Procedimento penale n. 45/2019 RGP vaticano: il Papa tirato in ballo e tutto ridotto ad un’arrampicata sugli specchi. Uno spettacolo indecoroso con Becciu già giustiziato – Quarta Parte

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Segue una piccola rassegna stampa composta da cinque articoli, a firma di cinque vaticanisti di lunga corsa, che conosco tutti e cinque da molti alti e da molto vicino: Jean-Marie Guénois (Le Figaro), Salvatore Cernuzio (Vatican News), Franca Giansoldati (Il Messaggero), Francesco Antonio Grana (Ilfattoquotidiano.it) e Andrea Gagliarducci (ACI Stampa).

Foto di Vatican Media.

Il primo articolo è del giorno precedente alla quarta udienza di ieri, 17 novembre 2021, in una nostra traduzione italiana dal francese, a firma di Jean-Marie Guénois, pubblicato su Le Figaro: In Vaticano la ripresa del processo al cardinale Becciu promette colpi di scena. Dopo settimane di interruzione per un vizio procedurale, il tribunale vaticano torna su questo scandalo finanziario e immobiliare a Londra. Un caso che potrebbe arrivare fino a Papa Francesco.

Ed ecco, al Papa siamo arrivato con un colpo di scena durante le schermaglie procedurali con la frase di Diddi, mentre si aspettava di arrivarci, più in avanti entrati nel vivo, tramite la lettera di Parolin, che certamente non l’avrebbe scritta senza l’avallo del suo superiore, a capolinea. E fine della trasmissione.

I quattro articoli successivi sono di ieri, con le informazioni del pool di giornalisti accreditati che possono seguire gli avvenimenti in Aula del Tribunale vaticano, a firma di quattro vaticanisti di lunga corsa:

– Il primo a firma di Salvatore Cernuzio, pubblicato su Vatican News, l’house organ della Santa Sede: «Processo in Vaticano, la difesa parla di prove “mutilate”. L’accusa: tutto corretto. Quarta udienza del procedimento sui presunti illeciti compiuti coi fondi della Segreteria di Stato. Dibattimento fermo a questioni procedurali: i difensori chiedono la nullità per gli omissis sul materiale depositato. Il legale di Crasso afferma che anche il Papa è stato sentito come teste, ma il promotore di giustizia smentisce. Prossima udienza il 1° dicembre».

– Il secondo a firma di Franca Giansoldati, pubblicato sul Messaggero: «Palazzo Londra, al processo il giallo della deposizione di Papa Francesco: ma i magistrati smentiscono».

– Il terzo a firma di Francesco Antonio Grana, pubblicato su Ilfattoquotidiano.it: «Vaticano, processo sul palazzo di Londra “non partirà finché il pm non avrà depositato tutti gli atti”. Un avvocato chiede se c’è una “versione del Papa”. “Ci vuole ancora tempo per cominciare, se riusciremo a cominciare” ha detto l’ex procuratore ora presidente del Tribunale. Un botta e risposta con il promotore di giustizia aggiunto, Alessandro Diddi, chiamato in causa per i numerosi omissis e le notevoli incongruenze negli atti. Che smentisce sia stata raccolta una dichiarazione del Pontefice».

– Il quarto a firma di Andrea Gagliarducci, pubblicato su ACI Stampa: «Processo Palazzo di Londra, quanto è coinvolto il Papa? In uno degli audio video degli interrogatori di monsignor Perlasca, il promotore di Giustizia sottolinea che è stato già chiesto al Papa come sono andati i fatti. Processo rinviato, per decidere su altre eccezioni di invalidità».

In Vaticano, la ripresa del processo al Cardinale Becciu promette colpi di scena
Dopo settimane di interruzione per un vizio procedurale, il Tribunale vaticano torna su questo scandalo finanziario e immobiliare a Londra. Un caso che potrebbe arrivare fino a Papa Francesco
di Jean-Marie Guénois
Le Figaro, 16 novembre 2021


[Nostra traduzione italiana dal francese]

Dopo due false partenze, riprende questo mercoledì in Vaticano il processo al Cardinale Angelo Becciu, 73 anni. Un processo che non è solo suo, a dire il vero. Ci sono altri dieci imputati [in realtà nove, diventato cinque. V.v.B.], ma il presule sardo è il più noto. È stato infatti il numero tre in Vaticano dal 2011 al 2018, fino a quando Francesco ha ritirato da un giorno all’altro tutte le sue funzioni, il 24 settembre 2020. Con il titolo di “Sostituto”, Becciu ha ricoperto una posizione chiave, equivalente a un Segretario generale della Santa Sede e della Città del Vaticano.

Questi 11 imputati, dieci italiani e uno svizzero [come già osservato sono rispettivamente 10, 9 e 1. V.v.B.], sono accusati di essersi immersi dal 2014 in un investimento immobiliare – finalizzato all’acquisizione di un palazzo di lusso londinese – andato storto, anche perché gli intermediari erano corrotti. Secondo quanto riferito, l’edificio di proprietà del Vaticano al 60 di Sloane Avenue, prestigioso indirizzo della capitale inglese, è in vendita. Che potrebbe comportare una perdita di oltre 100 milioni di euro per le finanze della Chiesa Cattolica.

Un atto d’accusa di 500 pagine

Quanto alle false partenze del processo, la più spettacolare è stata l’udienza del 4 ottobre al Tribunale della Città del Vaticano. L’intera procedura è stata quasi invalidata perché la Santa Sede non aveva comunicato agli avvocati il principale pezzo d’accusa: le registrazioni di uno stretto collaboratore del Cardinale Becciu – suo unico accusatore – Mons. Alberto Perlasca.

All’inizio di novembre, 52 documenti video e audio sono stati finalmente consegnati dal Vaticano alla difesa degli imputati. Tuttavia, questi pezzi, affermano gli avvocati degli imputati, sono stati “amputati” dai passaggi più importanti dell’atto d’accusa. Quello che la Santa Sede ha riconosciuto. Una distorsione che potrebbe causare un nuovo rinvio.

A questo incidente si aggiunge un fatto notevole: alla vigilia dell’apertura del processo, il 3 luglio 2021, il servizio di comunicazione ufficiale del Vaticano ha pubblicato un atto d’accusa di 500 pagine in diverse lingue, tanto curato quanto totalmente a carica. Questo tentativo di influenzare l’opinione pubblica, alla vigilia dell’apertura del processo, unito al rifiuto di rilasciare importanti documenti che ostacolassero l’operato della difesa, alla fine misero in dubbio la Giustizia vaticana. Come essere, infatti, vittima, accusatore e giudice in questo processo? Anche manipolatore, dicono alcuni, dal momento che la presunzione di innocenza, eppure ardentemente difesa da Francesco, non viene rispettata.

Ma la riapertura del processo questo mercoledì potrebbe creare un’altra sorpresa. Una lettera del Cardinale Pietro Parolin, il numero due del Vaticano – che non è stata smentita dal Vaticano – proverebbe che ha dato al Cardinale Becciu una delega in bianco per l’utilizzo dei fondi per gli investimenti nell’edificio londinese. Parolin è Segretario di Stato (equivalente ad un Primo Ministro) e quindi diretto superiore di Becciu. Estratti di questa lettera sono stati pubblicati domenica scorsa dalla rivista della sinistra intellettuale Domani [questo Blog Editore il 14 luglio 2021 ha pubblicato la lettera integralmente, a seguito dello scoop di Vittorio Feltri per Libero Quotidiano. V.v.B.]. Quindi lo stesso Papa potrebbe essere coinvolto. Perché, secondo molti, Francesco, che gestisce molto da vicino il Vaticano, non poteva non essere informato di un investimento finanziario di tale importo. L’importo andrebbe da 200 a 400 milioni Euro, se si contano tutti i colpi di scena. Il processo allora non sarebbe più quello del Cardinale Becciu ma anche quello dei suoi superiori.

Fin dall’inizio, Angelo Becciu si proclama innocente. Lo contesta pubblicamente il Cardinale Pell, australiano, ex gran tesoriere vaticano, che si è sempre opposto all’opacità della gestione dei fondi della Segreteria di Stato, di fatto gelosamente custodita. E a cui non ha avuto accesso, nonostante è stato Ministro dell’Economia è stato dal 2014 al 2019.

In sua difesa, Becciu sostiene di aver seguito le procedure amministrative per tutto ciò che ha a che fare con gli impegni finanziari del Vaticano. Afferma di essere stato ingannato da consulenti e intermediari. Tanti punti che la Giustizia vaticana, che qui gioca la sua credibilità, dovrà chiarire.

Processo in Vaticano, la difesa parla di prove “mutilate”. L’accusa: tutto corretto
Quarta udienza del procedimento sui presunti illeciti compiuti coi fondi della Segreteria di Stato. Dibattimento fermo a questioni procedurali: i difensori chiedono la nullità per gli omissis sul materiale depositato. Il legale di Crasso afferma che anche il Papa è stato sentito come teste, ma il promotore di giustizia smentisce. Prossima udienza il 1° dicembre
di Salvatore Cernuzio
Vatican News, 17 novembre 2021


Non è ancora entrato nel vivo – e probabilmente ci vorrà ancora del tempo – il processo in Vaticano sui presunti illeciti compiuti con i fondi della Santa Sede, che, dopo la parziale restituzione degli atti i parte degli atti all’Ufficio del promotore di giustizia stabilita dal Tribunale vaticano, vede solo sei imputati residui sui dieci iniziali: il cardinale Giovanni Angelo Becciu, Tommaso Di Ruzza, Enrico Crasso, Gianluigi Torzi, Cecilia Marogna, René Bruelhart (stralciate le posizioni anche delle quattro società).

“Ci vuole tempo per cominciare, se mai riusciremo a cominciare”, ha detto il presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone, aprendo la quarta seduta nella sala polifunzionale dei Musei Vaticani. Udienza – durata 2 ore e 40 minuti, con un’ora di pausa in mezzo – interamente dedicata alla questione dei tagli e omissis da parte dei Promotori di Giustizia sul materiale depositato lo scorso 3 novembre.

Rinvio al 1° dicembre

Schermaglie procedurali, quindi, con gli avvocati della difesa, da una parte, che ancora una volta hanno eccepito la nullità della citazione a giudizio a causa di una “mutilazione” delle prove e un metodo di indagine “inammissibile”, che impedisce di esercitare a pieno il diritto di difesa, e, dall’altra parte, i promotori di giustizia che hanno affermato che i tagli sul materiale depositato sono relativi a nuovi filoni di inchiesta ancora in corso che hanno posto la questione del segreto investigativo. Sentiti entrambi, Pignatone non si è pronunciato e ha rinviato tutto ad una prossima udienza, il 1° dicembre, alle 9.30.

Una nuova giudice supplente

A inizio dibattimento – presente tra gli imputati solo il cardinale Becciu  – il presidente Pignatone ha dato notizia della nomina di un giudice supplente, Lucia Bozzi. Una scelta data dal numero di imputazioni, imputati e testimoni coinvolti in questo processo che, ha affermato Pignatone, “non avrà tempi brevi”.

Enorme mole di materiale

L’intera udienza si è concentrata sul materiale che l’Ufficio del Promotore di Giustizia ha depositato lo scorso 3 novembre, dopo ordinanza del Tribunale del 6 ottobre. Si parla di oltre 115 ore di conversazioni registrate, racchiuse in 53 dvd: un dvd con le intercettazioni telefoniche, gli altri 52 con i file audio e video dei cinque interrogatori a monsignor Alberto Perlasca. Gli avvocati difensori hanno lamentato anzitutto le “evidenti inadeguatezze del tempo a disposizione per esaminare una enorme mole di materiale”. Poi hanno criticato fortemente il fatto che ampi stralci delle dichiarazioni, tra cui quelle di Perlasca (si parla, ad esempio, di tagli anche di 60 minuti), in ragione di “esigenze investigative” sono state sottoposte a omissis dal promotore di Giustizia.

Richiesta di nullità

Fabio Viglione, avvocato del cardinale Becciu, ha parlato di una “natura falcidiata, mutilata” delle prove, sia quelle audio video, che le cosiddette copie forensi dei dispositivi informatici sequestrati. Non c’è la volontà di sollevare polemiche con i magistrati vaticani, ha chiarito, bensì di poter avere il materiale completo a disposizione per “poterci difendere”: “Vogliamo integrità e integralità che sono punti di riferimento irrinunciabili”. Secondo l’avvocato, “questo sistema è inammissibile”, ciò che si eccepisce è dunque una “irrimediabile nullità a cui non si può porre rimedio”.

Da parte di Viglione anche la richiesta di un’ulteriore verifica della veste processuale di Perlasca, dal momento che dall’Ufficio del Promotore è stato chiarito che per il monsignore comasco “si è proceduto separatamente”, senza però altri dettagli come date, eventuali imputazioni o provvedimenti di archiviazione, utili da sapere “per necessità e non per curiosità”.

Interrogatorio a Perlasca

Le stesse istanze sono state raccolte e rilanciate dall’avvocato Luigi Panella, difensore di Enrico Crasso, il quale ha affermato che gli omissis dei materiali depositati determinano una “nullità assoluta e insanabile” e che “dall’esame di oltre cento ore emerge un profilo di incompletezza dei verbali cartacei, redatti in forma sintetica che non danno conto di quanto detto”.

Prendendo in mano il computer, il legale ha poi cercato di far sentire al microfono lo spezzone di uno dei video interrogatori a Perlasca, in cui, mentre si parlava della presunta estorsione di 15 milioni di euro alla Santa Sede contestata a Torzi, Crasso, monsignor Mauro Carlino, Fabrizio Tirabassi sull’acquisto dell’immobile di Sloane Avenue, a un certo punto il promotore di giustizia interrompe il teste dicendo: “Monsignore, questo non c’entra niente! Noi prima di fare quello che stiamo facendo siamo andati dal Santo Padre e gli abbiamo chiesto ciò che è accaduto”.

“Hanno sentito come testimone il Santo Padre”, è stata la deduzione di Panella, “agli atti però non vi è alcuna dichiarazione del Santo Padre”. Dichiarazioni che peraltro sarebbero state contestate a un religioso vincolato da “obbedienza e subordinazione”. Dal video infatti, ha insistito l’avvocato, sarebbe ben visibile lo “sconcerto supremo” di Perlasca, così “sconvolto” da presentarsi poi spontaneamente il 31 agosto 2020 ai magistrati senza difensore. “Vi è un intervento diretto del Papa nelle vicende processuali, sentito come persona informata dei fatti. È come un rescriptum implicito, è inaudito”, ha concluso Panella, che ha spiegato anche di aver commissionato una consulenza tecnica del materiale censurato (circa 28 pagine), dalla quale sono emerse diverse criticità, in particolare la consistente mancanza di minuti di registrazione.

La replica del promotore di Giustizia

Dopo una sospensione di un’ora esatta, è intervenuto in replica il promotore di giustizia, Alessandro Diddi, che ha esordito definendo “pretestuose” le questioni sollevate dalla difesa. Subito poi, in merito al presunto coinvolgimento di Papa Francesco, ha affermato: “Sia ben chiaro questo ufficio non ha mai sentito il Santo Padre, e mai ha contestato le dichiarazioni del Santo Padre a monsignor Perlasca”. “C’è stato un momento in cui Perlasca raccontava cose che lo portavano a sbattere contro un muro, l’Ufficio del Promotore si è limitato allora a dire: ‘Guardi che sta andando contro un muro, perché avevamo consapevolezza di quello che il Santo Padre – lo dico con emozione – ha testimoniato in tempi non sospetti in merito a questa vicenda”. Il riferimento è alla risposta che Francesco ha reso ai giornalisti nella conferenza stampa in aereo di ritorno dal Giappone nel novembre 2019, in cui “ha detto come è avvenuto l’inizio del procedimento e perché questo ufficio ha avuto una interlocuzione con il Santo Padre”.

Nuovi elementi di indagine

Confutando poi le richieste difensive di nullità, il rappresentante dell’accusa ha anche giustificato gli “omissis” audio-video col “segreto investigativo”. Scelta “insindacabile”, essendo sopraggiunti in corso d’opera altri elementi paralleli all’inchiesta della compravendita del Palazzo londinese. “Inoltre a gran parte delle cose sottoposte a omissis erano presenti i difensori”. Quanto alle oltre 115 ore di videoregistrazioni depositate, esse, ha spiegato Diddi, “sono fedeli trasposizioni di quanto verbalizzato”. In ogni caso, “non credo che il tema del processo sia come noi abbiamo fatto le video registrazioni. Qualcuno sia più chiaro su quello che vuole da questo processo: se c’è chi pensa che l’Ufficio del Promotore ha prodotto dei falsi, denunciateci per falso ideologico. Queste insinuazioni sono una caduta di stile”.

Questioni complesse

A conclusione dell’udienza, Pignatone ha annunciato che il Tribunale vaticano vuole riservarsi di “provvedere alle questioni complesse sollevate”. Tuttavia, ha aggiunto en passant, “non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti”.

Palazzo Londra, al processo il giallo della deposizione di Papa Francesco: ma i magistrati smentiscono
di Franca Giansoldati
Il Messaggero, 17 novembre 2021


È destinato a complicarsi ulteriormente il processo vaticano del secolo per l’immobile di Londra che vede imputato anche il cardinale Angelo Becciu. All’udienza di stamattina è scoppiato il giallo della deposizione mancante, quella di Papa Francesco. Una ipotesi affiorata dopo ore di dure schermaglie. Da una parte gli imputati rimasti (da dieci sono passati a sei per il ritorno degli atti al Promotore di Giustizia) che continuano chiedere a gran voce la nullità dei provvedimenti lamentando vistose lacune procedurali, prove video depositate dal Promotore di Giustizia “falcidiate”, “sbianchettate”, prive dei meta-dati. Dall’altra parte, invece, il Promotore di Giustizia – una sorta di Pm – che ha difeso l’impianto accusatorio annunciando altri filoni di indagini (mai evocati in precedenza) per i quali ha ritenuto necessario apporre diversi omissis sulle prove depositate.

Nell’aula del tribunale vaticano il clima era teso quando è risuonato per la prima volta il nome di Papa Francesco, tirato in ballo come testimone. L’avvocato difensore del finanziere Enrico Crasso, Luigi Panella, ha depositato una memoria in cui evidenzia una vistosa anomalia emersa nell’interrogatorio videoregistrato del 29 aprile 2020 a monsignor Alberto Perlasca. In quei fotogrammi si vede il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi che al principale accusatore Perlasca (poi divenuto una specie di collaboratore di giustizia) dice che prima di aprire le indagini si era recato dal Papa per chiedergli cosa fosse accaduto durante la transazione con il finanziere Torzi (un altro imputato) nel dicembre 2018. «Noi prima di fare questo che stiamo facendo siamo andati dal Santo Padre e gli abbiamo chiesto che cosa è accaduto e.. di tutti posso dubitare fuorché del Santo Padre».

L’avvocato Panella ha evidenziato che la possibilità di sentire un Capo di Stato come testimone pur essendo prevista negli ordinamenti democratici non lo è affatto nel codice in vigore in Vaticano. «Ma di questo noi non abbiamo avuto alcun verbale del Santo Padre. In ogni caso se osservate il video si vede la faccia di Perlasca che cambia espressione e appare sconvolta, devastata. Lo scenario che si apre è questo: il Promotore di Giustizia è andato dal Papa che lo ha sentito per fatti inerenti alle imputazioni, anche se il Papa non poteva essere sentito e non successivamente è stato redatto alcun verbale. Questo è inaudito: mai sentito prima. Ripeto: guardando il video si capisce che l’impatto delle parole del Promotore di Giustizia su Perlasca sono risultate devastanti e possiamo anche capire perché poi, il 31 agosto, Perlasca si presenta senza avvocato e fa una serie di dichiarazioni diverse e opposte a quelle rese nell’interrogatorio di aprile».

Nella memoria depositata che il Messaggero ha potuto consultare viene acclusa anche una perizia sulle videoregistrazioni. Il tecnico avrebbe rilevato criticità, orari che non coincidono, meta dati spariti, e diverse ore di omissis. Dalla consulenza emergerebbe che ci sono video modificati persino dopo gli interrogatori. «Abbiamo la prova plastica definitiva della incompletezza del materiale depositato».

A questo punto l’udienza è stata sospesa per una mezzora per dare modo al Promotore di Giustizia di leggersi la memoria del legale e «andare in ufficio a consultare delle carte ed essere più preciso». Diddi è tornato e ha rispedito al mittente le critiche (definite pretestuose) spiegando che quel passaggio nell’interrogatorio a Perlasca faceva riferimento ad una intervista rilasciata da Papa Francesco ai giornalisti di ritorno dal Giappone, nel novembre 2019.

Francesco spiegando l’avvio della inchiesta sul Palazzo di Londra raccontava che da lui si presentò  il Revisore dei Conti e poi il Promotore di Giustizia («Il promotore di Giustizia ha studiato la cosa, ha fatto le consultazioni e ha visto che c’era uno squilibrio di bilancio. Ha poi chiesto a me il permesso di fare le perquisizioni. Ho detto: è chiaro questo studio? – Si, c’è una presunzione di corruzione e in questi casi io devo fare perquisizioni in questo ufficio… e io ho firmato l’autorizzazione. È stata così fatta la perquisizione in cinque uffici…»). Il Promotore di Giustizia si è difeso anche sulle prove “falcidiate” e “sbianchettate”. «Le registrazioni che ora sono a disposizione delle parti sono la fedele rappresentazione di quello che è stato verbalizzato per iscritto». Se ci sono video con durata maggiore o minore a suo parere può essere dipeso dalle pause pranzo o da altre esigenze personali degli imputati interrogati.

L’avvocato del cardinale Becciu, Fabio Viglione ha di nuovo messo in evidenza che le copie forensi dei dispositivi informatici sequestrati non sono stati depositati in cancelleria ma è stata offerta solo la visione in loco. Una mancanza che non permette di «assicurare la par condicio delle parti nella conoscenza degli atti e quindi il rispetto del principio del contraddittorio».

Il Presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone ha fissato la prossima udienza il 1° dicembre.

Il passaggio contestato riguardante Papa Francesco fa riferimento ad una udienza che il pontefice concesse al finanziere molisano Gianluigi Torzi il 26 dicembre 2018 nel tentativo di mediare direttamente per restituire la titolarità del palazzo di Londra alla Segreteria di Stato. Il Papa voleva chiudere la faccenda e chiese aiuto ad una persona di sua stretta fiducia di assisterlo per sciogliere il garbuglio, fu così che Giuseppe Milanese si adoperò per la buona riuscita. «La trattativa con Torzi era nel senso che lui avrebbe ceduto le quote al solo costo delle spese che avrebbero quantificato e documentato con un piccolo guadagno, così come convenuto davanti al Santo Padre» aveva spiegato Milanese ai magistrati. La cifra concordata era stata quantificata in 3 milioni. Torzi davanti al pontefice, a Santa Marta, sembrava disponibile a chiudere la vicenda ma poi quando si è trattato di concretizzare secondo il Promotore di Giustizia si sarebbe messa in atto una sorta di estorsione da 15 milioni di euro.

Vaticano, processo sul palazzo di Londra “non partirà finché il pm non avrà depositato tutti gli atti”. Un avvocato chiede se c’è una “versione del Papa”
“Ci vuole ancora tempo per cominciare, se riusciremo a cominciare” ha detto l’ex procuratore ora presidente del Tribunale. Un botta e risposta con il promotore di giustizia aggiunto, Alessandro Diddi, chiamato in causa per i numerosi omissis e le notevoli incongruenze negli atti. Che smentisce sia stata raccolta una dichiarazione del Pontefice
di Francesco Antonio Grana
Ilfattoquotidiano.it, 17 novembre 2021

Il processo penale vaticano sull’acquisto del palazzo di Londra non partirà finché i pm non avranno depositato tutti gli atti. È la posizione del presidente del Tribunale dello Stato più piccolo del mondo, Giuseppe Pignatone, emersa durante la quarta udienza del procedimento: “Non si possono cominciare a esaminare le questioni di questo processo se la difesa non avrà una conoscenza completa degli atti”. E ha aggiunto: “Ci vuole ancora tempo per cominciare, se riusciremo a cominciare”. Un botta e risposta con il promotore di giustizia aggiunto, Alessandro Diddi, chiamato in causa per i numerosi omissis e le notevoli incongruenze negli atti finora depositati dopo due ordinanze del collegio giudicante. Uno scontro, quello tra Pignatone e Diddi, che si rinnova in Vaticano dopo quello avvenuto durante il processo Mafia Capitale, quando l’attuale presidente del Tribunale del Papa era procuratore capo di Roma e il pm della Santa Sede difendeva Salvatore Buzzi. Al temine di numerose schermaglie procedurali sollevate dai legali di due dei sei imputati, il cardinale Angelo Becciu e il finanziere Enrico Crasso, Pignatone ha rinviato l’udienza al primo dicembre per comunicare le decisioni del Tribunale.

“Esiste – ha spiegato in aula il legale del porporato, Fabio Viglione – un’irrimediabile nullità a cui non si può in nessun modo porre rimedio. Sono state depositate oltre 115 ore di registrazione ed esiste una selezione di cose da visionare, con audio e video risultati tagliati, mutilati e falcidiati. È un metodo inammissibile: la mutilazione delle prove è una lesione dei diritti della difesa. Non stiamo chiedendo un favore”. Il processo, se decollerà, come ha anticipato durante l’udienza il presidente del collegio giudicante, sarà inevitabilmente “complesso e dai tempi non brevi”. Per questo motivo, Pignatone ha nominato un giudice supplente, Lucia Bozzi, che subentrerà qualora lui o uno degli altri due membri del collegio, Venerando Marano e Carlo Bonzano, si dovessero assentare in futuro.

Nel corso dell’udienza, l’avvocato di Crasso, Luigi Panella, ha fatto ascoltare un estratto audio di Diddi, registrato il 29 aprile 2020 durante l’interrogatorio di monsignor Alberto Perlasca, all’epoca dei fatti capo ufficio amministrativo della prima sezione della Segreteria di Stato. Il pm si rivolge al prelato affermando: “Monsignore, non c’entra niente. Noi prima di fare questo che stiamo facendo, siamo andati dal Santo Padre e gli abbiamo chiesto ciò che è accaduto”. Il legale ha precisato che “il Codice di rito prevede la possibilità di sentire quale testimone un principe reale, con determinate garanzie, ma non quella di sentire il sovrano, a cui è equiparato il Santo Padre nell’ordinamento vaticano. La possibilità di sentire come testimone il capo dello Stato è peraltro prevista da tutti gli ordinamenti democratici e costituisce espressione di un principio fondamentale di civiltà giuridica e di uguaglianza. Non risulta tuttavia depositato agli atti alcun verbale delle dichiarazioni del Santo Padre contestate dal promotore di giustizia a monsignor Perlasca. Eppure, secondo quanto dichiarato dai promotori di giustizia nel corso dell’interrogatorio di monsignor Perlasca, il Santo Padre è stato da loro sentito su fatti inerenti a questo procedimento e le dichiarazioni del Santo Padre vengono animatamente contestate all’imputato, un religioso legato al Santo Padre da un sacro vincolo di subordinazione”. Panella ha ricordato che il Codice di procedura penale “prevede che delle dichiarazioni rese oralmente da ‘qualsiasi persona esaminata o interrogata’ venga redatto un verbale, nel quale si raccolgano le domande e le risposte. Da tale norma sembra evincersi che, sebbene il Codice di rito non preveda espressamente che possa essere sentito il Santo Padre, nel caso in cui egli sia nondimeno sentito quale persona informata sui fatti, occorra redigere un verbale”. Per questo motivo, l’avvocato ha spiegato che “la mancanza in atti del verbale delle dichiarazioni rese dal Santo Padre ai promotori di giustizia costituisce quindi un’altra ragione di nullità della citazione a giudizio e degli atti successivi”.

Nella sua replica, Diddi ha, però, smentito che il Papa sia stato ascoltato dai pm durante le indagini: “Questo ufficio non ha mai sentito a verbale il Santo Padre”. Aggiungendo: “Noi siamo venuti a conoscenza di quello che il Santo Padre ha detto in altri contesti”. Citando quanto Francesco affermò, il 26 novembre 2019 durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dal viaggio in Thailandia e Giappone, in risposta alla domanda della vaticanista di Tv2000, Cristiana Caricato, sull’acquisto del palazzo di Londra. Quanto ai numerosi omissis, Diddi ha precisato: “La questione dirimente è che sono emerse molte dichiarazioni non attinenti e sono sopravvenute altre denunce che hanno posto il problema del segreto investigativo sul materiale girato e registrato. Abbiamo tenuto conto di nuovi elementi emersi nel frattempo in altri procedimenti che hanno posto quindi la questione del segreto investigativo su una parte degli atti depositati finora. Se qualcuno pensa a dei falsi – ha concluso il pm – deve fare denuncia per falso ideologico”.

Processo Palazzo di Londra, quanto è coinvolto il Papa?
In uno degli audio video degli interrogatori di monsignor Perlasca, il promotore di Giustizia sottolinea che è stato già chiesto al Papa come sono andati i fatti. Processo rinviato, per decidere su altre eccezioni di invalidità
di Andrea Gagliarducci
ACI Stampa, 17 novembre 2021


“Monsignore, non c’entra niente. Noi prima di fare quello che siamo facendo siamo andati dal Santo Padre e abbiamo chiesto cosa è accaduto”. Lo dice il promotore di Giustizia Diddi in un interrogatorio a monsignor Alberto Perlasca, che è stato direttore dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato per 12 anni. E la registrazione di questo breve scambio è stata portata oggi nell’aula del Tribunale, nella quarta udienza del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Un processo che non è ancora cominciato, e “chissà quando comincerà”, ha chiosato ironicamente il presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Pignatone. Perché oggi sono state presentate altre eccezioni e richieste di invalidità, e la decisione sarà comunicata il 1° dicembre.

Al centro del processo, la vicenda dell’investimento della Segreteria di Stato in un immobile di lusso a Londra. Dei dieci imputati e quattro società coinvolte, gli stralci processuali decisi dal presidente del Tribunale Pignatone hanno lasciato solo sei imputati. Per gli altri, si sta rifacendo l’investigazione, in attesa di una eventuale nuova citazione in giudizio.
Sono tre le novità principali venute fuori dall’udienza. La prima è, appunto, questo coinvolgimento del Papa. Il promotore di Giustizia Alessandro Diddi si rifà alla conferenza stampa in aereo del Papa di ritorno dal Giappone del 26 novembre 2019, durante il quale Papa Francesco ha ricordato come il Promotore di Giustizia abbia “studiato la cosa, fatto le consultazioni e visto che c’era uno squilibrio nel bilancio”, e ha chiesto il permesso di fare le perquisizioni, che il Papa ha firmato. Insomma, Diddi ha parlato con Papa Francesco in quella occasione, e ha ricevuto tutte le autorizzazioni del caso.

Il punto, però, per l’avvocato Panella è diverso. Visto che in Vaticano ci si rifà al codice Finocchiaro – Aprile del 1913, allora il Papa, come sovrano, non poteva essere sentito. Ma, dato che il Papa fa giurisprudenza, allora il Papa rende possibile questa testimonianza, e deve essere verbalizzato.

Questioni di lana caprina? Da un certo punto di vista, sì. Dall’altro, va considerato che Papa Francesco è intervenuto nel processo firmando quattro diversi rescritti, e che la sua presenza è stata anche documentata dal Tribunale vaticano nella stanza dove si stava negoziando l’uscita dal broker Torzi dal controllo delle quote del palazzo di Londra.

La seconda novità: sia l’avvocato Panella che l’avvocato Viglione, che difende il Cardinale Becciu, hanno notato la presenza di diversi omissis nei video degli interrogatori. Si tratta di 53 dvd (52 di audio video di interrogatori a monsignor Perlasca e ad altri, 1 di intercettazioni) che dovevano essere depositati, da ordine del Tribunale, entro il 3 novembre. Sono stati depositati solo il 3 novembre stesso, e dunque per le difese è stato arduo studiare fino in fondo la documentazione.

Vengono contestati sia i molti omissis, considerando che poi di questi omissis non c’è traccia nei verbali, dove si trovano le stesse dichiarazioni oscurate nei video, sia la mancanza di “integralità” del materiale consegnato. Panella, che ha assunto anche un perito per visionare il materiale, fa anche notare che c’è un verbale di un interrogatorio di Perlasca di 11 pagine, a fronte di un materiale video di ben 7 ore. E Viglione nota che tutto quello che si chiede è “il diritto a difendersi”, lamentando anche che non sono state consegnate le copie forensi da lui richieste.

Sulla questione delle copie forensi, Diddi spiegherà poi che non ha ricevuto la richiesta, il presidente del Tribunale sottolineerà che c’è stato probabilmente un difetto di comunicazione tra la Cancelleria e il Promotore, e dunque probabilmente questa questione verrà sanata.

Sulla questione degli omissis, invece, Diddi sottolinea che questi sono nati dal fatto che “purtroppo sono stati aperti altri procedimenti e quindi dovendo dare attuazione alla vostra ordinanza ci siamo posti il problema del segreto investigativo”. In pratica, la notizia è che ci sarebbero altri procedimenti correlati al processo, altre indagini di cui non c’è stata notizia, e che sarebbero sei nuove istruttorie, alcune precedenti alla vicenda del palazzo.

Poi c’è la questione della presunta testimonianza del Papa. Perlasca stava parlando nell’interrogatorio del 19 aprile 2020, e le domande riguardavano le accuse di corruzione per Crasso. Diddi lo ha interrotto dicendo che, avevano, appunto, parlato con il Papa, cosa che tra l’altro per l’avvocato Panella è una pressione se detta ad un prete che ha il dovere di obbedire al Papa. Diddi la ha spiegata così: “C’è un momento in cui spesso accade in tutti gli interrogatori in cui Monsignor Perlasca si stava andando a sbattere contro un muro e il promotore lo ha avvertito, perché avevamo consapevolezza di tutti gli atti”.

La terza novità riguarda invece la nomina di un giudice aggiunto, Lucia Bozzi. La decisione è venuta da una ordinanza di Pignatone. Lucia Bozzi era stata nominata magistrato applicato il 19 maggio 2021, vale a dire un magistrato chiamato a servire il tribunale per tre anni, figura prevista dalla nuova legge dell’ordinamento dello Stato di Città del Vaticano promulgata il 16 marzo 2020 con un motu proprio. È un dato interessante, perché da una parte si nota la volontà di portare avanti il processo in maniera spedita (il magistrato aggiunto può anche subentrare in caso di assenza di uno dei tre del collegio), dall’altra mette in luce un nuovo protagonismo del Tribunale vaticano.

Va considerata, in questo senso, anche la nomina di un promotore di Giustizia applicato nella persona dell’avvocato Gianluca Perone, e la nomina di Catia Sumaria come promotore di Giustizia della Corte di Appello vaticana, incarico poi in qualche modo venuto meno con il motu proprio di Papa Francesco recante “modifiche in materia di giustizia” che, di fatto, ridimensionava molto il ruolo della Corte d’Appello vaticana, stabilito l’8 febbraio 2021, che di fatto sembrava concentrare Tribunale e Corte di Appello in un solo ufficio del Promotore.

Il processo ora si aggiorna al 1° dicembre. Da una parte, gli avvocati continuano a sottolineare ampi profili di invalidità nelle procedure, arrivando anche a chiedere la nullità del processo. Dall’altra, il Promotore di Giustizia vaticano si difende quasi con stizza, proclamando la legittimità delle procedure. Di fatto, ci sono state delle mancanze giuridiche sul tema dei diritti fondamentali che il presidente Pignatone ha provato a sanare rimandando alcune posizioni al Promotore di Giustizia.

Sembra, dunque, spostarsi il centro del dibattito sul processo. Non si tratta più del problema di gestione di investimenti. Si tratta ora di capire come viene esercitata la giustizia in Vaticano. E l’ingresso del Papa nello scenario sarà centrale nel corso del processo.

Foto di copertina di Vatican Media.

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