Sua Eminenza il “fascio” e i preti “zecche”

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Ancora una volta ci è toccato sentire un insulto gratuito contro il Cardinale guineano Robert Sarah. Non è infatti la prima volta che uomini di Chiesa esprimono più o meno pubblicamente malumori e cattiverie contro l’ex Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, attualmente “pensionato” e senza incarico.

La sua colpa? Difendere la fede cattolica, il sacerdozio, l’Eucaristia, la vita spirituale, i sacramenti, il primato di Dio sull’uomo e sul mondo. E ancora, aver parlato e scritto a favore del celibato sacerdotale e contro l’ordinazione delle donne, aver segnalato i pericoli della dilagante ideologia gender così come gli errori di una accoglienza indiscriminata dei migranti per non rendersi complici di una piaga da estirpare alla radice. Tutto questo – sua grandissima colpa! – senza mai salire sulla carrozza festante dei picconatori del passato, i tifosi di Papa Francesco, per il quale il cardinale ha sempre avuto parole di stima e di rispetto. A Papa Francesco è anche dedicato uno dei capitoli dell’ultimo libro del Cardinal Sarah Per l’eternità. Meditazioni sulla figura del sacerdote (Cantagalli 2022, 272 pagine [QUI]). Ma coloro che insultano non leggono i libri, si limitano ai titoli di Repubblica, L’Espresso e Famiglia Cristiana.

Questa volta, a prendersela col cardinale, è un prete romano che – in una conversazione privata – ha definito il cardinale “un fascio”.

A Roma (e immagino nel resto d’Italia) si chiamano “fasci” i giovani autoproclamati neonazisti che vanno in giro cercando rogne; quelli che in gruppo (perché vili) insultano e menano, con le catene e coi bastoni, che si infilano nelle manifestazioni pacifiche per creare disordini, che negli stadi urlano cori razzisti contro i giocatori neri, che fanno il gesto romano per emulazione presi dalla foga del momento e alzano cori in onore del Duce Mussolini. Gente da tenere alla larga, soprattutto se sI muove in branco, capace di tutto per difendere la propria appartenenza al gruppo e distinguersi in audacia, volgarità e violenza. Gente senza occupazione e senza istruzione, senza educazione e senza padri.

Chiarito grossolanamente il concetto, mi domando cosa c’entri il termine fascio col cardinale guineano. Ma non vorrei che me lo spiegasse il sacerdote in questione (che per rispetto non nominiamo così come omettiamo l’ufficio diocesano di cui è a capo). Non chiedo lumi al sacerdote che a suo modo, definendo fascio un cardinale, rivela la sua identità ideologica: nell’infinita guerra tra rossi e neri. Così, per rimanere allo stesso livello semantico, il prete in questione rivela di essere una “zecca” (ma sappiamo che negherebbe e rilancerebbe: “Lui è un fascio io un buon cristiano”).

A Roma una zecca è una persona che dedica la sua vita ai sacri temi di “peace e love”, pace ed amore (libero). Spesso trascurando la cura personale per atto voluto, contestando ogni autorità e lasciandosi aiutare da qualche oppiacieo, la zecca richiama (gli altri) al dovere di assistere i più poveri, i neri e gli emarginati, canta Bella Ciao e coltiva (anche, ma non solo) il sogno di partire per Cuba, Venezuela o Cina (dove i diritti umani funzionano a meraviglia). Il ventaglio di influenze di questa classe intellettuale è molto ampio e va da Marx a Manu Chao passando per Kurt Cobain, Lennon e Gandi. Una ricchezza di pensiero e di contenuti sociopolitici che tuttavia mal si sposa con un sacerdote cattolico. Ad ogni modo difficilmente si sente definire un sacerdote “zecca” o “comunista”, nonostante molti di loro siano oggi sulle pagine delle riviste patinate (cattoliche o mondane spesso non c’è molta differenza) a vantarsi di avere caratteristiche più simili a Mattia Sartori e Jovanotti che a san Francesco Saverio o a san Giovanni Bosco. Basti pensare a chi vorrebbe donne prete e vescove, preti sposati, aborto ed eutanasia come diritti, sesso libero basta che sia di buona qualità [QUI] e autonomie di chiese locali anziché Chiesa universale (la chiamano sinodalità) come ingredienti per una ricetta riempi-chiese.

A dire il vero, per quanto poco si addica a uomini di Chiesa e per quanto sia doloroso riconoscerlo, esistono di certo molte affinità tra alcuni preti e vescovi e le c.d. “zecche”. Tuttavia nessuno si sognerebbe di chiamarli così per poi sentirsi dire che il comunismo è finito, che il socialismo è un’altra cosa, che loro (e solo loro) mettono in pratica il Vangelo, che Gesù era un vero rivoluzionario e che la teologia del popolo argentina è del tutto diversa dalla Teologia della Liberazione peruviana e brasiliana. Tutte storie sentite e risentite perché mai più si osi affermare che la chiesa tende evidentemente a sinistra (si rischia lo stigma sociale e religioso nel dire che c’è più bisogno di conservare che di stravolgere per correre appreso ai tempi e ai suoi “segni”). E se anche fosse (che la Chiesa, i preti, i vescovi, la CEI e il papa, tendano a sinistra?) Non fu Gesù il primo a rompere col passato e a mangiare coi peccatori? Non fu Gesù il primo a umanizzare Dio? Non fu lui a infrangere gli antichi inutili rituali fatti di pizzo e di merletti della nonna?

Eccetera, eccetera, eccetera… per finire dicendo che il cardinale che ancora crede nel silenzio liturgico e nel santissimo sacramento, nel celibato e nel matrimonio tra uomo e donna è, quello sì, un fascio qualunque. Povera Chiesa, poveri noi.

Questo articolo è stato pubblicato dall’autore ieri, 12 luglio 2022 sul suo blog Testa del Serpente [QUI].

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