#NoiStiamoConArmenia L’Azerbajgian è un partner dell’Unione Europa inaffidabile, guerrafondaio e ingordo. I crimini di guerra

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 19.09.2022 – Vik van Brantegem] –  Nell’aggressione su larga scala scatenata dall’Azerbajgian contro il territorio sovrano dell’Armenia il 13 e 14 settembre scorso, sono uccisi e dispersi 207 armeni (tra cui 3 civili morti e 2 dispersi). Sono stati fatti prigionieri 20 soldati armeni. Sono rimasti feriti 293 militari armeni e 3 civili. Questo il bilancio aggiornato dal Consiglio di Sicurezza della Repubblica di Armenia.

Il regime dittatoriale guerrafondaio di Aliyev, lordato del sangue di migliaia di caduti, il 17 settembre scorso ha consegnato i corpi di 32 soldati armeni caduti per difendere l’Armenia dall’aggressione azera, annunciando che altri corpi saranno consegnati nei prossimi giorni. La notizia, precedentemente diffusa dai media azerbajgiani, è stata confermata ai media armeni da Aram Torosyan, il Portavoce del Ministero della Difesa della Repubblica di Armenia.

Azerbajgian ha un secolo
Turchia ha mezzo millennio
Armenia sta lì da due millenni

Azerbajgian e Turchia pensano
a conquistare le terre armene
Armenia
pensa
al futuro degli Armeni che le abitano

Crimini di guerra azeri

Come in passato, anche delle donne soldato armene hanno perso la vita a causa dell’attacco dell’Azerbajgian all’Armenia il 13-14 settembre scorso. Le donne soldato e le donne miliziane armene sono state lodate per «il coraggio eccezionale e lo spirito indomabile» mentre hanno respinto gli attacchi azeri la scorsa settimana. Hanno combattuto contro la superiorità numerica delle forze azere, che hanno lanciato massicci attacchi contro l’Armenia il 13 e 14 settembre, infliggendo loro pesanti perdite, ha scritto il 18 settembre il Ministero della Difesa armeno in un post Facebook [QUI]: «Essi, compiendo fino in fondo la sacra missione di difendere la parte del confine della Patria loro affidata, hanno mostrato eccezionale coraggio e determinazione, respingendo gli incessanti attacchi delle truppe nemiche in inferiorità numerica e infliggendo loro pesanti perdite, continuando così la secolare tradizione dei nostri gloriosi combattenti femminili». Con il post sono state pubblicate i nomi e le foto di cinque donne soldato armene caduti (foto di copertina):

  • Susanna Grigoryan, è andata in prima linea come volontaria con il comandante del distaccamento di Aparan.
  • Anush Abetyan, 36 anni, madre di tre figli, stuprata, orribilmente mutilata e uccisa dai barbari di Aliyev. Le hanno amputato le gambe, le dite e infilate un dito nella sua bocca, cavato gli occhi e sostituiti con delle pietre, e messo il suo corpo nudo in posa degradante per diffondere il video.
  • Alice Melkonyan, aveva già perso il fratello nell’attacco azero del 2016. Durante la guerra dei 44 giorni dell’Azerbajgian alla Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh di fine 2020, era rimasta ferita e per 3 mesi immobilizzata, ma poi era rientrata in servizio a difendere la sua Armenia. I militari azeri le hanno brutalmente mutilato e ucciso, hanno segnato il nome delle forze speciali azeri “YAŞMA” suo corpo nudo torturato, l’hanno filmato e poi pubblicato il video prendendo di mira il pubblico armeno con fiducia nell’impunità.
  • Irina Gasparyan, 47 anni infermiera, da 5 anni nell’esercito, impegnata in assistenza medica nell’esercito armeno. Ha partecipato anche alla guerra dei 44 giorni nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh.
  • Gayane Abgaryan

Vengono denunciati altri barbari crimini azeri dopo l’aggressione dell’Azerbajgian all’Armenia. Il soldato David Gishyan (foto sopra), che in un video veniva ripreso mentre era medicato dal nemico che lo aveva catturato, è stato ammazzato in prigionia in violazione delle convenzioni internazionali. In uno scatto che circola su Internet, militari delle forze speciali azeri posano con la testa mozzata di un soldato armeno.

Il Capo di Stato Maggiore delle forze armate dell’Armenia, Edward Asryan, ha dichiarato: «In combattimento, [i soldati azeri] hanno commesso atrocità contro i nostri soldati, comprese le donne. Non riesco a trovare le parole per descrivere come hanno mutilato una donna soldato. È l’ultimo livello di crudeltà». Asryan ha affermato che nessuna forza militare, unità o soldato di nessun Paese ha il diritto di commettere tali atrocità. Ha definito questa una flagrante violazione del diritto umanitario internazionale. Asryan ha confermato che i crimini di guerra da parte di militare dell’Azerbajgian hanno avuto luogo su tutte le linee di attacco.

I social network come Telegram o Twitter sono pieni di immagini disgustose delle atrocità commesse dai soldati azeri durante i combattimenti. Ma ciò che colpisce è che queste foto e questi video sono postate dai militari azeri stessi. Nel video particolarmente preoccupante, in cui viene mostrato come i soldati azeri hanno spogliato il corpo di una donna soldato armena uccisa, hanno infilato un sasso nelle cavità oculari vuote e le hanno messo in bocca un dito mozzato, apparentemente il suo, si sente l’uomo che riprende il vide, dire: “Guarda questa puttana, è diventata una pietra”. Mentre le atrocità vengono commesse e filmate, si sentono delle risate. Chi ha postato il video su Telegram, ha scritto che la donna era un cecchino e con il dito infilato nella sua bocca avrebbe premuto il grilletto. Ha diverse iscrizioni in azero sul suo corpo nudo.

Alcuni islamici credono che non vedranno il paradiso dopo la morte, se in battaglia cadessero per mano di una donna. L’Azerbajgian è un Paese islamico, ma non è chiaro se i soldati azero che commettono gli atrocità documentati, credano in qualcosa di simile o quale fosse la loro motivazione a mutilare i corpi delle donna soldato armene.

«Altri orribili crimini di guerra [di odio] commessi da militari azerbajgiani contro diverse donne soldato armene. Le prove video sono verificate. Invieremo i dettagli alle organizzazioni internazionali» (Arman Tatoyan, 16/17 settembre 2022).

I soldati azeri condividono consapevolmente video dei loro terribili crimini di guerra contro gli Armeni, perché: 1. Per esercitare pressione psicologica sulla società armena. 2. Sanno esattamente che nessuno sarà punito per questo, dalla loro esperienza della guerra dei 44 giorni i Artsakh alla fine del 2020.

Mentre il suo Paese aggredisce la vicina Armenia, procura danni alle persone e alle proprietà, commette crimini di guerre contro i militari armeni catturati, l’Ambasciatore dell’Azerbajgian in Francia, Rahman Mustafayev, denuncia che «i fanatici Armeni francesi prendono d’assalto l’edificio dell’ambasciata” e aggiunge: “Ma lasciamo da parte “i barbari armeni. Sig. Emmanuel Macron, vergogna per la Francia, che non protegge le ambasciate e ignora le nostre fondate richieste relative alla nostra sicurezza”. Nel frattempo l’Ambasciata dell’Azerbajgian in Francia in un Tweet sta «a ricordare che ai sensi dell’art. 22.2 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961, lo Stato ospitante ha l’obbligo speciale di adottare tutte le misure appropriate per impedire che i locali della missione vengano invasi o danneggiati».

Prigionieri di guerra in mano azera

Durante l’attacco armeno del 13-14 settembre scorso, più di 10 militari armeni sono stati fatti prigionieri dalle forze armate dell’Azerbajgian, ha detto la Portavoce della Rappresentanza armeno presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), Hasmik Samvelyan. Ha detto che i numeri potrebbero ancora cambiare e ha rifiutato di fornire maggiori informazioni sui prigionieri già identificati. In precedenza il CEDU aveva chiesto all’Azerbajgian di fornire informazioni entro il 22 settembre sul primo prigioniero armeno (a seguito dell’aggressione azera del 13-14 settembre) identificato e sui restanti prigionieri non identificati visti nei filmati.

Un rapporto pubblicato nel settembre 2021 dall’Ufficio del Difensore dei Diritti Umani dell’Armenia, Arman Tatoyan, e dall’International and Comparative Law Center (ICLaw) con sede a Yerevan con il supporto dell’Armenian Legal Center for Justice and Human Rights (ALC) in Washington, con le prove raccolte attraverso interviste con 40 prigionieri di guerra rimpatriati e 10 prigionieri civili, e l’analisi delle registrazioni video, ha rivelato dei dettagli scioccanti riguardanti la tortura sistematica e il trattamento degradante dei prigionieri di guerra e civili armeni detenuti in Azerbajgian, a seguito della guerra dei 44 giorni in Artsakh/Nagorno-Karabakh di fine 2020.

Tutti i 50 sopravvissuti hanno testimoniato di torture fisiche, abusi e privazione di cibo, acqua, sonno e cure mediche adeguate, senza distinzione tra il trattamento dei detenuti combattenti e civili da parte di funzionari e personale militare dell’Azerbajgian.

“Con la pubblicazione di questo rapporto, ALC, in collaborazione con Difensore dei Diritti Umani e IClaw, cerca di presentare metodicamente il trattamento disumano dei prigionieri di guerra armeni per evidenziare la continua violazione da parte dell’Azerbajgian del diritto internazionale sui diritti umani e la politica statale di disumanizzazione delle vite armene ”, ha affermato Kenneth V. Hachikian, Presidente dell’ALC.

Secondo il rapporto, i prigionieri armeni sono stati trasportati tra la polizia militare, il servizio di sicurezza dello Stato e una struttura di custodia cautelare nell’insediamento di Kurdakhany a Baku, in violazione della Convenzione di Ginevra III che impone al Paese di detenzione di trasferire prigionieri di guerra a un centro di detenzione il prima possibile. I prigionieri armeni venivano regolarmente sottoposti a torture fisiche in ciascuno di questi luoghi. Le guardie carcerarie azere hanno usato, cacciavite, calci di pistola, catene di acciaio e manganelli per picchiare i prigionieri, a volte più volte al giorno. Un prigioniero di guerra rimpatriato ha testimoniato che tre guardie entravano nella sua cella ogni cinque minuti per picchiarlo.

“Le guardie azerbajgiane sono entrate nelle nostre celle e ci hanno chiesto di gridare ‘Il Karabakh è Azerbajgian!’ Indipendentemente, siamo stati oggetto di brutali percosse, sia dalla polizia militare che dalla sicurezza dello Stato. C’erano altri prigionieri con me nella cella; tre di loro sono stati torturati durante gli interrogatori usando l’elettroshock”.

Ai sensi della Convenzione di Ginevra III, il Paese di detenzione deve astenersi dall’assoggettare i prigionieri di guerra a violenze, danni fisici, rappresaglie, intimidazioni o discriminazioni.

Ai prigionieri di guerra armeni non veniva fornito cibo e acqua sufficienti, la cui fornitura era spesso accompagnata da torture. Diversi prigionieri di guerra hanno testimoniato che le guardie carcerarie avrebbero buttato via tutto il cibo che non potevano mangiare entro 10 secondi. Un altro ha testimoniato che le guardie lo hanno costretto a mangiare cibo da terra. Un prigioniero di guerra ha ricevuto una grave eruzione cutanea a causa della scarsa qualità dell’acqua potabile.

“Sono stato tenuto in isolamento negli ultimi quattro mesi. Ci davano cibo e bevande in modo tale che quando lo versavano, la maggior parte si rovesciava e dovevo raccogliere gli avanzi. Hanno rotto le sigarette, poi ce le hanno date. Non appena hanno aperto la porta della cella, ho dovuto alzarmi e dire “Karabakh è Azerbajgian”. Inoltre, hanno ripetuto la dichiarazione di Aliyev su l’Artsakh che è Azerbajgian e ci hanno obbligato a ripetere qualsiasi cosa stessero dicendo”.

I prigionieri di guerra armeni sono stati intenzionalmente privati anche del sonno. Alcuni sono stati ammanettati a termosifoni o aste riscaldanti, mentre altri sono stati costretti a rimanere in piedi o seduti per giorni interi. In inverno, le guardie carcerarie versavano secchi di acqua gelata sui prigionieri e aprivano le finestre di notte, costringendoli a dormire sul freddo pavimento della prigione.

“Nella zona della polizia militare, eravamo collegati ai radiatori del riscaldamento. I primi giorni abbiamo dormito per terra. Non abbiamo avuto cibo né acqua per alcuni giorni. Ho chiesto loro dell’acqua e mi hanno spruzzato acqua fredda da un secchio. Tutti i miei vestiti si sono bagnati, hanno aperto la finestra e mi hanno fatto sdraiare per terra in modo da congelarmi al freddo. Ci hanno picchiato di nuovo. Ho perso conoscenza due volte. Siamo stati colpiti psicologicamente, perché stavano picchiando nella cella proprio accanto a me e potevamo sentire la tortura”.

Le guardie carcerarie si sono costantemente rifiutate di fornire ai prigionieri di guerra cure mediche per le ferite inflitte in combattimento o in cattività. Di conseguenza, molti prigionieri di guerra hanno sviluppato infezioni o lesioni più gravi. Un prigioniero di guerra che è stato mandato in ospedale è stato privato del cibo per 10 giorni. I soldati azeri giacevano accanto a lui nel suo letto d’ospedale mentre gli sputavano addosso e filmavano le loro azioni.

Salvate il popolo armeno dagli orchi

L’aggressione dell’Azerbajgian all’Armenia, invasa e bombardata nel suo territorio sovrano, non è solo l’ennesima avventura bellica del guerrafondaio Aliyev.

Ormai la politica del dittatore azero, tanto caro all’Europa per via del suo gas, è quella della violenza, della minaccia e del ricatto: o accettate le mie richieste o vi anniento.

Su questa nuova provocazione, gravissima per il diritto internazionale perché a danno di uno Stato internazionalmente riconosciuto, si è già scritto molto ed è accertata anche dai commentatori più neutrali la responsabilità dell’Azerbajgian nell’attacco del 13 settembre.

Quel che merita attenzione, invero, non è solo la modalità dell’aggressione (bombardamenti su insediamenti civili a chilometri di distanza dal confine internazionalmente riconosciuto) ma anche i nuovi episodi di barbarie che hanno contraddistinto l’azione dei militari azeri.

Non è una novità: già nel 2016 e nel 2020 in Nagorno Karabakh-Artsakh i soldati dell’Azerbajgian avevano compiuto atti orribili a danno di soldati e civili armeni.

Tuttavia, il video dei giorni scorsi girato dagli stessi aguzzini azeri, mostra tra pile calpestate di cadaveri dei nemici anche il corpo orrendamente mutilato di una soldatessa armena, Anush Abetyan, 36 anni e tre figli, alla quale (speriamo ormai non più in vita) i soldati di Aliyev hanno amputato le gambe, cavato gli occhi e messa in posa degradante; e Dio sa cos’altro le avranno fatto…

Un video che forse non è neppure l’unico, perché sembra che anche un’altra armena, l’infermiera Irina Gasparyan, abbia subìto un simile trattamento.

Ecco, il mondo deve sapere che questi orchi stanno minacciando non solo l’integrità fisica dello Stato armeno ma anche il suo popolo.

L’Europa, troppo attenta a dieci miliardi di metri cubi di gas da Baku, sembra disinteressata da quanto sta accadendo. L’orrore di questi orchi passa in secondo piano di fronte agli interessi economici. E poco importa se questa cecità spianerà a breve la strada al nuovo impero ottomano di Erdogan e Aliyev.

A quel punto spunteranno le lacrime di coccodrillo. Ma sarà troppo tardi.

L’invasione degli orchi sarà ormai inarrestabile.

Iniziativa italiana per l’Artsakh
18 settembre 2022

Intervista con l’Ambasciatore armeno: dietro l’attacco azero all’Armenia la Turchia e il “via libera” del passo falso dell’Europa sul gas

L’Ambasciatore della Repubblica di Armenia in Italia, Tsovinar Hambardzumyan, in un’intervista con Paolo Vites per Il Sussidiario, pubblicato il 16 settembre 2022 [QUI], ha affermato che dietro il recente l’attacco azero all’Armenia, c’è come sempre la mano di Erdoğan, perché la Turchia considera l’Armenia, data la sua posizione geografica, un ostacolo al suo espansionismo verso l’Asia centrale. Ma anche e soprattutto c’è dietro il passo falso dell’Europa sul gas, dando “via libera” all’attacco azero, con il viaggio che lo scorso luglio la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha fatto a Baku, firmando un accordo destinato ad aumentare la fornitura di gas azero all’Europa, ha affermato Hambardzumyan a Il Sussidiario: «Definendo l’Azerbajgian il “nostro partner più affidabile nella regione”, Ursula von der Leyen ha legittimato l’attacco nei nostri confronti, dando agli Azeri una importanza, che ha indebolito la posizione armena. Non solo: definire “il partner più affidabile” quello che di fatto è un regime dittatoriale e corrotto, infanga quelli che sono i valori della Comunità Europea».

È stata siglata una nuova dichiarazione di cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaijan, la seconda nel giro di pochi giorni, il che la dice lunga sull’instabilità della situazione, che in ogni momento potrebbe evolvere in una guerra vera e propria. È quello che ha confermato Hambardzumyan nella conversazione con Il Sussidiario: «Se non ci sarà una dichiarazione forte della comunità internazionale contro l’aggressione dell’Azerbajgian, può accadere di tutto, non c’è alcuna certezza che i combattimenti si fermino».

Il Sussidiario: Questa volta le forze azere hanno invaso direttamente il territorio armeno, non si tratta dell’usuale attacco al Nagorno-Karabakh. È possibile che l’Azerbaijan stia approfittando del fatto che la Russia, che ha una forza di dissuasione nel Nagorno-Karabakh, sia troppo impegnata in Ucraina per occuparsi di quanto sta accadendo?
Tsovinar Hambardzumyan: Come dice lei, i militari russi si trovano nel Nagorno-Karabakh e non in Armenia e questa volta gli Azeri hanno attaccato direttamente l’Armenia. L’Azerbajgian ha approfittato del fatto che le attenzioni della Russia, ma anche della comunità internazionale, sono interamente concentrate sull’Ucraina. Esattamente come fecero nel 2020, quando attaccarono in piena pandemia e tutto il mondo era impegnato a contenere la diffusione del virus. Questa è la politica turco-azera.

Il Sussidiario: Ha citato la Turchia. Sappiamo che Ankara sostiene l’Azerbaijan, paese a maggioranza islamico. Si può dire che questo rientri nel quadro dell’espansionismo di Erdoğan in atto ormai da tempo?
Tsovinar Hambardzumyan: Certamente. Erdoğan ha in mente di ricreare l’Impero ottomano, il suo espansionismo va dal Nord Africa all’Iraq, passando per la Siria e ancora più verso oriente. Se si osserva una carta del Caucaso, si capisce tutto. La parte meridionale dell’Armenia a est confina con l’Azerbajgian e a ovest con la Turchia. Esiste una enclave dell’Azerbajgian in territorio armeno che ha un piccolo confine di 9 chilometri con la Turchia. Si tratta dell’unico confine che la Turchia ha con l’Azerbajgian. È evidente che l’Armenia rappresenta un ostacolo per Erdogan, che ha bisogno di occupare la parte meridionale del nostro Paese per unirsi all’Azerbajgian e da lì continuare la sua linea espansionistica verso l’Asia centrale.

Il Sussidiario: In questo quadro, lei ritiene che Mosca abbia paura di inimicarsi Erdoğan se intervenisse in modo più esplicito?
Tsovinar Hambardzumyan: Il problema è che l’Armenia si trova in mezzo alle grandi potenze. Da una parte ci sono interessi turchi e russi, e dall’altra siamo danneggiati dai rapporti estremamente tesi tra Occidente e Russia. È molto grave che molti giornali italiani abbiano intitolato nei giorni scorsi che il nostro premier abbia telefonato a Putin e chiesto aiuto militare alla Russia.

Il Sussidiario: Ci spieghi.
Tsovinar Hambardzumyan: Il Premier armeno ha parlato con tutti i co-Presidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE, il formato di mediazione tra Armenia e Azerbajgian: con il Presidente Putin, con Macron, con il Segretario di Stato americano Anthony Blinken, ma anche con il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel. L’Armenia ha chiesto aiuto anche al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ma è stato fatto passare tutto come se avessimo chiesto aiuto solo a Mosca. Presentare la questione in questo modo aveva lo scopo di predisporre l’opinione pubblica internazionale contro l’Armenia e non contro il Paese aggressore che è stato l’Azerbajgian. La considero una tendenza molto pericolosa.

Il Sussidiario: In Armenia ci sarebbero manifestazioni popolari contro il Primo Ministro, accusato di non saper gestire la situazione. Conferma?
Tsovinar Hambardzumyan: Manifestazioni ci sono come in tutti i Paesi democratici. In Europa le priorità quotidiane sono altre, la gente manifesta per lo stipendio; in Armenia, purtroppo, per questioni di sicurezza. Noi siamo una democrazia, chi non è d’accordo con il Primo Ministro può liberamente manifestare. Non siamo come l’Azerbajgian, un grande nemico della democrazia, dove se qualcuno protesta finisce in galera.

Il Sussidiario: A proposito del Nagorno-Karabakh che è causa di conflitti ormai da trent’anni, l’Armenia sarebbe disposta a fare delle concessioni pur di garantire la pace?

Tsovinar Hambardzumyan: Qui è importante distinguere il Nagorno-Karabakh in senso proprio dalle regioni cuscinetto circostanti. Il Nagorno-Karabakh è sempre stato armeno con una maggioranza armena di oltre l’80% della popolazione. Attorno ad esso c’era un cuscinetto di sicurezza che è sempre stato oggetto dei negoziati con l’Azerbajgian. L’Armenia non ha mai detto che questo cuscinetto appartenesse a lei, siamo sempre stati pronti a un compromesso in cambio della sicurezza e dell’autodeterminazione della popolazione. Ma purtroppo durante la guerra del 2020 gli Azeri hanno preso con l’uso della forza militare non solo le regioni cuscinetto, ma anche una parte considerevole proprio del Nagorno-Karabakh. Il problema è che la questione del Nagorno-Karabakh per gli Azeri è sempre stata una questione di terre, invece per gli Armeni il problema del Nagorno-Karabakh riguarda le persone. Quindi siamo sempre stati disposti alle concessioni che riguardano i territori, ma non le persone.

Il Sussidiario: Un’altra arma in mano all’Azerbaijan è il gas, di cui l’Europa ha estremamente bisogno. Pensa che lo stiano usando per ricattare l’Europa, in modo da abbandonare l’Armenia?
Tsovinar Hambardzumyan: L’Azerbajgian non ha una quantità di gas tale da rifornire l’Europa. E si può supporre che gli Azeri comprino il gas dalla Russia e lo rivendano all’Europa. È una situazione favorevole per tutti, ma soprattutto per l’Azerbajgian, perché in questo modo non potrà essere punito dall’Europa, se vuole continuare ad avere il gas. Tornando alla sua domanda, se dovessi rispondere sì o no, la risposta sarebbe più sì che no. È chiaro che il popolo europeo non vuole subire stenti per la mancanza di gas, ma c’era bisogno che la von der Leyen andasse nella capitale azera e dicesse che l’Azerbajgian è il partner più affidabile della regione? Un regime corrotto e dispotico? Sono questi i valori dell’Europa? Poteva dire che è un partner importante dal punto di vista energetico, ma dicendo quello che ha detto ha legittimato questo attacco e ha creato un precedente favorevole per aggredire l’Armenia. Non solo l’Europa ha abbandonato l’Armenia, ma prima di tutto ha abbandonato i valori che la costituiscono. Certamente in questo contesto non posso non menzionare l’inestimabile sostegno della società italiana e le dichiarazioni inequivocabili di tutte le forze politiche italiane, sia di destra che di sinistra, che hanno criticato duramente l’aggressore con un appello per fermare immediatamente l’attacco.

L’Iran alla Turchia: la modifica dei confini nel Caucaso è inaccettabile

Durante un incontro con il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il Presidente iraniano Ebrahim Raisi ha affermato che qualsiasi modifica dei confini riconosciuti a livello internazionale nel Caucaso è inaccettabile, riferisce l’agenzia di stampa Mehr. Raisi ha affermato che l’integrità territoriale dei Paesi della regione deve essere preservata. «La base della nostra politica nella regione è che i destini dei Paesi devono essere determinati da loro stessi e che la loro sovranità nazionale e integrità territoriale devono essere rispettate», ha detto Raisi a Erdogan a Samarcanda, a margine del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.

L’Azerbajgian è un partner ingordo e inaffidabile

Ancora una volta Aliyev ha disatteso tutti i buoni propositi di una soluzione pacifica del contenzioso nel Caucaso meridionale.
I pesanti bombardamenti, senza precedenti, contro città e villaggi della Repubblica di Armenia dimostrano inequivocabilmente che l’unico linguaggio che il dittatore di Baku conosce è quello della violenza, della guerra, dell’offesa e della minaccia.
Eravamo stati facili profeti due giorni fa nel preannunciare l’ennesima azione di guerra degli Azeri: invio massiccio di armi e uomini al confine con l’Armenia e ripetuti comunicati denuncianti fantomatiche “provocazioni armene”. Il solito cliché al quale siamo ormai abituati da molto tempo.
L’obiettivo di questo attacco è il medesimo che portato i soldati azeri a occupare dallo scorso anno svariati chilometri quadrati di territorio armeno: conquistare posizioni in altura lungo il confine tra i due Paesi, crearsi una fascia di protezione e soprattutto avere dall’alto un controllo di tutta la piana armena sottostante.
Prossimo obiettivo, ma bisognerà vedere se l’Iran glielo permetterà (segnalato invio truppe e mezzi al confine), sarà quello di garantirsi uno spazio nel Syunik o occuparlo tutto.
La minaccia di Aliyev è chiara: firmate un accordo di pace con noi e alle nostre condizioni, riconoscete l’Artsakh come parte integrante dell’Azerbajgian, lasciateci il corridoio di transito del Syunik e allora smetteremo di bombardarvi.
Di fronte a tale scellerato e minaccioso comportamento non c’è gas che tenga. Aliyev e l’Azerbajgian vanno sanzionati dall’Unione Europea, che al tempo stesso deve aiutare l’Armenia a resistere.
È ora di mettere le cose in chiaro: gli Azeri sono gli aggressori autocrati, gli Armeni gli aggrediti democratici (e vanno sostenuti se ancora la parola “democrazia” ha un qualche valore nel nostro continente).
Purtroppo lo sconquasso della guerra in Ucraina non solo sta distogliendo l’attenzione dell’opinione pubblica, ma al tempo stesso crea alleanze e contro alleanze trasversali. La situazione dell’Armenia finisce con l’essere l’ultimo dei problemi…
Ora però l’Europa, come detto, è chiamata a una scelta: ci deve dire se (citazione di Ursula von der Leyen) Aliyev sia ancora un partner affidabile, oppure sia arrivato il momento di imporgli uno stop. La questione della fornitura di gas non è rilevante: noi lo compriamo e lui lo vende, il vantaggio è per entrambi.
Ma se proprio dovesse tirar diritto con le sue provocazioni, vorrà dire che ci metteremo un maglione in più: in ballo c’è la credibilità dell’Europa, non una disputa di confine tra due Paesi.
Aliyev è un ingordo e prima o poi un boccono gli finirà di traverso…

Iniziativa italiana per l’Artskah
13 settembre 2022

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