Petizione a difesa del Prof. Oko ingiustamente accusato di “istigazione all’odio” contro gli omosessuali, per aver pubblicato un articolo su una rivista scientifica

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Il Tribunale distrettuale di Colonia il 27 luglio 2021 ha inflitto al Prof. Don Dariusz Oko, Direttore del Dipartimento di Filosofia Cognitiva presso la Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Giovanni Paolo II di Cracovia [*], una multa di 4.800 euro oppure di scontare 120 giorni di arresto. Prof. Oko fu accusato di “istigazione all’odio” per avere sollevato il problema dell’omosessualità nella Chiesa con un suo articolo scientifico dal titolo Über die Notwendigkeit homosexuelle Cliquen in der Kirche zu begrenzen (Sulla necessità di limitare le lobby omosessuali nella Chiesa) [QUI] apparso in tedesco sui numeri di gennaio/febbraio e marzo/aprile 2021 della rivista scientifica Theologisches. Katholische Monatsschrift, originalmente pubblicato in polacco [QUI]. Analoga condanna ha ricevuto il Direttore della rivista, il teologo 90enne Prof. Don Johannes Stöhr. L’Editore della rivista, Prof. Don Manfred Hauke ha ricevuto due condanne per lo stesso motivo.

L’articolo fu pubblicato originariamente in polacco sotto il titolo Z papieżem przeciw homoherezji (Con il Papa contro l’omoeresia) su Fronda N. 63 del 2012 (pp. 128-160) [QUI]. È apparso nella traduzione italiana a cura di Józef Kowalski sotto il titolo Con il Papa contro l’omoeresia su Corrispondenza Romana del 30 dicembre 2012 [QUI] e nella traduzione tedesca sotto il titolo Mit dem Papst gegen Homohäresie (Con il Papa contro l’omoeresia) sul mensile di Colonia Theologisches N. 9/10 del 2012 (pp. 403-426).

Nel 2012 il Prof. Don Dariusz Oko inizia il suo articolo che le seguenti parole: «Da molte settimane in  Polonia ha luogo un’accesa discussione sulla “omosessualità clandestina nella Chiesa” causata dalle dichiarazioni di Don Tadeusz Isakowicz-Zaleski nel suo ultimo libro Mi importa della verità. Alcuni negano l’esistenza di questo mondo sommerso e divulgano tesi del tutto contrarie all’insegnamento della Chiesa; in entrambi i casi ciò non corrisponde al vero. Vista la serietà del problema, mi sento in dovere di prendere la parola, perché anch’io vorrei la verità; ma soprattutto vorrei il bene, il bene fondamentale dell’uomo e della Chiesa, la comunione fondamentale della sua vita».

Theologisches è una delle riviste teologiche più importanti, molto apprezzato dal Papa emerito Benedetto XVI, che vi è abbonato da decenni (prima come sacerdote e cardinale, puoi da Papa). Su questa rivista hanno pubblicato spesso i loro articoli non soltanto Joseph Ratzinger, ma anche Hans Urs von Balthasar, Avery Dulles S.I., Leo Scheffczyk e molti altri.

In Polonia ed all’estero l’articolo del Prof. Oko fu accolto nel 2012 con grande interesse e suscitò un’accesa discussione. Fu anche tradotto in lingua ceca e nel luglio del 2012 e per cinque mercoledì successivi (4, 11, 18, 25 ed il 31 luglio 2012) trasmesso a puntate dalla Sezione Ceca della Radio Vaticana (al posto delle catechesi delle Udienze generali del Santo Padre, sospese durante le vacanze). L’articolo è stato molto discusso in Slovacchia e nella Repubblica Ceca perché spiegava in parte la situazione dell’Arcivescovo di Trnawa, Mons. Robert Bezak. Il 22 gennaio 2012 iniziò nell’Arcidiocesi una visita apostolica. Il 3 maggio 2012 Monsignor Bezák ha ricevuto una lettera del Nunzio Apostolico in cui era scritto che, in connessione con la visita apostolica, il Prefetto della Congregazione per i Vescovi gli rivolgeva undici domande, che avevano per oggetto alcune sue dichiarazioni su sacerdozio femminile, celibato ecclesiastico, rapporti prematrimoniali, suo comportamento e presunte frequentazioni con persone di dubbia fama. Il 2 luglio 2012 fu rimosso dal governo pastorale dell’Arcidiocesi di Trnawa. Il 25 giugno 2014 ha avuto un breve incontro con Papa Francesco nel corso dell’udienza generale del mercoledì e gli ha consegnato una lettera in cui chiedeva un’udienza. È stato ricevuto da Papa Francesco il 10 aprile 2015. Attualmente lavora come insegnante di religione ed etica nel ginnasio bilingue “C.S. Lewisa” di Bratislava.

Jacek Gądek ha intervistato Prof. Don Dariusz Oko per il sito Onet, pubblicato il 20 luglio 2012 sotto il titoòo Homolobby ma swoich ludzi na kluczowych stanowiskach w Kościele (L’omolobby ha i suoi uomini sulle cariche più importanti della Chiesa) [QUI]. L’intervista costituisce una specie di bilancio della discussione svoltasi fino a quel momento.

Poi, siamo giunto alla ripubblicazione del 2021 e la reazione per niente tollerante o scientifica della “omolobby” sulla scia del “cammino sinodale tedesco”. Ne parliamo in questo dossier. Come ho ricordato questa mattina sul mio diario Facebook: nessun male viene solo per nuocere. Per “merito” del Tribunale distrettuale di Colonia (e del sacerdote pro-LGBTQAI+ che ha promosso l’azione giudiziaria) si parla nuovamente del tema su scala internazionale.

L’Istituto Ordo Iuris per la Cultura Giuridica, un think-tank giuridico polacco in sostegno della protezione dei diritti e dei valori fondamentali, che ha fornito ai tre professori il supporto del suo team legale, ha lanciato anche una petizione al Tribunale distrettuale di Colonia e al Cancelliere tedesco per la tutela della libertà accademica, della libertà di parola e della libertà di coscienza.

Sono già state raccolte in tutto il mondo più di 75.000 firme in sostegno dei professori e sacerdoti Oko, Stöhr e Hauke.

Chi vuole unirsi a loro nella difesa, può firmare la petizione sul sito Petycja – Brońmy Ks. Prof. Dariusza Oko (Petizione – Difendiamo il Prof. Don Dariusz Oko) [QUI] (in polacco, inglese o tedesco) oppure sul sito Corrispondenza Romana (in italiano), che pubblica la traduzione italiana dell’articolo del Prof. Don Dariusz Oko [QUI].

Il Tribunale distrettuale di Colonia doveva trattare domani 11 febbraio il ricorso di entrambi i Professore Oko e Stöhr, con il sostegno dell’Ordo Iuris, però l’udienza è stata aggiornata lunedì scorso, perché l’avvocato si è ammalato. Secondo la stampa polacca, molto probabilmente l’udienza verrà posticipata di 2-3 mesi.

Con il loro ricorso, i due professori hanno intrapreso così la lotta per la libertà di parola e di coscienza, pienamente consapevoli, che in caso di fallimento rischiano una condanna più severa, fino a cinque anni di reclusione.

«Non vogliamo inginocchiarsi davanti allo spirito degenerato dei tempi», ha dichiarato il Prof. Stöhr. «Non sopportano i discorsi sui peccati omosessuali degli omosessuali. Come se gli omosessuali fossero esseri divini, non soggetti a critiche, come i comunisti con Stalin prima: non si poteva criticare, pena una pallottola in testa. Adesso è simile in Occidente. Se critichi reati criminali, sei processato tu stesso», ha affermato il Prof. Oko nel programma televisivo Minęła 20, spiegando la presenza in Germania della “omomafia”, i cui “dogmi includono l’inviolabilità degli omosessuali”.

Il Prof. Oko ha spiegato che è stato condannato “per un articolo scientifico basato sui dati che mi arrivano da tutto il mondo, dalla gente comune, dalla polizia, dai servizi segreti. Raccolgo fatti noti sugli omosessuali in tonaca e le abitudini nel loro insieme, parlo della struttura, del sistema, di questa “lavanda mafia” che svolge un ruolo simile a quello della mafia in Sicilia. Se hai avuto a che fare con la mafia, devi aspettarti reazioni, punizioni, ma lo farò, perché devo difendere la Chiesa». Ha affermato di dover «difendere ragazzi, chierici, giovani ecclesiastici», perché aveva «molte informazioni su come vengono minacciati, molestati, persino violentati dai membri della “lavanda mafia”». La “lavanda mafia” è un fenomeno reale. Da decine di anni si parla e si scrive di sacerdoti omosessuali. L’aggettivo “lavanda” è stato utilizzato per la prima volta nel 1989 da un sacerdote e sociologo americano, Andrew Greney, perché a molti di questi sacerdoti piacevano profumi e cosmetici.

Il Prof Oko ha commentato la condanna: «I Tedeschi proibiscono di salvare i seminaristi dalla lobby omosessuale, come proibivano di salvare gli Ebrei. I Tedeschi mi stanno mettendo in prigione? Mio nonno e mia nonna hanno salvato gli Ebrei, hanno rischiato la vita, nonostante il fatto che i Tedeschi proibissero di salvare gli Ebrei. Il nonno fu quasi ucciso dai Tedeschi. Allo stesso modo sono determinato, nonostante il fatto che i Tedeschi me lo proibiscano, di salvare i chierici dalla “omolobby”». Ha sostenuto che non solo le vittime dirette meritano di essere difese contro – come ha detto – i crimini della “lavanda mafia”, ma anche la Chiesa in quanto tale. «Perché questi tipi di bande cambiano ciò che abbiamo di più santo, la Chiesa, dall’anticamera del Paradiso all’anticamera dell’Inferno, in Sodoma e Gomorra. E contrastare questo mi è proibito. Si tratta di una violazione della libertà scientifica e religiosa», ha dichiarato il Prof. Oko.

Il testo dell’articolo incriminato, che include una dettagliata bibliografia, esprime l’opinione del Prof. Oko e la sua sollecitudine per la comunità cristiana, nonché tratta elementi del dibattito di teologi e altri scienziati che studiano molteplici aspetti del funzionamento della Chiesa contemporanea e sull’aspetto particolare della crisi sempre più profonda.

II Prof. Oko e il Prof. Stöhr, aderendo pienamente agli standard accademici, hanno avviato con coraggio un dibattito accademico sulle gravi e dannose conseguenze delle attività della “omolobby” nelle strutture ecclesiastiche, compresi i crimini di pedofilia commessi da alcuni gerarchi omosessuali, un argomento trascurato del “cammino sinodale tedesco”. Il testo si occupa, tra l’altro, dell’analisi dei meccanismi dell’accesa fino alle più alte cariche ecclesiastiche dell’ex Cardinale Theodore McCarrick, i cui atti pedofili e abusi sessuali sui religiosi sono stati confermati dal rapporto della Santa Sede. Il Prof. Oko ha anche trattato il problema della pedofilia tra molti sacerdoti che praticano l’omosessualità, ricordando il rapporto della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, secondo il quale nell’80% dei casi di abusi sessuali sui minori da parte di sacerdoti le vittime sono ragazzi.

L’articolo contiene le tesi principali del libro del Prof. Oko dal titolo Lawendowa mafia. Z papieżami i biskupami przeciwko homokliko w Kościele (Lavanda mafia. Con i papi e i vescovi contro l’omolobby nella Chiesa) (Casa editrice AA 2020), in cui l’autore ha descritto – usando i termini come “omomafia”, “omolobby” e “omoeresia” – la rete di un gruppo organizzato criminale di predatori sessuali, che agisce all’interno della Chiesa Cattolica Romana a danno di minori e di chierici dipendenti da essi. Il gruppo è collegato da pratiche omosessuali della “omomafia” e dal sostegno reciproca dei membri della “omolobby” che domina la Chiesa con l'”omoeresia”, spiega l’autore.

I primi paragrafi dell’articolo incriminato dal Tribunale distrettuale di Colonia richiamano le parole di Papa Francesco nel libro-intervista Il potere della vocazione. La vita consacrata oggi (frutto di una conversazione di oltre quattro ore tra Papa Francesco e il missionario spagnolo Fernando Prado) del 2018: «Non è un segreto che nella vita consacrata e nel clero vi sono anche persone con tendenze omosessuali. Che dire su questo? È qualcosa che mi preoccupa, perché forse a un certo punto non è stato affrontato bene. (…) Quella dell’omosessualità è una questione molto seria, che occorre discernere adeguatamente fin dall’inizio con i candidati, se è il caso. Dobbiamo essere esigenti. Nelle nostre società sembra addirittura che l’omosessualità sia di moda e questa mentalità, in qualche modo, influisce anche sulla vita della Chiesa. Ho avuto da me un vescovo abbastanza scandalizzato, che mi ha raccontato di essersi reso conto che nella sua diocesi, una diocesi molto grande, vi erano vari sacerdoti omosessuali, e che aveva dovuto affrontare tutto questo, intervenendo, prima di tutto, sulla formazione, per formare un altro clero diverso. È una realtà che non possiamo negare. Neanche nella vita consacrata sono mancati dei casi. Un religioso mi raccontava che, mentre era in visita canonica a una delle province della sua congregazione, era rimasto sorpreso. Vedeva che bravi giovani studenti e anche alcuni religiosi già professi erano gay. Egli stesso aveva dubbi sulla cosa e mi ha domandato se in questo vi era qualcosa di male. “In definitiva – diceva – non è tanto grave; è soltanto un’espressione di affetto”. È un errore. Non è soltanto un’espressione di affetto. Nella vita consacrata e in quella sacerdotale non c’è posto per questo tipo di affetti. Per questa ragione, la Chiesa raccomanda che le persone con questa tendenza radicata non siano accettate al ministero né alla vita consacrata. Il ministero o la vita consacrata non sono il loro posto. I sacerdoti, i religiosi e le religiose omosessuali vanno spinti a vivere integralmente il celibato e, soprattutto, a essere perfettamente responsabili, cercando di non creare mai scandalo nelle proprie comunità né nel santo popolo fedele di Dio vivendo una doppia vita. È meglio che lascino il ministero o la vita consacrata piuttosto che vivano una doppia vita».

L’autore ha giustapposto queste parole alla confessione del Cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, il quale, alla domanda: «C’è una lobby gay in Vaticano?», ha risposto con decisione: «Non solo, ma lo stesso Santo Padre ha detto che una tale “lobby” esiste in questo senso. Il Santo Padre sta lentamente cercando di chiarire questa situazione» [QUI].

Infine, la diagnosi fatta da Don Oko nell’articolo scientifico su Theologisches era del tutto coerente, anche per quanto riguarda l’acutezza del linguaggio, con le parole di Benedetto XVI nelle sue Note su “La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali” dell’11 aprile 2019: «In diversi seminari si formarono club omosessuali che agivano più o meno apertamente e che chiaramente trasformarono il clima nei seminari. (…) Un vescovo, che in precedenza era stato rettore, aveva mostrato ai seminaristi film pornografici, presumibilmente con l’intento di renderli in tal modo capaci di resistere contro un comportamento contrario alla fede» [QUI].

Inizialmente, in Polonia non si poteva credere alla notizie della sentenza di Colonia: dopotutto, si trattava di un palese attacco alla libertà di parola e di un chiaro esempio di censura per motivi ideologici. Qualche volta cambiano le cose. Mentre normalmente è l’Unione Europea che attacca la Polonia, questa volta è Varsavia che punta il dito contro Berlino, sostenendo che la multa inflitta al Prof. Oko viola la libertà di espressione. Il Viceministro della Giustizia della Polonia, Marcin Romanowski, non ha usato mezzi termini: a suo avviso, la condanna del Tribunale distrettuale di Colonia dimostra le “tendenze liberticide del sistema giudiziario tedesco” e rappresenta una minaccia ai valori europei. Il 26 luglio 2021 ha scritto in un Tweet: «Secondo il Tribunale tedesco, Prof. Don Dariusz Oko, denunciando in un articolo scientifico un gruppo di stupratori operanti all’interno della Chiesa, ha incitato all’odio. Il Tribunale ha così calpestato la libertà accademica e ha dimostrato di valorizzare i torturatori più delle vittime. Non permettiamo una tale paranoia in Polonia».

Il sito polacco DoRzeczy.pl (Al punto) – che dall’inizio segue il caso – il 1° agosto 2021 ha scritto che il Prof. Oko è stato condannato per parole di verità sulla mafia omosessuale nella Chiesa. Ecco come funziona il bavaglio tedesco. Così finisce il sistema europeo della libertà di parola scrive Tomasz Rowiński nell’articolo “L’omomafia reagisce”. In un secondo articolo Paweł Lisicki espone “Le radici della crisi”.

La condanna del Prof. Oko è stata commentata anche dal Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Cardinale Gerhard Ludwig Müller in un’intervista a cura di Paweł Lisicki per il sito DoRzeczy.pl dell’8 agosto 2021 [QUI]: «Da Tedesco, mi vergogno che nella mia Patria sia di nuovo possibile accusare del cosiddetto istigazione all’odio contro la società e condannare di uno scienziato polacco perché ha raccontato i fatti. In relazione a quanto accaduto a uno scienziato polacco di Cracovia, dovrebbero essere immediatamente attivati campanelli d’allarme nelle persone con formazione storica; dovrebbero, con orrore, ricordarsi di un certo “avvocato” che, agendo come il cosiddetto il governatore generale ha inviato l’intera cattedra di Cracovia in un campo di concentramento».

«L’articolo del Prof. Oko è un rapporto scientifico sui gravi crimini commessi contro giovani e ragazzi, commessi da alti sacerdoti, guidati dall’ex Cardinal McCarrick. O questi giudici o non hanno letto l’articolo, o non sono in grado di giudicarlo sulla base di criteri scientifici, oppure non vedono chiaramente la natura criminale degli atti di chi vive nella Chiesa, ma proteggendosi sotto lo scudo di nell’impunità che ricoprono in carica, conducono alla rovina numerosi giovani», ha aggiunto il Cardinal Müller.

Per il Cardinal Müller, condannare questi crimini con parole forti non è un istigazione all’odio pubblico, ma un atto di coraggio che merita il rispetto di tutte le persone perbene: «Non dobbiamo invalidare il significato di questi crimini solo perché i loro autori erano omosessuali attivi che potevano sentirsi offesi perché qualcuno ha detto loro la verità in faccia».

«Migliaia di preti innocenti in Germania vengono offesi ogni giorno come pedofili, ma nessun tribunale reagisce e nessun organo di stampa si oppone. Siamo arrivati al punto in cui i colpevoli sono protetti e gli innocenti sono puniti? Nessuno sembra essere infastidito dalla campagna contro il clero cattolico e dall’incoraggiamento alla violenza contro questo gruppo di persone: tutto questo sarebbe nell’ambito della libertà di parola», ha concluso il Cardinal Müller.

Si è subito scoperto che l’apertura e la tolleranza del cosiddetto “cammino sinodale tedesco” ha i suoi limiti. La risposta al testo dei teologi non è stata – come è generalmente accettato nel mondo accademico – una disputa scientifica tra pari, e nemmeno un’approccio critico giornalistico sulla stampa. Invece, un sacerdote tedesco – che si vanta di essere aperto e tollerante – ha immediatamente chiesto l’avvio di un procedimento penale contro gli autori (viene a pensare al Ddl Zan liberticida, inutile, dannoso e pericoloso).

La presentazione di una denuncia relativa alla pubblicazione del Prof. Oko fu annunciato sui social media da Don Wolfgang F. Rothe, attivissimo nella promozione del movimento ideologico LGBTQIA+ del suo avvicinamento all’interno del “cammino sinodale tedesco”, convinto oppositore dell’insegnamento sull’omosessualità della Chiesa e in particolare di Papa Francesco. Lo ha espresso ripetutamente e con insistenza in numerose dichiarazioni e pubblicazioni sui media. In violazione dell’esplicito divieto pontificio, Don Rothe ha benedetto pubblicamente delle coppie omosessuali in chiesa. Don Rothe è anche noto per aver impartito il 4 novembre 2021 a München una benedizione omosex in una sauna per gay chiamata Deutsche Eiche e per aver diffuso nel 2004 alcune immagini in cui sembra baciare sulle labbra dei seminaristi. Come Vicerettore era stato coinvolto nello scandalo del Seminario di S. Pölten, ma poiché gli atti a lui attribuiti riguardavano seminaristi adulti e non rispondevano ai criteri di un reato, dopo aver rassegnato le dimissioni, fu trasferito in una parrocchia di München, guarda caso. Il Prof. Oko definisce Don Rothe una “illustrazione viva” dei suoi scritti contro l’omosessualismo nella Chiesa e una conferma della veridicità della sua opinione.

Per accusare il Prof. Oko e il Prof. Stöhr di “istigazione all’odio” contro la minoranza omosessuale, sono stati estratti parti dall’articolo del Prof. Oko, in cui si paragona il gruppo criminale organizzato che danneggia le sue vittime e danneggia l’intera Chiesa, a un parassita che danneggia il suo ospite. La citazione in giudizio affermava esplicitamente che la pubblicazione costituisce un atto di “istigazione all’odio” contro le persone che praticano l’omosessualità. In risposta all’obiezione così formulata, Prof. Oko risponde con delle domande: «La critica all’attività criminale della mafia siciliana è un’istigazione all’odio contro tutti i siciliani? Come può allora essere istigazione la riflessione accademica sulla sfida della rete criminale connessa alle pratiche omosessuali nella Chiesa? Odio contro tutti gli omosessuali?».

Il caso della condanna dei due professori, tuttavia, ha sollevato dubbi legali fondamentali. «Abbiamo serie riserve sulla base giuridica per perseguire i professori sacerdoti. L’articolo 130 del codice penale tedesco vieta l’istigazione all’odio contro un certo numero di gruppi, nessuno dei quali è menzionato nell’articolo del Prof. Oko. Non c’è da stupirsi che la sentenza emessa non menzioni affatto contro chi il Prof. Oko “istigherebbe all’odio”. Inoltre, si tratta di un articolo scientifico, e quindi operiamo nell’area della libertà accademica, della libertà di coscienza, della libertà di parola e di critica, la cui protezione ai sensi della costituzione tedesca e del sistema internazionale dei diritti umani impedisce la condanna dell’autore e del Direttore di una rivista scientifica», ha commenta l’Avv. Jerzy Kwaśniewski, Presidente dell’Ordo Iuris.

Nell’autunno del 2019, è stato condannato il pastore evangelico di Bremen Olaf Latzel per “istigazione all’odio” ad una multa di 8.100 euro, dopo aver pesantemente criticato la parata dell’uguaglianza nell’educazione prematrimoniale nella sua parrocchia. Il pastore ha presentato ricorso ed è in attesa di una decisione definitiva del Tribunale distrettuale di Bremen.

All’inizio del 2020, il Tribunale distrettuale di Kassel ha assolto il biologo Prof. Kutschera, dopo un processo iniziato nel 2017 per un articolo in cui lo scienziato ha parlato del tema dell’omosessualità e ha attirato l’attenzione sul rischio di abusi sessuali sui bambini nelle relazioni omosessuali. Il pm aveva chiesto quattro mesi di reclusione e una multa di 9.000 euro. Il Tribunale ha assolto lo scienziato adducendo il fatto che sebbene le sue opinioni possano essere controverse, sono un’espressione della sua visione del mondo e sono coperte dalla libertà di parola. La sentenza in questo caso non è definitiva, ma indica che l’applicazione dell’art. 130 del codice penale tedesco è impugnato su materie più esplicite della pubblicazione di un articolo scientifico.

L’Istituto Ordo Iuris per la Cultura Giuridica, think-tank giuridico polacco in sostegno della protezione dei diritti e dei valori fondamentali, che ha fornito ai tre professori il supporto del suo team legale, ha lanciato anche una petizione al Tribunale distrettuale di Colonia e al Cancelliere tedesco per la tutela della libertà accademica, della libertà di parola e della libertà di coscienza.

Petizione al Tribunale distrettuale di Colonia e al Cancelliere tedesco Olaf Scholz

Signore e signori,
All’articolo 5 della Costituzione della Repubblica Federale di Germania, punto 1, si legge che: “Ogni individuo ha il diritto di esprimere e diffondere liberamente le proprie opinioni a parole, scritti e immagini e di ottenere informazioni liberamente da fonti pubblicamente disponibili. La libertà di stampa e la libertà di informazione attraverso la radio, la televisione e il cinema sono garantite. La censura non viene applicata”. e al punto 3: “Sarà garantita la libertà dell’arte e della scienza, della ricerca e dell’insegnamento. La libertà di insegnamento non esime dall’adesione alla costituzione”.
L’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo afferma: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione; questo diritto include la libertà di avere opinioni indipendenti e di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee con qualsiasi mezzo e indipendentemente dai confini statali”.
L’articolo 19, punto 2, del Patto internazionale sui diritti civili e politici recita: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione; questo diritto include la libertà di cercare, ricevere e divulgare qualsiasi informazione e punto di vista indipendentemente dai confini nazionali, oralmente, per iscritto o in stampa, sotto forma di opera d’arte o con qualsiasi altro mezzo a sua scelta. “
E all’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea si legge: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto include la libertà di esprimere opinioni e di ricevere e diffondere informazioni e idee senza interferenze da parte delle autorità pubbliche e oltre confine. ” e che “la libertà e il pluralismo dei media devono essere rispettati”.
Leggendo i suddetti articoli della Costituzione della Repubblica Federale di Germania e le leggi internazionali che garantiscono il rispetto dei diritti umani, non riesco a capire come il Tribunale distrettuale di Colonia abbia potuto emettere una sentenza prescrittiva nei confronti dello scienziato polacco Prof. Don Dariusz Oko e irrogare una sanzione pecuniaria di 120 giornate di stipendio per un importo di 40 euro ciascuna.
Questa condanna è collegata all’articolo del Prof. Don Dariusz Oko Sulla necessità di resistere alle lobby omosessuali nella Chiesa. Questo testo è una visione scientifica del Direttore del Dipartimento di Filosofia Cognitiva presso la Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Giovanni Paolo II di Cracovia su uno dei problemi più importanti della Chiesa Cattolica contemporanea, ovvero la presenza di sacerdoti con inclinazioni omosessuali. Nello scrivere questo articolo, l’autore ha mantenuto una metodologia del tutto accademica, citando ivi fonti attendibili e numerose e indicando le gravi e dannose conseguenze delle attività della lobby omosessuale nelle strutture della Chiesa, compresi i crimini di pedofilia commessi da gerarchi con inclinazioni omosessuali. Questo testo esprime le opinioni del Prof. Don Dariusz Oko e la sua sollecitudine per la comunità cristiana, nonché elemento del dibattito di teologi e altri scienziati che studiano molteplici aspetti del funzionamento della Chiesa Cattolica.
La Costituzione della Repubblica Federale di Germania garantisce a tutti il diritto alla libera espressione e diffusione delle proprie opinioni, alla libertà di stampa e alla libertà di ricerca. L’articolo scientifico del Prof. Don Dariusz Oko è espressione delle sue opinioni ed è il risultato di una ricerca sulla presenza di sacerdoti con inclinazioni omosessuali nella Chiesa Cattolica.
Percepisco la sentenza prescrittiva, emessa nel Tribunale distrettuale di Colonia, come una restrizione del diritto del Prof. Don Dariusz Oko alla ricerca e il suo diritto di esprimere liberamente le sue opinioni. La sanzione è stata inflitta per un testo che è stato pubblicato sulla rivista scientifica Theologisches, che ho letto anche come restrizione alla libertà di stampa.
Rivolgo pertanto ricorso affinché si adoperi per revocare la sentenza prescrittiva inflitta al Prof. Don Dariusz Oko una multa pari a 120 giornate di stipendio nella misura di 40 euro ciascuna, perché in contrasto con le disposizioni della Costituzione della Repubblica Federale di Germania. Il Tribunale distrettuale di Colonia dovrebbe tutelare i diritti e le libertà da esso garantiti.
Cordiali saluti,
Sostenitori della libertà di parola, di stampa e della libertà accademica

Sono già state raccolte in tutto il mondo più di 75.000 firme in sostegno dei professori e sacerdoti Oko, Stöhr e Hauke.

Chi vuole unirsi a loro nella difesa, può firmare la petizione sul sito Petycja – Brońmy Ks. Prof. Dariusza Oko (Petizione – Difendiamo il Prof. Don Dariusz Oko) [QUI] (in polacco, inglese o tedesco) oppure sul sito Corrispondenza Romana (in italiano), che pubblica la traduzione italiana dell’articolo del Prof. Don Dariusz Oko [QUI].

[*] Il Prof. Don Dariusz Oko (Oświęcim, 3 giugno 1960) è un sacerdote, teologo, filosofo e giornalista polacco, Direttore del Dipartimento di Filosofia Cognitiva presso la Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Giovanni Paolo II di Cracovia. I principali settori delle sue ricerche scientifiche sono metafisica, filosofia di Dio, teologia contemporanea, zone di confine tra filosofia e teologia, critica dell’ideologia atea. Nel corso di studi, congressi scientifici e pellegrinaggi con i medici ha visitato circa quaranta paesi di tutti i continenti. In Polonia è conosciuto come editorialista, ed i suoi articoli sono stati spesso accolti con riconoscimento ed hanno dato origine a discussioni e dibattiti a livello nazionale.

È stato ordinato sacerdote il 14 maggio 1985. Nel 1991 ha difeso la sua tesi di dottorato in filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma. Dal 1992 ricercatore presso la Pontificia Accademia di Teologia di Cracovia e residente nella Parrocchia di Santa Edvige a Cracovia. Nel 1996 ha difeso la sua tesi di dottorato in teologia presso l’Accademia delle Scienze della Polonia e nel 2011 la sua abilitazione in filosofia. Partecipa a due progetti di ricerca intra-universitari condotti dal Dipartimento di Filosofia della Cognizione presso la Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Giovanni Paolo II: “Fondamenti teorici di metafisica e filosofia di genere” e “Tra scetticismo e agnosticismo e nichilismo. Determinanti teorici del nichilismo”.

Il Prof. Oko è considerato uno dei maggiori esperti del mondo sul tema della omosessualità nella Chiesa Cattolica Romana. Ha acquisito particolare notorietà dopo una serie di dichiarazioni critiche sulla “omoeresia” e sulla presenza di una “omomafia”, una rete di omosessuali all’interno della Chiesa. Corrispondenza Romana ha pubblicato il 30 dicembre 2012 il suo articolo Con il Papa contro l’omoeresia [QUI] e pubblica la traduzione italiana del suo articolo Sulla necessità di limitare le lobby omosessuali nella Chiesa [QUI].

Marco Tosatti ha pubblicato il 30 luglio 2018 l’articolo Chiesa, omoeresia. Le cifre (impressionanti) di P. Dariusz Oko, le paure dei progessisti [QUI]. Quattro anni prima aveva intervistato Don Oko per La Stampa.

L’Omoeresia nella Chiesa attuale
di Marco Tosatti
La Stampa, 12 novembre 2014


Due anni fa la rivista polacca Fronda pubblicò un lungo articolo, ripreso successivamente dalla rivista teologica tedesca Theologisches su quella che era definita “Omoeresia” e “Omomafia”. Cioè della presenza a tutti i livelli nella gerarchia della Chiesa, compresa la Curia romana, di una rete di sacerdoti omosessuali impegnati nel proteggersi a vicenda. L’autore, oggi: “Mi pare che stia maturando sempre di più la consapevolezza dei problemi affrontati nel mio studio”.

L’autore era un sacerdote, il Prof. Dariusz Oko, docente di Teologia alla Pontificia Università Giovanni Paolo II di Cracovia. Nel suo articolo Oko ricordava che l’80% dei casi di cosiddetta pedofilia negli Stati Uniti erano in realtà casi di efebofilia, cioè relativi a maschi adolescenti (le cifre della Congregazione della Fede sono analoghe, si parla del 90%). “Questo fatto è stato accuratamente nascosto e ignorato”.

Nel suo studio Oko sottolineava la difficoltà vissuta da sacerdoti e seminaristi che tentano di mettersi contro questo tipo di potere e i colleghi che fanno parte della lobby. “Quando il vicecancelliere o un altro superiore cerca di rimuoverli, può andare a finire che si trovino rimossi proprio loro, invece degli omoseminaristi. O quando un vicario cerca di proteggere i giovani da un prete che li molesta, può accadere che sia il vicario a essere punito”, grazie al fatto che le istanze superiori a cui si rivolge fanno parte della lobby. Che se sono fondate alcune indiscrezioni trapelate dai Palazzi vaticani, avrebbe un’estensione sovranazionale e coinvolgerebbe centinaia di chierici, a ogni livello.

Abbiamo rivolto al Prof. Dariusz Oko alcune domande sul problema, che da allora sembra essere passato nel dimenticatoio.

Due anni fa Lei ha fotografato con il suo studio approfondito una situazione esistente nella Chiesa. È cambiato qualche cosa da allora?
Sicuramente il mio studio ha toccato un problema molto diffuso ed esistente quasi dappertutto. Solo così si spiega il fatto che in poche settimane il testo ha fatto il giro del mondo. In molti paesi sono state preparate diverse traduzioni: dall’inglese al tedesco, dall’italiano alla lingua ceca, dal slovacco alla lingua estone… Mi pare che stia maturando sempre di più la consapevolezza dei problemi affrontati nel mio studio.

Nel sul lavoro Lei parla di omoeresia. Quali sono le caratteristiche?
L’omoeresia è un rifiuto del Magistero della Chiesa cattolica sull’omosessualità. I sostenitori dell’omoeresia non accettano che la tendenza omosessuale sia un disturbo della personalità. Mettono in dubbio che gli atti omosessuali siano contro la legge naturale. I difensori dell’omoeresia sono a favore del sacerdozio per i gay. L’omoeresia è una versione ecclesiastica dell’omosessualismo.

Nel 2005 è stato pubblicato dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica un importante documento, approvato dal Santo Padre Benedetto XVI, che proibisce di ordinare preti omosessuali [QUI]. Perché questo documento?
A partire dagli anni Settanta e Ottanta del XX secolo si è infiltrato in tanti seminari e monasteri nel mondo un modo nuovo di considerare la sessualità umana, contrario al Magistero tradizionale della Chiesa cattolica sull’omosessualità. In conseguenza, in molti seminari diocesani e abbazie di tutti i continenti hanno cominciato a sostenere l’idea che esistono due orientamenti sessuali equivalenti: eterosessuale ed omosessuale. Così si chiedeva ai chierici esclusivamente la castità, considerata come l’astinenza da atti impuri, e la capacità di vivere il celibato, senza entrare nel merito del loro orientamento o tendenze sessuali. In questo modo l’omosessualità come tendenza e tipo di personalità ha finito di essere un ostacolo all’ordinazione sacerdotale.

Questa normativa del 2005 che vieta il sacerdozio per i gay, a Sua conoscenza, viene applicata?
Non sono responsabile per la formazione nei seminari. Allora non lo so, come viene trattato questo divieto in diversi paesi del mondo. Si dovrebbe rivolgere questa domanda alle persone direttamente responsabili per la formazione dei futuri preti.

Da quando Lei ha scritto il suo studio è cambiato il Papa. Percepisce qualche differenza di atteggiamento fra i due pontificati, in relazione al problema?
È difficile parlare di qualche differenza. La cosa fondamentale è il Magistero della Chiesa cattolica che non cambia e che per oggi vieta l’ordinazione dei preti gay. Il Magistero attuale, invece della divisione che funzionava prima tra l’omosessualità attiva e quella passiva, introduce una distinzione tra tendenze omosessuali transitorie, che accadono nel periodo dell’adolescenza, e quelle profondamente radicate. Tutte e due le forme di omosessualità, e non più soltanto l’omosessualità attiva, costituiscono un impedimento all’ordinazione sacerdotale. L’omosessualità non è conciliabile con la vocazione sacerdotale. Di conseguenza, non è solo rigorosamente vietata l’ordinazione di uomini con qualsiasi tipo di tendenza omosessuale (anche se transitoria), ma anche la loro ammissione in seminario.

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