Festa di San Michele per la sicurezza vaticana. E la Gendarmeria entra nell’Interpol

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Se è vero che la sicurezza è un problema sempre più sentito nel mondo contemporaneo, anche il Vaticano fa parte di certo della modernità. Dopo l’11 settembre 2001, il piccolo stato ha aumentato via via il grado di attenzione soprattutto contro eventuali attacchi, non solo alla persona del papa, ma ai tanti fedeli che ogni giorno partecipano alle cerimonie e varcano il confine per entrare in basilica o per visitare i Musei.
In Vaticano, la sicurezza è affidata a diverse strutture: la Direzione dei servizi di sicurezza e protezione civile del Governatorato della Città del Vaticano, con il Corpo della Gendarmeria, e il glorioso corpo della Guardia Svizzera Pontificia, con più di 500 anni di vita, e un legame quasi sacro con il papa. A sovrintendere a tutta la sicurezza, c’è il Comitato per la Sicurezza di cui fanno parte anche i direttori delle Ville Pontificie, i rappresentanti dei Musei e rappresentanti legali dello Stato vaticano.

Non è sempre stato facile coordinare mentalità, attitudini, storia e volontà, ma da qualche tempo la sfida è proprio quella di una maggiore coesione per ottenere una maggiore sicurezza. Una sfida che è stata ricordata e celebrata anche in occasione della festa che si è svolta a Castelgandolfo, per i Santi Arcangeli. San Michele, infatti, è patrono della Gendarmeria ed è stato celebrato sabato da circa 400 persone, papa compreso. Da più di 150 anni, da quando esistono i gendarmi, san Michele protegge gli uomini che proteggono il piccolo stato vaticano e si occupano, con la Guardia Svizzera, della difesa del papa. Paolo VI nel 1970 decise che i Gendarmi deponessero le armi, abolì la Guardia Palatina e rese la Gendarmeria un corpo più simile ad una polizia municipale. Negli anni, cambiate le esigenze della protezione, i Gendarmi si sono formati alla custodia della persona del papa, non senza qualche piccolo conflitto di competenza con la Guardia Svizzera.

“Una medesima missione, pur con compiti leggermente diversi, identici fini e un ideale comune: proteggere il papa e la Chiesa”, ha detto l’ Ispettore generale della Gendarmeria Domenico Giani rivolto agli ospiti svizzeri, il vice comandante Pitteloud, il cappellano De Raemy e ufficiali anziani. Da oggi, 29 settembre entra in funzione un nuovo regolamento, le divise sono state aggiornate, i reparti riformati come quello dell’ antiterrorismo. E la gendarmeria vaticana dal prossimo ottobre entrerà a far parte dell’Interpol. Dal 7 al 10 ottobre prossimi, a San Pietroburgo una delegazione vaticana guidata dal segretario generale del Governatorato, mons. Renato Boccardo, firmerà il protocollo di adesione del corpo vaticano all’organizzazione di Polizia internazionale.

Alla festa patronale di sabato sera, c’è stata anche la breve presenza di Benedetto XVI che ha espresso il suo ”sincero ringraziamento per la competenza e la dedizione”, con le quali i gendarmi svolgono il loro servizio. Le celebrazioni sono cominciate nel padiglione del parco antico, con la messa celebrata dal presidente del governatorato cardinale Giovanni Lajolo, e dal cappellano dei gendarmi, monsignor Giulio Viviani. Dopo la messa si è unito ai festeggiamenti anche il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, che ha conferito alcune onorificenze. Presenti i cardinali Raffaele Farina, Jean-Louis Tauran, l’arcivescovo Piero Marini, il vescovo di Albano, Marcello Semeraro. Presentato anche il nuovo stendardo il cui disegno si deve all’esperto di araldica cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo.

Sul fronte delle Guardie Svizzere, da dicembre, con l’arrivo del nuovo comandante Daniel Anrig, ci saranno certamente altre novità. Anrig, da qualche anno comandante della polizia cantonale, ha rapporti con la Guardia del papa per il continuo aggiornamento del corpo. Non solo una divisa storica e famosa, ma un impegno che dura tutta la vita, anche finito il servizio, fanno dei giovani elvetici autentica guardia personale dei papi e unici custodi del Palazzo apostolico.

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