazzo di lusso al numero 60 di Sloane Avenue di Londra, elevato al rango di teste-chiave, costituitosi parte civile, dopo essere stato indagato e puoi non rinviato a giudizio, essendo diventato una specie di pentito e collaboratore di giustizia.

Ieri sono stati escussi cinque testimoni e il sito Faro di Roma titola: «Quel dettaglio che svela la volontà di far male al Card. Becciu nonostante non abbia commesso reati». Quanto scritto dal Direttore Sante Cavalleri è già manifesto da molto tempo: «Continua in Vaticano il processo per il Palazzo di Londra, che di udienza in udienza manifesta, da una parte, l’assoluta correttezza del card. Giovanni Angelo Becciu, e dall’altra la volontà precostituita degli inquirenti di metterlo in cattiva luce e possibilmente farlo condannare. Difficile che ci riescano, tuttavia non demordono» [QUI].

Luca De Leo, ispettore, tecnico informatico del Centro Operativo di Sicurezza-COS della Gendarmeria vaticana, ha spiegato le procedure utilizzate durante le indagini: ascolto delle intercettazioni, interrogatori, dati analizzati su dispositivi sequestrati come cellulari, iPad e computer, App per la messaggistica criptata, caselle di posta elettronica, perquisizioni (incluse quelle del 1° ottobre 2019 in Segreteria di Stato e nella stanza di Perlasca a Casa Santa Marta, la residenza di Papa Francesco), accertamenti bancari, immagini catturate dalle telecamere di sicurezza della Gendarmeria (con riprese in territorio italiano). I dispositivi acquisiti, analizzati e riversati negli atti sono stati 243. Delle 210 copie fatte, sono 37 i dispositivi usati dal Promotore di Giustizia per l’indagine, di cui 9 cellulari e 17 computer.

Un dato che ha riacceso la polemica di inizio processo a seguito dell’osservazione degli avvocati della difesa di aver ricevuto solo materiale “parziale”. Polemica frenata da Pignatone che ha ricordato la sua ordinanza del 1° marzo 2022, con la quale “il Tribunale ha detto che il Promotore aveva diritto, in base al Codice, di selezionare il materiale che voleva. Voi avete impugnato, non siete d’accordo, ma non possiamo riaprire ogni volta questa discussione”.

«Ed era sempre il Promotore di Giustizia a indicare dove e cosa andare a cercare nelle chat o nei dispositivi, segnalando dei lassi di tempo precisi e delle parole chiave. Tanto che l’avvocato di Monsignor Mauro Carlino, Segretario prima del Sostituto Becciu e poi del Sostituto Peña Parra, ha fatto notare come una delle frasi incriminate – e secondo lui erroneamente interpretate – derivino dal fatto che non si siano considerati gli scambi fatti appena prima e appena dopo la frase, facendo perdere del tutto ogni sorta di contesto. Una questione, questa, sollevata anche da Monsignor Carlino nel suo interrogatorio, quando, cellulare alla mano, andò e ricontestualizzare ogni frase a lui attribuitagli, mostrando come la parzialità della selezione dava anche adito a fraintendimenti» (Andrea Gagliarducci – ACI Stampa).

Luca Bassetti, gendarme della sezione giudiziaria della Gendarmeria vaticana che ha illustrato l’attività d’indagine sul caso della manager sarda Cecilia Marogna. Interrogato dalle parti civili, ha spiegato che, all’epoca delle operazioni che ha illustrato, il Cardinal Becciu non era più Sostituto e che, in una conversazione, Mons. Perlasca riferiva che il suo successore, l’Arcivescovo Edgar Peña Parra, esprimeva rimostranze sui versamenti, dei quali non era al corrente. Bassetti ha confermato che tali versamenti venivano effettuati dalla banca Credit Suisse, su ordine di Tirabassi, attraverso una email istituzionale con allegato l’ordine di pagamento del Sostituto, unico con potere di firma.

Al teste il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi, «ha chiesto, ad esempio, se Cecilia Marogna avesse soggiornato anche in alberghi, circostanza confermata dal teste, che ha parlato di due alberghi in Sardegna: una risposta che il pm ha utilizzato per affermare che tale circostanza “confuterebbe quanto affermato in precedenza da Becciu, il quale aveva dichiarato che Cecilia Marogna aveva dormito a casa sua, e non in albergo, perché aveva paura del Covid”. Ma cosa si vuole dimostrare, o meglio insinuare? Tra l’altro appare del tutto plausibile che nel corso di una pandemia una persona desideri evitare di frequentare luoghi pubblici, salvo magari doverlo fare per ragioni di forza maggiore, ad esempio se non c’è nessuno che può ospitarla. Ma questo non convince l’astuto inquisitore» (Sante Cavalleri – Faro d Roma).

Bassetti «ha anche sottolineato come Becciu continuasse ad occuparsi della questione nel 2018, quando non era più sostenuto, come denotato da chat con monsignor Perlasca. Va notato, però, che era una operazione di cui pochissimi erano a conoscenza, e che dunque non deve sorprendere che Becciu se ne occupasse in prima persona, né che il successore di Becciu, l’arcivescovo Peña Parra, avesse bisogno di chiarimenti per portare avanti operazioni di cui non era a conoscenza. Parte della transizione, si potrebbe dire» (Andrea Gagliarducci – ACI Stampa).

Luigi Cosi, ausiliare di Polizia giudiziaria, impegnato sugli accertamenti sui conti di Tirabassi (circa una dozzina aperti presso Ubs Svizzera). Nell’interrogatorio sono tornati i temi della società con il padre defunto Onofrio, delle monete e medaglie trovate a Celano, delle case, macchine e soggiorni in montagna dell’imputato, il quale, ha detto il teste, avrebbe 1 milione e 900 mila euro sequestrati in Svizzera.

Gianluigi Antonucci, gendarme che aveva partecipato alle perquisizioni nella Diocesi di Ozieri, ha ribadito argomenti e ipotesi già emersi in precedenti udienze. Proiettata poi una lettera del Vescovo Sebastiano Sanguinetti (Vescovo di Ozieri dal 27 marzo 1997 al 22 aprile 2006), che confermava “l’interessamento” del Cardinal Becciu per il finanziamento alla Diocesi di Ozieri a favore dalla cooperativa Spes, gestita dal fratello Antonino. Il Presidente Pignatone ha ricordato che è già presente una lettera agli atti e che lo stesso Cardinal Becciu ha ammesso di aver “caldeggiato” l’operazione, dicendosi anzi “orgoglioso” di aver aiutato una cooperativa che ha fatto solo del bene a ragazzi poveri. L’escussione di Antonucci prosegue oggi.
«A proposito dei finanziamenti del Card. Becciu alla Cooperativa Spes, di cui era responsabile, come è noto, il fratello del cardinale, Antonucci ha fatto presente che “gli utili realizzati dalla Spes restavano nella Cooperativa, non andavano alla Caritas. Ci sono contributi in tre anni per 1.260mila euro e non risulta nessuna restituzione dalla Spes alla Caritas”. La causale indicata da Becciu, secondo quanto riferito da Antonucci, era per “varie attività caritatevoli”. Anche qui si rivela una volontà persecutoria nei confronti di Becciu e dei suoi familiari: quali utili potrebbe infatti restituire un’attività dove il lavoro è promosso allo scopo dell’inclusione sociale? Con ben diversa serietà, il Presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone, ha poi tagliato corto sulle questioni delle attività caritative di Ozieri, finanziate in parte anche con i fondi della Chiesa italiana, ricordando che “nel capo di imputazione non c’è l’aspetto della CEI”. Resta piuttosto da chiarire come la Gendarmeria vaticana abbia potuto perquisire sedi della Diocesi italiana di Ozieri, in Italia appunto» (Sante Cavalleri – Faro d Roma).

Mons. Rocco Pennacchio, dall’ottobre 2011 al dicembre 2016 Economo generale della Conferenza Episcopale Italiana, dal 14 settembre 2017 Arcivescovo metropolita di Fermo, dal 2018 Segretario della Conferenza Episcopale Marchigiana, dal gennaio 2020 Presidente del Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo della Conferenza Episcopale Italiana. A lui si sarebbe rivolto il Cardinal Becciu per “caldeggiare” il finanziamento della CEI alla Diocesi di Ozieri, a favore della cooperativa Spes. Il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi gli ha chiesto se confermasse l’interrogatorio del 27 settembre 2021, reso durante la fase di suddivisione del processo in due tronconi, rimasto peraltro secretato. “Si”, risponde e Diddi conclude: “Va bene, non ho altre domande”. Nessuna domanda neanche dalle difese. Quindi Mons. Pennacchio è stato licenziato dopo due minuti.

Alcuni attenti osservatori (cittadini sardi, non vaticanisti)…

«Penso che più ci mostriamo rispettosi verso queste persone che stanno facendo l’impossibile, per fare credere a tutti che il Cardinale è colpevole, ancor di più cercano di infangarlo! Allora mi chiedo, perché io devo essere rispettosa verso questi infami che ogni santo giorno inventano megafrottole per infangare un uomo di Dio?» (M.M.).

«Perlasca aveva minacciato di buttarsi dalla finestra. Speriamo che non lo faccia prima del 23 novembre (bè, neanche dopo…)» (C.S.).

«Era ben chiaro sin dall’inizio che volevano danneggiare in maniera irreparabile Don Angelino, tutto questo per invidia e gelosia perché la sua onestà e la sua serietà davano fastidio a molti di loro, compreso colui che è Di Bianco Vestito, ma non si può lasciar perdere. Noi vogliamo la verità per Don Angelino, per la sua famiglia e per tutti noi che lo stimiamo moltissimo. Coraggio ne uscirà pulito. Questo è quello che noi vogliamo. Dio farà giustizia, continuiamo a pregarlo» (F.A.D.).

«Quello che mi aspetto, da siffatto personaggio Prof. Avv. Diddi, che ciononostante sia smentito da più parti, specificatamente vedi le sentenze del Tribunale di Londra, che assolve gli stessi imputati chiamati in causa per “acquisto palazzo Sloane Avenue”, lui imperterrito continua come se nulla fosse successo. Imposta indagini e accuse basandosi sulle comicità di Crozza, ed in aggiunta fonda il presupposto dell’accusa, sulle affermazioni del Mons. Perlasca, che nel contesto di cui si discute, viene presentato, in contemporanea in modo diverso ed in antitesi. Che senza temere smentite definisco “tragicomico”:
– INDAGATO
– INNOCENTE SENZA PROCESSO
– REO CONFESSO
– PARTE CIVILE
In parole povere, chiede il risarcimento di danni, da lui stesso causati.
Nella registrazione dell’interrogatorio pubblicato dal Corriere della Sera, a domanda risponde “di non essere stato diligente”, ciò vuole significare: ammissione nuda e cruda di dolo e colpa.
Intanto il nostro Cardinale Becciu continua a patire sofferenza inenarrabile.
A Londra i giudici sono già pervenuti a conclusioni, che sono a sostegno del Card. Becciu, mentre a Roma si continua a mestare nel torbido… senza capo né coda» (F.P.).

«In un Paese normale a questo punto sarebbe tutto finito e fatte le dovute scuse a Sua Eminenza» (M.F.).

Foto di copertina: “Il processo nell’Aula dei Musei Vaticani per i presunti illeciti compiuti con i fondi della Santa Sede” (Vatican News – Foto di Vatican Media). Accanto ai giudici, il Dott. Giuseppe Pesce, ex Gendarme, Ufficiale giudiziario impiegato presso il Tribunale vaticano. Nel processo in corso ricopre il ruolo di Cancelliere.

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