Non più Sleepy Joe, il gaffeur insidiatosi alla Casa Bianca lancia bombe e minacce. Assordante il silenzio degli esaltatori. Putin gli augura buona saluta e Biden cade mentre sale sull’aereo

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Biden, che si autocelebra amico di Bergoglio dell’accoglienza illimitata, fa “passi indietro” sui migranti negli USA: “Costretti a rimandarli in Messico, devono aspettare” e ha messo 7.000 bambini migranti nei “cubi”. E i suoi esaltatori rimangono zitti e buoni. Di non più Sleepy Joe, il gaffeur insidiatosi alla Casa Bianca ci siamo già occupati.

Biden tutt’altro che “cattolico” è il presidente più aggressivamente anticattolico della storia [QUI]. Biden sta usurpando il ruolo dei vescovi e confondendo le persone, dovrebbe smetterla di definirsi un cattolico devoto [QUI]. Dare la Comunione a Biden crea scandalo e i vescovi  che non parlano pubblicamente della questione danno scandalo [QUI]. Biden giustifica il genocidio degli Uiguri nello Xinjiang come motivato da “norme” culturali diverse e i professionisti della protesta non si fanno sentire [QUI].

Biden abbandona la politica estera di Trump e gli Usa tornano ad “esportare la democrazia”, con bombe e minacce, seminando terrore ed eliminando nemici. “Biden fa il bullo e la sinistra resta muta”, titola Paulo Guzzanti su Il Riformista. Torna la Guerra Fredda con Biden che lancia l’allarme dal G7: “Democrazia sotto attacco, Cina e Russia sono una minaccia”. Attacca Xi Jinping. Gelo con Putin: “Cosa dico a Biden? Gli augurerei salute, senza nessuna ironia”. “Io assassino? Chi lo dice sa di esserlo”. Poi, ieri Biden ha fatto un doppio scivolone ed è caduto mentre saliva le scale dell’Air Force One. “È stato commovente vedere il Presidente Biden che, da Cattolico praticante, ha voluto anticipare l’intera Via Crucis sulla scaletta dell’Air Force One” (Cit.). “Sono sicuro che a un certo punto parleremo”, ha detto poi Biden rispondendo ad una domanda dei giornalisti sulla polemica con il Presidente russo Vladimir Putin. Quanto a nuove sanzioni contro Mosca, “arriveranno a tempo debito”, ha risposto prima di partire per Atlanta. “Un gaffeur alla Casa Bianca: ora gli esaltatori di Joe Biden sono serviti”, titola Michele Marsonet su Atlantico: “Cosa resta, dunque, dell’entusiasmo mediatico che si scatenò in Occidente dopo l’elezione di Biden? Io direi ben poco”. Biden si sente sopra la legge e i suoi adulatori lo ritengono cosa buona e giusta.

Il presidente americano semina terrore
Bombe e minacce, Biden fa il bullo e la sinistra resta muta
di Paolo Guzzanti
Il Riformista, 19 marzo 2021

C’è qualcosa di previsto, anzi di scoraggiante nell’atteggiamento della sinistra italiana di fronte alla politica estera americana. Ciò che sta facendo il nuovo presidente democratico Joe Biden era ed è assolutamente prevedibile e noi stessi l’avevamo scritto in largo anticipo su queste pagine al momento del cambio della Casa Bianca: Biden, nel solco degli Obama e dei Clinton (in entrambi i casi sia marito che moglie) è un crociato della guerra fredda, ma soltanto adesso la sinistra italiana ed europea comincia a sospettarlo. Donald Trump, l’odioso “bombastic” zazzeruto insopportabile tycoon, ha inondato il mondo di parole, ma non di bombe. Dette un’unica dimostrazione di forza e fuochi artificiali mentre ospitava nella sua residenza di Mar A Lago in Florida il presidente Cinese Xi, quando fece lanciare una salva di missili contro una base aerea siriana abbandonata, senza provocare una sola vittima, per mantenere un punto di principio.

Biden, appena insediato alla Casa Bianca ha bombardato e fatto strage di sciiti siriani per recapitare un messaggio forte e chiaro a Teheran, ha appena dato dell’assassino a Putin (sia pure con parole ambigue determinate dalla domanda involuta di un giornalista), ha certificato la Russia come potenza ostile, sta riarmando in fretta e furia l’esercito ucraino nel momento in cui Kiev spera di arrivare ad un incidente armato con Mosca per rinsaldare i rapporti con la Nato. Non che non avesse le sue ottime ragioni, intendiamoci, ma Trump aveva evitato. E poi Biden ha inviato ultimatum intimidatori a Pechino anche se non ha fatto nulla per sostenere Hong Kong, ha accresciuto la presenza navale e aerea nel Mare del Sud della Cina, ha ordinato la fornitura di materiale strategico al governo di Taiwan per la costruzione di una flotta sottomarina di ultima generazione, non ha ritoccato in alcun modo la sacra alleanza fra Usa e Uk che coinvolge anche l’Australia, il Giappone, la Repubblica popolare del Vietnam.

Non è detto che tutte queste iniziative portino a una guerra, probabilmente no, ma a tutt’oggi l’incertezza sta soltanto nella dubbia risposta cinese e russa alla posizione americana che è fermissima e potenzialmente ostile. Ci sono aree roventi del mondo di cui in genere in Italia poco ci occupiamo. Una di queste è quella che include la Bielorussia e l’Ucraina, ma anche la Polonia che ha ottenuto e seguita a mantenere una difesa armata fin dalla presidenza Obama consistente in una brigata supertecnologica costosissima, in grado di scoraggiare la Russia, che però è decisa a mantenere le sue posizioni in Ucraina rilasciando decine di migliaia di passaporti russi agli ucraini di lingua russa.

Quanto a Pechino, Biden ha messo quel governo di fronte all’alternativa di seguitare a fare affari perdendo la faccia o di conservare la faccia e accettare la possibilità di una guerra nel mar della Cina.

Questa è sempre stata la politica estera americana, cui Biden è tornato mansueto e sanguinario come un agnello mannaro. I rapporti di intelligence che confermano l’ingerenza russa nelle elezioni del 2020 sono palesemente superflui, anche se probabilmente veritieri. Ma il problema non è tanto di politica estera – studiarla, comprenderla – ma il tumore cerebrale del pregiudizio sinistrese nei confronti dei governi “di destra” americani, che sono stati quasi sempre quelli che hanno chiuso le guerre aperte dai democratici di sinistra e buoni: il presidente Richard Nixon chiuse la guerra del Vietnam aperta da Kennedy e rilanciata da Johnson, e Reagan chiuse la guerra fredda aperta da Truman.

Gli americani si sono rivelati particolarmente pericolosi nelle loro valutazioni sulle intenzioni del nemico durante le guerre: non furono in grado di comprendere la determinazione del Giappone nella Seconda guerra mondiale e fecero molte confusioni durante la guerra fredda, sbagliarono tutto nel Vietnam e quanto all’Iraq, un velo pietoso, anche se quella fu una guerra repubblicana, con alcune giustificazioni identitario-ideologiche dopo l’undici settembre del 2001. Ma l’oggetto più degno di curiosità, oggi, è il paralizzato sgomento della sinistra per il normalissimo comportamento di Biden, pronto a giocare la carta della guerra. Lo splendido isolazionismo di Trump disegnava un’America che si ritirava da tutti gli scenari di conflitto chiamandosi fuori dalle beghe seguenti il post colonialismo europeo.

Trump aveva dato dei codardi agli europei perché si aspettano sempre che alla fine la grande madre americana venga a salvarli da qualche bambino cattivo con la svastica o la falce e il martello, e frattanto seguitano a non fare nulla per la propria sicurezza guadagnando soldi a palate. Il malvagio Trump è stato castigato. È arrivata l’ora dei buoni. Ma i buoni compromettono la pace e la sinistra che si era schiacciata a piadina sulle posizioni Dem pur di trovare un aggancio esistenziale, ora è frastornata. Registra, ma avverte un’ombra di emicrania. Vecchia storia. Il suo è un ciclo continuo, come quello delle lavapanni.

Un gaffeur alla Casa Bianca: ora gli esaltatori di Joe Biden sono serviti
di Michele Marsonet
Atlantico, 20 marzo 2021


Joe Biden è, notoriamente, uno dei più grandi gaffeur della storia politica Usa. Gli americani lo sanno bene, giacché innumerevoli sono le gaffe di cui si è reso protagonista, in particolare quando era il vice di Barack Obama.

Parecchi lo avevano fatto notare già quando si profilava la sua vittoria nelle primarie democratiche, chiedendosi se era davvero sensato mandare alla Casa Bianca un uomo piuttosto anziano che non sa controllarsi nei discorsi pubblici. E un presidente americano che ha questo grande difetto non solo rischia sul piano personale, ma è destinato a far correre rischi anche a un Paese che resta, nonostante tutto, la prima potenza mondiale nonché leader dell’Occidente.

Tutti rammentano i grandi sospiri di sollievo dei progressisti su entrambe le sponde dell’Atlantico – Italia inclusa – quando Donald Trump perse per un soffio le elezioni. Il tycoon “rozzo e cafone” finalmente se ne andava lasciando lo Studio Ovale a un nobile rappresentante della tradizione progressista Usa. Leggendo i commenti sui principali quotidiani, o ascoltandoli in tanti programmi televisivi, sembrava la fine di un incubo.

Il villain se ne tornava finalmente nel suo resort di Mar-a Lago, lasciando l’incombenza di governare gli Stati Uniti a un personaggio esperto, equilibrato e pacato come Joe Biden. Ma è bastato poco per capire che si trattava di frottole, costruite ad arte dalla coalizione “arcobaleno” che lo ha portato al potere.

L’incredibile vicenda delle accuse a Putin, definito pubblicamente un killer, lo conferma senza ombra di dubbio. E conferma pure che Biden, probabilmente in accordo con la maggioranza degli ambienti militari Usa, considera ancora la Russia come principale nemico dell’Occidente.

È insomma prigioniero, anche a causa dell’età, della logica della vecchia Guerra Fredda in cui gli Stati Uniti dovevano fronteggiare la sfida ideologica e militare globale della ex Unione Sovietica. Quest’ultima nel frattempo è defunta ma, tant’è, Biden e compagnia vedono tuttora Mosca come il principale competitor degli Usa e dell’intero Occidente.

La storia recente dimostra invece che, ora, il vero sfidante ha gli occhi a mandorla. La Cina sta spadroneggiando ovunque. È riuscita a “normalizzare” definitivamente Hong Kong, imponendo che solo i “patrioti” (ovvero i comunisti) possano essere eletti nel Parlamento e nelle assemblee legislative dell’ex colonia britannica.

Prosegue la sua espansione militare nel Mar Cinese Meridionale e la repressione senza limiti nei confronti dei tibetani e degli uiguri musulmani del Xinjiang. Non paga di tutto ciò, è pure riuscita a legare al suo carro commerciale quasi tutti i Paesi dello scacchiere del Pacifico, inclusi storici alleati degli Usa quali Australia, Nuova Zelanda, Filippine e Corea del Sud. E, last but not least, continua la sua capillare penetrazione economica in Africa, con molte nazioni di quel continente asservite ai suoi interessi.

Biden ha pur detto di considerare Pechino il principale avversario strategico degli Stati Uniti. Tuttavia le sue mosse concrete lasciano capire che, invece, ha sempre gli occhi puntati su Mosca, trascurando il fatto che Putin e Xi Jinping potrebbero alla fine mettersi d’accordo tra loro proprio in funzione anti-americana. Cosa del resto già avvenuta per quanto riguarda il coordinamento militare, esplicatosi in manovre congiunte degli eserciti e delle flotte.

Cosa resta, dunque, dell’entusiasmo mediatico che si scatenò in Occidente dopo l’elezione di Biden? Io direi ben poco. I Paesi europei sono rimasti spiazzati dalle plateali accuse al leader del Cremlino. Ed esitante appare soprattutto la Germania che, da un lato, teme l’instabilità che seguirebbe alla caduta di Putin e, dall’altro, non è disposta a rinunciare ai suoi interessi commerciali.

Quando Biden fu eletto i suoi sostenitori ne esaltarono la grande esperienza in materia di politica estera. Per la verità tale esperienza finora non si è vista, mentre si nota la confusione che attualmente regna a Washington. Putin, da vecchia volpe della politica qual è, ha replicato augurando a Biden “buona salute, senza ironia né per scherzo”. Battuta in realtà perfida, che molti interpretano come accenno al fatto che il 78enne presidente Usa potrebbe presto trovarsi a fronteggiare i problemi della demenza senile. E quando ieri il filmato in cui si vede inciampare per ben tre volte mentre sale sull’Air Force One ha fatto il giro del mondo, tutti hanno ripensato al beffardo augurio di Putin del giorno prima…

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