Quia ventum seminabunt et turbinem metent

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Ritorniamo sulla conversazione che Papa Francesco ha avuto il 19 maggio 2022 con i direttori delle riviste culturali europee dei gesuiti [QUI], pubblicata da Padre Antonio Spadaro, S.I., su La Civiltà Cattolica [QUI], che dirige. Secondo il sito argentino Caminante Wanderer «dimostra che i più grandi problemi del sommo pontefice non sono il ginocchio malconcio o i diverticoli intestinali; è qualcosa di molto più serio e influisce sull’equilibrio del suo giudizio. In poche parole, e la domanda non nasce da nessuna stizza o rancore anti-francesco: Bergoglio è sano di mente?» (segue la traduzione italiana del testo integrale).

Comunicazione di servizio – Ripeto quanto ho ricordato lo scorso 14 giugno. A chi “non piace” quanto segue, va ricordato – repetita iuvant – l’avviso, che non è obbligato a leggerlo. Poi, non scrivo (o rassegno) per “piacere a qualcuno”, ma comunico quanto scrivo (o rassegno) per me stesso. Per curiosità intellettuale. Cosa significa si può leggere nell’incipit di Informazioni su Vik sul mio diario Facebook [QUI]: «Non è nelle mie intenzioni diffondere la mia ipsissima verba: “Il principio base dell’azione pedagogica di Vik van Brantegem non è quello di divulgare il proprio personale pensiero, che tale resterà, piuttosto un meccanismo fondato ad allenare le persone alla metacognizione” (Valentina Villano)». Quindi, inutile strapparsi i merletti. Intelligenti pauca.

Il vento seminato

I direttori delle riviste culturali europee della Compagnia di Gesù ricevuti in udienza da Papa Francesco presso la Biblioteca privata del Palazzo apostolico. Erano in tutto dieci: Padre Stefan Kiechle di «Stimmen der Zeit» (Germania), Lucienne Bittar di «Choisir» (Svizzera), Padre Ulf Jonsson di «Signum» (Svezia), Padre Jaime Tatay di «Razón y fe» (Spagna), Padre José Frazão Correia di «Brotéria» (Portogallo), Padre Paweł Kosiński di «Deon» (Polonia), Padre Arpad Hovarth di «A Szív» (Ungheria), Robert Mesaros di «Viera a život» (Slovacchia), Frances Murphy di «Thinking Faith» (Regno Unito) e Padre Antonio Spadaro de «La Civiltà Cattolica» (Italia). Tre direttori erano laici, di cui due donne (per la rivista svizzera e quella inglese). Gli altri erano gesuiti.

Ucraina, Papa Francesco: «Guerra provocata o non impedita, qui non ci sono buoni e cattivi»

«Dobbiamo allontanarci dal normale schema di “Cappuccetto rosso”: Cappuccetto rosso era buona e il lupo era il cattivo. Qui non ci sono buoni e cattivi metafisici, in modo astratto. Sta emergendo qualcosa di globale, con elementi che sono molto intrecciati tra di loro. Un paio di mesi prima dell’inizio della guerra ho incontrato un Capo di Stato, un uomo saggio, che parla poco, davvero molto saggio. E dopo aver parlato delle cose di cui voleva parlare, mi ha detto che era molto preoccupato per come si stava muovendo la NATO. Gli ho chiesto perché, e mi ha risposto: “Stanno abbaiando alle porte della Russia. E non capiscono che i russi sono imperiali e non permettono a nessuna potenza straniera di avvicinarsi a loro». Ha concluso: «La situazione potrebbe portare alla guerra”. Questa era la sua opinione. Il 24 febbraio è iniziata la guerra. Quel Capo di Stato ha saputo leggere i segni di quel che stava avvenendo» (Papa Francesco – Conversazione con i direttori delle riviste culturali europei dei gesuiti, pubblicato da La Civiltà Cattolica, 14 giugno 2022).

«Guerra, Nato che provoca, Cappuccetto rosso. È utile che il Papa dispensi interviste a ciclo continuo su ogni tema dello scibile umano?» (Matteo Matzuzzi – Vaticanista del Foglio, 15 giugno 2022).

«Non se ne può più delle conversazioni come intorno a una bottiglia di vino di Bergoglio” (Kattoliko Pensiero @kattolikamente – Twitter, 15 giugno 2022).

«Giovanni Paolo II, il Cappucetto rosso originale. Chi si ricorda quando andò in Polonia dal Lupo cattivo, gli fece un mazzo tanto, e di ritorno dal bosco si prese una revolverata da un lupacchiotto bulgaro-turco?» (Andrea Marcenaro – Il Foglio, 16 giugno 2022).

«Il Papa o la Segreteria di Stato? Qual è la linea ufficiale della Santa Sede sulla guerra in Ucraina. Mentre Francesco si mostra ambiguo tra mezze frasi di condanna e mezze di giustificazione, il Segretario per i Rapporti con gli Stati dice che “bisogna resistere alla tentazione di accettare compromessi sull’integrità territoriale ucraina”. C’è molta nebbia all’orizzonte» (Matteo Matzuzzi – Il Foglio, 16 giugno 2022).

«Bisogna “resistere alla tentazione di accettare compromessi sull’integrità territoriale Ucraina”. Ad affermarlo, a margine di un incontro alla Pontificia Università Gregoriana sul tema dei migranti, è il Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Parole evidentemente ostili a possibili negoziati e che assai si discostano dall’equilibrata posizione espressa ieri da Papa Francesco che ai direttori delle riviste dei gesuiti [QUI] ha suggerito di guardare alle motivazioni della guerra, comunque ingiustificabile, tenendo conto che ci sono ragioni da entrambi i lati. L’Arcivescovo Paul Richard Gallagher non sembra condividere tale visione, che secondo noi è invece l’unica che può portare alla soluzione della crisi. E infatti l’atlantista Gallagher non è ottimista e prevede “un inverno che non dimenticheremo”» (Faro di Roma, 15 giugno 2022).

«A me basterebbe non dicessero tre cose diverse da un giorno all’altro. Rimpiango il santo low profile Vaticano» (Matteo Matzuzzi – Vaticanista del Foglio, 15 giugno 2022).

Blog MiL-Messainlatino.it: Un altro durissimo attacco di Papa Francesco ai tradizionalisti – 16 giugno 2022

L’ariete del Modernismo. I gesuiti e la crisi nella Chiesa Cattolica Romana a partire dagli Anni Sessanta – 5 giugno 2022

«Il pericolo principale della nostra epoca nella Chiesa cattolica NON sono i cosiddetti “tradizionalisti”, ma, come insegna l’enciclica Pascendi Dominici Grecis (Sugli errori del modernismo) di San Pio X dell’8 settembre1907, è il modernismo che l’enciclica definisce la peggiore delle eresie» (Maurizio Bodini, 17 giugno 2022).

«La causa di questo declino è solo una: il modernismo, cioè il tentativo di conciliare la dottrina cattolica e la filosofia moderna. Questo ha portato i gesuiti a tradire l’impronta dell’Ordine ricevuta dal Santo Fondatore, Ignazio di Loyola, e a prendere per primi una serie di posizioni inconciliabili con il Magistero di sempre» (L’ariete del modernismo. I gesuiti nelle parole di Malachi Martin – Gaetano Masciullo).

L’ariete del Modernismo. I gesuiti e la crisi nella Chiesa Cattolica Romana a partire dagli Anni Sessanta – 5 giugno 2022

Le crisi nella storia della Chiesa sono stati innumerevoli nel tempo. Tuttavia, anche se quella attuale non ha eguali, il modo per vincerla è sempre lo stesso: farsi santi, e grandi santi. Ne dà testimonianza il libro Il progresso dei gesuiti di James Brodrick S.I. (Editrice Àncora 1966, 431 pagine), che si può scaricare gratuitamente [QUI]. Un libro avvincente più delle avventure salgariane, esso dimostra che anche la più efficiente “macchina da guerra” della storia della Chiesa – la Compagnia di Gesù – ha sofferto di terribili crisi, eresie, difficoltà e tribolazioni. Ne è uscita solo grazie alla santità, almeno fino agli inizi del secolo XX. Infatti, se oggi i vertici dei gesuiti sono forse l’avanguardia della sovversione, la Vergine Maria ha già suscitato nuove Congregazioni e Istituti, fedeli a Sant’Ignazio. L’autore, James Brodrick (1891–1973) è considerato uno dei più grandi storici gesuiti di lingua inglese, che ha scritto importanti biografie di S. Ignazio, S. Roberto Bellarmino e S. Pietro Canisio.

«Chi semina vento raccoglie tempesta» è un antico proverbio, derivato dal versetto 8,7 del Libro del profeta Osea: «E poiché hanno seminato vento raccoglieranno tempesta. Il loro grano sarà senza spiga, se germoglia non darà farina, e se ne produce, la divoreranno gli stranieri».

La tempesta raccolta

Psicopatia e imminenza della fine?
Caminante Wanderer, 14 giugno 2022

(Traduzione a cura di Valentina Lazzari per il blog di Aldo Maria Valli Duc in altum [QUI])

In queste ultime settimane si è parlato insistentemente dell’imminenza di un Conclave. Due le ragioni: Papa Francesco si potrebbe dimettere dall’incarico, oppure la sua fine naturale sarebbe molto più vicina di quanto il Vaticano è disposto ad ammettere. Noi non sappiamo. Tuttavia, la coversazione che Bergoglio ha avuto quasi un mese fa con i direttori delle riviste culturali europee dei gesuiti, e che è stata pubblicata da La Civiltà Cattolica [QUI], dimostra che i più grandi problemi del sommo pontefice non sono il ginocchio malconcio o i diverticoli intestinali; è qualcosa di molto più serio e influisce sull’equilibrio del suo giudizio. In poche parole, e la domanda non nasce da nessuna stizza o rancore anti-francesco: Bergoglio è sano di mente?

Ora, per quanto uno possa essere progressista, non si può negare che alcuni punti della conversazione mettono in mostra le caratteristiche di una persona che dà segni evidenti di demenza senile, perfettamente comprensibili data la sua età. In alternativa, si deve immaginare che il copione delle sue parole sia stato scritto da un suo nemico o da un nemico di un certo calibro della Chiesa, oppure da qualche comico. L’unica cosa certa è che una persona sana di mente, in possesso del buon senso e della prudenza richiesti dalla sua funzione (in questo caso nientemeno che il sommo pontificato), non può dire ciò che Francesco dice.

Non ha senso perdere tempo qui a confutare le sue affermazioni. L’avremmo fatto qualche anno, quando ci siamo dedicati a questo compito; ora, quando tanta acqua è passata sotto il ponte, le cose vanno prese in base a chi le dice. Tuttavia, vale la pena evidenziare alcuni punti:

1. La frivolezza e la superficialità con cui si riferisce al conflitto tra Russia e Ucraina. Li paragona a Cappuccetto rosso e al lupo e dà a intendere, come hanno fatto diversi media (quelli che ancora gli prestano una certa attenzione), che la Nato abbia provocato la Russia per scatenare la guerra. Indipendentemente dal fatto che ciò sia più o meno vero, il papa, in quanto capo di uno Stato e sommo pontefice della Chiesa, non può permettersi tali espressioni. Andrebbero bene, in ogni caso, per essere commentate dopo i pasti, in una casa di preti anziani, ma non per farle conoscere al mondo intero. Questo fatto da solo dovrebbe indurre i cardinali a pensare seriamente su cosa faranno con questo personaggio che può mettere la Chiesa in un pasticcio di grandi proporzioni.

2. Particolarmente interessante per noi è la risposta alla terza domanda, sui segni che il papa vede nel rinnovamento spirituale della Chiesa. E la prima cosa da dire è che abbiamo a che fare con uno degli esempi più raffinati di cannibalismo istituzionale che possiamo immaginare, quella specialità di Bergoglio che il nostro amico Ludovicus ha descritto così bene e che possiamo leggere qui. Egli divora i cattolici “restaurazionisti” con la ferocia di una iena e depreda anche la Curia romana, il classico nemico di qualsiasi populista.
D’altra parte, i segnali del suo squilibrio psichico si manifestano in modo sempre più evidente. Abbiamo già parlato in un’altra occasione del fatto che Francesco ha i tratti di uno psicopatico, qualcosa che i suoi superiori avevano notato molto tempo prima della sua nomina a vescovo. In questo caso, inoltre, vediamo, in modo evidente e difficilmente discutibile, i sintomi di una personalità dissociata. Parla di vescovi che compaiono in Europa o in America, come se non fosse lui a farli apparire; come se non fosse lui stesso il protagonista e il diretto responsabile di quelle nomine episcopali. Leggiamo, ad esempio, questo paragrafo: “Un vescovo argentino mi raccontava che gli era stato chiesto di amministrare una diocesi che era caduta nelle mani di questi ‘restauratori’”. Si riferisce chiaramente alla diocesi di San Rafael, l’unica con un amministratore apostolico e che ha un profilo “restaurazionista”. Ma Francesco dice che a questo vescovo gli “era stato chiesto”. Chi gliel’ha chiesto? Ma lui stesso, poiché non c’è nessun altro che possa nominare vescovi o amministratori apostolici se non il papa di Roma, e tanto più nel caso dell’Argentina, alla quale è stata riservata una gestione in via esclusiva.
Siamo di fronte a un grave disturbo psicologico, e saranno i professionisti a dover diagnosticare se si tratti di un caso di identità dissociativa o di spersonalizzazione.

3. Nello stesso paragrafo appare già in modo evidente il disprezzo che cova verso i vescovi americani. Dice: “Il numero dei gruppi di ‘restauratori’ – ad esempio, negli Stati Uniti ce ne sono tanti – è impressionante.” Questo non fa che confermare quanto più volte abbiamo detto nel nostro blog: un’adeguata ermeneutica per leggere le decisioni di Bergoglio è tener conto del suo antiamericanismo.
A confermare la mia diagnosi amatoriale di dissociazione della personalità è lo stesso pontefice che invoca una Chiesa sinodale, nella quale tutti devono essere ascoltati, e si scaglia contro un gruppo di membri della Chiesa, che egli stesso riconosce sorprendentemente numeroso, i quali non solo non devono essere ascoltati, ma devono essere cancellati.

4. È lo stesso disturbo psicopatico che lo porta a impigliarsi in una elegia nei confronti di padre Pedro Arrupe, S.I., con floridi accenni a Paolo VI, senza rendersi conto (o sì), che con questo non fa altro che sporcare la memoria di Giovanni Paolo II, che nel 1981 tolse ad Arrupe la carica di superiore generale della Compagnia, per la deriva non solo progressista ma anche atea a cui l’aveva condotta l’ammirato “profeta” di Bergoglio.

5. Per concludere questa raccolta di frasi famose, Francesco dice: “Al presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Bätzing, ho detto: ‘In Germania c’è una Chiesa evangelica molto buona’. Possibile che il massimo pontefice della Chiesa cattolica ritenga che ci sia una chiesa evangelica “molto buona”? Se la Chiesa evangelica è molto buona, e molto più rilassata, comprensiva e accogliente della diversità rispetto alla Chiesa cattolica, che ancora si avvolge in “merletti e berrette”, allora perché non diventare evangelici anziché cattolici? Perché un giovane dovrebbe offrire la sua vita e il suo perpetuo celibato a Dio come prete cattolico se è lo stesso essere un buon pastore evangelico, senza dover portare nessuno di questi fardelli?

Ciò che mi colpisce è che Padre Spadaro, S.I., direttore della rivista, abbia deciso di pubblicare questa “conversazione”. Il capitolo 9 del libro della Genesi narra quanto segue: “[Noè] avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all’interno della sua tenda. Cam [il figlio più giovane], padre di Canaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori. Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto.

Quando Noè si fu risvegliato dall’ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore”, e lo maledisse.

Spadaro si è comportato come Cam. Sarebbe stato meglio per lui coprire la nudità del padre, o confratello in Sant’Ignazio di Loyola, come fecero devotamente Sem e Jafet. Non mi aspetto che sia maledetto da Bergoglio; spero che sia giudicato equamente dal Giusto e Terribile Giudice; lui e quello che abita a Santa Marta.

Scolio alla conversazione pontificia. Recentemente dicevamo che colui che governa la Chiesa è lo stesso Figlio di Dio, e lo sa fare molto meglio di noi.

La stravaganza di questo pontificato ha avuto un’accelerazione in questi mesi, così da sporcare tutto ciò che Bergoglio tocca. Il Sinodo, ad esempio, che è una venerabile istituzione della Chiesa universale, è diventato una mascherata che i vescovi mettono in scena nelle loro diocesi pour la gallerie, e infatti pochi cattolici sanno che tra tre mesi inizierà la fase continentale del Sinodo sui Sinodi. Non è nemmeno strano pensare che, quando Francesco si è pronunciato contro i merletti, molti parroci abbiano aperto le casse delle loro sacrestie per rispolverare vecchi paramenti merlettati.

Quindi, più Francesco parlerà del Vaticano II e più insisterà su di esso, più un evento così disastroso sarà preso in antipatia, poiché sarà associato a lui e al patetico divenire del suo pontificato. Per questo motivo forse conviene avere ancora più pazienza e pregare Dio che mantenga ancora per un po’ sulla terra il Servo dei suoi servi perché, con la sua goffaggine, finisca di imbrattare tutto ciò che ha bisogno di essere imbrattato e il suo successore sia facilitato nel compito di riportare tutto sui giusti binari e di “restaurare” la Chiesa nel suo vero volto, tanto sfigurato.

L’ostilità (patologica?) del Pontefice verso ciò che profuma di tradizione cattolica
di Marco Tosatti
Stilum Curiae, 18 giugno 2022


Sinodalità, decentramento, responsabilizzazione delle Chiese locali: quante belle parole, vero? Però quando si tratta dell’autonomia dei vescovi nella propria diocesi il Pontefice regnante mostra il suo vero volto, e con un “rescritto” – del genere di quelli con cui toglieva di volta in volta competenze alla Segreteria per l’Economia di Pell, favorendo i vecchi centri di potere economico – obbliga i presuli a chiedere l’autorizzazione a Roma prima di concedere la fondazione di nuovi istituti o società religiose. Il nullaosta va chiesto per scritto a una delle Congregazioni il cui vertice è fra i più discussi, il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata, e cioè al Cardinale Braz de Aviz e all’Arcivescovo Carballo, OM.

In effetti – a partire dalla persecuzione dichiarata nei confronti dei Francescani dell’Immacolata è venuta emergendo un continua, persistente e dalle caratteristiche psicologicamente rilevanti del Pontefice regnante nei confronti di tutto ciò che profumi, anche da lontano, di cattolicesimo legato a una tradizione bimillenaria. Pensiamo a casi eclatanti come quello dell’Opus Dei, il cui prelato Fernando Ocáriz attende ancora l’ordinazione episcopale. E il cui esponente di punta negli Usa, Mons. Gomez, a dispetto del fatto che sia a capo di una Arcidiocesi come Los Angeles non ha ricevuto ancora la berretta cardinalizia. Ma gli esempi potrebbero continuare.

Nei giorni scorsi Papa Bergoglio ha emanato una direttiva che limita i poteri dei vescovi diocesani, ordinando loro di chiedere il permesso del Vaticano prima di fondare qualsiasi gruppo di fedeli che voglia diventare istituto o società religiosa. Un tentativo di impedire la formazione di nuove comunità tradizionali.

La direttiva di Papa Francesco, o Rescritto, è stata emanata il 15 giugno, ma firmata il 7 febbraio durante un’udienza concessa al Cardinale João Braz de Aviz e all’Arcivescovo José Rodríguez Carballo, rispettivamente Prefetto e Segretario del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.

Il Rescritto recita: “Il vescovo diocesano, prima di erigere – con decreto – un’associazione pubblica di fedeli con lo scopo di diventare Istituto di vita consacrata o Società di vita apostolica di diritto diocesano, deve ottenere la licenza scritta del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica”.

Il Rescritto, emesso in italiano, sarà “promulgato mediante pubblicazione sull’Osservatore Romano, entrando immediatamente in vigore, e poi pubblicato nel commento ufficiale degli Acta Apostolicae Sedis”, che contiene i documenti e le azioni ufficiali della Santa Sede.

Come ha osservato la giornalista vaticanista Diane Montagna, il Rescritto del Papa presupporrebbe una modifica del Diritto Canonico 312 §1, sebbene il Rescritto non menzioni che tale modifica sia avvenuta o stia per avvenire, suggerendo che il Cardinale Braz de Aviz potrebbe non essersi reso conto della contraddizione che la direttiva pone al Diritto Canonico esistente.

Il canone 312 §1 difende attualmente il diritto dei vescovi locali di erigere associazioni pubbliche di fedeli, stabilendo che:

“Le autorità competenti a erigere associazioni pubbliche sono:
1/ la Santa Sede per le associazioni universali e internazionali;
2/ la Conferenza episcopale del proprio territorio per le associazioni nazionali, cioè quelle che fin dalla loro fondazione sono orientate all’attività su tutto il territorio nazionale;
3/ il vescovo diocesano nel proprio territorio, ma non un amministratore diocesano, per le associazioni diocesane, ad eccezione, però, di quelle associazioni il cui diritto di erezione è stato riservato ad altri per privilegio apostolico”.

Le nuove restrizioni imposte ai vescovi diocesani avranno l’effetto pratico di soffocare la crescita di nuove comunità o ordini, in particolare quelli tradizionali, qualora non incontrassero l’approvazione del Cardinale Braz de Aviz, fortemente anti-tradizionalista, e comunque docile strumento nelle mani di Carballo e del Pontefice.

C’è veramente da chiedersi se non abbiano ragione quelli – e ormai sono molti – che pensano che il pontefice regnante abbia come obiettivo ultimo quello di soffocare quello che resta della Chiesa Cattolica.

Il Cardinale Gerhard Ludwig Müller nell’omelia del 12 giugno 2022 a Oxford (Gran Bretagna) presso l’Oriel College: il veleno che paralizza la Chiesa? La “necessaria modernizzazione”.

Perché essere cristiani?
Kath.net, 16 giugno 2022

(Traduzione italiana dall’inglese a cura di Marco Tosatti per Stilum Curiae [QUI])

“Un cattolicesimo senza dogmi, senza sacramenti e senza magistero infallibile è la Fata Morgana a cui aspirano anche alcuni leader della Chiesa”.

“Con un ragionamento interiore, la verità della fede rivelata non può essere né dimostrata né smentita. La Chiesa sa che siamo perduti senza il Vangelo di Cristo”. Omelia di S.E. il cardinale Gerhard L. Müller a Oxford/Oriel College

Kath.net documenta l’omelia del Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, Gerhard Ludwig Müller, il 12 giugno 2022 a Oxford (Gran Bretagna) presso l’Oriel College e ringrazia S.E. per il gentile permesso di pubblicazione.

Cari fratelli e sorelle in “Gesù il Cristo, il Figlio di Dio” (Mc 1,1).

Come cattolici colleghiamo la nostra buona volontà verso tutti gli esseri umani con la meravigliosa esperienza che, alla luce di Dio, tutte le cose – passate, presenti e future – hanno uno scopo. Quando il sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo diventa presente nella Messa, rendiamo “grazie sempre e per ogni cosa a Dio Padre nel nome del Signore nostro Gesù Cristo” (Ef 5,20). Ringraziamo Dio per aver creato il mondo e per averci dato tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Lo ringraziamo perché per noi Cristo si è fatto uomo e perché ci ha inviato il suo Spirito Santo. Lo ringraziamo per la Chiesa, che è diventata nostra Madre nella fede: è il Corpo di Cristo, nel quale siamo stati incorporati attraverso il battesimo e la confessione della fede cattolica. Lo ringraziamo per le nostre famiglie, nelle quali ci ha permesso di crescere, e per i nostri amici, che sono i nostri fedeli compagni di vita. E se Dio ci ha chiamati al matrimonio, lo ringraziamo per il nostro marito o la nostra moglie, e per i figli che amiamo, perché sono un dono di Dio per i loro genitori.

Come cristiani, abbiamo una consapevolezza musicale della vita: nei nostri cuori risuona il canto di ringraziamento dei redenti. La sua melodia è l’amore e la sua armonia è la gioia in Dio. Non crediamo all’ottimismo superficiale del destino, che speriamo rimanga benevolo con noi. Nessuno sarà risparmiato dalle sofferenze di questo mondo e ognuno dovrà portare la sua croce. Invece, nel lavoro e nel tempo libero, nella felicità e nel dolore, nella vita e nella morte, il cristiano ripone tutta la sua speranza solo in Cristo, perché “sappiamo che tutto opera per il bene di coloro che amano Dio, che sono chiamati secondo il suo proposito” (Rm 8,28). Come l’acqua che sgorga da una fonte, diventando un ruscello vivo che può far fiorire il deserto, così la nostra gioia in Dio è il seme sul campo della nostra vita che porta frutto, il centuplo. L’adorazione di Dio nello spirito di Cristo è questo: “offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio, il vostro culto spirituale” (Rm 12,1). Seguendo l’esempio di Cristo, che ha dato la sua vita sull’altare della croce, la nostra vita è un sacrificio a Dio. Ma lo stesso Cristo, attraverso la sua risurrezione, ci ha anche aperto la porta della vita eterna. Questa è la nostra fede.

Oggi, però, molti cristiani sono ansiosi e preoccupati: Guardando alla crisi delle società tradizionalmente cristiane in Occidente e agli scandali nella Chiesa, il cristianesimo è ancora adatto al nostro tempo? Sta tremando la roccia su cui Gesù ha costruito la sua Chiesa?

La crisi della Chiesa è causata dall’uomo ed è sorta perché ci siamo adattati in modo accogliente allo spirito di una vita senza Dio. Non c’è un fallimento della grazia di Dio, ma solo una mancanza della nostra risposta adeguata. È per questo che nei nostri cuori ci sono tante cose non redente e desiderose di gratificazioni sostitutive!

Ma chi crede non ha bisogno di ideologia. Colui che spera, non cerca droghe contro il nichilismo del suo cuore.

Colui che ama non insegue la concupiscenza di questo mondo, che passa con il mondo. Chi ama Dio e il prossimo, trova la felicità nel sacrificio del dono di sé. Saremo felici e liberi quando, nello spirito dell’amore, abbracceremo la forma di vita a cui Dio ha chiamato ciascuno di noi personalmente: nel sacramento del matrimonio, nel sacerdozio celibatario o nella vita religiosa secondo i tre consigli evangelici di povertà, obbedienza e castità per il regno dei cieli.

Vorrei evocare una famosa omelia natalizia di San Leone Magno. Nel mezzo della migrazione dei popoli e della dissoluzione dell’ordine, mentre l’impero romano si disintegra, il santo Papa Leone parla alla fede personale di ogni cattolico. Con le sue parole, vorrei rivolgermi a tutti i cattolici di oggi che sono rimasti turbati dall’attuale crisi della Chiesa: “Cristiano, riconosci la tua dignità e, diventando socio della natura divina, rifiuta di tornare all’antica bassezza con una condotta degenerata. Ricorda il Capo e il Corpo di cui sei membro. Ricordate che siete stati salvati dal potere delle tenebre e portati alla luce e al regno di Dio. Con il mistero del Battesimo siete stati fatti tempio dello Spirito Santo: non mettete in fuga un così grande ospite con atti meschini” (Sermone 21,3).

Non possiamo sfuggire al veleno mortale del serpente se stringiamo amicizia con lui, ma solo se ci teniamo prudentemente a distanza e abbiamo l’antidoto a portata di mano. Il veleno che paralizza la Chiesa è l’opinione che ci si debba adattare allo Zeitgeist, allo spirito del tempo, che si debbano relativizzare i comandamenti di Dio e reinterpretare la dottrina della fede. “La Chiesa del Dio vivente” è “colonna e fondamento della verità” (1Tim 3,15), ma oggi alcuni vorrebbero ricostruirla come una comoda religione civile. Una società post-cristiana e gli opinionisti anticristiani dei media tradizionali approvano questa auto-secolarizzazione. Ma questo non significa affatto che accettino la fede in Gesù Cristo, senza contare che alcune autorità ecclesiastiche sono confuse al riguardo. Le persone che si aggirano in Vaticano, cercando di strumentalizzare il Papa per i loro programmi sul cambiamento climatico e sul controllo della popolazione, non si avvicinano alla Chiesa, ma solo coloro che insieme a San Pietro guardano a Gesù e confessano: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16).

L’antidoto contro la secolarizzazione della Chiesa è la “verità del Vangelo” (Gal 2,14) e il vivere “per fede nel Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20).

Oggi, la frase magica del tentatore è “modernizzazione necessaria”; di conseguenza, chiunque si opponga a questa ideologia sarà combattuto come un nemico e sarà accusato di essere un tradizionalista. Vi fornisco un esempio di questa logica perversa: La protezione della vita umana dal concepimento alla morte naturale viene screditata come una posizione politica “conservatrice”, “di destra” – mentre allo stesso tempo l’uccisione di bambini innocenti non nati viene dichiarata un “diritto umano”, e quindi considerata “progressista”. In politica e nei media, tutto ruota intorno al potere sulle menti umane e sul denaro nelle tasche della gente. A questo scopo, le persone vengono condizionate utilizzando slogan elettorali come “conservatore” o “moderno”. Ma la fede in Dio riguarda il contrasto tra vero e falso, e l’etica la distinzione tra bene e male.

Per alcuni, la Chiesa cattolica è in ritardo di 200 anni rispetto al mondo di oggi. C’è del vero in questa discutibile accusa, formulata anche da alcuni leader della Chiesa? Un’accusa che gli atei opinionisti ripetono con gioia nella loro Schadenfreude (gongolamento)! I cattolici progressisti, da parte loro, si atteggiano a studenti modello dell’Illuminismo, promettendo che si metteranno rapidamente al passo con le lezioni della critica atea alla religione.

La “necessaria modernizzazione” significa che la Chiesa deve rifiutare la rivelazione storica di Dio in Gesù Cristo? La Chiesa può essere fedele alle sue fondamenta e al suo fondatore se muta in una religione dell’umanità? I presunti agnostici pacifici di oggi permettono generosamente alla gente semplice di mantenere la propria religione, ma sono desiderosi di usare il potenziale di significato che la Chiesa possiede per i propri scopi: Non ritengono vera la fede rivelata, ma vorrebbero usarla come materiale da costruzione per la nuova religione dell’unità mondiale. Per essere ammessa in questa meta-religione internazionale, l’unico prezzo che la Chiesa dovrebbe pagare è la rinuncia alla sua pretesa di verità. Niente di grave, a quanto pare, visto che il relativismo dominante nel nostro mondo rifiuta comunque l’idea di poter conoscere la verità e si presenta come garante della pace tra tutte le religioni e le visioni del mondo. E infatti: un cattolicesimo senza dogmi, senza sacramenti e senza magistero infallibile è la Fata Morgana a cui aspirano anche alcuni leader della Chiesa.

Ma poiché nella “pienezza del tempo Dio mandò il suo Figlio, nato da donna” (Gal 4,4), che i pastori di Betlemme trovarono come “il bambino adagiato nella mangiatoia” (Lc 2,16), ogni tempo è immediato per Dio.

Gesù non può essere superato dal mutare dei tempi, perché l’eternità di Dio comprende tutte le epoche della storia e la biografia di ogni persona. Nell’essere umano concreto Gesù di Nazareth, la verità universale di Dio è concretamente presente qui e ora – nel tempo e nello spazio storico. Gesù Cristo non è la rappresentazione di una verità sovratemporale: è “la via, la verità e la vita” in persona (Gv 14,56). Dio “vuole che tutti siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Perché c’è un solo Dio. C’è anche un solo mediatore tra Dio e il genere umano, Cristo Gesù, egli stesso uomo” (1Tim 2,4s).

La Chiesa cammina con i tempi nei loro cambiamenti sociali. E la teologia, in dialogo con le moderne visioni del mondo scientifico e tecnologico, formula come fede e ragione siano compatibili. La fede è una conoscenza della verità di Dio e una luce che ci permette di comprendere noi stessi e il mondo nella sua origine e finalità più profonda. Questa conoscenza, tuttavia, la dobbiamo al Verbo di Dio che “si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Giovanni 1,14).

Con il ragionamento interiore, la verità della fede rivelata non può essere né provata né smentita. La Chiesa sa che siamo perduti senza il Vangelo di Cristo. Nel suo grembo Maria ha concepito Dio stesso, che è nato da lei: Gesù Cristo, l’unico Salvatore del mondo intero. Solo lui può salvare il mondo e, francamente, anch’io non vorrei essere salvato da nessun altro se non da lui, vero Dio e vero uomo. Signore misericordioso, la Madre delle Misericordie interceda in ogni momento della nostra vita terrena, perché attraverso di lei “siamo stati trovati degni di ricevere l’autore della vita, il Signore nostro Gesù Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, un solo Dio, per tutti i secoli dei secoli”. Amen.

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